giovedì 12 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (2)

Cap. 2 – distrazione e riposizionamento
Procedendo velocemente sovrappensiero, pensando soprattutto a levarmi davanti la metà della salita del giorno mentre scattavo le prime foto e già con la testa alla sella fra le due alture, ho seguito una larga e chiara traccia senza meravigliarmi del tornante superato dopo poche centinaia di metri in quanto ne ricordavo una coppia ed in effetti dopo altri 250m circa ce n’era un secondo. Però, con mia sorpresa, dopo altri 300m, la pista terminava improvvisamente con vari spazi privi di vegetazione ai lati, ma il sentiero non proseguiva da alcuno di essi, neanche come traccia di dimensioni ridotte; c’erano vari muretti costruiti nei dintorni. Dove ero finito? La traccia seguita era chiarissima e larga e il versante del Cerrillar era certamente quello giusto.
Dopo essere andato un po’ in giro a cercare una continuazione, mi sono messo a studiare con attenzione la mia mappa per capire dove potessi stare. Avevo certamente lasciato il percorso 4 e imboccato il 2, avevo sempre camminato in salita percorrendo vari tornanti (il primo verso destra), sopra di me c’era il Cerrillar e alle mie spalle Portillo e Centro Visitantes. La carta invece riportava il primo tornante molto più avanti e quindi l’unica spiegazione era che mi trovavo su un sentiero non segnato. Ho dedotto che fosse un tentativo (poi abbandonato) di creare pista con qualche tornante in più per diminuire la pendenza o che la piazzola fosse considerata "punto panoramico". (foto sopra)

Guardando in alto, alla mia sinistra c'era una valletta relativamente profonda (foto sopra) ed era l'unica del genere nell'area; si trattava quindi di quella ben evidente sia nella mia mappa che in quella in basso (scaricata poi la sera, insieme alla foto satellitare a dx); quindi l’unica incertezza restava la quota esatta ma a quel punto ero sicuro che, attraversando detta valletta, dopo poche decine di metri dall'altro lato avrei incrociato il sentiero 2.
Questa era anche la soluzione più opportuna per non perdere quota inutilmente e quindi ho cercato – e trovato – un punto per attraversare la valletta e dopo pochi metri ho effettivamente intercettato la Ruta 2, lì sensibilmente più stretta sia della sua prima parte che del percorso errato da me seguito (come si vede nella foto).
 
Avendo potuto consultare e scaricare dette immagini dall’ottimo sito del Cabildo di Tenerife, ho avuto conferma delle mie ipotesi e che la distrazione è stata lieve in quanto la pista da me seguita era ben più evidente di quella (poco) segnata. 
Si dovrebbe sempre avere con sé una stampa della mappa (anche b/n va benissimo) sulla quale riportare tutto ciò che di rilevante si incontra. Al rientro, cercare di capire dove conducano i sentieri dei quali si è visto l’inizio consultando altre mappe e/o foto satellitari, o almeno ipotizzare dove vadano a finire. Questi appunti cartografici dovrebbero certamente essere conservati ed eventualmente riportati su una mappa generale “casalinga”.
Come ogni buon orientista a fine gara analizza le sue scelte cercando di capire dove e perché ha sbagliato, anche ogni escursionista che ha attraversato aree da lui poco frequentate dovrebbe annotare i punti notevoli rilevati, attacchi di sentieri non riportati in mappa (da andare a verificare successivamente), deviazioni varie e questo è ciò che ho fatto. Qui sotto a sx vedete il dettaglio del bivio sentiero 2 (stretto) e pista larga (quella che ho imboccato), a dx la piazzola terminale della suddetta pista.
 
Quando ci si rende conto di non essere sul percorso che si intendeva seguire o ci si trova al termine di un sentiero (cieco), ci si deve fermare e cercare di capire dove ci si trovi; avendo una mappa a buona scala, di solito - ragionando e osservando - ci si riesce. In caso contrario, è fondamentale tornare indietro fino a ritrovarsi in un punto certo. Non è assolutamente consigliabile continuare all’infinito sperando in un miracolo!
Se l’ambiente lo consente, e sapendo più o meno dove siamo, c’è tuttavia una valida alternativa a patto che si legga attentamente la mappa: 
dirigersi direttamente verso un elemento lineare imperdibile (in orientamento: linea d’arresto) quali possono essere corsi d’acqua, linee elettriche, strade, sentieri sicuramente evidenti, e simili, o anche elementi puntiformi (cima, rudere, …) dai quali si può poi ripartire su percorso certo.
I miei movimenti effettivi sono evidenziati in giallo, la linea tratteggiata verde più spessa rappresenta la pista larga, quella più sottile il fuori sentiero, la valletta è indicata con la lettera a.

