giovedì 15 settembre 2016

Pianificare un'escursione senza affidarsi a chi non ci conosce (2)

Continuando il discorso iniziato nel post precedente, supponiamo di voler raggiungere il punto di partenza, qualunque esso sia, con i mezzi pubblici. La prima cosa da fare è quella di scaricare l'orario della linea 348 Puerto de la Cruz - Cañadas del TeideLe fermate che possono interessare sono: Portillo, Portillo alto, Montaña Blanca e Parador
Il bus parte tutti i giorni dell’anno tranne l’1 gennaio alle 9.15, arriva a Portillo alle 10.30, passa per Montaña Blanca (fermata a richiesta) e raggiunge il Parador verso le 11.00. In discesa riparte da Parador alle 16.00 e passa per Portillo verso le 16.30. Ne consegue che una escursione circolare da Portillo dovrà durare non più di 6 ore (10.30-16.30), una da Parador non più di 5 (11.00-16.00) e fra i due punti, in un senso o nell'altro, non più di 5h30' (più o meno).
Sapendo a che velocità si vuole/può procedere (dato fondamentale che ogni escursionista dovrebbe conoscere) sarà quindi facile calcolare la distanza che si potrà percorrere: tempo x velocità. Per esempio, chi pensa di percorrere 3 km per ora potrà pianificare passeggiate circolari di 18km da Portillo, 15km da Parador e 16-17 fra i due; a 4km/h le distanze saranno rispettivamente 24, 20 e 22kmDetto così sembra lapalissiano, ma quanti eseguono questi semplici calcoli prima di partire?
Stabilita così la distanza, cominciamo a pensare ad una destinazione interessante o ad un sentiero in particolare e ci costruiamo attorno un percorso ricordandoci però di considerare anche i dislivelli e non pensare di arrivare al limite del tempo, prevedendo un congruo margine di sicurezza.

Su una mappa generale (come questa in alto, file disponibile sul sito del Parco, versione cartacea gratuita al Centro visite) si appuntano al lato dei singoli tratti almeno i tempi, ma meglio anche le distanze arrotondate ai 100m che, insieme con il tempo indicativo, dislivello, grado di difficoltà e connessioni con altri sentieri, sono disponibili in questa paginaSi nota chiaramente che i tempi sono calcolati per andature molto, molto turistiche.
Fatto ciò, potremo cominciare a stilare varie ipotesi plausibili, fra le quali sceglieremo quella più adatta alle nostre esigenze. Inoltre, avendo a disposizione tutti questi dati e utilizzando la cartina (anche se generale è più che sufficiente), potremo conoscere in qualunque momento la nostra posizione e, di conseguenza, la distanza dal punto di arrivo e quindi potremo adeguare il passo per non rischiare di dover correre per gli ultimi chilometri o aspettare il bus per oltre un’ora.
I più meticolosi potranno anche scaricare le tracce sul proprio gps, ma in ogni caso l’utilizzo di una cartina è imprescindibile.

NON VI AFFIDATE MAI AL SOLO GPS!
Segue ...

martedì 13 settembre 2016

Pianificare un'escursione senza affidarsi a chi non ci conosce (1)

Dopo il caldo torna la stagione dell’escursionismo e ricomincio a ricevere tante email con richieste di informazioni e anche con tante domande insulse. Nell’ultima, giunta stamane, una madre mi chiedeva se il sentiero della Valle delle Ferriere (indicazione già di per sé molto vaga) fosse adatta ai suoi figli di 6 e 10 anni ...
Avendo una persona davanti, indipendentemente dalla sua età, non è semplice rispondere a quesiti del genere, impensabile farlo via email e per dei ragazzini (oltretutto senza neanche una foto). Un medico potrebbe mai fare una diagnosi a seguito di una semplice richiesta del tipo “Mi fa male una spalla, a cosa è dovuto?” o “Stanotte ho dormito male, perché?”.

Molti adulti avanzano richieste simili per sé fornendo la loro età (che ovviamnete non è indicativa) e io puntualmente rispondo “Ho accompagnato ultraottantenni in perfetta forma e nelle ascese abbiamo dovuto aspettare quelli di neanche 50 anni, spesso anche fra i 20 e i 30, che arrancavano parecchi metri più in basso.”
A questi si aggiungono (mi sembra di averne già parlato) quelli che pianificano passeggiate senza alcun criterio, del tipo 30 km con 2.000 metri di dislivello, da fare in 6 ore (sulla cartina a loro sembra breve e dimenticano salite e discese) o come l’idea di un gruppo di scout che sottoponendomi un programma mi scriveva “Terzo giorno ci spostiamo da x a y” due località distanti soli 3km e collegate da facile sentiero, mentre il giorno prima avevano previsto oltre 20km e oltre 1.000m di dislivello, ovviamente con zaino in spalla.
Pur conscio che ciò che scriverò non sarà letto o sarà semplicemente snobbato da tutti quelli che invece dovrebbero prenderne buona nota, mi accingo a descrivere comunque come organizzo le mie escursioni, metodo certamente non unico o perfetto ma sufficiente a limitare i rischi e giungere a destinazione sano, salvo e soprattutto contento e soddisfatto.

