mercoledì 7 gennaio 2015

Tralicci brutti, inutili e arrugginiti ... perché non rimuoverli?

Una passeggiata bella e piacevole, panoramica e frequentatissima come quella da Nerano a Jeranto è in parte rovinata dalla presenza di numerosi tralicci di metallo ormai completamente arrugginito.
Alcuni sono abbattuti e giacciono in loco o poco più in basso della loro posizione originale, pochi si ergono ancora al lato del sentiero ma, considerato quanto è capitato altri, c'è da pensare che prima o poi potrebbero improvvisamente crollare. 
   
Perché non rimuoverli tutti vista la loro assoluta inutilità alla quale si cumula la molto poco piacevole vista e non da ultima la potenziale pericolosità?
Certamente di qualcuno sono, non so se dell'ILVA (cava di Jeranto), dell'ENEL o forse del precedente fornitore di energia elettrica, del Comune o di altri ancora. Non dovrebbe essere difficile appurarne la proprietà e quindi si potrebbe invitare (eufemismo ... si dovrebbe intimare, obbligare) chi ne è responsabile a rimuoverli o, in alternativa, il Comune potrebbe provvedere alla rimozione addebitando successivamente le spese (in danno). Restando in territorio massese, una situazione simile, seppur meno evidente, si presenta agli escursionisti che si dirigono verso Punta Campanella.
   
Ancora peggiore è lo scenario su Monte Faito sul quale sorgono decine e decine di antenne, molte delle quali certamente utili e funzionanti, ma perché non provvedere a far smantellare quelle chiaramente abbandonate, fatiscenti e certamente non più attive?
Altre foto in questo album Google+

martedì 6 gennaio 2015

Sentiero CAI 300 Torca-Nerano: incendio e incidente

Essendo “devoto di San Tommaso”, ieri sono andato a verificare di persona gli effettivi danni causati da quello che è stato presentato come “Incendio devastante a Crapolla” (PositanoNews/WWF), verificatosi a inizio anno.
Come già ebbi modo di scrivere in merito al ben più serio incendio del 5 novembre u.s. che interessò la quasi totalità dei pendii occidentali del Monte San Costanzo, da via Campanella fino alle recinzioni del “radar”, le cose che dispiacciono veramente sono la perdita di pochi (per fortuna) arbusti, la morte di insetti, chiocciole e simili troppo lenti per sfuggire alle fiamme e la stupidità e l’inutilità del gesto (senz’altro volontario) che ci rammenta con che razza di gente conviviamo. Nelle area di gariga, macchia bassa, il fuoco si propaga velocemente - come il classico fuoco di paglia - e molto raramente danneggia l’impianto radicale e quindi la maggior parte delle piante rigettano in brevissimo tempo, più forti e verdi di prima. Lo anticipai, essendo facilmente prevedibile, subito dopo l’evento sul San Costanzo e le recenti foto pubblicate dopo meno di due mesi lo dimostrano ampiamente.  

Tornando all’incendio di qualche giorno fa, questo molto probabilmente si è sviluppato (leggi: è stato appiccato) a partire dall’area alle spalle della chiesetta di San Pietro per poi salire fino al sentiero CAI 300 fra Guardia e Cuparo. La fascia che ha avuto danni maggiori è quella più vicina alla scalinata che però ha funzionato da tagliafuoco e quindi ha impedito la propagazione verso est. Solo nelle vicinanze della panchina della Guardia il fuoco si è spinto monte del sentiero in modo consistente. Le fiamme sono rimaste ben distanti dal vallone sottostante al Cuparo e il sentiero resta percorribile con la sola differenza che fin quando non pioverà seriamente ci si potrà annerire un po’.
I danni effettivi sono limitati in quanto l’area non è neanche lontanamente vasta come quella andata a fuoco a San Costanzo e, come è evidente dalle foto, parte del verde è sopravvissuto e, ciò che è più importante, quasi tutti gia arbusti sono rimasti quasi intatti facendo presupporre che lì incendio in più parti si è propagato lentamente e al livello del suolo senza fiamme alte (altrimenti sarebbero diventati tutti scheletri fuligginosi come a San Costanzo). In primavera sarà tutto come prima. (altre foto su Google+)
   

E veniamo all’incidente di ieri 5 gennaio … questo ve lo anticipo solamente avendo avuto notizia (da fonti certe), ma ancora non conosco i dettagli. In un prossimo post fornirò ulteriori e più precise notizie e mi riservo di approfondire il discorso in merito all’opportunità di continuare a lasciare quella parte di percorso così com’è, in particolare la discesa (perché quasi tutti la percorrono in direzione ovest) fra la pineta del Monte di Monticchio e Recommone. Il soccorritore che mi ha comunicato la notizia dell’incidente di ieri mi ha anche fatto notare che si tratta “del quinto incidente in dieci mesi” … Sembra poco, ma se si considera che altri eventi di minore rilevanza non sono stati neanche segnalati e che il numero di escursionisti che percorrono quel tratto sono circa un centesimo di quelli che completano il Sentiero degli Dei (che qualcuno vorrebbe far passare per pericoloso) il rapporto incidenti/escursionisti è altissimo rispetto alla media (bassa) di tutti i sentieri dei Monti Lattari.
Approfondirò l’argomento sostenendo la validità di alcune mie proposte (già avanzate verbalmente) in uno o più dettagliati prossimi post.

lunedì 5 gennaio 2015

"Assistenza (?) clienti" ... "Customer care" all'italiana

L'Assistenza clienti, per molte grandi aziende italiane, è spesso ben lontana dalla "Customer care", che in altri paesi è talvolta addirittura un po' assillante. La ben nota TIM (tanto per fare un esempio) chiama i clienti e li riempe di SMS proponendo fantastiche tariffe e occasioni imperdibili, ma nel momento in cui si ha un problema è latitante.
Immediatamente dopo Natale il segnale per la mia chiavetta TIM (che uso per navigare in Internet) era ottimo come al solito ma la ricezione dati è stata talmente lenta che non si riusciva neanche ad aprire completamente la pagina iniziale. Ho provato più volte a comunicare il disservizio via 119, ma come quasi tutti gli utenti TIM parlare con un operatore è quasi impossibile. Chi non usa TIM o non ci crede può provare a digitare "Parlare con operatore TIM" e vedrà quanto suggerimenti ci sono per non parlare per pagine e pagine di insulti e improperi su blog e forum.
Comunque sia, torniamo a questa mia ultima esperienza. Il 29/12 ho scritto un messaggio dal sito TIM. Ma anche arrivare alla pagina giusta del sito TIM, modo suggerito dalla voce registrata del 119, non è facile. Oltretutto se un utente chiama per segnalare un problema della chiavetta, come pensano che possa collegarsi ad Internet??? Nella risposta immediata, ma solo perché era automatica del tipo no-reply, mi comunicavano di aver preso nota e che sarei stato contattato. E in effetti dopo solo 5 giorni (il 3 gennaio), dopo che il problema era stato evidentemente risolto, mi hanno scritto:

Gentile cliente,
in riferimento alla sua mail, desideriamo informarla che, da verifiche effettuate sulla sua linea non presenta alcuna anomalia di rete.
Le riportiamo che, per ulteriori ed eventuali verifiche tecniche da dover effettuare, l'unica modalità, per competenza e per risoluzione, rimane quella che le riportiamo. I colleghi hanno la possibilità di effettuare delle prove direttamente in linea con Lei ed hanno gli strumenti per poter fornirle assistenza.
La invitiamo a contattare, da altra utenza, sempre prepagata Tim o rete fissa Telecom, il nostro servizio clienti 119. Un nostro operatore le fornira' tutte le indicazioni a lei necessarie trasferendola all'assistenza tecnica, orario di servizio dalle ore dalle ore 09:00 alle 22:00 circa tutti i giorni.
Rinnovando la nostra piena disponibilità per ogni sua futura esigenza, le ricordiamo che, per informazioni o aggiornamenti sulle nostre proposte commerciali, può visitare il sito www.tim.it, oppure chiamare gratuitamente il Servizio Clienti 119, a sua disposizione 7 giorni su 7.
L’occasione è gradita per porgerle i nostri distinti saluti.
Cordialmente,
Servizio Clienti 119

In pratica dal 119 rimandano al sito e dal sito (dopo 5 giorni) rimandano al 119 senza aver risposto e senza aver richiamato (cosa che sono prontissimi a fare se si manifesta un interesse a comprare servizi o prodotti). Ho quindi risposto con un po' di sarcasmo (ma qualcuno ci farà caso?) tanto è una partita persa ...

Gentile Servizio Clienti 119,
la velocità di connessione è ritornata normale giovedì 1 gennaio, non so per caso e perche “i colleghi” sono intervenuti.
Nel ringraziare per la sollecitudine nella risposta (solo 5 giorni), vorrei che mi spiegaste come si fa a parlare con un operatore del 119. Anni fa esisteva l’opzione “0” per parlare con un operatore. Nonostante nei giorni scorsi abbia provato più volte e con varie sequenze non sono più riuscito ad arrivare a quel punto e quindi a parlare con qualcuno.
In ogni caso, penso che un servizio clienti degno di tale nome, ricevuto il reclamo ed avendo il mio recapito telefonico (TIM), avrebbe dovuto e potuto chiamarmi e non invitarmi a contattare il 119, in particolare vista la difficoltà (ben nota) di parlare con un operatore e che oltretutto la chiamata non sarebbe stata certo un costo per la TIM.
In attesa di avere risposta ai miei commenti (se vorrete) e senz'altro al quesito relativo alla procedura da seguire per parlare effettivamente con un operatore del 119,
porgo distinti saluti.
Giovanni Visetti

PS – mi permetto di suggerire di rivedere il testo (suppongo standard) della risposta, in particolare quello del secondo paragrafo.

La cosa che trovo più grave e sconcertante è il lasso di tempo intercorso fra richiesta e risposta (non automatica) che in giorni lavorativi non dovrebbe mai superare le 24h anche volendo sorvolare sulla difficoltà di parlare con un operatore. Infatti, ci sono tanti sistemi (perfettamente funzionanti) che prevedono la segnalazione di un disservizio o di una qualunque richiesta via email o registrando il messaggio in una segreteria telefonica. L'operatore ha quindi tempo di "prepararsi" o di inoltrare il messaggio alla persona giusta che, a breve, richiamerà l'utente.
Ma nel caso della TIM sospetto che non si tratti di semplice disorganizzazione, di incapacità o di stupidità (eccola di nuovo) ma di pura malafede che, in ogni caso, commercialmente non è indice di grande intelligenza, né di furbizia.

PS - Mi sembra superfluo sottolineare che non ho ancora ricevuto risposta all'ultimo messaggio.

sabato 3 gennaio 2015

Ancora sulla stupidità umana ... armi alla portata di minori

Negli ultimi giorni un paio di tragici avvenimenti inusuali (ma non tanto, purtroppo) hanno attirato la mia attenzione:
* bambino di 2 anni uccide la madre sparandole alla testa
* undicenne si spara alla tempia con la pistola del padre
Le considerazioni che seguono si basano ovviamente su quanto riportato dai media e quindi potrebbero essere errate se i fatti non fossero esattamente quelli narrati. Non voglio certo discutere in questa sede il diritto, la necessità o il piacere di possedere ed usare armi da fuoco, mi interessa piuttosto parlare, come anticipato nel titolo, della stupidità umana in una delle sue espressioni peggiori. Certamente i genitori dei due piccoli “pistoleri”, l’americano veramente giovanissimo, amavano i propri figli e non avrebbero mai voluto danneggiarli in alcun modo eppure sono stati la causa dei due incidenti. 

