sabato 23 agosto 2014

Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico geniale

Scrivendo del Nastro di Moebius (leggi il post) ne proposi una rappresentazione grafica eseguita da M. C. Escher, geniale disegnatore olandese che deve la sua notorietà alle sue particolarissime composizioni, spesso con implicazioni matematico/geometriche: falsa prospettiva, metamorfosi, incastri di soggetti simili o opposti e molto altro.
 
  
Sono tutte composizioni da studiare molto attentamente per poterle apprezzare appieno, anche se sono affascinanti già a prima vista, dopo un brevissimo sguardo. 
Nel corso della sua vita Escher ha viaggiato in lungo e in largo per gran parte dell’Europa ed in particolare in Italia 1923-1935. Nel suo girovagare rimase evidentemente affascinato dai piccoli borghi con antiche case ammassate, spesso arroccate su rocce strapiombanti tanto da eseguire numerose litografie e xilografie di questi paesaggi inusuali pur non disdegnando, di tanto in tanto, di riprodurre anche semplici particolari.
Molti di noi non hanno mai sentito parlare di alcuni di questi piccoli centri abitati come Sclàfani, Caltavuturo, Barbarano, Castrovalva, Vitorchiano … mentre ne conosciamo altri (per motivi soprattutto turistici) come Scanno, Tropea, San Gimignano e certamente non ultimi i borghi della Costiera Amalfitana.
  
  
Fra i tanti siti che propongono opere di Escher ve ne segnalo due (ai quali ho attinto) in quanto lì troverete un notevole numero di disegni ben categorizzati, ma in rete ci sono ovviamente migliaia di altre immagini.
http://eschersite.com/EscherSite/Buy_Original_MC_Escher_Art.html
Del periodo durante il quale Escher soggiornò in Costiera e delle opere che produsse in quegli anni parlerò in un prossimo post in quanto sarà interessante riconoscere alcuni luoghi e, ove possibile, comparare le incisioni con moderne foto.

venerdì 22 agosto 2014

Sentiero degli Dei e collegamenti con Praiano nel 1819

Vi propongo un ennesimo stralcio della carta borbonica del 1819 che include l’intero percorso dell’attuale Sentiero degli Dei (nome affibbiatogli parecchi anni dopo) fra Nocelle e Vomerano (sic).
Nel corso della lunga chiacchierata a proposito dei collegamenti fra Nocelle e la costa, le mie fonti nocellesi mi confermarono che fino a gran parte del secolo scorso si svolgevano regolari commerci sia con Moiano (Vico Equense, passando per S. Maria del Castello) sia con Agerola, in particolare con Bomerano per essere l’abitato della valle più vicino. Questo secondo percorso era appunto quello che oggi è frequentato da migliaia di escursionisti.

In questa prima immagine ho incluso l’intero itinerario evidenziando il Sentiero con linea parallela rossa. Considerando che si tratta di una carta in scala 1:25.000, il Sentiero è abbastanza fedelmente rappresentato.
Il pallino rosso indica il punto di partenza nell'angolo sudoccidentale della piazza di Bomerano (Vomerano in carta) perfettamente delineata. Ho aggiunto i toponimi C. Serra (Colle la Serra) e Cannati come punti di riferimento.
Ho evidenziato invece in verde il percorso di Paipo (toponimo che è riportato per ben tre volte, sottolineato in rosso) che viene disegnato correttamente, includendo sia il passaggio nella sella a nord dell’altura sia quello che lo aggira a sud, come l’odierna rotabile.
Al lato del “Paipo” centrale, si nota l’edificio oblungo tutt’ora esistente a valle della strada.
Nella parte sudest dello stralcio ho evidenziato in azzurro le varie diramazioni dell’itinerario che dalla piazza di Bomerano coincide per qualche centinaio di metri con quello per Nocelle e poi resta a est del Vallone della Praja. Dopo essere passato per Santa Barbara si dirama sia verso Sant’Elia sia verso Prajano.
Aggiungo questo secondo stralcio, ingrandito, per trattare dell’area fra il Sentiero degli Dei (tanto per capirci) e Vettica Maggiore (Praiano).
Il percorso principale Bomerano - Nocelle è qui evidenziato in azzurro mentre il tratto rosso indica il percorso che tuttora lo collega con Vettica Maggiore passando per Santa Maria di Castro, oggi più comunemente conosciuta come San Domenico.
La linea verde indica invece un percorso che parte da Vettica/Prajano, percorre la parte bassa del crinale di Colle la Serra (è chiaramente rappresentata l’altura - 627m - che crea il passo) e quindi poggia a ovest senza più salire ripidamente. Non si collega ad alcun altro sentiero …
Sia per l’andamento che per le pendenze descritte non può essere la mulattiera che ancora si percorre fra Santa Maria di Costantinopoli e Colle la Serra (incrocio dove sorge la recentissima fontana).
Quindi, basandosi sulle sole informazioni ricavabili dalla carta, si deduce che da Bomerano o si scendeva via S.a M.a di Castro  giungendo al limite occidentale di Vettica o si scendeva via Santa Barbara per arrivare a Prajano o alla parte alta e orientale di Vettica.
Pur essendo più che probabile che il collegamento diretto con Colle la Serra esistesse e fosse frequentato, questo non doveva avere la stessa importanza degli altri itinerari.

mercoledì 20 agosto 2014

Incendio falde meridionali Monte Comune

Stamane sono andato a verificare (e documentare) i danni provocati dall'incendio iniziato sabato 16 agosto, quasi spento lo stesso giorno, ripresosi violentemente domenica 17 e proseguito fino ad oggi. 
  
