lunedì 15 febbraio 2016

Alfama (Lisbona) in rapido cambiamento

Nei giorni scorsi sono tornato più volte ad Alfama, quartiere storico di Lisbona, dedalo di viuzze e scalette, che sta cambiando rapidamente. Godeva di pessima fama per lo più ingiustificata, tanto da meritarsi un fado portato al successo da Ricardo Ribeiro: Fama de Alfama (Bairro Afamado) (afamado significa famoso e non affamato ...). Lo potete ascoltare nella parte finale di questo video tratto dal film Fados di Carols Saura (2006), cantato duettando con Pedro Moutinho. A sinistra scorrono i testi e in basso a destra ci sono i sottotitoli in spagnolo, combinando i due penso che possiate capire il senso.


Già nelle mie precedenti visite degli anni scorsi avevo notato il proliferare di botteghe artigiane (per turisti), caffè, piccoli ristoranti e tanti locali che proponevano serate di fado
Ormai questa è la destinazione per chi vuole ascoltare questa tipicissima espressione musicale portoghese che viene cantata di norma senza amplificazione e con accompagnamento di due strumenti a corda: una guitarra portuguésa e una viola de fado.
Osservando questo stralcio di cartina da orientamento (quindi dettagliata) vi potete rendere conto di come sia raccolto il quartiere, con le indispensabili scale per superare il dislivello visto che si trova in costa, ai piedi del Castelo São Jorge
Attualmente ci sono decine e decine di cantieri fra edifici in rovina e altri già completamente ristrutturati, destinati sia ad abitazioni private sia a ricettività, anche di lusso come il Palacete do Chafariz D'El Rei (nella foto, prevedete varie centinaia di euro se voleste soggiornarvi) proprio sopra alla suddetta fontana reale. 
   
Come vedete nelle foto in basso gli edifici completamente rimessi a nuovo sono attaccati a quelli ancora da ristrutturare. In alcuni casi si è ricorso anche a soluzioni pittoriche per migliorare alcuni angoli con murales e trompe l'oeil
   
Qua e là sono state conservate maioliche (azulejos) antiche, votive e non, così come ne sono state apposte di nuove e talvolta ci si imbatte addirittura ingressi di abitazioni in stile manuelino perfettamente conservati.
   
Attualmente penso che sia molto interessante passeggiare nelle vielas e escadinhas di Alfama proprio per questo contrasto, per immaginare com'era una volta, popolata da soli lavoratori, e come sarà quando sarà completamente rimessa a nuovo ma con tutt'altre "destinazioni d'uso".

domenica 14 febbraio 2016

Il bicuspide monte San Costanzo in un dipinto di inizio ‘900

La tela è di proprietà dei germani Luigi e Cecilia Esposito di Capri, che di recente hanno provveduto a farla restaurare. 
Nel dipinto è immediatamente riconoscibile l'inconfondibile sagoma di Monte San Costanzo con le sue due cime, San Costanzo propriamente detto (a sinistra) e Monte Santa Croce (a destra). Ancora più a destra di quest’ultima si intravede la sagoma dell’isola di Capri.

Cliccando sull'immagine in basso (invito ad una esposizione del 1903) potrete leggere un breve scritto relativo al soggiorno a Sorrento e Capri del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, definito “pittore, riformista, pacifista, pensatore libero, simbolista, adoratore del sole.” (A Tafuri, R. De Martino, K.W Diefenbach e Capri, Grimaldi & C. Editori, Napoli 2013).
http://www.giovis.com/hpage/diefenbach.pdf
Il testo è tratto dalla tesi di laurea e dal conseguente libro scritto dalla dott.ssa Roberta De Martino.

sabato 13 febbraio 2016

Oscar 2016: previsioni, speranze e desideri

A sinistra vedete la lista delle nomination per le categorie comunemente considerate più importanti, in neretto sono i miei favoriti, in blu quelli che non ho visto e quindi non rientrano nelle valutazioni.

