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domenica 8 dicembre 2019

Ultime note hawaiiane: piatto, bevanda, agrume e Natale

Anche questa "spedizione" è giunta al termine e a quanto scritto nei precedenti post aggiungo qualche singolarità: pokekava (awa alle Hawaii), pummelo (pomelo) e addobbi natalizi a Honolulu.

Il terzo tacchino (vedi precedente post) era accompagnato da altri piatti locali fra i quali vari tipi di poke (pesce crudo marinato) e dalla mitica kava.
Con la dilagante invasione dei cibi orientali ormai il poke si anche trova in Italia, ma quelli di Oahu sono certamente più originali e sono fra i miei piatti preferiti. 
Oggi molto comune in Giappone anche se, in realtà, è certamente originario delle Hawaii, si trova in varie versioni le cui più diffuse sono quelle a base tocchetti di pesce, soprattutto aku (tonnetto striato) o ahi (tonno pinna gialla), o di polpo (heʻe). Alghe e sale marino sono indispensabili, le salse cambiano molto in base alle aree.

Come “aperitivo” mi è stata offerta la mitica kava, bevanda derivata dalle radici del Piper methysticum, pianta originaria delle isole del Pacifico occidentale.
La bevanda è in un certo senso discussa in quanto produce effetti in parte simili a quelli dell'alcool o di droghe leggere ma certamente non produce assuefazione né dipendenza, né induce aggressività o propensione alle liti, piuttosto facilita una calma conversazione a bassa voce, è quasi soporifera, inducendo una certa sonnolenza … quasi una camomilla. Dicevo discussa in quanto, seppur tradizionalmente quasi sacra nelle isole del Pacifico dove viene consumata in abbondanza anche in eventi ufficiali, non si conoscono a fondo gli effetti del suo consumo massiccio e prolungato. Ciò ha fatto sì che in vari periodi la kava sia stata bandita e tutt’oggi vari medicinali a base di estratti di Piper methysticum sono commercializzati liberamente in alcuni paesi, proibiti in altri.
I presenti alla cena, consumatori settimanali (weekend) e tutti legati in un modo o nell'altro alle isole dove è culturalmente inserito come Fiji e Filippine, hanno contribuito con le loro preparazioni (quasi una pasta) che vengono poi allungate con acqua a temperatura ambiente, e servite da una ampia coppa conica (kava bowl) che poggia su 4 o più piedi, tutto realizzato da un unico pezzo di legno. La coppa viene solo risciacquata, ma mai lavata … come si faceva con le macchinette da caffè napoletane. Solitamente la kava viene servita in coppette ricavate da noci di cocco tagliate a metà e poi levigate; molti hanno la loro “tazza personale”, che portano con sé.
Mi era stato anticipato il sapore amaro (gusto che preferisco insieme al piccante) che per molti “esordienti risulta quasi disgustoso, ma non mi è sembrato particolarmente tale. Mi sono fermato a tre abbondanti tazze perché non volevo riempirmi lo stomaco di liquidi primi di mangiare, ma non ho percepito alcun effetto particolare.


I frutti degli alberi di Citrus maxima (pomelo, pummelo, jabon, shaddock, pampaleone) sono certamente fra i più grandi visto che arrivano a pesare perfino 4 chili; quelli che settimanalmente arrivavano al Foster Botanical Garden (gentilmente offerti da uno dei giardinieri che ne produceva in abbondanza) si aggiravano sui 2 kg, quello della foto uno dei più piccoli. Il frutto è ormai sempre più in voga per i suoi effetti benefici, strano che abbia tardato tanto. Si tratta di uno degli agrumi più antichi, fra i capostipiti, dall’ibridazione del quale derivano sia il pompelmo (più amaro) che il cedrangolo (arancio amaro) da noi usato per lo più come portainnesto di tante altre specie di agrumi. Ha aspetto piriforme, una buccia molto spessa e la pelle che racchiude ciascuno spicchio è quasi immasticabile e per questo viene di solito rimossa. Molto succoso, ha sapore molto gradevole e bilanciato: meno dolce delle varie arance, meno aspro di limoni e mandarini, meno amaro dei pompelmi. 


