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giovedì 7 maggio 2020

Chi scrive “trekking” sa di cosa parla?

Da stamattina sono stato “bombardato” da inoltri della risposta (oserei dire priva di fondamento) della Regione Campania ad un quesito posto in modo certamente vago.
I due autori hanno idea di cosa sia il "trekking"?
A meno che uno dei due faccia il finto tonto (domanda a trabocchetto o risposta volutamente equivoca, ma ne dubito) penso sia bene chiarire vari aspetti della situazione, con dovute citazioni, ove possibile. Cominciamo con la definizione della parola riportata dalla Treccani (che si suppone abbia miglior conoscenza sia dell’italiano che dell’inglese dei due soggetti in questione):
Ne consegue che è evidente che non si parla di escursionismo e tantomeno di passeggiate naturalistiche o finalizzate alla fotografia. I trekker vanno in montagna con un grande zaino (min. 60 litri) caricato con tenda, cibo, sacco a pelo e quanto altro serva per l’autosufficienza. Questo è l'elemento distintivo tra un trekker e semplici escursionisti o camminatori ai quali basta uno zainetto di una ventina di litri o anche un marsupio. Del resto la stessa Treccani definisce così l'escursionismo (ho sottolineato "carattere turistico, a scopo ricretivo"):
Per di più, lo stesso CAI (Club Alpino Italiano), che è punto di riferimento nazionale in quanto alle attività in montagna classifica i sentieri in Turistici, Escursionistici, ecc. e in questi primi due gruppi ricadono la quasi totalità dei sentieri segnalati in Campania.
Secondo il funzionario regionale anche il turismo è attività sportiva?
Ma c’è di più … le attività sportive sono regolamentante dal CONI che le controlla e determina se e quali visite mediche siano necessarie. A quanto mi è dato di sapere la Federazione Italiana Escursionismo (FIE) non è riconosciuta dal CONI, neanche per la marcia di regolarità in montagna (correggetemi se sbaglio). 
Ma si aggiunge la mancanza di logica … pur essendo i sentieri i percorsi lungo i quali si corrono meno rischi, si continuano a permettere assembramenti di decine se non centinaia di persone in ambito urbano e si impedisce agli escursionisti di andare a passeggio lungo itinerari assolutamente non affollati, se non del tutto deserti? 

Nel mio precedente post citavo i milioni di stranieri che arrivano ogni anno in Italia a camminare. Sapete come vengono promossi e venduti i pacchetti turistici? Come Walking Tour o Hiking Tour … non si parla di Trekking visto che è tutt’altra cosa come sanno (quasi) tutti nel mondo intero.
Molti evidentemente continuano a deliberare senza sapere né pensare a quello che dicono, scrivendo corbellerie senza senso, creando problemi e sconcerto e poco importa se si coprono di ridicolo. Questo è un caso lampante dei rischi dell’uso inappropriato di anglicismi, pensano di essere all'avanguardia e scrivono baggianate.
Ci sarebbe tanto altro da scrivere, sottolineare e contestare, ma per il momento mi fermo qui e aggiungo solo un semplice consiglio per limitare eventuali problemi (anche se non si sa mai con chi si ha a che fare): 
portate con voi macchina fotografica e scattate tante foto … passeggiare per fotografare non è certo vietato e non è attività sportiva. Penso che qualunque tutore dell'ordine con un minimo di buon senso riesca a cogliere la differenza e, comunque, le foto potrebbero anche essere utili in fase di contestazione ed eventuale ricorso ad una sanzione.


Visto che novità e marce indietro sono all'ordine del giorno, si spera che già domani questa situazione venga chiarita.

mercoledì 25 dicembre 2019

Montaña de los Tomillos e novità circa i sentieri del Teide

Questa volta, per la prima escursione nel Parque Nacional del Teide (Tenerife) del mio ennesimo soggiorno canario, pur percorrendo buona parte dei miei sentieri preferiti, mi sono dedicato anche alla ricerca di un vecchio sentiero, ho verificato un interessante cambiamento scoperto per caso e mi sono goduto due fuori sentiero di 1,5km ciascuno. 

Tutto ciò mantenendomi nella parte bassa (fra i 2.000 e i 2.350m) di una delle zone che più mi piace, vale a dire tra Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca (2.748m), un pendio per lo più dolce dove si può andare quasi in qualunque direzione camminando su un tappeto di lapilli e materiale vulcanico fine, fra vegetazione sparsa, rocce affioranti dalle forme e colori più vari e qualche cratere. Sulla mappa le novità sono disegnate in verde. 
Le foto, forse, a chi non è abituato ad andare in giro in ambiente naturale possono sembrare molto, troppo simili, ma gli "intenditori" sapranno apprezzare i cambi di luce, di prospettiva, i tanti toni di colore di quella che appare quasi come sabbia di un deserto, la diversa vegetazione, in vita o completamente secca.

