martedì 16 agosto 2016

La Llorona, il più famoso fantasma messicano

A dire il vero il suo mito non si limita al solo Messico in quanto nei secoli si è propagato non solo in tutta l’America latina fino in Cile e Argentina, ma resiste ancora anche negli stati meridionali USA, fino alla metà del XIX secolo territori messicani.
Similmente alla maggior parte dei miti, l'origine de la Llorona (= piagnona) è sconosciuta e si perde nella notte dei tempi, ma i più sono comunque d’accordo a datarla in epoca precolombiana. Evidenza di ciò si trova nel fondamentale testo Historia general de las cosas de Nueva España (1540-1585, conosciuto anche come Codice Fiorentino) scritta da Fray Bernardino de Sahagún missionario francescano che si distinse per essere stato soprattutto a contato con gli indigeni, aver appreso il loro idioma e studiato la loro cultura.

Per comprendere l’importanza della sua opera basti pensare che per averla scritta è stato definito il primo antropologo moderno e che per la sue obiettive, precise e dettagliate descrizioni (nelle quali criticava non poco i modi della conquista spagnola) ne fu proibita la lettura e fu pubblicata solo nel 1829. Fra le pur numerose relazioni e cronache del '500, questa fu l’unica ad essere scritta in náhuatl e in spagnolo. Di conseguenza si può essere certi che la fonte sia più che autorevole e affidabile. Del resto anche tante leggende simili (probabilmente la stessa adattata a tempi e luoghi) sono connesse con la cultura indigena, più che con quella dei conquistadores spagnoli.
La versione più famosa, tuttavia, è legata alla capitale messicana, è strettamente connessa con la presenza degli spagnoli ed è anche precisamente ubicata. Nella zona del lago de Texcoco (oggi non esiste più, ma si trovava a meno di 2km a sud dello Zocalo, centro di Ciudad de Mexico) viveva una indigena (in alcune versioni meticcia, comunque non bianca) che aveva una relazione con uno spagnolo, dal quale ebbe tre figli che crebbe amorevolmente. Dopo un certo tempo cominciò a fare pressioni sull’uomo chiedendogli di sposarla e riconoscere i figli anche perché all’epoca poter dimostrare di avere anche solo una piccola percentuale di sangue europeo era fondamentale (vedi post sulle caste).
Lei insisteva e lui rimandava fin quando fu chiaro che non l’avrebbe mai sposata. A questo punto le divergenze fra le varie versioni diventano più rilevanti di quella alla quale ho già accennato in merito al fatto che non fosse spagnola e al numero di figli che varia da uno a tre. In alcune si sostiene che vide per caso l’uomo in carrozza con un dama spagnola, in altre che addirittura egli si sposò, in ogni modo il risultato fu che in un momento di follia derivante dall’affronto subito, dalla delusione di aver perso il suo uomo, dall’essere stata disprezzata, gettò i figli nel lago (o in un fiume, rare versioni dicono che li pugnalò) o li affogò deliberatamente e subito dopo si suicidò gettandovisi anche lei.
   
Ma anche il suo gesto ha dato luogo a diverse interpretazioni,spesso capziose, con significati molto diversi . Volle essere una rivincita nei confronti dell’amante (cha amava i figli, ma non la degnava di uno sguardo), una punizione autoinflitta per la vergogna essersi lasciata corrompere da un invasore, o una vendetta contro i figli “bastardi” nei quali a quel punto riconosceva l’uomo che l’aveva sedotta e abbandonata? Di qui a far diventare la legenda un fatto razziale il passo è breve e quindi in tanti hanno tirato addirittura in ballo la famosa Malinche (divenuta Doña Marina dopo essere stata battezzata), la donna che durante buona parte della Conquista fu interprete, consigliera e amante di Hernán Cortés. Per il curioso metodo di traduzione la Malinche (che parlava nahuatl, sua lingua natia, e maya essendo stata schiava in Yucatàn) era affiancata da un naufrago spagnolo che aveva appreso il maya. Quindi ciò che diceva Cortés veniva tradotto in maya e Doña Marina lo traduceva in nahuatl ... e viceversa. Questo lavoro fu fondamentale sia per dettare le condizioni di resa, sia per stringere alleanze con i nemici degli aztechi e quindi per la conquista dell'attuale MessicoL’aggettivo malinchista è tutt’oggi usato in termini dispregiativi riferendosi agli esterofili, a coloro che apprezzano gli stranieri e le altre culture disdegnando la propria.

   
Qualunque siano state le motivazioni dei suoi tragici gesti, da quel momento la Llorona cominciò a vagare nella notte, piangendo disperatamente e gridando “dove sono i miei figli?”. Si dice che ancora oggi in alcune areesi sentano i suoi lamenti e il suo pianto a dirotto, e chi sostiene di averla vista la descrive come una donna completamente vestita di bianco, con un velo che le copre i lineamenti, ma anche in questo esistono numerose versioni contrastanti. Si sa che le superstizioni in determinate culture possono avere gravi conseguenze e addirittura per un certo periodo, essendosi sparsa la voce della sua presenza, fu istituito un coprifuoco ufficiale fra le 23 e le 5 del mattino successivo.
In conclusione i punti fermi sono: i figli illegittimi, l’abbandono, l’uccisione dei figli, il suicidio, questi ultimi due eventi legati all’acqua.
La Llorona viene spesso anche associata a varie dee azteche come la Chocacíhuatl, ai cihuateteos e più recentemente a las Catrinas (foto sopra), emblemi della popolare festa messicana del Día de Muertos. Il nome fu creato dal muralista Diego Rivera (marito di Frida Kahlo) che ne inserì una a grandezza naturale addirittura nella sua famosissima opera Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central, ponendola proprio al centro, con l’artista stesso (bambino) al suo lato e Frida dietro di loro. (foto in basso a sx)
   
