mercoledì 24 agosto 2016

Classifiche e sondaggi, quanto servono?

I 10 migliori ..., le 50 più belle ..., i 20 più famosi ..., classifiche redatte da singoli o derivanti da sondaggi, questi basati su opinioni di “critici” o del pubblico, persone che comunque non hanno una conoscenza totale ed esaustiva del campo di indagine, sono sempre più frequenti ed evidenziano quello che per me è un malvezzo: la ricerca spasmodica dei “migliori”.
Nel corso della mia lunga attività di guida sono stato assillato da domande (evidentemente senza senso) come "qual è il miglior caffè?", o pizza, ristorante, sentiero, albergo, ecc., in particolare dagli americani per i quali la ricerca di “the best” è una vera ossessione. Domande idiote sia perché è impensabile conoscere tutti i possibili "candidati", sia perché si tratta di gusti, pertanto soggettivi, ovviamente diversi la persona a persona, da cultura a cultura. Giusto per portare un paio di esempi banali, basti pensare all’estremamente diversa concezione di caffè e pizza in America ed in Italia, assolutamente distinte anche qui in patria.
A questo proposito a novembre scorso scrissi il post Ha senso chiedere “Qual è il/la migliore?”  presentando i miei “7 sentieri preferiti” ... guardandomi bene dal definirli i “migliori” ed evitando anche di ordinarli a mo’ di classifica.
Ciò che mi ha spinto a tornare sul tema è stata la pubblicazione di una classifica dei migliori 100 film del XXI secolo, elaborata dalla BBC e ripresa dalla maggior parte delle testate, mediante sondaggio effettuato fra 177 critici di 36 paesi diversi. Per come la vedo io, pur non essendo del tutto condivisibile, fornisce agli appassionati ottimi spunti per ulteriori ricerche ed approfondimenti che senz’altro porteranno a qualche piacevole “scoperta” o quanto meno appassionanti argomenti di discussione e dibattito. 
Sul sito della BBC, oltre alla classifica finale dei primi 100, si trova anche il dettaglio dei 10 film segnalati da ciascun critico, per un totale di 599 titoli, completi di regista e anno. Qui anche i cinefili più incalliti troveranno film sconosciuti e, purtroppo, mai arrivati in Italia. 
Chi ne sa abbastanza, potrà anche farsi un'idea dei gusti di ciascuno dei giurati, così come individuare quelli palesemente di parte come l'italiano Adriano Aprà - Film historian (Italy) - che ha elencato 10 film italiani ... è uno sciovinista incallito o conosce solo pellicole prodotte in Italia? Chi può credere che fra i film girati negli ultimi 15 anni (presumibilmente oltre 100.000 nel mondo intero) non ce ne sia neanche uno almeno di livello pari a quei 10? Voglio sperare che abbia mal interpretato il quesito.
Sia come sia, il più votato risulta essere Mulholland Drive, buon film, ma se si va alla pagina di Rotten Tomatoes (sito i cui rating sono uguali alla percentuali di recensioni positive) si scoprirà che il 12% di 140 top critics ha dato addirittura giudizio negativo (sotto la sufficienza), ben lontano dal top e quindi in contrasto con il risultato dell’indagine della BBC.
Sono sicuro che nessuno concorderà con questa lista di 102 film (al 100° posto ce ne sono tre a pari merito), anche chi fra essi ne conosce solo una decina, obietterà su loro posizione relativa. Eppure, scorrendo i titoli, anche io che sono abbastanza cinemaniaco mi sono imbattuto in titoli mai sentiti che, ovviamente, mi hanno spinto ad approfondire e ad inserire la maggior parte di essi fra i film da recuperare e guardare.
Invito chiunque sia interessato al cinema a scorrere la lista con attenzione, sono certo che ognuno di noi riuscirà a scoprire qualcosa di interessante e assolutamente sconosciuto ... e poi si va a leggere qualcosa degli altri film dello stesso regista, dei “migliori” film del tale paese del quale di conosce molto poco, e avanti all’infinito.
Per nostra fortuna (o sfortuna) i film sono tanti che è impossibile  guardarli tutti, il vero problema consiste nello scegliere, impresa per niente facile, ardua, oserei dire impossibile.

domenica 21 agosto 2016

Concorso fotografico > acque pubbliche > lavatoi > pali di sapone

Ennesimo post originato da coincidenze, associazioni mentali, nessi, digressioni, e via discorrendo. Tutto è cominciato da un concorso fotografico avente come tema "La Massa che non conosco" (Massa Lubrense, mio comune di residenza). Avendo una invidiabile (e riconosciuta) conoscenza del territorio dovevo solo decidere quale posto "dimenticato da Dio e dagli uomini" potesse  anche fornirmi buoni soggetti. Fra i primi che mi sono venuti in mente sono stati vari "punti acqua" - cisterne, pozzi, fontane, sorgenti e lavatoi - abbandonati e semisconosciuti alle nuove generazioni, in aree non molto trafficate e quindi noti solo ad anziani o a escursionisti erranti come me e di conseguenza rispondenti all’esplicito limite del tema.
   