Per il miglior film la lotta è sempre incerta e non è chiaro quale possa essere l’effettivo metro di giudizio. Se si dovesse valutare un film in tutte le sue sfaccettature la scelta dovrebbe limitarsi solo a The Revenant (12 nomination) e Mad Max (10), ma l'esperienza dimostra che non è sempre così. Altra anomalia ricorrente negli ultimi anni è quella di avere un vincitore dell'Oscar per il miglior film che, pur avendo numerose nomination, non ottiene ulteriori riconoscimenti .
Leggendo giornali, siti e critiche varie, i favoriti sembrano essere Spotlight e The Revenant ma se posso intravedere una possibilità di successo per il secondo mi sembra che il primo sia in effetti un po’ fuori dai giochi.  I miei preferiti sono invece Mad Max e Room e mi sono anche piaciuti molto Bridge of Spies, Brooklyn e The Big Short e non mi dispiacerebbe se, inaspettatamente, uno di loro risultasse vincitore.
  
Regia:  pur avendo solo 5 candidati la scelta è veramente difficile. Scartato Spotlight che per me è sopravvalutato, gli altri 4 film, assolutamente diversi fra loro, sono stati tutti diretti in maniera eccellente.
  
Attore protagonista: DiCaprio non dovrebbe avere problemi a ottenere la statuetta che già gli è sfuggita varie volte, non perché la sua interpretazione sia fantastica, ma per mancanza di concorrenti validi, almeno per quanto ho visto (mi manca Bryan Cranston in Trumbo).
  
Attrice protagonista: direi che se la giocano in due, Brie Larson (Room, favorita) e Saoirse Ronan (Brooklyn, outsider), le altre sono ben distanti, ma di molto.
  
Attore non protagonista: Tom Hardy non dovrebbe avere avversari, pur trovandosi nella categoria di migliore qualità nella quale tutti meriterebbero di vincere. Forse quello che lo potrebbe insidiare è Stallone. Sfortunati quelli che perderanno in quanto si sono trovati al posto giusto ma nel momento sbagliato.
  
Attrice non protagonista: anche qui è una corsa a due fra Alicia Vikander (The Danish Girl) e Rooney Mara (Carol), le altre hanno minime speranze.
  
Sceneggiatura originale: dei 3 che ho visto eliminerei Spotlight e tifo per Bridge of Spies, sottovalutato.
  
Sceneggiatura non originale: li ho visti tutti e veramente non saprei chi scegliere fra The Big Short, Room e Brooklyn.  
  
Film in lingua non inglese: non sono riuscito a vederne alcuno ma pare che a contendersi l'Oscar saranno Il figlio di Saul e Mustang.
  
Montaggio: come avrete capito sono un sostenitore di The Big Short e chiaramente del suo ottimo editing che collega tre storie diverse e vita reale e l'altro film in cui il montaggio è fondamentale è Mad Max Fury Road.  

Scenografia: sia The Revenant che Mad Max si avvalgono di paesaggi naturali spettacolari che forniscono loro un enorme vantaggio sugli altri.
  
Fotografia: in questa categoria vedo Carol come concorrente di The Revenant e penso sia una delle poche speranze di ottenere almeno uno dei 6 Oscar per i quali è stato nominato.
  
Film d'animazione: di recente ho pubblicato la mia micro-recensione dicendo quanto NON mi è piaciuto Anomalisa. Degli altri ne ho visti solo due e devo dire che come film di animazione Shaun mi è piaciuto molto di più di Inside Out che tutti danno per favorito ma gli riconosco più meriti per la sceneggiatura che per l'animazione. 
  
Effetti speciali: non ho visto Ex Machina, non mi è piaciuto per niente Star Wars (troppo videogioco) e gli effetti di The Martian non mi sono sembrati eccezionali. Degli altri due a The Revenant i cui effetti stanno quasi tutti nella scena dell'orso preferisco nettamente Mad Max Fury Road.

Ci sono poi varie "categorie minori" di alcune delle quali non comprendo la necessità (p.e. miglior canzone) mentre altre sono effettivamente importanti come montaggio sonoro, costumi, trucco e via discorrendo. Fra i concorrenti di queste sezioni ce ne sono troppi che non ho visto e dei documentari e corti come al solito ne hanno conoscenza solo gli addetti ai lavori essendo prodotti poco commerciali.

In conclusione consiglierei di non perdere RoomMad MaxThe Big Short, Brooklyn, Bridge of Spies e (se siete di stomaco abbastanza forte) The Revenant
  
      

      

Se ne volete vedere altri, prima di passare ai vari Steve Jobs, Star Wars, The Danish Girl, 45 Years non dimenticate di prendere in considerazione Sicario, Carol, Spotlight e - perché no? - Shaun the Sheep (Vita da pecora).