Prima che qualcuno me lo ricordi, ribadisco che:
non è opportuno andare in giro da soli (come faccio io tante volte). Nel caso fosse necessario, lasciate detto dove pensate di andare e, approfittando della tecnologia, di tanto in tanto mandate un messaggio o una foto che indichi la vostra posizione … non si può mai sapere.

mercoledì 11 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (1)

PROLOGO
Come spesso mi accade, comincio a fare qualcosa e poi tento di perfezionarla strada facendo, e ciò vale non solo per le mie uscite escursionistiche, ma anche per i post e tanto altro. La mia prima intenzione era quella di descrivere la mia bella camminata esplorativa di ieri (qui alcune foto) spiegando anche i miei vari ragionamenti e le scelte che mi hanno portato ad effettuare cambiamenti in corso d’opera. Ho cominciato quindi a scrivere ma, dopo poco, mi sono reso conto che sarebbe stato un post eccessivamente lungo e quindi, non volendo rinunciare all’obiettivo, ho deciso di dividere la descrizione in più post alternando spiegazioni e consigli, questi basati su fatti oggettivi, esperienza e, non da ultimo, buonsenso.
Cap. 1 - progettazione
Come ho sempre fatto, ed in particolare volendo raggiungere nuove mete, mi sono messo a studiare le mappa dell’area. In questo caso, si trattava di un mio lavoro e quindi lo reputavo affidabile (il che è un gran vantaggio). Tuttavia, lunedì sera impiegai molto tempo nel pianificare l’uscita di ieri nel Parque Nacional del Teide, in quanto mi ero imposto molte condizioni, non facili da soddisfare al meglio in un unico itinerario. Mio obiettivo principale era quello di raggiungere la cima di 2 vette minori, fuori sentiero e per me inedite (Cerrillar 2.346 e Punta de Maja 2.364) e, a completamento, pensavo di andare alla ben nota Fortaleza (2.163), visto che ci mancavo da molto. Tutto da combinare in un giro di una ventina di km (+o- 10%) da concludere in circa 5h30', visto che dipendo dall'orario dell'unica guagua (bus) e quindi conta anche la scelta del punto di partenza. Dovevo oltretutto non sottovalutare l'incognita dei tempi dell'esplorazione e il tempo per fotografare e infine volevo cercare di trovarmi quanto più spesso possibile in situazioni di luce favorevole (p.e. dalla Fortaleza verso le 15.00 il Teide si trova perfettamente in controluce). Neanche in questo caso, pur contando su una buona rete di sentieri, è possibile avere tutto.
Per portare un paio di esempi “casalinghi”, è noto che, da San Costanzo e dintorni, Capri appare ben illuminata di mattina e Jeranto nel pomeriggio e, pur restando fermamente convinto che il miglior modo di percorrere il crinale sia quello in salita, talvolta al fine di includerlo evitando ripetizioni o lunghi giri, risulta conveniente farlo in discesa.
Ho preso in considerazione diversi punti di partenza e quindi itinerari ben distinti che però includessero la parte centrale della Ruta 2 - Arenas Negras che passa fra le due cime. La più interessante (lineare, con inizio dalla fermata Montaña Blanca) la prevedeva però nell'ultimo paio d'ore e quindi l’ho scartata preferendo avere la parte più flessibile del programma nella seconda parte del giro … e bene ho fatto (leggi prossimo capitolo).
Per quanto possibile, riservare le “esplorazioni” nella prima parte dell’uscita, non sapendo quanto tempo richiederanno, per puro piacere, per ulteriori indagini o a causa di ostacoli imprevisti.
Quando non si esce per andare a percorre sentieri così come sono proposti, pedissequamente, è opportuno leggere attentamente la carta dell’intera area, valutare – seppur approssimativamente – distanze, dislivelli e pendenze (orienteering docet). Farsi un’idea della velocità alla quale si potrà (si pensa di) procedere per rendersi conto del tempo necessario e valutare quello a propria disposizione.
Non partire se non si ha un’idea ben chiara di dove si voglia andare e, soprattutto, di ciò che si trova attorno, per essere pronti a trovare alternative o vie di fuga. Ovviamente, è fondamentale portare con sé la mappa … ma non nello zaino!
Alla fine ho optato per un circuito da Portillo, vedi mappa sopra. Dal Centro Visitantes ruta 4, poi la 2 con deviazioni per le due alture e ritorno sulla 4; via 4.1 a Portillo Alto, sentiero non ufficiale per il 24 e 1 fino alla Fortaleza (circuito 36); ritorno a Portillo via 1 completo. Circa 18,5km senza contare le deviazioni per Cerrillar e Punta de Maja.
Nel Cap. 2, se avrete la pazienza di leggerlo, vedrete che non è andata proprio così e spiegherò perché.
Tutte le mappe dei sentieri del Parque Nacional del Teide (incluso il quadro d'unione) le trovate in questa pagina.  

lunedì 9 marzo 2020

Eventi musicali ed escursioni sono attività completamente diverse

Tradizionalmente Turismo e Spettacolo venivano abbinati da un punto di vista amministrativo, ma erano epoche in cui l’escursionismo quasi non esisteva o era settore di nicchia che contava ben poco. Ora lo si dovrebbe separare certamente dagli Spettacoli, ma forse anche dal Turismo e, volendolo abbinare ad altro, certamente un settore molto più affine sarebbe l’Ambiente.

Turismo e Spettacolo  .......  Escursionismo e Ambiente

L’escursionismo, o sentieristica che dir si voglia, non è spettacolo! 
Al contrario, è silenzio e tranquillità, non musica, casomai amplificata.
 
