martedì 13 ottobre 2020

Micro-recensioni 346-350: gruppo cosmopolita, film di 5 nazionalità diverse

L’unico noto è Baci rubati di Truffaut, un classico della Nouvelle Vague, gli altri film sono produzioni pressoché sconosciute, un iraniano e tre dell’America Latina; ognuno di essi ha le sue particolarità e tutti godono di buona critica tant’è che il rating medio su IMDb è di 7,5. Tuttavia, vari di essi mi hanno un po’ deluso.

 

Muerte de un burocrata (Tomás Gutiérrez Alea, Cuba, 1966)

Divertente e arguta commedia diretta grottesca e co-sceneggiata da Tomás Gutiérrez Alea, uno dei più conosciuti registi cubani al di fuori dell’isola, avendo diretto Fragole e cioccolato (1993, Nomination Oscar, Premio della Giuria e Orso d’Argento a Berlino per la regia). Tagliente critica alla burocrazia in genere e a quei dirigenti e impiegati che pretendono di seguire ciecamente leggi e regolamenti, anche quando è impossibile applicarli. Si presenta una situazione kafkiana, con circostanze degne di Comma 22, esaltata dal fatto che al centro del problema c’è un cadavere. Ottusità e paradossi regnano incontrastati in questa descrizione della lotta impari contro la burocrazia che alcuni di noi, di tanto in tanto, si trova a dover affrontare. Penso che il soggetto si potrebbe adattare a qualunque paese e a qualunque epoca; il limite della versione cubana consiste in alcune scene troppo paradossali ed esagerate, che contrastano con tutto il resto che è purtroppo abbastanza vicino alla realtà.

Consigliato come sagace e pungente passatempo.

La bestia debe morir (Román Viñoly Barreto, Arg, 1952)

Interessante noir narrato quasi interamente con un lungo flashback, a partire da una (probabile) morte per avvelenamento. La chiave della storia è una serie di casualità/coincidenze estremamente improbabili pur essendo certamente possibili, cosa assolutamente non nuova nei thriller. Interessante e ben messo in scena, descrive una ricca famiglia borghese nella quale regnano ipocrisia, gelosia, tradimenti, prevaricazione e anche violenza.

Film segnalato in una delle tante liste, peccato per la scarsa definizione e la pessima qualità del sonoro del file che ho trovato.

Curiosità: il soggetto è tratto da una storia di Cecil Day-Lewis, autore inglese padre del celebrato attore Daniel (Oscar per Il petroliere, Lincoln, Il mio piede sinistro, Nomination per Gangs of New York, Nel nome del padre e Il filo nascosto).

  

Sombra verde (Roberto Gavaldón Mex, 1956)

Gavaldón è uno di quei registi messicani che pur non avendo mai diretto capolavori assoluti è sempre affidabile, sceglie delle buone sceneggiature e dirige bene anche attori non famosissimi. Con narrazione svelta passa dai moderni uffici di una grande azienda nella capitale ad un avventuroso viaggio nella selva caraibica e infine ad un soggiorno “forzato” in un inaspettato “paradiso”, che proprio tale non è. Più che buone sono le riprese nella selva, mai semplici; il viaggio è occasione per pubblicizzare non solo l’ambiente, ma anche tradizioni come i voladores de Papantla e archeologia con El Tajin e la sua Piramide delle nicchie, singolare monumento maya poco conosciuto ma unico nel suo genere. Fra film d’avventura e dramma passionale-romantico, propone anche la visione indigena della selva e della sua sombra verde.

Baci rubati (François Truffaut, Fra, 1968) 

Non sono mai stato un gran ammiratore di Truffaut, ma continuo a guardare i suoi film in quanto riconosco che, in particolare i primi, introdussero un modo di filmare relativamente diverso da quello che all’epoca si considerava ortodosso.

Volutamente abbastanza banale e insulso, trovo Jean-Pierre Léaud perfetto per il ruolo data la sua insipienza. Da sottolineare invece la presenza di Delphine Seyrig, meteora nell'ambito della Nouvelle Vague, che esordì in L'année dernière à Marienbad (Alain Resnais, 1961); lei stessa regista sperimentale soprattutto di corti e documentari, oltre che attrice. Nomination Oscar film straniero.

Mossafer - Le passager (Abbas Kiarostami, Iran, 1974) 

Dei vari film di Kiarostami che ho guardato questo mi sembra essere il meno convincente. Si tratta del suo secondo lungometraggio che, come quasi sempre, è basato su una sua sceneggiatura originale che tratta di vite comuni, in piccole cittadine, spesso con protagonisti giovani e non professionisti.

Non appassionante, è comunque interessante per dare uno sguardo alla vita comune in Iran mezzo secolo fa.

#cinema #cinegiovis

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