mercoledì 11 maggio 2016

Via Campanella è aperta ... resoconto della mia visita

Dall’inizio di maggio la strada è di nuovo liberamente percorribile fino al faro (a piedi) e quindi dopo pochi giorni dal mio rientro sono andato finalmente a rendermi conto dei lavori che hanno sollevato tanto polemiche, anche da parte di chi non è mai stato sul posto. Ora quelli che non ci sono ancora andati possono almeno cominciarsi a fare un’idea della consistenza e della qualità dei lavori, comunque li si voglia vedere.
   
Il nuovo muretto di protezione (lato valle) lungo via Campanella inizia appena dopo il  bivio di via Mitigliano e prosegue, quasi ininterrotto, fino alla punta. Costruito in pietra calcarea e (visto che lo scopo è quello di garantire la sicurezza) consolidato con malta cementizia. 
Al contrario, i muri e muretti a monte sono discontinui, ce ne sono di vecchi, recenti e del tutto nuovi, pochi con cemento, quasi tutti a secco. 
Alcuni dei più antichi (a secco) sono in cattive condizioni (spanciati = abbuffati) e pronti a cadere. La strada è quasi completamente lastricata, dico quasi in quanto nei casi in cui a monte non è limitata da un muro, esiste una sottile striscia di terra battuta.
In questo album trovate 46 foto, incluse le poche inserite in questo post, esattamente nell’ordine nel quale le ho scattate procedendo in direzione di Punta Campanella. Per maggior precisione ho aggiunto anche qualche commento chiarificatore.
Tornando alla strada, si può dire che fino a poco oltre Cancello non è cambiato molto il quanto è stato solo sostituito l’asfalto con la nuova pavimentazione in pietra e parte del muretto a valle in pietra e cemento era già stato costruito con un precedente intervento nel quale si provvide anche a lastricare un centinaio di metri poco a valle dell’edicola di Cancello, nei pressi della quale è stato apposto un secondo cartello di divieto di transito.
Si prosegue per il lungo tratto quasi pianeggiante sempre accompagnati da muretti (pietre e cemento a valle, solo pietre - a secco - a monte) interrotti solo per mantenere gli accessi ai vari fondi. Per quelli solo pedonali a monte sono stati costruiti alcuni scalini in pietra calcarea.
   
Come si vede dalle foto sono state preservate tutte le pietre antiche (lavorate e mediamente ben più grandi delle moderne) e quelli che già conoscevano il percorso alla loro prima visita noteranno che quelle adesso visibili (e calpestabili) sono aumentate considerevolmente. Inoltre ne sono state scoperte alcune al lato della strada (lato mare) in corrispondenza del bivio per Rezzale dove, per questo motivo, il muretto si interrompe e la protezione è garantita da balaustra in pali di castagno. (vedi foto in basso)
   
Già da vari anni, dove non c’erano le pietre, si era creato un profondo solco che in taluni punti creava qualche problema ai meno agili e a quelli con passo poco sicuro (e non sono mancati gli incidenti). Tutti questi tratti sono stati riempiti e coperti con cemento che va ad affiancarsi al basolato romano nei punti in cui questo è parziale (di solito solo lato mare).
La precedente pavimentazione in pietra esistente già da un paio di decenni nel tratto finale non è stato toccata e una volta giunti lì si vede finalmente la Torre Minerva e l’isola di Capri senza più la bruttura dell’edificio fatiscente che fu costruito d’urgenza dopo l’esplosione del vecchio faro (foto in basso), ed è per questa demolizione che fu portata la ruspa a Punta Campanella e non per altri motivi come capziosamente suggerito da alcuni.

Anche se mi sarebbe piaciuto un percorso più “arioso”, senza il continuo muretto a valle (personalmente sono contrario anche ai passamano in legno a meno di pericolosità effettiva), non mi è apparso un gran disastro, almeno fino all’inizio della discesa finale. Questa se da un lato ha “guadagnato” superficie lastricata originale a vista, riempiti i profondi solchi e livellati i vari salti (anche oltre mezzo metro) dall’altro ora presenta lunghe strisce di cemento a vista che così come appaiono adesso sono veramente orrende. Tuttavia, mi è stato detto che sembra si stia pensando ad una soluzione per migliorarne l’aspetto ... e spero che sia così.
Infine, ho notato che i pali di sostegno delle linee aree ENEL/Telecom sono molto diminuiti di numero, ma non saprei valutare il numero esatto, e ora ne rimangono relativamente pochi ancora in piedi.