Per chi non avesse letto le notizie riassumo brevemente i fatti, almeno da come li ho appresi dai giornali online.
Nel primo caso una giovane madre, ricercatrice “nucleare”, esperta e appassionata di armi, amante della caccia e frequentatrice abituale dei poligoni di tiro, ha avuto la brillante idea di “inaugurare” il dono appena ricevuta dal marito per Natale: una speciale borsa con tasca separata per una pistola, chiusa da una zip. Quindi con il figlio di 2 anni e tre nipoti è andata a fare compere. Qui la storia è un po' confusa in quanto le versioni non sono tutte concordanti e io (da scettico quale sono) nutro seri dubbi sulla veridicità di quella più comunemente proposta. Il bambino si sarebbe impossessato della borsa (lasciata incautamente incustodita), avrebbe aperto borsa e zip, avrebbe impugnato la pistola (chiaramente senza sicura e con il “colpo in canna”) e avrebbe centrato la testa della madre al primo colpo!
Dalla mia minima esperienza a proposito di armi, mi risulta difficile immaginare come una mano così piccola, presumo che lo fosse, abbia potuto impugnare la pistola e premere il grilletto (di solito non morbidissimo). Comunque sia, la madre (ir)responsabile è quella che ha avuto la peggio e pertanto non dispiace più di tanto, o almeno c’è la consolazione che a causa della sua scarsissima cautela non sia stato un sventurato qualunque a farne le spese. 
In America la diatriba in merito al possesso delle armi e alla possibilità di portarle con sé anche in luoghi pubblici è accanita e senza fine, specialmente negli stati del midwest e del west. C’entrano ovviamente la politica e le potentissime lobby dei produttori e rivenditori di armi, munizioni e accessori. In uno degli articoli ho letto che da poco era stata approvata una legge che consentiva di portare armi anche all’interno delle scuole e dei college, nonostante 7 presidi su 8 si fossero dichiarati nettamente contrari …
In Italia, invece, una ragazzina di 11 anni si è “suicidata” con la pistola di ordinanza del padre, poliziotto. Anche in questo caso ci sono versioni contrastanti, c’è chi riporta uno sparo e chi due, e in questo secondo  caso il “giornalista” ipotizza che, spaventata dal primo improvviso e non voluto sparo, abbia fatto fuoco una seconda volta colpendosi alla tempia! (vi sembra plausibile?) Penso che chiunque, e in particolare una ragazza giovane ma non giovanissima, per giunta figlia di un poliziotto (e quindi abituata a veder maneggiare una pistola), avrebbe lasciato cadere la pistola a terra o l’avrebbe addirittura gettata lontano, ma non si sarebbe mai portato la canna alla tempia.
Comunque siano andate le cose, e a prescindere dalle fantasie dei “giornalisti”, il fatto inconfutabile è che in entrambe i casi chi avrebbe dovuto avere in custodia l’arma l’ha lasciata incautamente alla portata di minori. E ciò che è peggio è che si trattava di due “professionisti” delle armi che quindi dovevano ben conoscere le possibili conseguenze della loro irresponsabilità. La stessa legge (almeno quella italiana) che permette di poter tenere un’arma in casa stabilisce anche che "… non deve essere data a chi potrebbe abusarne, a chi è incapace anche di maneggiarla (bambini, malati ecc.), quando riposta non deve essere facilmente raggiungibile da persone incapaci di maneggiarla o estranei alla vita domestica nonché bambini. … il padre di famiglia con figli dovrà provvedere al che i bambini non si possano impossessare di armi o munizioni
Quante volte si legge di pistole che sparano da sole, colpi partiti inavvertitamente mentre si puliva un’arma, pistole puntate per scherzo (idiota) ma che sparano veramente, e storie simili?Vi ricordo ancora una volta la Terza Legge Fondamentale della Stupidità Umana, così come enunciata nel breve trattato di C. M. Cipolla:
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.
Non fermandosi alle morti dei singoli, pensate anche agli indubitabili danni collaterali e conseguenti per tutta la famiglia delle vittime. Sfido chiunque a trovare qualcuno che abbia avuto vantaggio a seguito di queste tragedie ... e nessuno può dire che "si è trattato solo di pura sfortuna".

mercoledì 31 dicembre 2014

Considerazioni sul mio recente viaggio in Thailandia

In questo mio ottavo viaggio in Thailandia (nell'arco di 33 anni) ho visitato isole non toccate precedentemente, alla ricerca di spiagge tranquille e con poche persone.
In particolare dalla costa ovest, quella che affaccia sul Mar delle Andamane, è possibile accedere abbastanza facilmente ad una miriade di isole grandi e piccole, completamente disabitate o solo con pochi posti dove poter dormire, con più residenti che stranieri o quasi esclusivamente turisti, insomma ce n'è per tutti i gusti e tutte le esigenze. 
Ancora oggi si possono trovare tante spiagge semideserte su isole collegate con regolare servizio barche (per lo più longtail) dove poter soggiornare in tutta tranquillità. Certo bisogna essere mentalmente predisposti e preparati, il "mito" dell'andare a vivere su un'isola deserta non è per tutti.
Purtroppo, dal mio punto di vista, devo dire che se da un lato c'è maggior facilità negli spostamenti e nella comunicazione, alcuni posti stanno perdendo il oro spirito thailandese e diventano sempre più "internazionali" e stanno costruendo un po' troppo. 
Per esempio, quando andai a Koh Payam oltre 15 anni fa c'erano solo piste di sabbia lungo le quali si muovevano, con difficoltà, i mototaxi. Ora ci sono varie stradine (cementate) che permettono veloci spostamenti da un lato all'altro dell'isola. Ma il problema vero è che la maggior parte dei viaggiatori che vi arrivano fittano un motorino appena sbarcati e vanno avanti e indietro giusto per lo sfizio di guidarne uno (se per noi è un fatto normale, molti nordici sono alla loro prima esperienza ... e non tutti sono abituati a guidare a sinistra ...).
Senz'altro l'isola è bella ma, considerato il ritmo al quale sorgono nuovi alloggi (da semplici bungalow a resort a 5 stelle), probabilmente perderà tutto il suo fascino nel giro di pochi anni diventando una nuova Koh Samui o Ko Tao(foto di Koh Payam)
   

Di Koh Sukorn avevo già parlato in  un precedente post, ora ho anche caricato numerose foto in questo album Google+.
La terza isola dell'arcipelago di Trang che ho visitato nel corso di questo viaggio è Koh Kradan, la mia preferita, ed anche essa è stata oggetto di un post incentrato soprattutto sullo snorkeling, possibile anche partendo dalla spiaggia.
Ho anche creato due altri album, uno con poche foto delle isole dei Parchi Marini delle Similan e delle Surin toccate nel corso di uno snorkeling tour di tre giorni e un ultimo nel quale ho raccolto le foto scattate sulla terraferma.
   

In particolare lungo le spiagge da Khao Lak verso nord dove (con la bassa marea e guadando qualche foce di fiume) è possibile camminare anche per varie decine di chilometri e a Krabi (città) dove comunque ho trovato interessanti e/o singolari soggetti fotografici.
A chi è interessato, ricordo che ho pubblicato anche qualche altro post di soggetto thailandese.
Comunque sia, la Thailandia resta un paese molto piacevole da visitare, con un'ottima cucina, temperature molto piacevoli, un bel mare, parchi naturali anche all'interno, ottimo livello di sicurezza, facilità di trasporti e, non da ultimo, relativamente molto economica.

domenica 28 dicembre 2014

Scontro frontale fra un ippopotamo e un’auto

Leggi l'articolo con cronaca dettagliata e tante foto apparso su Cronache Maceratesi (dalla cui pagina ho anche tratto la foto in calce) 