Curiosità: 
davanti alla sede storica del municipio (Honolulu Hale), ogni anno viene montata una scenografia nella quale dominano le enormi figure di Shaka Santa (Papà Natale, shaka dall’ormai noto gesto amichevole e augurale) e la sua compagna Tutu Mele, attorniati da tartarughe e pinguini.

venerdì 29 novembre 2019

A furia di mangiarne, diventerò un tacchino?

Ultima settimana a Honolulu, completati rilievi e compilazioni mappe, sono "impegnato" in relax, mare (foto sotto, Magic Island Lagoon) e festeggiamenti, questi ultimi condizionati dal Thanksgivingla festivià americana che riunisce le famiglie più che il Natale, ed è ben noto che la sua pietanza simbolo è il tacchinoFa riferimento al primo anno di soggiorno dei pellegrini/coloni del Mayflower, giunti in Massachusetts nel 1620, al termine del quale festeggiarono insieme con i nativi ma non è certo che i tacchini furono inclusi nel menu. La festività moderna (mobile, ultimo giovedì di novembre) fu tuttavia istituita solo nel 1863 da Lincoln, in piena Guerra Civile.


   

Martedì 26 al Foster BG organizzarono per me un potluck (evento mangereccio per il quale ognuno porta qualcosa) con tanto di puakalaunu (la ghirlanda a mo’ di corona) e il vero e proprio lei (al collo), al quale parteciparono a turno buona parte dello staff amministrativo, botanici, giardinieri e volontari. 


Ovviamente non mancava il tacchino, in questo caso cotto in grosse foglie di Ti (Cordyline fruticosa, non tè, foto sotto a sx) come se fosse al cartoccio, similmente a come tradizionalmente si cuociono anche altre carni e pesci nelle isole del Pacifico, nel caratteristico forno interrato. Era accompagnato da Lomi salmon, Jook soup, SukimonoKorean kimchee pancake, Loaded mashed potatoes (bacon & cheese), Pan fried shrimpsPan fried chicken wonton, 2 Pumpkin pie (with and without crust), Lomi Sami dip, Hot jalapeño sauce, fried garlic e vari altri condimenti e snack.
   

Dopo la pausa di mercoledì (con un buon piatto di garlic and beef veggie crispy ramen in stile vietnamita (sopra a dx) è arrivato il Thanksgiving luncheon organizzato dalla coppia coreano-americana di cui sono ospite (AirBnB) al quale hanno partecipato 4 dei 5 figli, con qualche consorte, una decina di nipoti dai 10 mesi ai 10 anni e altri tre ospiti della casa. (sottto Vance, il capofamiglia, al taglio del tacchino)




Essendo tutto preparato dallo stesso gruppo, c’era minor varietà ma maggior quantità (sotto a sx solo parte del cibo, e i dolci erano su altro tavolo) e, con mio sommo piacere, c'era abbondante ed ottima cranberry sauce (a dx), salsa a base di ossicocco (Vaccinium sub. Oxycoccus, alias mirtillo palustre) che tradizionalmente accompagna le fette di tacchinopenso quasi del tutto sconosciuta in Italia. Si tratta di ricetta estremamente semplice visto che combina mirtilli, acqua e zucchero (da restringere sul fuoco) e aggiunta di buccia di arancia, anche se molti preferiscono il limone. In questo caso, erano anche state aggiunte noci, variante abbastanza comune. 

   

Come in ogni pranzo tradizionale legato a festività, è rimasto tanto cibo, in parte ripartito fra i convitati, in parte sistemato in contenitori messi poi in frigo. In ogni famiglia che si rispetti non si spreca cibo e quindi, visto che al party di martedì al Foster Botanical Garden la mia partner di rilievi cartografici era bloccata a casa con febbre, non mi ha meravigliato e tantomeno offeso il suo invito per un pranzo di arrivederci a base di leftovers (avanzi) che certamente includeranno tacchino ... terza volta in 4 giorni!

mercoledì 27 novembre 2019

Una selva subtropicale in area urbana!