Ulteriore sopralluogo
Approfittando della bellissima giornata e trovandomi già a Punta Campanella ho deciso di tornare via Rezzale, Vetavole, Vuallariello, Selva, Cercito anche per vedere quale impatto avesse avuto il passaggio dei circa 200 partecipanti alla gara di domenica 8 maggio (Trail Ieranto - Campanella).
Risalendo quindi lungo il sentiero CAI 300 del crinale, superato il belvedere di Rezzale ho trovato un paio di nastri di segnalazione bianco/rossi a una certa distanza fra loro e ho pensato che distrattamente li avessero dimenticati lì.
Proseguendo ne ho trovati invece molti altri e fino alla fine del secondo tratto ripido (in prossimità del belvedere dal quale la Baia di Jeranto appare come un lago a forma di cuore, foto in alto) ne ho contati e rimossi almeno 30. Di lì in poi, fino all’inizio del sentiero Vuallariello, solo altri 2 e ho pensato ad una mancanza di organizzazione o di comunicazione nella pianificazione della ripulitura del percorso avvalorato dal fatto che lungo via Campanella ne avevo notato solo uno e successivamente nella discesa della vicinale Selva assolutamente nessuno.

Sapendo che gli organizzatori sono attenti alla rimozione dei nastri ho chiesto ad alcuni e mi hanno riferito che l’avrebbero fatto mercoledì (oggi) e che anche in altri tratti del percorso non erano stati ancora recuperati. Sono certo che sarà così e che non vogliano lasciare alcun ricordo negativo di una bella gara che ha richiamato tanti amanti della corsa in ambiente naturale nella zona. Tuttavia non capisco il motivo per il quale non si sia provveduto immediatamente visto che dopo la conclusione della gara c’erano  ancora molte ore di luce e che sarebbero bastate un paio di persone per ripulite tutto in meno di tre ore. Ma gli stessi “assistenti/controllori”, lasciando le loro postazioni, avrebbero potuto eseguire il lavoro rientrando a Termini sempre che non fosse previsto il cosiddetto “fine-corsa” che senza percorrere un metro in più avrebbe risolto comunque il problema.
Spero che il vento di oggi non porti in giro plastica bianco/rossa. 

martedì 10 maggio 2016

Prendiamoci in giro!

La presa in giro di persone, atteggiamenti, abitudini, difetti di amici, nemici, vicini, avversari e via discorrendo è una pratica inveterata che talvolta può dare magra soddisfazione o sfociare addirittura in scontri fisici ... dipende da come la si pone e dalla suscettibilità dei destinatari.
Se non si è direttamente coinvolti, più probabilmente risulta divertente e spesso, avendo comunque e sempre un fondo di verità, può far riflettere su manie, vizi e mode degli altri ma anche sulle nostre.
Romain Seignovert, ventinovenne francese che ha studiato in Spagna e Germania e ora vive in Belgio, avvantaggiandosi della sua esperienza di vita in vari paesi europei, ha raccolto una serie di battute e freddure a sfondo nazionalistico. Molte si adattano a più popolazioni, altre sono assolutamente internazionali e, come quasi sempre accade, pur essendo abbastanza dirette ed esplicite, di rado sono veramente cattive.
Ne ho trovate una lunga serie riportate sul quotidiano inglese The Guardian e ne ho liberamente tradotte varie:
i belgi amano scherzare sulla parsimonia (avarizia?) degli olandesi:
* come iniziano le tutte le ricette olandesi? Prendete in prestito 6 uova, 200g di farina, ...
* perché gli olandesi fanno tante battute sui belgi? perché non costano.
marito olandese alla moglie: “Cara, mettiti il cappotto” “Perché, usciamo?” “No, io sto uscendo e quindi spengo il riscaldamento”
gli stessi belgi sui francesi:
come si suicida un francese? Sparandosi esattamente 15cm al di sopra della testa, giusto al centro del suo complesso di superiorità.
perché hanno scelto il galletto come simbolo? è l’unico animale che canta anche quando sta nella merda fino al ginocchio
gli estoni sui timidi finlandesi:
come si riconosce un finlandese estroverso? Guarda le tue scarpe e non le sue.
finlandesi nei confronti degli invadenti svedesi:
la differenza fra svedesi e finlandesi? Gli svedesi hanno dei bravi vicini.
ancora sugli svedesi, ma visti dai danesi:
la migliore cosa che ci può arrivare dalla Svezia? un traghetto vuoto. 
portoghesi che deridono l’arroganza degli spagnoli:
in un recente sondaggio, 11 spagnoli su 10 hanno dichiarato di sentirsi superiori agli altri.
figlio al padre: “Quando sarò grande voglio essere proprio come te” “Bravo, e perché?” “Per avere un figlio proprio come me”
3 amici britannici organizzano un party:
irlandese: "io porto 6 pinte di Guinness (birre)
inglese: "io porto 6 pinte di bitter"
scozzese: "io porto 6 amici"
irlandesi che prendono in giro la flemma britannica:
* la definizione dell’eccitazione inglese? Mangiare un After Eight (cioccolatino alla menta, letteralmente “dopo le 8”) alle 7.30.
i polacchi quasi sempre tirano in ballo i tedeschi:
i calciatori tedeschi sono come il cibo tedesco: se non sono importati dalla Polonia non sono buoni.
macedoni che scherzano sui greci per la poca mascolinità e per la corruzione:
marito “Se sapessi cucinare e pulire non avresti bisogno di una camereiera”, moglie “Se tu fossi bravo a letto, non avrei bisogno di un amante macedone”
un automobilista parcheggia davanti al parlamento ad Atene. Un poliziotto “Non può parcheggiare, qui è dove lavorano i nostri politici”. “Non importa, ho l’antifurto”.
passando ai paesi dell’est, i rumeni sugli ungheresi:
“ho fatto tutte le analisi, il dottore dice che senza dubbio sono xenofobo. Questa è un’altra malattia che gli ungheresi mi hanno mischiato”
gli ucraini vedono i russi come schifosamente ricchi, ma stupidi:
“Ho appena comprato questa cravatta per 3.000$” “Idiota! Avresti potuto comprarla proprio qui all’angolo per 5.000$!”
Degli italiani parla quasi bene dicendo che amiamo scherzare su noi stessi ed in parte è vero, forse perché abbiamo tanto da “divertirci” con le nostre differenze culturali, gli stereotipi e i regionalismi.
avviso su autobus: “Non parlare al conducente, le mani gli servono per guidare.” (ma questa è senz’altro straniera o di settentrionali che riferiscono a noi meridionali)
Chiudo con questa che spero non sia bollata come blasfema essendo solo una arguta critica ai bamboccioni e all’italianissimo mammismo:
Gesù era certamente italiano, per tre motivi:
  1. solo un italiano vivrebbe con la madre fino a 30 anni, 
  2. solo un italiano penserebbe che sua madre sia vergine, 
  3. solo una madre italiana penserebbe che suo figlio sia Dio.