  

giovedì 11 febbraio 2016

Fischi per fiaschi, termini ingannevoli: attenti alle traduzioni “a senso”

Dopo aver menzionato il peixe espada che non è il pescespada ma una specie simile al nostro pesce sciabola (lo vedete nella foto a sinistra con entrambe i tipi: il nero è detto preto), ecco altri termini gastronomici i cui nomi in portoghese possono generare confusione.  Per rimanere in tema marino comincio con pescada che induce in equivoco gli italiani.
   
Il termine è riferito al merluzzo fresco e non al pesce in genere (pescado in spagnolo). Quindi non chiedete "che pescada è?" perché vi risponderebbero: pescada! In effetti in spagnolo esistono entrambe i termini, maschile per pesce e femminile solo per merluzzo che tuttavia viene anche detto merluza. Nella foto a destra (mercado da Ribeira a Lisboa) vedete i cartellini dei merluzzi, quelli di dimensioni minori vengono indicati come pescada peq. (pequena = piccola).

Altro nome di pesce che può trarre in inganno (ma è meno comune e già ne parlai tempo fa) è quello riferito al pesce San Pietro (Zeus faber L.): galo in portoghese e gallo in spagnolo in quanto le sue spine dorsali sembrano una cresta.
In entrambe i casi il termine significa anche gallo, quello pennuto, ma questo è ancor più raro in un menù, quindi se lo trovate è molto più probabile che si tratti del pesce. 

Digressione toponomastica: il nome de Li Galli, gruppo di isolotti al largo della Costiera Amalfitana, appare in documenti ufficiali del XIII secolo e in passato fu scritto: 
"Galli o Sirenuse, Galli forse perché vi si fa preda di pesci detti Galli". 
Personalmente sono sostenitore di questa teoria.

L'ultimo termine connesso con il settore pesci che vi sottopongo è Braz e si riferisce ad un modo di cucinare il baccalà, ma assolutamente non ha niente a che vedere con la brace. La ricetta, bacalhau à bras (o braz, con iniziale maiuscola o minuscola) è famosa in tutto il Portogallo ed ha valicato i confini nazionali tant’è che la troverete anche in Spagna sotto il nome di revuelto de bacalao a la portuguesa o bacalao dorado.
Si tratta di baccalà sminuzzato, fritto con patate alla julienne, cipolla tagliata molto finemente e uovo, infine guarnito prezzemolo e olive nere. Le giuste proporzioni dei primi quattro ingredienti, tutti principali, sono fondamentali per la riuscita del piatto. 
La ricetta fu creata da tale Brás (ou Braz, come si scriveva all'epoca, equivalente di Biagio in italiano) un taberneiro del Bairro Alto, quartiere di Lisbona e quindi si dovrebbe scrivere con iniziale maiuscola.
Se vi trovaste a Portimão (Algarve), vi consiglio di andarlo a provare al rest. Oasis che frequento, in alternativa a A Nossa Casa, specificamente per bacalhau à bras, arroz de lingueirão (diciamo risotto con cannolicchi) e isca à portuguesa (fegato). Sono piatti che non tutti propongono e, se lo fanno, non sono al livello dell'Oasis (che serve anche porzioni enormi).

Lasciamo il mare e passiamo alla marmelada che, considerato il tema del post, è facile immaginare che non significhi marmellata. Il marmelo è il cotogno e quindi marmelada sono solo la cotognata e la confettura di cotogne; le nostre marmellate/confetture si chiamano doce (pron. “dose”). Parimente a quanto detto a proposito di pescada, non chiedete come feci io vari anni fa appena giunto in Portogallo: “di che marmellata si tratta?”. La abbondantissima prima colazione del B&B nel quale alloggiavo includeva un assortimento di confetture fatte in casa e il sapore di una di esse non mi era del tutto nuovo, ma non lo riconoscevo con certezza e quindi domandai cosa fosse e la ragazza rispose: "marmelada". Non soddisfatto, riproposi la domanda citando vari frutti utilizzati di solito per le confetture e lei, guardandomi come se fossi scemo, rispose: “marmelada ... de marmelo!” e a questo punto capii che qualcosa non andava ...