Qualcuno riuscirà mai a capacitare l’assessore al Turismo che l’escursionismo si promuove con interventi strutturali, continui e coordinati e non con feste e festicciolle, sagre o spettacoli che invece hanno la loro sede naturale e appropriata nei teatri, nelle piazze e negli stadi? Oltretutto, se gli eventi proposti nel programma Natura in concerto richiamassero effettivamente molta gente, ci si rende conto del conseguente notevole danno ambientale? L’operazione è un assoluto controsenso ed uno spreco di risorse in quanto si dovrebbe sperare che ci siano solo pochi spettatori. Più sono e più si calpesterà l'erba al di fuori dei sentieri battuti, ci saranno quelli che ci si stenderanno sopra schiacciando (distruggendo) fiori e piante, altri incivili abbandoneranno bottigliette di plastica, fazzolettini e altri rifiuti che dovranno essere poi raccolti da personale comunale, quindi con ulteriori costi. 
Con gli stessi soldi si potrebbero invece pagare guide locali per condurre varie decine di escursioni (gratuite per i partecipanti) che sarebbero sì una vera pubblicità, non solo per la località visitata, ma per l'intero territorio massese, considerato che una qualunque buona guida parlerà anche di storia, architettura, gastronomia e prodotti locali. 
Oltretutto, si favorirebbero concretamente un certo numero di giovani locali, volenterosi e preparati, invece di pagare migliaia di euro a pochi “artisti” che, per un impegno di un'ora o poco più, ricevono anche rimborso spese viaggio, vitto e alloggio.
 
Quante volte è stato raccontato agli escursionisti che non si poteva fare molto a causa dei pochi soldi disponibili e ora che ci sono (somma oltretutto non attinta dalle casse comunali, ma dalla Città Metropolitana) li si sprecano in manifestazioni singole che durano poche ore e alle quali assistono poche persone, in maggioranza locali ... quindi, come attrattori turistici, non valgono un bel niente. 
Al contrario, sarebbe opportuno, come dovrebbe suggerire il buonsenso, investire quanto più possibile in elementi che durino nel tempo, quali segnaletica, mappe, sito web ben realizzato in più lingue e via discorrendo. Invece di invitare artisti, perchè non portare in giro giornalisti specializzati, fotografi, webmaster di siti di escursionismo e autori di guide? Libri e riviste durano anni se non decenni, quanto pubblicato in Internet è teoricamente eterno.
Mi riservo di parlare di dei “sentieri parlanti tramite delle placchette metalliche” e del “catasto dei sentieri”, quando e se saranno forniti ulteriori dettagli … al momento mi sembrano entrambi argomenti poco sensati.

domenica 8 marzo 2020

Micro-recensioni 51-60 del 2020: ottimo Gremillon, deludente Oshima, ma c'è altro

Decina con molte novità e sorprese, estremamente varia seppur con qualche ripetizione di registi con quella fondamentale ed estremamente gradita di Jean Grémillon, regista francese stimato benché poco conosciuto, scoperto per puro caso in quanto a lui era dedicata la retrospettiva in corso alla Cinemateca  Portuguesa nel mio unico giorno libero a Lisbona.
 
Gardiens de phare (Jean Grémillon, Fra, 1928)
Remorques (Jean Grémillon, Fra, 1941)
In quanto al primo non si può non pensare al recentissimo, e ottimo, The Lighthouse (di Robert Eggers, 2019, candidato Oscar per la fotografia). Qui i due guardiani del faro, isolato a causa del mare in tempesta sono padre e figlio e il loro rapporto è ben diverso da quello fra i personaggi in continuo contrasto interpretati da Willem Dafoe e Robert Pattinson, e oltretutto cambia molto con il passare dei giorni, fino al tragico finale. Ben diretto e interpretato, con pochissimi cartelli, ottima fotografia.
Anche il secondo è irrevocabilmente legato al mare in tempesta ma la parte principale è più melodrammatica che avventurosa. Jean Gabin è il capitano di un rimorchiatore d’alto mare con una moglie un po’ oppressiva e una potenziale amante salvata da una nave in pericolo. All’ottima descrizione dell’ambiente marinaresco del piccolo porto francese, con l’equipaggio pronto a partire in qualsiasi momento e, ovviamente, con condizioni meteo quasi proibitive, si contrappongono pessime scene in mare (modellini scadenti in vasca con onde esagerate).
Ho preferito il primo, ma entrambi meritano la visione.
 
The War of the Worlds (Byron Haskin, USA, 1953)
An Inn at Osaka (Heinosuke Gosho, Jap, 1954)
Seguono due film che non hanno niente in comune se non la novità (per me).
Il primo è il più famoso adattamento cinematografico del racconto del 1898 di H. G. Wells e, specialmente considerata l’epoca in cui è stato girato, è senz’altro meritevole di aver ben proposto l’arrivo dei conquistatori alieni e i successivi scontri con raggi mortiferi da un lato e armi convenzionali (ma fino all’atomica) dall’altro. Pur non essendo assolutamente appassionato del genere, mi è sembrato un prodotto ben fatto, snello e piacevole da seguire.
Al contrario, il film di Gosho rientra in una tipologia che apprezzo particolarmente, vale a dire i film giapponesi degli anni ’40-’50 che descrivono i vari ceti sociali alla disperata ricerca di un ritorno alla “normalità” dopo la disastrosa fine della guerra. In questo caso si propone il contrasto fra una moralità tradizionale e la spregiudicatezza di affaristi senza scrupoli, sullo sfondo della società ricca che ancora organizza festini con prostitute, geishe e tanto sakè che contrasta con la classe di lavoratori sfruttati e malpagati. Si tratta del primo film di questo regista che mi capita di guardare, ne cercherò altri … in più situazioni ricorda Ozu … il che è senza dubbio un titolo di merito.
   