In questa galleria Google+ potrete vedere i danni devastanti dell'incendio che si è propagato lungo le ripide pendici del vallone che giunge fino al margine dei pascoli di Monte Comune, fermandosi proprio al limite, in corrispondenza della recinzione inferiore, dove cambia la pendenza, addolcendosi di molto. 
C'è anche una foto dell'elicottero solitario che anche stamattina continuava a spegnere pericolosi focolai seppur privi di fiamme e questa cartina nella quale ho riportato in modo generalizzato l'area andata a fuoco (tratteggiata) e per riferimento ho evidenziato la statale amalfitana e l'Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) al margine di Monte Comune.
Gli escursionisti, pur rammaricandosi (spero) per la distruzione di una vasta area di macchia, di un buon numero di pini e qualche altro albero, sappiano che comunque il fuoco è rimasto ben distante dal sentiero e quindi la transitabilità rimane assicurata.

lunedì 18 agosto 2014

Un escursionista deve anche essere un po’ “esploratore”

Penso che se si vuole veramente godere dei piaceri dell’escursionismo e comprendere effettivamente un territorio si deve sempre cercare qualcosa di nuovo. Si devono intraprendere percorsi inusuali, controllare tracce per appurare dove conducano e cercare di capire chi e perché le ha lasciate, attraversare boschi e prati privi di sentieri, arrampicarsi (con cautela) lungo ripidi pendii e non fossilizzarsi percorrendo all'infinito i cammini conosciuti.
Per fare ciò bisogna andare in escursione in gruppi non troppo numerosi, conoscendo bene le capacità e le abilità di tutti i compagni di “avventura”. Pur sostenendo che i megagruppi domenicali non si addicono a variazioni di programma e deviazioni verso “l’ignoto”, ribadisco ancora una volta, anche se dovrebbe essere inutile ripeterlo, che d'altro canto non è mai opportuno andare da soli, in particolar modo quando si va ad esplorare.
Se questa è la mira almeno uno deve avere una buona conoscenza del territorio (meglio se più di uno o addirittura tutti) in modo da potersi orientare visivamente dando una semplice occhiata alle alture, valli, punte o edifici circostanti o essere in possesso di una cartina abbastanza dettagliata. Bussola e gps possono essere buoni complementi, ma entrambi sono di limitato ausilio in mancanza della mappa.
Con questo lungo preambolo ho voluto introdurre una breve descrizione dell’escursione di ieri al Faito, non particolarmente lunga o faticosa per un escursionista, ma estremamente appagante.
Pur frequentando l’area da numerosi anni, anche stavolta sono riuscito a percorrere nuove tracce e ad attraversare faggeta e macchia lungo rotte pressoché inedite. Ciò è stato possibile in quanto avevo un solo compagno di cammino con il quale sono in assoluta sintonia in quanto alla voglia di raggiungere nuovi punti panoramici, cercare nuovi scorci, scattare foto inusuali, trovare collegamenti fra aree conosciute ma mai percorsi prima e, più importante di tutti, non correre alcun inutile rischio.
Delle oltre 200 foto scattate ne ho scelte una cinquantina e le ho caricate in questo album Google. Comprendono soggetti che vanno dalla colonna di fumo dell'incendio lungo le falde meridionali di Monte Comune (le prime due) a dettagli di fiori, da panorami in campo lungo a foto dell’area andata a fuoco un paio di anni fa e infine una dozzina di foto della traccia di sentiero descritta in calce.
Abbiamo girovagato percorrendo una dozzina di km con un migliaio di metri di dislivello, lungo un percorso estremamente contorto che includeva volute, anelli e andirivieni. Nonostante le nuvole abbiano coperto le cime a partire dalla tarda mattinata, abbiamo goduto di varie viste “inedite”, percorso circa un chilometro di tracce mai percorse prima, per non parlare della piacevolissima scoperta di roveti con more enormi e ben mature.
Verso la fine dell’escursione, nel primo pomeriggio, abbiamo notato una linea bianca che correva più o meno in quota una cinquantina di metri a valle della Croce della Conocchia. Incuriositi siamo andati a verificare e ci siamo resi conto che si trattava di una corda sintetica bianca, tesa fra picchetti metallici ed ancorata ad una roccia. Sia ben chiaro, non è assolutamente affidabile per reggersi, ma probabilmente serve o è servita solo come linea guida per un percorso (trail running?). Il tracciato non è estremamente pericoloso, ma certo non è per deboli di cuore, né adatto a quelli che soffrono di vertigini e tantomeno è consigliato a chi non ha un passo sicuro e buon equilibrio.
Chi se la sente, procedendo comunque con debita cautela, può utilizzarlo per completare un anello attorno alla Croce della Conocchia percorrendo poi il crinale o il sentiero CAI 300 (Alta Via dei Monti Lattari).