Questo solo post non sarà chiaramente sufficiente, ma almeno comincio a fornire le basi per poter poi approfondire l’argomento successivamente. Quale esempio, ne ho scelto uno reale e attuale visto che sto programmando nuove escursioni nel Parque Nacional del Teide, il vulcano più alto d’Europa (ma solo amministrativamente, in quanto trovandosi a Tenerife, Canarie, geograficamente è africano) che sorge all’interno di una enorme di circa 190kmq di superficie. Attorno al cono vulcanico ci sono decine e decine di sentieri, che possono essere facilmente combinati fra loro in modo da creare circuiti di anche oltre 20km o semplici traversate, e all’esterno del parco esistono ancora vari “tratturi”, una volta utilizzati dai pastori, che consentono di scendere a valle, lungo differenti versanti.
Capirete bene che un escursionista intraprendente e indipendente deve “solo” scegliere volta per volta un itinerario di suo gradimento, calcolando bene il tempo a disposizione (in particolare se vuole usufruire del trasporto pubblico), i chilometri che pensa di poter percorrere in quel tempo (è bene calcolare sempre almeno mezzora in meno), tenendo ben presente i dislivelli, le pendenze ed il fondo dei sentieri (da non sottovalutare ... guarda le 3 foto) e non dimenticando l’obiettivo principale (raggiungimento di una cima o di un punto panoramico, osservazione di flora e fauna, fotografia, ...). 
Il compito non è sempre semplice ma, se fa tutto per bene e con criterio, il saggio escursionista ha grandi probabilità di godersi un’altra bella escursione; se invece improvvisa e va troppo all’avventura, rischia di rovinarsi la giornata e, forse, di rovinarla anche ad altri.
Si deve indispensabilmente iniziare raccogliendo materiale ed informazioni da fonti affidabili (almeno si suppone che lo siano) vale a dire Parque Nacional, Turismo Tenerife, Turismo Canarias, guide, gruppi escursionistici e via discorrendo.

A chi volesse seguirmi in questa elaborazione, suggerisco di cominciare ad effettuare qualche ricerca in rete, rendendosi conto di cosa si possa vedere, del tipo di ambiente, delle medie climatiche (come vestirsi? anche se la decisione sarà sempre e solo last minute), osservare qualche mappa e scaricarne un paio fra quelle più leggibili, controllare come raggiungere il Parco con trasporto pubblico e altro che si reputi necessario.
Nel prossimo post comincerò ad analizzare vari possibili itinerari e coloro che avranno “fatto i compiti” potranno seguire le mie elucubrazioni più facilmente e, successivamente, applicare il modello a qualunque altra area. 
Per facilitare loro il compito (ma tutti ne possono approfittarne) consiglio di dare anche un’occhiata alle gallerie di foto già pubblicate negli anni scorsi e riunite in questa raccolta:  Cañadas del Teide, Tenerife, Parque Nacional

venerdì 9 settembre 2016

Cervello umani e intelligenza artificiale

In innumerevoli casi affidarsi a strumenti elettronici può essere utilissimo, ma accendendo un qualunque apparato non si può spegnere o disconnettere il cervello ... si rischia di prendere grandi cantonate, di creare problemi a sé stessi o altri, di mettersi in guai seri. Non ci si può fidare ciecamente di tecnologia, elettronica, intelligenza artificiale o in genere di qualunque altro grande avanzamento della scienza, devono comunque essere controllati seppur da un altro apparato. Senza voler andare troppo a fondo in questa materia già dettagliatamente analizzata da professionisti e filosofi, mi limito a citare alcuni esempi, del più recente dei quali avrete probabilmente letto e proprio questo mi ha suggerito il tema del post.
Un paio di giorni fa un aereo di linea partito da Sydney (Australia) con destinazione Kuala Lumpur (Malaysia), dopo aver volteggiato per un poco in zona è andato ad atterrare a Melbourne (Australia). La notizia ufficiale riporta che il pilota ha inserito le coordinate sbagliate per la destinazione e, anche se ci son varie versioni in merito, il risultato è stato quello di imboccare un “corridoio” sbagliato e quando qualcuno dell’equipaggio se n’è accorto, il sistema non ha consentito di correggere l’errore. Ho letto che nel trascrivere le coordinate di destinazione, nella longitudine era stato spostato una cifra da gradi a decimali passando da 151° a 15°, ma detto punto sarebbe si trova nell’Atlantico meridionale, a ovest di Città del Capo, a oltre 11.000km di distanza, oltre il massimo raggio dell’aereo. Ma 151° è la longitudine dell’aeroporto di Sydney e secondo un’altra versione sarebbe stata quindi impostata una destinazione identica al punto di partenza e per questo l’aereo, dopo il decollo, sarebbe restato a volteggiare nei cieli australiani e infine “dirottato” a Melbourne in quanto a Sydney non era più possibile atterrare. Comunque sia andata è stato chiaramente un errore umano che, per eccesso di fiducia nei sofisticati sistemi dell’aereo senza un diretto e immediato controllo da parte dell’equipaggio, è stato scoperto con troppo ritardo.
Ma posso citare esempi molto più semplici e quotidiani come quanto succedeva continuamente quando ero al liceo. All’inizio degli anni ‘70 cominciarono ad essere diffuse le calcolatrici scientifiche Texas Insruments e, anche se non erano permesse in classe, molti le utilizzavano comunque. 
In particolare per la trigonometria facevano risparmiare un sacco di tempo rispetto all’uso delle tavole, ma molti venivano facilmente scoperti in quanto riportavano dati impossibili.
Per esempio che chi si fidava ciecamente dei risultati forniti che però derivavano da dati inseriti velocemente sotto il banco, e sbagliando tasto funzione, otteneva valori di 8 o -5 per sen e cos (seno e coseno) che per definizione (qualcuno si ricorda di cosa parlo?) possono variare solo fra 1 e -1.