Dopo varie rapide ricognizioni, però, ho rinunciato per aver trovato situazioni di abbandono, degrado e, dove l'acqua ancora fluisce, tubi di gomma che, per quanto utili, non sono un bel vedere. Pur essendo passato ad altri soggetti (comunque con gran soddisfazione), nello scorrere mentalmente tutti i luoghi dove fosse presente acqua pubblica mi sono soffermato a immaginare il "problema acqua" almeno nella prima metà del secolo scorso e, chiacchierando e investigando, sono venuto a conoscenza di situazioni ipotizzabili sì, ma certamente poco conosciute. 
Non starò qui a dilungarmi sulla fondamentale importanza dell'acqua per le popolazioni di qualunque paese del mondo, e riporterò solo poche notizie raccolte qui, dove era indispensabile non solo per la vita famigliare, ma anche per irrigazione e per abbeverare.

Mentre alcune aree sono ricche di sorgenti perenni (versante nord-ovest) altre hanno pochissima acqua e, prima del completamento dell’acquedotto pubblico, in varie frazioni la popolazione poteva contare solo su pochi pozzi e sulle cisterne nelle quali si raccoglieva l’acqua piovana. I primi erano quasi tutti in proprietà private, ma mi hanno riferito che era consentito l’accesso alla maggior parte di essi, talvolta solo in determinati orari.
Le sorgenti erano spesso associate a lavatoi pubblici, dei quali Massa Lubrense è particolarmente ricca. Tanti sono oggi visibili anche se abbandonati e/o coperti da vegetazione e materiali vari, in pochi scorre ancora l’acqua, solo uno (Canale) è tuttora certamente in uso. Alimentato dalla principale sorgente del territorio, questo è senz’altro il più grande ed è regolarmente frequentato.
Oltre all'aspeto positivo di mantenere viva una  tradizione, penso sia doveroso e interessante sottolineare che varie sono le giovani signore che preferiscono lavare lì vari tipi di tessuti delicati sopratutto perché quell’acqua è meno dura, meno calcarea. 

Ricordo che vari anni fa, guidando un gruppo di escursionisti, ci fermammo a chiacchierare con un gruppetto di donne all’opera. Una delle più giovani, notando la sorpresa di varie delle signore americane mi chiese espressamente di spiegare che tutte avevano la lavatrice a casa, ma che preferivano venire al lavatoio per preservare i loro capi e per stare insieme, chiacchierare ... “gli uomini vanno al bar, noi veniamo al lavaturo!”.
A beneficio di chi non ha la benché minima idea di cosa sia un lavatoio, eccone una breve descrizione. Si tratta di due vasche delle quali quella che riceve l’acqua è destinata al risciacquo, l’altra al lavaggio ... l’acqua della prima sarà sempre limpida e lo stramazzo si versa nella seconda che invece conterrà più detersivo. 
     

Una volta si usava il “sapone molle”, venduto a kg e messo in fogli di carta pesante grezza (come quelli che qualcuno ancora usa per i cuoppi di frittura), lo stesso con il quale si insaponavano gli alberi della cuccagna, qui conosciuto come 'o palo 'e sapone.
    
Belli tiemp’  ‘e ‘na vota ...

giovedì 18 agosto 2016

Giovani cinefili, non sottovalutate maestri del muto come Erich von Stroheim

Erich Von Stroheim, nome emblematico di Hollywood (in particolare dell’epoca del muto), personaggio singolarissimo avvolto da un certo mistero, regista di rottura degli schemi spesso equiparato a mostri sacri come D.W. Griffith (con il quale fece le sue prime esperienze), Cecil B. DeMille e Buster Keaton, ottimo sceneggiatore e buon interprete, maniaco della accuratezza e della grandiosità delle scene, ostinato fautore di film lunghissimi, eppure non molti ne hanno sentito parlare e solo pochissimi conoscono effettivamente le sue opere. 
Dei dodici film attribuiti a von Stroheim in 3 di essi (Merry-Go-RoundThe Great Gabbo e Fugitive Road) il suo nome non compare ufficialmente e uno (The Honeymoon) è perso. Di conseguenza solo i seguenti 8 sono oggi disponibili per la visione:
1919 - Blind Husbands 
1920 - The Devil's Passkey 
1922 - Foolish Wives 
1924 - Greed 
1925 - The Merry Widow 
1928 - The Wedding March 
1929 - Queen Kelly 
1933 - Hello, Sister! 

