venerdì 21 agosto 2015

La sottovalutazione dei rischi è causa di molti incidenti, ma non sempre

Non passa giorno senza che si legga di tanti incidenti, spesso fatali, derivanti da approssimazione, superficialità o stupidità. Qualunque sia il caso, una componente fondamentale va individuata nella sottovalutazione dei rischi, in quanto strettamente connessa. Anche se le valutazioni sono soggettive e i rischi sono strettamente correlati alle capacità e ai comportamenti di ciascuno di noi, sarebbe sempre opportuno prendere in considerazione avvertimenti e suggerimenti e rispettare i divieti che spesso sono ottimi consigli.
Quello che io reputo un sentiero facile, è uno scherzo per un trail runner ma pericolosissimo e faticoso per un inesperto totale. Io bevo poco e comunque porto sempre nello zaino la mia, seppur limitata, scorta d’acqua, ma i due francesi, appassionati di trekking e di viaggi, che ci hanno rimesso la vita e posto a rischio quella del figlio nel deserto White Sands (New Mexico, U.S.A.) avevano senz’altro sottovalutato il rischio. Anche in quel Parco, come in tutti i Parchi all’estero, c’era un chiaro avviso che descriveva possibili pericoli e forniva consigli per correrne il meno possibile. Fra l’altro si avvertivano i visitatori che facilmente nell’area si toccano i 40°, che praticamente non c’è ombra e che era fortemente consigliata una scorta di un gallone (circa 3,5 litri) d’acqua procapite. In base a quanto riportato, i tre erano partiti con un totale di due bottigliette l’acqua .... (notizia rainews)
Probabilmente anche a margine di questa notizia saranno spuntati i tanti commentatori anonimi che di solito sono assolutamente inesperti della materia e spesso insensati a prescindere (gli riconosco solo il buonsenso di non firmarsi per sottrarsi al pubblico ludibrio). Come a proposito dell’incidente mortale di un paio di giorni fa sul Sentiero degli Dei c’è stato chi ha addirittura suggerito di ribattezzarlo “Sentiero della Morte” e chiuderlo definitivamente, forse qualche americano di pari livello avrà proposto di recintare i deserti o sistemare un chiosco o un distributore automatico di bibite ogni miglio.
Qualcuno ha scritto che dovrebbe essere obbligatorio essere accompagnati da una guida e un altro mi ha detto personalmente che la guida, nel caso la signora caduta dal Sentiero degli Dei ne stesse seguendo una, doveva andare in galera! Queste sono persone che non hanno mai percorso né quel sentiero né altri. Equivale a dire che una guida turistica con al seguito varie decine di persone negli scavi di Pompei sarebbe responsabile della caduta di qualcuno dalle scale del Teatro o semplicemente da un marciapiede. Non è previsto né sta scritto da nessuna parte che le guide debbano tenere per mano i loro accompagnati (nel caso ne potrebbero portare solo due alla volta).
Un altro (sempre anonimo, ma bisogna riconoscere che esordisce così “Da profano penso ... ”) si contraddice da solo in quanto vuole “regolamentare senza divieti, senza proibizioni e senza negarlo a nessuno” (ma le regole includono divieti e condizioni ...). Inoltre propone un “patentino per gli escursionisti” e aggiunge: "il percorso lo possono attraversare solo i possessori dell’attestato", ma più avanti dice: "Per coloro che vogliono avventurarsi da soli, senza patentino e senza guida, sarà a loro rischio e pericolo."
In merito a tutto ciò, ripropongo lo scritto di Umberto Eco Un appello alla stampa responsabile
Tutti questi che parlano a vanvera non tengono minimamente conto del libero arbitrio e della capacità (per fortuna prerogativa della maggior parte delle persone di giudizio) di comportarsi con prudenza e sensatezza
Quelli che vorrebbero chiudere il Sentiero o richiedere patentini o indicare il sentiero come EE (per Escursionisti Esperti) dovrebbero intervenire anche per vietare la balneazione, chiudere le spiagge o almeno introdurre la “patente del nuotatore” viste le centinaia di annegamenti che si verificano ogni anno. Dovremmo chiudere subito le strade (considerati i tanti incidenti), le discoteche, non viaggiare in alcun modo in quanto aerei e treni sono egualmente a rischio. Che vita conducono queste persone? Non fanno niente oltre che “sparare cavolate” in rete o escono solo accompagnate da guide, esperti, consiglieri e body-guard?
Per rimanere in ambito territoriale nostrano e discettare di un argomento del quale so qualcosa, torno al Sentiero degli Dei e all’intervento di Nino Buonocore riportato in questo articolo di PositanoNews: Il sentiero degli Dei non è per tuttiIeri ho inviato un commento che però, pur non essendo offensivo, né pubblicitario, né illegale, debitamente firmato e oltretutto a sostegno di quanto dichiarato da Nino, non è stato pubblicato (voglio sperare per un disguido o una disattenzione). Ecco quanto non apparso:
“Concordo assolutamente con Nino, sia per quanto riguarda la parte relativa alla “tecnica escursionistica”, sia sul limitare quanto più possibile inutili passamano (all’inizio del Sentiero dal lato Nocelle ce ne sono addirittura due sovrapposti con un salto a valle di circa un metro!), sia sulle informazioni assolutamente superficiali e spesso errate fornite da persone che pur di “vendere” un servizio (taxi, guida o ristorante a fine passeggiata) mandano persone impreparate e non adeguatamente attrezzate allo sbaraglio, ed infine sul fatto che i per la progettazione di interventi di qualunque tipo sui sentieri DEVONO essere interpellati: Club Alpino Italiano, Guide Escursionistiche professionistiche,  Associazioni Escursionistiche locali. Anche se chi firma il progetto deve essere un tecnico, per le valutazioni dei pericoli, per l’individuazione dei passaggi da rendere più sicuri e per la segnaletica bisogna necessariamente ascoltare gli esperti delle succitate categorie.Giovanni Visetti, guida escursionistica professionista (vale a dire con partita IVA ed assicurazione) dal 1990 al 2013”
Non entro nello specifico in quanto, conoscendo il percorso, posso asserire con certezza che non è stata colpa del Sentiero degli Dei, e quindi sicuramente c’è stata una causa esterna e improvvisa, a me sconosciuta. Come si può giudicare se non si sa se la signora è scivolata, è inciampata, si è distratta e si è diretta nel vuoto, ha avuto un malore o un semplice giramento di testa con conseguente perdita di equilibrio? Corre voce che indossasse dei sandali ... se ciò rispondesse a verità, sarebbe solo indizio di leggerezza e la si potrebbe biasimare (seppur tardivamente) se questa fosse la vera causa della caduta, in quanto neanche i migliori scarponi da montagna l’avrebbero salvata dal malore o da una pietra caduta dall’alto. 
Ribadisco che la prudenza e la sensatezza possono senz’altro evitare alcuni problemi a noi e agli altri ma non sono garanzie assolute. Non serve a niente limitare la libertà di scelta, è solo opportuno avvertire (anche se nella maggior parte dei casi uno ci potrebbe e dovrebbe anche arrivare da solo) e poi ognuno dovrebbe valutare, analizzare, scegliere cosa fare o come agire tenendo conto delle proprie capacità e abilità e, infine, assumersi le proprie responsabilità per danni causati a terzi o a sé stessi (se ancora in vita) senza cercare altri capi espiatori.
Si potrebbe continuare all’infinito sul tema della sottovalutazione dei pericoli interpretando la sfilza di incidenti che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso o prudenza. Nelle ultime settimane ho letto di un paio di persone uccise da “pistole scariche” e, per continuare su temi da poco trattati, bambini sfigurati per essere stati messi a contatto con cani molto più grossi di loro e potenzialmente pericolosi, e altre due persone sono morte a causa di “incontri ravvicinati” con cinghiali (nei confronti dei quali non si prendono ancora provvedimenti nonostante siano arrivati anche a Roma!).

