venerdì 10 gennaio 2020

“Riesumati” parte dei contenuti del primo www.massalubrense.it

Scavando nei miei archivi per l’operazione di recupero delle foto scomparse con la chiusura di Google+, è tornato a galla anche il backup del mio primo sito, così com’era a fine settembre 2004. Lo registrai e pubblicai il 20 marzo 2000 (quasi 20 anni fa!) per poi cederne proprietà e gestione il 1° ottobre 2004. Non esistevano certo i social e neanche il sito istituzionale del Comune e (quasi sicuramente, mi corregga se sbaglio) nemmeno le pagine del benemerito Lello Acone. Eravamo agli albori dei siti di interesse locale e, probabilmente anche per mancanza di concorrenza, ebbe un notevole successo, con numeri invidiabili da molti ancora oggi: 24.353 visite nel 2001, 33.181 nel 2002, 45.557 nel 2003 e oltre 42.000 nei soli primi 9 mesi del 2004, quindi una proiezione annuale di quasi 60.000 visite, considerando la costante crescita e l’aumento visite a fine anno.


Così, anche se non sarà cosa semplicissima, ho pensato di adattare una parte delle pagine dell’epoca che ritengo ancora interessanti. Alcune perché atemporali (leggende, tradizioni, artigianato, …) altre per lo sfizio di alcuni di potersi rivedere “come eravamo” (p.e. sfilate, competizioni ludiche e sportive, acc.). E a tal proposito ho scelto di iniziare con le foto di tre Carnevale a Termini (ed. 2002-2004). 
Vari di questi giovani di allora sono oggi genitori e i loro figli sfileranno nel prossimo Carnevale, fra poco più di un mese.




Erano i primi anni della fotografia digitale accessibile (penso che il formato max fosse 800x600) e le foto si pubblicavano in dimensioni ancora minori altrimenti sarebbero state troppo pesanti per essere visualizzate! Quindi accettatele così come sono, relativamente piccole e non di eccelsa qualità, guardatele per pura curiosità. Nella pagina ho riassunto poche note descrittive e i titoli della maggior parte dei carri e gruppi. Nei prossimi giorni metterò online altre foto e comincerò a pubblicare vari testi.
Per essere aggiornati in merito alle prossime pubblicazioni visitate la homepage delle pagine recuperate dal mio vecchio sito massalubrense.it, inclusa nel mio sito giovis.com o seguite la pagina FB Epicureismo Eclettico.

lunedì 6 gennaio 2020

Jeranto: la serie (non televisiva, ma social)

Post da leggere e guardare fino in fondo
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)
Le voci corrono e si rincorrono, si avanzano tante ipotesi ma poche sono le certezze, molti i sospetti in merito ai veri motivi della chiusura, peraltro non ancora comunicata al Comune (con il quale il FAI ha sottoscritto convenzione) e neanche giustificata da foto o altra documentazione.
La telenovela è iniziata dalla pagina bilingue FB Sorrento Amalfi Walk With Us sulla quale è apparso un post (immagine a sx) con la foto del cartello affisso sul cancello d’ingresso della ex cava, ed il testo iniziava con “Why?” e poi “Perché?” nella versione italiana.
Vari geni hanno suggerito di chiedere (il punto interrogativo era ben chiaro ma evidentemente non per loro) e solo dopo varie condivisioni e commenti il FAI (proprietario e gestore dell’area ex ILVA) ha pubblicato il post molto vago che potete vedere qui in basso, ma non ha ancora risposto ad Andrea Milano che per due volte ha chiesto se ci fossero foto. Da notare anche che la foto del FAI è stata scattata in modo che non fosse chiaro che, almeno nella prima parte, non ci fossero ostacoli di sorta ... e non si legge neanche il testo sul cartello. 