In tempi ancora più moderni, errori ricorrenti li commettono quelli che si fidano ciecamente dei navigatori. Solo nell’ultima settimana ben tre auto sono giunte fino alla base delle scale alla fine della stradina (cieca per i veicoli) vicino casa mia, ignorando il cartello con segnale e testo esplicito “STRADA SENZA USCITA” ... perché il GPS non sbaglia!
Avete mai notato quanti sono ormai i commessi/e, cassieri/e che non sanno più dare un resto se non lo leggono l’importo sul registratore di cassa o, in mancanza di questo, sullo smartphone di turno? Una volta anche quelli che non avevano neanche la licenza elementare lo sapevano fare, oggi se battono male una cifra non si accorgono dell’errore nell’importo anche se completamente sballato. Per loro “sta scritto sul display e quindi è corretto!
Consiglio gratuito: utilizzate pure qualunque apparato o macchinario, ma siate sempre attenti ai dati forniti. Ricordate che non sono indispensabili e per essere sempre affidabili devono essere accompagnati da criterio e buon senso. 
Navigatori ed esploratori sono arrivati praticamente dovunque con bussola e mappe poco affidabili (talvolta anche senza né l’una né le altre), e tante scoperte sono state fatte con calcoli eseguiti con carta e penna. 

mercoledì 7 settembre 2016

Talvolta nei dintorni di destinazioni famose ci sono piccole “perle”

A sostegno della suddetta affermazione mi accingo a descrivere, in breve, piccola parte di una mia esperienza californiana a est di Yosemite, uno dei più famosi parchi nazionali USA. A giugno 2008 non era disponibile un solo posto nei vari lodges all’interno del perimetro del parco e, dissuaso anche dagli incendi che creavano enormi nuvole che oscuravano il sole, decisi di alloggiare a valle, dal lato opposto, esattamente nel piccolissimo paesino di Lee Vining, 222 (proprio duecentoventidue) abitanti nel 2010. Questo si trova a circa 2.000m di quota, all’inizio della spettacolare Route 120 (foto in alto), tortuosa strada di una ventina di km per Tioga Pass (3.031m s.l.m) unico accesso orientale a Yosemite.
Subito prima dell’ingresso, a nord della strada c’è l’area detta 20 Lakes, al di fuori del Parco, facente parte dell’Inyo National Forest. Pur essendo all’inizio dell’estate (25 giugno) c’era ancora tanta neve e grosse lastre di ghiaccio galleggiavano nei laghi e laghetti. Purtroppo vari sentieri erano completamente coperti da una fitta coltre di neve e quindi fui costretto a limitare la mie escursione ad una dozzina di chilometri. Eppure fu una splendida passeggiata, estremamente insolita per me che non amo la neve e tantomeno frequento ghiacciai, ma per fortuna l’arie fine ed il sole mi consentirono di procedere in pantaloncini e maglietta.
   
Dal lato opposto di Lee Vining, ad appena un paio di km, c’è invece lo spettacolare Mono Lake, amministrativamente anch’esso incluso nella Inyo National Forest. Si tratta di un lago alcalino molto particolare con delle strane formazioni sedimentarie che sporgono dalla superficie dell’acqua, come insolite stalagmiti. Il suo Ph (=10) non permette la sopravvivenza di pesci, ma in compenso proliferano miliardi di particolari gamberetti che si nutrono di alghe e che a loro volta ogni anno forniscono nutrimento a circa 2.000.000 (due milioni) di uccelli acquatici attirati lì proprio dalla loro abbondanza e dalla mancanza di altri predatori. A causa dell'alta densità dell'acqua si galleggia molto facilmente ... osservate il gabbiano nella foto a sinistra. Esiste un centro visitatori nel quale tutto questo inusuale ciclo viene spiegato chiaramente in ogni dettaglio.
   