In montagna e sui sentieri in genere si deve andare attrezzati e preparati, sia fisicamente che mentalmente, tuttavia ciò non mette al riparo gli escursionisti dall'imprevisto ... anche le migliori guide alpine talvolta muoiono nel corso di un'escursione. 

martedì 18 agosto 2015

Torna il bollettino "Percorribilità dei sentieri"

L’ass. al Turismo e il del. alla Sentieristica del Comune di Massa Lubrense, preso atto delle mie numerose e puntuali comunicazioni in merito alla transitabilità dei sentieri e dei danni causati dai recenti incendi (con post, foto e video), mi hanno formalmente chiesto di tenere costantemente aggiornate tali notizie. Avendone già discusso, ho quindi accolto con piacere tale istanza ed entro questa settimana elaborerò una pagina che poi provvederò ad aggiornare ogni qualvolta verrò a conoscenza di situazioni di potenziale pericolo o anche semplicemente di difficoltà di transito. In sostanza replicherò quella del mio sito che già vari anni fa riportava non solo allo stato dei sentieri del Progetto Tolomeo (Massa, Sorrento e Sant’Agnello), ma anche ai più frequentati dei Monti Lattari (Sentiero degli Dei, Valle delle Ferriere, Faito, ...).
Per essere quanto più affidabile e rapido possibile, non conterò solo sui sopralluoghi effettuati personalmente , ma anche e soprattutto sulle segnalazioni che le guide escursionistiche, miei ex-colleghi che quotidianamente percorrono i sentieri turisticamente più interessanti, porteranno alla mia attenzione. Non disdegnerò, ovviamente, le comunicazioni che gli escursionisti dei vari gruppi della penisola e costiera vorranno mandarmi in quanto sono sicuro che comprenderanno il mutuo beneficio e potranno trarre vantaggio da tale sorta di bollettini. Essendo disponibile in rete (pdf stampabile in formato A4), Pro loco, Uffici turistici e addetti del settore accoglienza potranno sempre fornire informazioni aggiornate e affidabili ai tanti escursionisti che torneranno a percorrere i nostri sentieri a partire da settembre.
La stessa missiva del Comune comprendeva anche la richiesta di poter divulgare notizie in merito alle mie escursioni e ricognizioni programmate in modo da consentire, a chi fosse interessato, di seguirmi al fine di approfondire la conoscenza del territorio senza configurarle come “escursioni guidate”. Con piacere ho risposto in modo positivo anche a questa in quanto è sempre stata mia abitudine condividere quel poco che so con persone interessate ed autosufficienti. E qui vengono le dolenti note ...
Ho già scritto più volte in merito a responsabilità e autosufficienza e chi ha letto anche solo qualcuno di quei post ben sa che sia quando negli anni passati andavo in escursione per puro diletto sia ora che non sono più guida escursionistica chi mi segue lo fa per sua libera scelta ed è l'unico responsabile di sé stesso. Per ribadire il concetto, con un tocco ironico (forse anche sardonico e sarcastico) ho preparato un avviso sulla falsariga dei due più noti comandamenti del decalogo FREE (Free Ramblers, Escursionisti Epicurei) che qui riporto:
CHI SE METTE PE’ MARE, ADDA SAPE’ PRIMMA NATA’ * Durante le escursioni sei l’unico responsabile della tua sicurezza, non ci sono "guide" ufficiali anche se c'è sempre chi (forse) già conosce il percorso e comunque sei tu che decidi se seguirlo o meno. Considerato che chi ti precede non si volterà per vedere se sei in difficoltà, non perderlo mai di vista. ZOMPA CHI PO’ DICETTE ‘O RANAVUOTTOLO * Considerato che alcune delle nostre escursioni vengono giudicate faticose dai nuovi adepti o aggregati occasionali, è opportuno che questi, prima di partire, si informino circa lo stato dei sentieri, la durata dell’escursione, la lunghezza del percorso, i dislivelli da affrontare e le eventuali difficoltà.
Avviso (da leggere attentamente, comprendere e prendere molto sul serio)
Chi deciderà di seguirmi durante i miei sopralluoghi allo scopo di approfondire la propria conoscenza dei siti, stradine, viottoli, mulattiere e tracce che costituiscono elemento di interesse per gli escursionisti dovrà essere conscio che io non sarò la sua guida, ma penserò a scattare foto od effettuare riprese, considerare potenziali pericoli, rimuovere vegetazione invadente, sistemare qualche pietra instabile e via discorrendo.
Essendosi presentato spontaneamente in orario al luogo di ritrovo, l’escursionista è chiaramente in grado di intendere e di volere e, se non lo fosse, i responsabili sono quelli che lo hanno lasciato arrivare fin lì. A maggior chiarimento, rammento agli eventuali partecipanti che nel corso dell’escursione potranno rischiare di
  • essere colpiti da droni, aeromobili, satelliti (interi o pezzi di essi) e meteoriti, automezzi fuori controllo, o altri oggetti inclusi macigni, sassi, alberi o rami
  • incappare in incendi (in corso o improvvisi), frane, smottamenti, terremoti, eruzioni, tsunami, tormente, valanghe, slavine, tornado, blizzard, grandinate, alluvioni, esondazioni, caduta di fulmini o saette
  • trovarsi coinvolti in atti terroristici, manifestazioni politiche, scioperi, rivoluzioni, colpi di stato, attentati dinamitardi
  • subire attacchi da parte di fauna selvatica o rinselvatichita (cinghiali, orsi, lupi, cani, serpenti, tafani, mosche cavalline, sciami di api o vespe – sia con ruote che con ali -, oche, galline, o altro), cani padronali o randagi, furetti, iguana, rinoceronti, orsi polari, jatte fureste, minolli, rostocchi e ogni altra specie del regno animale capace di causare danno fisico o psicologico
  • subire aggressioni da parte di lunatici, folli, pazzi, individui sotto l'effetto di alcool o stupefacenti, dementi, criminali, persone fuori controllo
  • venire a contatto con rovi, ortiche, piante urticanti, spinose e velenose