Sulla base della leggenda della Llorona sono stati prodotti almeno una decina di film (il primo nel 1933, poster sopra a dx), telefilm e varie canzoni, fra le quali quella resa famosa dalla mitica Chavela Vargas, inserita anche nel film Frida (di Julie Taymor, 2002, 2 Oscar + 4 Nomination).
Su questi vari argomenti, in un modo o nell’altro tutti connessi fra loro, potrei continuare a discettare all’infinito, ma penso sia meglio che per il momento mi fermi qui.

sabato 13 agosto 2016

Discettazioni Erranti, primo triennio

Tre anni fa aprivo queste pagine rendendo note le mie intenzioni, illustrando le mia “ambizioni” e chiarendo il significato del nome, non certo casuale. (primo post, 13 agosto 2013)

I numeri non sono eccezionali, ma in lenta e costante ascesa sia per quanto riguarda di visualizzazioni che per followers e quindi, considerato che di certo non pretendevo né pretendo di diventare un famoso blogger, posso ritenermi del tutto soddisfatto.
Un altro dubbio che avevo all’inizio era quello circa la possibilità di avere un certo numero di lettori senza dichiarare un argomento principale, specifico ed esplicitato nel titolo. Un blog dedicato a sole ricette, o viaggi, o escursionismo potrebbe avere avuto un maggiore impatto, ma sarei stato costretto a scrivere di cose sempre simili, con un vocabolario limitato e sarei presto giunto al limite della saturazione.
Al contrario, mantenendo fede a quanto anticipato nel post di apertura
“chi avrà il tempo e la voglia di tornare in questo blog …. non potrà mai sapere cosa aspettarsi”.  
ho potuto spaziare in un vasto ventaglio di soggetti, ho innescato qualche polemica, ho fatto un po’ il reporter, ho proposto itinerari e ricette (sia etniche internazionali, che tradizionali meridionali, ma anche alcune create da me) mi sono addentrato in discorsi da cinefilo (pur sapendo di scrivere per pochi)  in parole povere mi sono divertito molto di più, il che era in ìl mio obiettivo principale tanto non devo vendere niente, non devo convincere nessuno e non mi devo candidare in nessuna elezione.
Le aride, eppure interessanti statistiche, evidenziano che i post più visualizzati sono stati quelli relativi al argomenti di interesse locale, soprattutto ambiente ed escursionismo. Alcuni su Punta della Campanella hanno superato le 2000 letture, ma già pochi mesi dopo l’apertura del blog questo Sentiero delle Sirenuse: imprecisioni, esagerazioni, fantasie e .... insinuazioni contò oltre 500 visite dirette.
Tutto ciò è ovvio se si considera che le prime decine di follower erano quasi tutti conoscenti o comunque mi conoscevano per le mie attività escursionistiche, cartine online e siti. Nell’ultimo anno, invece, la stragrande maggioranza dei nuovi follower non hanno niente a che vedere con escursionismo e penisola sorrentino-amalfitana e risiedono in diverse regioni italiane ma anche nelle più disparate parti del mondo (l’ultima, la 144ima risiede in Venezuela).
Parallelamente a Discettazioni Erranti, ho riorganizzato anche i miei account Google+ dividendo foto, recensioni cinematografiche, video, ricette e ricordi di viaggio in varie raccolte di volta in volta linkate ai post e, al contrario, condividendo in esse i post del blog pertinenti per argomento.
Per chi non le conoscesse e per semplicità ecco i link alle raccolte nelle quali troverete tutti i post relativi ai relativi ai cari titoli:

Volendo mantenere lo “stile” di questo primo triennio, sappiate che:
  • almeno fino a fine anno continuerò con il mio progetto cinefilo mirando ai 366 film nel 2016, forse continuerò nel 2017
  • da fine ottobre spero di riprendere le escursioni sul Teide, così come gli assaggi di cucina internazionale
  • appena rinfresca pubblicherò post relativi all’escursionismo con maggior frequenza, ma già dai prossimi giorni aspettatevi nuove battute fotografiche

mercoledì 10 agosto 2016

Sempre alla moda, meglio se all'avanguardia

Volendo usare un eufemismo, direi che non sono molto coinvolto dalle mode, né dagli atteggiamenti e linguaggi in voga, eppure posso affermare di essere abbastanza attento al loro nascere, propagarsi, evolversi e, nella maggior pare dei casi, scomparire. 
Pertanto, per i miei prossimi viaggi, non penso di vestirmi come il giovanotto nella foto a sinistra (anticipazione moda uomo 2017).
Un interrogativo al quale non riesco a dare risposta (ma sembra che nessuno ne fornisca una certa e definitiva) è questa: fin a quale momento ci si lascia attrarre per apparire all’avanguardia, migliore degli altri, e di conseguenza a che punto si comincia a seguire il flusso più o meno passivamente solo per omologarsi e non sentirsi diversi, esclusi?
In un certo senso è come passare dall’esibizionismo alla mimetizzazione ... qual è il punto di svolta?
Come distinguere quelli che corrono subito ai ripari per non trovarsi indietro e quelli che per vari motivi (in primis luogo di residenza) si aggregano tardi, ma fra i primi nel loro ambiente?
  