Dopo aver percorso circa 3km (sent. 1+6) ho lasciato il percorso segnato per andare a percorrere il ciglio del piccolo cratere della Montaña de los Tomillos dal quale, ovviamente, ho potuto godere di ampie e insolite viste. 
Sono quindi tornato sul 6 per poi abbandonarlo di nuovo poche centinaia di metri a monte dell’inizio del 27 (altro bel sentiero). Infatti, anche se in un primo momento avevo pensato di arrivare fino alla congiunzione con il 22 che avrei utilizzato per il ritorno, ho reputato inutile affrontare quel dislivello (circa 150m) e ho preferito attraversare le varie affascinanti e inesplorate vallette fra i due sentieri. Guardando la mappa si può notare che il percorso è lungi dall’essere lineare ma la mia intenzione era proprio quella di raggiungere buoni punti di vista sulle varie alture per scattare foto “uniche”. Dopo aver superato la prima valletta ed essere sceso per un po’ lungo il successivo crinale sono risalito lungo il margine della ripida scarpata della seguente valle per un bel po’, sia per non correre alcun rischio nella discesa fra pietre non del tutto stabili, sia per apprezzare detta valle dalla sua parte più alta.

La successiva deviazione è stata invece motivata da una curiosità che avevo da tempo. Osservando la mappa si vede che ho lasciato il sentiero 6 nel punto in cui volta nettamente a dx e si inerpica per varie decine di metri di dislivello pur avendo davanti a sé una ampia valle quasi assolutamente pianeggiante che giunge fino alla Cañada de los Guancheros e quindi al sentiero 1. Convinto che la labile traccia della quale avevo riportato in mappa l’inizio già un paio di anni fa continuasse secondo logica, stavolta sono andato a verificare la mia ipotesi. Anche se in vari tratti non ne ho trovato evidenza, in più parti si notava una chiara striscia più battuta, in vari casi limitata da allineamenti di pietre nei lati, che nel complesso seguiva il percorso più logico, cioè parallelo alla base della scarpata a est e giungeva all'angolo SW della recensione della area dedicata sperimentazione e quindi interdetta al transito di persone e animali.
Da questo punto, si può seguire la recinzione verso nord per portarsi sul percorso 1 volendo poi imboccare il 33 o scendere a valle, o verso est per andarlo a prendere al bivio dal quale si stacca il 29 verso la Fortaleza, se si vuole a Portillo.

Incamminandomi verso il Centro Visitantes, ho notato che dalla Cañada de los Guancheros il percorso 1 era stato allargato (lavori non ancora completati) da poco più di un metro a circa 3 metri. Non avendo notato tale allargamento anche nella parte più prossima a Portillo, percorsa in mattinata, mi sono chiesto come fossero arrivati fin lì i mezzi pesanti è quale fosse lo scopo di tali lavori. Proseguendo verso Portillo ero certo che avrei risolto il problema ed infatti ho scoperto che era stata ripresa una pista, già riportata su vecchie mappe ma assolutamente non più percorribile nella sua parte alta ad inizio anno. Ora, come si vede sulla cartina, è stato ricreato il collegamento ma per quale motivo non l’ho ancora scoperto (essendo la vigilia di Natale il centro accoglienza visitatori del parco era già chiuso).
Da ultimo, ho anche percorso (e riportato in carta) un nuovo itinerario all’interno del piccolo orto botanico, proposto con il nome Ruta Pinar de la Cumbre e lungo circa 500 metri.

venerdì 20 dicembre 2019

Yosemite, idee per apprezzare questo noto Parco lontani dalla folla

Clicca sui link per accedere a album con tante foto.
Il mio viaggio in U.S.A. 2008 mirava senza dubbio all’escursionismo e dopo un paio di visite ad amici in Vermont e Chicago che inclusero passeggiate relativamente facili mi diressi nel SW per camminare seriamente, in ambienti più “selvaggi” e certamente a quote più elevate. Cominciai con Lake Tahoe, CA dove già trovai neve e ghiaccio che non si erano ancora sciolti pur essendo metà giugno e tale situazione si ripropose più volte nel Yosemite N.P. visto che spesso mi muovevo attorno ai 3.000m e poi in Colorado dove andai fin oltre i 4.000.