Di tutti questi, oltre che regista, fu anche sceneggiatore e in molti di essi anche attore protagonista. 
Nato a Vienna nel 1885 e giunto negli States nel 1909, dopo qualche anno entrò nel mondo del cinema come stuntman e comparsa apparendo anche nella pietra miliare Intolerance (D.W. Griffith, 1916). 
Subito dopo i primi due fu chiaro che aveva una visione unica, ma ben precisa, dell’essenza del cinema e non gli fu difficile trovare produttori disposti ad investire su di lui. Tuttavia ben presto cominciarono le polemiche, minacce, ricatti da una parte e dall’altra in merito alla lunghezza dei film, alle richieste di von Stroheim, alle sue manie di grandezza e alle conseguenti spese fuori controllo, diatribe che addirittura durarono fino agli anni ’50.
Il punto di svolta può essere considerato Greed (tit. it. Rapacità), forse il suo film più famoso e acclamato, che lui voleva montare in una versione di circa otto ore e per questo fu licenziato e quella che giunse nella sale fu invece drasticamente ridotta a poco più di due. 
Altri problemi seguirono con The Wedding March The Honeymoon che, fra i progetti faraonici del nostro Erich e i limiti imposti dai produttori, furono uniti, ri-separati, pesantemente ridotti e ri-montati in un unico film. Di essi oggi rimane ben poco, vale a dire la sola prima parte della storia di Nicki (interpretato dallo stesso von Stroheim), uscita in Italia con titolo Sinfonia nuziale, che arriva fino al matrimonio e alla partenza degli sposi. La seconda (tit. it. Luna di miele) comprende(va) non solo il viaggio, ma numerosi altri avvenimenti aventi per protagonisti le stesse due coppie del primo film però ora non ne rimane alcuna copia, si sa che l’ultima conosciuta fu distrutta nel corso dell’incendio della Cinémathèque Française nel 1959. La versione di The Wedding March attualmente in circolazione (110min) pare sia quella montata da Josef von Sternberg mentre il primo montaggio eseguito da von Stroheim prevedeva una durata di circa 4 ore. 
Ormai la sua "fama" di folle visionario era ampiamente conosciuta e, complice l'avvento del sonoro, non trovò più produttori disposti ad investire su di lui.

Conclusa la sua controversa carriera di regista, continuò ad essere attivo come sceneggiatore ed ancor di più come attore, partecipando a film famosi ed ottenendo anche una Nomination Oscar nel 1951 come miglior attore non protagonista, per la sua interpretazione in Sunset Boulevard (Billy Wilder, 1950, 52° miglior film di sempre per IMDb) nei panni di Max von Mayerling, già marito e regista della diva del muto Norma Desmond (Gloria Swanson) finito a fare il suo autista. (foto sopra)
Pochi giorni fa ho trovato questo interessantissimo ed estensivo documentario (in inglese) sul lavoro del regista, un vero e proprio tributo nel quale sono raccolte interviste foto e spezzoni dei suoi film per un totale di quasi due ore ... da non perdere per chi lo conosce, un'ottima introduzione al suo lavoro per chi non ne ha mai sentito parlare.

martedì 16 agosto 2016

La Llorona, il più famoso fantasma messicano

A dire il vero il suo mito non si limita al solo Messico in quanto nei secoli si è propagato non solo in tutta l’America latina fino in Cile e Argentina, ma resiste ancora anche negli stati meridionali USA, fino alla metà del XIX secolo territori messicani.
Similmente alla maggior parte dei miti, l'origine de la Llorona (= piagnona) è sconosciuta e si perde nella notte dei tempi, ma i più sono comunque d’accordo a datarla in epoca precolombiana. Evidenza di ciò si trova nel fondamentale testo Historia general de las cosas de Nueva España (1540-1585, conosciuto anche come Codice Fiorentino) scritta da Fray Bernardino de Sahagún missionario francescano che si distinse per essere stato soprattutto a contato con gli indigeni, aver appreso il loro idioma e studiato la loro cultura.

Per comprendere l’importanza della sua opera basti pensare che per averla scritta è stato definito il primo antropologo moderno e che per la sue obiettive, precise e dettagliate descrizioni (nelle quali criticava non poco i modi della conquista spagnola) ne fu proibita la lettura e fu pubblicata solo nel 1829. Fra le pur numerose relazioni e cronache del '500, questa fu l’unica ad essere scritta in náhuatl e in spagnolo. Di conseguenza si può essere certi che la fonte sia più che autorevole e affidabile. Del resto anche tante leggende simili (probabilmente la stessa adattata a tempi e luoghi) sono connesse con la cultura indigena, più che con quella dei conquistadores spagnoli.
La versione più famosa, tuttavia, è legata alla capitale messicana, è strettamente connessa con la presenza degli spagnoli ed è anche precisamente ubicata. Nella zona del lago de Texcoco (oggi non esiste più, ma si trovava a meno di 2km a sud dello Zocalo, centro di Ciudad de Mexico) viveva una indigena (in alcune versioni meticcia, comunque non bianca) che aveva una relazione con uno spagnolo, dal quale ebbe tre figli che crebbe amorevolmente. Dopo un certo tempo cominciò a fare pressioni sull’uomo chiedendogli di sposarla e riconoscere i figli anche perché all’epoca poter dimostrare di avere anche solo una piccola percentuale di sangue europeo era fondamentale (vedi post sulle caste).
Lei insisteva e lui rimandava fin quando fu chiaro che non l’avrebbe mai sposata. A questo punto le divergenze fra le varie versioni diventano più rilevanti di quella alla quale ho già accennato in merito al fatto che non fosse spagnola e al numero di figli che varia da uno a tre. In alcune si sostiene che vide per caso l’uomo in carrozza con un dama spagnola, in altre che addirittura egli si sposò, in ogni modo il risultato fu che in un momento di follia derivante dall’affronto subito, dalla delusione di aver perso il suo uomo, dall’essere stata disprezzata, gettò i figli nel lago (o in un fiume, rare versioni dicono che li pugnalò) o li affogò deliberatamente e subito dopo si suicidò gettandovisi anche lei.
   