     
Alla luce di tutto quanto appena esposto, comunico che le prossime uscite per ricognizione, segnatura e piccola manutenzione saranno:
  • Marecoccola, mercoledì 19 agosto, ore 8.00 da Torca
  • Giro di Santa Croce, giovedì 20 agosto, ore 7.00 da Termini

sabato 15 agosto 2015

Integrazioni ai post precedenti (incendi e animali pericolosi, ma protetti)

Incendi in Penisola Sorrentina
Ho pubblicato le foto dello sconfortante e deprimente paesaggio di parte del Sentiero delle Sirenuse e delle pendici meridionali di Monte San Costanzo.
Entrambe gli incendi si sono protratti per molte ore. Infatti, nonostante l'impegno di uomini e l'ausilio di Canadair ed elicotteri, non si riuscì ad estinguere del tutto il fuoco non essendo possibile un intervento meticoloso data la particolare natura del terreno e della vegetazione. In particolare, queste foto mostrano come il fuoco possa rimanere sotto la corteccia di un pino e dopo varie ore, con l'aiuto di una semplice brezza, re-innescare le fiamme. (foto scattate alle 15.13)
   
Potete anche confrontare le immagini del video della passeggiata mattutina (nel quale si vedono entrambe i sentieri a valle del radar" (a sud) ancora non raggiunti dalle fiamme) con le foto scattate nel pomeriggio che mostrano come nel corso della mattinata il fuoco li abbia superati entrambi giungendo fino alla recinzione. 


Prima di proporvi alcuni articoli di cronaca apparsi su quotidiani nazionali dopo il mio post dell’8 agosto, e prima che qualcuno commenti a sproposito, ribadisco che non ce l’ho con i cani, né con chi li detiene in modo corretto ed appropriato e che apprezzo chi ne ha cura. Egualmente non ho niente contro i cinghiali, solo critico chi ha contribuito a creare una situazione di emergenza e non fa niente per porvi rimedio, anzi ostacola chi ci prova.
     
Cani mordaci (che possono procurare danni molto seri)
Uno degli articoli di seguito linkati riporta una sfilza di incidenti simili scelti fra quelli che arrivano alla stampa, quindi elenco parziale. Ma tutti questi eventi devono pur avere qualche punto in comune ... ci deve essere qualcosa che non va. Certamente esistono varie concause e oltre ai proprietari “poco attenti” (solito eufemismo) penso che quelli che fanno giocare i propri figli con cani di razze potenzialmente pericolose, privi di museruola, siano dei veri irresponsabili e avranno molto da rimproverarsi per il resto della loro vita (se hanno un minimo di coscienza). 
Sottolineo che questi sono tre casi avvenuti in soli 4 giorni, dopo la pubblicazione del mio post. I tanti cinofili civili e responsabili dovrebbero far sentire la loro voce su questo tema, sulla mancanza di controllo e di educazione in particolare per specie di grossa taglia, sul mancato rispetto dell'obbligo di microchip, sul fatto che pochi raccolgono quello che i loro cani lasciano sui marciapiedi o sulle spiagge (per fare qualche esempio) e non lamentarsi quando poi qualcuno li critica (seppur ingiustamente) facendo di ogni erba un fascio.