Nel GULCH del Wahiawa Botanical Garden, Honolulu, HI


Quello che potrete vedere un po' più in basso è un brevissimo video realizzato mettendo insieme 4 spezzoni delle riprese effettuate da Cisco (Francisco Martin Del Campo, dello staff dei BG) a tempo perso con la sua GoPro nel corso del penultimo giro nel gulch (letteralmente burrone, in questo caso riferito a tutto il percorso basso dell’orto botanico di Wahiawa) per la scelta e rilievo definitivo delle specie da segnalare, insieme con Naomi, la botanica che mi assistito in quasi tutti i sopralluoghi.
L’ho montato in modo molto artigianale rimediando un programma online essenziale, semplicemente per dare un’idea dei luoghi. Come è evidente, non sempre si procede nel vero greto del torrente, quasi sempre asciutto; a volte si cammina al lato, lo si attraversa varie volte e all’inizio ci si allontana con la comoda e ampia deviazione (prima scena) in parte limitata da un muretto di contenimento, esattamente fra i Banani (66 sulla mappa) e i Mamaki (68).  



Nella seconda scena, invece, si vede che il percorso rientra nel solco scavato dall'acqua attorno al quale lo spazio lasciato libero dalla rigogliosa vegetazione si restringe sempre più fino al tratto che è al momento interdetto. Con una breve rampa di scale si ritorna sui sentieri cementati in costa e si risale fino alla zona principale (Main Terrace) per poi ridiscendere nel Gulch tramite altre scalette. 
   

In questa seconda parte, idrograficamente più a monte, l'alveo è relativamente ampio e alcuni grossi alberi crescono a ridosso, se non proprio in mezzo all'impluvio, come i due Ficus (82 in mappa) che si vedono alla fine della terza scena. Ma l'attrazione di questa parte è il bosco di Bamboo che si trova proprio alla fine del tratto aperto al pubblico. Oltre a quelli che si vedono nella quarta scena, ai lati del percorso, ce ne sono tanti altri gruppi, di differenti specie, distribuiti su una vasta area. 
Esiste anche un breve percorso lungo la costa settentrionale lungo il quale si posso ammirare altre specie. 

Il Gulch è quanto di più vicino ad una foresta tropicale si possa trovare in un orto botanico in piena area urbana. Il percorso di quasi 1 chilometro è abbastanza agevole, ma in più punti scivoloso ed in alcuni tratti fangoso dopo le piogge (Wahiawa, trovandosi al centro dell’isola di Oahu, fra due gruppi montuosi riceve frequenti piogge, durante tutto l’anno). Inoltre resta potenzialmente pericoloso per rischio flash flood, in quanto nell’alveo viene convogliata tutta la pioggia che cade nelle strade circostanti. Il giorno in cui si vorrà/potrà disboscare anche la parte occidentale del "burrone" (attualmente del tutto interdetta) il tortutoso percorso lungo il suo fondo avrà uno sviluppo di quasi 2 chilometri!
Devo tuttavia segnalare un “problema” che può rovinare una vostra eventuale visita: la presenza di milioni di mosquito perennemente assetati di sangue! Quindi, nel caso, prima di scendere nell'alveo approfittate dei repellenti messi gratuitamente (anche l'ingresso è libero) a disposizione dei visitatori in due versioni: senza DEET (serve a ben poco) e con DEET (efficace). 
Se per motivi ecologici (non dimostrati) opterete per il primo, vi potrà consolare sapere che ponfi e prurito durano poco. 

venerdì 22 novembre 2019

Piante molto particolari: Eucalyptus arcobaleno e Pianta cadavere!

Entrambe possono essere ammirate negli Honolulu Botanical Gardens, il primo (2 grossi alberi) a Wahiawa e la seconda (enorme infiorescenza molto puzzolente) al Foster, nella serra delle orchidee, anche se non lo è.

Andiamo per ordine … non sono pochi quelli che definiscono l’Eucalyptus deglupta l’albero più bello al mondo e, certamente se ci si riferisce alla parte legnosa, è anche fra i più singolari. 
I nomi comuni internazionali sono Rainbow eucalyptus (E. arcobaleno), Mindanao gum e rainbow gum, il primo per i suoi colori, gli altri due per produrre una resina gommosa dai vari utilizzi.
Originario delle Filippine, fu introdotto nelle Hawai'i per riforestazione proprio nel Wahiawa Botanical Garden, nel 1929. Quello della foto di apertura (nella quale compaio anche io e la botanica che mi ha assistito nei rilevamenti e compilazione delle mappe) è uno dei due piantati all’epoca e quindi ha oltre 90 anni. Questa varietà di Eucalyptus è l’unica originaria dell’emisfero nord, le altre centinaia di sono invece native di territori a sud dell’equatore, in particolare australiane. 