Death by Hanging (Nagisa Ôshima, Jap, 1968)
Boy (Nagisa Ôshima, Jap, 1969)
L'impero dei sensi (Nagisa Ôshima, Jap, 1976)
Regista giapponese a cavallo fra i classici del dopoguerra e la nouvelle vague, divenuto improvvisamente famoso nel mondo per l’ultimo dei 3 succitati (da non confondere con il successivo L’impero della passione, 1978), con tanto sesso esplicito, oltre l’erotico, da alcuni definito porno artistico. Devo dire che non mi ha particolarmente avvinto e che, seppur con storie e ambientazioni completamente diverse fra loro, trovo che tenda ad essere estremamente ripetitivo.
Il primo è una commedia dell’assurdo di tipo kafkiano, portata avanti quasi in tempo reale. Un coreano condannato a morte, sopravvive all’impiccagione creando panico e sconcerto fra guardie, giudice, sacerdote, boia e secondini che si confrontano duramente tentando di risolvere il busillis: un’esecuzione si può ripetere? I punti di vista, sostenuti con veemenza, sono quindi tecnici, legali, medici, spirituali o anche filosofici. Alterna momenti arguti e interessanti ad altri divertenti, ma due ore sullo stesso tema sono troppe.
Boy sembra invece essere l’antesignano dei film basato su famiglie asiatiche dedite a truffe e reati minori rappresentati (con successo) nei moderni Shoplifters (2018, Hirokazu Koreeda, Jap, Nomination Oscar) e il recentissimo Parasite (Kor, Bong Joon Ho, 2019, 4 Oscar). In questo caso si tratta finti incidenti automobilistici, ma l’essenza del film sta nella relazione fra i tre protagonisti.
Il terzo, come detto il più famoso all’estero, pur se tecnicamente ben realizzato, risulta noioso o, per gli amanti del porno, insufficiente. Per me il peggiore dei tre.
   
Frances (Graeme Clifford, USA, 1982)
Quills (Philip Kaufman, UK/Ger/USA, 2000)
Le placard (Francis Veber, Fra, 2001)
L’ultimo terzetto è molto vario, ma i film (elencati in ordine cronologico) possono accomunarsi con l’espressione senza infamia e senza lode.
Il primo è un biopic dell’attrice Frances Farmer la cui carriera, dopo una rapida ascesa, si concluse più o meno repentina a causa dei suoi comportamenti. Pare che la versione dei fatti presentati nel film siano stati oggetto di aspre contestazioni. Nomination Oscar per Jessica Lange protagonista e Kim Stanley non protagonista.
Quills ha qualcosa in comune sia con L'impero dei sensi che con Frances. Con il primo per parlare di rapporti sessuali poco convenzionali (anche se mostra molto meno) e con il secondo per voler narrare l’ultimo periodo di vita di De Sade (ma con pochi fatti reali e grande fantasia). La scadente sceneggiatura è tenuta in piedi dal notevole cast nel quale si distinguono il sempre affidabile Michael Caine e Geoffrey Rush (Nomination Oscar protagonista), mentre Kate Winslet e Joaquin Phoenix mi sono sembrati molto meno convincenti.
Le placard risulta forse il più piacevole, essendo una commedia di costume senza pretese. La finzione di essere omosessuale al fine di mantenere il posto di lavoro, scatena una serie di eventi divertenti, in parte esagerati, ma sostanzialmente plausibili … una buona critica di costume, basata sulla ormai radicata ossessione del politically correct.

Non ti preoccupare, ci penso io (considerazioni)

L’equivalente napoletano è l’ambiguo m''o vvec' je, proferito spesso da guappi, millantatori e imbroglioni, ma talvolta anche in modo rassicurante da persone serie che effettivamente risolvono un problema. Purtroppo, al giorno d’oggi questi ultimi sono sempre di meno, mentre dilaga la pessima abitudine di non portare a compimento gli impegni. 
Anche se il risultato è sostanzialmente uguale, ovviamente le cause possono essere ben diverse e alla fine (se non fossero chiare) non resta che chiedersi: “non ha saputo, non ha potuto o non ha voluto?”. 
Domanda spesso priva di risposta certa, che quindi mette in condizioni di dover scegliere fra qualità poco invidiabili da attribuire a chi non ha mantenuto gli impegni e di rovinare eventuali precedenti rapporti di fiducia.
Questo il motivo della presenza dell'immagine a sinistra: il pensatore (scultura in bronzo di Auguste Rodin, 1801 - esposta nel Museo Soumaya di Ciudad de Mexico).
Per mantenere un impegno sono logicamente necessarie tre contemporanee condizioni: volere, sapere e potere. La mancanza di anche una sola di esse comporta l’inevitabile mancato mantenimento della parola data. Di conseguenza, si delineano tre identità base, ciascuna delle quali può tuttavia unirsi ad un’altra o ad entrambe.

Ipocriti, falsi, persone in malafede
L’ha detto e ha convinto l’interlocutore (vittima), ma - pur potendo e sapendo cosa fare - già in partenza non ha alcuna intenzione di muovere effettivamente un dito a suo favore o si prefigge di ingannarlo con chiacchiere e azioni dilatorie. Spesso pregiudica diritti e interessi ed in alcuni casi non gli importa neanche di essere infine scoperto. Senza dubbio la tipologia peggiore.