domenica 8 maggio 2016

Tariffe roaming più economiche? Non per tutti!

Le tanto attese nuove norme e tariffe per il roaming europeo per molti utenti si sono rivelati essere solo un abnorme aumento di costi
Se avete amici che viaggiano in Europa metteteli al corrente di ciò!
Vari operatori hanno fatto scomparire le vecchie tariffe a consumo (per le quali si pagava per le effettive chiamate) e hanno lasciato come sole opzioni pacchetti a costi esorbitanti per chi usa poco il cellulare ... o quanto meno propongono solo questi.
Nella fattispecie a chi, come me, aveva TIM Full in viaggio (16cent/min per chiamare o ricevere, 16cent per SMS inviato - e risulta ancora attiva) la tariffa è stata cambiata senza che io lo sapessi e pertanto senza averla accettata in TIM Full in viaggio NEW per la quale alla prima chiamata effettuata o alla quale rispondo, o al primo SMS inviato mi addebitano la bellezza di 4,00 (quattro) Euro!!! Quindi un messaggio che prima pagavo 16 centesimi ora mi costa 4 Euro ... con la stessa somma ne avrei potuti inviare ben 25!
Come se non bastasse, il messaggio nel quale mi si comunicava il cambio di tariffa è giunto solo dopo che ho inviato il mio SMS.

La convenienza può valere solo per quelli che usano tanto il cellulare in quanto a partire da quel momento si può parlare per 200 minuti (100 chiamando e 100 ricevendo) e si hanno anche 100 sms, ma ... ATTENZIONE! : questo pacchetto scade alle 23.59 dello stesso giorno!
Ciò significa che se uno “deve” rispondere ad una chiamata o inviare un SMS, per esempio dopo le 23, non resta neanche il tempo materiale per sfruttare detti minuti ... almeno avrebbero potuto concedere 24h.
Ieri sono andato a lamentarmi al mio negozio TIM di riferimento (dove ho scoperto che neanche loro sapessero esattamente cosa stesse accadendo con le tariffe “estero”) e, dopo una chiamata al 119 effettuata da loro stessi mi è stato detto che non è possibile disattivare la tariffa! ... atteggiamento a dir poco vessatorio.
Non mi dilungo in quanto sarebbe un discorso senza fine, ma suggerisco a chiunque si rechi all’estero di leggere con estrema attenzione le condizioni del suo piano tariffario , e una volta uscito dall’Italia, controllare frequentemente gli effettivi addebiti.
Da una rapida ricerca, sembra che solo WIND Postemobile propongano in modo chiaro l’Eurotariffa, probabilmente anche gli altri operatori ce l’hanno (almeno dovrebbero) ma è molto difficile trovarla sui loro siti e quindi chi è interessato dovrà darsi da fare per ottenerla.


In rete troverete un cumulo di post, forum, discussioni e articoli, ma nessuna delle principali testate nazionali che hanno solo sbandierato i grandi vantaggi per gli utenti basandosi probabilmente su comunicati stampa degli operatori di telefonia mobile, senza verificare le notizie e fare un minimo di indagine che un qualunque giornalista dovrebbe effettuare prima di scrivere.
Probabilmente fra qualche settimana o mese le cose saranno più chiare, qualche operatore dovrà rivedere le sue tariffe, qualcuno sarà multato (forse), ma pochi utenti otterranno rimborsi.

giovedì 5 maggio 2016

Fantapolitica? La realtà è più appassionante e sorprendente.