   


Questi Rainbow eucalyptus hawaiiani, pur essendo ben vistosi, pare che debbano essere considerati poco colorati se comparati con i loro simili nel luogo di origine, vale a dire le Filippine dove prolificano particolarmente bene nelle aree calde e umide. Lì, infatti, crescono ancor più rapidamente raggiungendo notevoli altezze, fino a 60m, e i colori sono ancor più vari e brillanti, dal giallo vivo al blu scuro. Ho aggiunto qualche foto recuperata in rete, giusto per mostrare come possano apparire. 
  


L’altra pianta, Amorphophallus titanum (aro titano o aro gigante, famiglia delle Araceae), possiede l’infiorescenza più grande al mondo, endemica dell'isola di Sumatra (Indonesia).
   


L’infiorescenza “a spadice”, come si può ben notare nelle foto (quella a sinistra è una di quelle del Foster), è veramente enorme e può raggiungere i 3 m di altezza. La fioritura dura meno di una settimana e, in quei pochi giorni, si formano file considerevoli di semplici “ammiratori” e, ovviamente, di cacciatori di selfie. Qui la fioritura viene annunciata non solo via siti istituzionali e social ma spesso anche sui quotidiani. Oltretutto c’è da dire che il nome comune inglese (Corpse plant) suscita molta curiosità anche in chi ne sa molto poco in quanto letteralmente significa “pianta cadavere”. Questo appellativo deriva dal fatto che l’infiorescenza emana un forte odore (non proprio allettante) di materia organica in putrefazione avanzata.

lunedì 18 novembre 2019

Altra settimana hawaiiana molto intensa!

Settimana passata fra Botanical Gardens (4 su 5), 10 film all’HIFF (Hawaiian International Film Festival) oltre a quelli al Movie Museum e l’immancabile cibo asiatico. Con un paio di blitz, come sempre assistito da Naomi (la botanica che sceglie gli alberi e piante da riportare in carta), non solo abbiamo concluso la mappatura dei due Orti Botanici ancora privi di mappa dettagliata (Wahiawa e Lili’huokalani), ma abbiamo anche realizzato mappa tecnica (per l’irrigazione) del Koko Crater Botanical Gardens. Nel corso della settimana prossima, fra un’impaginazione e l’altra delle mappe, dovrei avere più tempo per le foto.
   
sopra: base del tronco del Rainbow Eucalyptus (Eucalyptus deglupta
e i vistosi fiori della Scarlet Jade Vine (Mucuna bennettii)  *  Wahiawa BG
L'Orto Botanico di Wahiawa comprende di tre parti ben distinte, la terrazza principale, con prati ben curati, panchine e fontanine, in gran parte accessibile anche con carrozzine (solo poche traverse con fondo in ghiaia non lo sono), una ripa a nord attraversata da vari sentieri cementati che permettono di accedere alla terza area, selvaggia, stretta e lunga, in effetti il greto del torrente, quasi sempre in secca ma soggetto ad occasionali flash flood, con due tratti interdetti. In effetti c'è anche una piccola parte nella ripa opposta, accessibile tramite scalette. Quella a sinistra è l'essenziale cartina sull'attuale dépliant, relativa solo a terrazza principale e ripa sud, con poche specie segnalate. A destra la bozza della nuova mappa con molte più piante, ed è incluso il greto del torrente che verrà stampato sul verso. Un buon passo avanti!
   