Concludo con il termine minhota, che agli italiani sembra ovviamente equivoco, ma che è invece un semplice attributo che si riferisce alla provincia del Minho (Miño in spagnolo, pronuncia identica “migno”) patria del vinho verde, regione più settentrionale del Portogallo, che si affaccia sull’Atlantico e confina con la Galizia (Spagna).
Se frequenterete ristoranti non "internazionali" o estremamente turistici, vi capiterà senz'altro di trovare nei menu qualche piatto tradizionale della suddetta provincia, quindi a la minhota (pronuncia “mignota”, con una sola “t”) e ormai già sapete che non ha niente a che vedere con le prostitute e quindi neanche con la nostra puttanesca.

martedì 9 febbraio 2016

Conferme ed errori (integrazione al post precedente)

Sono tornato al Restaurante nel quale avevo pranzato domenica, del quale non avevo riportato il nome in quanto non avevo visto alcuna insegna all’esterno. Ricordate la mia descrizione?
"... si accede attraverso un piccolissimo bar (riempito da banco e 2 tavolini) e poi percorrendo un corridoio (quasi un cunicolo) si giunge alla sala pranzo con i caratteristici minuscoli tavolini tutti affiancati e coperti da tovaglia di carta (sulla quale poi si scrive il conto, se necessario) dove si mangia gomito a gomito con i vicini."
Ebbene è proprio il suo caratteristico passaggio a fornire il nome: O Túnel de Alfama (Rua dos Remédios, 132 - Alfama, Lisboa)
   
  
   
Da queste foto potete vedere che solo nella parte alta dei fogli con il listino prezzi appare il nome, ma ora sapete l’indirizzo e ne conoscete l’ingresso. 
Non volendo correre il rischio di non trovare posto o di aspettare troppo, sono arrivato verso le 13 e c’erano, come previsto e come si deduce dalla foto, solo poche persone, ma prima delle 14 era pieno. Notevole la "lista dei vini".
   
Ruslam è arrivato a Lisbona 14 anni fa direttamente dalla Mongolia, non è quindi giapponese come ipotizzato in precedenza. Quando gli ho chiesto se anche in patria viveva da artista, mi ha orgogliosamente risposto:
Nasci com o pincel na mão” (Sono nato con il pennello in mano).
Ora il suo studio si trova in quella che fu la Botica de A. J. Pinto (azulejos) e poi la Farmacia Nacional (scritta sul vetro), ma quando può dipinge in strada e vi ricordo che lo fa utilizzando colori molto originali e molto portoghesi: café e vinho tinto (caffè e vino rosso).

lunedì 8 febbraio 2016

Ritorno a Lisbona, cronaca del primo week-end

Giorni abbastanza pieni e variati come mio solito e quindi, pur limitandomi alle parti per me più interessanti e probabilmente per gli altri meno note nn riuscirò ad essere breve. La Lisbona non turistica, che tuttora sopravvive ma si sta “restringendo” sempre più, mi ha sempre ricordato la Napoli di 40 anni fa, un po' malmessa, vicoli con palazzi malridotti se non in rovina, tanti piccoli esercizi "originali" con gestori e clienti socievoli e aperti alla chiacchiera, insomma tradizionale vita di quartiere.
Sabato una lunga passeggiata mi ha portato a riprendere contatto con tutta la zona orientale del centro, passando a monte del castello, al limite della Mouraria, rapido sguardo al mercato delle pulci (Feira da Ladra, ormai un fatto commerciale al 100%) e ritorno attraverso Alfama, l’altro famosissimo quartiere di LisbonaAnche questo, come tanti vecchi quartieri in qualunque città turistica in ogni parte del mondo, si sta riciclando, organizzando, ripulendo e ovviamente sta perdendo la sua originalità. 
Ho visto stranieri uscire da casette appena ristrutturate il che mi induce a pensare che ci siano un cumulo di stanze in affitto o addirittura che molti abbiano comprato e se lo hanno fatto qualche anno fa è stato a prezzi bassissimi. Per esempio guardate questo artista "immigrato" giapponese che dipinge con caffè e vino rosso in una vecchia bottega contornata di azulejos e sotto i classici panni stesi.
Si sono moltiplicati i locali che propongo serate di Fado (spesso a prezzi esorbitanti) servendo cibo internazionale e bisogna avere davvero buon fiuto per trovare qualche bettola per soli locali dove si esibiscono fadisti non professionisti, ma in un ambiente molto più piacevole e originale dove si potrà mangiare qualcosa di semplice, casomai solo dei pasteis de bacalhau e bere buon vinho da casa.
Avendo un appuntamento gastronomico da tutt’altra parte, mi sono limitato a cercare nella parte alta di Alfama un posto dove avrei potuto mangiare la domenica, quando la maggior parte dei piccoli locali chiudono. Nel pomeriggio ho inaugurato la mia serie di visite alla Cinemateca Portuguesa, una piccola perla per i cinefili come me. Ogni sabato propone un double bill (doppio spettacolo, come quello delle grindhouse amate da Tarantino), ma non proiettando B-movies bensì due ottimi fim d'epoca con biglietto unico che costa la bellezza di 2,15 euro in una ottima sala con poltrone in pelle!

