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sabato 21 maggio 2016

L'abito non fa il monaco

Come la maggior parte dei detti e proverbi la sua veridicità resiste nei secoli assolutamente inscalfita. Tuttavia in questo post non mi riferisco alla sua interpretazione più comune riferita agli imbroglioni che tentano di circuire ingenui sprovveduti cercando di truffarli in modo da ricavarne illeciti guadagni, ma ai tanti che pensano che semplicemente comprando un'attrezzatura più o meno professionale e all’avanguardia possano diventare esperti a un giorno all'altro. Quindi non a quelli che espongono una falsa laurea ed in camice bianco derubano persone spesso disperate o quelli che si spacciano per ciò che non sono, ma di coloro i quali sono convinti che per raggiungere certi risultati basti avere abbigliamento e strumenti specifici, spesso costosi e il più delle volte inutili agli inesperti.
Sembra che oggigiorno sempre più sono quelli che vogliono fare qualcosa di nuovo (spesso al di sopra dei loro limiti capacità) e pensano che questo gap possa essere facilmente superato con la tecnologia mentre questa in alcuni casi lo rende solo più evidente.
Tutti i giorni in strada si vedono persone su bici da 3.000 euro che non hanno idea di come manovrare il cambio e continuano a mulinare quasi a vuoto senza riuscire a superare i 10km/h; podisti con scarpe da 200 euro con suola il gel all'avanguardia, abbigliamento super tecnologico per risparmiare pochi grammi, cardiofrequenzimetro con calcolo delle kcal bruciate, l’ormai immancabile gps e altro ancora che si trascinano lungo strade trafficate respirando i peggiori fumi dei gas di scarico, per di più indossando plasticoni (giubbini che non consentono l'evaporazione del sudore o addirittura sacchetti per la spazzatura) convinti che quello sia il metodo giusto per dimagrire senza rendersi conto che invece rischiano il colpo di calore o perfino il collasso; pur non essendo frequentatore delle piste da sci, sono certo che anche lì ci siano frotte di sciatori con abbigliamento e attrezzature da migliaia di euro che non sono in grado di andare al di là di un elementare spazzaneve e creano situazioni di pericolo per sé e per gli altri.
Venendo all'escursionismo - fino ad un paio di anni fa mio settore lavorativo - questa sovrabbondanza e invasione di "esperti" è una delle cause principali del mio abbandono della professione. Venti anni fa i gruppi erano mediamente costituiti da sessantenni-settantenni con scarponi in cuoio, ben rodati e collaudati, con abbigliamento essenziale ma comodo e adatto allo scopo, lasciando molto poco spazio alla moda. Questi escursionisti sapevano dove mettere i piedi, erano consci delle proprie capacità e dei propri limiti, si interessavano all’ambiente (nuovo per molti di loro), ascoltavano e facevano domande pertinenti. 
Con il passare degli anni l’età media è diminuita di molto, in modo inversamente proporzionale alla qualità degli escursionisti. Gli scarponi sono quasi del tutto scomparsi ma non sono stati sostituiti da scarponcini adatti bensì da scarpe da jogging o addirittura sandali. Gli “incidenti” (per fortuna quasi sempre semplici cadute e scivolate o tutt’al più una “storta”) sono diventati frequenti. Molti arrivavano con le loro calzature “vergini” e al vederle il primo giorno già prevedevo che vari prima del terzo giorno avrebbero avuto le vesciche. Le domande più frequenti diventarono simili a quelle dei bambini piccioni “Quanto manca?”, “Ci sono altre salite?” e via discorrendo. 
Raramente, al contrario del passato, qualcuno leggeva con attenzione la descrizione dell’itinerario o sapeva valutare i chilometri percorsi o i dislivelli. Pochissimi guardavano la cartina ma tanti consultavano in continuazione il sempre più frequente gps, ... ma senza traccia caricata e senza mappa, a che serviva? A contare i metri percorsi e il dislivello superato? 
In parole povere quello che poteva essere un lavoro molto piacevole diventava sempre più spesso uno strazio. Bastavano pochi escursionisti del tipo appena descritto, a volte anche solo uno se particolarmente tignoso, per rovinare l’intero gruppo in quanto c’erano quelli che mi dicevano “Aspetta, dici a ... di andare più piano” e questi “Dici a ... di muoversi”. Come regola generale quanto più erano "vestiti a festa" tanto più incapaci si rivelavano.

Come mai solo pochi si informano in merito alle varie attività motorie che vanno ad affrontare, seguono corsi, si consigliano o iniziano l’attività con persone esperte? Un'attrezzatura adatta, per quanto cara, è sufficiente per diventare esperti o campioni da un giorno all'altro?