In sostanza hanno chiuso 2 cancelli impedendo l’accesso alla piana della cava e alla piattaforma di carico materiale senza avvisare nessuno e tantomeno il Comune con il quale, come è noto, esiste convenzione per il diritto di passaggio. I sentieri sono quindi equiparati ad una vicinale e pertanto, se vogliono impedire il passaggio (qualunque sia il motivo) devono avvisare il Comune e provvedere al più presto alla riapertura.
La cosa puzza molto non solo a prescindere, ma anche perché, come è stato sottolineato in vari commenti:
  • hanno apposto un cartello metallico o comunque duro, come quelli che resistono da anni lì alle intemperie, con logo nazionale ecc. … che non ha niente di provvisorio
  • dicono che ci sono pericoli per danni ai fabbricati e alberatura ma sono stati notati solo un paio di grossi rami caduti e qualche frasca, ma nessun danno evidente agli edifici
  • hanno pubblicato la notizia sul loro Facebook solo dopo che è stata scoperta la magagna 
  • perché hanno messo solo la foto del cartello sul cancello e nessuna dei “danni”???
Come chiunque può vedere dalle foto che seguono la cima spezzata del pino mostrata nelle prime due foto un paio di persone possono spostarla facilmente ma basterebbe uno solo degli operai che hanno potato l'intero uliveto per tagliarlo e spostarlo senza ulteriori aiuti ... e gli altri non sono neanche rami, li definirei frasche; il sentiero è assolutamente sgombro e sicuro. Dicono che i “danni” risalgono al 15 dicembre … in oltre 3 settimane non sono riusciti a rimuovere i rami?  
 
 

Tutto ciò ha alimentato i sospetti e le illazioni in merito a cosa vogliano fare lontani da occhi indiscreti sono state numerose. C’è chi dice che vogliano realizzare qualche abuso edilizio, altri sostengono che vogliano semplicemente fare una “chiusura invernale” che, una volta che sia stata “tacitamente accettata”, potrebbe poi diventare definitiva, facendo cadere nel dimenticatoio la convenzione con il Comune. Questa Amministrazione, già informata dei fatti da una settimana (ma non dal FAI) non dovrebbe richiedere ufficialmente motivo della chiusura (che comunque avrebbero dovuto comunicare prima di chiudere e non dopo 20gg). Non potrebbe mandare un vigile o un tecnico a fare un sopralluogo e verificare se i “danni” giustificano la chiusura? Se un albero o un cornicione è (effettivamente) pericolante in ambito urbano, o ci sono lavori ad una facciata di un edificio, si provvede a delimitare la zona a rischio ma non si chiude l’intera strada. 
Da fonte ufficiale (riportata) “confermano che la chiusura è relativa solo al tratto della cava ed è dovuta ai danni provocati dalla tempesta prima di Natale. Hanno coinvolto un agronomo per mettere in sicurezza una decina di pini e c'è una casa colonica che ha subito danni alla copertura in tegole e alla struttura. Contano a breve di riaprire ma la chiusura che non coinvolge i sentieri è dovuta solo a problemi di sicurezza.
Ma voci di corridoio più che credibili (vengono da fonti diverse e affidabili e coincidono nella sostanza; agli amici viene aperto il cancello e con questi entrano anche amici di amici) sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta (non “mettere in sicurezza” che significa ben poco) che circonda l'info point. Ma anche in questo caso torna la domanda “Perché?”. Non hanno certo bisogno di spazio (né al coperto né all’esterno) e quindi perché abbattere parte dei pini piantati poco dopo la donazione (inizio anni ’90) con un contributo del Ministero dell’Ambiente per il recupero vegetazionale dell’area? Non ci vuole forse un’autorizzazione? Mi chiedo, il WWF, sempre pronto a contrastare i tagli immotivati, avendo in questo caso di fronte i “colleghi” del FAI da che parte sì schiererà: taglio no o taglio sì
E la casa colonica non si trova molto più a monte?
Nel corso delle prossime settimane, se vi troverete a Jeranto e sentirete rumore di motoseghe, già sapete di che si tratta.


PS - mentre apportavo le ultime correzioni a questo post, mi è stata inoltrata le serie di immagini inserita sotto (evidentemente screenshot da un video smartphone) che dimostra che il sentiero nella pineta è completamente libero salvo il parziale ingombro della cima dell'albero caduta fra cancello per la piattaforma e locale compressori.
    
   
   
Speriamo si riesca ad ottenere anche il video originale!

Consuntivo dei 409 film guardati nel 2019

Nella pagina con i link alle ultime micro-recensioni 2019 ci sono anche quelli alle pagine con i link a oltre 1.500 film visti dal 2016.