Presuntuoso o (nella peggiore delle ipotesi) incapace 
promettono, anche in buonafede, ma non sa come portare a termine quanto garantito. Per i più manca la preparazione teorica e l’esperienza. Vorrebbe favorire “l’amico” … e non c’è nessuno e niente che in teoria glielo impedisca se non la propria incapacità.

Sprovveduto, sfortunato
Sa cosa fare e parte con le migliori intenzioni, ma si blocca davanti ad ostacoli (talvolta imprevisti e sorti successivamente) più o meno insuperabili. Questa tipologia (che quasi si fonde con la precedente) comprende anche quelli chiaramente in buonafede. In particolare, se l'impedimento sorge (imprevisto) dopo aver preso l'impegno, quanto più sia evidente la sua imponderabilità tanto meno potrà essere biasimato chi non è riuscito a mantenere l’impegno preso.

giovedì 5 marzo 2020

TREK 2020 e coronavirus … aggiornamenti sostanziali

Non cancelleremo alcuna uscita con la scusa del coronavirus, a meno che non ci sia una specifica ordinanza o disposizione di legge.

Mancano una quarantina di giorni al TREK 2020 e, oltre alle poche partecipazioni certe, cominciano a pesare anche le preoccupazioni per gli "effetti collaterali" del famigerato virus cinese, l’incertezza dei voli (per gli amici che dovevano venire dal Portogallo) e la sempre più frequente (cattiva) abitudine di pensare solo breve termine.
Capisco che non tutti siano in grado di prendere impegni a distanza di settimane, ma penso altresì che sia comprensibile che io non mi impegni ad organizzare trasporti e/o a facilitare convenzioni per alloggi di più giorni senza avere certezze e nemmeno buone probabilità di partecipazione.
In conseguenza di ciò, pur non rinunciando assolutamente alla settimana di Trek, tutte le decisioni saranno prese last minute e, tempo permettendo, fra sabato 18 e venerdì 24 aprile, riusciremo comunque a percorrere la ventina di km quotidiani previsti comunicando però itinerario e punto d’incontro dell’escursione all'ultimo momento, tramite questo blog, il mio sito giovis.com e FB Camminate.
In linea di massima le sette escursioni itinerari saranno confermate, ma variate al meglio e senza alcun ordine prestabilito, interessando comunque le mie aree preferite evidenziate in questo quadro d'unione. Qui lo trovate in versione interattiva e, cliccando nei rispettivi riquadri, potrete scaricare le mappe HD e memorizzarle sui vostri dispositivi in modo da poterle poi utilizzare offline anche quando saremo in zone senza copertura.
Non essendo più vincolati ai pernottamenti ad Agerola e Sant’Agata, saremo in grado di ottimizzare ancor di più i vari percorsi irrinunciabili. Per esempio, l’itinerario di trasferimento Bomerano - Colli previsto per mertedì 21 verrà probabilmente in parte incluso nel giro S. Maria del Castello – Capo Muro (deviazione facoltativa per Catiello) - Tre Calli – Bomerano – Sent. Dei – Nocelle - S. Maria del Castello e il resto dovrebbe far parte di una escursione lineare S. Maria del Castello – M. Comune – Colli – Marecoccola – Sant'Agata.
Similmente, visto che da poche settimane è stato percorso l’itinerario previsto per l'isola di Capri, potremmo cambiarlo a vantaggio di chi ha partecipato al controllo, mantenendo la parte di crinale, ma sostituendo la parte caprese con il sentiero dei Fortini Borbonici e utilizzando il Passetiello invece dell’Anginola. Per la Valle Ferriere alta e bassa si può prevedere un anello da Pogerola, mentre per Faito se ne potrebbe pianificare anche uno da piazzale funivia che includa anche il sentiero di Bandera, escluso dal precedente programma
Ricordo agli interessati che il TREK 2020 è “occasione di incontro tra escursionisti indipendenti e autosufficienti” è quindi ovvio che ognuno sarà libero di partecipare a quante e quali escursioni voglia o anche solo a parte di una di esse, potendosi aggregare al gruppo o lasciarlo in qualunque momento e in qualunque luogo … a suo piacimento. Ne consegue che ognuno è altrettanto libero di cambiare percorso, effettuare deviazioni e sostare quando vuole, camminerà con gli altri solo se vuole e gli fa piacere. Tuttavia, si consiglia a chi non conosce i percorsi o non si sente sicuro nella lettura della mappa e non vuole affidarsi al solo GPS (pratica sconsigliata) di seguire qualcuno che gli ispiri fiducia o che in teoria conosce ll percorso. 
Non a caso il IV Comandamento dei Camminanti (chi se mette pe’ mare, adda sape’ primma nata’) recita: Non trattandosi di "escursioni guidate", ognuno è responsabile della propria sicurezza e decide liberamente se seguire o meno chi lo precede e, se non si conosce l’itinerario, è opportuno non perderlo mai di vista.