Andando a ritroso, chi non ricorda cambiamenti drastici e frequenti, spesso in assoluto contrasto con soluzioni immediatamente precedenti? E che dire di oggetti cult, irrinunciabili? Jeans attillati, a zampa d’elefante, stracciati, bucati, a vita bassa, a vita bassissima con cavallo fra le ginocchia; minigonne, maxi-gonne, hot pants, pantacollant; palestrati, magrissimi, depilati, capelloni, capelli ricci, capelli lisci, codino, creste punk, trecce e treccine; stivali, stivaletti, mocassini, zatteroni, sandali, polacchine (famose le Clarks), Superga, All Star, scarpe a punta, tacchi a spillo, zeppe, ballerine; e poi piercing, tatuaggi, orecchini, collanine e braccialetti, sciarpe, scialli, kefiah, cappelli, eskimo, loden, bomber, k-way, zainetti Invicta, Swatch (20 milioni di pezzi venduti in 3 anni), Walkman, Tamagotchi e si potrebbe continuare all’infinito. Molti sono assolutamente scomparsi, qualcuno è ritornato a distanza di anni, pochi hanno avuto vita relativamente lunga.
  
In un mondo “normale”, con una parvenza di logica, si dovrebbe cambiare per il meglio, tendere alla comodità e alla salute, al proprio miglioramento in genere (incluso quello culturale, che vedo sempre più trascurato), eppure la maggior parte delle tendenze del momento sono in contrasto con tutto ciò.
Come mai lo stile precedente è sempre sbagliato? E’ possibile che ogni anno vadano di moda colori diversi e che molti riescano anche a fornirne motivazioni secondo loro valide e fondate? Tutto il passato è da buttare o, almeno, da rinnegare?
Non penso di affermare niente di nuovo avanzando il sospetto (altro eufemismo) che tutto è indirizzato a far mettere da parte il vecchio, anche se ancora valido o utile, e a spingere a spendere su nuovi articoli.
Incredibilmente i “pionieri”, quelli che vogliono essere sempre i primi, all’avanguardia, pagano cifre relativamente astronomiche per accaparrarsi le nuove uscite ... spesso oggetti non più utili di quelli dei quali erano già in possesso e pur sapendo che dopo qualche mese costeranno giusto la metà. Che senso ha?
Capisco che si possa essere soddisfatti di essere al centro dell’attenzione per qualcosa di originale e/o nuovo (anche se non positivo) o di non essere additati e presi in giro come “arretrati”,  ma a meno che non si tratti di qualcosa di necessario derivante da innovazioni o che siano le uniche possibilità offerte dal mercato o dalla società spero che ognuno si renda conto di essere quotidianamente raggirato e turlupinato dal mercato, mezzi di comunicazione, pubblicità.

sabato 6 agosto 2016

Abuso di ma, eppure, tuttavia, anche se, ciò nonostante,... difetto o pregio?

Ogni abuso dovrebbe essere negativo, proprio in quanto eccessivo, eppure nel caso proposto nel titolo può evidenziare qualità positive. Mi spiego meglio: scrivendo un post come questo o nel corso di una discussione nella quale voglia esporre punti di vista, valutazioni, preferenze e via discorrendo, spesso mi accorgo che molte frasi contengono proposizioni coordinate avversative che, come chiaramente spiegato nelle pagine della  Grammatica italiana” della Treccani
esprimono un fatto o una situazione in contrasto con quanto viene detto nella proposizione principale o con quanto ci si aspetterebbe in base a quello che si afferma nella principale e vengono introdotte da ma, però, tuttavia, mentre, eppure, ... (Es.: Giovanni è bassino, ma gioca bene a basket).
Varie volte mi soffermo a valutare se non stia esagerando con questo tipo di continuo contrasto, ma nella maggior parte dei casi non vedo alternative. 
Infatti, sono abituato a guardare le cose da numerosi punti di vista ed è ovvio che le conseguenti considerazioni difficilmente possono essere assolutamente congruenti, tutte positive o tutte negative, e pertanto inserisco in una stessa frase aspetti contrastanti. A mio parere ciò non evidenzia indecisione, idee poco chiare o una volontà di non dare giudizi chiari, bensì mette in mostra la mia attenzione per i più disparati aspetti di una questione.
Questa abitudine all’analisi prima di effettuare scelte o prendere decisioni risale a tanti anni fa, forse influenzata anche dai miei studi scientifici, ma si è definitivamente radicata da quando, circa 25 anni fa, mi avvicinai all’orientamento (sport). Nell’orienteering (nome internazionale) i partecipanti ad una gara devono raggiungere una serie di posti di controllo scegliendo, in tempi brevissimi, l’itinerario da seguire, spesso senza avere alcuna possibilità di seguire alcun sentiero. Solo guardando la dettagliata cartina, fornita solo dopo la partenza, si devono analizzare tutti i particolari riportati in mappa, visualizzare mentalmente il territorio, elaborare un progetto e infine metterlo in pratica (cosa non sempre semplice). L’orientista si trova quindi a comparare varie scelte di percorso, ognuna delle quali avrà pro e contro da valutare in termini di tempo:
  • più breve, ma con più salita,
  • in piano, ma difficile da seguire,
  • facile lungo sentieri, ma maggior distanza
  • brevissima, ma lentissima attraversando vegetazione fitta