Qualcuno ricorderà che a settembre dell'anno scorso scrissi che la corsa presidenziale americana sarebbe stata molto interessante e piena di sorprese e finora così è stato. (leggi il post del 16/9/15)
Trump che inizialmente veniva visto come un buffone che aveva creato un momentaneo interesse è ormai a un passo dall'essere investito quale candidato repubblicano pur essendo in effetti indipendente. Ciò sta praticamente mettendo in crisi l'intero sistema politico americano, finora solidamente bipolare. Alla straordinaria e per molti inaspettata performance di Trump, si aggiunge quella di Sanders (anche lui praticamente al margine del partito) che sta creando non pochi problemi alla Clinton.
Nel corso del mio recente soggiorno statunitense, ho avuto occasione di "intervistare" molti americani che, pur non costituendo assolutamente un campione statistico affidabile, hanno confermato l'idea che mi ero fatto e che ora che la stampa sta allentando il suo assedio a Trump sta venendo fuori.
Nell'era di Twitter è significativo che gli hashtag più diffusi siano quelli negativi come #nevertrump e #neverHillary e non quelli a favore dei propri candidati. Ciò è il risultato del fatto che, da quanto ho potuto personalmente rilevare, pochi sono quelli che avevano idee chiare su chi votare, ma quasi tutti sapevano a chi volevano fare una guerra spietata, spesso a prescindere dallo schieramento politico; vale a dire che sono numerosi i democratici che hanno dichiarato che non voteranno mai per la Clinton così come repubblicani sarebbero disposti a votare per i democratici pur di non favorire Trump. La cosa che mi sorprese ancora di più (evidentemente vera visti gli ultimi eventi), ma che non era ancora evidenziata dalla stampa europea in genere, fu quella di scoprire che Cruz era ancor più mal visto di Trump, anche all'interno del partito stesso. John Boehner, ex segretario del Partito Repubblicano ha ufficialmente dichiarato che Cruz è Lucifer in the flesh (il diavolo in carne ed ossa) e un miserable son of a bitch (miserabile figlio di ...) e un paio di giorni fa un altro senatore repubblicano ha detto che non avrebbe mai votato Cruz ha aggiunto: "piuttosto mi butto da un ponte!" ... compagni di partito!
A seguito dell'inaspettata rinuncia di Cruz dopo la sconfitta in Indiana nonostante il tentato "voto di scambio"con Kasich la strada sembra sia ora in discesa per Trump il quale potrà concentrarsi nell'attaccare senza alcun ritegno la Clinton (che all'inizio sembrava essere vincitrice sicura delle primarie guadagnandosi la candidatura certa ben prima del suo omologo repubblicano che doveva uscire da un lotto di 16) mentre questa ha ancora il problema Sanders.
Con questo scenario completamente nuovo, gli analisti si trovano a dover pianificare strategie assolutamente nuove e qualcuno sta già pensano ad un movimento in massa (o quasi) dei ben 500 superdelegati (che  tutt'oggi vengono attribuiti alla Clinton, ma sono liberi da qualunque vincolo e possono cambiare idea in qualunque momento) verso Sanders. Infatti, ritenendo ormai quasi inevitabile che Trump sarà il candidato repubblicano, molti sono convinti che per il già citato criterio di votare contro e non pro, Sanders avrebbe maggiori possibilità di Hillary.

Guardate queste due previsioni dinamiche dell'Huffington Post
Come spero di aver concisamente illustrato, niente è ancora deciso e si prevedono ancora tante, probabilmente incredibili, sorprese.
Qualcuno ha consigliato ai perdenti di cominciare a pensare al 2020 poiché, d'ora in poi, i modi, se non le regole, saranno diversi. Trump con il suo approccio diretto, spesso volgare, attira l’attenzione e coinvolge più di quelli che fatto discorsi di miglior livello linguistico e politicamente corretti. I soliti ricercatori hanno effettuato uno studio sul discorsi di Trump e hanno classificato il suo linguaggio come quello di uno studente del 6th grade (I media), gli altri mediamente si esprimono come quelli di III media. Ciò, che sia voluto o dovuto a limiti culturali, ha fatto sì che la gente comprendesse meglio i punti salienti sbandierati da Trump che dagli altri. Anche su queste valutazioni si è accesa una polemica ed oltre a ricordare che il 40% degli americani sono illetterati o non padroneggiano a sufficienza la lingua, è stato sottolineato che il romanzo di Hemingway Il vecchio e il mare è di livello di IV elementare, il che dimostra che un ottimo racconto, con coinvolgenti descrizioni, così come una buona comunicazione, prescindono da una grammatica perfetta e da parole "da 10 dollari l'una". Leggete questo articolo del Washington Post se avete dimestichezza con l'inglese americano. 
Trump è riuscito a trovare un soprannomi per ciascuno dei suoi avversari capaci di sminuirli e ridicolizzarli e facili da ricordare. I giornali, pur continuando a criticare pesantemente questo modo di fare (molti di essi sono chiaramente schierati), ci hanno marciato ma conti fatti invece di rendere odioso Trump ne hanno fatto un eroe popolare. Probabilmente little Marco" Rubio, "lyin' Ted" Cruz, "crooked Hillary" Clinton, low energy” Jeb Bush, "1 for 38” Kasich sono nomignoli che i protagonisti di queste primarie non si toglieranno più di dosso. 
Sono convinto che i fuochi d'artificio debbano ancora cominciare e man mano che ci si avvicina alle convention per le investiture ufficiali le scorrettezze, i colpi bassi e gli insulti aumenteranno esponenzialmente. A ciò seguiranno i dibattiti fra i 2 candidati che saranno senz'altro uno spettacolo da non perdere se uno dei due contendenti sarà Trump (cosa molto probabile).

lunedì 2 maggio 2016

Musiche, rumori, sottofondo ... quanto sono utili?