Nastro, striscia o anello di Moebius

Si tratta di una meraviglia della topologia scoperta dal matematico e astronomo teorico August Ferdinand Möbius (o Moebius, 1790-1868) e pertanto legata al suo nome, anche se pare che nello stesso periodo, ma indipendentemente, anche da un altro matematico tedesco, Listing ne studiò le caratterstice.
Il Nastro di Moebius è un oggetto piano che ha però una sola faccia (superficie), come dire un comune foglio di carta che ha un solo lato, senza verso.
Sembra assurdo eppure è così. Provate voi stessi. Procuratevi una striscia di carta o di stoffa, meglio se con le due facce di colori diversi (per esempio una carta da regalo o semplicemente un foglio stampato solo da una lato) e qualcosa per fissarne le estremità: colla, nastro adesivo o spillatrice. Avvicinate le due estremità formando un cerchio ma, prima di unirle, torcetene una di 180°, vale a dire, nel caso di carta con colori diversi, fate combaciare un'estremità stampata con una bianca. La striscia di Moebius è pronta. 
Per avere una chiara dimostrazione della precedente affermazione ("ha una sola faccia") tracciate una linea parallela ai margini, a partire da un qualunque punto. Continuando a disegnarla vi accorgete che, completato un intero giro, passerete nello stesso punto da dove avete iniziato a tracciare la linea, ma dal lato (apparentemente) opposto. Proseguendo arriverete finalmente al punto di partenza (alla fine del secondo giro) e potrete notare che con questa sola linea continua (non avete mai staccato la penna dal foglio) avete percorso tutto il nastro da entrambe i lati che, in effetti, è solo uno.
Lo stesso vale per il bordo: anche se sembra che il nastro abbia due bordi, se iniziate a scorrere il dito lungo uno di essi, dopo un giro tornerete "quasi" al punto di partenza, in quanto vi troverete sul margine (apparentemente) opposto e solo dopo il secondo sarete effettivamente al punto di partenza. Tutto ciò senza aver mai staccato il dito dal margine e così è facilmente dimostrato in modo pratico che oltre ad avere una sola faccia, il Nastro di Moebius ha anche un solo bordo.
Ma le meraviglie non si limitano a questo. Provate a tagliare il Nastro longitudinalmente al centro. Vi renderete conto che non otterrete due anelli, ma uno solo di doppia lunghezza e con doppia torsione. Quindi questo Nastro (come tutti quelli con un numero pari di torsioni) non ha le stesse proprietà di quello di Moebius ha due facce e due bordi. Tagliandolo ancora a metà si otterranno due anelli concatenati, entrambe con torsione pari, quindi non Nastri di Moebius.
E non finisce qui … provate ora a tagliarne uno a circa un terzo della sua larghezza. Quando con le forbici ritornerete al punto nel quale avete iniziato (al termine del secondo giro) vi ritroverete con due nastri diversi concatenati. Uno di lunghezza doppia dell’originale che, come nel caso precedente del taglio a metà, presenta una doppia torsione e quindi non è un anello di Moebius, mentre l’altro (delle dimensioni originali) è ancora un nastro di Moebius essendo in effetti costituito dal terzo centrale di quello originale.
Un oggetto con tali caratteristiche e con forme così eleganti e flessuose non poteva non affascinare vari artisti ed è pertanto stato rappresentato in più occasioni sia in piano (tele, incisioni, …) che in tre dimensioni. L'opera più famosa è senz'altro quella di Maurits Cornelis Escher che nel 1963 produsse questo disegno “animandolo” con una teoria di formiche.
In rete ne ho trovato anche un altro paio molto interessanti, a soggetto ... automobilistico.
La prima è stata prodotta al computer, la seconda è tridimensionale.
Come è facile notare, in tutte queste opere il Nastro appare molto simile al simbolo matematico  (infinito) ma è solo un caso in quanto questo fu codificato nel 1600, molto prima che Moebius ne studiasse le caratteristiche dal punto di vista matematico.
Come simbolo è sempre stato associato al tempo e all'eternità e qualcuno vede la Striscia di Moebius in questo mosaico del III sec. d.C. rappresentante Aion, personificazione del Tempo, all'interno di una sfera celeste.   
Se questo mosaico vi piace e vi interessa, al seguente link potete scaricare l'immagine ad alta definizione  2120 × 1938 pixels (2.96 MB) della sua parte centrale  

sabato 16 agosto 2014

Escursionismo: sentiero Nocelle - Laurito (aggiornamento)

Pur procedendo con lentezza nella ricerca delle carte e sostenuto da pochi sopralluoghi in loco a causa del caldo, sono comunque riuscito a giungere ad alcuni punti fermi.
Il sentiero fra Nocelle e San Pietro/Laurito, così come descritto nella carta borbonica del 1819 della quale ho abbondantemente parlato nel post del 21 luglio, non esiste da moltissimi anni. La sua parte alta è stata tuttavia percorsa con regolarità per il trasporto dei prodotti della Masseria, ma non era pubblica bensì pertinenza dello stesso fondo e pare che i proprietari delle terre a valle non consentissero il passaggio fino alla strada.
Vari nocellesi D.O.C. mi hanno confermato che per un tratto si scendeva lungo strada comunale Nocelle (scale per Arienzo) e poi c'erano due derivazioni ad est di questa. Una (privata) andava alla Masseria passando il rivolo e l'altra scendeva invece ripidamente e linearmente lungo il crinale (in direzione sud) fino ad una quota di  200m circa, per poi voltare nettamente a est e, con vari tornanti, arrivare a passare il rivolo a quota 120m circa. (vedi stralcio a sin.)
Di qui in avanti il sentiero digradava molto più dolcemente, quasi parallelo alla attuale statale, per spuntare infine di fronte alla cappella di San Pietro (95m). (vedi stralcio a destra)
Questo secondo percorso (notoriamente conosciuto come pubblico) appare anche sulle vecchie carte catastali del Comune di Positano con il nome Strada vicinale Varco
Da fonti diverse ed in differenti occasioni ho appreso che la parte bassa della suddetta vicinale fu pulita una quindicina di anni fa, ma che ora giace di nuovo in stato di abbandono.
Ultima nota: combinando tutte le informazioni orali, quelle ricavate dalla cartografia antica e catastale e la mia personale conoscenza dei luoghi mi convinco sempre più che in questo "angolo" della carta del 1819, ad est dell'abitato di Nocelle, ci sia un grosso errore del tipo di quelli che in gergo si chiamano di parallelismo.