Penso che questo esempio / divagazione sportiva (notate quanta differenza c'è fra le scelte di percorso di 8 atleti Elite) sia abbastanza calzante per ribadire che molto raramente, praticamente mai, tutti gli aspetti considerati prima di prendere decisioni convergono in un’unica soluzione, rendendola inevitabile. 
Nella maggior parte dei casi i due principali elementi contrastanti non sono misurabili o, nel caso lo fossero, non con la stessa unità di misura. Per esempio distanze e tempi, pesi e età, energia e temperatura possono essere numericamente determinati ma come convertirli in modo da poterli raffrontare.
A questo punto diventano fondamentali le valutazioni personali in quanto ognuno di noi ha le sue preferenze ed attribuisce, spesso inconsciamente, dei “coefficienti” soggettivi a ciascun elemento.
Questo è il mio “problema” ... mi piace analizzare quanti più aspetti possibile, ma in un tempo determinato. Per ogni pro, vado a cercare le possibili ricadute negative e, al contrario, per ogni contro tento di individuare conseguenze positive. Vedo il mio abuso di avversative semplicemente come una conseguenza del mio interesse (che a qualcuno può sembrare eccessivo) per i vari argomenti trattati, della mia passione per le analisi dettagliate, per quanto me lo consentono le mie conoscenze.

In fin dei conti, penso che non sia un difetto ma neanche un vero e proprio pregio e, visto che mi trovo a mio agio a comunicare in questo modo (e mi piace), continuerò a discettare, recensire, raccontare e polemizzare così.

mercoledì 3 agosto 2016

Hawaii, non solo spiagge e surf

Come spesso accade a chi nota certe coincidenze, in poche ore vari avvenimenti/notizie sono stati legati ad un unico luogo non citato tanto di frequente, in questo caso alle Hawaii, e quindi mi hanno riportato indietro nel tempo di una decina di anni. Sono così ci sono tornato, purtroppo solo con il pensiero, e ho deciso di condividere una panoramica generale di quei mesi a cavallo fra il 2007 ed il 2008, per documentare come si possa riuscire a vivere (bene) in un posto considerato carissimo e inaccessibile ai più. Esperienze simili di svernamento in un sol luogo, in una stessa casa, avendo a che fare quasi esclusivamente con il locali, sono state uno standard nell’ultima decina di anni, dopo oltre 30 anni di viaggi itineranti in giro per il mondo, ma di queste differenti interpretazioni del viaggiare scriverò in una prossima occasione.
Penso sia importante chiarire che il toponimo Hawaii indica sia l’intero arcipelago che l’isola maggiore (conosciuta anche come Big Island), ma è sull’isola di Oahu che si trova la capitale di questo 50° e più recente stato USA: Honolulu. Qui i più sostano pochi giorni o solo poche ore (passando il tempo fra la famosa spiaggia di Waikiki, Pearl Harbour e altri siti turistici) prima di volare verso altre isole, soprattutto Maui. Evitate le suddette aree vi troverete in una città di medie dimensioni (circa 400.000 abitanti, area metropolitana meno di 1mln) perfettamente organizzata, che gode di ottimo clima (d’inverno le minime non scendono sotto i 18° e d’estate non raggiungono i 32°, vedi grafico in basso), piena di verde, considerata una delle più sicure degli Stati Uniti (e i crimini come al solito sono concentrati nelle zone frequentate dai turisti) e, dulcis in fundo, non così cara come molti pensano ... basta sapersi organizzare.
Certamente non è pensabile vivere bene e tranquillamente con poche decine di euro come, per esempio, in Thailandia, ma non è neanche vero che ci vogliano centinaia di euro al giorno. Le cifre che mi accingo a riportare sono quelle di allora (in dollari, oltretutto per mia fortuna all’epoca il cambio fluttuava fra 1,45 e 1,50) e i prezzi sono certamente aumentati ma penso sia interessante avere un’idea di cosa si possa fare, a quali costi. Conditio sine qua non è quella di sapersi destreggiare con l’inglese.
Comincio con il viaggio, allora pagai circa 1.000 euro con la British, ma oggi (in determinati periodi) si riesce a raggiungere le Hawaii anche con soli 800 euro, con compagnie affidabili come Lufthansa o KLM, poco se si considerano le circa 20 ore di volo nette.
Alloggio: scordatevi degli alberghi e anche dei B&B, puntate piuttosto a condividere un appartamento, prassi comunissima negli USA, in quanto ermandosi vari mesi i prezzi sono accessibilissimi. Durante l’ultimo mese prima di partire controllai quasi ogni giorno craiglist.com (sul quale c’è di tutto e di più, filtrato per settori, stati e città) e tutt’oggi in “rooms & shares” troverete una notevole quantità di offerte fra i 500 e gli 800$, prezzi che variano a seconda della zona e se includono i consumi, internet, uso cucina e via discorrendo. Tre giorni prima di volare alle Hawaii, inviai 6 email richiedendo un appuntamento per visitare la casa, in tre mi risposero, la prima mi piacque e ci rimasi per 5 mesi. Inclusi i consumi spesi fra i 700 e i 750$/mese (allora =500 euro) per soggiornare in una casa abbastanza moderna con 4 stanze da letto e due bagni, cucina attrezzatissima con due frigoriferi enormi (freezer, icemaker, potabilizzatore), lavatrice, asciugatrice, salone, tv e internet in ogni camera, spazio esterno con parte coperta, prato e ... piscina.
   