Fauna selvatica fuori controllo
Si parla di nuovo di cinghiali ed in particolare quelli del Parco del Cilento. Qualcuno ha valutato che ormai in Campania ce ne siano circa 2.000.000 (due milioni) che, pur causando molti danni, sono "intoccabili" come in gran parte delle altre regioni. Il Sindaco di Ottati ne aveva autorizzato temporaneamente la caccia, ma è stato subito attaccato dal WWF e bloccato dal Prefetto. Quindi tanti continueranno a subire danni, pochi saranno risarciti per l’effettivo valore, comunque tutti pagheremo (denaro pubblico) e non ci resta che sperare che almeno non ci scappi qualche altro morto.

venerdì 14 agosto 2015

Restano pochi giorni ... e pochi sentieri intatti

Prima di avere il tempo di editare e pubblicare le foto relative ai danni dell'incendio della Malacoccola del week-end scorso e a quelli alla pineta del giorno dopo, si deve registrare ancora un altro rogo, che ha causato danni forse addirittura maggiori.
Pare che stavolta non siano stati i soliti piromani ad appiccare il fuoco, ma un nutrito gruppo di persone (si dice una trentina) che avevano pensato bene di andare a fare una grigliata sul Monte e, come se non bastasse, hanno portato anche fuochi artificiali. Indipendente dalle cause e dalle responsabilità, la realtà è che al momento quasi tutti i sentieri della Penisola Sorrentina sono danneggiati o hanno perso parte del loro fascino. I panorami sono quello che sono, ma la gariga completamente bruciata ai lati dei sentieri, tanto per usare un eufemismo, non entusiasma.
Per di più il circuito delle Sirenuse, nel tratto più pendente del sentiero a sud-ovest del Pizzetiello, è ora un po’ più scomodo e richiede attenzione. Infatti, buona parte degli scalini in legno e della staccionata/passamano in pali di castagno è andata a fuoco. La cosa peggiore, come sostengo da anni e molti la pensano come me, è fornire una falsa sicurezza o un’illusione di sicurezza. Ringhiere e balaustre mal fissate o che non tengono, scalini pronti a rotolare a valle insieme con un escursionista un po’ più pesante sono di gran lunga più pericolosi di tratti esposti senza alcuna protezione o di discese sterrate, seppur ripide, senza scalini. Per mia esperienza gli incidenti avvengono a seguito di calo di attenzione e concentrazione. La maggior parte, oserei dire quasi tutte, le “storte” (distorsioni o slogature) sofferte dalle persone che accompagnavo sono state sofferte nei centri abitati, lungo la strada fra Nocelle e Montepertuso, o situazioni simili. Allo stato attuale sconsiglierei a persone con passo poco sicuro di percorrere la discesa dal Pizzetiello, mentre non ci dovrebbero essere problemi in senso inverso.
    
In previsione dell’inizio della seconda parte della stagione escursionistica (settembre e ottobre) mi sento di suggerire e quindi sollecitare Amministrazioni, Pro Loco, Aziende del Turismo, guide e gruppi escursionistici a fare qualcosa al più presto per limitare i disagi.
A partire da est:
* senz’altro un minimo di manutenzione e ripristino della suddetto tratto è piuttosto urgente e anche se non sono possibili interventi definitivi, almeno si dovrebbe bonificare il sentiero da scalini e passamano che non reggono (foto in alto a sx)
lungo tutto il tratto fra Pizzetiello e castagneto sul pianoro lato Torca dovrebbe essere evidenziata la segnatura in quanto in mancanza di un evidente “passaggio fra i cespugli” (come fino alla settimana scorsa) basta mancare un segnavia e ci si ritrova in mezzo a rocce e mille tracce apparenti (foto in alto a dx)
dal’incendio nella parte sud della pineta non consegue alcun impedimento
quanto detto per il CAI300 a valle del Pizzetiello vale anche per il tratto Nerano – San Costanzo, andato completamente a fuoco il 13 agosto (foto in basso)

il Giro di Santa Croce dovrebbe essere al più presto segnato in quanto resta praticamente l’unica valida (e al momento ancora piacevole) alternativa al circuito di Athena, interdetto fino a fine anno in conseguenza dei lavori su via Campanella.

Restano solo due settimane prima che le guide e i tour leader dei walking o hiking tour ricomincino a frequentare con regolarità i sentieri della Penisola Sorrentina. 
Non c’è molto tempo per tentare di salvare il salvabile.
Allo scopo di evidenziare lo stato dei luoghi, a breve editerò e pubblicherò una serie di foto del Sentiero delle Sirenuse e una delle conseguenze dell’incendio di Monte San Costanzo, che troverete qui, e nei prossimi giorni tornerò sui sentieri interessati dagli incendi per scattare ulteriori foto e valutare meglio la situazione. Invece é già online il video del Giro di Santa Croce del 13 agosto che si conclude con le immagini dell’incendio ancora in corso.

martedì 11 agosto 2015

Purtroppo penso che non lo vedremo ...

