venerdì 5 marzo 2021

micro-recensioni 51-55: fra noir e crime, 3 USA e 2 UK degli anni ’45-’60

Cinquina di titoli poco conosciuti ma tutti apprezzabili, soprattutto per le sceneggiature per niente banali o viste e riviste. Anche nel campo delle regie e delle interpretazioni si dimostrano certamente al di sopra della media, pur non essendoci un gran numero di attori noti.

 

Executive Suite (Robert Wise, 1954, USA)

Come suggerisce il titolo, si tratta di un film che si sviluppa in ambito dirigenziale di un consiglio di amministrazione di una grossa azienda. Tempi serrati visto che tutto si svolge in pochi giorni, dalla morte improvvisa del plenipotenziario presidente alla scelta del suo successore, non essendoci un vice già designato. I giochi di potere, i ricatti e arrischiate operazioni finanziarie si susseguono senza sosta, spesso accavallandosi ai rapporti personali e familiari. In particolare sono singolari le forti prese di posizione di mogli e amanti di alcuni dei 7 dirigenti che devono cercare i 4 voti necessari per poter subentrare al comando dell’impresa. Quattro Nomination Oscar: Nina Foch non protagonista (ma è protagonista in My Name is Julia Ross), sceneggiatura, fotografia, costumi.  

Where the Sidewalk Ends (Otto Preminger, 1950, USA)

Solido noir nel quale ci si occupa più di un tutore della legge dai metodi non sempre ortodossi, pur essendo sostanzialmente onesto, che dei criminali che tenta di combattere. Ben diretto dall’affidabile Otto Preminger, vede protagonista Dana Andrews (affiancato da Gene Tierney) nei panni di un poliziotto che fa il possibile per cacciarsi sempre più nei guai, fin quando i nodi non vengono al pettine e dovrà fare scelte drastiche e dolorose. Singolare la motivazione del suo accanimento nei confronti di un delinquente, certo non di altissimo livello. La morale dal punto di vista della polizia è al centro della storia, e ciò vale per tutti.


  

My Name is Julia Ross (Joseph H. Lewis, 1945, USA)

Singolare thriller psicologico con sostituzione di persona (forzata). Buona sia la fotografia che la sceneggiatura, snella e dai rapidi sviluppi, oltre che con vari twist. Uno dei tanti noir minori ma più che degni, situazione ricorrente nella cinematografia americana degli anni 40’-’50.

It Always Rains on Sunday (Robert Hamer, 1947, UK)

Altro film temporalmente compatto, con un evaso che si rifugia presso una sua ex di molti anni prima, non sempre collaborativa. Le poche ore di libertà saranno molto movimentate. Buoni i tempi durante il soggiorno del criminale nella casa, buono anche l'inseguimento notturno finale fra strade semideserte e poi nella stazione di treni merci.

The Criminal (Joseph Losey, 1960, UK)

Scontri fra gangster accompagnati dalle loro bande, in parte in prigione e in parte fuori per divedersi (o appropriarsi) del bottino di una rapina. Mi è sembrata troppo lunga la parte carceraria e anche non troppo credibile. Molto migliore la parte della rapina e il buon finale.

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