Andando invece verso nord lungo la Route 395 (praticamente l’unica strada) in direzione Bridgeport, la cittadina (585 abitanti!) più vicina a Lee Vining, appena superata ciò che resta della città fantasma Dog Town si svolta verso est e, percorrendo una strada per lo più sterrata in mezzo ad un semi-deserto, si raggiunge Bodie, una vera ghost town (città fantasma) nel Far West americano. 

Sorse velocemente come conseguenza della corsa all’oro e nel 1880 arrivò a contare 7.000 abitanti e oltre 2.000 edifici, ma già prima della I Guerra Mondiale era nettamente in declino. L’ultima miniera chiuse nel 1942, ma già venti anni prima la si cominciò ad annoverare fra le ghost town. Oggi è mantenuta più o meno nello stato nel quale si trovava a quell’epoca, è ufficialmente denominata Bodie State Historic Park e viene visitata da circa 200.000 persone ogni anno.
   

In conclusione, e tornando al titolo del post, facendo base in una “ridente cittadina” di 222 abitanti lontana da ogni altro agglomerato urbano degno di tal nome, passai una piacevolissima settimana rimodulando i miei programmi:
  • rinunciai a quasi tutte le escursioni nella parte bassa del ben più famoso Yosemite National Park (Half Dome, El Capitan, Lembert Dome, Glacier Point...) affollatissimo e, in quel periodo, quasi sempre “oscurato” da dense nuvole di fumo
  • ne feci altre (non previste) nella parte alta, attorno a Tioga Pass rimanendo quasi sempre oltre i 3.000 metri di quota
  • aggiunsi un giro fra i 20 Lakes, nell’Inyo National Forest
  • feci una lunga passeggiata lungo le rive del Mono Lake
  • visitai una vera ghost town, esperienza molto soddisfacente ed interessante

Un po’ di naso, un po’ di ricerca, molta flessibilità e non si resta mai delusi.

domenica 4 settembre 2016

Notiziona: Wolfgang Goethe sul Sentiero degli Dei!

Finalmente scoperta l'origine del nome "Sentiero degli Dei"!
Ieri in trattoria a Termini (Massa Lubrense, NA), mangiando un ottimo spaghetto a vongole, ho "captato" e “carpito” la sensazionale informazione anticipata nel titolo del post. Alle mie spalle si è venuto a sedere un gruppetto di italiani, un paio di famiglie, accompagnati da una “guida” che parlava ininterrottamente degli argomenti più vari, dall’archeologia, alla storia, alla botanica, alla gastronomia e ovviamente, parlando di escursionismo, ha citato il Sentiero degli Dei
   
Sapendo qualcosa in materia, ho drizzato le orecchie e, udite, udite!, ho saputo che Wolfgang Goethe nel corso del suo lungo viaggio in Italia (durato in realtà circa due anni) avrebbe soggiornato per ben 3 anni a Massa LubrenseGià questa sensazionale, per me inedita, notizia mi ha fatto sospendere l’arrotolamento degli spaghetti mentre l’intestino, più sospettoso, già cominciava a torcersi. In effetti non è neanche sicuro che il sommo poeta tedesco abbia visitato Sorrento (alcuni lo affermano, ma nel testo di “Viaggio in Italia” la cittadina del Tasso viene solo citata nella descrizione di vari panorami) eppure, sempre secondo la "guida", avrebbe avuto casa a Massa Lubrense, estremità della penisola, fra Sorrento e Capri.


Tuttavia le sorprese non finivano qui, in quanto la “guida” ha proseguito dicendo che Goethe era solito andare a percorrere lo spettacolare sentiero che avrebbe quindi “battezzato” Sentiero degli Dei
Al pari di Filippide, che nel 490 a.C. corse per circa 40km da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani, questo antesignano degli escursionisti tedeschi avrebbe quindi spesso percorso la stessa distanza visto che, da qualunque posto di Massa si parta, l'inizio del Sentiero si trova a oltre 15km ai quali si devono aggiungere i 6km del sentiero, il che fa oltre 40 chilometri andata e ritorno.
A questo punto, nonostante la distrazione degli spaghetti e delle vongole e con il vino che mi obnubilava la mente, il totale aggrovigliamento dell’intestino mi lasciava presupporre che qualcosa non andasse nei racconti della “guida” che, nel frattempo, era già passata a tessere le lodi del Finocchietto. Questo è un liquore tipico che si produce facendo macerare in alcool le tenere foglie di Foeniculum vulgare (finocchietto), pianta che cresce in abbondanza attorno Monte San Costanzo (Termini), ed ha fatto riferimento al devastante incendio che ha interessato l’area la settimana scorsa. Ha quindi spiegato che quest’anno non sarà possibile produrre Finocchietto (liquore) dimenticando (o, mi sorge il dubbio, non sapendo) che la raccolta si effettua in primavera, che le piante bruciate erano già secche (vedi foto in basso del 13/8 u.s., prima dell'incendio)  e che l’anno prossimo saranno di nuovo in perfetta forma dimostrato dal fatto che anche nel 2015 ci fu un incendio e quest’anno il Foeniculum vulgare è stato abbondante come sempre.