Del piccolo Lili'uokalani, giardino della prima e ultima regina regnante delle Hawaii, deposta dai nel 1893 con l’appoggio dei Marines nel tentativo di annettere l'arcipelago agli USA, cosa che però avvenne solo nel 1959, quando diventò il 50° stato dell'unione. Pur deposta e agli arresti domiciliari nel palazzo reale Iolani, la regina Lili'uokalani poteva disporre dei propri beni e lasciò alla città (specificamente per uso pubblico) varie proprietà fra le quali questo giardino. La maggior parte dei grandi alberi che fiancheggiano il torrente (con tanto di piccola ma suggestiva cascata) sono ben più vecchi di un secolo e sono quasi tutti Monkeypod (Samanea Saman, Fabaceae, gruppo mimosoide, noto anche come rain tree o Hitachi tree), una specie che, avendo spazio, non si sviluppa tanto in altezza quanto in larghezza formando con la sua chioma delle perfette calotte sferiche. Questo della foto, che si trova nel parco Moanalua qui ad Honolulu, è uno dei più famosi e grandi: con una chioma di ben 40m di diametro per “solo” 25m di altezza, il tronco ha circonferenza di 7m. 
Altra specie presente quasi ovunque nelle zone aperte del giardino sono le Loulu palm, ma c'è ne sono anche tre Royal, slanciate e altissime, quasi come quelle del Foster BG, alte oltre 35m.

Di questo orto botanico non esisteva né il dépliant e tanto meno una mappa, neanche uno schizzo. Questa è la bozza, sul retro saranno aggiunte descrizioni delle piante evidenziate in mappa, nonché breve storia giardino.

Cinema: all'HIFF ho avuto occasione di guardare The Irishman (qui la recensione), il più recente film di Scorsese con Robert DeNiro, Joe Pesci e Al Pacino. Come è noto, essendo prodotto da Netflix, praticamente non è distribuito in sala e quindi posso reputarmi più che fortunato per averlo visto su schermo grande. Ho avuto anche modo di guardare film che con tutta probabilità non giungeranno mai in Italia nonostante vari di essi siano stati apprezzati in Festival importanti come Cannes anche And Then We Danced (Georgia), J'a perdu min corps (Fra), Arab Blues (Tun/Fra) A vida invisivel (Bra), The Last Color (Ind), commentati nelle microrecensioni 341-345 e 346-350, quelle di Portrait de la jeune fille en feu e Beanpole / Dylda saranno pubblicate fra un paio di giorni nel prossimo gruppo. Ma quello che più mi è piaciuto è stato Chunhyang (Corea, 2000, di Kwon-taek Im), visto un paio di giorni fa al Movie Museum.
    
Cibo
Spicy pork kimchee ramen (Japan, foto a dx), Pad Thai (Thailand), Beef laksa (Malaysia), Chow Funn gravy (cantonese, China, foto a sx), Teri chicken bukkake udon (Japan) e altri meno interessanti.

sabato 2 novembre 2019

Cibi e fiori esotici al Foster Botanical Garden

Giovedì mattina, dopo un summit per fare il punto della situazione in merito alle mappe, ci siamo uniti a gran parte dello staff per un Halloween Party , come avevo anticipato nel post precedente. Interessanti assaggi di pietanze tipiche delle isole del Pacifico, anche se alcune presenti in altri paesi tropicali, con leggere varianti:
Laulau chicken – piatto originale hawaiano, maiale o pollo avvolto in foglia di taro, una volta si cuoceva sotto la sabbia, oggi si inforna (foto al lato)
Ulu - breadfruit cotto in latte di cocco, con cipolla
Squid luau – stracotto di calamari a pezzetti e luau (foglie di taro), poi leggermente soffritto e infine amalgamato in latte di cocco con un poco di zucchero
Lomi salmon - insalata di salmone e pomodoro a cubetti, con un po' di cipolla e aromi
Poi donut - dolce, si è rivelato molto più gradevole del semplice poi (purea di taro, tubero ricchissimo di amido, base della cucina del Pacifico) che è fra i pochi cibi ai quali, quando posso, rinuncio ... per essere troppo "colloso".
Kakimochi (o Arare) – snack a base di riso insaporito nella soia che si combina con una gran varietà di altri ingredienti e viene preparate in tante forme e misure diverse.
Succo misto di guava e passion fruit