Gli eventuali interessati tengano presente questa situazione per i parchi del SouthWest: ad alte quote vari sentieri sono ancora coperti di neve e qualcuno è addirittura ufficialmente chiuso. Un altro problema per chi volesse visitare i National Park è quello del sovraffollamento fra giugno e agosto a causa delle vacanze scolastiche; spesso risulta quasi impossibile trovare alloggio, perfino i campeggi attrezzati sono tutti prenotati e i pochi posti disponibili sono cari o lontani.
Per questo motivo feci base a Lee Vining, praticamente a vista di Mono Lake, una ventina di km a est di Tioga Pass (3.031m, ingresso al parco). Quindi, sia per vicinanza sia per essere dissuaso dal grande affollamento della Yosemite Valley (a ca. 70km, 1.200m slm, più vicina alla costa californiana, centro operativo del parco) e dalla scarsa visibilità causata dalle dense nuvole di fumo (il 2008 fu l’anno dei grandi incendi in quella parte della California) mi dedicai soprattutto a camminare nella parte alta del parco e nella vicina Inyo Forest. Rimasi così sempre al di sopra dei 2.500m, ad eccezione del giorno in cui scesi a valle per ammirarne i punti più noti e le sue tante cascate (Glacier Point & Illilouette Fall e Nevada Fall & Vernal Fall, foto in basso, nella prima si nota il fumo degli incendi, non si trattava di foschia!).

   
   

Come si nota scorrendo le foto, gli hiker nella parte alta erano pochissimi e spesso non c’era nessuno in vista se non qualche esemplare di fauna selvatica come cervi, marmotte, scoiattoli, uccelli e qualche serpente come l'innocuo e pacifico garter snake (Thamnophis sp., in basso); comunque, sappiate che ci sono pure orsi (che raramente si fanno vedere), leoni di montagna e serpenti a sonagli che è quasi impossibile incontrare.

   


Alla fine sono stato estremamente soddisfatto di aver scelto questa soluzione “alta” anche se molti la sconsigliano a chi non riesce a soggiornare all’interno del parco. La Tioga Pass Road (Route 120, di solito chiusa fino a maggio) è una comodissima strada, panoramica e piacevole da percorrere in auto specialmente per chi è abituato alle strette, tortuose e trafficate strade della Costiera o quelle secondarie alpine. Non capisco quelli che consigliano di fare base a Mariposa (70km) o Merced (150km) da dove affronteranno molto più traffico; soluzione buona solo per turisti che vogliono visitare il parco in un giorno (secondo loro, si estende per oltre 3.000kmq) … e nella folla!

   

A chi vorrà seguire i miei suggerimenti, consiglio tutte le passeggiate che ho intrapreso, in particolare quelle della zona dei laghi Cathedral Lakes e Gaylor Lakes (foto sopra), la facile e lineare Mono Pass hike (che arriva a 3.231) e l’ascesa al Lembert Dome (2.880m), facilmente combinabile con Glen Aulin - Dog Lake. In quanto al Lembert Dome (foto in basso), si tratta di uno dei tanti esempi di enormi blocchi di roccia granitica presenti nel parco; offrono una presa perfetta e quindi è praticamente impossibile scivolare, ma attenti a non cominciare a "rotolare" ... non avrete possibilità di fermarvi! Come si vede anche in altre foto, queste rocce affioranti facilitano il passaggio ai margini dei laghi e laghetti e talvolta consentono l'attraversamento di piccoli corsi d'acqua senza bagnarsi ed in tutta sicurezza ... praticamente una pacchia per chi è abituato alle rocce calcaree. 

    