A quanto mi risulta, nonostante tutte le certezze della “guida” l’ideatore del nome “Sentiero degli Dei”, il percorso fra Bomerano (Agerola) e Nocelle (Positano), resta incerto. Ora, però, ai vari papabili spesso tirati in ballo, fra i quali Giustino Fortunato e D. H. Lawrence, dovremo aggiungere  Johann Wolfgang von Goethe.
... Goethe, che visita Napoli nel 1787, per ben due volte (17-29/3 e 15/5-3/6 del 1787 n.d.r.) scrive di Sorrento nella Italienische Reise, ne ricorda "l' atmosfera piena di vapori … le rocce ombrate" mentre naviga sottocosta verso Palermo, vi ritorna nella memoria di un pomeriggio tempestoso tra il salto di Tiberio e la torre di Campanella, ...
La giornata era bellissima, si scorgeva da vicino il delizioso panorama di Castellammare e di Sorrento.
... ai nostri piedi il mare, di fronte Capri, a destra Posillipo, sul fianco la passeggiata della Villa Reale, a sinistra un vecchio palazzo dei Gesuiti e, più lontano, la costa di Sorrento fino al Capo Minerva
...si aveva l'intera visione della città bassa verso il molo nonché del golfo e della costiera sorrentina ...
E così Sorrento può solo trarne vanto di essere uno dei posti in cui Goethe non è stato ma che rimpiange di non aver visto.” 
(da larapedia.com)

PS - dai primi anni '90 al 2014 ho esercitato la professione di guida escursionistica lungo i sentieri dei Monti Lattari (Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Capri), in Sicilia orientale, Eolie e 5 Terre e ascoltando ciò che spiegavano i miei colleghi e conversando con loro ho anche appreso molto, ma non ho mai sentito tali e tante baggianate in così breve tempo ... delle tante "invenzioni" della "guida" ne ho scelte solo un paio fra le più singolari, ma c'era materiale per scrivere ancora tanto.

giovedì 1 settembre 2016

"Volver": tango di Gardel, buleria di Lobato, film di Almodóvar

Volver è un tango composto nel 1934 da Alfredo La Pera e dal famosissimo Carlos Gardel (1890-1935) che ne fu anche primo interprete. Fino ai giorni nostri è stato cantato da tanti artisti, anche di livello mondiale, che lo hanno reso popolare in tutto il mondo con arrangiamenti molto diversi ma, per quanto ne sappia, sempre in castigliano. 
Fu cavallo di battaglia di Julio Iglesias a partire dagli anni ’70 e del brasiliano Roberto Carlos negli anni ’80 (entrambe le versioni erano melodiche e lamentosissime), e poi Luis Miguel e tanti altri fino al recentissimo (2015) arrangiamento per un quartetto che spopola in America Latina: il Divo (Urs Buhler e David Miller tenori, Carlos Marin baritono e Sebastian Izambard, cantante pop).
Una menzione particolare meritano, secondo me, le versioni flamenche, veramente originali. Molti avranno ascoltato la versione di Estrella Morente (giovane ma già famosissima, figlia d’arte, di Enrique Morente) nell’interpretazione di Penelope Cruz nel film di Pedro Almodóvar che, non a caso si chiama Volver (2006).
Fra tutte quelle che hanno modificato abbastanza sostanzialmente l’originale di Gardel, quella che amo di più è la versione del cantaor flamenco Chano Lobato (1927-2009), meno conosciuto a livello mondiale ma famosissimo in Spagna (non per niente a Cadice c’è una sua statua davanti al Centro Municipal de Arte Flamenco). 
Già molto prima di Estrella Morente il simpaticissimo, oltre che bravo, Chano riproponeva Volver in questa eccellente versione buleria che, ovviamente, vi invito ad ascoltare.

E chiudo come avevo iniziato, ricordando Carlos Gardel che, oltre ad affermarsi come uno dei più famosi compositori e interpreti di tango, si esibì anche come attore visto che all'epoca era prassi produrre film con lo stesso titolo di una canzone popolare che ovviamente veniva interpretata dal protagonista. 
A partire dal suo tango Cuesta abajo, nel1934 fu prodotto il film omonimo per la regia del  dal francese Louis J. Gasnier e sceneggiatura di Alfredo La Pera (1900-1935), autore di quasi tutti i testi dei tango di Gardel
In alto c'è il video dello spezzone relativo alla canzone, ma su YouTube è anche disponibile l'intero film "Cuesta abajo" in più che discreta qualità (480p). 

martedì 30 agosto 2016

Sbarra su via Campanella ... soluzione tempestiva?