venerdì 15 agosto 2014

Cinema: Lon Chaney e Tod Browning

Pochi li conoscono, se non cinefili più o meno incalliti, eppure sono pietre miliari del Cinema.  
Il primo è noto soprattutto per le sue magistrali interpretazioni in The Hunchback of Notre Dame (Il gobbo di Notre Dame, regia di Wallace Worsley, 1923) e The Phantom of the Opera (Il fantasma dell'Opera, regia di Rupert Julian, 1925), mentre il secondo è ricordato quasi esclusivamente quale regista di Freaks (1932).
Leonidas (da cui Lon) Frank Chaney (1883-1930) acquisì la sua eccezionale mimica facciale e gestualità fin da piccolo essendo figlio di genitori sordomuti. Cominciò a lavorare in teatro dove diventò anche molto abile nel trucco e dopo varie apparizioni in ruoli minori in campo cinematografico il suo talento gli fu finalmente riconosciuto con The miracle man (1919, pellicola purtroppo perduta).
Da allora in poi interpretò una serie di personaggi deformi, mutilati e creature orribili sottoponendosi a trattamenti e fasciature talvolta dolorose e perfezionò ulteriormente l'arte del trucco cinematografico, guadagnandosi così il soprannome di uomo dalle mille facce.
  
Nel 2000 fu prodotto un interessante documentario Lon Chaney: A Thousand Faces, con la voce narrante di Kenneth Branagh (famoso attore e regista Shakespeariano).  
Tod Browning (1880-1962), altro personaggio particolare, scappò di casa a 16 anni per unirsi ad un circo itinerante e nei successivi anni si esibì come clown, contorsionista, attore, ballerino, illusionista. Mentre lavorava a New York in teatro conobbe D. W. Griffth e cominciò a lavorare per lui apparendo anche nel suo famoso kolossal Intolerance (1916).
Il suo primo lungometraggio fu Jim Bludso (1917) e successivamente diresse ben 10 volte Lon Chaney. La loro più celebrata collaborazione fu The unknown (Lo sconosciuto, 1927) nel quale Chaney interpreta Alonzo, un fenomeno da baraccone privo di braccia, dopo aver interpretato Blizzard, criminale senza gambe (foto in basso), in The penalty (1920).
 
Nel 1932 girò Freaks, film ambientato nel mondo del circo nel quale i "fenomeni" erano i buoni e i pochi normali i cattivi. Ma all'epoca l'esibizione di tante deformità fu reputata non opportuna e il film fu notevolmente "censurato" passando dagli originali 90' ad appena 64'. Fu chiaramente fondamentale la sua diretta esperienza nel mondo circense e la pellicola è oggi diventata uno dei più acclamati cult movie.
Vari film di Lon Chaney e qualcuno di Tod Browning (fra i quali Freaks) sono liberamente e legalmente scaricabili dal sito www.archive.org in quanto di pubblico dominio.
Il vero cinema non è solo effetti speciali ed editing digitale … 

mercoledì 13 agosto 2014

Discettazioni Erranti compie 1 anno

Alle 22.57 del 13 agosto 2013 pubblicavo il mio primo post in questo Blog
nel quale dichiaravo esplicitamente la mia scarsa competenza nel settore e esternavo i miei intendimenti, allora abbastanza vaghi, in quanto non sapevo come avrei sviluppato il blog.
Fra gli argomenti che mi riproponevo di trattare avevo inserito quelli di mia competenza per essere stati oggetto di passate professioni o attuali interessi, talvolta più "antichi" delle capacità professionali.
Con questo post, a distanza di un anno esatto, arrivo a quota 200, con 23350 click e quindi con una media di oltre 115 click/post e di ciò sono più che soddisfatto.
Tirando le somme posso dire di essere rimasto abbastanza coerente con i miei propositi iniziali, parlando abbastanza di escursionismo e cartografia (passate occupazioni professionali) e di tanto in tanto di arte, viaggi, cinema, cucina, logica, natura e altri argomenti o singole notizie che ho trovato interessanti.
Quindi, considerati i riscontri positivi (almeno dal mio punto di vista) penso di continuare a trattare un’ampia varietà di argomenti (lo preferisco ai blog monotematici) sperando che possano risultare abbastanza interessanti, almeno per alcuni, e continuando ad evitare accuratamente sterili polemiche e pettegolezzi. 
Non escluso la possibilità di inserire temi ricorrenti completamente nuovi.
Grazie a tutti i lettori che continuano a leggere le mie Discettazioni Erranti.