Ma anche il suo gesto ha dato luogo a diverse interpretazioni,spesso capziose, con significati molto diversi . Volle essere una rivincita nei confronti dell’amante (cha amava i figli, ma non la degnava di uno sguardo), una punizione autoinflitta per la vergogna essersi lasciata corrompere da un invasore, o una vendetta contro i figli “bastardi” nei quali a quel punto riconosceva l’uomo che l’aveva sedotta e abbandonata? Di qui a far diventare la legenda un fatto razziale il passo è breve e quindi in tanti hanno tirato addirittura in ballo la famosa Malinche (divenuta Doña Marina dopo essere stata battezzata), la donna che durante buona parte della Conquista fu interprete, consigliera e amante di Hernán Cortés. Per il curioso metodo di traduzione la Malinche (che parlava nahuatl, sua lingua natia, e maya essendo stata schiava in Yucatàn) era affiancata da un naufrago spagnolo che aveva appreso il maya. Quindi ciò che diceva Cortés veniva tradotto in maya e Doña Marina lo traduceva in nahuatl ... e viceversa. Questo lavoro fu fondamentale sia per dettare le condizioni di resa, sia per stringere alleanze con i nemici degli aztechi e quindi per la conquista dell'attuale MessicoL’aggettivo malinchista è tutt’oggi usato in termini dispregiativi riferendosi agli esterofili, a coloro che apprezzano gli stranieri e le altre culture disdegnando la propria.

   
Qualunque siano state le motivazioni dei suoi tragici gesti, da quel momento la Llorona cominciò a vagare nella notte, piangendo disperatamente e gridando “dove sono i miei figli?”. Si dice che ancora oggi in alcune areesi sentano i suoi lamenti e il suo pianto a dirotto, e chi sostiene di averla vista la descrive come una donna completamente vestita di bianco, con un velo che le copre i lineamenti, ma anche in questo esistono numerose versioni contrastanti. Si sa che le superstizioni in determinate culture possono avere gravi conseguenze e addirittura per un certo periodo, essendosi sparsa la voce della sua presenza, fu istituito un coprifuoco ufficiale fra le 23 e le 5 del mattino successivo.
In conclusione i punti fermi sono: i figli illegittimi, l’abbandono, l’uccisione dei figli, il suicidio, questi ultimi due eventi legati all’acqua.
La Llorona viene spesso anche associata a varie dee azteche come la Chocacíhuatl, ai cihuateteos e più recentemente a las Catrinas (foto sopra), emblemi della popolare festa messicana del Día de Muertos. Il nome fu creato dal muralista Diego Rivera (marito di Frida Kahlo) che ne inserì una a grandezza naturale addirittura nella sua famosissima opera Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central, ponendola proprio al centro, con l’artista stesso (bambino) al suo lato e Frida dietro di loro. (foto in basso a sx)
   
Sulla base della leggenda della Llorona sono stati prodotti almeno una decina di film (il primo nel 1933, poster sopra a dx), telefilm e varie canzoni, fra le quali quella resa famosa dalla mitica Chavela Vargas, inserita anche nel film Frida (di Julie Taymor, 2002, 2 Oscar + 4 Nomination).
Su questi vari argomenti, in un modo o nell’altro tutti connessi fra loro, potrei continuare a discettare all’infinito, ma penso sia meglio che per il momento mi fermi qui.

sabato 13 agosto 2016

Discettazioni Erranti, primo triennio

Tre anni fa aprivo queste pagine rendendo note le mie intenzioni, illustrando le mia “ambizioni” e chiarendo il significato del nome, non certo casuale. (primo post, 13 agosto 2013)

I numeri non sono eccezionali, ma in lenta e costante ascesa sia per quanto riguarda di visualizzazioni che per followers e quindi, considerato che di certo non pretendevo né pretendo di diventare un famoso blogger, posso ritenermi del tutto soddisfatto.
Un altro dubbio che avevo all’inizio era quello circa la possibilità di avere un certo numero di lettori senza dichiarare un argomento principale, specifico ed esplicitato nel titolo. Un blog dedicato a sole ricette, o viaggi, o escursionismo potrebbe avere avuto un maggiore impatto, ma sarei stato costretto a scrivere di cose sempre simili, con un vocabolario limitato e sarei presto giunto al limite della saturazione.
Al contrario, mantenendo fede a quanto anticipato nel post di apertura
“chi avrà il tempo e la voglia di tornare in questo blog …. non potrà mai sapere cosa aspettarsi”.  
ho potuto spaziare in un vasto ventaglio di soggetti, ho innescato qualche polemica, ho fatto un po’ il reporter, ho proposto itinerari e ricette (sia etniche internazionali, che tradizionali meridionali, ma anche alcune create da me) mi sono addentrato in discorsi da cinefilo (pur sapendo di scrivere per pochi)  in parole povere mi sono divertito molto di più, il che era in ìl mio obiettivo principale tanto non devo vendere niente, non devo convincere nessuno e non mi devo candidare in nessuna elezione.
Le aride, eppure interessanti statistiche, evidenziano che i post più visualizzati sono stati quelli relativi al argomenti di interesse locale, soprattutto ambiente ed escursionismo. Alcuni su Punta della Campanella hanno superato le 2000 letture, ma già pochi mesi dopo l’apertura del blog questo Sentiero delle Sirenuse: imprecisioni, esagerazioni, fantasie e .... insinuazioni contò oltre 500 visite dirette.
Tutto ciò è ovvio se si considera che le prime decine di follower erano quasi tutti conoscenti o comunque mi conoscevano per le mie attività escursionistiche, cartine online e siti. Nell’ultimo anno, invece, la stragrande maggioranza dei nuovi follower non hanno niente a che vedere con escursionismo e penisola sorrentino-amalfitana e risiedono in diverse regioni italiane ma anche nelle più disparate parti del mondo (l’ultima, la 144ima risiede in Venezuela).
Parallelamente a Discettazioni Erranti, ho riorganizzato anche i miei account Google+ dividendo foto, recensioni cinematografiche, video, ricette e ricordi di viaggio in varie raccolte di volta in volta linkate ai post e, al contrario, condividendo in esse i post del blog pertinenti per argomento.
Per chi non le conoscesse e per semplicità ecco i link alle raccolte nelle quali troverete tutti i post relativi ai relativi ai cari titoli:

Volendo mantenere lo “stile” di questo primo triennio, sappiate che:
  • almeno fino a fine anno continuerò con il mio progetto cinefilo mirando ai 366 film nel 2016, forse continuerò nel 2017
  • da fine ottobre spero di riprendere le escursioni sul Teide, così come gli assaggi di cucina internazionale
  • appena rinfresca pubblicherò post relativi all’escursionismo con maggior frequenza, ma già dai prossimi giorni aspettatevi nuove battute fotografiche

mercoledì 10 agosto 2016

Sempre alla moda, meglio se all'avanguardia

Volendo usare un eufemismo, direi che non sono molto coinvolto dalle mode, né dagli atteggiamenti e linguaggi in voga, eppure posso affermare di essere abbastanza attento al loro nascere, propagarsi, evolversi e, nella maggior pare dei casi, scomparire. 
Pertanto, per i miei prossimi viaggi, non penso di vestirmi come il giovanotto nella foto a sinistra (anticipazione moda uomo 2017).
Un interrogativo al quale non riesco a dare risposta (ma sembra che nessuno ne fornisca una certa e definitiva) è questa: fin a quale momento ci si lascia attrarre per apparire all’avanguardia, migliore degli altri, e di conseguenza a che punto si comincia a seguire il flusso più o meno passivamente solo per omologarsi e non sentirsi diversi, esclusi?
In un certo senso è come passare dall’esibizionismo alla mimetizzazione ... qual è il punto di svolta?
Come distinguere quelli che corrono subito ai ripari per non trovarsi indietro e quelli che per vari motivi (in primis luogo di residenza) si aggregano tardi, ma fra i primi nel loro ambiente?
  
Andando a ritroso, chi non ricorda cambiamenti drastici e frequenti, spesso in assoluto contrasto con soluzioni immediatamente precedenti? E che dire di oggetti cult, irrinunciabili? Jeans attillati, a zampa d’elefante, stracciati, bucati, a vita bassa, a vita bassissima con cavallo fra le ginocchia; minigonne, maxi-gonne, hot pants, pantacollant; palestrati, magrissimi, depilati, capelloni, capelli ricci, capelli lisci, codino, creste punk, trecce e treccine; stivali, stivaletti, mocassini, zatteroni, sandali, polacchine (famose le Clarks), Superga, All Star, scarpe a punta, tacchi a spillo, zeppe, ballerine; e poi piercing, tatuaggi, orecchini, collanine e braccialetti, sciarpe, scialli, kefiah, cappelli, eskimo, loden, bomber, k-way, zainetti Invicta, Swatch (20 milioni di pezzi venduti in 3 anni), Walkman, Tamagotchi e si potrebbe continuare all’infinito. Molti sono assolutamente scomparsi, qualcuno è ritornato a distanza di anni, pochi hanno avuto vita relativamente lunga.
  
In un mondo “normale”, con una parvenza di logica, si dovrebbe cambiare per il meglio, tendere alla comodità e alla salute, al proprio miglioramento in genere (incluso quello culturale, che vedo sempre più trascurato), eppure la maggior parte delle tendenze del momento sono in contrasto con tutto ciò.
Come mai lo stile precedente è sempre sbagliato? E’ possibile che ogni anno vadano di moda colori diversi e che molti riescano anche a fornirne motivazioni secondo loro valide e fondate? Tutto il passato è da buttare o, almeno, da rinnegare?
Non penso di affermare niente di nuovo avanzando il sospetto (altro eufemismo) che tutto è indirizzato a far mettere da parte il vecchio, anche se ancora valido o utile, e a spingere a spendere su nuovi articoli.
Incredibilmente i “pionieri”, quelli che vogliono essere sempre i primi, all’avanguardia, pagano cifre relativamente astronomiche per accaparrarsi le nuove uscite ... spesso oggetti non più utili di quelli dei quali erano già in possesso e pur sapendo che dopo qualche mese costeranno giusto la metà. Che senso ha?
Capisco che si possa essere soddisfatti di essere al centro dell’attenzione per qualcosa di originale e/o nuovo (anche se non positivo) o di non essere additati e presi in giro come “arretrati”,  ma a meno che non si tratti di qualcosa di necessario derivante da innovazioni o che siano le uniche possibilità offerte dal mercato o dalla società spero che ognuno si renda conto di essere quotidianamente raggirato e turlupinato dal mercato, mezzi di comunicazione, pubblicità.

sabato 6 agosto 2016

Abuso di ma, eppure, tuttavia, anche se, ciò nonostante,... difetto o pregio?