In conclusione, è inutile che programmiate di andare a percorre un certo itinerario il tale giorno, perché la decisione verrà presa solo uno o due giorni prima, in dipendenza delle condizioni metereologiche e della convenienza dei trasporti, ove previsti. Considerate tutte le suddette incertezze, è ancor più fondamentale avere la capacità di camminare per una ventina di chilometri, anche con 1000 m di dislivello, ed essere indipendenti e autosufficienti per avere la possibilità di scegliere il meglio per ciascun giorno, a seconda della situazione.
Parafrasando la geniale, bellissima, opportuna e significativa frase che campeggiava sulla enorme parete dello sferisterio di Napoli (chi non ha fiducia non scommetta, essendo le combine del giorno) “chi non gradisce questo stile non partecipi”. 

Può sembrare tutto “strano”, ma noi FREE ci siamo sempre trovati bene così, ottimizzando le escursioni in corso d’opera, anche con cambi radicali.

EL INDIO 3: la nascita di un grande cineasta messicano

Dopo aver delineato il mese scorso la movimentata e avventurosa gioventù di Emilio Fernández e poi estrapolato alcuni eventi della sua successiva vita sentimentale, eccomi ad introdurre la sua vera carriera da cineasta. Giunto a Hollywood al seguito del feretro di Rodolfo Valentino (post El Indio 1) aveva cominciato a fare di tutto, dall'attrezzista alla comparsa, e così, stando sul set, apprese tanto quanto possibile "spiando" gli ottimi ignari maestri involontari come Cecil B. DeMille, John Ford e soprattutto Sergei Eisenstein che ebbe grande influenza su di lui, in particolare per l’innovativo stile di montaggio. La sua collaborazione con grandi nomi del cinema americano e della letteratura (p.e. Ford, Steinbeck e tanti altri, continua a leggere) sarebbe continuato negli anni ’40 e ’50.
Emilio fece la gavetta come attore apparendo in western non eccelsi come quelli diretti da John P. McCarthy (5 film con lui fra il 1930 e il '32, ma per i primi 4 uncredited). Tornò in Messico nel 1933 grazie ad un’amnistia del Governo, con la ferma intenzione di continuare la sua carriera cinematografica. Ma durante il primo anno dovette per lo più arrangiarsi lavorando in altri campi facendo il pugile, il tuffatore ad Acapulco, l’aviatore e il fornaio. Dopo aver partecipato a La Buenaventura (con Enrico Caruso jr., figlio del famoso tenore), ebbe un ruolo minore nel film Cruz Diablo, diretto da Fernando de Fuentes, fra i più famosi registi dell’epoca, e grazie a ciò fu subito ingaggiato per il suo primo film da protagonista (ovviamente nativo): Janitzio, (1935, diretto da Carlos Navarro, foto sopra, locandina sotto).
Continua a essere solo attore fino al 1942, quando dirige La isla de la pasión e Soy puro mexicano, ma il suo periodo d’oro inizia l’anno successivo con Flor silvestre e continua per tutti gli anni ’40, con una serie ininterrotta di successi: María Candelaria (1943), Las abandonadas (1944), Bugambilia (1944), Pepita Jiménez (1945), La perla (1945), Enamorada (1946), Río Escondido (1947), Maclovia (1948), Salón México (1948), Pueblerina (1948), La malquerida (1949).
Fra questi dovrebbe essere inserito anche The Fugitive (1946, USA) che co-diresse (uncredited) con il suo mentore e amico John Ford Il film era sostanzialmente messicano, essendo un adattamento di The Power and the Glory (romanzo di Graham Greene che si svolge in Messico), con le due star messicane dell’epoca Dolores del Rio e Pedro Armendáriz che affiancavano Henry Fonda. Per questo film il regista americano fu premiato a Venezia nel 1948, Festival che aveva già reso famoso El Indio che l’anno precedente aveva vinto l’International Award con La perla (con Nomination al Grand International Award per lo stesso film e per Enamorada), e l’anno precedente aveva ottenuto il Grand Prize a Cannes per María Candelaria (aka Xochimilco).
Contando sulle innumerevoli esperienze di vita vissuta come indio, soldato, rivoluzionario, emigrante e soprattutto spinto dal suo sentirsi messicano al 100%, i suoi temi preferiti furono la lotta fra peones e hacendados, fra poveri e ricchi, fra onesti umili lavoratori e sfruttatori o malviventi. Spesso si tratta di veri e propri melodrammi che il più delle volte vedevano protagonisti indigenas, o al più mestizos, con riferimenti a lotte di classe, machismo, razzismo, prepotenze dei latifondisti e dei loro scagnozzi. Non per niente era un figlio della rivoluzione.
Ed eccoci alla sua singolare collaborazione con John Steinbeck (Premio Nobel per la letteratura, autore di famosi romanzi molti dei quali poi adattati per il grande schermo come Uomini e topi, Furore, La valle dell’Eden). Lo scrittore americano, assiduo frequentatore della penisola della Baja California (Messico) aveva ascoltato lì questa la storia tradizionale della enorme perla e l’aveva riassunta in un paio di pagine. 
Insieme con Emilio la utilizzarono come soggetto per una molto più complessa e articolata sceneggiatura. A seguito del grande successo del film (protagonista il solito Pedro Armendáriz), in tanti chiesero a Steinbeck del romanzo originale ... che non esisteva! Lo scrittore si rivolse quindi di nuovo ad Emilio per delineare storia e personaggi in base a come il regista li aveva pensati per la versione cinematografica. Questo è il motivo per il quale troverete due date di uscita per il film (1945 e 1947) ed è comunque certo che il “romanzo” di Steinbeck fu pubblicato e pubblicizzato solo dopo l’uscita internazionale del film. Ernest Hemingway lo definì “un autentico poema epico …”. Per questo film al solito ottimo Gabriel Figueroa fu conferito il Golden Globe per la fotografia.