Qualche giorno fa sono andato a Montepertuso nel tardo pomeriggio e ne ho approfittato per scattare qualche (ennesima) foto del pertuso, vista anche l’illuminazione molto invitante. Trovandomi nei pressi della Fontana Vecchia, con quella posizione del sole e da quella prospettiva il neo-pertuso che si sta formando alla stessa quota di quello storico, a sud di esso, quindi lato mare, sembra essere in ottimo stato di avanzamento. I più attenti avranno notato che in effetti il secondo pertuso è già formato anche se sulla parete est di Monte Gambera la cavità è ancora molto piccola. 

Chiunque provenga da Nocelle lungo la strada per qualche centinaio di metri può osservare un piccolo punto luminoso (il cielo) a sinistra del pertuso, più o meno alla quota della sua parte superiore. Questa è l’evidenza che la grande cavità molto ben visibile per chi sale da Positano è già un traforo a tutti gli effetti e non una semplice grotta come sembra adesso (foto in basso). 
Sarebbe certamente affascinante poter ammirare una situazione come quella proposta nella (molto poco scientifica) ipotesi mostrata nella foto iniziale. A parte il fatto che non è prevedibile con certezza come si svilupperà il secondo pertuso, c’è da considerare che mentre vento e pioggia lo amplieranno, allo stesso tempo dovrebbero avere simili effetti sul pertuso attuale seppur con tempi diversi. Potrebbe dunque accadere che prima che il secondo raggiunga dimensioni simili a quelle del primo, questo – come la maggior parte degli archi – dovrà soffrire il crollo della sua volta a causa del suo inevitabile assottigliamento. 
E allora invece di avere un paio di occhi che vigilano sui ripidi pendii positanesi si potrebbe creare una scenografia non meno affascinante di questo tipo.
Ripetendo il titolo di questo post, purtroppo – qualunque possa essere lo sviluppo geomorfologico – non lo potremo vedere in quanto ci vorranno migliaia e migliaia di anni, ma fantasticare non costa niente e può anche essere piacevole e divertente.