Come tutte le liste simili (non classifiche che sono impossibili da stilare) la scelta è sempre molto soggettiva e hanno gran peso le particolarità di determinati film, l’ambientazione (in particolare quelle in realtà più o meno sconosciute per motivi geografici o temporali). Nei vari gruppi che ho composto tengo anche conta dell’aspettativa, vale a dire rating per i film d’epoca, recensioni per i film attuali. In quest’ultimo settore comincio con quelli che si potrebbero definire deludenti, ma per niente scadenti, dopo averne sentito parlare tanto ed in termini entusiastici. Su tutti spiccano The Irishman (di Scorsese), Parasite (di Joon-ho Bong) e, a inizio anno Roma (Cuaron), Joker (di Todd Pkllips). E il disappunto è ancor maggiore se si considerano i budget per la produzione e quelli per la promozione (per Roma si spese di più per il lancio che per la realizzazione effettiva!)
A questi si possono aggiungere Shoplifters (di Hirokazu Koreeda), The Ballad of Buster Scruggs (dei Coen), BlacKkKlansman (Spike Lee), Burning (di Chang-dong Lee), ciascuno con qualche merito, fino al pessimo Knives Out (di Rian Johnson).
Al contrario, fra gli altri, alcuni dei quali molto discussi, quelli che mi hanno positivamente sorpreso (ma non per questo sempre migliori dei precedenti) ci sono Once Upon a Time in Hollywood (di Quentin Tarantino), Rocketman (di Dexter Fletcher), Dolor y Gloria (di Pedro Almodóvar), The Lighthouse (di Robert Eggers), The House That Jack Built (di Lars von Trier), Portrait de la jeune fille en feu (di Céline Sciamma).
 

Fra i recuperi di film del passato, per lo più a me sconosciuti, mi sono molto piaciuti I was born, but …  (di Yasujirô Ozu, 1932) un muto di gran qualità, Black River (1957) l’unico noir di Masaki Kobayashi, Elmer Gantry (di Richard Brooks, 1960) con un eccellente Burt Lancaster, nonostante sia una Ghost Story (titolo internazionale) in Kwaidan (1964) Kobayashi raggiunge vette altissime in quanto a immagini e colori, il coreano Chunhyang (di Kwon-taek Im, 2000) mi ha fatto conoscere una storia tradizionale, portata sullo schermo oltre 20 volte, nonché lo stile teatrale del pansori, infine Nebraska (di Alexander Payne, 2013) che cercavo da tempo.
Ciò per quanto riguarda le mie novità, ma anche quest’anno non ho trascurato le “indagini” andando a recuperare tutti i film di Andrei Tarkovsky che mi mancavano (e per fortuna in sala) quali Lo specchio (1975) e Stalker (1979) (altri due suoi capolavori). Restando oltrecortina, dopo la visione di Ray (Paradise, 2016) sono andato a recuperare altri film di Andrey Konchalovskiy come Siberiade (1979), The Postman's White Nights (2014) e un paio di acclamati classici degli anni ’60, tempi di guerra fredda: Il padre del soldato (1965, di Rezo Chkheidze) e La Commissaria (1967, di Aleksandr Askoldov). E, andando a ritroso, non ho trascurato i capolavori di Sergei Eisenstein dei decenni precedenti quali Alexander Nevsky (1938) e i 2 Ivan Groznyi (1944 e 1958), per finire a guardare il film eccezionale/sperimentale di Dziga Vertov (che non ero ancora riuscito a guardare per bene) L'uomo con la macchina da presa (1929).

 

Da questo a parlare di un paio di film che si potrebbero definire documentari ma non lo sono il passo è breve. Uno è Lumiere! (2016, di Thierry Frémaux), un’antologia commentata di oltre 100 film di 50” ciascuno dei famosi fratelli e Me llamaban King Tiger (2017, di Angel Estrada Soto) che illustra la storia di uno straordinario personaggio che, più o meno da solo, sfidò l’establishment USA, la giustizia, il Congresso, la CIA. 
E ciò mi dà lo spunto per passare a citare un buon gruppo di film “etnici” che, pur contando su pochi mezzi e budget limitati, mostrano aspetti di culture sconosciute e/o problemi politici e sociali e/o periodi storici dei quali si sa molto poco.
Non mi sono fatto mancare una approfondita ricerca con qualche nuova visione fra i muti espressionisti e quelli immediatamente successivi dei tanti registi mitteleuropei che poi si trasferirono oltreoceano facendo la fortuna di Hollywood; classici che non deludono mai, anzi sembrano migliorare con il passar del tempo anche per la pochezza di gran parte delle produzioni moderne, tutte effetti e poca sostanza cinematografica pura:
* Fritz Lang - i Nibelunghi (1924), Metropolis (1927, restauro del 2010 – ma si dovrebbe dire ricostruzione), M - il mostro di Dusseldorf (1931)
* Robert Wiene – nei cui film si apprezzano le migliori scenografie espressioniste in assoluto Il gabinetto del Dr. Caligari (1924, restaurato), Genuine: The Tragedy of a Vampire (1920) e Orlac's hands (1924)
* Josef von Sternberg – dagli ultimi muti europei quali The Last Command (1928) all’inizio della sua carriera americana con The Docks of New York (1928), Dishonored (1931), The Shangai Gesture (1941)
Rimanendo in tema muti Europei, G.W. Pabst con Joyless Street (1925, nel quale lanciò Greta Garbo), Diario di una donna perduta e Lulù (entrambi del 1929 e con la star americana dell’epoca Luise Brooks), L’opera da tre soldi (1931). 