L’altrieri era la volta di due musical "Gold Diggers of 1935" (Busby Berkeley, USA, 1935, vincitore di Oscar) e "Les Demoiselles de Rochefort" (Jacques Demi, Francia, 1966) con due pezzi da 90 americani, vale a dire Gene Kelly e George Chakiris che si guadagno il suo Oscar nel famoso West Side Story.
I film vengono ovviamente proiettati senza intervallo, ma fra l'uno e l'altro c'è una pausa di mezz'ora durante la quale si può profittare della caffetteria o cercare qualcosa di interessante nella libreria, entrambe al piano superiore.
A tutti i cinefili: se vi capita di passare per Lisbona, non dimenticate di controllare se nel programma della Cinemateca Portuguesa ci fosse qualcosa che vi interessa. Oltre ad alcuni classici che probabilmente avrete già visto, fra i 3 o 4 film al giorno, tranne la domenica (giorno di chiusura) sono certo che qualunque appassionato della settima arte troverà qualcosa di imperdibile.
La domenica mattina, come qualcuno avrà già visto da queste foto sono andato a caccia di soggetti girovagando di nuovo nel dedalo di stradine contorte collegate da escadinhas (scalette) di Alfama e quelle più larghe, disposte a griglia regolare, della BaixaSono partito con la precisa intenzione di fotografare le vecchie insegne dipinte su vetro, ceramica o metallo e disegni più elaborati su pannelli composti da più mattonelle e, come spesso accade, ho trovato meno di quanto sperato - oltre quello che avevo già adocchiato - ma varie altre cose interessanti e diverse dalle solite.
Segnalo in particolare l’ingresso di questo vecchio cinema conosciuto come Animatografo do Rossio. Di notizie precise in merito all’animatografo ne ho trovate poche, ma sembra assodato che si trattasse di un metodo di proiezione di immagini alternativo al cinema, mentre Rossio è il quartiere nel quale si trova. Il locale è sì ancora attivo e con il nome originale, ma funziona come cinema porno!!!

Sono poi andato nel piccolo ristorante che avevo adocchiato il giorno precedente al quale si accede attraverso un piccolissimo bar (riempito da banco e 2 tavolini) e poi percorrendo un corridoio (quasi un cunicolo) si giunge alla sala pranzo con i caratteristici minuscoli tavolini tutti affiancati e coperti da tovaglia di carta (sulla quale poi si scrive il conto, se necessario) dove si mangia gomito a gomito con i vicini.
Ho mangiato un classico bacalhau assado no forno, con patate bollite, qualche oliva e insalata, l’annaffiato con mezzo litro di vinho tinto (il quartino non lo prendono proprio in considerazione), ho conversato amabilmente con una coppia di simpatici giovani portoghesi e ho concluso con un caffè ... o conto? 7,50 euro!
Ero l’unico straniero, ai due ragazzi suddetti la signora che serviva ai tavoli ha portato direttamente la brocca da un litro di vino, di fronte a me c’era invece un signore che ha “allungato” il suo mezzo litro con gassosa (aggiunta a richiesta direttamente da una bottiglia di 2 litri, non si paga) e il resto della clientela era molto variegata e comprendeva anche qualche famiglia con nonna. Ambiente molto piacevole. Ci ritornerò in settimana. 

domenica 7 febbraio 2016

Intervallo e disturbi al cinema

In merito al primo argomento ci sono svariate opinioni e le abitudini cambiano da paese a paese, da cinema a cinema, da film a film.
Da buon cinefilo propendo per la tirata unica a prescindere dalla durata del film e questo vale anche per i più lunghi (intendo quelli molto lunghi) come Guerra e pace di Sergey Bondarchuk (poco più di 7 ore) che tuttavia in molti paesi venne distribuito in tre o addirittura quattro parti. Io ho assistito alla proiezione integrale alla Cineteca Mexico (senza intervallo!) e, oltre a non sembrare tanto lungo, francamente non vedo come lo si possa dividere in spezzoni senza diminuirne il valore. Ricordo che ci furono poche fughe momentanee (plausibilmente per buoni motivi) e solo un paio di "abbandoni" su quasi un centinaio di spettatori.
   