La casa si trovava ad Hawaii Kai, zona residenziale a est del centro, al termine di una strada senza uscita, quindi senza traffico, ma a soli 200m dalla strada principale, a vista del Koko Crater (quello che si vede sempre in Hawaii Five-O, foto a dsx) fermata bus ed enorme Safeway (supermercato alimentare dove si trova di tutto, da prodotti italiani originali, formaggi di tutta Europa, olive greche, spezie orientali, vini australiani, argentini, cileni, ma anche italiani e francesi). 
Trasporti: l’abbonamento mensile (mese solare) costava appena 40$ (oggi 60), valido per bus regolari ed Express sull'intera isola, e considerate che le linee sono tante, le corse frequenti, per le tratte principali i bus circolano anche in piena notte, si può raggiungere quasi ogni punto di Oahu (circa 50km da nord a sud e altrettanti da est a ovest) e, infine, davanti ad ogni mezzo ci sono due portabici ad uso gratuito. 
Cibo: si può mangiare non troppo male ed abbondantemente (porzioni americane, ma non per forza cibo gringo) nei food court o piccoli locali etnici o bio per meno di 10$, ancora più economica Chinatown con un numero spropositato di locali non solo cinesi, ma anche vietnamiti, laotiani, filippini, giapponesi, ... gli asiatici costituiscono il 38% della popolazione dell’isola, quindi è facile trovare piatti originali e non per turisti. Con un pasto fuori e uno a casa, oltre alla prima colazione, si riesce a non spendere molto.
Svago: cinema buoni e relativamente economici (anche matinée a 2$), Museo del Cinema a 5 e Teatro del Museo Doris Duke 8 (qui si organizzano interessanti rassegne con continuità). Spiagge libere quasi dovunque e, per i camminatori come me, possibilità di aggregarsi a vari gruppi escursionistici gratis o per pochi dollari. Tante altre opportunità gratuite o quasi, per lo più all’aperto. Quanto migliore è il vostro inglese, tante più opportunità avrete di socializzare e partecipare a riunioni, conferenze, corsi e programmi di volontariato. In quest’ultimo campo scelsi gli Honolulu Botanical Gardens (sono 5, a differente indirizzo) e produssi le nuove mappe, molto apprezzate, per due di essi (un mese dopo essere rientrato, mi inviarono un riconoscimento ufficiale, io sono quello in basso a sx). 
Se si riesce a comunicare bene, la partecipazione a qualunque di queste attività (passeggiate, corsi, volontariato) facilita i rapporti con la comunità locale, si conoscono persone interessanti, si migliora il proprio vocabolario e, a meno di non essere asociali o eccessivamente timidi e introversi, ci si diverte.
In conclusione, per chi ha disponibilità di tempo un soggiorno alle Hawaii non è irrealizzabile e può essere molto gratificante se si sta lontano dai turisti ed in particolare quelli che parlano la vostra lingua ... full immersion. In 5 mesi ho scambiato solo poche parole in italiano con una signora (che però viveva in California ) ad uno dei frequenti party che si organizzano dopo le escursioni, ma immediatamente tornammo all’inglese.

Questo video è stato l’ultimo “richiamo” ... singolare scherzo della Natura creato dalla lava del Kilauea (Big Island), un vulcano che ha fatto fare tante pessime figure ai vulcanologi più esperti per decenni hanno affermato che la sua eruzione non sarebbe durata ancora per molto, eppure va avanti ininterrottamente da oltre 33 (proprio trentatré) anni avendo avuto inizio il 3 gennaio 1983.

lunedì 1 agosto 2016

Camminare d'estate fa bene, ma con spirito "epicureo"

Quando fa caldo i saggi camminatori che non vogliono rimanere del tutto a riposo e neanche desiderano soffrire lungo salite assolate con un caldo torrido hanno comunque varie possibilità di muovere le gambe. 
Fornisco alcuni banali consigli che mi permetto di dare da navigato Escursionista Epicureo (FREE - Free Ramblers, Escursioniti Epicurei, notate i contenuti del logo ...). Seguendoli, e senza soffrire eccessivamente, si arriva all’autunno senza essere completamente fuori forma e troppo sovrappeso. 
  • portarsi in quota e vagare per boschi 
  • prediligere i versanti settentrionali
  • ridurre le distanze e sfruttare le prime ore del mattino (le temperature salgono drasticamente solo 3 o 4 ore dopo il sorgere del sole) 
  • in alternativa vanno bene anche quelle serali anche se in questo caso ce ne sono solo un paio utili e comunque farà più caldo del mattino
  • non disdegnare le notturne, spesso al chiar di luna, che di tanto in tanto vengono proposte
  • pianificare percorsi preferibilmente ombreggiati e con poche salite ripide 
  • per i circuiti prevedere di superare il grosso del dislivello in salita usufruendo di trasporti pubblici o cortesi accompagnamenti e tornare al punto di partenza a piedi.
A chi si trova in Penisola Sorrentina suggerisco di partecipare a due facili e piacevoli passeggiate di tardo pomeriggio lunghe meno di 5km: una ad anello (con circa 200m di salita, ma per lo più all’ombra di un frondoso castagneto) e l’altra lineare (praticamente tutta in discesa, la salita si può fare comodamente in bus). A queste proposte aggiungo l’annuncio di una MaraTrail (escursione ben più impegnativa, ma di grande soddisfazione) che si terrà domenica 11 settembre con partenza da Pogerola (Amalfi). I dettagli (ritrovo, orari, punti acqua e di ristoro, ecc.) saranno resi noti a breve così come lunghezza e dislivello definitivi e cartina dell’itinerario ad anello di circa 25km con oltre 1.000 di dislivello.