Vengo subito al punto, riservando i fronzoli per la fine.
   
Ieri pomeriggio, dopo tanti “fasi allarme”, la sbarra con catenaccio che dovrebbe limitare il transito veicolare lungo quella che fu via Minerva, era finalmente in loco ... i lavori dovrebbero terminare in giornata.
Via Campanella, “inaugurata” pochi mesi fa (quella rimessa a posto, non l’originaria di un paio di millenni fa) è già quasi tornata allo stato degli anni scorsi. Le eloquenti immagini inserite in questo post e altre foto che troverete in questo album (praticamente tutte simili, ma servono per mostrare che non si tratta di un singolo punto) si riferiscono alla ripida discesa finale verso la Punta, al termine del lungo tratto in piano, dopo le ultime case e gli uliveti.
Ai poco attenti che si chiederanno come sia stato possibile un così rapido deterioramento del fondo selciato, faccio notare le larghe tracce di pneumatici, evidente segno del passaggio di motocicli, di grossa cilindrata, quindi pesanti. Questo continuo transito veicolare è stata la causa (quasi unica) degli evidenti danni.
Non mi dilungo su questo argomento in quanto ne ho già discettato ampiamente, ma mi limito a stimolare i lettori con qualche domanda (oziosa?):
  • visto che il rischio transito veicoli era ben noto, non si sarebbe potuto prevedere un sistema di controllo già nel progetto?
  • una volta terminati i lavori, prima di riaprire la strada non si poteva correre tempestivamente ai ripari, almeno in modo provvisorio?
  • come mai la Sovrintendenza che ha imposto vari vincoli (pare anche il cemento, sgradito a tutti tranne che ai motociclisti) non si è curata di salvaguardare la strada appena restaurata?
  • perché la stessa Sovrintendenza ha tardato a rilasciare parere favorevole alla apposizione di sbarre e/o paletti?
  • perché, una volta ottenuto il suddetto parere ed affidato l’incarico, ci sono voluti quasi 3 mesi per mettere in opera quanto previsto?
  • perché sono così pochi quelli che, pur essendosi resi conto del problema, hanno effettivamente agito per limitare i danni?
  • perché associazioni, operatori turistici (in particolare quelli del settore ricettività), guide ..., che dovrebbero essere interessati alla salvaguardia del principale attrattore turistico della zona, non si sono fatti sentire più di tanto?
  • possono tutti i suddetti affermare di aver fatto coscienziosamente la loro parte per sottolineare il problema e sollecitare rimedi?
  • i “geniali ed educatissimi" centauri (uno di quelli fotografati ieri mi ha anche mostrato il medio ...) che continuano a scorrazzare e a smuovere pietre non hanno un minimo senso civico?
  • ufficialmente il progetto non doveva eliminare le "barriere architettoniche" per consentire l'accesso alla Punta? 
E potrei continuare con infiniti quesiti che ipoteticamente potrebbero interessare una marea di persone, enti ed istituzioni, ognuna con le sue “colpe”, piccole o grandi che siano.
   
Infine, chiudo con dei proverbi, modi di dire da me tanto amati in quanto sono veritieri e centrano il problema in modo conciso e arguto. Fra i tanti ne ho scelti due, il secondo con una necessaria appendice linguistica:
ropp' arrubbat' Santa Chiara, facetten' 'e porte 'e fierro
di significato simile all’italiano «chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi» che, per chi non ne cogliesse il senso, equivale a dire “correre ai ripari dopo che si è verificato il danno”.
Chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo
Questo proverbio si presta a fraintendimenti e per questo deve essere ben interpretato, tant’è che qualcuno ritiene necessario aggiungere: ma solde assaje (non si perde tempo, ma rifacendo le stesse cose più volte si sprecano tanti soldi). Il fatto è ben spiegato in questa definizione:
Chi fa e disfa, non perde mai tempo. La locuzione, da intendersi in senso antifrastico, si usa a commento delle inutili opere di taluni, che non portano mai a compimento le cose che cominciano, di talché il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo non finalizzata a nulla. (da dialettando.com - Campania)
  • antifràstico agg. [der. di antifrasi] – Che contiene antifrasi,
  • antìfrasi s. f.– Figura retorica che consiste nell’esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa, o per ironia (per es.: «Ora viene il bello!») o per eufemismo (per es.: «Finirà di perseguitarmi questa benedetta iella!»). Di solito, è una parola di senso positivo che, per antifrasi, viene usata con senso negativo (come negli esempî prec.); 
Ecco un esempio nostrano, molto conosciuto:
 ih che bella jurnata ch'è schiarata!
"Cominciamo bene ...!",  volendo sottolineare un pessimo inizio, di qualsiasi cosa si tratti.

domenica 28 agosto 2016

Piromani? Niente scuse, sono incendiari!