PS - Dell'immagine scelta, non a caso, per questo post celebrativo discetterò prossimamente

martedì 12 agosto 2014

Sentiero per la spiaggia di Remese da Positano (ricognizione)

Come anticipato nel precedente post di pari oggetto, stamattina sono andato a verificare la percorribilità del percorso in questione.
Nella prima parte (percorso urbano) si deve solo prestare attenzione a prendere la giusta direzione ai numerosi incroci che si incontrano, ma con la cartina caricata un paio di giorni fa (ed inserita anche nella galleria Google+), le foto con frecce rosse in sovrimpressione e un minimo di buonsenso non dovreste avere problemi a seguire il giusto itinerario. Anche se la vostra destinazione finale è il mare, non vi sorprenda il fatto di dover affrontare un paio di rampe di scale in salita ... siete sulla strada giusta. 
La parte cementata termina davanti al cancello di ingresso della Torre di Clavel, voi proseguite a destra lungo l'unico, breve tratto sterrato dell'intero percorso
In corrispondenza del termine del muro alla vostra sinistra, dovrete salire di qualche metro aiutandovi con le cordicelle che qualche anima pia (evidentemente un utente abituale) ha legato al tronco di un albero
A questo punto siete già in vista della ringhiera che dovrete scavalcare per portarvi sulla comoda scalinata cementata che vi condurrà fino alla spiaggia.
In questo album Google+, oltre alle foto "direzionali" trovate anche vari panorami e dettagli, sia naturalistici e architettonici

lunedì 11 agosto 2014

S. Angelo a Tre Pizzi nella carta borbonica del 1819

Quanti sanno che l'originale oratorio di San Michele Arcangelo al Faito si trovava in cima al Molare e non dove vedono oggi la chiesa moderna?
In questa pagina (Santuario di San Michele al Faito) trovate un cumulo di notizie in merito alla storia dei Santi Catello e Antonino, alla costruzione del primo oratorio, all'incendio del 1818 e alla costruzione del nuovo Santuario, completato nel 1950, sull'altura dove lo si vede oggi.
Pur se piccolo e non in muratura, l'Oratorio aveva una tale importanza religiosa da spingere gli ufficiali cartografi a riportarlo sulla carta borbonica del 1819 (al centro del cerchietto rosso).
In questo stralcio ho ripetuto alcuni toponimi poco leggibili e ho evidenziato, tracciandovi attorno un ellisse, due simboli non meglio identificati che dovrebbero essere attinenti al contiguo toponimo le Capanne (rifugio per i pellegrini? o per eremiti?).
Le Capanne, qualunque cosa fossero e qualunque destinazione avessero, sono state ubicate in carta nella valletta al di sotto delle antenne. Per essere più chiaro, ad uso di chi conosce i luoghi e di chi pensa di andarci, circa 400m dopo l’Acqua Santa, superato il tratto più ripido dopo l’inizio del sentierino per la sella sud di Castellone, si nota che il pendio si addolcisce ed il sentiero in alcuni tratti corre pressoché in piano. 
Effettuando le debite triangolazioni con i punti circostanti più attendibili, si deduce che le Capanne dovessero presumibilmente sorgere ai lati di questa parte del percorso, dove si notano varie piazzole e piccole depressioni (come piccole neviere).  
Accanto al Monte di Mezzo (Canino) è riportato il toponimo Cavajola, mentre gli altri due "pizzi" non sono esplicitamente nominati. La cima del Molare (Monte San Michele) è riconoscibile per il simbolo con la croce (cerchiato in rosso) e ho evidenziato le altre due con un pallino rosso aggiungendo anche, per maggior chiarezza, il toponimo Catiello
Altri toponimi interessanti sono Bocca dell'Inferno, scritto con caratteri molto grandi e agganciato alla sella fra i pizzi di Canino e Catiello
Scalandrone è toponimo comunissimo sui Monti Lattari e ha di solito origine dalla struttura a "scaloni" di qualche ripa o crinale.

sabato 9 agosto 2014

Sentiero per Remese (o Remmese), errata-corrige

Un cortese lettore mi ha fatto presente che il collegamento per Remese non parte dalla spiaggia di Fornillo (come erroneamente riportato in un precedente post su FB Camminate), ma da via Fornillo. Ecco la sua “poetica” descrizione:
La strada verso Remmese partendo dalla rotabile, dove si trova la "grotta di Fornillo" col presepe, inizia con le scale verso la spiaggia, via Fornillo. Seguendole, le scale e non le straniere, si arriva nella piazzetta antistante la chiesa di S. Margherita, dove c'è anche l'ingresso dell'hotel Vittoria. All'altro capo della piazza giace immobile un incrocio (tra la via Fornillo che si sta seguendo, via Lepanto e la diramazione verso Remmese, sempre chiamata via Fornillo), da qui bisogna prendere la strada verso destra. La stretta strada prosegue in leggera pendenza con piccole rampe fino a Villa Corsara: una bella villa, molto grande con dei grandi terrazzamenti ben tenuti (anche se c'è stato un crollo in uno degli appezzamenti). La strada prosegue dietro la villa, passa sotto un arco e da qui diventa, non essendo più frequentata, ricca di vegetazione, viva e morta, un po' di terriccio e via discorrendo. Dopo circa un centinaio di metri si arriva quasi sopra la torre Clavel e lì c'è una piccola salita e si trova o trovava il passamano contestato (credo perché bloccava l'accesso alla restante parte della via). Una volta bypassato il passamano, le rampe di scale portano velocemente alle spalle dello stabilimento balneare e attraversato quest'ultimo si è a Remmese.
Segnalo anche l’articolo pubblicato l’anno scorso da PositanoNews in merito alla sentenza (riportata quasi integralmente) con la quale il TAR ha sancito l’uso pubblico del suddetto percorso.
E questa è la foto satellitare con il percorso messo in evidenza.
Probabilmente martedì andrò di persona a Remese e poi fino ai Chianielli e quindi nel pomeriggio dovrei essere in grado di pubblicare un post descrivendo l’attuale condizione del percorso documentandolo anche con foto.