mercoledì 4 marzo 2020

Escursionisti, gente strana … almeno agli occhi di tanti

“Ma chi v’’o fa fa’?” è uno dei commenti/domanda più frequenti che gli escursionisti si sentono rivolgere, per lo più in senso bonario, quasi una presa in giro.
Ricordo perfettamente gli sguardi inquisitori e sbalorditi di chi una trentina di anni fa mi vedeva in pantaloncini da escursionismo (anche con temperature non proprio calde) avviarmi ad esplorare sentieri, da quelli a monte di Amalfi a quelli del Faito e poi fino all'estremità della Penisola Sorrentina. L’escursionismo di massa con i gruppi organizzati da tour operator stranieri sarebbe arrivato solo una decina di anni più tardi, alle soglie del nuovo millennio. Contemporaneamente si cominciarono a vedere anche gruppi più o meno estemporanei di camminatori locali con mentalità più easy going di quella professionale dei gruppi CAI (lo storico Club Alpino Italiano, fondato nel 1863), come fu per gli Escursionisti Lubrensi (poi trasformatisi in FREE) che si costituirono l’8 novembre 1999 in quel di Schiazzano.
Ricordo la volta in cui, dirigendomi verso San Nicola per un sopralluogo, poco dopo aver superato Sambuco (frazione di Ravello, e non S. Buco come era riportato sugli orari SITA …) una simpatica signora intenta a fare l’erba per gli animali mi chiese “addò jate? a scaccia’ ’e sierp?”, domanda giustificata anche per essere una tarda mattinata di una calda giornata di giugno. Poi la rividi guidando i miei primi gruppi inglesi e da allora avrà visto sempre più escursionisti passare di lì, senza più meravigliarsi.
Tutt’oggi, nelle località meno frequentate da escursionisti, c’è chi ci guarda con sguardo perplesso, e spesso chiedono “addò jate?”; a chi risponde e intavola una conversazione taluni poi suggeriscono mete e percorsi secondo loro sconosciuti a tutti o, al contrario, sconsigliano di andare perché non si passa più essendo tutto abbandonato.
Ai loro occhi (e per tanti altri), gli escursionisti in genere sono tipi quasi fuori di testa, per lo più detto in modo benevolo, per inerpicarsi anche fuori sentiero fino in cima alle montagne, casomai sotto un sole cocente o con cielo che minaccia pioggia. Oltretutto, nei decenni scorsi, anche gli abbigliamenti degli escursionisti, sempre più colorati e sgargianti, indossati da donne e uomini ben oltre i 50, hanno spesso attirato l’attenzione … in qualche caso suscitando quasi scandalo, ma ora nessuno si meraviglia più di niente.

Forse non hanno tutti i torti, ma a noi piace così e, dicendo noi, penso di interpretare il pensiero di molti. Essendo sempre pronto allo scherzo e all’autoironia, ho quindi realizzato (male, … malo mast’ songo e mali fierr tengo) questo schizzo che penso ben rappresenti l’opinione che molti hanno degli escursionisti e specialmente di quelli locali. Visione che - in modo ironico e chiaramente includendomi nel lotto - in buona parte condivido, in particolare per la nostra mancanza di coordinamento e coesione, pur avendo indubbiamente opinioni e obbiettivi sostanzialmente simili. Sono contento di includermi senz'altro nella banda ma, ovviamente, lascio la libertà a chiunque altro di dissociarsi. Tuttavia ricordo che uno dei Comandamenti dei Camminanti (già dei FREE, dal significativo titolo meglio ‘na mala jurnata ca nu malo compagno) sottolinea che: 
non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose.
Di conseguenza sono esclusi anche quelli che non sanno ridere di sé stessi.