 

Poi è venuto il turno dell’eccezionale film d’animazione in stile teatro delle ombre cinesi Le avventure del principe Achmed (1926, di Lotte Reiniger) e il kolossal Napoleon (1927, di Abel Gance), due assolute novità per me, ma tutti i film di questo gruppo d'epoca sono da visionare con attenzione.
Tralasciando di citare molti classici moderni ri-guardati con molto piacere e varie argute e divertenti commedie semi-demenziali (genere che mi diverte se di un certo livello e non volgare), chiudo segnalando 3 ottimi western che non avevo mai sentito nominare, dalla struttura molto anomala e originale: The Ox-Bow Incident (aka Alba fatale, 1943 di William A. Wellman) e due film di John Sturges, un maestro in questo campo: Bad Day at Black Rock (1955) e Last Train from Gun Hill (1959). 
   
Qualunque siano i vostri gusti e per quanti film possiate aver visto nel corso della vostra vita da cinefili, a ben cercare troverete sempre molti altri titoli sorprendenti.

giovedì 2 gennaio 2020

82° e ultimo gruppo di micro-recensioni 2019 (406-409)

Ecco gli ultimi 4 del 2019 … quale 409° e conclusivo dell’anno ho voluto scegliere un film divertente, folle, oserei dire geniale e tendente al demenziale come le commedie che piacciono a me: Gatto Nero, Gatto Bianco. Con i precedenti ho comunque mantenuto fino in fondo la mia predilezione per la varietà e peculiarità (quando non mi dedico a visioni quasi esaustive di autori o generi) e quindi prima del film jugoslavo di Kusturica, ho scelto di guardare uno spagnolo, un americano e un australiano a me completamente sconosciuti, ma di rating relativamente promettente. 
Rimanendo in tema varietà, anticipo che il 2020 inizierà con Rams (islandese, vincitore pel Premio Un Certain Regard a Cannes), seguito da un film ambientato in Zambia (co-produzione UK/Ger/Fra/Zambia), diretto da una regista originaria di tale paese, vincitrice del Premio Outstandig Debut ai BAFTA e candidata alla Golden Camera a Cannes ma, nonostante questi e altri riconoscimenti internazionali, non se ne trova traccia in Italia.


 

409  Gatto Nero, Gatto Bianco (Emir Kusturica, Yug, 1998) * con Bajram Severdzan, Srdjan 'Zika' Todorovic, Branka Katic * IMDb 8,1  RT 88%  *  3 Premi e Nomination Leone d’Oro a Venezia
Avendo guardato di nuovo e con rinnovato interesse questo film di Kusturica, mi sono chiesto se il regista avesse prima scelto il cast e poi attribuito i ruoli o avesse cercato per ognuno dei personaggi il volto e fisico perfetto. Il dubbio resta e a conforto delle mie perplessità c’è da sottolineare che Kusturica partì con l’idea di realizzare un documentario (Musika Akrobatika) sulle ottime e coinvolgenti musiche balcaniche (del genere di quelle di Goran Bregović, che aveva curato le colonne sonore di tre suoi precedenti film), ma in corso d’opera decise di legarle ad una trama, fornita dalla sceneggiatura di Gordan Mihić,.
Si tratta di una commedia caricaturale dell’ambiente “zingaro”, fra l'estremo e il demenziale, pieno di tutti i peggiori luoghi comuni e stereotipi, certamente lontano dall’ossessivo e ormai asfissiante politically correct
Chiunque abbia un certo spirito umoristico e senso del ridicolo non potrà che apprezzare ed amare ogni singolo personaggio. Inoltre, sono certo che tutto il cast e anche lo staff sia divertito un mondo a girare questo folle film sulle rive del Danubio con tutti i soggetti chiaramente esagerati sotto ogni punto di vista, così come i costumi, accessori, mezzi di locomozione e la storia in stessa.
Non mancano un paio di tormentoni come l’anziano boss che guarda all’infinito l’ultima scena di Casablanca e quello quasi surreale dell’enorme maiale che implacabilmente divora una Trabant abbandonata. 
Un film da guardare e basta!