venerdì 8 agosto 2014

Settima Arte: ancora cinema messicano, Ninón Sevilla

Qualcuno ricorderà che ho già menzionato gli anni d’oro del Cinema Messicano e ho fornito qualche informazione su Emilio Fernandez “El Indio”  e la favolosa Cineteca Nacional Mexico
Mi rendo conto che quanto sto per scrivere sarà probabilmente letto solo da quelli veramente interessati al cinema (e che, al tempo stesso, abbiano una certa dimestichezza con il Castellano dell’America Latina) ma spero di poter avvicinare alcuni di loro a questa cinematografia, nel caso non la conoscessero, e casomai di suscitare la curiosità di qualcun altro. Mi riferisco in particolare agli anni ’40 e ’50, periodo nel quale furono prodotti ben 56 dei migliori 100 film messicani girati fino al 1994.  
Un personaggio caratteristico dell’epoca fu Ninón Sevilla (1921 - tuttora attiva come attrice in serie televisive), ballerina cubana che divenne ben presto icona della rumbera e sex symbol. Con lei approdò in Messico anche il famoso Pérez PradoIl Re del Mambo” e insieme diedero un consistente impulso alla diffusione di questo ritmo latino.
Interpretò quasi esclusivamente film le cui storie ruotavano attorno al mondo del ballo, del cabaret, dei locali frequentati da ricchi borghesi. Intorno a quest’ambiente (come in qualunque altra parte del mondo ed in qualunque epoca) gravitavano le vite di prostitute e malavitosi di ogni tipo. Questo connubio produceva pellicole che come genere si avvicinavano molto al più conosciuto noir hollywoodiano. 
Le sue interpretazioni più conosciute sono nel già citato Victimas del pecado (1950) di Emilio Fernandez e ancor di più in Aventurera (1949), uno dei miei preferiti, diretto da Alberto Gout, al quarto posto della classifica superato solo dai due film di Fernando De Fuentes a soggetto storico (Vámonos con Pancho Villa e El Compadre Mendoza) e dal drammatico Los Olvidados di Luis Buñuel.
 
In questa pagina  freepeliculasmexicanas.com/100_Best_Mexican_Movies troverete non solo l’elenco dei 100 film, ma per molti di essi anche i link per vederli online.

giovedì 7 agosto 2014

Foto della Penisola Sorrentina - luglio 1927

Ho caricato le foto nell'album virtuale esattamente nello stesso (dis)ordine con il quale sono state incollate in quello originale. Infatti si salta da un lato all'altro della Penisola e le riprese dal mare si alternano a quelle da terra.
Per due foto in particolare (Sorrento dal Deserto e sulla strada da Marciano ...) mi sono preso la briga di scattarne di simili e confrontarle. Nella prima c’è da notare la discesa di Scutolo ancora priva delle cave, oltre alla differenza nel numero di edifici.
La seconda  foto dovrebbe essere stata scattata nei pressi di Sant’Anna. Da quell'area anche oggigiorno non si vede il ponte di Marciano (1961), ma il panorama è ostruito dall'ancora più moderno ponte dell’Annunziata.
Ecco le principali altre note (elementi scomparsi, imprecisioni o errori nelle didascalie, ecc.):
  • Monticchio - si tratta invece della chiesa di Torca vista dal lato di Nula
  • Nerano … - la rotabile non esisteva e c’erano solo la Torre e qualche edificio lungo il Rivo Iossa
  • Punta di Baccoli - nel 1927 parte della Torre era ancora in piedi, ma pronta a crollare (vedi articolo)
  • Santa Maria e torre … - si distingue la torre dell’orologio, sovrapposta alla torre rotonda del Castello
  • Scoglio Vevara, … - trattasi dell’isolotto Vetara, i Faraglioni si intravedono sullo sfondo
  • Costa presso … - per la precisione è Grotta Perciata, di fronte all’isolotto Isca
  • Positano … - le case sul promontorio sono quelle di Vettica Maggiore (Praiano), a est di Positano
  • Capo Sottile - è quello sullo sfondo, a destra. In primo piano Punta Sant’Elia e, in alto, la Malacoccola

mercoledì 6 agosto 2014

La Penisola Sorrentina in un articolo del 1927

Ho recuperato fra le mie carte il vecchio album “artigianale” dal titolo Ricordi di una escursione nella Penisola Sorrentina (14 e 15 luglio 1927)
Gino Doria, mio prozio, e molto probabilmente promotore della suddetta due giorni, compose un piccolo libretto incollando l’articolo a sua firma, che fu pubblicato sul quotidiano il Giorno il 20 dello stesso mese, prima di una ventina di foto scattate da uno dei suoi compagni di escursione, Guido Spinazzola. Del gruppo facevano parte anche Sergio Ortolani e Aldo de Rinaldis che appaiono in una foto “appollaiati” sulle rocce di Santa Maria del Castello.
    
L’articolo, che potete leggere nelle tre scansioni allegate, non è una mera cronaca della gita, ma affronta il problema ambientale evidentemente già esistente e percepito come tale quasi ottanta anni fa. Come si evince dal testo, il primo giorno fu dedicato ad una lunga passeggiata in barca da Sorrento fin quasi a Positano, mentre nel corso del secondo i quattro amici si aggirarono non solo sulle alture a monte di Massa e Sorrento, ma si spinsero fino a Santa Maria del Castello.
 