Non vi fate prendere in giro dalla stampa che spesso utilizza termini specifici a sproposito (vedi l’abuso di eroi, strade killer, ...), i protagonisti di questo post sono gli incendiari, che dovrebbero essere condannati “al rogo” (così si rimane in tema e staranno nel loro elemento preferito) e non i piromani, che dovrebbero essere solo individuati e curati. 

A scanso di equivoci, faccio notare che quello che brucia nella foto è il "fantoccio della Gibiana", così come si bruciano tanti altri pupazzi in feste tradizionali.

A seguire ecco le definizioni dei vari lemmi, così come riportate nel vocabolario Treccani:
  • incendiàrio  s. m. [dal lat. incendiarius, der. di incendĕre «incendiare»] ... 2. s. m. (f. -a) Autore volontario di un incendio, o anche chi provoca incendî a fini criminali o per impulso piromane.
  • piròmane  s. m. e f. [tratto da piromania]. – Che, o chi, è affetto da piromania
  • piromanìa s. f. [comp. di piro- e -mania]. – Impulso ossessivo a provocare incendî; mania incendiaria.
   
Secondo voi, è corretto assimilare un cleptomane ad un ladro? Così come tutti i cleptomani rubano, ma non sono ladri veri e propri, tutti i piromani sono incendiari, ma non tutti gli incendiari hanno la scusa di essere “piromani” compulsivi.
  • compulsivo agg. [der. di compulsione]. – In psichiatria, di impulso, comportamento, atto e sim., che viene eseguito da un soggetto in modo macchinale e infrenabile, come sintomo di una varietà di disturbi del comportamento e neurologici
Credo che gli artefici degli incendi siano del tipo “chi provoca incendî a fini criminali”, ma anche se fossero piromani l’utilizzo del più appropriato termine “incendiario” sarebbe assolutamente corretto.
Si sentono in giro illazioni di ogni tipo, da qualcuna abbastanza plausibile ad altre estremamente fantasiose (seppur non del tutto impossibili), come è noto la realtà supera talvolta la fantasia. Pastori, forestali, cacciatori, palazzinari, rocciatori, elicotteristi, piloti, società che gestiscono Canadair ed elicotteri, funzionari di Regioni e Province, Protezione Civile, ... tutti sono inseriti almeno in qualche ipotesi di organizzazione criminale.
L’unica categoria che escluderei assolutamente è quella dei veri piromani, quelli maniacali, vedendo negli eventi una - purtroppo - perfetta pianificazione, vale a dire scelta di un giorno di vento, inneschi lasciati in più punti (se un focherello si autoestingue, quello più avanti avrà miglior sorte ... dal loro punto di vista), inizio dell’incendio in tarda serata (l’autocombustione - evento quasi impossibile nelle ore più calde non è assolutamente ipotizzabile all’imbrunire e oltre) quando gli elicotteri non volano e quindi non possono intervenire per varie ore, ed infine la contemporaneità di più incendi che qualcuno vorrebbe far passare per pura sfortuna o causate da condizioni meteo particolarmente avverse e concomitanti (secco, vento, temperatura alta).
Molti ricorderanno che poche settimane or sono scoppiarono quasi contemporaneamente due grandi incendi nel Golfo di Napoli: a Capri e sul Vesuvio. Ovviamente ci furono problemi a gestire i pochi mezzi antincendio dovendoli dividere in due emergenze aggravate dal fatto di essere molto vicine ad aree antropizzate.
Queste “casualità” sono spesso ricorrenti anche nel piccolo, con vari incendi minori che scoppiano contemporaneamente in aree difficilmente raggiungibili e/o dove gli elicotteri non intervengono per essere troppo vicini alle abitazioni.
Ciò fa presupporre una regia di alto livello, una mente (?) che organizza e dispone, che manda gli incendiari a fare il “lavoro sporco”  e tiene per sé i vantaggi conseguenti al fuoco.

Purtroppo tutto quanto detto sono chiacchiere, ipotesi, sospetti, illazioni, congetture e supposizioni e ciò che resta sono solo ceneri, fuliggine e carbone.
Molti sanno che ormai  da anni vado a constatare le conseguenze degli incendi, così come seguo la ricrescita di piante e arbusti, prima in quanto dovevo verificare se avrei potuto percorrere quei sentieri con i gruppi che accompagnavo per lavoro, oggi solo per informare e far rendere conto di cosa rimane dopo un incendio. 
Non vorrei apparire presuntuoso o “ blasfemo”, ma penso che le immagini possano trasmetter il senso della desolazione molto meglio delle sole parole in un breve articolo spesso concluso con banali commenti del tipo copia e incolla. Giusto a mo' di esempio, sono certo che concorderete che le scarne cronache di attentati, terremoti, frane, inondazioni suscitano meno impressione rispetto alle foto, anche se nude e crude e senza commento.
credo che le foto possano riuscire a sensibilizzare un certo numero di persone che non sono a diretto contatto con il problema degli incendi e che possano insegnare a qualche sprovveduto i rischi dei fuochi liberi all’aperto, per altro vietatissimi in estate, come successe l’anno scorso a seguito di un pic-nic alle spalle della cappella di San Costanzo.
Per i suddetti motivi anche questa volta sono andato in ricognizione nei luoghi dell’incendio che nei giorni scorsi ha interessato una vastissima area, da Nerano verso Ieranto e praticamente tutti i versanti di Monte San Costanzo, fino a Punta Campanella.