Forse sono io ad avere problemi di udito,  più probabilmente alcuni esagerano con jingle, rumori di fondo o di ambiente e colonne sonore.
Andiamo per ordine. I jingle intesi come musichette che dovrebbero fare da sottofondo alla lettura di notizie o previsioni meteo (trasmesse sia via tv sia in radio) spesso ne limitano la comprensione. Potrebbe attribuirsi semplicemente alla scarsa capacità del tecnico di regolare i volumi, ma a prescindere da ciò qual è il vantaggio o lo scopo? Anche nei film a volte ci sono scene nelle quali i rumori coprono del tutto le voci dei protagonisti. Se ciò è la precisa volontà del regista che in questo modo vuole dare l'idea che nessun altro in quell'ambiente può ascoltare detta conversazione la cosa è perfetta, altrimenti è un grave errore.  Altre volte invece si riescono a cogliere solo poche parole del dialoghi e lo spettatore resta con il dubbio: mi sono perso qualcosa di importante o vale l'ipotesi precedente? Una cosa simile accade in molte situazioni nelle quali sono in tanti a parlare nello stesso momento e le voci si accavallano ... qual è il messaggio per lo spettatore? Quando tutto ciò non è necessario per lo sviluppo della trama diventa solo un disturbo.
Tento ora di chiarire una sottile differenza che spesso è più rilevante di quanto possa apparire.
  • Film score = musica originale (detto anche commento musicale) composta specificamente per il film, allo scopo di sottolineare determinate scene o avvenimenti (simile alla musica di scena di alcuni spettacoli teatrali).
  • Soundtrack = colonna sonora che include canzoni e pezzi indipendenti dal film, spesso utilizzati solo parzialmente e non nella loro interezza. Non sempre sono strettamente legati agli avvenimenti, talvolta si riferiscono solo all'epoca o ai luoghi nei quali è ambientata la scena o neanche a questi.
   
Il commento musicale nasce insieme al cinema stesso in quanto, come è noto, durante la prima trentina di anni era assolutamente muto e l'accompagnamento (il commento) veniva eseguito dal vivo da solisti o piccoli gruppi fino ad orchestre sinfoniche complete per le grandi produzioni proiettate in teatri importanti (foto in alto). Poi si cominciarono a incidere dischi che si tentava di riprodurre in modo sincronizzato con la proiezione ed infine si trovò il metodo di avere l’audio sulla stessa pellicola, al lato dei fotogrammi.

Recentemente ho molto apprezzato (e l’ho sottolineato nelle mie micro-recensioni) alcuni film nei quali il commento musicale - se e quando c’è - resta di sottofondo con volume ragionevolmente basso. Un esempio per tutti è Son of Saul (Oscar 2016 miglior pellicola straniera) la cui “colonna sonora” che accompagna i movimenti del protagonista in luoghi affollati da disperati e soldati, è costituita per lo più delle grida di dolore e paura dei primi e di comando e minaccia dei secondi. 
Parimenti il fruscio delle foglie, il gorgoglio dell'acqua e le voci della selva amazzonica (uccelli e sopratutto insetti) di El abrazo de la serpiente, o il ritmo dei colpi di machete che tagliano le canne, il crepitio del fuoco che divora le distese di piante secche e il canto degli uccelli in La tierra y la sombra (4 premi a Cannes 2015) calano lo spettatore nell'ambiente come non potrebbe farlo alcuna musica originale. In questi casi un buon Dolby Surround è un enorme vantaggio.

Interessante intervista al compositore del commento originale 
del film El abrazo de la serpiente (in spagnolo, sub. inglese) 
  
Estremizzando il concetto secondo il quale un film dovrebbe essere soprattutto immagini, corredate da dialoghi e rumori naturali - e anche "silenzi" che tante volte sono molto significativi - si dovrebbe fare a meno della colonna sonora e se proprio si volesse aggiungere un commento musicale questo dovrebbe essere veramente di sottofondo senza essere in alcun modo intrusivo. 
Avvalendosi dei mezzi moderni dovrebbe essere realizzabile senza troppe difficoltà, ma è sempre importante avere la giusta dose di rumori originali di sottofondo ... il silenzio assoluto è estremamente raro.

sabato 30 aprile 2016

Altro cibo tradizionale ... peculiare delle coste mediterranee

Crithmum maritimum ... il nome non dirà niente alla maggior parte di voi, ma forse qualcuno lo conosce con il suo nome comune: finocchio marino. Si tratta di una pianta che cresce spontanea lungo i litorali mediterranei, anche molto vicino all'acqua in quanto alofila (resistente all'aria salmastra).