sabato 8 agosto 2015

L'animalismo scriteriato è dannoso, per tutti

Qualcuno potrà storcere il naso, molti mi biasimeranno ancor prima di leggere questo post (e forse non lo leggeranno affatto), ma quelli di buon senso probabilmente condivideranno varie delle mie osservazioni. La materia è talmente vasta e complicata, piena di considerazioni morali, legali, etiche e antropologiche che è impossibile trattarla approfonditamente in un post come questo che ha la sola funzione di fornire alcuni spunti di riflessione, divagando dal problema della fauna selvatica. Infatti è conseguenza dal tragico evento di stamattina che ha causato la morte di un uomo ed il ferimento della moglie.
 Leggi gli articoli su La Stampa, La Repubblica, il Corriere
In breve, a detta della signora, l’uomo era uscito con i cani dalla sua casa nei pressi del Parco della Madonie (Sicilia) quando è stato attaccato da un branco di cinghiali che gli hanno procurato varie ferite in seguito alle quali è deceduto. Pare che volesse proteggere i cani, ma penso che questi, saggiamente, non avrebbero affrontato i suidi e si sarebbero limitati a continuare ad abbaiare. Probabilmente se fossero rientrati tutti in casa avrebbero fatto molto meglio, ma dovrebbe essere permesso difendersi da queste non rare invasioni anche se per fortuna non tutte con epilogo tragico.
Nonostante gli attacchi ad umani non siano tanto sporadici se si considerano anche quelli portati da altri animali pericolosi (orsi, lupi, cani rinselvatichiti, ultimamente addirittura gabbiani!) nessun ente riesce a prendere le dovute contromisure a causa, o facendosi scudo, della solita tecnica dello scaricabarile. Appena qualcuno avanza proposte in tal senso (ricordate che spesso oltre ai danni fisici alle persone ci sono anche ingenti danni alle colture e agli allevamenti) i movimenti ambientalisti e animalisti, che spesso tutto sono fuorché tali, scatenano il solito putiferio.
Certamente qualcuno ha avuto la brillante idea di reintrodurre specie potenzialmente pericolose o dannose e qualcun altro, o addirittura gli stessi,  
geni della corrente di pensiero del protezionismo a tutti i costi anche a discapito di altre specie o di umani, si è poi battuto per salvaguardarle. Come si può pensare di immettere razze di animali, talvolta neanche autoctone, senza prevedere alcun controllo e ben sapendo che non ci sono specie predatrici? Ricordo, per esperienza diretta, che già nel 2001 a Caprera (Sardegna) esisteva il problema con centinaia di esemplari ibridi che si aggiravano tranquillamente (loro) nei villaggi turistici e per le strade causando non pochi incidenti. Emblematico è stato anche il problema per l’isola d’Elba (potrete trovare tante notizie in merito) dove, dopo anni di polemiche, tutti dovettero rendersi conto che:
L’eccessiva presenza di cinghiali infatti è ritenuta responsabile di seri danni alle produzioni agricole, incidenti stradali e inconvenienti vari agli abitanti dell’isola ed ai turisti, e di una consistente diminuzione della biodiversità complessiva del territorio.
Stamane Masini (Coldiretti), in riferimento all’incidente in Sicilia, ha dichiarato: ''Il ministero dell'Ambiente non ha mai preso atto dell'emergenza, la situazione della fauna selvatica è completamente fuori controllo, e i raccolti agricoli ne fanno le spese nel silenzio generale.” E ciò nonostante nella solo provincia di Siena siano stati abbattuti 70mila cinghiali. 
Ma se una volta si veniva addirittura pagati per l’eliminazione degli animali più dannosi o pericolosi, oggi si è giunti al punto che chi colpisce un cane che si accinge a morderlo, viene immediatamente denunciato e sanzionato.
La colpa non è certamente del cane, del cinghiale, del lupo o dell’orso, ma di chi ha creato questo sistema nel quale chi grida di più ha ragione e la tolleranza buonista salva gli animali a discapito degli umani. Esempio molto semplice: tanti azzannamenti da parte di cani potrebbero essere evitati se i proprietari degli stessi rispettassero le leggi tenendo sempre i loro amici al guinzaglio in luoghi pubblici (in alcuni casi è previsto anche l’obbligo di museruola). Proprio per questo motivo, a dire la verità, non mi fanno tanta pena quelli sbranati dai propri cani, ma certo i loro figli, parenti o ospiti che subiscono lesioni avrebbero qualcosa da ridire.
Purtroppo gli interessi sono enormi in particolare nel campo della cinofilia. Fate caso al numero impressionante di pubblicità nelle quali compaiono cani, anche quando non hanno alcuna relazione con il prodotto reclamizzato. Ricordo che ci fu una polemica su un film italiano moderno nel quale il protagonista andava in Vespa senza casco, ma nessuno protesta per le tante volte in cui appaiono i cani tenuti liberi in auto, casomai affacciati al finestrino. Non c’è giorno in cui sulle prime pagine dei giornali online non ci sia qualche breve notizia o immagine di cuccioli, “cani eroi”, ecc. Il solo cibo per cani muove milioni di Euro, poi ci sono gli accessori, gli addestratori, gli psicologi, i "parrucchieri" e chi più ne ha più ne metta.
La strenua difesa dei cinghiali delle Madonie vale la morte di Salvatore Rinaudo che, è necessario sottolinearlo, era nei pressi di casa sua, non andava a caccia di cinghiali e forse è morto per difendere altri animali (i suoi cani)? Cosa si fa per controllare la fauna selvatica? e di concreto per limitare il randagismo? Più o meno niente e quando si fa qualcosa spesso è solo una copertura per distribuire soldi a persone che dei cani non si prendono alcuna cura. 
Perché nessuno protesta contro quelli che insensatamente e inutilmente uccidono i serpenti e raramente si parla dei gatti uccisi dai cani con il tacito consenso (e purtroppo talvolta soddisfazione o vanto) dei padroni di questi ultimi? Perché nessuno protesta per il commercio (più o meno alla luce del sole) di tante specie protette? Si protesta per i canili (quei pochi che esistono) che hanno gabbie troppo piccole, ma avete mai notato le dimensioni di quelle dei negozi di animali? Nel mio tipo di animalismo ideale non si dovrebbero avere animali da compagnia, gli animali dovrebbero godere della compagnia di loro simili e vivere in libertà e non essere trastullo o giocattolo, oltretutto ahimè spesso usa e getta
Ci sono persone che si farebbero uccidere (come nel caso di Cefalù) per difendere i propri animali e pensano di trattarli benissimo, ma sono proprio sicuri che i pappagallini siano contenti di stare in gabbia e i criceti di correre in tondo e i pesciolini nuotare in un mare di un paio di litri d’acqua? Per non parlare di quelli che hanno iguana, serpenti esotici, camaleonti, tutti rigorosamente single, fuori dal loro habitat ed in spazi ristretti.
Concludo sottolineando che non uccido animali per divertimento e non ne posseggo, mi limito ad osservarli e fotografarli. Per quanto possibile, “proteggo” tutti gli animali che non siano pericolosi o oltremodo molesti. Per essere ancora più chiaro, non uccido ma faccio gentilmente uscire i tanti che passano per casa mia senza dare alcun fastidio (lucertole, ragni e altri insetti di grosse dimensioni) ed elimino solo zanzare e simili, con le formiche ci provo, ma è una guerra persa (parecchi ne sanno qualcosa). 
Infine avviso sempre le persone che bazzicano nel mio giardino che lì ospito un bel biacco (Coluber viridiflavus, serpente nero INNOCUO spesso erroneamente chiamato biscia) e intimo loro di non dargli il minimo fastidio, pena una legittima denuncia. 



Ho avuto la fortuna di incontrare i due biacchi della foto in alto in fase di accoppiamento lungo un sentiero della Valle delle Ferriere. Ovviamente non li ho disturbati limitandomi a fotografarli.

