martedì 13 ottobre 2015

Due nuovi murales a la Ranilla

Puerto de la Cruz, martes 13 de octubre de 2015

In concomitanza con PERIPLO, del quale ho già ampiamente parlato, seppur non abbastanza, sono stati creati due nuovi murales che si vanno ad aggiungere alla decina già presenti da qualche anno. Questa volta ho potuto quindi osservare il rapido procedere dei lavori, eseguiti stando su un cestello di quelli che si utilizzano per interventi su pali, alberi e facciate. In questa serie di foto (recanti data e ora di ciascuno scatto) ci si può rendere conto della velocità con la quale questi artisti operano, dipingendo superfici enormi. Notate che questo in basso si sviluppa per ben sei piani e, per quanto l’edificio sia relativamente “stretto”, restano pur sempre una ventina di metri!
   

   

   
Martin Ron, pittore e muralista argentino. Vi suggerisco di dare una scorsa ai suoi fantastici disegni, spesso surreali, con i quali ha colorato pareti in tutto il mondo. Ce ne sono tanti nel suo sito dal quale ho ripreso questo in basso.



Il secondo è di forma e proporzioni ben diverse, e si trova molto più in basso, più vicino al livello stradale. Entrambe li ho fotografati per la prima volta durante il secondo giorno di lavoro (6 ottobre), ma qui in basso potrete notare che questo disegno sembra troppo avanzato per così poco tempo di lavoro. Penso che sia stato progettato di coprire, seppur in parte, un mural precedente composto per lo più si scritte. Guardate il risultato finale!
   
Il mural in questione è opera di Pichi y Avo, spagnoli di Valencia. Anche loro hanno, ovviamente, un sito nel quale potrete apprezzare tante delle loro opere.
Il 13 febbraio scorso in un post dedicato al barrio de la Ranilla, Puerto de la Cruz, parlai brevemente anche dei murales che già adornavano vari edifici del quartiere. In questo album ci sono numerose loro foto.

domenica 11 ottobre 2015

L'interazione con le persone vi fa più viaggiatori e meno turisti ... e vi migliora

In effetti oltre a ciò sono tanti i benefici derivanti dal parlare con i locali e sono ancor di più se si approfitta delle occasioni "culturali". Per mia abitudine vado sempre a conferenze, presentazioni di libri, inaugurazioni di mostre e eventi simili in quanto, al di là dell'interesse specifico, si sentono parlare spesso degli ottimi oratori.

Per questo motivo, quando non si ha la necessità assoluta di “staccare” e dimenticarsi di tutto e di tutti, è opportuno scegliere destinazioni che offrano attività culturali, ma si sa che anche quelli che dicono di volersi veramente isolare non riescono a star lontani da cellulari, tablet e simili, peggiorati da applicazioni come FB, Twitter e WhatsAppSe si riesce a ridurre il tempo dedicato al non far niente (p.e. addormentarsi su una spiaggia) e quello alle reti sociali (molti, stando all'estero, ci passano ancora più tempo che a casa) si avrà la possibilità di incontrare i locali e parlare con loro. Per fare ciò, basterà avere un minimo di disposizione alla socializzazione, mentre una discreta padronanza di un idioma comune che ci permetta di comunicare (meglio se quello del luogo in cui ci troviamo) è un aiuto sostanziale ma anche poche parole e tanta buona volontà possono bastare. Un’altra condizione che facilita questi scambi socio-culturali è quello di non viaggiare in gruppo, al massimo in coppia - se inevitabile - altrimenti assolutamente da soli.
Il viaggiatore indipendente riceve maggiore attenzione e non deve dividere con altri il tempo che il suo interlocutore locale gli dedica. Non penso che si debba spiegare quanto sia più gratificante una chiacchierata in due piuttosto che in quattro, in particolare fra sconosciuti.

Questa è l'essenza del vero viaggiare, e il concetto è stato ripetuto, seppur in modo diverso, da tutti i relatori del PERIPLO - Festival Internacional de Literatura deViajes y AventurasAnche relazionandolo alle proprie esperienze, età e professioni (estremamente varie, dai giovani blogger rampati alcuni dei quali vanno in giro per il mondo con figli di un paio di anni, a giornalisti affermati, filologi, scrittori, filosofi e ricercatori) tutti hanno sottolineato che il viaggio, più che i luoghi, lo fanno le persone, meglio se poche in ambienti non sovraffollati.
Molti dei relatori hanno fatto il giro del mondo per diversi motivi e in vari modi: Marcos e Yolanda in 11 mesi di viaggio, con tanti voli, Osvaldo Renz con moglie e figlio di un paio di anni, Adriano Rodriguez, secondo al mondo fra i blogger di viaggio di lingua spagnola, anche lui con moglie e figlia di un paio di anni, Alicia Sornosa l’ha fatto in moto con tanti km anche in Africa.
Hanno parlato di loro libri o ricerche specifiche vari autori/giornalisti come Javier Ruiz che ci ha portato nella selva amazzonica ecuadoriana illustrandoci i problemi delle varie etnie di indios, Javier Reverte che ha descritto l’Irlanda dal di dentro, dagli incontri con autori locali, alle serate passate con i pescatori nei pub, agli scontri fra cattolici e protestanti nel nord e oggi, giornata conclusiva, Patricia Almarcegui scrittrice, filosofa e tanto altro, esperta di Medio Oriente, dalla Siria e Giordania, allo Yemen a sud, alle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, all’Iran. Con il suo apprezzatissimo intervento ha sfatato tanti pregiudizi e “leggende metropolitane” che quotidianamente i mezzi di (dis)informazione ci propinano. Inoltre, proprio per la sua preparazione filosofica e letteraria, nonché per essere donna (che viaggia da sola) ha analizzato alla perfezione le ansie, le aspettative, le soddisfazioni e i momenti indimenticabili (nel bene e nel male) dei veri viaggiatori.

La vera chiusura di Periplo è stata affidata a Paco Nadal, giornalista de El Pais, autore di libri di viaggio, blogger e youtuber conosciutissimo. Nonostante l’età (non che sia vecchio, ma non ha superato la cinquantina) è riuscito a riciclarsi e allargare le sue attività letterarie dalla sola stampa tradizionale a tutti i mezzi di comunicazione disponibili al giorno d’oggi, cosa che molti, anche più giovani di lui, non hanno voluto fare o non ci sono riusciti rifiutando le nuove tecnologie. Lo stesso Paco Nadal nel corso della settimana aveva condotto un laboratorio di produzione di testi di viaggio, con qualunque mezzo: articoli, blog, libri, video Youtube, FB, ecc.. Io sono stato uno degli “allievi” e devo dire che, al di là di quanto ho imparato ma che probabilmente non utilizzerò più di tanto, è stato un mini corso estremamente interessante nel corso del quale i vari spiriti di viaggiatori di epoche, background ed età diverse sono usciti fuori in confronti appassionati.
Questa mia partecipazione al laboratorio è un ennesimo esempio di come si possa, direi si debba, approfittare di occasioni simili per conoscere altre realtà, altre esperienze, altre persone, per non parlare di ciò che non mi stancherò mai di ripetere vale a dire migliorare la propria conoscenza delle lingue con la pratica. Ed è un classico “circolo virtuoso”, più partecipi e più sai, più sai e più assimili, più assimili e pù sei soddisfatto e potrai arrivare a livelli sempre più alti che ti permetteranno di poter comprendere testi più complessi ed elaborati. Nel corso di questa settimana densissima di attività, avrò ascoltato una ventina di ore di interviste, conferenze ed incontri, oltre 10 ore di laboratorio avendo come relatori professionisti della comunicazione. Non da ultimo mi sono dovuto cimentare nella composizione un testo, ovviamente in spagnolo, in poco più di un paio di ore e senza vocabolario ... perché limitarsi alle scuole di lingue se basta avere buona volontà e interesse e saper cogliere le occasioni? 

venerdì 9 ottobre 2015

Viaggiatori romantici e Blogger di viaggio

Mi hanno detto che sono un “viajero romantico”! Ma chi me l'ha detto è un blogger di viaggio 2.0 (si autodefinisce così) che con la sua compagna l'anno scorso ha fatto il giro del mondo ... praticamente in aereo. Quando, al termine della sua charla (una chiacchierata, letteralmente), un intervento nell'ambito di PeriploFestival Internacional de literatura de viajes y aventuras -, abbiamo scambiato due parole mi sono definitivamente convinto che di veri viaggiatori sono rimasti pochi. Pur non comprendendomi nel novero, certamente riesco a viaggiare (nel senso romantico del termine) anche ora che faccio viaggi più stanziali che di movimento e esplorazione. Ciò mi consente di avere probabilmente molti più contatti con i locali, certamente più approfonditi indipendentemente dalla quantità, e spesso ciò è più gratificante del solo saltellare da un posto all'altro con mezzi spesso unicamente per turisti, solo per dire sono stato qui, sono stato lì.
Indipendentemente da come anni fa in certe circostanze si era costretti a muoversi senza avere alternativa, ora che ci si trova di fronte ad una vasta e variata offerta, ci sono ancora margini per scegliere in modo saggio, anche se purtroppo non è sempre vero. Per esempio, per andare da Cuzco ad Aguas Calientes (stazione di Macchu Picchu) si è quasi costretti ad imbarcarsi sul treno per turisti essendo quello degli indios ormai vietato. In alcuni paesi è certamente più rapido e facile muoversi con minivan, jeep, auto a noleggio, ma in questo caso i soli locali che si incontrano e con i quali, forse, si possono scambiare due parole sono ben pochi e spesso lavoratori del settore turistico come guide e autisti.

Questo è il "moderno" autoferro, che fino a pochi anni fa univa Ibarra (sulle Ande) a San Lorenzo sulla costa dell'Ecuador. Nel 1980 viaggiai su un suo "antenato", più piccolo e più affollato.  
I mezzi di trasporto più che i luoghi nei quali si alloggia fanno la prima grande differenza. Nella maggior parte dei paesi i secondi sono frequentati esclusivamente da turisti, mentre si può ancora facilmente scegliere di viaggiare essendo fra i pochi stranieri, meglio se unici. In questo aiuta moltissimo il viaggiare soli e il contatto con i locali diventa più facile e praticamente inevitabile.
Molti falsi viaggiatori si limitano a visitare le città più famose che, anche se affascinanti per storia, architettura e musei nei quali sono esposti pezzi unici estremamente significativi, raramente forniscono una conoscenza dello spirito locale. E’ risaputo che ormai è difficile incontrare fiorentini a Firenze o veneziani a Venezia se non allontanandosi dal centro. Chi vuole veramente capire un paese deve andare nelle città più piccole (la cosiddetta provincia) o addirittura in paesini o villaggi. E ciò vale per qualunque paese ... anche negli Stati Uniti visitare e anche casomai vivere per alcune settimane fra New York, San Francisco, Chicago, non può assolutamente bastare. Si deve necessariamente viaggiare negli stati del sud, nel mid-west, nel west e negli stati centrali del nord, quelli al confine con il Canada ... completamente un altro mondo.
Molti di quelli che oggi si definiscono viaggiatori e scrivono “Blog di viaggio” tendono ad avvicinarsi più alla figura del “turista” che al vero viaggiatore in quanto il secondo, per definizione, si muove più lentamente, indipendentemente e costruisce con calma il suo itinerario. Oltretutto, molti blogger di viaggio, oltre ad avere l’ossessione dei Like, visite e commenti, devo assecondare il loro più o meno vasto pubblico. Nell’intento di raggiungere numeri di visite e ranking tali da poter sperare di ricavare dei guadagni spesso si riducono a scrivere delle meraviglie di tale hotel o ristorante o degli eccezionali servizi forniti da questa o quella agenzia e ciò va di pari passo con la sperata vendita banner o spazi pubblicitari. 
In fin dei conti sono contento di essere stato qualificato come viaggiatore romantico (y empedernido) perché significa che è evidente il mio diverso modo di viaggiare ed il differente approccio alle brevi e saltuarie notizie dal mondo che comunico via blog. In questa epoca di etichette posso definirmi (per taluni post) Blogger di viaggio 0.2 lasciando volentieri ad altri la qualifica dieci volte maggiore di Blogger 2.0.

mercoledì 7 ottobre 2015

“BORONDÓN” , opere di Jorge Perez Rodriguez

Puerto de la Cruz, miercoles 7 de octubre de 2015

Avendo resi edotti i visitatori in merito al tema dell’isola che (forse) non c’é - Borondón – l’artista Jorge Perez Rodriguez  ha fatto seguire alle prime sei tavole di testo arricchito di capilettera e cartografia, una serie di oli su tela a tecnica mista (70x70cm). Da quanto è possibile apprezzare ammirando questa serie di disegni nei quali il soggetto principale è sempre una più che strana creatura, flottante a pelo d’acqua in mari profondi e coloratissimi, lasciando fuori una porzione del dorso sufficiente per poter apparire come un’isola. Queste parti trasmettono l’idea di essere sempre all’asciutto (o quasi) in quanto sulla loro superficie si sono fiori, alberi e talvolta abitazioni e “abitanti”.
Questi molte volte, se non sempre, sono disegnati a somiglianza (molto accurata) dell’autore e di suoi parenti. Nel creare questi animali fantastici, Jorge dimostra anche una ottima conoscenza dell'anatomia animale che riesce a deformare ed esagerare con apparente facilità e tanta ottima fantasia. Da sempre i “mostri” sono stati costruiti ingrandendo a dismisura animali realmente esistenti, componendo vari animali fra loro (il Pistrice, per esempio) o anche con essere umani (sirene, centauri, fauni e via discorrendo) e per ben raffigurali è senz’altro necessario uno studio preventivo della loro reale esteriorità. Del resto, pure per fare il caricaturista si deve avere una più che buona conoscenza dell’anatomia umana. Chi ha qualche esperienza di snorkeling riconoscerà sicuramente vari pesci tropicali, ma anche chi non ha mai messo il naso sott’acqua scoprirà che fra le “basi” non mancano animali terrestri.
Almeno per quanto mi riguarda, pure le scelte cromatiche sono coinvolgenti e trasmettono allegria e gioia di vivere. Gli stranissimi esseri viventi, purtroppo solo nelle sue opere, per quanto "mostruosi" possano apparire (ma solo agli occhi dei minus habens, quelli che rifiutano qualunque difetto o diversità), sprigionano simpatia e non appaiono assolutamente aggressivi e/o potenzialmente pericolosi.
Ho già caricato una dozzina di bozzetti, anche essi facenti parte dell’esposizione, mentre di 9 disegni divisi in tre gruppi (di 2, 3 e 4 ciascuno) parlerò fra un paio di settimane. 
Alcune immagini delle opere della serie Borondón le potete ammirare in questa galleria del sito dell’autoreDalla homepage dello stesso - www.jorgeperezrodriguez.es - potrete anche accedere a tante foto di altre serie.

martedì 6 ottobre 2015

Introduzione all’esposizione “BORONDÓN” , opere di Jorge Perez Rodriguez

Puerto de la Cruz, martes 6 de octubre de 2015

lla riapertura dell’esposizione (chiusa durante il week-end) sono andato a realizzare gli scatti di cui avevo bisogno, per ora limitati alla prima parte. A prima vista, al visitatore distratto questa consiste semplicemente in una serie di testi, scritti a grandi lettere ornate, che inizia con una mappa delle “8” Islas Canarias colma di note (fondamentali, eppure pochi le leggono), continua con un sunto del leggendario viaggio di San Borondón (Saint Brendan) e si conclude con un succintissimo trattato di cartografia.
La storia descritta in queste tavole (di proprietà dell'autore, non in vendita) non sono un semplice esercizio di calligrafia artistica contornata da disegni decorativi. La ricchezza del tratto senz'altro rallenta la lettura, ma allo stesso tempo la rende più interessante e dissuade i meno interessati (perdita poco grave).
Chi si sofferma a leggere il testo rendendosi conto che “probabilmente” è funzionale per la comprensione dell’esposizione, e in particolare chi conosce lo spagnolo, si accorge ben presto che in vari paragrafi manca la lettera iniziale e quindi si rende conto che gli elaboratissimi disegni al margine del testo altro non sono che altrettanti capolèttere (ne ho "rubato" uno per utilizzarlo all'inizio di questo post). Alcuni di questi sono talmente grandi e compositi da non sembrare neanche parte del testo. Si tratta allora di un miniaturista del XXI secolo? Forse anche questo, ma sarebbe una definizione estremamente riduttiva per la genialità di Jorge Perez Rodriguez.



Note, link ed integrazioni al post precedente
sito dell’artista Jorge Perez Rodriguez http://www.jorgeperezrodriguez.es/   
molti sostengono che le descrizioni del viaggio di San Brendano abbiano ispirato innumerevoli opere letterarie o parti di esse. Oltre alla succitata Divina Commedia, esempi molto conosciuti sono I viaggi di Gulliver e l’Isola che non c’è (quella di Peter Pan).
* San Brendano il navigatore, protettore di balene e delfini, dei viaggiatori per mare e di tutti quelli che hanno a che fare con forni e fuoco in genere: panettieri, fabbri, ecc..
Letture consigliate oltre a quelle già citate nel post precedente:
  • Maps and Monsters (articolo di Marina Warner sul TheNewYorkReview of Books) - Il testo (in inglese) è corredato di interessantissime immagini tratte da mappe d’epoca.
  • Brendan's Fabulous Voyage (by Marquess of John Patrick Crichton-Stuart Bute) - [A lecture delivered on January 19, 1983, before the Scottish Society of Literature and art] - In inglese colto e di epoca vittoriana, ne consegue che potrà risultare abbastanza ostico. Tuttavia è molto interessante e include anche un riferimento alla Divina Commedia di Dante.
  • San Brandano, il monaco sul dorso di balena da STORIAVERITA' - Rivista "POLITICAMENTE SCORRETTA" di studi storici

domenica 4 ottobre 2015

L'isola che non c'è esiste ... forse

Puerto de la Cruz, domingo 4 de octubre de 2015

It is a myth and like all myths reveals certain truths.

Molti di voi avranno letto il titolo della mostra (Borondón) nel post precedente, ma solo qualcuno sarà stato così curioso da effettuare qualche ricerca. Questo nome spagnolo non è originale trattandosi solo dell'adattamento del celtico Brendan o Brandan. Nella fattispecie si riferisce a Saint Brendan of Clonfert, santo e navigatore nato in Irlanda verso la fine del V secolo e vissuto oltre 90 anni (le date di nascita e morte differiscono di molto, mentre in quanto all'età raggiunta si varia fra i 93 e i 99 anni). Gode di notevole popolarità nel mondo anglosassone, l'onomastico è il 16 maggio, Brenda è la sua versione femminile. Tuttavia la sua notorietà non è strettamente legata alla religione né all'essere diventato Santo, bensì al suo famoso viaggio alla ricerca dell'Eden, durato ben sette anni. Le avventure sue e dei monaci che lo accompagnarono in questa impresa si sono tramandate per quasi un millennio e mezzo prima oralmente poi anche per iscritto almeno a partire dal X secolo. L'importanza e il fascino della relazione della navigazione di San Brandano ha fatto travalicare i ristretti confini delle isole britanniche e quindi il testo, a partire dall'alto medioevo, è stato tradotto più volte ed in svariate lingue. 
Visto che tutto il viaggio si svolge in mare (nell'Atlantico per la precisione) ne consegue che il nostro Santo Navigatore tocchi numerose terre sconosciute, molte delle quali isole. Si è ampiamente speculato nel voler identificare queste o quelle terre e le tesi sostenute (tutte molto deboli) lo hanno fatto sbarcare quasi dovunque, dall'Islanda alle Antille. Nessuna delle due ipotesi è da rigettare del tutto e ogni soluzione intermedia è altrettanto possibile. Del resto sono anni che si discute dello sbarco dei Vichinghi in Nordamerica.

Nella narrazione del viaggio di Saint Brendan de Clonfert, the Navigator viene menzionato uno sbarco su un'isola che poi si rivela essere il dorso di una enorme creatura marina (Jasconius) disturbata dai monaci che lì si erano accampati e avevano acceso il fuoco. La leggenda vuole che questa specie di pesce fosse sempre in movimento nel tentativo di raggiungere la sua coda. Varianti associano Jasconius ad una enorme balena, che tuttavia pesce non è. Ovviamente in campo artistico sono state proposte soluzioni molto creative e in vari stili, come per esempio questa di Jorge Beda (in basso), ma aspettatevi molto di più dall'altro Jorge del quale parlerò domani.

Ma torniamo alle Canarie e all'ottava isola dell'arcipelago: la Isla de San Borondón. Di questa fantomatica isola si parla in un'antica leggenda guanche (etnia originaria delle Canarie, assoggettata dagli spagnoli nel XVI secolo) e probabilmente solo in seguito è stata associata al nome del santo celtico. L'isola che compare e scompare, l'isola che non c'è, è fatto ben più antico. Gli avvistamenti sono stati numerosi, qualcuno ha sostenuto di esserci sbarcato, e per dare l'idea di quanti (reputati affidabili) hanno certificato la sua esistenza nel corso dei secoli vi ricordo che è stata riportata in varie carte nautiche (assolutamente affidabili per tutto il resto) fino al XVIII secolo (lo stralcio in basso è estrapolato da una mappa del 1707). 

Addirittura in un documento ufficiale del Regno di Spagna, si parlava di “sette isole Canarie” ma si lasciava la porta aperta a nuove scoperte (isole che sarebbero potute apparire da un momento all'altro). Nell'ambito delle stesse Canarie la Isla de San Borondón venne situata in diverse posizioni, nel corso dei secoli fu avvistata da centinaia di persone fino all’800 e, dopo essere stata quasi dimenticata, "riapparve" nel 1953 e poi il 10 agosto 1958, occasione nella quale fu anche fotografata. (pdf dell’articolo apparso sul quotidiano ABC). 
Si potrebbe pensare ad un fenomeno vulcanico (considerata l'origine dell'arcipelago) simile a quello che nell’estate del 1831 fece apparire al largo della Sicilia l’isola Ferdinandea che raggiunse un’altezza massima di circa 60m e 1 chilometro di circonferenza, ma poi si ridusse velocemente e prima della fine dell’anno scomparve del tutto fra i flutti. Altra supposizione ricorrente e plausibile è che si tratti di fenomeni ottici simili ai miraggi nel deserto.
Di tutto ciò si potrebbe parlare all’infinito, i più interessati troveranno tantissimo in rete, in particolare se hanno dimestichezza con l’inglese e/o lo spagnolo. Fra i vari testi trovati (fra i quali una interessantissima lecture critica di fine XIX secolo), al di là delle varie traduzioni spesso molto poco scorrevoli e di non facile interpretazione in quanto datate, il commento più moderno ed esaustivo mi è sembrato quello di Giuseppe Bonghi che ha tradotto e adattato uno scritto di Guy Vincent. Lo stesso Bonghi ha anche tradotto integralmente il cosiddetto “manoscritto d’Alençon (X-XI secolo) versione in latino del testo “Navigatio Sancti Brendani” (Anonimo). 
Chiaramente per i Canarios è una questione di tradizione, fede e principio, nessuno ci crede ma tutti sperano che un giorno o l’altro la sagoma della "loro" ottava isola appaia magicamente all'orizzonte.

Aggiornamento e anticipazione

Puerto de la Cruz, sábado 3 de octubre de 2015

Aggiornamento
Ho risolto uno dei due dubbi citati nel post precedente.
Karela, https://it.m.wikipedia.org/wiki/Momordica_charantianome hindi derivante dal sanscrito. Mi è stato descritto come "cetriolo hindu", ma pare sia più vicino agli zucchini. La pagina inglese mi sembra più informativa
Prima di andare a mangiare il classico e tanto sognato stufato di carne di capra (vedi post relativo alla cucina canaria) sono andato all'inaugurazione di un mostra che prometteva bene, ma che si é rivelata eccezionale e ora spiego perché. 
I disegni riprodotti sulla locandine (qui sotto una) a prima vista mi ricordavano vari dipinti surrealisti del '900 e vagamente anche qualche animale ibrido di quelli presenti nella tela “Le tentazioni di Sant’Antonio” di Bosch
Considerato che entrambe i suddetti stili sono fra i miei preferiti ho sperato che si trattasse di qualche rivisitazione in chiave moderna e questo era già un buon inizio. Ma i fantastici (in tutti i sensi) disegni si sono rivelati ancora più interessanti del previsto per essere esagerazioni di animali esistenti, contornati da sfumature di colori talvolta quasi psichedelici e non da ultimo legati a una storia-leggenda affascinante. 
Più ci penso, valuto e indago e più mi rendo conto che tutto ciò necessita di essere ripartito in vari post. Visto che per vari motivi ho bisogno di andare a scattare alcune foto di dettagli (cosa che non posso fare prima di lunedì) comincerò con il rendervi edotti in merito alla parte letteraria-geografica-antropologica sulla quale si basano i disegni di Jorge. 

Saluto
In attesa del suddetto post e dei successivi nei quale mi esibirò nella mia ennesima nuova veste (critico d'arte ... senza alcuna cognizione seria, solo sulla base del mio gusto personale, ma forte dell'esperienza di centinaia di esposizioni e musei visitati e decine di migliaia di opere viste), vi saluto con questi fiori e boccioli di Plumeria fotografati stamattina nei giardini della Plaza de la Iglesia.

sabato 3 ottobre 2015

Frutta e verdura tropicali

Giornata intensa quella di oggi. Partito presto da Madrid, a mezzogiorno mi ero gia sistemato a Puerto de la Cruz (Tenerife). Ho già rivisto molti dei miei conoscenti e mi sono subito, e con piacere, calato nella vivace, interessante ed eterogenea vita tinerfeña.
Fra la frutta e verdura esposta all’esterno di un negozio del centro storico ho notato varie specie molto poco comuni (almeno per noi), accattivanti anche alla vista come, per esempio, le Pitaya o Dragonfruit https://it.wikipedia.org/wiki/Hylocereus_undatus


Anche per le altre specie inserisco i link a it.Wikiedia in quanto, seppur le notizie non sono sempre perfette ed esaustive, almeno identificano la specie con il loro nome scientifico e i “poliglotti” potranno ampliare la loro ricerca scegliendo una delle altre lingue proposte nella colonna sinistra della pagina.
I Kiwano https://it.wikipedia.org/wiki/Cucumis_metuliferus (esposti al lato dei Fichi d’India) possono vagamente ricordarli nell’aspetto, ma con essi hanno ben poco in comune.
Le Chirimoya https://it.wikipedia.org/wiki/Annona_cherimola si trovano talvolta anche nelle grandi città italiane.
   
Ulteriori 6 foto di altrettante specie diverse sono in questo album.
Di due di esse non sono riuscito a sapere niente e ho dei dubbi anche sui nomi Karela???  Pun Kua??? e poi c’è la curiosa Melanzana bianca e i relativamente comuni Frutti della passione, o Maracuyà, -https://it.wikipedia.org/wiki/Passiflora_edulis - spesso utilizzati nei succhi “tropicali”.
La Carambola o Starfruit https://it.wikipedia.org/wiki/Averrhoa_carambola è senz’altro familiare, particolarmente a chi ha viaggiato nel sud-est asiatico.
Ma la giornata non è finita lì in quanto la sera ho conosciuto un artista e mi sono imbattuto in un'altra storia a dir poco affascinante che quindi saranno oggetto del prossimo post ... se basterà. 

mercoledì 30 settembre 2015

Bambini a scuola: atleti, obesi e marciatori

C’è una scuola elementare in Scozia che vari anni va ha iniziato a far correre - o anche camminare - un miglio (circa 1,6km=1600m) ogni giorno a tutti gli allievi, anche con il freddo o con la pioggia. Li ferma solo il ghiaccio o un diluvio. In un paese nel quale un bambino su 10 è obeso (non semplicemente sovrappeso), in questo istituto non ce ne sono affatto. Per di più, gli insegnanti hanno riscontrato che i ragazzi sono mediamente più allegri e seguono le lezioni con maggiore interesse ed attenzione. Visto il successo dell’iniziativa molte altre scuole in tutto il Regno Unito hanno seguito l’esempio ottenendo simili risultati, ma sempre basati solo sull’osservazione e non su riscontri scientifici. Infine, tutte queste attività hanno suscitato l’interesse dell’Università di Stirling che ha quindi avviato un monitoraggio per ricavarne dati certi.

La notizia è stata alla fine ripresa da alcuni quotidiani italiani e mi sono divertito a leggere qualche commento. In linea di massima positivi a riguardo dell’iniziativa, sono molto critici verso i genitori, alcuni dei quali portano i figli in passeggino fino a 5-6 anni!
Già in passato ho parlato della pessima abitudine di accompagnare i bambini a scuola in auto anche quando non ce n’è bisogno. Se potessero entrerebbero anche nelle aule con le loro macchine. Eppure molte volte sarebbe molto più semplice fare almeno le ultime centinaia di metri a piedi.
All’altro estremo vi ripropongo delle serie di foto di bambini che si recano a scuola lungo percorsi non solo lunghi ma anche “avventurosi” ... ed in taluni casi è un termine riduttivo. Molte sono ripetute in vari album, evidentemente deve essere stata pubblicata una prima vasta collezione dalla quale molti quotidiani online hanno creato le loro. 
Repubblica   *   Telegraph   *   Borepanda
       
In conclusione, ripeto ancora una volta un invito, suggerimento, consiglio o appello (prendetelo come volete) anche se sono certo che rimarrà quasi completamente inascoltato: camminate di più e inculcate la stessa idea anche ai vostri figli, sia voi che loro ne avrete solo vantaggi. 

domenica 27 settembre 2015

Monte Vico Alvano una settimana dopo il devastante incendio

Ancora una volta un post di interesse locale anche se gli incendi sono più o meno simili dovunque.
Come programmato sono andato a rendermi conto dei danni provocati dal vasto e prolungato incendio che ha interessato Monte Vico Alvano poco più di una settimana fa. Si è detto che l’incendio stavolta è stato innescato dall’auto andata a fuoco nei pressi di Tordigliano (statale Amalfitana), ma pur essendo vero ed accertato il fortuito incendio della vettura, mi restano dei dubbi su come il fuoco abbia potuto fare tanto cammino apparentemente senza una vera continuità, salendo lungo le pendici meridionali dei Lattari e ridiscendendo il versante ovest. Non ho elementi certi per affermarlo, ma l’ipotesi di “qualcuno” che abbia approfittato di un incendio fortuito per appiccarne un altro voluto e mirato non mi sembra del tutto lontana dalla realtà.
Passando ora all’argomento della fruizione del sentiero principale (facente parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI300) comincio col dire che la transitabilità non è stata in alcun modo compromessa. C’era da aspettarselo in quanto non ci sono tratti esposti, non ci sono parti soggette a frane o caduta massi ed era estremamente improbabile che qualche albero caduto potesse bloccare il sentiero. Tuttavia le conseguenze di questo incendio sono un po’ diverse dagli altri occorsi di recente come nell’area San Costanzo e Marecoccola. In questo caso la superficie andata a fuoco è più vasta (anche se in buona parte ripidissima, priva di qualunque traccia percorribile) e la sezione di sentiero interessata (bordata da vegetazione arsa) è lunga ben oltre i 3 chilometri.
   
Il paesaggio è più desolante degli altri simili ed il sentiero (anche a causa delle recenti piogge) mi è apparso più pietroso del solito. I panorami “a lunga gittata” restano senz’altro belli e affascinanti, ma allo stato attuale nelle immediate vicinanze degli escursionisti c’è ben poco da ammirare. I frequentatori abituali del sentiero che speravano che almeno si fosse ottenuto un vantaggio trovando il passaggio fra gli arbusti (che spesso quasi “chiudono” le tese) allargato e senza frasche invadenti rimarranno delusi. Che possa far piacere o meno questa situazione non è assolutamente migliorata. (foto del percorso da Colli San Pietro al cancellodi Arola)
Fin qui le cattive notizie conseguenti all’incendio (pessima notizia), ma come avevo anticipato nell’introduzione dell’album di foto scattate  Per certi versi i danni sono stati maggiori di quanto mi aspettassi, per altri minori di quanto temessi.” e quindi ora spiego cosa intendessi dire. Pur essendo vero che la devastazione è quasi totale e che le ceneri coprono quasi tutto, mediamente gli arbusti sono apparentemente in condizioni migliori di quelli della Marecoccola e San Costanzo. Ciò lascia molto ben sperare vista la velocissima ripresa della vegetazione negli altri due casi (foto "dimostrative" in questo album).
   
Osservando ciò che è rimasto o anche semplicemente comparando le foto si può dedurre che lungo le pendici di Monte Vico Alvano il fuoco è passato tanto velocemente da non riuscire a carbonizzare gli arbusti. Di conseguenza, se lungo il sentiero della Marecoccola (Sirenuse) folti gruppi di verdi germogli sono già spuntati fra ramoscelli completamente neri e senza una sola foglia c’è da aspettarsi che i cespugli di Monte Vico Alvano appena anneriti e ancora con frasche, seppur secche, si riprendano più che bene ed in tempi rapidi.
Staremo a vedere ...

venerdì 25 settembre 2015

Fado e guitarradas

Le mie peregrinazioni non sono solo pedestri e cinematografiche, ma anche musicali, in particolare divagazioni nel campo etnico  e tradizionale. Oggi sono uscito in macchina (cosa che non facevo da un paio di mesi) e mi sono ritrovato ad ascoltare vari pezzi portoghesi, sia fado cantato che guitarradas.
Tutti sanno seppur vagamente cosa sia il Fado, ma penso che pochissimi lo conoscano veramente. I più non vanno oltre il nome di Amalia Rodriguez, interprete famosissima che ha contribuito a far conoscere il genere al di fuori dell’ambiente portoghese ma pochi sanno che tuttora c’è un mondo che continua a ruotare attorno al Fado. Oltretutto, da vari anni sta tornando di moda anche fra i giovani e si sta modernizzando, con tanti ottimi e acclamatissimi interpreti come Mariza (decana fra i giovani, sulla cresta dell’onda da una quindicina di anni), Carminho (classe 1984), Ana Moura (1979), Cuca Roseta (1981). Ho avuto il piacere di ascoltare queste ultime tre dal vivo, nelle due serate del Festival do Fado di Portimao del 2011, insieme con il maestro Carlos do Carmo (figlio della famosa fadista Lucilia do Carmo), ultra settantenne ancora sulla breccia, al quale è stato attribuito  nel 2014 un Latin Grammy Award alla carriera. Posso ben dire che il Fado, come tanti altri generi musicali, guadagna moltissimo se ascoltato dal vivo e con artisti di livello l'optimum si raggiunge in sale piccole, senza alcuna amplificazione. 
Provate a digitare uno qualunque dei suddetti nomi - o semplicemente "fado" - e troverete tanti video, mp3, testi e notizie varie. Per chi ama la musica ed in particolare il buon canto e gli strumenti a plettro vale la pena di approfondire l’argomento. 
    
A proposito di questi ultimi, mi preme sottolineare che nella maggior parte dei casi il fado viene cantato accompagnato da due soli strumenti: la guitarra portuguesa e la viola de fado. La più caratteristica è senz’altro la prima, con cassa di risonanza a forma di pera, dodici corde e manico a ventaglio. Il suo suono “metallico” è estremamente singolare e quando gli esecutori sono artisti come José Manuel Neto o Luis Guerreiro non si può fare a meno di rimanere affascinati. 
In questo video con i suddetti Neto e Guerreiro si esibisce anche Angelo Freires (classe 1988) che nonostante la giovane età è già chitarrista affermato (a 12 anni vinceva premi e concorsi nazionali) ed è lui che quasi sempre accompagna Ana MouraIn un normale concerto o recital di Fado, a metà del programma la/il fadista si allontana lasciando la scena ai soli musicisti che eseguono la loro guitarrada, un medley di fado interrotto da qualche assolo.
A chi conosce solo il "fado classico", quello di Amalia Rodriguez per intenderci, suggerisco di ascoltare qualche pezzo più moderno come Rosa branca (interpretato da Mariza) o Nunca é Silêncio Vão (di Carminho).
Sono certo che non resterete delusi!

domenica 20 settembre 2015

Sirenuse e non solo: incendi e ciò che segue

Questo post è chiaramente “locale” e rivolto in particolare agli escursionisti.
Una decina di giorni fa un ulteriore incendio ha interessato il circuito escursionistico delle Sirenuse, nei pressi di Borra, poco più in basso e più a ovest di quello del 13 agosto. Il sentiero continua ad essere normalmente percorribile.
Si sta provvedendo a ripulire i lati della traccia ed a potare gli arbusti completamente bruciati in modo da favorire la crescita di germogli più vigorosi, se ciò dovesse accadere. Approfittando dell’incendio si torna a passare sulla vecchia traccia CAI, a monte della ripida scala con passamano, molto più comoda, sicura e panoramica di quella “comparsa” una decina di anni fa.
In alcuni brevi tratti, a causa della mancanza (temporanea) di vegetazione che guidava gli escursionisti creando barriere naturali, sono stati aggiunti alcuni segnavia rendendo più facile l’individuazione del percorso a coloro che non lo conoscono.
   
In questa serie di foto del 12 settembre si vedono i danni del fuoco di una decina di giorni fa, arrivato fino al margine del sentiero, la bonifica della scala (rimozione del passamano bruciato) e l’aggiunta di segnavia. Altre indicazioni le trovate nelle didascalie delle foto.
Una buona notizia è che ieri, andando a rendermi conto dei danni dell’incendio su Monte Vico Alvano del 18-19 settembre, ho anche fatto una veloce puntata al Pizzetiello (Sirenuse) notando che molti arbusti e alberi hanno già cominciato a rigettare. Ci sono tanti nuovi germogli di mirto, molti di tagliamani e di ginestra, ma ne ho notati anche vari di lentisco e alcuni di erica e roverellaEcco una dozzina di foto di germogli vari anche se la luce non mi ha favorito (cielo completamente coperto). Le specie ritratte le trovate nelle didascalie delle foto.
   
Nei prossimi giorni, sperando in una luce migliore, andrò a Monte Vico Alvano e, potendo, mi spingerò anche fino alla croce e alla sella di Arola e, ovviamente, vi terrò informati. 
Questo è uno scatto di ieri, mentre si vedevano ancora vari fili di fumo.