In Portogallo generalmente c'è un intervallo, spesso troppo lungo, mentre in altri paesi per i quali posso parlare per esperienza diretta come Spagna, Francia, Nuova Zelanda e Stati Uniti no.
Anche in Italia, anche se in patria vado poco al cinema, mi sembra che ci sia la tendenza alla proiezione continua, ma ricordo l'intervallo di quando ero piccolo durante il quale passava il venditore di gelati e altro - un classico era la “bomboniera” - ma il tutto veniva consumato in pochissimi minuti.
I tempi sono cambiati, all’ingresso quasi sempre c’è un banco bar che vende (spesso a prezzi da aeroporto ... eccessivi) soprattutto secchi di popcorn e secchielli di bibite annacquate con ghiaccio. Indipendentemente dall'intervallo (che interrompe il flusso delle immagini, ma si può occupare il tempo leggendo o facendo altro) quello che sopporto meno è la prima mezz'ora di film rovinata dal rumore dei sacchetti di plastica e dello sgranocchiamento di popcorn, pipocas, palomitas (sinonimi molto diversi in differenti idiomi, stranamente tutti iniziano con p).

Altro grande problema moderno sono i cellulari e smartphone anche se in effetti il problema sono tutti gli scostumati che rispondono a chiamate e conversano (raramente, per fortuna), non li spengono e, anche se li mantengono senza suoneria, continuano a controllare FB, Twitter e WhatsApp - e talvolta a comunicare - con lo schermo quanto più luminoso possibile sparando fasci di luce negli occhi di chi sta dietro di loro o ai lati.
   
Per non parlare di quelli che lasciano la suoneria a tutto volume e che ne fanno ascoltare l’intero motivo prima di trovare l’apparecchio o semplicemente di decidere se rispondere o meno.
Anche il giustissimo invito (da troppi disatteso) che in molte sale appare sullo schermo invitando al silenzio e a scollegare i vari apparati sembra un controsenso se lo stesso management "forza" gli spettatori a comprare enormi secchi (anche se non proprio delle dimensioni di questo a sinistra) di rumorosi popcorn, ma è noto che in particolare in alcuni paesi ricavano più con gli snack e bibite che con l’incasso visto che gran parte di esso va in altre tasche.
Non ci dovrebbe essere necessità di scomodare teorici del cinema per rendersi conto che una visione ideale presupporrebbe silenzio e buio assoluti (per il secondo, seppur potenzialmente utili e obbligatorie, anche le luci di emergenza danno un sacco di fastidio).
Inutile parlare degli spettatori rumorosi e altre scostumatezze ...
Tutto quanto detto mi spinge ad andare al cinema evitando i week-end e prediligendo spettacoli presumibilmente poco affollati, quando possibile. 

venerdì 5 febbraio 2016

Portogallo settentrionale: Porto, Guimarães e Braga

Essendo stato abbastanza fortunato con il tempo (ma non sarei arrivato fin qui se non avessi intravisto buone possibilità) sono riuscito ad effettuare le due escursioni a Braga e a Guimarães in due giornate calde relativamente alle medie invernali, asciutte e soleggiate, con un bel cielo terso. Dopo la parziale delusione di Porto, mi sono forse apparse ancora più piacevoli queste due cittadine a poco più di un'ora di treno (locale, puntuale, pulito e accogliente, solo 3,10 euro a tratta - pensate a come viaggiano i pendolari italiani).
Delle due Guimarães è più piccola, con il suo centro storico di dimensioni molto ridotte attraversato da stradine acciottolate e dominata dal Palacio de los Duques de Bragança (foto a sx) a sua volta poco più in basso del piccolo castello che sorge sulla sommità della collina(foto a dx), attualmente in ottime condizioni essendo giunti quasi al termine i lavori di restauro. La cittadina  è indissolubilmente legata ad eventi fondamentali della nascita della nazione e questo è il motivo per il quale sulle mura di una antica torre all’ingresso del centro storico si legge "Aqui nasceu Portugal", praticamente il motto della città.
   