giovedì 6 agosto 2015

In giro per il West: parchi e non solo

Come accennato nel post di qualche giorno fa relativo ai viaggi in auto negli U.S.A. ho attraversato il West due volte, verso fine novembre 1985 in direzione California, lungo la US 8 parallela al confine con il Messico e nell’aprile 1986 più a nord tornando all’est. Al termine del mio lungo soggiorno a Eugene, OR sono tornato in bus a Los Angeles per ritirare una Toyota Celica dell’82 da portare in Ohio, a Cleveland e non Cincinnati come scritto (a memoria) nel post precedente. Questa volta ho fatto più turismo visitando due dei luoghi più famosi non solo del West, ma di tutti gli Stati Uniti: Las Vegas, NV e Grand Canyon, AR.
Come ho spesso raccontato ai miei amici, vivendo o semplicemente viaggiando negli USA si ha la netta impressione di essere calati in un film, ci si sente presto a proprio agio sapendo quasi sempre cosa fare o cosa succederà a breve. Anche chi non ama andare al cinema ha senz’altro visto tanti film e migliaia di ore di serial e telefilm in televisione ed in particolare in luoghi simbolo come New York o le strade del West che si perdono all’orizzonte si vive in uno stato di continuo déjà-vu
Ovviamente, appena giunto a Las Vegas, NV, mi sono diretto alla famosa strip, la strada principale sulla quale si affacciano tutti i locali e casinò più famosi (foto a sin.). Ho cominciato a visitare tutti i più famosi e i personaggi (per lo più avanti con gli anni ed in sovrappeso) appollaiati su sgabelli di fronte alle slot-machine, con al lato enormi secchielli pieni di monete sembravano proprio essere usciti da un film. Dopo la notte passata fra i casinò di Las Vegas raggiungendo una vincita massima di 69$, saggiamente mi accontento di 60$ e alle 3.30am del 19 aprile 1986 riparto in direzione Grand Canyon, AR. Mi fermo a dormire qualche ora in macchina per strada e finalmente arrivo al South Rim nel primo pomeriggio. Dopo aver preso le necessarie informazioni e consultato la cartina mi sono avviato di buon passo (molto buono ...) verso il fondo del canyon, scendendo di un migliaio di metri e risalendo prima che facesse buio. 
Le immagini in questo album Google non rendono assolutamente giustizia alla bellezza del posto, derivando da scansioni di diapositive non in ottime condizioni di circa trent’anni fa, tuttavia penso che rendano l’idea degli spazi e dei colori.
Non penso che il Grand Canyon abbia bisogno di presentazioni particolari, vi ricordo solo che nel tratto più profondo il Colorado scorre oltre 1.500m più in basso dell’altopiano. I sentieri che vengono presentati come “ripidi” e quindi sconsigliati in salita sono molto migliori dei nostri e direi assolutamente non ripidi. Per esempio il South Kaibab Trail, il più ripido, ha un dislivello di 1.480m distribuito su una lunghezza di 10,1km, per una pendenza media inferiore al 15%. Quindi anche chi lo vorrà percorrere nei due sensi nella stessa giornata dovrà sobbarcarsi una escursione di poco più di 20km con meno di 1.500m di dislivello. Per fornire un termine di paragone ai frequentatori dei Monti Lattari, sottolineo che l’ascesa MontepertusoForestaleConocchia ha un dislivello di quasi 1.000m, ma in soli 4km circa, con una pendenza media di poco inferiore al 25%. Quindi la “passeggiata” lungo il largo sentiero zigzagante che si vede in varie foto è più che fattibile, ma state molto attenti alle temperature e ricordate che non c’è acqua. Info qui www.nps.gov/grca/index.htm
   
Il 20 poi, dopo essere passato attraverso la Monument Valley (al confine fra Utah e Arizona, foto in alto), ho visitato un parco molto meno conosciuto: Mesa Verde NP, CO. Il suo maggior interesse non è l’ambiente naturale, seppur notevole, bensì l’archeologia. Infatti, nelle caratteristiche cavità naturali dell’area i native americans avevano costruito un villaggio rupestre di notevoli dimensioni che fu abitato dal VII al XIV secolo. Info qui www.nps.gov/meve/index.htm
Escursionisti ... nel SW ci sono decine e decine di parchi splendidi, solo per citarne qualcuno: Bryce, Zion, Escalante, Death Valley, Canyonlands, Arches, Petrified Forest, Saguaro, Joshua Tree. Sono per tutti i gusti, per tutte le gambe e per tutte le stagioni ... se siete abbastanza avventurosi e ne avete la possibilità, non ve li perdete!

lunedì 3 agosto 2015

Discesa delle Gorges de l’Ardèche in canoa

L’Ardèche è un corso d'acqua tributario del Rhône  (Rodano) e fra Vallon Pont d’Arc e Saint Martin d’Ardèche scorre tortuosamente in un profondo canyon, oggi parco nazionale, e attraverso un arco naturale. 
L’area è frequentatissima sia per la balneazione che per il trekking, ma soprattutto è la destinazione più famosa per canoisti di ogni ordine e grado. Il percorso è lungo (ma si può anche percorrere solo in parte), più che bello, a meno di portata d'acqua eccessiva non troppo complicato o rischioso, divertente e, importantissimo, logisticamente molto ben organizzato. 
Ci sono decine di imprese (che possono anche assistere per l’alloggio) che per meno di 30 Euro in alta stagione, poco più di venti in bassa, vi forniranno non solo una canoa o un kayak a vostra scelta, ma anche il trasferimento fra punto di arrivo e punto d’imbarco. A questo proposito, a quelli che si vorranno cimentare in questa indimenticabile discesa, suggerisco di noleggiare l’imbarcazione a Saint Martin (a valle). Pur trovando un po’ più di traffico lungo il fiume (quelli che prendono la canoa a Vallon partono mediamente prima) avrete l’enorme vantaggio di poter riconsegnare la canoa appena arrivati ed andare subito a fare una doccia calda, fatto importante considerando che vi sarete bagnati e che il sole va via presto. Gli altri dovranno aspettare i ritardatari arrivino, che il pulmino si riempia, che tutte le canoe siano sul carrello a traino e infine quasi un’ora di strada ...  Sono proposti un gran numero di pacchetti dalle mini discese fino a tre giorni con bivacco attrezzato lungo la riva del fiume.
    
Tornando alla perfetta organizzazione, faccio presente che già 30 anni fa si poteva comprare un’ottima e dettagliatissima cartina dell’Ardèche (impermeabile e indistruttibile!), venivano forniti bidoni o sacche stagne per portare con sé cibo, panni asciutti e macchina fotografica, e pur essendo epoca pre-digitale all’arrivo (sul greto dove si approdava per recupero imbarcazioni) si trovava la propria foto a colori 20x25 già stampata, scattata al passaggio di una delle rapide più spettacolari.
   