Altra “impresa” di veri geni, finti animalisti. Questa volta hanno liberato un ippopotamo da un circo presso Macerata, mandandolo (sfortunatamente) a morire su una strada provinciale e rischiando di far ammazzare un ragazzo che l’ha preso in pieno. Se avete la pazienza di leggere i commenti vedrete che anche in questo caso molti si dicono d’accordo nel non volere più animali nei circhi, ma allo stesso tempo sottolineano quanto sia stata stupida e irresponsabile l’azione di questi animalisti/terroristi. Pochi sono i commenti di tono diverso, alcuni dei quali scritti da persone che pur di giustificare l’indifendibile se ne escono con frasi come “grave non vedere un ippopotamo. Il ragazzo doveva stare più attento …”, dimenticando che era notte, la strada era a scorrimento relativamente veloce, l’ippopotamo è di colore grigio scuro e “non gli funzionavano le luci”, scappava e quindi è comparso all’improvviso davanti alla macchina (una Polo quasi completamente distrutta … la bestiola pesava 15 quintali).
I bravi animalisti, se avessero voluto dare una chance all’ippopotamo, avrebbero dovuto “rapirlo” per poi nasconderlo e accudirlo in luogo adatto. Come pensavano che potesse sopravvivere alle porte di Macerata, al freddo e lasciato “senza il becco di un quattrino per fare un po’ di spesa al supermercato o prendersi almeno una bevanda calda”?
Pur essendo d’accordo sul fatto che ci sono altri modi di mettere in piedi spettacoli circensi senza aver bisogno di animali, l'ippopotamo non avrebbe forse avuto vita migliore continuando ad esibirsi e ad essere nutrito dal personale del circo? 
Perché non vanno a liberare tutti gli uccellini in gabbia, nelle case e nei negozi dove spesso si trovano anche specie protette? E che dire di tartarughe, pitoni e iguana tenuti in ambienti non consoni da gente che si professa animalista per avere un animale esotico in casa?

Il discorso sarebbe veramente lungo … 

sabato 27 dicembre 2014

Ancora su Scout e pianificazione escursioni

Un paio di giorni prima di Natale ho ricevuto una ennesima email da parte di scout che stavano pianificando una escursione sui Monti Lattari.
Salve e buongiorno, sono una ragazza del gruppo scout xxx e volevo chiederle un informazione. Volevo sapere quanto tempo ci possiamo mettere per arrivare dal deserto di sant'agata dei due golfi a termini passando per torca e punta campanella lungo il sentiero 00 dei monti lattari, …”
A parte il fatto che mi sembra una escursione non da poco (una 15ina di km con quasi 1.000m di dislivello), specialmente avendo poche ore di luce, con terreno impervio e per di più senza assolutamente conoscere il percorso (altrimenti perché chiedere quanto tempo ci vuole?) e programmata solo avendo letto i nomi sulla cartina del CAI e seguito la linea rossa del sentiero CAI 300 (e non 00). Essendo assolutamente contrario a questa prassi, ma avendo comunque l’abitudine di rispondere a chi educatamente mi chiede informazioni (anche se sono domande insulse), a stretto giro le ho risposto:
“Ciao xxx,i tempi sono relativi al passo mantenuto e quindi non li fornisco mai, non conoscendo di solito l’interlocutore. Il tratto in discesa verso Recommone è disagevole e mal segnato (un paio di mesi fa si sono persi una decina di tuoi colleghi, recuperati poi a notte fonda).
Il giro è comunque lungo e ripeto a te quello che dico a tutti: dovete prima fare dei sopralluoghi, eventualmente a tratti, senza portarvi tutti appresso. Questo è un pessimo vizio degli scout. Buona fortuna."
Le domande che, secondo me, avrebbe dovuto pormi erano:
- il sentiero è ben segnato?
- è facile da seguire?
- che lei sappia, al momento ci sono ostacoli o problemi particolari?
- il fondo del sentiero permette un facile avanzamento o è accidentato?
- quali sono la lunghezza e il dislivello? (anche se sono dati ricavabili)  
Queste informazioni le sarebbero dovute servire per organizzare con qualche suo collega la RICOGNIZIONE del percorso, almeno per i tratti non conosciuti e meno evidenti. Per esempio, una volta arrivati su Monte San Costanzo potevano anche scendere direttamente a Termini in quanto Punta Campanella è praticamente a vista - e non si può andare da nessun altra parte - e la risalita a Termini è tutta su fondo duro ed egualmente non ci dovrebbero essere possibilità di errore. Lo stesso vale per il tratto Deserto-Torca, questo addirittura per la maggior parte su strade rotabili. Quindi avrebbero dovuto quanto meno programmare il giro Torca-Guardia-Cuparo-Recommone-Cantone, e avrebbero fatto ancora meglio se avessero prolungato il percorso a Nerano-San Costanzo-Termini tornando quindi in bus a S. Agata.
Monte San Costanzo: Campo Vetavole (oggi di nuovo verde) e Capri
Per rimanere nel campo dei tempi di percorrenza ecco un esempio di quanto questi siano soggettivi e quindi variabili in base alle persone e alle situazioni. 
Quanto tempo ci vuole per percorrere il Sentiero degli Dei?
Quando lo facevo di mattina (in salita) per andare a incontrare il mio gruppo, procedevo molto speditamente, senza fare foto, ascoltando musica e prestando solo la minima e indispensabile attenzione al sentiero … a seconda della temperatura, eventuale fondo scivoloso ecc. il tempo poteva variare fra un’ora e 1h05’. Ritornando con i “turisti” la media era di 2h30’, ma se erano appassionati di foto ed erano numerosi si arrivava facilmente alle 3 ore. Una volta (mio record da guida) si è presentato un americano che aveva già percorso il sentiero con me (e quindi conosceva il tipo di percorso) e lo voleva rifare … ma non mi aveva detto che da pochissimo si era operato ad entrambe le anche! Risultato: 4h45’, con un certo sforzo e praticamente senza soste. Ma so di una mia collega che ha avuto la sventura di dover accompagnare una signora molto sovrappeso e con scarso equilibrio che ha impiegato oltre 6 ore da Bomerano a Nocelle.
In conclusione, a chi mi chiede quanto tempo ci vuole per andare da Bomerano a Nocelle dovrei rispondere “un’oretta” o “fino a 6 ore e oltre”? Non conoscendo l’interlocutore, le sue capacità e i suoi interessi mi astengo dal fornire stime relative al tempo e dico solo che sono circa 6km con molti saliscendi, varie scale e, a tratti, con terreno accidentato. Non consigliato a chi ha seri problemi di vertigini, le rocce possono essere scivolose se bagnate o anche solo umide.
Uno dei problemi ricorrenti (eppure molto facilmente risolvibile) dei gruppi scout è quello che pare che non comunichino fra di loro, come se si facessero una guerra spietata. Mi è capitato più volte che a distanza di poco tempo avessi richieste per percorsi simili (di solito Valle delle Ferriere, Faito, Sentiero degli e Dei e Punta Campanella) e avendo chiesto conto di ciò a vari capi, questi sono stati sempre molto evasivi in merito.
Eppure le domande (in molti casi pertinenti, come p.e. “ci sono fontane o sorgenti lungo il percorso?”) erano sempre le stesse. E’ possibile che tutti questi ragazzi che presumibilmente passano ore a condividere fatti personali, selfie o pettegolezzi non siano in grado di comunicare ai colleghi dove si può pernottare, prendere il bus, trovare acqua, negozi, fermate bus più vicine, ecc? 
Con questo non voglio assolutamente biasimare le organizzazioni scout che, come già scrissi, svolgono una meritoria azione di aggregazione giovanile basata anche su vita all’aria aperta e attività motoria, ma voglio solo suggerire di andare in escursione con criterio, prendendo tutte le dovute precauzioni per non perdersi, rovinarsi la giornata, mettere a rischio i ragazzi (che certo non hanno alcuna colpa), rimanere al buio e via discorrendo. Non sarebbe molto meglio, opportuno e “salutare” andare in ricognizione (in più d’uno) prima di guidare altri? 
Ciò vale non solo per gli scout, ma anche per pseudo-guide e accompagnatori improvvisati che spesso agiscono in modo simile spacciandosi per professionisti che chiaramente non sono.
Quando sono andato alla ricerca di sentieri (molto meno evidenti e conosciuti dei succitati) l’ho sempre fatto con poche persone conosciute ed affidabili e, oltretutto, mettendole al corrente del programma di massima e specificando che era una "prima" o "un'esplorazione". Quante volte, con gli Escursionisti Lubrensi prima e i FREE poi, siamo andati alla ricerca di tracce molto poco evidenti e solo segnate su vecchie carte? Quante volte ci siamo sparpagliati nel bosco o nella macchia, perdendoci di vista e rimanendo solo a tiro di voce, alla ricerca di un vecchio segnavia o di un indizio? Ma in ogni caso partivo avendo ben studiato il percorso in precedenza, calcolando distanze, dislivelli e tempi (presumibili conoscendo i miei compagni di avventura) e ovviamente portando con me fotocopie delle cartine dell’area sulle quali riportare percorso, appunti e note.

giovedì 25 dicembre 2014

Belle, simpatiche e divertenti idee thailandesi

Dopo aver detto dello stranissimo e illogico modo di fornire una semplice password per un collegamento wifi gratuito, passo ora a lodare un simpatico e intelligente modo di intrattenere i bambini in modo semplice e creativo.
Vagando per Krabi nel corso dell’ultima mattinata del mio soggiorno thailandese, sono giunto fino alla parte estrema del parco cittadino in riva al fiume e ho notato dei tavoli con delle piccole “statuette” e tanti disegni (per lo più di personaggi di cartoni animati) esposti sul prato.
   

I tranquillissimi piccoli artisti in erba potevano quindi scegliere il loro eroe preferito fra gli schizzi su tela o fra le statuette in gesso e poi, forniti di una piccola tavolozza con i colori, un poco d’acqua in un bicchiere di plastica e qualche pennello, procedevano a colorarli ad acquerello prendendo a modello i disegni originali.

Un’altra simpatica idea che ho notato, abbastanza originale, è quella di inserire delle “zebre” fra le strisce pedonali (dette appunto anche zebre, e zebra crossing in inglese).
   

Mi sono poi soffermato ad osservare dei pescatori che, invece, non proponevano niente di nuovo, anzi continuavano a pescare con i metodi tradizionali. Approfittando della bassa marea, un gruppo di barche si era fermato al centro del fiume e da ognuna di esse un paio di abili pescatori lanciavano le reti di quelle che si aprono in volo. C’era anche chi praticava lo stesso tipo di pesca allontanandosi solo di pochi metri dalla riva e stando immerso quasi fino alla vita.
   

Fra l'altro, rimanendo in tema thailandese, sappiate che ho pubblicato su Google+ un album con una trentina di foto di Koh Kradan, isola della quale ho già parlato in un precedente post.

mercoledì 24 dicembre 2014

Volete saperne di più sul disgelo Cuba - U.S.A.?

Vi segnalo questo interessante e lungo articolo (da leggere e interpretare con il solito dovuto senso critico) apparso ieri sul New York TimesChi si è limitato a leggere la mera notizia di pochi giorni fa in merito ai concreti passi avanti nel processo di distensione dei rapporti fra Stati Uniti e Cuba, senza approfondire assolutamente l’argomento, potrà avere una visione un poco più ampia di quello che potrebbe accadere a breve e capire da quale punto si partiva visto che già era in atto un processo di rinnovamento e apertura iniziato con l’ingresso in scena di Raul Castro.

Si è sempre parlato tanto di dissidenti e censura, ma forse non tutti sanno che già da vari anni erano numerosi i blog attivi a Cuba (quindi non curati da espatriati, ma da residenti) anche se, ovviamente, riuscivano a raggiungere un ridotto numero di lettori, ma allo stesso tempo importate, considerata la lentezza della rete cubana e i pochissimi computer disponibili. Vari blogger non avevano neanche un proprio computer, ma operavano dagli Internet Cafè nati per i turisti. Questi blog (i principali sono citati e linkati nell’articolo) sono spesso molto più letti all’estero che non in patria dove sono comunque ben conosciuti.
La censura senz’altro ancora esiste, ma pare che il dissenso sia più che tollerato, anzi le critiche al sistema sono addirittura “benvenute”. Se comprendete lo spagnolo, vi invito a leggere questo editoriale apparso su Granma (il più importante giornale di Cuba, filogovernativo) il 12 dicembre scorso, dal significativo titolo “Cuba è decisa a collegarsi con il mondo”. Appare chiaro che, almeno come facciata, il governo cubano è ben deciso a migliorare l’accessibilità alla rete con tutte le logiche conseguenze (da notare che l’articolo è precedente all’annuncio di Obama).

Qualche blogger guarda anche un po’ più in là e quindi cominciano a sorgere le prime, giuste, preoccupazioni relativamente al probabile moltiplicarsi di arrivi di stranieri sull’isola. Leggete, per esempio, questo post apparso ieri sul blog jovencuba.com (blog gestito da studenti) dal significativo titolo A la espera de otra invasion gringa (In attesa di un’altra invasione gringa). Ci si chiede, anche con un po' di preoccupazione, come si potrà passare in poco tempo dagli attuali 400-500mila visitatori annui ai previsti 3-5 milioni. Come si soddisferanno, per esempio, le esigenze di trasporti e alloggi? E i servizi sanitari, fognature, ecc. considerato che probabilmente molti dei turisti si concentreranno in poche limitate aree?
Per approfondire anche altri argomenti e conoscere diversi punti di vista suggerisco non solo di dare uno sguardo a quest’altro noto blog www.chiringadecuba.com, anch’esso segnalato e citato nell’articolo del NYT, ma anche di leggere i commenti. 
Peccato che, come al spesso accade, questi argomenti di politica internazionale possano essere approfonditi solo quelli che hanno dimestichezza con le lingue. Chi parla solo italiano si deve accontentare delle poche, scarne e approssimative notizie riportate sui quotidiani nazionali da cercare, ovviamente, dopo gli ultimi pettegolezzi su Ballotelli, Razzi, Buffon, Mick Jagger, Conte ecc.

martedì 23 dicembre 2014

Incendio a Monte San Costanzo - sopralluogo

Come mi ero ripromesso il mese scorso, poche ore dopo essere tornato sono andato a verificare i progressi della rinascente vegetazione post-incendio, approfittando anche della bella giornata. A meno di 7 settimane di distanza dall’evento, il Monte San Costanzo sta prendendo un bel colore verde e ci sono anche tantissimi fiori, in particolare margherite.

La netta linea di demarcazione del limite del bruciato resta ancora ben visibile, ma ora dov’è passato il fuoco il colore è più brillante della parte non interessata. Infatti, mentre il versante est, quello che affaccia su Jeranto, è come ogni inverno di un colore tendente al marrone in mezzo al quale spiccano gli arbusti sempreverdi, le nuove foglie di tagliamani, asfodeli, margherite, arisari e via discorrendo sono di un bel verde vivo punteggiato però dai neri cespugli bruciati.
    

Come è possibile notare anche dalle altre foto scattate ieri pomeriggio, tutt’attorno alle specie legnose andate completamente a fuoco (quindi aree che certamente sono state interessate  dalle fiamme) il suolo è già quasi completamente coperto dall’erba e in molte zone punteggiato da margheritine.

Questi velocissimi progressi, che già avevo previsto subito dopo l’incendio, confermano le mie supposizioni e speranze che la prossima fioritura primaverile sarà eccezionale.

Tenete pronte le vostre macchine fotografiche!

domenica 21 dicembre 2014

Qual è il vantaggio? E lo scopo?

Io non riesco a vedere né l'uno, né l'altro ... di conseguenza, a meno che qualcuno mi illumini, quello che vi vado a esporre è un ottimo esempio di stupidità umana (un annetto fa pubblicai vari posti sull'argomento).
Ecco i fatti: il Bus Terminal di Krabi (Thailandia), ordinato, pulito, arioso e ben organizzato, fra i suoi servizi annovera anche un molto gradito wifi gratuito. Passando dall'ingresso all'area biglietteria, seguita dagli stalli per gli autobus, si passa un breve e largo corridoio nel quale è affisso questo semplice avviso stampato su un foglio A4.
(FREE WIFI - CHIEDERE LA PASSWORD ALL'INGRESSO)

Letteralmente sarebbe "al casello" in quanto all'esterno del grosso edificio, staccata da esso, c'è una cabina con un solerte addetto che esige un "pedaggio" di pochi Bath. 
Quindi il viaggiatore che vuole navigare con il suo cellulare, tablet o smartphone esce di nuovo dal Terminal per andare a farsi dare la password immaginando che pur essendo gratuita, ci si debba registrare o almeno fornire la propria nazionalità, giusto per la statistica. Si rivolge al "casellante" che, un poco infastidito (strano per i sempre sorridenti e gentilissi thailandesi, ma comprensibile) Indica dei piccoli ritagli di carta con su stampata la password ...

Qual è l'utilità di far andare avanti e indietro i viaggiatori, ancora peggio quando piove, senza alcuna necessità, dando oltretutto fastidio al casellante?
Se qualcuno non ricordasse la definizione degli stupidi, la ripeto:
Sono stupidi quelli che danneggiano altri senza trarre nessun vantaggio per sé stessi.
Non sarebbe più semplice ed economico sostituire l'avviso all'interno del terminal con la password o addirittura rendere il wifi libero senza alcuna password?
Può essere che ci siano motivi reconditi che giustifichino tutto ciò e che non riesco a cogliere. Sarò grato a chi me li volesse segnalare.
I thailandesi hanno molte idee e modi di fare brillanti, ma a volte, come in questo caso, si "perdono in un bicchiere d'acqua".

venerdì 19 dicembre 2014

Traccia gps del Sentiero degli Dei

Molti sanno quanto sono contrario all'uso indiscriminato e inutile dei gps, tuttavia mi sono proposto di pubblicare su www.giovis.com una traccia da creare empiricamente ma che sia quanto più "reale" possibile ricavandola con un accurato metodo sperimentale. Procederò mettendo a confronto un significativo numero di tracce rilevate da apparecchi diversi contemporaneamente, quindi con identica posizione dei satelliti. L'itinerario sarà percorso nei due sensi e di conseguenza ogni partecipante produrrà due tracce, quindi raddoppiandone il numero il risultato sarà ancora più affidabile. 

Così facendo, probabilmente, risulterà anche chiaro che la maggior parte dei gps non producono tracce identiche ripercorrendo un sentiero, a maggior ragione se in sensi opposti. Le distanze risultanti, anche se di poco, saranno diverse, alcune tracce si accavaleranno o si incroceranno più volte, qualcuna rimarrà parallela a un'altra dall'inizio alla fine senza avere nessun punto comune, altre ancora in varie occasioni si allontaneranno di varie decine di metri dalla "traccia media".
Per produrre quest'ultima (che sarà poi messa online) avrò quindi bisogno di avere una certa quantità di dati, vale a dire di almeno una mezza dozzina di collaboratori - molto meglio una decina o a anche più - disposti a partecipare a questa "escursione di rilevamento" lungo il Sentiero degli Dei. Come qualunque altro metodo statistico, un maggior numero di dati disponibili garantirà un miglior risultato. Chi vuol far parte della "spedizione" dovrà inviare una mail a giovis@giovis.com specificando in quali giorni fra venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 dicembre potrebbe essere disponibile. La scelta della data o delle date (l'esperimento potrebbe anche essere ripetuto) dipenderà non solo dalla quantità di potenziali gps, ma anche dalle condizioni meteo che al momento sono promettenti e non dovremmo trovarlo così ...
Chi mi scriverà riceverà informazioni dettagliate in merito allo svolgimento dell'escursione e, successivamente, tutti i risultati più dettagliati oltre quelli di interesse generale che saranno comunque messi online, gratuitamente come al solito, insieme con una decina di waypoint.
Pur essendo convinto che per percorrere il Sentiero degli Dei non ci sia assolutamente bisogno del gps, questa operazione potrebbe dissuadere altri dal pubblicare tracce e distanze errate e diventare un prototipo da replicare rilevando con identico metodo altri percorsi escursionistici dei Monti Lattari.

NB1 - Potranno partecipare anche escursionisti privi di gps, purché non intralcino i rilevamenti.
NB2 - Chi vuole iniziare da Bomerano potrà partire presto e unirsi al gruppo per il tratto da Nocelle a Bomerano o aspettare lì in piazza per poi fare in gruppo il percorso in senso opposto.

giovedì 18 dicembre 2014

"Blood simple" e "La ley de Herodes"

Fra i tanti film recuperati in rete e visti di recente, due in particolare mi hanno colpito per le ambientazioni minimaliste e per mantenersi abilmente al limite fra la black comedy quasi surreale e il noir moderno (Blood simple) e la satira politica (La ley de Herodes). 

Il primo (distribuito in Italia con il titolo Blood simple - Sangue facile) è il lavoro di esordio dei fratelli Coen ed è generalmente giudicato uno dei loro film migliori, al livello di Fargo e Miller's crossing, anch'essi essenziali, crudi, senza fronzoli, eppure con colpi di scena e situazioni inaspettate. In questo film del 1984 John e Ethan Coen impiegano un ridottissimo cast (M. Emmet Walsh, John Getz, Frances McDormand, Dan Hedaya sono gli interpreti principali) che però è di ottimo livello pur non comprendendo grandi nomi.
Conoscendo quello che hanno prodotto i Coen negli anni successivi, anche se incorrendo in alcuni flop o incidenti di percorso, quando l'ho trovato (oltretutto in buona definizione) non ho esitato a scaricarlo, a fiducia, senza perdermi in ulteriori approfondimenti ... e non me ne sono assolutamente pentito.
Ma la vera sorpresa è stata quella di La ley de Herodes (pare che non sia stato distribuito in Italia), accreditato di un ottimo 8,2 su imdb, vincitore di numerosi premi cinematografici fra i quali tanti Ariel e, come Blood simple, del Sundance Festival.

Questa pellicola di Luis Estrada del 1999 è una feroce satira della corruzione politica non di alto livello, ma quella basata sulla meschinità, avidità e arroganza di personaggi che costituiscono la base (spesso a loro insaputa) dei grandi giochi politici e delle operazioni finanziarie con "soldi veri". La cosa che all'epoca sorprese molti messicani è che si descriveva e denunciava apertamente la corruzione ad ogni livello del PRI che è stato praticamente l'unico partito di governo per quasi tutto il XX secolo. Il cast, oltre all'ottimo protagonista Damián Alcázar (che somiglia tanto a Germán Valdés, alias Tin Tan, famoso negli anni 50) conta su brevi apparizioni dell'altrettanto bravo Pedro Armendáriz Jr. e su decine di attori che interpretano alla perfezione i tanti ruoli di contorno, ma non per questo minori, come Delia Casanova (Rosa, la moglie), Guillermo Gil (Padre), Eduardo López Rojas (doctor), Isela Vega (Doña Lupe), Alex Cox (gringo), e tanti altri.
Ma il film va al di là della semplice piccola storia ambientata in uno sperduto e polveroso paesino fra le desolate montagne messicane. Infatti, narra della trasformazione di una persona in origine semplice, buona, armata di buoni sentimenti e buona volontà, che crede negli ideali, ma che una volta intrappolato negli ingranaggi della burocrazia, della politica e del potere in genere, si incattivisce, perde qualunque moralità, diventa avido e arrivista e ciò è quello che tristemente è accaduto e accade, dove più e dove meno, in quasi qualunque paese del mondo.
Di recente lessi che l'Italia é classificata fra i paesi più corrotti non ricordo se dell'Europa o del mondo, ma, comunque sia, c'è poco da stare allegri.
Le pellicole sono disponibili su YouTube, in edizione originale. Ve le consiglio entrambe.

domenica 14 dicembre 2014

Koh Mook, Koh Sukorn e il caucciù

Lasciata Koh Kradan, sono andato a Koh Mook ma mi sono fermato una sola notte in quanto l'ho trovata poco interessante, in particolare provenendo da un'isola molto più attraente. Non offre niente di notevole e se è citata su quasi tutte le guide lo deve quasi esclusivamente alla sua Emerald Grotto, accessibile solo via mare, che oltretutto a voler essere precisi non è neanche una gotta nel classico senso del termine. Si tratta piuttosto di una galleria naturale di un'ottantina di metri che consente l'accesso dal mare ad una specie di cenote, un pozzo pressoché cilindrico di varie decine di metri di diametro. Dal lato opposto al tunnel c'è una piccola spiaggia con alberi alle spalle. Durante il giorno il posto è sovraffollato, tante longtail e veloci imbarcazioni moderne portano centinaia di turisti assolutamente impreparati che formano lunghi serpentoni variopinti entrando nel tunnel attaccati gli uni agli altri, o aggrappati ad una corda renuta dalla guida che li precede, indossando i loro giubbotti salvagente colorati e, inutile dirlo, facendo una cagnara incredibile, amplificata dall'aambiente chiuso. L'unico vantaggio che vedo nello stare su Koh Mook è quello di poter accedere alla grotta affittando una barca o un kayak e quindi riuscire a percorrere il tunnel in solitudine e in silenzio, prendendosi il tempo necessario per abituarsi alla scarsissima luce (la parte centrale è veramente buia) e sostare tranquillamente sulla piccola spiaggia al margine dello specchio d'acqua alla luce del sole.
Tutt'altra storia per Koh Sukorn, meno turistica delle altre due, più isolata, ma molto tranquilla, interessante e rilassante. Ho letto che è l'unica isola thailandese nella quale neanche durante l'altissima stagione i turisti sono più dei residenti (solo 2500) che però sono superati in numero dai bufali d'acqua. 
   
Avrete capito che l'economia più che turistica è di tipo rurale basata soprattutto sulla produzione di riso e caucciù e sull'allevamento. I pochi bungalow e resort sono concentrati lungo una spiaggia di circa 1km esposta a ponente, sul lato oposto dell'isola rispetto all'abitato principale e al molo.
  
La comunità locale, per lo più di fede islamica, è molto aperta nei confronti degli stranieri anche se risulta difficile comunicare a gesti visto che quasi nessuno conosce altro idioma all'infuori del thailandese. Fra gesti e dimostrazioni pratiche mi hanno comunque introdotto all'affascinante mondo (come tutte le pratiche artigianali) della produzione del caucciù nel modo tradizionale.
L'estrazione della gomma naturale dall'albero del caucciù.(Hevea brasiliensis), come si praticava in origine e ancora oggi in tante piantagioni a conduzione artigianale famigliare. Gli alberi, regolarmente distanziati e allineati, sono piantati in appezzamenti relativamente piccoli al margine dei quali si trova di solito l'abitazione del proprietario.
L'estrazione della gomma è un lavoro duro che inizia nel cure della notte, anche alle 2 del mattino, per approfittare delle temperature più basse che favoriscono la colatura della gomma che continua fin verso mezzogiorno o poco più tardi. La corteccia viene incisa praticando con un'apposita lama un netto taglio digonale e superficiale per non danneggiare l'albero. Il lattice scorre e si raccoglie nei tradizionali contenitori costituiti da gusci di noci di cocco tagliate a metà che vengono svuotati nel pomeriggio, dopo che il flusso si è fermato. Il lattice viene quindi traportato al piccolo laboratorio, spesso all'aria a perta o protetto solo da una tettoia, e versato in apposite forme nelle quali, con l'aggiunta di acido formico, si coagulerà.
Questo grosso "panetto" viene quindi lavorato come si fa per le lasagne ... prima si stende con un grosso mattarello e, quando sarà più o meno appiattito, lo si comincia a passare fra i rulli della pressa per assottigliarlo e eliminare acqua fino a farlo diventare una grande "pettola". 
   
Nelle foto si vedono le presse e le pettole stese ad asciugare sulle quali si nota la "filigrana" che identifica il produttore.Ad asciugatura completata la gomma avrà perso il suo originale colore bianco assumendo una tonalità fra il nocciola e il dorato ed è pronta per essere venduta ed essere avviata alle fabbriche che la trasformeranno ulteriormente.


Curiosità (apprese approfondendo l'argomento in rete) 

  • Le proprietà della gomma erano già note nel Messico di oltre 3000 anni fa agli Olmechi che ne trasmisero la conoscenza ai Maya. Questi, facendo bollire il lattice, creavano le palle che poi usavano per il "gioco della pelota".
  • Un coltivatore esperto riesce ad incidere un albero ogni 20 secondi.
  • Un lavoro medio giornaliero varia fra i 450 e i 650 alberi incisi.
  • Un albero viene inciso una volta ogni due o tre giorni, mai ogni giorno.
  • Le incisioni sono parallele e molto vicine tanto da riusire a utilizzare appena 25cm di corteccia l'anno riuscendo così ad avere oltre 25 anni di produttività.
  • I "canali" nei quali scorre il lattice salgono a spirale (destrorsa) lungo il tronco. Per tale motivo le incisioni diagonali seguono un andamento opposto (sinistrorso) per intercettare un maggior numero di dotti.

venerdì 12 dicembre 2014

Greenpeace danneggia le linee di Nazca

Brevissimo post per invitarvi a leggere quanto accaduto in Perù, ed esattamente nell'area delle famose e misteriosissime Linee di Nazca. Trovate tutto in questa pagina del gruppo "Italia unita per la scienza" (per la corretta informazione scientifica) dala quale ho estratto questa foto come anticipazione. L'articolo è esaustivo, ben scritto, chiaro e basato su dati seri e scentifici (e non poteva essere altrimenti).

Stamattina, mentre la maggior parte di voi dormiva, ho letto un po' di articoli e commenti sulla stampa internazionale, visto che in Italia sono apparse solo poche righe e qualche foto accompagnata da altre non pertinenti. Quindi mi limito ad un commento esclusivamente personale che però é in linea con la maggior parte dei commenti, sia ufficiali (dell'ambiente politico e della comunità scientifica) sia di semplici lettori. Sembra che Greenpeace, come molte altre associazioni che operano anche in campi diversi (qualcuno ha tirato in ballo PETA, Femen, animalisti estremisti che si oppongono a qualunque tipo di ricerca, ecc.) sia sempre più orientata ad operazioni sensazionali, assolutamente incuranti di "danni collaterali" materiali e offese alla religione di un paese per non menzionare il fatto di essere assolutamente fuorilegge.
Con la suddetta operazione hanno centrato tutti i tre succitati obiettivi: hanno danneggiato le millenarie Linee di Nazca (Patrimonio dell'Umanità), hanno offeso i sentimenti dei Peruviani (per i quali le linee sono sacre) e sono entrati in zona assolutamente vietata a chiunque, anche al Presidente della Repubblica.
E non contenti di cio hanno falsificato le mmagini sostnendo di non aver arrecato danni! e se ne sono usciti con un laconico "ci dispiace".
Questi sono solo esibizionisti che vogliono comparire nelle news. Avete mai pensato a quanto costa mandare in giro per il mondo questi buffoni che non producono assolutamente niente e spesso danneggiano (illegalmente) luoghi, attività commerciali (legali fino a prova contraria) e persone? 
Meditate ... perfino il più nobile degli ideali non può giustificare simili azioni inutili, idiote e fuorilegge perpetrate da uno sparuto gruppo di imbecilli senza né arte né parte. Penso che a breve ci sarà qualche cambiamento anche ai vertici di Greenpeace (chi ha avuto questa brillante idea "sucida"?) e spero che qualcuno degli attivisti si goda un piacevole soggiorno nelle galere peruviane.

giovedì 11 dicembre 2014

Soluzioni ottavo, nono e decimo ponte di Königsberg

Per facilitare le successive spiegazioni, la città  di Königsberg è stata ridotta a un grafo con i nodi colorati (a sinistra, già pubblicato nel precedente post).  Con il bianco è stata indicata la penisola sulla quale dimora il Vescovo e si erge la sua chiesa, i due castelli sulle sponde opposte hanno i colori dei rispettivi principi e, infine, il nodo arancione rappresenta l'isola con l'ormai famosa osteria.

L'ottavo ponte del Principe Blu 
Avendo in partenza 4 nodi di grado dispari, un qualunque ottavo spigolo (ponte) varierà il grado di due di essi creando un grafo con  due nodi pari e due dispari. Sappiamo che in tale situazione è possibile avere un percorso eulriano iniziando da uno dei due nodi dispari (nel nostro caso deve essere il castello el principe blu)  terminando all'altro (l'osteria). Ne consegue, logicamente, che i nodi da far diventare di grado pari sono quello dell'altro castello e del Vescovado e quindi costruire un ponte che li unisca. (disegno in basso a sinistra)
   

Il nono ponte del Principe Rosso 
Un ragionamento simile ci farà risolvere anche il problema del nono spigolo. Il nodo del principe blu dovrà ridiventare dispari e quello del rosso pari, lasciando invariato il grado degli altri due nodi. Di conseguenza il nono ponte verrà costruito fra i due castelli. (disegno in alto a destra)

Il decimo ponte del Vescovo 
Adesso che la logica del metodo è stata completamentea compresa, almeno spero, e ricordando che affinché sia possibile ottenere un circuito euleriano (il vescovo vuole che ognuno possa rientrare a casa senza dover terminare il percorso all'osteria) tutti i nodi devono essere di grado pari, il ponte sarà costruito fra i due dispari (vescovado e osteria), rendendoli pari. (disegno in basso a sinistra) 
  

Nel disegno in alto destra viene rappresentata la situazione definitiva, graficamente ancor più chiara, nella quale sono riportati i ponti con il loro numero d'ordine di costruzione.
Testo di giovis, disegni tratti da Wikipedia

PS - Come anticipato nel primo post relativo ai 7 ponti di Königsberg, è mia intenzione proporvi in futuro altri problemi che possono essere facilmente risolti riducendoli a grafi. In particolare la teoria è utile per la pianificazione e ottimizzazione di itinerari, siano essi circolari o lineari.