408  Lantana (Ray Lawrence, Aus, 2001) * con Anthony LaPaglia, Geoffrey Rush, Rachael Blake * IMDb 7,2  RT 90%
A differenza dei due visti in precedenza, al di sotto delle pur limitate aspettative, questo film australiano mi è sembrato molto ben costruito e diretto; la sceneggiatura mette in contatto per cause più o meno fortuite quasi tutti i protagonisti di questo film quindi quasi corale. Una dozzina di personaggi, per lo più coppie con problemi di relazione, ognuno con le sue angosce e paure, incroceranno le loro strade in attesa che agli spettatori vangano chiarite le immagini mostrate all’inizio del film.
Le interpretazioni sono buone e i dialoghi sono interessanti e significativi, forse talvolta troppo in quanto sembra che per ogni situazione si voglia dare una spiegazione o un consiglio assoluto nella gestione dei rapporti interpersonali. Tuttavia, c'è da dire che molti di questi assiomi sono effettivamente abbastanza reali e credibili alcuni sono anche da sottoscrivere in pieno.
Gli avvenimenti precedenti a quanto mostrato in apertura verranno spiegato solo molto più avanti e la soluzione del caso sarà imprevista e originale, eppure del tutto plausibile.
In sostanza si tratta di un film molto più che sufficiente, che senza dubbio merita una visione.


 

407  White Oleander (Peter Kosminsky ,USA, 2002) * con Alison Lohman, Michelle Pfeiffer, Renée Zellweger, Robin Wright * IMDb 7,1  RT 68%
Non del tutto malvagio, ma confuso, discontinuo, con personaggi poco convincenti e tantomeno coinvolgenti. Michelle Pfeiffer interpreta la (pessima) madre di Alison Lohman, la prima non si rende del proprio egoismo quasi folle, la seconda si rende conto di essere quasi plagiata ma non fa molto per uscire da tale situazione.
La scelta di una 23enne (seppur minuta) per interpretare una teenager mi è sembrata poco appropriata. Certamente non fornisce una buona immagine del sistema di affidamento familiare per giovani rimasti senza famiglia che, in attesa di trovare accoglienza, vengono tenuti in strutture quasi carcerarie, pur essendo solo vittime di una “cattiva sorte”.
Senza infamia e senza lode.

406  Libertarias (Vicente Aranda, Spa, 1996) * con Ana Belén, Victoria Abril, Ariadna Gil * IMDb 7,1  RT 83%p 
Deludente … Aranda non riesce a prendere una strada definitiva fra i generi commedia, bellico, storico e drammatico. Interessante solo per apprendere qualcosa di più (specialmente se non spagnoli) in merito alla Guerra Civile della seconda metà degli anni ’30, che si concluse con l’ascesa al potere di Francisco Franco. Certamente risalta il caos che regnava nelle differenti fazioni che, pur essendo schierati dalla stessa parte, non erano assolutamente coordinate fra loro.
Evitabile … se interessati all’argomento, molto meglio leggere qualche testo, di punti di vista diversi.


Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.

mercoledì 1 gennaio 2020

Cattive notizie dai sentieri della Valle delle Ferriere

Cominciamo male il 2020 anche se, in effetti, tutti gli smottamenti sono relativi alle conseguenze dei diluvi delle settimane scorse.
Riporto alla lettera quanto comunicatomi dalla Guida Escursionistica Luigi Esposito (con il quale ho condotto gruppi per molti anni), professionista competente che molti di voi conoscono di fama o di fatto, ritenendolo assolutamente affidabile e preciso. 
Sue sono anche tutte le foto inviatemi a corredo.

Volevo segnalarti la presenza di numerose frane lungo i sentieri "amalfitani". Un importante smottamento, con notevole ristringimento del sentiero si trova sul sentiero alto Valle delle Ferriere poco prima del primo rivolo, partendo da Pogerola.