 
Ho provveduto ad effettuare sia le scansioni dell’articolo, che vi propongo subito insieme con la “copertina” e la foto di gruppo, sia quelle degli altri scatti da terra e da mare che pubblicherò domani reputando necessario commentare buona parte di esse.
Le immagini non sono estremamente notevoli dal punto di vista strettamente fotografico in quanto realizzate con attrezzatura non professionale e trattandosi per lo più di panorami distanti, ad esclusione di quella di Crapolla già pubblicata e di quella della Grotta Perciata, risaltano soprattutto i profili della costa e delle alture.
Eppure quasi ognuna di esse contiene qualche particolare interessante. Infatti, osservandole attentamente, chi ha una certa familiarità con i luoghi rappresentati noterà numerosi elementi non più visibili o esistenti e vedrà anche come sono cresciuti a dismisura gli edifici e, anche se ora non sono più in attività, le cave.

Per adesso, vi auguro buona lettura.

martedì 5 agosto 2014

Fotografia: Penisola e Costiera da un diverso punto di vista

Prospettive differenti, oltre a poter fornire l’occasione per scattare foto insolite, possono far scoprire angoli sconosciuti e pressoché irraggiungibili. L’attenta osservazione di tali fotografie panoramiche e il confronto con le cartine (anche quelle antiche) ed eventualmente con foto satellitari, forniscono agli escursionisti più attenti tanti buoni motivi per tentare di raggiungere nuove mete o semplicemente andare ad esplorare aree fino a quel momento non frequentate.
Per quanto riguarda la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana abbiamo un ulteriore punto di vista: dal mare. Dal crinale a monte di Agerola ed Amalfi fino a Punta della Campanella, qualunque punto si trova a mano di 5km dalla costa:
3.600m da S. Maria ai Monti a Marmorata
4.600m dal Cervigliano ad Amalfi
3.850m da Colle Sughero a Laurito
2.450m dal Molare ad Arienzo
E da costa a costa, dal porto di Castellammare alla spiaggia di Positano ci sono appena 7.200m. Al di là di queste “curiosità” geografiche, la vicinanza delle alture al mare e la conseguente ovvia ripidezza delle pendici meridionali dei Lattari sono quelle che creano i tanti spettacolari panorami.
Personalmente sostengo che le visioni opposte siano altrettanto belle e, per essere proposte meno spesso delle solite dall'alto verso il basso, molte volte ci piacciono ancora di più.
Vi propongo una serie di foto scattate dal mare, andando da Sorrento ad Amalfi, anche se non con specifici intenti investigativi-escursionistici. Nonostante la giornata non fosse particolarmente adatta a causa della diffusa nuvolosità, penso che possano spingere qualcuno a scattarne di migliori, possibilmente in un giorno di buona visibilità e a condividerle. 

lunedì 4 agosto 2014

Cartografia antica: le Tese di Pimonte nel 1819

Ho analizzato un nuovo stralcio della carta borbonica a partire dalle Tese di Pimonte che a quell'epoca erano una mulattiera principale, tant'è che venne riportata (molto fedelmente) con il simbolo utilizzato per i percorsi più importanti: linea continua con linea punteggiata parallela. 
Possiamo anche leggere vari toponimi interessanti a partire da quello al lato del tratto iniziale rettilineo: Via nova del Demanio che ne attesta l'uso pubblico. La forra che tuttora si attraversa percorrendo l’antico Ponte del Piano per accedere alle Tese vere e proprie viene similmente detto Vallone del Demanio, chiuso fra Pantanelli a ovest e la Ceppa a est. 
I tornanti si sviluppano attraverso Puntapiana di Sotto e Puntapiana di Sopra (Punta Piana o Pizzo Piana sulle carte moderne) per infine scollinare nei pressi di M.E FAJTO dove iniziano i problemi di toponomastica.
Il succitato Monte Fajto si dovrebbe riferire alla cimetta (1222m) a sudest del punto di arrivo delle Tese, sulle carte moderne indicata come Porta di Faito. La sella poco pronunciata a sudest dell’altura viene denominata Cierco (quercia). Io non riesco a leggere ulteriori lettere, ma sulla cartografia moderna nella stessa area appare Cercasole (che suona quasi come Cerasuolo, rilievo ben definito culminante a 1213m, quasi un chilometro più a sudovest). Come, quando e perché sia nato questo Cercasole non ve lo so proprio dire.
Per gli ufficiali topografi borbonici la cima (1278m) sulla quale è stato costruito il Santuario di San Michele (completato solo nel 1950) è la Punta di Fajto e gli stessi riportano il toponimo Porta di Fajto nella sella fra Castellone e l’altura dell’attuale Santuario (dell’ubicazione di quello antico mi occuperò in un prossimo post).
Gli altri toponimi del Faito che potete leggere in questo stralcio di carta concordano abbastanza con i moderni sia per grafia che per ubicazione: 
Acqua la Londra (Lontra) 
Campo del Pero (identico) 
P.a della Bandiera (Punta Bandera) 
LA BANDIERA (Bandera) 
M.E CERASUOLO (identico) 
CASTELLONE (identico)
In conclusione l'interrogativo più interessante, e al momento per me irrisolto, resta l'attribuzione del toponimo Porta di Fajto
Da un punto di vista strettamente geografico una "porta" è di solito un passo, un valico e ciò farebbe propendere per quello subito a monte dell'Acqua delle Scorchiechiuso fra l'altura del Santuario e Castellone
Al contrario, dal punto di vista dell'uso e della viabilità, sarebbe logico abbinare il nome al punto sommitale delle Tesequasi come se il crinale San Michele - Piazzale dei Capi fosse un muro di cinta del Faito