Giro di Santa Croce, 1° compleanno, con 12 ore di anticipo.
Il 4 agosto 2015 partimmo dalla piazza di Termini alle 7 del mattino per la prima escursione "ufficiale" lungo questo spettacolare itinerario.
Il 3 agosto 2016, partiremo dallo stesso posto alle 19.00 in punto per percorrere vic. Le Selve e vic. Vuallariello fino al punto panoramico di Vetavole dove sarà offerto un piccolo aperitivo a base di vino e olive, offerto dalle associazioni A.N.U.U.Non Solo CarnevalePro Loco Due Golfi e Zenit AG che hanno promosso l'evento.
Per saperne di più leggi:
*** Breve cronaca del recupero della vicinale Le Selve ad opera di volontari appartenenti alle associazioni A.N.U.U., Non Solo Carnevale e Pro Loco Due Golfi e poi del Vuallariello (Comune di Massa Lubrense e A.N.U.U.)
*** guarda il video dell'escursione per mattinieri del 13 agosto, con incendio finale (sappi che comunque dopo appena un paio di mesi Monte Santa Croce era già di nuovo tutto verde!)
*** Guarda le foto di queste 6 escursioni del 2015:

Passeggiata Ruralecamminata inaugurale guidata del 5 agosto 2016
Nuovissimo itinerario fra Sant'Agata e Massa Vescovado passando per Priora (Sorrento), reso possibile a seguito della ripulitura della storica strada Acquacarbone, rimasta parzialmente impercorribile per molti anni.
Partenza dalla piazza di Sant'Agata alle ore 18.00, promossa dai Delegati all'Agricoltura dei Comuni di Massa Lubrense e Sorrento e dalle Pro Loco Massa Lubrense e Due Golfi.

Ulteriori informazioni presso le Pro Loco, ma prima potrebbe essere interessante leggere questo post con descrizione dettagliata dell'itinerario e/o guardare la video-guida fotografica.

sabato 30 luglio 2016

Che bello dedicarsi all’“ortaggio”!

Mi spiego, uso questo termine similmente a giardinaggio in quanto mi sembra una cosa logica e trovo che sia il modo più conciso per riferirsi alle operazioni che si eseguono in un orto, in particolar modo di tipo amatoriale. Se occuparsi del giardino (spesso solo fiori) si dice giardinaggio, mi sembra assolutamente congruente usare il neologismo (?) ortaggio per indicare l’attività tesa a produrre qualche verdura.
Ovviamente si inizia avendo la fortuna di avere un po’ di spazio a disposizione, meglio se terreno, ma anche uno piccola area per coltivare in vaso può andare più che bene. Ci tengo a precisare che non ho assolutamente il pollice verde, neanche un mignolo per la verità, ma mi diverto a seguire la crescita delle piante facendo quanto le mie limitate capacità mi consentono.
   
Prediligo i prodotti facilmente conservabili (senza troppo sforzo) in modo da non essere obbligato a fare festa per un paio di settimane e basta, ma poterli consumare durante un più ampio lasso di tempo.  Conosco tante famiglie i cui membri si lamentano del mangiare sempre le stesse verdure di stagione tipo fagiolini, fagiolini, fagiolini, ... zucchine, zucchine, zucchine ...! Chi ha un piccolo orto spesso pianta una determinata varietà contemporaneamente ed è ovvio che la produzione sia concentrata in un breve periodo e, dopo tanto sforzo, non si deve buttare niente (e sono d’accordo).
Per i succitati motivi, mi sento di consigliare a quelli come me, che non disdegnano ortaggi freschi, sanno fare poco o niente, e vogliono mangiare cambiando ingredienti quanto più possibile di evitare verdure facilmente deperibili e che giungono a maturazione tutte insieme.
Ai molti che mi chiedono “Pomodori, ne hai messi?” spiego che ci ho rinunciato in partenza perché richiedono più cura ed una certa pratica, al contrario prediligo quelle specie “facili” che , dopo piantate, hanno solo bisogno di essere irrigate e infine raccolte. L’anno scorso, primo stagione di attività, mi limitai a fagioli (si seccano e conservano facilmente), cipolle (idem), broccoli, fave, cavoli e peperoni che però si sono rivelati i più difficili da coltivare, almeno per me.
Questa  primavera ho aumentato la quantità di fagioli, ci sto riprovando con i peperoni (che hanno bisogno di un po’ di cura in quanto sono fragili e in vari casi necessitano sostegno) e mi sto cimentando con le cocozze (zucche in italiano).
Queste ultime penso siano fra le piante che letteralmente crescono a vista d’occhio. Già tempo fa mi ero impegnato a misurare la crescita delle Cycas revoluta (piana ornamentale di origine asiatica) le cui nuove foglie che nascono tutte contemporaneamente in un ciuffo centrale e si allungano mediamente di oltre 10 centimetri al giorno (le foglie centrali della pianta nella foto sono lunghe fra i 120 e i 130cm e sono diventate così in una decina di giorni).
Tornando a questa mia prima esperienza con le cocozze, mi ha impressionato vedere i tralci  allungarsi ad una velocità direi impressionante e, prima che trovassi informazioni certe su come, dove, quando e quanto tagliarli sono diventati tanti lunghissimi (oltre 5 metri) ed hanno cominciato ad addentrarsi fra fagioli e peperoni. La piccola cocozza nella foto stamane aveva una circonferenza di 45cm, dieci giorni fa (foto in basso a sx) il tralcio non era ancora arrivato su quel muro! Meraviglie della Natura!
   