mercoledì 18 settembre 2019

Sentiero degli Dei affollato di incapaci e avventurieri

il Sentiero degli Dei com'era una decina di anni fa ... altri tempi
Cogliendo al volo lo spunto fornito dal post di Andrea Perciato (che conosco da quando eravamo solo una decina di guide ambientali ed escursionistiche in tutta la Campaniaoltre a sottolineare la mia pressoché perfetta identità di vedute, aggiungo qualche altra breve considerazione, ma ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia in merito a ciò che si vede, purtroppo, non solo sul Sentiero degli Dei ma anche su tanti altri sentieri dei Lattari, come quelli della Valle delle Ferriere e quelli dell'area di Monte San Costanzo.
Deduco che, per sua fortuna, Andrea frequenta il Sentiero solo saltuariamente, altrimenti si sarebbe disgustato prima. Per quanto mi riguarda, sono ormai 3 anni che non ci metto piede, mi rifiuto categoricamente di accompagnarvi chicchessia e lo sconsiglio vivamente a chi mi chiede informazioni, cercando di dirottarlo su altri sentieri meno affollati e polverosi, che oltretutto non hanno niente da invidiare al “più famoso della Penisola”.
Non riesco ancora a valutare con esattezza quale sia stata la ragione principale mi abbia fatto allontanare dal Sentiero ... le castronerie declamate dalle pseudo-guide dell’ultima ora (autonominatesi GUIDE dalla sera alla mattina) o l’incapacità e l’arroganza dei novelli chiassosi escursionisti che pensano solo a scattare selfie. In quanto alle prime, la miglior esibizione risulta ancora essere quella di chi disse, mostrando un cisto (foto a sx), “Questa è una margherita (al centro) e da lei deriva il nome della famosa pizza!” ... suppongo che l'ultima la conosciate tutti. Ditemi voi quale sarebbe stato il nesso: colore, forma, sapore, odore???
Rimpiango i tempi dei miei primi gruppi composti quasi esclusivamente da sessantenni e settantenni che venivano fisicamente preparati, ben attrezzati con i loro scarponi di cuoio ben ingrassati, con ottime cognizioni di base di flora, fauna, storia, archeologia e via discorrendo. Viaggiatori ed escursionisti con interessanti trascorsi con i quali si riuscivano a intavolare conversazioni più che serie. Al contrario, qualche anno fa - all’estero - sentii un novellino di 30-40 anni che interruppe la guida che forniva informazioni in merito a un fiore dicendo “Vabbé, un altro fiore giallo ... che differenza fa?” ... e questo è il fruitore tipo del Sentiero degli Dei.
Per non parlare di quelli che si presentano alla partenza di un’escursione con infradito, tacchi, suole assolutamente lisce o scarpe nuovissime che provocano vesciche già dopo il primo paio di chilometri.
Molte delle novelle pseudo-guide non si sogna neanche di sfruttare i mesi invernali (quando c’è pochissimo lavoro) per andare ad esplorare altri percorsi o sentieri alternativi a quelli più frequentati, non rendendosi conto che potrebbero risultare molto utili in caso di emergenza (vie di fuga e bypass).
Concludo con un altro aneddoto significativo in merito alle guide improvvisate: la “guida”, scendendo dal mini bus che aveva portato il gruppo a Santa Maria del Castello, chiese sottovoce all’autista “dove si imbocca il sentiero per Positano?”. 
Passando ad altro tipo di “guide”, non certo migliori in quanto a preparazione, proprio l’altrieri - in un noto bar-pasticceria che propone mini-lezioni-assaggi di gelati e simili - ho sentito urlare, in modo che sentissero tutti, “il semifreddo non contiene grassi!” (notoriamente e indiscutibilmente fra gli ingredienti base ci sono uova e panna ... e ho detto tutto!). 
L'improvvisazione regna sovrana e troppi scrivono e parlano a schiovere (a vanvera) senza sapere niente di escursionismo e, probabilmente, senza aver percorso il Sentiero degli Dei

Suggerisco di leggere il post che pubblicai 3 anni fa in merito a chi possa o non possa percorre il Sentiero degli Dei, nonché quest'altro dedicato agli escursionisti improvvisati.

domenica 25 agosto 2019

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

In merito all’articolo a firma Lello Staiano apparso ieri su Agorà (riportato in calce) ci sarebbe tanto da commentare e contestare, ma mi limiterò ai punti salienti. Molto altro aggiungerò nel corso dell'incontro sul tema dei Cammini massesi, previsto per la seconda settimana di settembre.