Ogni abuso dovrebbe essere negativo, proprio in quanto eccessivo, eppure nel caso proposto nel titolo può evidenziare qualità positive. Mi spiego meglio: scrivendo un post come questo o nel corso di una discussione nella quale voglia esporre punti di vista, valutazioni, preferenze e via discorrendo, spesso mi accorgo che molte frasi contengono proposizioni coordinate avversative che, come chiaramente spiegato nelle pagine della  Grammatica italiana” della Treccani
esprimono un fatto o una situazione in contrasto con quanto viene detto nella proposizione principale o con quanto ci si aspetterebbe in base a quello che si afferma nella principale e vengono introdotte da ma, però, tuttavia, mentre, eppure, ... (Es.: Giovanni è bassino, ma gioca bene a basket).
Varie volte mi soffermo a valutare se non stia esagerando con questo tipo di continuo contrasto, ma nella maggior parte dei casi non vedo alternative. 
Infatti, sono abituato a guardare le cose da numerosi punti di vista ed è ovvio che le conseguenti considerazioni difficilmente possono essere assolutamente congruenti, tutte positive o tutte negative, e pertanto inserisco in una stessa frase aspetti contrastanti. A mio parere ciò non evidenzia indecisione, idee poco chiare o una volontà di non dare giudizi chiari, bensì mette in mostra la mia attenzione per i più disparati aspetti di una questione.
Questa abitudine all’analisi prima di effettuare scelte o prendere decisioni risale a tanti anni fa, forse influenzata anche dai miei studi scientifici, ma si è definitivamente radicata da quando, circa 25 anni fa, mi avvicinai all’orientamento (sport). Nell’orienteering (nome internazionale) i partecipanti ad una gara devono raggiungere una serie di posti di controllo scegliendo, in tempi brevissimi, l’itinerario da seguire, spesso senza avere alcuna possibilità di seguire alcun sentiero. Solo guardando la dettagliata cartina, fornita solo dopo la partenza, si devono analizzare tutti i particolari riportati in mappa, visualizzare mentalmente il territorio, elaborare un progetto e infine metterlo in pratica (cosa non sempre semplice). L’orientista si trova quindi a comparare varie scelte di percorso, ognuna delle quali avrà pro e contro da valutare in termini di tempo:
  • più breve, ma con più salita,
  • in piano, ma difficile da seguire,
  • facile lungo sentieri, ma maggior distanza
  • brevissima, ma lentissima attraversando vegetazione fitta

Penso che questo esempio / divagazione sportiva (notate quanta differenza c'è fra le scelte di percorso di 8 atleti Elite) sia abbastanza calzante per ribadire che molto raramente, praticamente mai, tutti gli aspetti considerati prima di prendere decisioni convergono in un’unica soluzione, rendendola inevitabile. 
Nella maggior parte dei casi i due principali elementi contrastanti non sono misurabili o, nel caso lo fossero, non con la stessa unità di misura. Per esempio distanze e tempi, pesi e età, energia e temperatura possono essere numericamente determinati ma come convertirli in modo da poterli raffrontare.
A questo punto diventano fondamentali le valutazioni personali in quanto ognuno di noi ha le sue preferenze ed attribuisce, spesso inconsciamente, dei “coefficienti” soggettivi a ciascun elemento.
Questo è il mio “problema” ... mi piace analizzare quanti più aspetti possibile, ma in un tempo determinato. Per ogni pro, vado a cercare le possibili ricadute negative e, al contrario, per ogni contro tento di individuare conseguenze positive. Vedo il mio abuso di avversative semplicemente come una conseguenza del mio interesse (che a qualcuno può sembrare eccessivo) per i vari argomenti trattati, della mia passione per le analisi dettagliate, per quanto me lo consentono le mie conoscenze.

In fin dei conti, penso che non sia un difetto ma neanche un vero e proprio pregio e, visto che mi trovo a mio agio a comunicare in questo modo (e mi piace), continuerò a discettare, recensire, raccontare e polemizzare così.