Infine, nella produzione propria di ortaggi c’è un altro importante valore aggiunto (oltre alla certezza della mancanza di veleni): hanno un miglior sapore. Certamente spesso è solo un fatto psicologico, però anche chi non ha l’orto ma frequenta la campagna può comprendere che la sensazione è simile a quella del mangiare la frutta presa dall’albero, in particolare se si è giovani e l’albero non è il proprio. Con un geniale ed adattissimo termine preso a prestito dalla pesca, in napoletano quest’attività si chiama uno sciavico o sciavichiello, da sciàbica, rete a strascico usata per la pesca da riva in acque poco profonde. (foto in basso)

Dovrebbe essere superfluo sottolineare che ritengo questo tipo di attività molto più soddisfacenti e gratificanti della caccia ai Pokemon, ma repetita juvant!

mercoledì 27 luglio 2016

Esperimento: paté di finocchietto (usando anche gli steli)

Desiderando utilizzare del finocchietto fresco in alcuni dei miei piatti “sperimentali” ed essendo la stagione ormai avanzata, ho pensato di tentare di produrre un paté usando anche gli steli non lignificati, ancora ampiamente disponibili. Ne ho quindi raccolto una quantità adeguata prediligendo le parti superiori di quelli più teneri e flessibili e alcuni nuovi getti laterali ed evitando, ovviamente, quelli che stavano già diventando legnosi.
Ho dato un bollo agli steli dopo averne eliminato i nodi ed averli tagliati a pezzetti di un paio di centimetri e solo pochi minuti prima di spegnere il fuoco ho aggiunto le cime più tenere con le poche foglioline.
Ho utilizzato pochissima acqua (teoricamente si potrebbero fare anche al vapore, ma ci vorrebbe molto più tempo) in modo da non disperdere odore e sapore, liquido che ho poi usato per ammorbidire il paté senza dover aggiungere troppo olio.
   

Dal mio punto di vista, per ottenere un buon paté si dovrà frullare il tutto aggiungendo certamente dell’olio (ma non troppo), qualche spicchio d’aglio, un po’ di acqua di cottura per regolare la densità, sale, peperoncino ed eventuali altri aromi a seconda dei propri gusti, ma non disdegnare olive nere, cipolle e via discorrendo.
Quelli che vorranno arrischiarsi a produrre questo paté (che molto probabilmente già esiste, ma non ne ho trovato traccia in rete se non per le sole foglie, ricette per lo più siciliane) a questo punto dovranno decidere come utilizzarlo. Io per ora l’ho provato in tre modi:
  • 1) con la pasta (lunga, linguine o vermicelli) soffriggendo qualche spicchio d’aglio tagliato a fettine in olio di oliva e aggiungendo poi il paté
  • 2) ancora con la pasta lunga, ma questa volta usando il paté a crudo, allungato e amalgamato con succo di limone e olio di oliva
  • 3) spalmato su crostini, bruschette o pane tostato

Risultati
nel primo caso se ne deve usare una discreta quantità poiché con la cottura, seppur breve, perde parte del suo aroma mentre per la seconda ricetta se ne può utilizzare di meno e mantiene meglio il sapore originale. Fra le due la mia preferenza va alla versione a crudo. Infine, messo su bruschetta o pane tostato se ne deve usare poco altrimenti il sapore può risultare troppo forte.
Ideato il 18 luglio 2016, nella stessa giornata sono andato a raccogliere il finocchietto e ho preparato il paté come sopra descritto. La sera stessa la versione calda è stata “sottoposta a commissione esaminatrice” nel corso si un pasta party che prevedeva anche linguine con pasta d’acciughe (anche questa fatta da me a partire da acciughe salate siciliane e arricchita con aglio e olive nere infornate) e vermicelli alla chiummenzana (ampiamente trattata in un paio di recenti post).
Le mie cavie umane hanno approvato all’istante e poi si sono svegliate vive e vegete pur avendo fatto ampio onore alle tre ricette arravogliando abbondantemente,  confermando così che niente era velenoso-letale, fatto del quale mi ero già assicurato in precedenza. Infatti il finocchietto (Foeniculum vulgare, finocchio selvatico), pianta erbacea spontanea della famiglia delle Apiaceae che cresce fino a 2 metri di altezza, è commestibile in ogni sua parte (steli, semi, foglie), ovviamente a meno di avere allergie specifiche.



In conclusione, passata la stagione adatta per la raccolta del finocchietto fresco (quando le foglioline sono ancora tenere) è ancora possibile fare un paté con gli steli, a patto che siano ancora verdi e succosi.

lunedì 25 luglio 2016

PASSEGGIATA RURALE (con video-guida fotografica"sperimentale")

Passeggiata rurale Sant'Agata - Priora - Massa Lubrense
Quelli che hanno letto i due precedenti post, già sapevano che stavo lavorando alla definizione del suddetto percorso del quale avevo già anticipato alcune informazioni e la la cartina. Adesso è completo di nome - Passeggiata rurale - e di specifica videoguida "sperimentale" consistente in una serie di oltre 150 foto che, passo dopo passo, illustrano l’ambiente nel quale si svolge questa originale escursione quasi “bucolica”. 
NB - Questa miniatura deCerriglio è la più significativa fra le 3 proposte in automatico da YouTube. La fonte, tuttavia, non si trova lungo il percorso, ma è raggiungibile con una breve deviazione, suggerita nel video. 
Le immagini che rappresentano bivi e incroci hanno in sovrimpressione l'indicazione del percorso da seguire e quelle panoramiche i nomi dei monti e isole raffigurate. Il video, una volta scaricato sul proprio smartphone o tablet, potrà quindi fungere da guida visuale facendolo avanzare un poco per volta.
   
Tornando al nome, l’ho scelto per sottolineare che non si tratta di un’altra escursione fra le essenze della macchia mediterranea (e con tanti saliscendi, imposti dalla conformazione del territorio), ma di una facile passeggiata in ambiente agreste che per le persone attente può diventare quasi un itinerario didattico. Infatti, nel percorrerlo si ha modo di vedere e apprezzare castagneti cedui per la produzione di pali da pergola, boschi misti di querce, carpini e lauri, erbacee e felci, fichi, noci e noccioli in quantità, vigneti sia a terra che in cima ai pergolati di copertura degli agrumeti, orti, alberi da frutta e, ovviamente, limoneti. 
   