In quanto all’incidente del turista francese, sembra che ancora non ci sia alcuna certezza su come sia arrivato lì, né su come o perché sia precipitato, eppure in tanti hanno scritto senza conoscere la zona, fornendo notizie “certe” assolutamente contrastanti fra loro e molti hanno pontificato senza aver mai messo piede su un sentiero di montagna o costiero che sia. Di qui la solita storia della messa in sicurezza, proposte di passamano e parapetti (che se non manutenuti a dovere precipiterebbero insieme con il primo che vi si appoggi) e altre idee estemporanee e astruse.
Praticare l’escursionismo implica dei rischi come andare per mare, non bisogna avere paura di andarci, ma affrontare gli ambienti naturali con cognizione di causa e possibilmente in compagnia, sapendo da dove si parte e dove si pensa di arrivare, avendo un progetto di itinerario e - possibilmente - sapere dove ci si trova in ogni momento, avendo attrezzatura adatta e sapendola utilizzare.
Specialmente in montagna e in luoghi impervi in genere, muoiono tante persone ogni anno, anche valenti guide alpine con esperienze di anni, per cause spesso fortuite ma ogni escursionista di buonsenso dovrebbe cercare di limitare per quanto possibile i rischi intrinsechi e comunque poi assumersi le proprie responsabilità ... nessuno può ergersi a maestro e comunque è insensato scaricare la colpa sulla montagna o sui sentieri. Se questi non sono alla propria portata non li si percorre.
Nel secondo passo sottolineato cita la rete sentieristica spesso pericolosa di circa 100km, ma dimentica (o ignora) che solo poche decine sono veri sentieri sterrati; il resto è composto da vie, stradine e viottoli, censiti come strade comunali e vicinali che, in quanto tali, sono sotto il controllo degli uffici municipali che quindi dovrebbero provvedere alla manutenzione delle prime e garantire transitabilità delle seconde. In quanto ai pericoli, vale quanto appena scritto, mentre per la manutenzione mi preme sottolineare che già nel 2002, nella proposta di aggiornamento del Progetto Tolomeo, segnalai alcuni interventi da effettuare con una certa urgenza, eppure da allora non è stato fatto niente. Fra i tanti c'erano, per esempio: via Sant’Aniello vecchio (tratti di muro di contenimento crollati), via Calella (sistemazione passaggio nel rivolo, via Vicinale Pozzillo (ripristino della parte inferiore).
Sottolineavo inoltre che, mio malgrado, avevo dovuto eliminare alcuni itinerari più che interessanti che nel frattempo erano diventati impraticabili e non se ne vedeva una via d'uscita. L’esempio più eclatante è quello di via Sant'Anna che unisce la cappella omonima al centro di Santa Maria passando al lato del unico corso d'acqua perenne (ormai poco più di un rigagnolo) di Massa Lubrense, una volta pomposamente denominato Rio Grande dell'Annunziata. Il tracciato di detta strada comunale fu interessato da uno smottamento oltre 20 anni fa e non è mai stato ripristinato. Eppure lo stesso autore dell'articolo una decina di anni fa era Assessore al Turismo e poi, se la memoria non mi inganna, proprio alla Manutenzione ... solo oggi si accorge dello "stato pietoso della nostra rete sentieristica"?
Infine se effettivamente seguisse la pagina FB Camminate avrebbe visto che (seppur dopo molto penare) molti sentieri e qualche stradina sono stati ripuliti e diserbati, anche se al termine della stagione primaverile e comunque c'è ancora tanto da fare.
   
Nel corso degli ormai quasi 30 anni del mio Progetto Tolomeo, le varie liste e gran parte dei politici personalmente lo hanno inserito nei loro programmi elettorali ma poi, una volta insediatisi nel Palazzo, ben poco hanno fatto anche quando ne hanno avuto la possibilità (e oserei dire il dovere) essendo Sindaci, Ass. al Turismo, ai Lavori Pubblici o alla Manutenzione. Ogni quinquennio, nell’ultimo anno di mandato, quelli in carica realizzano qualcosa e i membri dell’opposizione (che spesso avevano ricoperti gli stessi ruoli senza concludere molto) li attaccano accusandoli di non aver mantenuto le promesse (dimenticandosi di aver agito in modo identico in precedenza) ... ma, onestamente, questo è l’andazzo a qualunque livello.
Avanzo un umile suggerimento a tutti coloro che si candideranno alle elezioni comunali dell’anno prossimo:
prima di tirare in ballo il Progetto Tolomeo o l’escursionismo in Penisola in genere, promettere interventi, criticare antagonisti per promesse non mantenute, vantarsi di interventi realizzati (ma quali e quando?), documentatevi, percorrete almeno parte degli itinerari e, se foste già stati assessori o consiglieri, mettetevi una mano sulla coscienza in merito a ciò che NON avete fatto negli anni passati. Qualcuno ha fatto poco, altri niente, altri ancora mi hanno addirittura messo i bastoni fra le ruote ...
Concludo ricordando che l’unico che ha sostenuto effettivamente ed efficacemente il Progetto Tolomeo è stato Franco Simioli il quale nel 2002/3 si adoperò per estendere ufficialmente la rete sentieristica a Sorrento e Sant’Agnello e da allora nessun altro intervento sostanziale è stato finanziato!

domenica 10 marzo 2019

L’età non è un metro di valutazione! ... in particolare per quanto riguarda l’escursionismo!

