venerdì 20 marzo 2015

Il piacere delle foto macro

Mi è sempre piaciuto fotografare, in oltre 40 anni di “carriera” ho cambiato soggetti, apparecchiature, stili, scopi e interessi. Ho cominciato con foto di viaggio, necessariamente poche in quanto rollini, sviluppo e stampa erano cari e il mio budget era limitatissimo (molte volte dormivo in treno per risparmiare sugli ostelli). A 17 anni avevo la mia prima vera macchina fotografica (una Zenith, russa) e qualche anno dopo comprai una Pentax e cominciai anche a stampare in b/n, soprattutto foto sportive e di spettacoli. Poi sono passato alle diapositive, ho cambiato qualche altra macchina e infine sono passato al digitale.
Questo passaggio mi ha aperto nuovi orizzonti, non ho stampato quasi più niente per me - anche se varie mie foto sono apparse su riviste, giornali, cartine, opuscoli e depliant – e nell’ultimo decennio ho pubblicato online varie decine di migliaia di foto sui miei vari siti. 
Da quando nel giugno 2004 creai www.meditflora.com (attualmente gestita mirabilmente e con maggior competenza dal naturalista Nando Fontanella) fui ovviamente costretto ad interessarmi meno dei panorami ed avvicinarmi ai soggetti: nella fattispecie i fiori. Di pari passo con l’evoluzione della fotografia digitale è aumentata rapidamente la qualità delle immagini ed è diminuita la distanza minima di messa a fuoco dando così la possibilità di evidenziare sempre più dettagli, spesso non rilevabili ad occhio nudo. Le compatte che ho utilizzato negli ultimi anni (e che ancora uso quando voglio viaggiare leggero e non ho molto tempo da dedicare alle foto) mi hanno permesso di avere risultati soddisfacenti - per il web – ma pochi mesi fa ho deciso di dedicare più tempo alle macro e mi sono attrezzato di conseguenza. Avendo ridotto di molto i miei impegni, ora me ne vado in giro scattando foto soprattutto ai fiori e, credetemi, per ottenere buoni risultati ci vuole tanto tempo, pazienza e passione.
Invece di procedere a passo spedito lungo i sentieri, con lo zaino in spalla (non sempre) e la compatta in tasca, scattando foto “al volo”, con una sola mano, fermandomi solo raramente casomai per un’orchidea poco comune, ora mi muovo portando con me non solo lo zaino, ma anche una macchina fotografica ben più ingombrante della compatta, un secondo obiettivo e un relativamente pesante cavalletto. Questo è il necessario prezzo da pagare per il piacere della macrofotografia anche se, per ora, sto ancora combattendo con settaggi, esperimenti e tentativi. Indipendentemente dalla mia scarsa esperienza in questo settore specifico, mi sto confrontando con dei problemi oggettivi creati da tante variabili distinte, a molte delle quali ci si deve per forza adattare essendo impossibile controllarle. Ma questo aumenta la gratificazione quando, per abilità o per fortuna, si realizzano buoni “scatti”.
Fra le concrete difficoltà in primis metterei il vento. Anche la minima brezza fa ondeggiare i soggetti a meno che non siano veramente raso terra. Mi è capitato più volte di piazzare il cavalletto, scegliere l’inquadratura, regolare tutto, mettere a fuoco un certo punto di un fiore fino a quell’istante immobile (o quasi) ma che al momento di scattare comincia a ondeggiare. 
Al vento segue la luce: se la si vuole naturale (quindi senza usare fonti di luce artificiale come il flash) si deve trovare un fiore che sia rivolto più o meno nella direzione giusta, che non abbia grandi contrasti o ombre nette. E non dimentichiamoci della posizione: tante volte i fiori che si vogliono fotografare si trovano in punti dove è impossibile posizionarsi con il cavalletto, altre volte ci si deve arrampicare o si è quasi costretti a stendersi a terra, cosa non sempre piacevole (fango, spine, pietre e anche peggio se l'area è frequentata da animali al pascolo ...). In questi ultimi giorni sto facendo pratica in Sicilia dove ci sono tanti possibili soggetti di macro, ma non c’è quasi mai calma di vento ed in particolare oggi è peggio del solito. In compenso c'è un sole splendente adatto all'arrivo della primavera (stasera alle 22:45) .
Ma la soddisfazione nello scattare macro deriva anche dall’inaspettato, da ciò che si scopre solo osservando attentamente le foto. Potrei sottoporvi infiniti esempi, da linee colorate non apprezzate a prima vista, spine e peli microscopici, ospiti che pensano di essere perfettamente mimetizzati come quello sul Lotus tetragonolobus (ginestrino purpureo, foto in alto a sx), granelli di sabbia su quest’altra Fabacea (in basso a sx, probabilmente una Medicago), o giovani coppie (clandestine?) colte in flagrante nonostante il loro tentativo di nascondersi (in basso a dx).
   
Chi fosse interessato all’argomento (dal punto di vista fotografico o botanico) può trovare una cinquantina di foto in tre diversi album ed esattamente
A breve aggiungerò le didascalie con i nomi delle specie fotografate (quelle che conosco). Se in futuro vorrete vedere altre mie macro sappiate che le caricherò, parimenti alle foto di viaggio e di escursionismo, sul mio account Google+