Le oltre 50 rapide attraversate da chi faceva l’intero percorso (32km) erano classificate in tre categorie: portante, sportiva, tecnica che molto vagamente corrispondevano alle ufficiali di primo, secondo e terzo grado. Queste ultime, a mia memoria, erano tutte evitabili sbarcando a monte di esse e re-imbarcandosi a valle. Sulla già menzionata carta erano indicate con un cerchietto nero e al lato c’era un ingrandimento con dettaglio degli scogli, giri di corrente, pietraie, rotte suggerite. Ogni rapida ha il suo nome, le più famose e temute erano Le CharlemagneLes Troix EauxLe Dent NoirLa ToupineLe Grand Gour 
e, quasi alla fine, La Pastière.

Non esisteva, e penso che tuttora non esista, una assistenza lungo tutto il tragitto, ma c’erano vari punti dai quali era possibile raggiungere la strada e, di norma, c’era una grande solidarietà fra i canoisti, sempre pronti ad assistere i naufraghi e ad aiutarli a svuotare la canoa e a riprendere la discesa.
In questo album di foto (del quale ho anticipato qualche immagine più in alto) ci siamo sia noi della Dunkerque – Bordeaux, sia perfetti sconosciuti, spesso naufraghi, immortalati da Ernesto. Ho inserito anche alcune foto dei preparativi, trasporto e recupero, nonché scansioni dell’intera cartina. Ho anche aggiunto alcuni commenti, talvolta esplicativi in altri casi ironici.
Spero di aver solleticato la fantasia di qualcuno e stimolato il suo spirito di avventura. In rete troverete prezzi, tutte le imbarcazioni noleggiabili, liste di alloggi di ogni tipo, foto e video. Se deciderete di andarci in alta stagione ricordatevi di prenotare in quanto, pur essendoci grande disponibilità di canoe, ci saranno anche varie migliaia di canoisti o aspiranti tali. 

sabato 1 agosto 2015

Giro di Santa Croce per mattinieri (7am)

Considerate le temperature, che rimarranno più alte della media per almeno un’altra settimana, sembra che percorrere il Giro di Santa Croce completo partendo da Termini di buon mattino sia la soluzione più logica, ottimale, anche se certamente non tutti saranno d’accordo. Martedì 4 agosto, quelli che sposeranno questa idea patiranno quindi dalla piazza di Termini alle 7.00. I ritardatari li potranno “rincorrere” incamminandosi verso la Campanella, e li potranno raggiungere sempre che si ricordino, dopo aver percorso 350m, di imboccare via Cercito (a sinistra, all’esterno dello stretto tornante a destra). L’itinerario di base (3,5km con 200m di dislivello) non comprende né la deviazione al “belvedere” di Campo Vetavole, né la salita alla cappella di San Costanzo e si sviluppa lungo via Campanella, via Cercito, vic. Le Selve, vic. Vuallariello, CAI 300, via San Costanzo.
Gran parte della salita sarà quindi fatta con la frescura delle prime ore del mattino, in questo caso accentuata non solo dal percorso attraverso ‘a severa (il bosco), ma anche perché il sole arriva a Cercito solo in tarda mattinata.
Anche prendendosela con comodo e scattando qualche foto il ritorno a Termini è previsto entro le 8.30, lasciando quindi ai partecipanti la possibilità di essere pronti per le 9.00 per il lavoro, per il mare o per qualunque altra attività.
Nell’occasione sarà distribuita la nuovissima cartina dell’area, prodotta per segnalare la chiusura di via Campanella fino al 31 dicembre 2015, ma poi sfruttata anche per proporre proprio il Giro di Santa Croce, circuito reso possibile dal recupero della vic. Le Selve a fine giugno e della vic. Vuallariello un paio di settimane fa.
Date le caratteristiche di tutto il tratto fra Cercito e Campo Vetavole sarà estremamente importante percorrerlo con frequenza e indirizzarvi un buon numero di camminatori. Solo così il sentiero non sarà di nuovo fagocitato dalla vegetazione e la traccia battuta rimarrà evidente. Non potendo più contare sulle decine di terminesi che fino a un quarantina di anni fa la percorrevano quasi ogni giorni (mantenendola “pulita”), ci si può affidare solo agli escursionisti e, all’apertura della stagione venatoria, ai cacciatori. C’è anche la speranza che il circuito venga “adottato” dai cosiddetti “preti messicani”, grandissimi camminatori, e di conseguenza la maggiore frequentazione delle due vicinali le mantenga libere dalla vegetazione.
Sarebbe un vero peccato sprecare il lavoro dei tanti volontari che hanno ripristinato le due vicinali, in particolare Le Selve. Tutti dovrebbero pubblicizzare il percorso e cercare di mantenerlo sempre facilmente transitabile, in particolare quelli che hanno collaborato al recupero dei sentieri. Che senso ha iniziare a costruire qualcosa per poi lasciarla incompiuta? Tutte le persone di buon senso dovrebbero essere coinvolte in quanto la salvaguardia e una seppur minima manutenzione del Giro di Santa Croce non porterebbe che benefici, anche se, come spesso accade, non mancano gli emuli di quel comandante che disse: Lassa ca ‘a nave va ‘nfunno, abbasta ca mòreno ‘e zoccole ("Lascia che la nave affondi, basta che muoiano i topi ...").
Ricordo che la versione cartacea della mappa dell'area S. Costanzo - Campanella è pronta e sarà disponibile a partire da lunedì 3 agosto presso le Pro Loco e in vari esercizi commerciali di Termini. Nel frattempo potete scaricare sui vostri dispositivi la cartina in buona definizione (1300x1800pixel).
Altri link: video del Vuallariello, subito dopo la prima pulitura, 
foto della prima escursione su quel tratto (al tramonto)