Sono stato spinto a scrivere questo post a seguito di un SMS, che si è andato ad aggiungere agli argomenti di interesse escursionistico trattati in due post dei miei colleghi FREE Ruth e Matteo e in un messaggio via email, tutti della settimana scorsa.
... oggi volevo partecipare all’escursione  ... con me ci sono  due bimbi di 7 e 8 anni abituati a camminare, il sentiero è fattibile per loro?
A parte l’insensatezza di tale quesito posto via SMS (visto che la risposta doveva essere articolata) dall'avviso era chiaro che non si conoscesse l'itinerario in quanto l'escursione era così presentata:
... si parte da Termini, giro a sorpresa un paio d'ore. 
Seguiva la solita chiosa:
Prima di aggregarsi ai Camminanti, è importante sapere a cosa si va incontro … pertanto, leggete l’EPTALOGO (che chiarisce vari punti)
Il “camminare” è estremamente soggettivo, ho visto ragazzini di 5 anni tenere il passo degli adulti ed escursionisti navigati di una settantina di anni che hanno partecipato alle mie MaraTrail (42km su sentieri ... a passo allegro) e ai TREK Amalfi-Sorrento, di oltre 100km e tanta salita in 5 giorni, e anche camminato con ultraottantenni in ottima forma. Di un tour che guidai anni fa, faceva parte una famiglia americana, una coppia nella trentina con 2 figli. Il ragazzino tredicenne (sulla carta atletico) si è lamentato per tutta la settimana (12-15 km al giorno) mentre la ragazzina di 7 anni era sempre avanti e attenta a tutto ... eppure erano figli degli stessi genitori. Statisticamente, per mia esperienza, posso dire che i principianti fra i 25 e i 40 sono quelli che creano più problemi. Tante volte in passato persone che non conosco mi hanno chiesto sia se i "loro" figli di X anni fossero in grado di affrontare un certo percorso, ma anche di proporre un percorso adatto ai "loro" genitori di una sessantina di anni (cosa dovrei fare, ritirarmi in un ospizio?). Con criterio, non ci sono limiti di età! 
Simile discorso vale per l’aspetto fisico. Potrei presentarvi decine di escursionisti che in base all’indice di massa corporea (IMC o BMI in inglese) sono definiti sovrappeso (25-30) o leggermente obesi (30-35) e sfidarvi a reggere il loro passo in montagna, anche nelle salite più ripide e accidentate. Andare in palestra e casomai imbottirsi di integratori non rende una persona un buon camminatore. Per di più, sembra che nessuno tenga conto di equilibrio, occhio e coordinazione nei movimenti, per non parlare di almeno minime attrezzature specifiche a cominciare dalle suole delle scarpe.
Purtroppo approssimazione e superficialità regnano anche fra quelli che dovrebbero essere professionisti del settore. Come sottolinea Ruth nel suo post del 6 marzo (in inglese), tante agenzie e perfino “guide”, pur di vendere un’escursione, non menzionano difficoltà, possibili rischi, né ricordano ai clienti che non si tratta di una passeggiata sul corso. Perché poi meravigliarsi quando su sentieri più o meno impervi, o quantomeno sconnessi, si vedono (e poi si devono recuperare) “escursionisti” con mocassini, ballerine, sandali con suola liscia e perfino infradito? (foto in basso)
Purtroppo, come spesso accade con fenomeni di massa (l’escursionismo è ormai una moda) il livello medio dei praticanti continua a calare e molti all’inesperienza e/o incapacità (comprensibili) sommano arroganza e irresponsabilità che mettono a rischio la loro incolumità e spesso creano problemi agli altri.
Prima ho parlato di agenzie e “guide” e proprio una di queste ultime qualche giorno fa mi ha scritto una email chiedendomi (dopo aver elogiato la quantità di informazioni fornite sul mio sito):
Accompagnerò un gruppo a Pasqua da Salerno fino a punta Campanella. Non sono riuscito a trovare però delle tracce gpx dei percorsi. Ormai sono abituato ad utilizzare il cellulare quando vado a camminare. Non ci sono sul suo sito o sono io che non le ho viste?
Ho gentilmente risposto, senza entrare nel merito deontologico:
le tracce non ci sono … io sono pro mappe! Utilizzo il gps solo per ricerche e come contachilometri, ma non “seguo” tracce. Comunque, puoi trovarne parecchie su Wikiloc e sul sito del CAI (ma solo per i sentieri CAI). Buona fortuna.
Oltre ad essere un irresponsabile è anche uno scostumato (qualità che vanno spesso a braccetto) in quanto non ha neanche avuto il buongusto di ringraziare per le informazioni (voleva le tracce o no?). Incrociando date, destinazione e nome, risulta essere "l'accompagnatore di una inedita traversata" (???) venduta da Trekking Italia (teoricamente professionisti del settore) ... chissà se i capoccia (ed i partecipanti) sanno a chi affidano ...!
Ormai i gps non più uno strumento tecnico fra le mani di chi ha un'idea di come e quando utilizzarlo, ma un gadget che viene aggiunto a qualunque apparecchiatura elettronica (auto, cellulari, fotocamere, collari per cani, ecc.). La loro diffusione fa presagire qualcosa di simile a quanto accadde una cinquantina di anni fa con le calcolatrici tipo Texas Instruments ... dopo qualche anno pochi erano in grado di eseguire operazioni basilari con carta e penna o di saper consultare tavole trigonometriche e gli asini non esitavano accettare un coseno di valore -3 (per chi non lo sapesse può solo variare fra -1 e +1, limiti compresi) solo perché tale cifra era apparsa sul display, così come qualcuno oggi non batte ciglio accettando coordinate con latitudini di oltre 90° (la massima, al polo). 
Quanti "esperti del gps" portano sempre con sé una cartina dei luoghi e la sanno interpretare? In presenza di un ostacolo insormontabile e non previsto, e avendo solo la traccia dell'itinerario, quanti saranno in grado di trovare un percorso alternativo o una via di fuga per raggiungere una strada principale? Non sarebbe meglio contare su una mappa visto che è più improbabile perdere la stessa che rimanere senza batteria, cancellare inavvertitamente la traccia o rompere il gps/smartphone?
Con un discorso più generale, è arrivato il post di Matteo (FREE Amalfi) che tocca varie delle problematiche precedentemente esposte:
SALVE A TUTTI ... questa settimana ho ricevuto varie richieste, tante da "fuori porta", di persone che vogliono venire a camminare con noi. Ci chiedono talmente tante cose, partendo dalle caratteristiche del sentiero, quanta salita, quanta discesa, se ripida, quale tempo ci sarà quel giorno (questo lo vogliono sapere anche 5 gg prima) che scarpe usare, se servono o meno i bastoncini, ecc ecc... Mi sorge spontanea una domanda: MA SAPETE COSA VUOL DIRE ANDARE IN MONTAGNA" ???, ci siete mai stati???
Una semplice iscrizione ad un gruppo trekking non vi qualifica "trekkisti esperti", essere soci di una qualche associazione riconosciuta anche in ambito nazionale, non vuol dire che siete esperti "automaticamente" con l'iscrizione. Personalmente vado in montagna anche una "settantina" di volte all'anno e non mi ritengo "esperto di niente" ... .e voi ??? Quante volte ci andate ???
(post completo su FB FREE Amalfi, leggete anche i qualificati commenti).