A tutta questa varietà ha fatto seguito ai tanti altri piatti orientali che ho scelto nei giorni precedenti, mangiando per lo più a Chinatown: Chicken Katsu udon, Char siu noodle (cantonese), Beef chow funn (cantonese), Mapo tofu soup noddle (giapponese, ma anche cinese, foto al lato), Liver, bacon and onions Hawaiian style (fegato fritto con bacon e cipolle, ben diverso da come di solito lo mangio in Italia, Spagna, Porttogallo)Garlic chicken udon salad (giapponese) … oggi è stato invece il turno di Wonton Laksa (nella foto di apertura). Questo è un piatto tipico malese, molto diffuso anche in Indonesia e Singapore; ci si può mettere dentro di tutto ma la base è costituita da una zuppa di curry e latte di cocco, sempre con verdure, germogli di soia e noodles. Oltre a ciò e, in questo caso, agli ovvi wonton, la mia comprendeva anche fette di tofu e mezzo uovo sodo. Ho posizionato i chopstick sui bordi della scodella monoporzione (una zuppiera enorme) per dare l'idea della quantità servita. Provate le versioni originali solo se sopportate il peperoncino! Resta uno dei miei piatti preferiti! 
Nel complesso ciò rispecchia la multietnìa delle Hawaii che, come ho ripetuto più volte, vede una maggioranza assoluta di asiatici e fra loro quelli di origine giapponese sono predominanti. Per esempio, fra la ventina di partecipanti c'erano solo due "bianchi" (haole), circondati da nativi, giapponesi, coreani, filippini, ...

Prima di avviarmi verso Kaimuki per il film quotidiano, e approfittando della bella luce, ho avuto anche il tempo di andare a scattare qualche foto di fiori all'aperto (questi in alto sono quelli enormi del Cannonball tree Couroupita guianensis) e poi nella serra delle orchidee. Peccato che il curatore (Randy) sia andato in pensione e non c'era nessuno che mi illustrasse le particolarità delle varie specie attualmente in fiore, eccone alcune:



In settimana prossima dovrei avere il tempo di scattare un po' di foto nell'Orto Botanico di Wahiawa.

giovedì 31 ottobre 2019

Falsi miti e pregiudizi: le Hawaii sono inavvicinabili (per la tasca)

Pensate siano carissime? Non è per niente vero, specialmente considerando il rapporto qualità/prezzo. Certo si spende di più che in una località balneare sulla costa adriatica fuori stagione e c’è l’inevitabile costo del lunghissimo viaggio, ma si spende di gran lunga meno che in paesi europei come quelli scandinavi, molto meno che a Parigi o ad Amsterdam. Se si riesce a spalmare il prezzo del viaggio (un migliaio di euro) su un periodo di oltre un mese e si divide la camera può diventare un soggiorno economico (sempre relativamente). 
Ovviamente, molto dipende dallo stile di vita che vorrete mantenere e dai divertimenti che vi vorrete concedere. La destinazione (nell’ambito dell’arcipelago) è fondamentale! A parità di servizi, una settimana in una delle località più turistiche di Maui può costare quanto un mese a Honolulu, capitale delle Hawaii, città di circa un milione di abitanti, la migliore degli USA in quanto a qualità di vita.
Si mangia bene, vario e in modo abbondante per 10 euro o poco più ma, volendo anche meno, basta evitare le zone turistiche e scegliere fra le centinaia di ristorantini etnici a conduzione familiare. Ricordate che oltre la metà della popolazione hawaiana è di origini asiatiche quindi i piatti sono originali e non modificati per turisti. Si può quindi contare su una gran varietà di cibi giapponesi, vietnamiti, coreani, cinesi e filippini, ma non mancano i thailandesi, anche nel mercato di Chinatown.


Le spiagge libere e sorvegliate non si contano (come quella della foto di apertura, in pieno centro), quasi dovunque troverete chi vi presta un surf e vi insegna i primi rudimenti, per soli 7 euro si può fare snorkeling in tutta sicurezza nel cratere di Hanauma Bay (Area Naturale Protetta, con tartarughe e 450 specie di pesci tropicali, foto sopra).
Per spostarsi si può usufruire di un ottimo servizio pubblico che è relativamente economico per chi resta varie settimane, con l'abbonamento mensile a 70 dollari che permette di andare in qualunque posto dell'isola i cui estremi sono a ben 80km di distanza. Se poi siete "vecchietti" (oltre i 65, come me) il vostro pass mensile avrà l'incredibile costo di 6 (proprio sei) dollari. Aggiungete che tutti gli autobus hanno aria condizionata, rampa per carrozzine, rack per biciclette (trasporto gratutito), display sempre funzionante e parlante, biglietto a bordo (se non si ha tessera), puliti e puntuali per quanto possibile (in alcuni orari il traffico è imprevedibile).