mercoledì 3 agosto 2016

Hawaii, non solo spiagge e surf

Come spesso accade a chi nota certe coincidenze, in poche ore vari avvenimenti/notizie sono stati legati ad un unico luogo non citato tanto di frequente, in questo caso alle Hawaii, e quindi mi hanno riportato indietro nel tempo di una decina di anni. Sono così ci sono tornato, purtroppo solo con il pensiero, e ho deciso di condividere una panoramica generale di quei mesi a cavallo fra il 2007 ed il 2008, per documentare come si possa riuscire a vivere (bene) in un posto considerato carissimo e inaccessibile ai più. Esperienze simili di svernamento in un sol luogo, in una stessa casa, avendo a che fare quasi esclusivamente con il locali, sono state uno standard nell’ultima decina di anni, dopo oltre 30 anni di viaggi itineranti in giro per il mondo, ma di queste differenti interpretazioni del viaggiare scriverò in una prossima occasione.
Penso sia importante chiarire che il toponimo Hawaii indica sia l’intero arcipelago che l’isola maggiore (conosciuta anche come Big Island), ma è sull’isola di Oahu che si trova la capitale di questo 50° e più recente stato USA: Honolulu. Qui i più sostano pochi giorni o solo poche ore (passando il tempo fra la famosa spiaggia di Waikiki, Pearl Harbour e altri siti turistici) prima di volare verso altre isole, soprattutto Maui. Evitate le suddette aree vi troverete in una città di medie dimensioni (circa 400.000 abitanti, area metropolitana meno di 1mln) perfettamente organizzata, che gode di ottimo clima (d’inverno le minime non scendono sotto i 18° e d’estate non raggiungono i 32°, vedi grafico in basso), piena di verde, considerata una delle più sicure degli Stati Uniti (e i crimini come al solito sono concentrati nelle zone frequentate dai turisti) e, dulcis in fundo, non così cara come molti pensano ... basta sapersi organizzare.
Certamente non è pensabile vivere bene e tranquillamente con poche decine di euro come, per esempio, in Thailandia, ma non è neanche vero che ci vogliano centinaia di euro al giorno. Le cifre che mi accingo a riportare sono quelle di allora (in dollari, oltretutto per mia fortuna all’epoca il cambio fluttuava fra 1,45 e 1,50) e i prezzi sono certamente aumentati ma penso sia interessante avere un’idea di cosa si possa fare, a quali costi. Conditio sine qua non è quella di sapersi destreggiare con l’inglese.
Comincio con il viaggio, allora pagai circa 1.000 euro con la British, ma oggi (in determinati periodi) si riesce a raggiungere le Hawaii anche con soli 800 euro, con compagnie affidabili come Lufthansa o KLM, poco se si considerano le circa 20 ore di volo nette.
Alloggio: scordatevi degli alberghi e anche dei B&B, puntate piuttosto a condividere un appartamento, prassi comunissima negli USA, in quanto ermandosi vari mesi i prezzi sono accessibilissimi. Durante l’ultimo mese prima di partire controllai quasi ogni giorno craiglist.com (sul quale c’è di tutto e di più, filtrato per settori, stati e città) e tutt’oggi in “rooms & shares” troverete una notevole quantità di offerte fra i 500 e gli 800$, prezzi che variano a seconda della zona e se includono i consumi, internet, uso cucina e via discorrendo. Tre giorni prima di volare alle Hawaii, inviai 6 email richiedendo un appuntamento per visitare la casa, in tre mi risposero, la prima mi piacque e ci rimasi per 5 mesi. Inclusi i consumi spesi fra i 700 e i 750$/mese (allora =500 euro) per soggiornare in una casa abbastanza moderna con 4 stanze da letto e due bagni, cucina attrezzatissima con due frigoriferi enormi (freezer, icemaker, potabilizzatore), lavatrice, asciugatrice, salone, tv e internet in ogni camera, spazio esterno con parte coperta, prato e ... piscina.
   
La casa si trovava ad Hawaii Kai, zona residenziale a est del centro, al termine di una strada senza uscita, quindi senza traffico, ma a soli 200m dalla strada principale, a vista del Koko Crater (quello che si vede sempre in Hawaii Five-O, foto a dsx) fermata bus ed enorme Safeway (supermercato alimentare dove si trova di tutto, da prodotti italiani originali, formaggi di tutta Europa, olive greche, spezie orientali, vini australiani, argentini, cileni, ma anche italiani e francesi). 
Trasporti: l’abbonamento mensile (mese solare) costava appena 40$ (oggi 60), valido per bus regolari ed Express sull'intera isola, e considerate che le linee sono tante, le corse frequenti, per le tratte principali i bus circolano anche in piena notte, si può raggiungere quasi ogni punto di Oahu (circa 50km da nord a sud e altrettanti da est a ovest) e, infine, davanti ad ogni mezzo ci sono due portabici ad uso gratuito. 
Cibo: si può mangiare non troppo male ed abbondantemente (porzioni americane, ma non per forza cibo gringo) nei food court o piccoli locali etnici o bio per meno di 10$, ancora più economica Chinatown con un numero spropositato di locali non solo cinesi, ma anche vietnamiti, laotiani, filippini, giapponesi, ... gli asiatici costituiscono il 38% della popolazione dell’isola, quindi è facile trovare piatti originali e non per turisti. Con un pasto fuori e uno a casa, oltre alla prima colazione, si riesce a non spendere molto.
Svago: cinema buoni e relativamente economici (anche matinée a 2$), Museo del Cinema a 5 e Teatro del Museo Doris Duke 8 (qui si organizzano interessanti rassegne con continuità). Spiagge libere quasi dovunque e, per i camminatori come me, possibilità di aggregarsi a vari gruppi escursionistici gratis o per pochi dollari. Tante altre opportunità gratuite o quasi, per lo più all’aperto. Quanto migliore è il vostro inglese, tante più opportunità avrete di socializzare e partecipare a riunioni, conferenze, corsi e programmi di volontariato. In quest’ultimo campo scelsi gli Honolulu Botanical Gardens (sono 5, a differente indirizzo) e produssi le nuove mappe, molto apprezzate, per due di essi (un mese dopo essere rientrato, mi inviarono un riconoscimento ufficiale, io sono quello in basso a sx). 
Se si riesce a comunicare bene, la partecipazione a qualunque di queste attività (passeggiate, corsi, volontariato) facilita i rapporti con la comunità locale, si conoscono persone interessanti, si migliora il proprio vocabolario e, a meno di non essere asociali o eccessivamente timidi e introversi, ci si diverte.
In conclusione, per chi ha disponibilità di tempo un soggiorno alle Hawaii non è irrealizzabile e può essere molto gratificante se si sta lontano dai turisti ed in particolare quelli che parlano la vostra lingua ... full immersion. In 5 mesi ho scambiato solo poche parole in italiano con una signora (che però viveva in California ) ad uno dei frequenti party che si organizzano dopo le escursioni, ma immediatamente tornammo all’inglese.