Infine, a sostegno di quanto sostiene in chiusura Matteo, ricordo che per diventare soci dell'HTMC (Hawaiian Trail & Mountain Club, associazione seria della quale feci parte nel 2008) si doveva partecipare ad almeno tre escursioni di livello 2 (su 3, caratteristiche vagamente simili a T, E ed EE del CAI) e poi si poteva presentare domanda di iscrizione. Questa doveva essere sottoscritta da due soci che garantivano per lui, avendolo osservato in azione nel corso delle suddette escursioni. Solo ad accettazione avvenuta si diventava member e si poteva partecipare anche ad escursioni di livello 3, members only hike (uscita per soli soci).
Nella foto al lato, la terza e ultima vetta del famoso percorso di Olomana, classica escursione prenatalizia dell'HTMC. Anche in quel caso, come quasi sempre accadeva,  l'età media era prossima alla sessantina. Il puntino chiaro prossimo alla vetta è un escursionista. 
In basso Olomana2 e Olamana3, viste da Olomana1.   
A quanto si vede in giro, ed al contrario dell'HTMC, perfino associazioni specificamente escursionistiche accettano chiunque (basta che paghi la sua quota) e non si preoccupano minimamente di attrezzature o di sicurezza.
Così va il mondo ...!

giovedì 25 gennaio 2018

Nuova mappa del Teide (3.718m) - free download

Questa ulteriore mappa della caldera del Teide, include la zona più ardua, panoramica e spettacolare grazie all'altitudine, non per questo escursionisticamente migliore delle altre, ma certamente molto più impegnativa ... assolutamente NON per tutti, a causa dei forti dislivelli e dell'altitudine. 
Sto parlando delle pendici del cono vulcanico (Pico del Teide, 3.718m) lungo le quali si inerpicano 4 itinerari:
7 - fra rotabile TF21 e Mirador de la Fortaleza (3530m, in mappa i 5,7 km superiori)
9 - fra rotabile TF38 e Mirador de Pico Viejo (3500m, in mappa i 4,9 km superiori)
23 - dal 3 Roques de García al 9 a est di Pico Viejo (incluso per intero, 5,2 km)
28 - da rotabile TF38 al 9 a est delle Narices del Teide  (in mappa i 4,6 km superiori)

A qualunque mirador si giunga, si deve poi andare alla Rambleta (3550m, nei pressi della stazione superiore del funivia, foto sopra) da dove si può raggiungere la vetta lungo il ripido percorso 10 Telesforo Bravo (pendenza media 26%), ma ricordate che per accedere a questo breve sentiero (650m ca) bisogna richiedere in anticipo apposito permesso al Parque, via internet.
Trattandosi di un area relativamente vasta, con pendenze più o meno costanti e pochi ed evidenti sentieri, in più parti ho scelto di delineare solo le isoipse maestre (100m) aggiungendo quelle con equidistanza 20 metri solo dove richiesto dalla morfologia del terreno.
Le pagine delle 4 mappe sono raggiungibili dalla pagina principale del Teide (nella quale è inserito un quadro d'unione interattivo) ed in ciascuna di esse sono elencati i percorsi inclusi per intero o in parte ed è possibile scaricare le relative mappe. 