   

Scegliendo di fermarsi almeno un mesetto, è fondamentale avere qualcosa da fare. Non pensate al lavoro, ci sono tanti corsi gratuiti o a poco costo, si può migliorare il proprio inglese, e altre possibilità da non sottovalutare sono offerte dal volontariato, molto comune negli USA, … ciò che ho fatto fin dal mio primo viaggio nel corso del quale mappai 2 dei 5 Orti Botanici di Honolulu, Foster (foto sopra e sotto) e Koko Crater

   

Nel 2016 fui invitato a tornare per compilare la cartina di quello più vasto (Ho'omaluhia, oltre 160 ettari) e nell’occasione aggiornai le mappe precedenti. Stavolta sono alle prese con quello di Wahiawa, relativamente piccolo ma quasi senza carta base e con tanti sentieri contorti. Trovandomi, penso di mappare anche il quinto, Liliʻuokalani, di dimensioni ridotte e di minor interesse botanico, ma molto piacevole da visitare soprattutto grazie al ruscello che lo attraversa.



Da volontari (disponibili e attivi) si ha occasione di conoscere tanti residenti (di solito di origine giapponese, coreana, filippina, …), di interagire con loro e di evitare la vita da turista. I party e i potluck sono all’ordine del giorno e le persone socievoli avranno tanti inviti e suggerimenti.
Nell’ambito dei viaggi impegnativi (come budget, ma soprattutto a causa del volo) un soggiorno alle Hawaii si può considerare relativamente economico e, viaggiando in più persone e allungando diventa un sogno più che realizzabile.

Domani Halloween Party al Foster Botanical Garden!

giovedì 17 ottobre 2019

CAMMINANTI: mission, vision e un po’ di storia

Post tra il serio e il faceto o, meglio, argomenti seri trattati in modo ironico, ma è tutta verità!
Chi siamo?
Un gruppo aperto di escursionisti indipendenti ed autosufficienti
Cosa facciamo?
Camminiamo, esploriamo e osserviamo, senza avere l’onere di badare ad altri
Perché lo facciamo?
Per puro sfizio e soddisfazione personale, senza ambire a guadagnare niente 
Aspettative
Vedere sui sentieri un maggior numero di escursionisti capaci e responsabili, attenti anche a mantenere la transitabilità degli stessi

Durante il mio svernamento hawaiano del 2007-2008 conobbi il modo in cui i Solemates organizzavano le loro escursioni, per me del tutto nuovo. Ne rimasi entusiasta e quindi lo replicai adattandolo alle esigenze degli allora EL (Escursionisti Lubrensi). Ne riassunsi i principi in un Decalogo (poi adottato da altri gruppi in varie parti d’Italia) che non prevedeva più alcun organigramma e quindi promossi la conversione degli EL in FREE - Free Ramblers, Escursionisti Epicurei, denominazione ben illustrata nel loro emblema riportato qui in basso, con le immagini di monti (si tratta del profilo del Sant’Angelo a Tre Pizzi), cielo terso, sole, vino, sopressata e caciocavallo! 


Il motto in alto significa Camminando si risolve (qualunque problema) e quello in basso Gli uomini bevano i vini, gli altri animali acque di fonteNon penso che avrei potuto descrivere in modo migliore i nostri "ideali".
Il Comandamento fondamentale era (ed è) quello che recitava:
Durante le escursioni sei l’unico responsabile della tua sicurezza, non ci sono "guide" ufficiali anche se c'è chi (forse) già conosce il percorso o ha un’idea di dove andare e come … ma comunque sei tu che decidi se seguirlo o meno. Considerato che chi ti precede non si volterà per vedere se sei in difficoltà, non perderlo mai di vista. 