domenica 3 agosto 2014

Proverbi, saggezza dei popoli: vino vs. acqua

Non sono colti aforismi, non sono massime, non sono leggi, né della natura, né degli uomini, eppure sono stati per secoli guida e consiglio per quasi ogni occasione.
Dico “sono stati” in quanto gli stili di vita sono molto cambiati rispetto al passato e pertanto alcuni di essi si riferiscono a oggetti, luoghi e azioni che non esistono quasi o proprio più.
Questa volta lo spunto per il post mi è stato fornito da una chiacchierata sul vino (quello genuino, senza etichette) che ci ha portati a citare alcuni modi di dire e proverbi relativi al bere ed in particolare all'eterno suo contrasto/paragone con l’acqua.
Siamo partiti da un classico della lingua napoletana: Acqua â fraveca e vino ê fravecature, per poi passare a L’acqua nfraceta ‘e bastimienti a mare, L’acqua va dint’ ‘a spalla e via discorrendo.
Conoscendo i tanti punti in comune (per innegabili ragioni storiche) con gli spagnoli, mi sono preso la briga di effettuare una breve ricerca per sapere quali fossero le loro posizioni tradizionali in merito.
Ho trovato molte similitudini, qualche banale adattamento del latino In vino veritas, ma anche tanti sagaci accostamenti e paragoni. Ve ne propongo qualcuno a cominciare da quelli attinenti all'opposizione acqua-vino:
Il pesce vivo ha bisogno dell’acqua, quello morto del vino
Riso, pesci e cetrioli nascono con l’acqua e muoiono con il vino
Acqua per i buoi e vino per i re
Acqua a torrenti e vino a sorsi
Questo ci riporta al primo che vi ho proposto, ma al posto dei muratori ci sono i tagliaboschi che una volta, manco a dirlo, operavano solo a mano
Grasso per la sega e vino per chi sega
Ne riporto solo qualcun altro, ma si potrebbe continuare all’infinito:
Con il cavolo pancetta e con la pancetta vino
L’uovo di oggi, il pane di ieri e il vino invecchiato a tutti giovano e a nessuno nuociono
Brodo freddo e vino caldo perdono tutto il loro valore
Con buon formaggio e miglior vino, si accorcia il cammino
Un boccone di pane, una fettina di formaggio e un bacio alla fiaschetta

Troppo vino non mantiene segreti né parole date
Chi va alla cantina e non beve, asino entra e asino esce
L’uva ha due sapori divini: come uva e come vino
Nel tagliare bene e versare vino si vede chi mi vuole bene e chi mi vuole male
Meglio morire nel vino che vivere nell'acqua, disse il moscerino alla rana
Chi non beve vino ad un funerale, il suo è prossimo
Olio e vino, balsami divini
Una cena senza vino è come un giorno senza sole
Bambino, mangia e crescerai; vecchio, bevi e vivrai
Il vino non nuoce a nessuno se bevuto con giudizio
Un bicchiere di vino invecchiato, dà allegria, forza e giudizio

venerdì 1 agosto 2014

Serendipity: cercavo un antico sentiero, ho avuto notizie della Velogna

Il "mestiere" del ricercatore, sia professionista che dilettante (come me), riserva sempre un sacco di piacevoli sorprese alle persone attente. 
Per farla breve, stamane sono andato ad incontrare un testimone storico dei sentieri a monte di Positano al fine di acclarare l'esistenza del già discusso collegamento Nocelle - Laurito.
La conversazione, molto lunga sia per i miei molteplici interessi sia per la quasi infinita scienza del mio interlocutore, ci ha portato a discettare di sentieri, muli, sciuscelle, latte e caseifici, viabilità pubblica e privata, trasporti, commerci e ... animali.
Nel frattempo si era aggregato a noi un altro profondo conoscitore dei monti, ripe, rivi e pretecaglie varie delle falde meridionali dei Lattari ed è proprio lui che ad un certo punto mi ha raccontato dell'emozione provata nel vedere due Tassi (Meles meles L., Velogna in lingua napoletana) appena l'anno scorso, dopo anni di freuentazione del territorio. 

Il Tasso è animale per lo più notturno e schivo, difficilissimo da incontrare. 
Facendo poi una ricerca on line per avere conferma della sua presenza sui Monti Lattari, ho trovato questo interessantissimo articolo "dell'onnipresente" (in senso buono, più che buono) attentissimo naturalista Nando Fontanella.
www.liberoricercatore.it/Storia/viaggionellanatura/velogna.htm 
La ricerca dei collegamenti storici fra Nocelle e la costa fra Laurito e San Pietro continua, ci sono già dei primi risultati e spero che, indagando in merito alla loro esistenza e percorso reale, possa incappare in altre belle e piacevoli sorprese come questa della sopravvivenza dei Tassi sui Monti Lattari!
PS - mi è giunta segnalazione di un ritrovamento a giugno 2014 di un esemplare (deceduto) e aggiungo un link ad una pagina descrittiva tratta dal sito del Comune di Trambileno (TN) a firma di Andrea Salvetti