domenica 1 marzo 2020

GPS, metri e piedi ... consigli dettati soprattutto dal buon senso

Ogni volta che c'è qualcosa di singolare in campo escursionistico, qualcuno mi contatta chiedendo lumi o invitandomi a segnalare a chi di dovere. Ieri ho ricevuto (da vari mittenti) la scheda dati riportata in basso, presumo pubblicata a corredo di descrizioni di escursioni vendute di come Sentiero degli Dei, anche se lo percorrono solo in parte limitandolo all’anello fra Colle la Serra e Cisternuolo.
Non so chi sia l’autore, né mi interessa appurarlo, il discorso che segue è puramente accademico considerato che errori simili sono ricorrenti in molti siti di escursionisti improvvisati. Tutto quanto vado a esporre deriva quindi da deduzioni e dalla discreta conoscenza che ho dell’area. Il motivo dell’invio è evidentemente l’esagerato dislivello, un assoluto sproposito. Spero che chi abbia pubblicato questi dati se ne sia già accorto e che abbia provveduto a rettificarli o che, se non si fosse ancora reso conto della castroneria, qualcuno provveda ad avvisarlo al più presto.
Chi ha notato l'errore ha ritagliato solo il tabellino (forse per non farne una questione personale e quindi è così che sta circolando fra le guide) e questo vado a commentare con beneficio di inventario, ma è verosimile che ad un certo momento sia stato effettivamente online. Affronto il tema dell’utilizzo dei dati ricavati da GPS e della loro in attendibilità in genere e torno ancora una volta delle unità di misura. Non dimenticate i pini oltre 5 metri di circonferenza che si troverebbero a Jeranto. Del resto anch'io ho più volte preso ad esempio schede dati da pagine di percorsi proposti su wikiloc o siti simili per evidenziare cattive prassi a prescindere dall’autore.
Visto il punto d’incontro proposto, è facile ipotizzare che la scheda si trovasse in una pagina web di qualche "nuova guida” dell’area sorrentina. Essendo appassionato di enigmistica, mi sono poi posto il problema dell'origine di tali valori. Qualunque escursionista con un minimo di esperienza sa che un dislivello di 1.000 metri è certamente impegnativo e, visto che mediamente si calcola un’oretta per ogni 350-400 metri, la sola andata avrebbe richiesto circa 3 ore e la discesa (con tale pendenza media, circa 31%) non sarebbe stata molto più veloce a meno di non rotolare a valle. A prima acchito avevo ipotizzato che non si trattasse del Sentiero degli Dei, ma di un’ascesa al Molare (cima oltre 1.000 metri più in alto di Nocelle) e quindi, aggiungendo i vari inevitabili saliscendi, diventava congrua la cifra di 1.161m, ma non mi sarei trovato con la distanza in quanto assolutamente insufficiente. Ciò è stato anche causato dalla difficoltà EE (per escursionisti esperti) del percorso. Strano in quanto il Sentiero degli Dei (CAI 327) è invece classificato E, quindi escursionistico. La classificazione è quella adottata dal CAI e se qualcuno volesse interpretarla differentemente dovrebbe almeno chiarire. Oltretutto, i presunti problemi dovrebbero trovarsi fra Cisternuolo e Nocelle, visto che l’anello restante è comune ai due itinerari proposti. Comunque, meglio così che leggere descrizioni che lo definiscono facilissimo e adatto a tutti.

A merito dell’autore si deve dire che almeno indica i valori assoluti dei dislivelli identici e non, come tanti altri che si limitano a copiare i dati del GPS, numeri diversi. Questa bestialità abbastanza comune deriva dalla nota inaffidabilità dei GPS in merito all’altimetria; sembra che molti non si rendano conto che per itinerari circolari o a/r partenza e arrivo coincidono e devono per forza avere la stessa quota, anche se il GPS, per un identico posto, registra una altitudine in partenza ed una diversa all’arrivo. 
Avendo redatto la scheda in inglese, l’autore dovrebbe decidere se usare il sistema metrico decimale (SI, per legge obbligatorio in Europa, UK compresa) o lo United States customary system (USCS). Oltre alle diverse unità di misura, sorge il problema della scrittura: nel primo ci sarà la , prima dei decimali e il . come separatore di migliaia, nel secondo si fa il contrario con la , come separatore di migliaia e il . prima dei decimali. Di conseguenza o si scrive 7.5 e 1,161 o 7,5 e 1.161. Tale incongruenza mi ha suggerito la probabile causa dell’errore, derivato dal riportare in metri un valore indicato in piedi … 1.161 piedi equivalgono a 354m circa, il che è più plausibile, anche se secondo me esagerato (ma è noto che i GPS producono profili seghettati anche lungo una salita continua). Similmente i 738 piedi di dislivello diventano 225m, anche questo valore plausibile ma come l'altro, secondo me, sovrastimato.
Le distanze sono invece corrette (con la dovuta approssimazione) considerato che, per consuetudine, le distanze superiori al chilometro si arrotondano ai 100m. L’escursionista vuole avere un'idea generale e non la precisione al metro (m e non ml, leggi questi due post: segnaletica3 e segnaletica4).
Morale: chi vuole trarre dati dal GPS deve stare molto attento a controllare che nella traccia non ci siano salti (a volte anche di parecchie centinaia di metri) derivanti da perdita di segnale, che il profilo non sia seghettato in modo eccessivo e anomalo (indice di una sopravvalutazione del dislivello complessivo) e che le unità di misura siano quelle giuste. Tra piedi e metri e miglia e chilometri c'è molta differenza e non è corretto né sensato fornire informazioni fasulle ai potenziali clienti.
Le guide che si propongono di lavorare con il pubblico americano dovrebbero essere abituati a convertire (almeno approssimativamente) metri in piedi e km in miglia e quarti di miglio, e non dovrebbero fare confusione. Per facilitare i calcoli si possono considerare 1.000 piedi per ogni 300 metri di dislivello e 400m per ogni quarto di miglio, 800m per mezzo e 1,6km per 1 miglio.
Chi è fra quelli che hanno litigato con la matematica già ai tempi della scuola e ora si fidano ciecamente della tecnologia è bene che stia ben attento a controllare quali tasti pigi, perché all’apparire di cifre fantastiche non se ne renderà conto e il fatto che vengano scritte sul display non lo giustifica.

Escursionisti, ricordate che esistono le mappe, che il GPS non è vangelo e che i dati vanno interpretati.  Se ai margini di errore del GPS aggiungiamo i nostri rischiamo di comunicare numeri al lotto.