 

 

Alla Fic’ ‘a Noce pure c'è stata una frana molto grande che ha trascinato grossi alberi e terra mista a pomice, però si riesce a passare senza problemi.” (video e foto in basso)


 

La grossa frana che ha colpito Pontone impedisce il collegamento tra Punta d'Aglio e Pontone per cui per raggiungere la Ferriera è necessario deviare per il bosco di San Marciano

(Luigi si riferisce ad una frana che ha reso impraticabile il sentiero CAI 323 che dal centro di Pontone conduce al sentiero alto della Valle delle Ferriere CAI 357, intercettandolo nei pressi di Punta d'Aglio.
L'interruzione è proprio alle porte dell'abitato pertanto chi proviene per esempio da Fic' 'a Noce e voglia raggiungere Pontone percorrerà solo la prima parte del 323 per poi deviare attraverso il Bosco San Marciano - sentiero tratteggiato nero - portandosi sul 323a a quota 308m, il punto più alto del sentiero della Ferriera.)

Il ponte di legno fra la Ferriera e la centrale idroelettrica è crollato

 

Altra grossa frana nei pressi della seconda cartiera (scendendo)

 

 

Questo è quanto ... e mi sembra abbastanza. Chiaramente si presume che lungo le altre centinaia di chilometri si sentieri dei Lattari ci saranno altre emergenze.
Non potendo occuparmene personalmente, visto che sono a migliaia di km di distanza, sarò grato a chi vorrà segnalarmi interruzioni e/o situazioni di pericolo con precisione e con qualche foto in modo che almeno possa fungere da tramite con gli altri camminatori. Eventuali ulteriori notizie saranno pubblicate su questo blog e poi condivise su FB Camminate

Auguri a tutti i camminatori

lunedì 30 dicembre 2019

Aggiornamento itinerario C del Trek 2020

Qualche mese fa percorsi tutto il sentiero della Conocchia in salita e mi resi conto delle condizioni pietose in cui si trova, molto peggiori di quanto ricordassi. Visto che con il tempo e con possibili nuovi intensi eventi atmosferici certamente non migliorerà, ritengo opportuno scartare in via definitiva il circuito precedentemente proposto. Non volendo prendere in considerazione la discesa dal villaggio sportivo a Moiano (troppo fuori mano), i due collegamenti utili per il Faito rimangono Palmentiello (300) e le Tese di Pimonte (334) (prima e seconda foto).

 
La migliore ipotesi, secondo me, è quella di salire da Pimonte (dove è facile arrivare con trasporto privato o addirittura pubblico se gli orari sono opportuni), tornare via Palmentiello – Crocella e quindi scendere a Bomerano via macello senza dover aspettare alcun trasporto privato o pubblico che sia per il rientro.



video della ricognizione del 22/6/14, da bivio 300/350 a Crocella

Questi percorsi “obbligati” sommano a circa 10 km, lasciandoci quindi la libertà di scegliere un percorso di un'altra decina di chilometri tra i boschi del Faito al momento, a seconda delle condizioni meteo e del terreno. Oltretutto si elimina la Conocchia in discesa che a fine giornata sarebbe stata veramente stancante, potenzialmente insidiosa e in ogni caso il ritorno a Bomerano dalla Forestale avrebbe implicato qualche ulteriore salita. Al contrario, il percorso via Palmentiello è più comodo, senza lunghe discese ripide e l’ultimo paio di km dal macello al centro si fanno facilmente in meno di mezz’ora visto che sono lungo stradine il leggera discesa e ben pavimentate.

In conclusione, per l’itinerario dettagliato di questo circuito del Faito (C) si dovrà aspettare fino all’ultimo momento per decidere quali tratti inserire fra Bandera (foto sotto), Cerasuolo, faggi secolari, Casa del Monaco, Conocchia, Molare e via discorrendo.
Per ora l’ipotesi è quindi questa:
  • da Bomerano a Pimonte su ruota
  • Tese di Pimonte (4,4km con +770m disl.) fino a Porta di Faito
  • percorso da decidere al momento fra Porta di Faito e incrocio 300/350
  • ritorno a Bomerano via Palmentiello, Crocella, macello (5,9km con -560m disl.)


Per avere notizie affidabili sullo stato delle Tese di Pimonte e Palmentiello si dovrà attendere la fine dell’inverno, ma se nel frattempo qualcuno dei colleghi camminatori avrà occasione di percorrere detti itinerari o avrà notizie certe da persone di sua fiducia è invitato a comunicarlo.