Già scorrendo le immagini del video si nota che, insieme con tanto verde, si potranno apprezzare sentieri sterrati e stradine selciate che si sviluppano fra i classici muri e muretti di tufo, di pietra calcarea o di caratteristica arenaria.
La mia idea era proprio quella di proporre un percorso facile e fisicamente poco impegnativo, non in concorrenza con le quelli riservati ad escursionisti allenati bensì rivolto ad un’altra fascia di utenti anche se, chiaramente, gli amanti delle lunghe scarpinate potranno utilizzarlo proficuamente per portarsi in quota senza alcuno sforzo eccessivo (non ci sono tratti ripidi) e oltretutto godendo dei tanti tratti più o meno ombrosi. 
Non mancano certo i panorami su Capri e sulle altre isole del golfo di Napoli,
oltre che sul Vesuvio, Faito, Sant'Angelo a Tre Pizzi e via discorrendo
Pur essendo piacevole anche in salita, il mio suggerimento è quello di percorrerlo in discesa ed utilizzare il servizio di trasporto pubblico per salire, o risalire, comodamente a Sant’Agata senza doversi scomodare più di tanto.

Aggiungo un’ultima nota a riguardo del sottofondo musicale del video, costituito da due classiche canzoni napoletane in qualche modo correlate con il percorso la prima metà del quale si sviluppa in territorio sorrentino (dopo qualche centinaio di metri santagatesi) e il resto in quello di Massa Lubrense. Non volendo utilizzare l’onnipresente “Torna a Surriento” (tradotta e cantata in tutto il mondo) per la prima parte ho ripiegato sulla relativamente più moderna “Surriento d’’e ‘nnammurate” (Bonagura - Benedetto, 1950) che, oltretutto, mi piace di più. L’altra canzone l’ho scelta fra quelle di musicate su testo di Salvatore Di Giacomo (nella foto a sinistra) in quanto questi per oltre 20 anni, fino al 1930, trascorse regolarmente le sue estati a Sant’Agata dove, a settembre di ogni anno dal 2001, è ricordato con un Premio a lui intitolato. 
La mia preferenza è andata a “Serenata napoletana” (Di Giacomo - Costa, 1896). 
Entrambe sono interpretate da Sergio Bruni.

A breve è prevista una “inaugurazione ufficiale didattica” che sarà annunciata mediante i soliti canali ... tenetevi pronti!

domenica 24 luglio 2016

Cerriglio, una volta sorgente pietrificante, si può recuperare?

Questa nota fontana pubblica alimentata da sorgente perenne, utilizzata per secoli dai massesi (abitanti di Massa Lubrense, NA), in particolare dai residenti nel circondario (Rachione e Mortora), omonima della famosa - e malfamata - taverna napoletana frequentata dal Caravaggio, è destinata a rimanere in queste condizioni?
Non vi tedierò elencando tutte le ipotesi etimologiche avanzate anche da illustri letterati (fra i quali Basile, Celano, Croce, Doria) in quanto certamente, e logicamente, tutte tranne una - forse - sono errate e del resto le potrete trovare in rete. Piuttosto, e con maggior senso pratico, mi accingo a parlare della sorgente e lanciare una proposta.
Da vari anni ormai, probabilmente a seguito di chissà quali maldestri lavori a monte che hanno interrotto il flusso dell’acqua, nel caratteristico ninfeo nei pressi del centro di Massa Lubrense non scorre più una goccia d’acqua. 
Ai lati della protrundente massa calcarea resistono, seppur in cattive condizioni, due maschere in marmo dalla cui bocca una volta sgorgava fresca acqua.
   
La ovvia conseguenza è stata la sparizione dei muschi che coprivano il travertino (o tufo calcareo, che continuava a crescere lentamente, ma senza sosta) fra i quali c’era anche tanto delicato capelvenere (Adiantum capillus-veneris, una felce).
Rendendomi perfettamente conto che risalire alle cause della “sparizione” dell’acqua potrebbe essere difficile se non impossibile e che probabilmente richiederebbe tempi lunghi e spese forse ingenti (a meno che qualcuno “sappia” ... e parli) suggeriscono un’idea-palliativo: 
perché non riempire il bacino di raccolta e con una pompa sommersa mandare l’acqua in alto in circolo in modo che possa poi scorrere di nuovo nella vasca in tanti rigagnoli attraverso i muschi che in pochi anni cresceranno di nuovo? Riusciremo a vedere di nuovo così il Cerriglio?

I costi sarebbero identici a quelli di una qualunque altra fontana, un paio di metri cubi di acqua (da cambiare ogni tanto) ed un minimo di energia elettrica per far funzionare una pompa ad immersione di poche decine di euro.
Mi aspetto, e spero (non nel senso di uno sconfortante “aspetto e spero”), che qualche tecnico valuti la fattibilità di questo piccolissimo intervento che, al di là del valore intrinseco di memoria storica, sarebbe un abbellimento di un luogo che oggi non trasmette più le emozioni di una volta.
Certamente se si riuscisse a restaurare, o almeno rendere più presentabile anche il contorno, sarebbe una cosa fantastica, ma per adesso speriamo che al minimo torni a correre l'acqua.

Non ci andremo a bere, ma almeno potremo “farci gli occhi” e godere di nuovo del suono del continuo gorgoglio e stillicidio della fontana del Cerriglio.