Ieri proprio all'inizio della mia escursione fotografica, prima di intraprendere il sentiero costiero fra Cala Sant Esteve e Cala Rafalet ho notato due persone, a una certa distanza fra loro e armati di grandi buste, che raccoglievano erbe al limite della cantera (una vecchia cava di pietre). Come era facile immaginare, sono sceso sulle rocce e ho "intervistato" il giovanotto che staccava con cura le foglie più tenere del fonoll marì (nome in catalano del Crithmum).
Mi ha spiegato che ne utilizza le foglie per preparare dei sottaceti molto apprezzati, caratteristici della gastronomia maiorchina eppure quasi sconosciuti a Menorca (notizia confermata dal mio anfitrione). Lui è uno dei pochi a produrli (ma solo per uso proprio) con la collaborazione e sotto la guida della moglie (mallorquina). La sua ricetta è estremamente semplice: tenere in aceto (di vino) le foglie per almeno 6 mesi, ma lui le tiene un anno prima di utilizzarle come aperitivo con il classicissimo pan amb oli (pane e olio).

Ho quindi effettuato una breve ricerca e, come al solito quando si tratta di prodotti tradizionali, ce ne sono tante diverse, seppur di poco.
Riassumendo:
  • nella maggior parte dei casi si lavano semplicemente le foglie
  • alcuni dicono che lo si debba fare con acqua di mare per farle mantenere più consistenti
  • per lo stesso motivo altri aggiungono sale e pochi ceci (3, 5 o 7 - comunque sempre in numero dispari ...)
  • qualcuno raccomanda di asciugarle accuratamente prima di coprirle con l’aceto
  • altri le tengono in acqua e sale per un mese e poi le mettono sotto aceto e così possono durare fino a 3 anni
  • in alternativa, qualcuno le sbollenta brevemente
  • anche la fase di macerazione varia da un minimo di un mese fino all’anno (forse eccessivo) del giovanotto che ho incontrato
  • la suddetta macerazione varia comunque anche in funzione della concentrazione dell’aceto che va dal 100% fino ad una miscela molto blanda di 7 parti d’acqua per una di aceto (12,5%)
Tutti concordano nel suggerire l’utilizzo di contenitori di vetro, con chiusura non metallica (l’aceto la potrebbe ossidare).
Già pronti per il consumo sono abbastanza cari e costano mediamente 15 Euro/kg.
Anche lungo le coste italiane c’era l’abitudine di utilizzare il finocchio marino, ma a quanto ho letto pare che lo si continui a usare quasi esclusivamente nelle Marche e soprattutto in Puglia.
Le foglie fresche possono essere aggiunte alle insalate o a sughi per la pasta, a mo’ di prezzemolo. C’è anche chi le frigge in pastella (dovrebbero avere un sapore simile ai carciofi).
Altre brevi notizie: il Crithmum maritimum ha proprietà depurative, digestive, diuretiche, stimolanti in quanto agisce sulle ghiandole endocrine e sulla tiroide; è ricco di iodio, oligoelementi, sali minerali, beta-carotene, proteine, aminoacidi e vitamina C e per quest’ultimo motivo fin dall’epoca dei romani fu utilizzato dai marinai come antiscorbutico.

NB - tutto quanto scritto deriva da quanto ho appreso mediante chiacchierate con menorquini (non erboristi, né medici, né botanici) e da notizie recuperate in rete. Se qualcuno volesse "sperimentare", prima di procedere sia ben sicuro di utilizzare la pianta giusta e si informi in merito alle proprietà effettive ed eventuali controindicazioni!

giovedì 28 aprile 2016

"JULIETA" (di Pedro Almodóvar, 2016)


Julieta (di Pedro Almodóvar, Spagna, 2016)
con Emma Suárez, Adriana Ugarte, Inma Cuesta, Dario Grandinetti, Michelle Jenner, Rossy de Palma
In concorso per la Palma d’oro al Festival di Cannes (11-22 maggio), uscirà in Italia il 26 maggio.

Questo ventesimo film di Almodóvar è un “melodramma drammatico” puro, senza compiacimenti, senza scene strappalacrime e senza alcuna concessione alla commedia. La sceneggiatura, messa insieme unendo e modernizzando 3 short stories di Alice Munro (Nobel per la letteratura 2013), è intricata al punto giusto. Fedele al peculiare stile della scrittrice canadese, la trama quasi si aggroviglia su sé stessa con frequenti flashback che permettono di seguire Julieta nell’arco di una trentina di anni, a partire quasi dalla fine.