Concludo con un altro dei miei detti preferiti: 
‘a lanterna (o ‘a carta ‘e musica) ‘mman ‘e cecate

domenica 5 luglio 2015

“Tutti poliglotti” (comunichiamo con il resto del mondo)

Qualcuno avrà probabilmente già letto dell’approvazione del mio progetto Tutti poliglotti da parte dell’Amministrazione Comunale di Massa Lubrense e del mio ruolo di coordinatore e referente dello stesso. (qui il comunicato stampa). In attesa della presentazione ufficiale che si terrà nella sala consiliare del municipio giovedì 9 luglio alle 18.30, in questo post anticipo e approfondisco qualche aspetto che, ovviamente, non poteva essere analizzato nello stringato comunicato. Non ritenendo necessario soffermarmi sull'utilità, ormai quasi necessità, di conoscere abbastanza bene qualche lingua straniera (per studio, lavoro, viaggio, cultura, svago) e in particolare l'inglese, passo direttamente a chiarire alcune peculiarità del progetto che lo distinguono nettamente dai classici corsi di inglese, spagnolo, francese e tedesco.
  • Non è prevista una conclusione del progetto, teoricamente potrebbe durare in eterno.
  • Non saranno stabiliti calendari a lunga scadenza, ma programmi a 10-15 giorni in base alla disponibilità dei luoghi di riunione, proiettori e/o relatori.
  • Non ci sarà progressione didattica, ma si alterneranno attività di diverso livello e quindi non è necessario partecipare con regolarità.
Imparare un idioma ascoltando, leggendo e parlando, a prescindere dalle basi grammaticali, è un metodo ritenuto universalmente valido ed è ancor più utile se affiancato allo studio della lingua con metodi classici. Per quanto possibile, si farà del tutto a meno dell’italiano quindi, oltre alla indispensabile buona volontà, i partecipanti dovranno avere una certa conoscenza della lingua. Gli incontri saranno quindi vere e proprie full immersion e saranno estremamente vari comprendendo una miriade di attività, collettive e individuali. Per esempio:
  • proiezioni di film in una delle quattro lingue, con o senza sottotitoli, questi non per forza nello stesso idioma
  • programmi televisivi: sport, film, serie, notiziari, documentari, …
  • attività sociali in lingua straniera
  • creazione di gruppi di conversazione esclusivamente in lingua
  • conferenze concernenti possibilmente peculiarità relative al territorio, ma anche altri argomenti, per ampliare il proprio vocabolario
  • professionisti saranno invitati a parlare della loro professione
  • madrelingua ci faranno conoscere geografia, tradizioni e cultura dei loro paesi d’origine
  • avendo a disposizione più locali sarà possibile organizzare eventi in contemporanea
  • biblioteca circolante gestita dalla Pro Loco Massa Lubrense
Oltre a tutto ciò, sarà costituita una banca dati di link interessanti per chi volesse approfondire determinati argomenti, ampliare il proprio vocabolario, migliorare la grammatica e la sintassi. Quindi non solo indirizzi di siti di giornali, riviste, dizionari monolingue e bilingue, ma anche di video di news, documentari, conferenze, film, interviste, dibattiti.
Per la comprensione (che è ovviamente influenzata dai diversi accenti e pronunce) si utilizzeranno audio e testi provenienti da diverse aree geografiche. Per esempio, per l’inglese si proietteranno sia film di produzione britannica che americana; per lo spagnolo, pellicole girate in Spagna, in Messico o Argentina. Anche chi conosce solo poco una di queste lingue sa benissimo che ci sono profonde differenze fra le varianti, spesso numerose, di uno stesso idioma e ciò è vero non solo per la pronuncia e per il vocabolario, ma a volte anche per la scrittura, grammatica e sintassi.
Per ciò che riguarda la prosa, invece, oltre alla già citata biblioteca saranno suggeriti siti dai quali sia possibile scaricare - gratuitamente e legalmente - ebook e audiolibri. Scaricando entrambe le versioni digitali di uno stesso titolo si potranno utilizzare in contemporanea e questo è un esercizio che ognuno potrà fare dove e quando voglia. Sono già stati raccolti oltre un centinaio di libri, per lo più in lingua inglese, ma l'obiettivo è quello di raggiungere numeri ben più consistenti. Chi volesse contribuire ad arricchirla potrà portare libri e/o riviste alla Pro Loco di Massa Lubrense (che gestirà la biblioteca).
A proposito della sostanziale differenza fra chi parla una lingua, casomai senza neanche saperla scrivere, e chi ne conosce alla perfezione la grammatica ma in presenza di altri fa scena, riporto questa breve citazione:
I’ve run into a lot of language learners who, on paper, “speak” the language way better than I do. They have gotten As in their exams, they can explain the intricacies of the most complex grammar to you and they know obscure words of the foreign language. And yet they can’t converse with anyone in that language. If the goal is to be able to understand everything in a written text then they’ll likely do better than me, but in real life the cat almost always has their tongue. (www.fluentin3months.com)
In questo sito Benny (the Irish polyglot) spiega e dimostra che ciò che separa i teoricamente migliori studenti da quelli che effettivamente parlano una lingua sono gli specifici interessi di questi ultimi che sono concentrati soprattutto sulla comunicazione. Benny sostiene che per imparare a comunicare in una lingua diversa dalla nostra è assolutamente fondamentale ascoltare e parlare tanto, anche facendo tanti errori ... e io sono perfettamente d'accordo e per questo motivo promuovo il progetto Tutti poliglotti.