Questo video è stato l’ultimo “richiamo” ... singolare scherzo della Natura creato dalla lava del Kilauea (Big Island), un vulcano che ha fatto fare tante pessime figure ai vulcanologi più esperti per decenni hanno affermato che la sua eruzione non sarebbe durata ancora per molto, eppure va avanti ininterrottamente da oltre 33 (proprio trentatré) anni avendo avuto inizio il 3 gennaio 1983.

lunedì 1 agosto 2016

Camminare d'estate fa bene, ma con spirito "epicureo"

Quando fa caldo i saggi camminatori che non vogliono rimanere del tutto a riposo e neanche desiderano soffrire lungo salite assolate con un caldo torrido hanno comunque varie possibilità di muovere le gambe. 
Fornisco alcuni banali consigli che mi permetto di dare da navigato Escursionista Epicureo (FREE - Free Ramblers, Escursioniti Epicurei, notate i contenuti del logo ...). Seguendoli, e senza soffrire eccessivamente, si arriva all’autunno senza essere completamente fuori forma e troppo sovrappeso. 
  • portarsi in quota e vagare per boschi 
  • prediligere i versanti settentrionali
  • ridurre le distanze e sfruttare le prime ore del mattino (le temperature salgono drasticamente solo 3 o 4 ore dopo il sorgere del sole) 
  • in alternativa vanno bene anche quelle serali anche se in questo caso ce ne sono solo un paio utili e comunque farà più caldo del mattino
  • non disdegnare le notturne, spesso al chiar di luna, che di tanto in tanto vengono proposte
  • pianificare percorsi preferibilmente ombreggiati e con poche salite ripide 
  • per i circuiti prevedere di superare il grosso del dislivello in salita usufruendo di trasporti pubblici o cortesi accompagnamenti e tornare al punto di partenza a piedi.
A chi si trova in Penisola Sorrentina suggerisco di partecipare a due facili e piacevoli passeggiate di tardo pomeriggio lunghe meno di 5km: una ad anello (con circa 200m di salita, ma per lo più all’ombra di un frondoso castagneto) e l’altra lineare (praticamente tutta in discesa, la salita si può fare comodamente in bus). A queste proposte aggiungo l’annuncio di una MaraTrail (escursione ben più impegnativa, ma di grande soddisfazione) che si terrà domenica 11 settembre con partenza da Pogerola (Amalfi). I dettagli (ritrovo, orari, punti acqua e di ristoro, ecc.) saranno resi noti a breve così come lunghezza e dislivello definitivi e cartina dell’itinerario ad anello di circa 25km con oltre 1.000 di dislivello.


Giro di Santa Croce, 1° compleanno, con 12 ore di anticipo.
Il 4 agosto 2015 partimmo dalla piazza di Termini alle 7 del mattino per la prima escursione "ufficiale" lungo questo spettacolare itinerario.
Il 3 agosto 2016, partiremo dallo stesso posto alle 19.00 in punto per percorrere vic. Le Selve e vic. Vuallariello fino al punto panoramico di Vetavole dove sarà offerto un piccolo aperitivo a base di vino e olive, offerto dalle associazioni A.N.U.U.Non Solo CarnevalePro Loco Due Golfi e Zenit AG che hanno promosso l'evento.
Per saperne di più leggi:
*** Breve cronaca del recupero della vicinale Le Selve ad opera di volontari appartenenti alle associazioni A.N.U.U., Non Solo Carnevale e Pro Loco Due Golfi e poi del Vuallariello (Comune di Massa Lubrense e A.N.U.U.)
*** guarda il video dell'escursione per mattinieri del 13 agosto, con incendio finale (sappi che comunque dopo appena un paio di mesi Monte Santa Croce era già di nuovo tutto verde!)
*** Guarda le foto di queste 6 escursioni del 2015:

Passeggiata Ruralecamminata inaugurale guidata del 5 agosto 2016
Nuovissimo itinerario fra Sant'Agata e Massa Vescovado passando per Priora (Sorrento), reso possibile a seguito della ripulitura della storica strada Acquacarbone, rimasta parzialmente impercorribile per molti anni.
Partenza dalla piazza di Sant'Agata alle ore 18.00, promossa dai Delegati all'Agricoltura dei Comuni di Massa Lubrense e Sorrento e dalle Pro Loco Massa Lubrense e Due Golfi.

Ulteriori informazioni presso le Pro Loco, ma prima potrebbe essere interessante leggere questo post con descrizione dettagliata dell'itinerario e/o guardare la video-guida fotografica.