Cast di tutto rispetto con uno stuolo di brave attrici, alcune delle quali danno il meglio di sé a cominciare dalle due Julieta, in effetti la stessa in epoche diverse, vale a dire Emma Suárez (attrice preferita del primo Medem: Vacas, La ardilla roja, Tierra) e Adriana Ugarte (più conosciuta come attrice televisiva). I ruoli maschili sono molto limitati, ma anche Dario Grandinetti (già con Almodóvar in Hable con ella) è assolutamente all’altezza delle sue colleghe e peccato che nella versione doppiata si perda il suo forte accento argentino. Non torno sull’argomento doppiaggio, affrontato di recente, ma se avete la pazienza di comparare il trailer italiano con quello originale (qui in basso, con sottotitoli in inglese) vi renderete conto che anche in questo caso il risultato non è dei migliori.
Julieta è una storia di incontri, di casualità, di cause ed effetti apparenti ma non certi, di abbandoni, allontanamenti e ritorni. Tutti i particolari hanno un senso e, come alcuni personaggi che appaiono in brevi scene, nella maggior parte dei casi rientrano in gioco o vengono citati successivamente in quanto essenziali per la completezza della narrazione.

Al termine della proiezione molti si troveranno a riflettere sull’evanescente limite fra amore e possessività, fra affetto ed egoismo - argomento sul quale praticamente si sviluppa tutta la storia - e per di più Almodóvar non si pronuncia chiaramente in merito a ciò e addirittura lascia agli spettatori libertà di scelta per immaginare il finale che preferiscono.

Perfino la canzone che fa da sottofondo ai titoli di coda (“Si no te vas”, nell’inconfondibile interpretazione di Chavela Vargas) non è stata scelta a caso considerato che le ultime parole sono "... si tu te vas, en ese mismo instante muero yo”. (se te ne vai, nello stesso istante io muoio).

Anche se una parte della critica si aspettava qualcosa di più dal manchego dopo 3 anni di assenza dopo lo scadente “Los amantes pasajeros “ (Gli amanti passeggeri, 2013), io mi schiero con quelli che, al contrario, lo pongono fra i suoi migliori film paragonandolo addirittura ad Hable con ella. Lo vedo come specchio della maturità raggiunta (tanto per usare una frase fatta) con la quasi maniacale cura dei dettagli, i tanti primi piani, la geniale transizione da una Julieta all’altra, la fotografia nitida e precisa, i colori ben definiti fra i quali spiccano i tanti rossi intenso che contrastano con tutto il resto cominciando con la scena d’apertura e proseguendo con  i vestiti, i sedili del treno, la torta di compleanno, il divano, l’auto, ... solo per citarne alcuni.
   
Per non apparire troppo di parte (e non lo sono assolutamente non essendo Almodóvar fra i miei registi preferiti, pur avendo visto 16 dei suoi film) voglio menzionare una “disattenzione” che ho notato, di quelle da inserire fra i goofs di IMDb: immediatamente dopo la frenata di emergenza del treno, a causa della quale cadono persone e bagagli, si vede la tazza sul tavolino della carrozza bar ferma dov’era. 


Altre 130 micro-recensioni in questa raccolta
 

martedì 26 aprile 2016

La "sobrasada” menorquina

Prodotto tipico delle Baleari in genere, DOP con il nome di Sobrasada de Mallorca, è un insaccato "morbido" che non si affetta ma si spalma o si usa per dar sapore ad altri piatti. Nonostante il nome faccia pensare alla soppressata, (DOP quella calabrese - foto a sx - con piccole varianti popolare anche in Campania, Sicilia, Lucania) è già chiaro a molti di coloro che sono interessati ai prodotti alimentari tradizionali, che somigli molto di più alla nduja calabrese (in basso a destra) spesso commercializzata con l'orrendo pseudonimo "salame spalmabile".
   
A sostegno di questo indubbio legame c'è è la quasi unanimemente riconosciuta origine italiana ed in particolare la paternità del prodotto viene attribuita ai siciliani che fecero conoscere il prodotto prima a Valencia e poi nelle Baleari oltre due millenni fa. All’epoca quasi tutto viaggiava via mare e gli scambi commerciali fra le isole e insediamenti costieri di tutto il Mediterraneo erano comuni nonché frequentissimi.
   
sobras(s)ada menorquina, a destra su rebanada e con aggiunta di miele
La sobrasada menorquina (di Menorca) differisce solo leggermente dalla mallorquina per essere di pasta più fina e meno piccante. Il caratteristico colore rosso viene fornito dal peperone (pimentón dulce = paprika) che ovviamente, essendo originario del centroamerica, fu aggiunto solo in secoli più recenti. Non esiste una forma classica dell’insaccato ma tante in quanto tradizionalmente come "contenitori" vengono utilizzate quasi tutte le parti delle interiora e da esse dipende l'aspetto della sobrasada.

Si va dalla sottile longaniza (nell’intestino tenue, il più sottile) fino alla bufeta (nella vescica, nella quale da noi si conservava una volta la nsogna - sugna, strutto) e alla bisbe (catalano per obispo = vescovo, la più grande, contenuta nello stomaco) passando per varie altre forme e dimensioni e utilizzando diverse parti dell'intestino.