La maggior parte del tempo di visita si passa fra la visita del castello e quella più approfondita del Palacio de los Duques de Bragança nel quale sono stati perfettamente restaurati tutti gli ambienti interni, arricchiti da arazzi, mobilio pezzi d'arte, armi e suppellettili varie, entrambi molto interessanti.
Al contrario, Braga è quasi una città, molto piacevole e organizzata, ampia area pedonale piena di giovani in quanto è sede della Universidade do Minho e tanti interessanti edifici, sia religiosi che civili, "sparsi" e non concentrati.
   

Fra questi se ne trovano alcuni in ottimo stato, di differenti epoche e spesso abbastanza singolari come questo della foto a destra, ufficialmente Palácio do Raio ma comunemente detto Casa do MexicanoPiù distante, a circa 5 km ma visibile dal centro, si vede il Santuario del Bom Jesus do Monte, con la sua inconfondibile scalinata. 
   

Nel mio tanto camminare a casaccio, anche stavolta ho trovato soggetti, certamente non segnalati su guide o in rete, interessanti o curiosi per le mie foto come per esempio il postino di Guimarães (nella foto a sinistra notate il perfetto abbigliamento con lo stemma del CTT sul giubbotto e sul polsino, logo presente anche sulla borsa laterale e sulla canna della bici elettrica) mentre a Braga ho trovato bambini vestiti con abiti tradizionali per il carnevale e la caffetteria mobile su Ape 50 al centro di Braga (trovata geniale, c'è da pensare che la burocrazia portoghese sia più flessibile di quella italiana ...).
   
Meteo e foto
Appena avrò tempo pubblicherò molte altre foto di Braga, Guimarães e Porto, ma se continuasse ad essere asciutto non sarà questione di pochi giorni e a fine viaggio avrò una caterva di foto da editare e pubblicare. 
Infatti a quelle già in sospeso - anche dell'Algarve - se ne aggiungerebbero tante altre visto che a Sintra ne prevedo varie centinaia della Quinta da Regaleira e del Palacio da Pena
Se invece la settimana prossima il tempo dovesse peggiorare scatterò meno foto e, potendo andare in giro di meno, avrò tempo di ridurre l'arretrato. 
Per ora accontentatevi di queste poche.

mercoledì 3 febbraio 2016

Funicolare a soffietto a Porto

Anticipazione del breve resoconto di viaggio che andrò a scrivere di qui a pochi giorni in merito alla mia prima visita nella parte più settentrionale del Portogallo, dopo aver girato tutto il resto del paese in lungo e in largo “attirato” dalle gare di orientamento. Tante volte, parlando con portoghesi, cito località delle quali non hanno mai sentito parlare essendo paesini più o meno sperduti nel grande territorio dell’Alentejo (sud) o verso il confine con la Spagna e molte voltesi scoprono luoghi affascinanti, mestieri che si avviano alla sparizione, piatti regionali autentici in tascas che sembrano essere rimaste a vari decenni fa. Questo è serendipity ... si ha un obbiettivo e si trova, se si è attenti, qualcosa di ancor più interessanti. Ma l’oggetto di questo breve post interlocutorio è questa funicolare a soffietto, che ovviamente non cercavo. 

Nel corso della mia lunga passeggiata esplorativa per le strade di Porto (o Oporto se preferite), attraversando il ponte Luis I ha attirato la mia attenzione questa strana carrozza di funicolare che saliva parallelamente alla base della Muralha Fernandina. Mi ha incuriosito la sua particolare struttura e quel soffietto che doveva nascondere qualcosa. Osservando meglio e riflettendo, mi sono reso conto che la linea delle rotaie era molto in pendenza alla, partenza dalla riva del fiume mentre a metà strada, prima di entrare in galleria, quasi spianava. Per abduzione (fatto molto probabile, ma non certo) ho immaginato che all’interno del soffietto ci dovessero essere dei martinetti, o altro congegno probabilmente idraulico, che avevano la funzione di mantenere il pavimento della cabina sempre in piano.
Ho quindi aspettato la corsa successiva e, come potete vedere, è proprio così.
   

   
L’alternativa (percorso tradizionale) a questa moderna soluzione sono queste antiche scale (Escadas do Codeçal) in un quartiere quasi del tutto abbandonato e in rovina ... eppure ci sono le parabole!  
   
Devo purtroppo dire che molte aree del centro storico e di quelle vicino alle rive del Douro si trovano in pessime condizioni.