Come
preannunciato qualche giorno fa, torno a discettare in merito allo stato del
suddetto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI 300. Per chi non ha
abbastanza familiarità con questa parte del percorso, preciso che è una breve
sezione del collegamento Torca - Marina del Cantone giusto per nominare i
centri abitati che la limitano, entrambe frazioni di Massa Lubrense. Nella
maggior parte dei casi gli escursionisti procedono in direzione ovest e quindi,
provenendo da Torca, scendono verso Crapolla e poco dopo la panchina alla
Guardia lasciano la scalinata di pietra per Crapolla e proseguono più o meno in
quota verso il Cuparo e la pineta del Monte di Monticchio. Dalla Guardia fino
alla pineta in sentiero si sviluppa su terreno abbastanza accidentato e
talvolta coperto dalla vegetazione (al momento bruciata fra Guardia e Cuparo).
Nel passaggio del rivolo successivo la traccia diventa ancora più stretta e si
deve prestare ancora maggior attenzione in quanto in qualche punto il salto a
valle è notevole e le conseguenze in caso di caduta possono essere gravi, ma
niente di veramente pericoloso. Usciti dal vallone si scende un po’ di quota e
si giunge al limite della pineta del Monte di Monticchio.
A questo
punto come suggerito da anni sul mio sito (“Se non
avete necessità di andare a Recommone e
Marina del Cantone (da dove potete ritornare in bus) c'è la
possibilità di evitare questa brutta discesa.”)
io consiglio di rinunciare a proseguire e dirigersi invece verso Spina e
Caprile seguendo un ben più comodo e chiaro sentiero (strada vicinale - 1 in cartina) ripulito e
risistemato un paio di anni fa. Chi è interessato a proseguire verso Punta
Campanella può ritornare sul percorso CAI 300 a Nerano (scendendo per via Fontana di
Nerano) o direttamente sulla sella di Monte San Costanzo passando per Termini.
Le parti in ambiente naturale che si perdono sono la sezione poco pendente (2)
subito dopo la pineta e la successiva ripida discesa verso Recommone (3),
certamente meno panoramiche dei tratti precedenti. Ovviamente, chi va
direttamente a San Costanzo perde anche la salita da Nerano. Però il vero
problema non è solo legato a distanze, quote e panorami, bensì allo stato di
quella sezione che
“… è molto malandata, a tratti mal segnata e non è neanche lontanamente bella e spettacolare come il tragitto fin qui percorso.” (www.giovis.com)
Il
termine “malandata” si riferisce sia al percorso in sé che è ripido e
accidentato, sia al fatto che è scivoloso e quindi pericoloso in particolare in
discesa. Con “mal segnata” voglio dire che i segni sono pochi e spesso capita
di perderli di vista anche perché, a onor del vero, è difficile trovare dei
punti d’appoggio per i segnavia. Infatti, la vegetazione bassa, ma estremamente
rigogliosa e invadente, spesso fa scomparire la traccia, inghiottendola letteralmente.
Fra le specie che causano ulteriori problemi ce ne sono un paio resistenti,
striscianti e spinose quali rovi (ben noti a tutti) e la ancor peggiore Smilax
aspera (il suo nome comune stracciabraghe è inequivocabile). Se si aggiunge che nella
ripida discesa si devono superare numerosi muretti a secco parzialmente
crollati e zone nelle quali le conseguenze di precedenti incendi sono ancora
evidenti (un paio di anni fa ce ne fu uno molto serio che interessò anche la
parte bassa della pineta), il quadro è abbastanza completo. In
conclusione la domanda è:
Nello stato in cui si trova il "sentiero" adesso, vale la pena scendere a Recommone dovendo prestare massima attenzione a dove si mettono i piedi e quindi non riuscendo neanche a godersi il panorama (comunque non paragonabile ai precedenti, dalla Malacoccola alla pineta)? Inoltre, chi non conosce il percorso corre il rischio, se non di perdersi, quantomeno di sprecare più tempo del normale a cercare il prossimo segnavia. E pochi arriveranno in fondo senza qualche graffio …
D’altra
parte c’è da dire che il tratto in questione fa parte dell’Alta Via dei Monti
Lattari da almeno una trentina di anni, è riportato sulla cartina ufficiale CAI
e su tante altre (comprese le mie), nonché descritto in decine di guide, sia
cartacee che online.
A mio
modo di vedere qualcosa si dovrebbe fare in quanto non è normale che,
nonostante i frequentatori di quel tratto siano pochissimi rispetto a tanti
altri dei Monti Lattari, gli interventi di soccorso (escursionisti dispersi o
infortunati) sono più numerosi che su qualunque altro sentiero. Certo
l’incidente può capitare anche ai più esperti, ma visto che molti si
avventurano senza cartina, senza conoscere il percorso e neanche l’area (per punti
di riferimento immediati), con abbigliamento e calzature poco adatte e con
scarsissima esperienza escursionistica, questi dovrebbero essere almeno avvisati
in merito a ciò che li aspetta. Perché non apporre cartelli nei punti di accesso principali come Torca e Guardia a est e Cantone e Recommone a ovest? Sarebbe comunque opportuno risegnare il
percorso e lo si dovrebbe fare forse ogni anno per accertarsi che i segnavia
siano ancora visibili. Bisognerebbe rendere un po’ più sicuro il fondo, ma non
si può sperare che lo faccia il Comune in quanto non si tratta di strada
comunale e neanche vicinale. In alternativa (in maniera molto più drastica) il
CAI potrebbe decidere di modificare il percorso rinunciando al tratto pineta
del Monte di Monticchio - Recommone.
Non
facendo niente di tutto ciò, non ci si dovrà meravigliare se continueranno ad
arrivare al 118, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Vigili Urbani, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Forestale, ecc.
richieste di soccorso provenienti da quell’area.