El cuarto mapa del Parque Nacional del Teide (TeideWestá online. 
Como se trata de un amplia área con pendientes más o menos regulares y con pocos y evidentes itinerarios, en unas partes he elegido dibujar solo las curvas maestras (100m) añadiendo las de 20m solo donde requerido por la morfología del terreno.
En esta pagina hay un mapa interactivo, enlazado con las 4 paginas, cada una con su mapa y lista de los senderos que incluye. 

The fourth map of the Teide National Park (TeideW) is online.
As it covers a pretty vast area, with more or less constant gradients and just a few, and evident routes, in some parts I have chosen to draw just the index contours (100m) adding the 20m ones only when needed due to the particular morphology of the terrain.
You can access the pages of the 4 maps from the main one, where there is an interactive index. In each one of them there is the list of the itineraries represented (totally or partially) and the links to download the maps as .jpg or .gif

domenica 1 ottobre 2017

Seconda mappa del Teide (settore sud)

Ho impostato anche la mappa dell’altra area più ricca di percorsi segnalati nella Caldera del Teide (Parco Nazionale, isola di Tenerife, Canarie), vale a dire la parte sud compresa fra il Teleférico e Guajara. Pur essendo mediamente meno spettacolare di quella di NE e meno ricca di sentieri che si intersecano offrendo agli escursionisti tante possibilità di itinerari ad anello, questo settore offre un paio di eccellenze imperdibili come l’accessibilissimo breve circuito de Los Roques de García (spettacolari, simboli del Parco e di Tenerife, foto sotto a sx) e la cima di Guajara (vista dalla vetta, foto a dx) che, con i suoi 2.718m di altezza, è seconda solo al Pico del Teide (3.718).
   
Oltre ai suddetti itinerari, è notevole anche il Llano de Ucanca (foto sotto) praticamente un deserto quasi del tutto pianeggiante (si tratta del fondo della caldera) limitato a NE da Los Roques de García e da altri imponenti torrioni rocciosi (come la Catedral e la Isla) che spuntano dalla sabbia appunto come degli isolotti.
I percorsi segnalati e interamente inclusi in mappa sono:
3 - Los Roques de García 
5 - Degollada de Guajara
15 - Alto de Guajara
16 - Sanatorio
19 Majúa
26 - Llano de Ucanca
Sono inoltre inclusi:
* i primi 4 km del percorso 4 -Siete Cañadas (dal Parador a Portillo, 16,4 km)
l’attacco del percorso 8 - El Filo (il più lungo di tutti) che dalla Degollada de Guajara corre lungo la cresta che delimita la caldera a sudest
l’attacco del 23 per Pico Viejo (dal 3 - Los Roques de Garcia)
i primi 3 km del 31 Cumbres de Ucanca

Questa seconda mappa si posiziona a sudest dell'altra e copre un'area di quasi 25 kmq (quindi circa la metà della prima). Anche stavolta per il disegno mi sono basato su altre mappe, guide, foto satellitari e tracce gps (mie e scaricate da internet) e, appena un paio di giorni fa, nel ricercare notizie aggiornate in merito alla numerazione degli itinerari segnalati dal Parco, ho scoperto che negli ultimi mesi sono stati aggiunti i seguenti 4 percorsi, portando il totale a 41:
38 - Cuevas Negras
39 - Teleférico - Montaña Blanca - Minas de San José
40 - Llano de Ucanca - Boca Tauce
41 - Barranco de Erques
Essendo così recenti, ovviamente non li ho mai percorsi e non ho neanche trovato notizie precise ed affidabili in merito al loro preciso andamento, ma già il semplice nome del 39 e la sua sommaria descrizione evidenziano che potrà essere utilizzato per un comodo passaggio fra Teleférico e Minas de San José e quindi fra le due mie mappe, senza dover camminare per quasi 3 km al margine della strada, pericolosa e poco piacevole (soprattutto comparata a tutto il resto). 
stralcio della mappa Teide sud, clicca qui per la cartina intera HD 

Pertanto, appena sarò in possesso di dati sufficienti, amplierò la mappa NE verso sud fino al Teleférico e quella meridionale verso nord fino a Montaña Blanca e Minas de San José in modo da inserire in entrambe il passaggio dall'area nordest a quella sud o, più probabilmente, ne creerò una terza, centrale e di dimensioni limitate, che si accavalli alle altre in modo da dare continuità al disegno
Comunque, chi si trovasse in loco può senz’altro cominciare a scaricare la cartina HD (gif 2176x2536 pixel) ed usarla anche prima che vada a revisionarla di persona