Questo, nelle nostre intenzioni, doveva fungere da deterrente nei confronti di coloro che si avventurano su un qualunque sentiero senza conoscere distanze da percorrere, possibili punti critici, dislivelli da affrontare, senza avere attrezzatura adatta e, non da ultimo, scordandosi di non trovarsi in consona forma fisica …
Tuttavia, ancora oggi talvolta si presentano aspiranti Camminanti che, seppur esplicitamente messi in guardia, decidono di iniziare comunque il percorso con il gruppo per poi doverlo abbandonare nel corso dell’escursione per non essere capaci di reggere il passo. Al contrario si sono aggiunti tanti ottimi camminatori, di ottima compagnia, capaci ed indipendenti.
I Solemates sono quasi una setta segreta in quanto è difficile averne notizie non avendo un sito, né una pagina, né recapiti ufficiali, né organigramma, né logo, né sede. Solo se si conosce un solemate si potrà conoscere ora e punto d’incontro della prossima uscita e poi, dopo aver partecipato a varie uscite, si può chiedere di essere inserito nella mailing list … l’unica cosa reale del gruppo. Tuttavia noi FREE decidemmo di avere un sito e poi, quando per esigenze pratiche qualche anno fa ci dividemmo in più gruppi (mantenendo stessi stili, obiettivi ed ideali), ognuno di essi creò una sua pagina FB di riferimento: FREE Ramblers AmalfiSorrento Amalfi Walk With Us Camminate ... quello dei Camminanti.
Torniamo allo stile Solemates … prima di ogni escursione, al punto di ritrovo, un responsabile-non-responsabile ricorda ai convenuti che camminano sotto la propria responsabilità, che i Solemates non esistono, non c’è quota da pagare, non c’è presidente, non c’è alcuna guida, e altri avvisi simili … e quindi si parte. Similmente, ma preventivamente, noi Camminanti nel comunicare le prossime uscite (spesso a breve termine) raccomandiamo anche di leggere attentamente il nostro Eptalogo, che racchiude tutte le informazioni e i dettami fondamentali.
Per comprendere ancora meglio il concetto, penso sia anche importante spiegare il sottile gioco di parole del nome di questo gruppo-non-gruppo. Per chi non lo sapesse, in inglese non esiste una precisa corrispondenza fra ortografia e pronuncia. Questo è il caso di soul (anima) e sole (suola della scarpa e pianta del piede, ma anche sogliola e, come aggettivo, unico/a) che si pronunciano in modo identico e quindi, chi semplicemente ascolta il nome del gruppo, pensa al comune significato soulmates (anime gemelle, spiriti affini, amici del cuore) e solo quando vedrà la parola scritta si renderà conto che si tratta non di persone con affinità di ideali o sentimenti o addirittura alla ricerca di anime gemelle, ma più prosaicamente di “compagni di suola”, quella delle scarpe da trekking, e quindi di escursionisti, ma ciò non toglie che nella maggior parte dei casi sia calzante anche la prima accezione. Come per l’amicizia non c’è bisogno né di codifica né di burocrazia e quindi, similmente, questo gruppo “virtuale” prospera con poche regole che, più che altro, sono di buonsenso.
Quanto detto è importante per capire lo spirito con il quale i Camminanti vanno in escursione ... tutti socievoli e allegri, senza gerarchie, con spirito di collaborazione, pronti allo scherzo e alla presa in giro. Per mantenere tale spirito esiste quindi il secondo comandamento dell’Eptalogo (riduzione del Decalogo FREE):
… non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose. Durante le escursioni è vietato parlare di malattie, economia e/o politica.

Morale: camminate in ambiente naturale e, se siete capaci di socializzare, in buona compagnia … tale combinazione porta grandi vantaggi alla salute fisica e psichica, vi può arricchire culturalmente e, a giudicare dall'età media del gruppo, mantiene in buona forma anche coloro già da tempo negli -anta. Spesso quelli che partecipano solo alle uscite meno impegnative sono proprio i giovani di meno di 40 anni, mentre gli “adulti” allegramente si imbarcano in escursioni quasi avventurose, ben diverse da una passeggiata nel parco ...

Questo testo è una combinazione e rielaborazione di due miei vecchi post pubblicati su questo stesso blog. Cliccando sui titoli si possono leggere gli originali: