martedì 1 marzo 2022

Microrec. 61-65 del 2022: due Bogdanovich e 3 molto diversi fra loro

Noto cineasta che iniziò come critico cinematografico, Bogdanovich ha in effetti prodotto molto poco di veramente buono: The Last Picture Show (1971, 2 Oscar e 6 Nomination) e Paper Moon. A seguito della sua dipartita, un paio di mesi fa, ho inserito nel mio cartellone solo il secondo (l’altro, ottimo, l’ho guardato per l’ennesima volta l’anno scorso) e ho aggiunto una sua commedia che ebbe successo di pubblico, ma non fa onore al suo nome. Ho completato il gruppo con un’altra ennesima visione di quello che è, secondo me, il miglior film di Kar Wai Wong e due buoni film mai visti prima; quindi 4 su 5 sono consigliati.

In the mood for love (Kar Wai Wong, 2000, HK)

Come anticipato, questo è un film che apprezzo particolarmente per molti motivi. Alla sottile sceneggiatura, alle buone interpretazioni dei due protagonisti (Tony Chiu Wai LeungMaggie Cheung) e all’abbigliamento e scenografia si aggiunge una splendida colonna sonora che alterna il tema portante (Yumeji's Theme di Shigeru Umebayashi) a brani interpretati in spagnolo latino da Nat King ColeSpecialmente in un film come questo nel quale l’azione è veramente limitata, si apprezzano le perfette inquadrature che spesso incorniciano i soggetti in spazi ristretti quali corridoi, specchi, spiragli di porte semiaperte; notevole è anche l’uso saltuario ma assolutamente ponderato del ralenti. Attualmente al 233° posto fra i migliori film di sempre (IMDb), Tony Leung miglior attore a Cannes dove il film ebbe anche il Premio Speciale per la tecnica e la Nomination alla Palma d’Oro. Da non perdere!

 

Requiem for a Dream
(Darren Aronofsky, 2000, USA)

Mi ha ricordato molto Trainspotting, anche se, a differenza del film inglese, il regista e sceneggiatore ha lavorato molto sulle immagini e sul velocissimo montaggio e ha sviluppato meno la sceneggiatura. Questa è sì articolata ma la sostanza è poca, nel senso che propone pochi avvenimenti, oltretutto distribuiti in un certo lasso di tempo. In buona parte del film vengono proposte le visioni degli sballi in modo parzialmente ripetitivo, che a un certo punto diventano quindi noiose. Buono il cast che in sostanza conta solo 3 o 4 protagonisti (uno è personaggio secondario). I tre sono ben interpretati da Ellen Burstyn (che fu candidata all’Oscar), Jared Leto e Jennifer Connelly. Attualmente al 98° posto fra i migliori film di sempre (IMDb).

Tomboy (Céline Sciamma, 2011, Fra)

Regista attenta e precisa, Céline Sciamma cura molto la descrizione dei protagonisti, e lo fa bene. L’argomento del film è tema inusuale e non facile da trattare. Una ragazzina (10 anni circa) si trasferisce in una nuova città e dovrà fare nuove amicizie; il suo taglio di capelli, i suoi lineamenti e gli atteggiamenti, nonché l’abbigliamento non sono chiaramente femminili e un po’ per caso e un po’ per scelta Laure sceglie di farsi passare per Mikael. Tutto ciò che segue fino all’inevitabile scoperta della verità è ben narrato e non concede niente a stereotipi e banalità. Oltre a Zoé Héran (Laure/ Mikael) anche tutti gli altri giovanissimi attori che rappresentano la quasi totalità del cast sono bravi e credibili (penso con terrore al doppiaggio italiano che, in particolare per i giovanissimi è di solito pessimo!).

 

Paper Moon
(Peter Bogdanovich, 1973, USA)

Di nuovo in bianco e nero, come The Last Picture Show, ma non è una dramma realistico come quello bensì una originale commedia leggera ambientata nel periodo della depressione degli anni ’30. La star del film è indiscutibilmente l’esordiente Tatum O'Neal, figlia di Ryan, co-protagonista nei panni di un piccolo truffatore porta a porta. Vinse l’Oscar come protagonista e all’epoca divenne la più giovane premiata in tale categoria. In alcuni momenti diventa quasi una comica, ma varie trovate sono originali e i dialoghi sono ben congegnati, in particolare le parti che includono le argute battute e le inattese uscite creative della terribile ragazzina. Un piacevole passatempo che si avvantaggia anche di una buona fotografia delle ben riprodotte scenografie.

What's Up, Doc? (Peter Bogdanovich, 1972, USA)

Commedia estremamente stupida, nota in Italia come Ma papà ti manda sola? Quasi allo stesso livello di commedie all’italiana con tante persone interessate ad una valigetta della quale, purtroppo per loro, ce ne sono molte altre in giro, nello stesso albergo. Pieno di personaggi e situazioni ridicole, è da evitare, non vale proprio la pena perdere tempo.

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