Per fortuna sembra che qui le spesso insensate regole europee non abbiano condizionato la produzione delle Sobrasadas (Sobrassadas in catalano, con due “s”) e pertanto è più che mai uno dei prodotti tipici più “ esportati” dai turisti, insieme con il formaggio Mahon  (anch’esso DOP, nelle sue varie stagionature: tierno, semi-curado, curado añejo) e le avarcas, le caratteristiche semi-scarpe aperte di Menorca.

domenica 24 aprile 2016

Per quanto ci si sforzi di trovare qualcosa, la si trova solo per caso

Perfino il titolo di questo post mi è giunto per caso e con piacere l’ho utilizzato rimpiazzando il precedente e forse più banale Natura, foto e serendipity. Si tratta di una citazione dal film “Ba wang bie ji” (Addio mia concubina, di Kaige Chen, Cina, 1993) quindi tradotta dal mandarino, ma l’argomento del caso e dei suoi effetti sulle nostre vite in genere è stato ampiamente trattato e discusso da pensatori e filosofi già vari millenni fa.
Tutte le azioni umane hanno una o più di queste sette cause: caso, natura, costrizione, abitudine, ragione, passione e desiderio. (Aristotele , il "caso" citato per primo ... è solo un caso?)
L’aforisma cinese può suonare strano, ma riflettendo (e speculando) ha una sua logica se si danno i giusti valori alle parole. Se sappiamo dov'è una cosa, non la cerchiamo ...  l’andiamo semplicemente a prendere. Se abbiamo solo un’idea di dove possa essere cominceremo a cercare secondo una certa logica, a memoria (che spesso inganna), in ordine da un lato all’altro, ma solo per caso la troveremo subito o ... mai.

Natura, foto e serendipity

Questo era l’argomento e titolo originale nel quale avevo unito tre fattori che, ben combinati, possono fornire grandi soddisfazioni, a patto di avere almeno uno dei tre interessi e chiaramente l’assunto è applicabile ad altre triadi ed in altri campi restando intrinsecamente veritiero.
La natura è un mondo da esplorare anche per i più esperti, è in continuo cambiamento ed evoluzione e, fatte salve alcune leggi fondamentali, le anomalie, eccezioni, varianti e rarità sono all'ordine del giorno. 
La fotografia è un ottimo modo per fissare le immagini e quindi avere successivamente  la possibilità di identificare specie, osservare particolari, condividere le "scoperte". 
La serendipity (“Fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne stava cercando un’altra”, Anonimo) amplia le possibilità a dismisura a patto di essere attenti, flessibili e un po' avventurosi.
So di tornare su argomenti già trattati, ma penso che siano importanti per le persone attente e curiose, e rammentarli o semplicemente parlarne può giovare agli “esploratori-ricercatori-osservatori-fotografi”, specialmente a quelli meno esperti. Per le nostre osservazioni, indipendentemente da quanto sia acuta la nostra vista, fino l’udito e sensibile l’olfatto, saranno molto utili nozioni scientifiche, logica e serendipityLe prime aiutano certo a notare anomalie, differenze, particolarità, fioriture fuori stagione, misure inusuali e via discorrendo, ma per tutto ciò sono necessarie un po’ di letture (non per forza studio) e molta esperienza. La logica è un po’ più difficile da applicare e per ottenere buoni risultati è utile avere conoscenze varie più che approfondite. Infine la serendipity unisce e ottimizza nozioni e logica “guidandoci” (anche se siamo noi che dobbiamo seguire gli indizi) verso scoperte assolutamente inaspettate, riferendomi chiaramente alle “sorprese” anche se molte vere “scoperte” sono veramente conseguenza della serendipity.
   
Per la prima uscita menorquina di questo mio terzo soggiorno sull’isola avevo scelto una piccola area al limite di Mahon, solo attraversata in precedenza. Meno di un chilometro quadrato, assolutamente incolto, pieno di muretti a secco, antichi canali in rovina e tanta vegetazione spontanea. Sono partito alla ricerca di Ophrys (piccole orchidee, spesso difficili da notare nel mare verde) e dopo una mezz’ora senza trovarne alcuna ho visto un bel campo di Sulla (foto sopra a sx, le prime che vedevo). Ma nei pressi ho anche visto (e mangiato) qualche asparago selvatico e continuando la ricerca-raccolta lungo i muretti a secco ho trovato una simpatica e affascinante Locusta (foto di apertura). Avvistate delle piccole macchie gialle ho scavalcato un muretto e, oltre a fotografare i Centaurium maritimum (foto sopra a dx), mi sono trovato al margine di un campo di orchidee, non quelle che cercavo inizialmente, ma le Anacamptis pyramidalis, specie che qui a Menorca assume tutte le tonalità di colore comprese fra il rosa e il bianco (foto sotto).
   
Se avessi continuato a cercare solo le Ophrys camminando lungo le tracce più o meno battute e concentrando lo sguardo nel tentativo di avvistare le piantine poco appariscenti non avrei trovato le Sulla, né mangiato gli asparagi, né incontrato la Locusta che mi ha concesso di scattare macro ottime (a mio giudizio) che mi hanno permesso di studiarne tanti dettagli non apprezzabili ad occhio nudo, né approfittato del campo di Anacamptis, né fotografato tanti altri fiori ... che non cercavo. 
Questi continui cambi di direzione e piani hanno trasformato un’escursione che poteva essere deludente in una passeggiata molto soddisfacente.
Tante altre foto sono nella mia raccolta giovis.com/macro.htm.