     

venerdì 26 agosto 2016

Nuove segnalazioni per cinefili, valide anche per semplici appassionati

Dopo il post per la 150ima visione del 2016 pubblicato il 18 maggio scorso, ecco un nuovo sommario di film. Ieri sono giunto a quota 244, quindi due terzi del mio obiettivo (366 nel corso dell’intero anno), con qualche giorno di anticipo rispetto alla media. 
Fra questi 94, oltre ad alcuni che ho rivisto con piacere dopo varie decine di anni, ci sono numerose novità assolute (per me) e film che invece conoscevo solo di nome per avere buona critica o per apprezzarne il regista.
Ho continuato a spaziare dai muti (vari di Erich von Stroheim, ora mi resta da guardare solo “The Great Gabbo”) a film recenti come “Trumbo”. Molto varie come sempre anche e provenienze, dall’Asia con l’ottimo “Guide” (Vijay Anand, India, 1965) e l’eccezionale “In the mood for love” (Kar Wai Wong, Cina, 2000) al Sudamerica con due film di Babenco (“Pixote” e “Il bacio della donna ragno”), il peruviano "La teta asustada” (Claudia Llosa, 2009) e i colombiani “Cóndores no entierran todos los días” (Francisco Norden, 1984), il pluripremiato La vendedora de rosas” (Víctor Gaviria, 1998), nonché i due di Ciro Guerra che hanno preceduto il recente “El abrazo de la serpiente” (2015):  La sombra del caminante” (2004) e “Los viajes del viento” (2009).
    
Andando in Nordamerica, prima di passare alle produzioni hollywoodiane, reputo senz’altro degni di nota i messicani “Dos monjes” (Juan Bustillo Oro, 1934), “Janitzio” (Carlos Navarro, 1934), “Nocaut” (José Luis García Agraz, 1983) e “Rojo amanecer” (Jorge Fons, 1990), appena recensito, il mio 244imo film dell’anno. 
      
Fra gli statunitensi certamente troverete tanti titoli molto più conosciuti e fra questi ho rivisto con piacere “Mississippi burning”, “Million dollar Baby”, “2001: A Space Odyssey”, “Shutter island”, “Do the right thing”, ma sopratutto uno che ha avuto minor diffusione come “They Shoot Horses, Don't They?” (Sidney Pollack, 1969), e i per me nuovi “To be or not to be (Lubitsch, 1942) e “Compulsion” (Richard Fleischer, 1959, con un ottimo Orson Welles).
Chiudo con numerose segnalazioni europee. Fra i film spagnoli, che vengono spesso sottovalutati e per questo circolano poco ma spesso riservano piacevoli sorprese, segnalo “El 7° dia” (Carlos Saura, 2004, cronaca di una vera strage), il fantastico “Los cronocrimenes” (Nacho Vigalondo, 2007), due argute comedias negrasEl dia de la bestia” (Alex de la Iglesia, 1995, un cult) e “La caja” (JC Falcon, 2006), e il ben noto e acclamato “El orfanato” (J. A. Bayona, 2007), già visto appena giunto nelle sale.
      

Passando al centro Europa, ho visto con gran piacere due film di Haneke (“Cachè” e soprattutto “The white ribbon”), ho molto gradito “Europa” (Lars von Trier, 1991),  “Lola” e “Veronika Voss” di R. W. Fassbinder, "Tinker Tailor Soldier Spy" (Tomas Alfredson, 2011), “Dekalog” di Kieslowski (1989, 10 telefilm) e mi ha veramente entusiasmato “L'immortelle” (1963). prima regia di  Alain Robbe-Grillet, subito dopo i riconoscimenti ottenuti per la sceneggiatura di "L'anno scorso a Marienbad".
      
Spero di aver messo un po’ di pulci in varie orecchie ... penso che tutti i film citati, per diversi motivi, siano meritevoli di una attenta visione, ma fra quelli che ho visto e micro-recensito, anche se non menzionati in questo post, ce ne sono tanti altri che potrebbero interessare. Pochissimi sono quelli che mi hanno deluso, ma mi è difficile pensare a qualcuno da sconsigliare assolutamente.

Buone visioni.