lunedì 8 febbraio 2016

Ritorno a Lisbona, cronaca del primo week-end

Giorni abbastanza pieni e variati come mio solito e quindi, pur limitandomi alle parti per me più interessanti e probabilmente per gli altri meno note nn riuscirò ad essere breve. La Lisbona non turistica, che tuttora sopravvive ma si sta “restringendo” sempre più, mi ha sempre ricordato la Napoli di 40 anni fa, un po' malmessa, vicoli con palazzi malridotti se non in rovina, tanti piccoli esercizi "originali" con gestori e clienti socievoli e aperti alla chiacchiera, insomma tradizionale vita di quartiere.
Sabato una lunga passeggiata mi ha portato a riprendere contatto con tutta la zona orientale del centro, passando a monte del castello, al limite della Mouraria, rapido sguardo al mercato delle pulci (Feira da Ladra, ormai un fatto commerciale al 100%) e ritorno attraverso Alfama, l’altro famosissimo quartiere di LisbonaAnche questo, come tanti vecchi quartieri in qualunque città turistica in ogni parte del mondo, si sta riciclando, organizzando, ripulendo e ovviamente sta perdendo la sua originalità. 
Ho visto stranieri uscire da casette appena ristrutturate il che mi induce a pensare che ci siano un cumulo di stanze in affitto o addirittura che molti abbiano comprato e se lo hanno fatto qualche anno fa è stato a prezzi bassissimi. Per esempio guardate questo artista "immigrato" giapponese che dipinge con caffè e vino rosso in una vecchia bottega contornata di azulejos e sotto i classici panni stesi.
Si sono moltiplicati i locali che propongo serate di Fado (spesso a prezzi esorbitanti) servendo cibo internazionale e bisogna avere davvero buon fiuto per trovare qualche bettola per soli locali dove si esibiscono fadisti non professionisti, ma in un ambiente molto più piacevole e originale dove si potrà mangiare qualcosa di semplice, casomai solo dei pasteis de bacalhau e bere buon vinho da casa.
Avendo un appuntamento gastronomico da tutt’altra parte, mi sono limitato a cercare nella parte alta di Alfama un posto dove avrei potuto mangiare la domenica, quando la maggior parte dei piccoli locali chiudono. Nel pomeriggio ho inaugurato la mia serie di visite alla Cinemateca Portuguesa, una piccola perla per i cinefili come me. Ogni sabato propone un double bill (doppio spettacolo, come quello delle grindhouse amate da Tarantino), ma non proiettando B-movies bensì due ottimi fim d'epoca con biglietto unico che costa la bellezza di 2,15 euro in una ottima sala con poltrone in pelle!

L’altrieri era la volta di due musical "Gold Diggers of 1935" (Busby Berkeley, USA, 1935, vincitore di Oscar) e "Les Demoiselles de Rochefort" (Jacques Demi, Francia, 1966) con due pezzi da 90 americani, vale a dire Gene Kelly e George Chakiris che si guadagno il suo Oscar nel famoso West Side Story.
I film vengono ovviamente proiettati senza intervallo, ma fra l'uno e l'altro c'è una pausa di mezz'ora durante la quale si può profittare della caffetteria o cercare qualcosa di interessante nella libreria, entrambe al piano superiore.
A tutti i cinefili: se vi capita di passare per Lisbona, non dimenticate di controllare se nel programma della Cinemateca Portuguesa ci fosse qualcosa che vi interessa. Oltre ad alcuni classici che probabilmente avrete già visto, fra i 3 o 4 film al giorno, tranne la domenica (giorno di chiusura) sono certo che qualunque appassionato della settima arte troverà qualcosa di imperdibile.
La domenica mattina, come qualcuno avrà già visto da queste foto sono andato a caccia di soggetti girovagando di nuovo nel dedalo di stradine contorte collegate da escadinhas (scalette) di Alfama e quelle più larghe, disposte a griglia regolare, della BaixaSono partito con la precisa intenzione di fotografare le vecchie insegne dipinte su vetro, ceramica o metallo e disegni più elaborati su pannelli composti da più mattonelle e, come spesso accade, ho trovato meno di quanto sperato - oltre quello che avevo già adocchiato - ma varie altre cose interessanti e diverse dalle solite.
Segnalo in particolare l’ingresso di questo vecchio cinema conosciuto come Animatografo do Rossio. Di notizie precise in merito all’animatografo ne ho trovate poche, ma sembra assodato che si trattasse di un metodo di proiezione di immagini alternativo al cinema, mentre Rossio è il quartiere nel quale si trova. Il locale è sì ancora attivo e con il nome originale, ma funziona come cinema porno!!!

Sono poi andato nel piccolo ristorante che avevo adocchiato il giorno precedente al quale si accede attraverso un piccolissimo bar (riempito da banco e 2 tavolini) e poi percorrendo un corridoio (quasi un cunicolo) si giunge alla sala pranzo con i caratteristici minuscoli tavolini tutti affiancati e coperti da tovaglia di carta (sulla quale poi si scrive il conto, se necessario) dove si mangia gomito a gomito con i vicini.
Ho mangiato un classico bacalhau assado no forno, con patate bollite, qualche oliva e insalata, l’annaffiato con mezzo litro di vinho tinto (il quartino non lo prendono proprio in considerazione), ho conversato amabilmente con una coppia di simpatici giovani portoghesi e ho concluso con un caffè ... o conto? 7,50 euro!
Ero l’unico straniero, ai due ragazzi suddetti la signora che serviva ai tavoli ha portato direttamente la brocca da un litro di vino, di fronte a me c’era invece un signore che ha “allungato” il suo mezzo litro con gassosa (aggiunta a richiesta direttamente da una bottiglia di 2 litri, non si paga) e il resto della clientela era molto variegata e comprendeva anche qualche famiglia con nonna. Ambiente molto piacevole. Ci ritornerò in settimana. 

domenica 7 febbraio 2016

Intervallo e disturbi al cinema

In merito al primo argomento ci sono svariate opinioni e le abitudini cambiano da paese a paese, da cinema a cinema, da film a film.
Da buon cinefilo propendo per la tirata unica a prescindere dalla durata del film e questo vale anche per i più lunghi (intendo quelli molto lunghi) come Guerra e pace di Sergey Bondarchuk (poco più di 7 ore) che tuttavia in molti paesi venne distribuito in tre o addirittura quattro parti. Io ho assistito alla proiezione integrale alla Cineteca Mexico (senza intervallo!) e, oltre a non sembrare tanto lungo, francamente non vedo come lo si possa dividere in spezzoni senza diminuirne il valore. Ricordo che ci furono poche fughe momentanee (plausibilmente per buoni motivi) e solo un paio di "abbandoni" su quasi un centinaio di spettatori.
   
In Portogallo generalmente c'è un intervallo, spesso troppo lungo, mentre in altri paesi per i quali posso parlare per esperienza diretta come Spagna, Francia, Nuova Zelanda e Stati Uniti no.
Anche in Italia, anche se in patria vado poco al cinema, mi sembra che ci sia la tendenza alla proiezione continua, ma ricordo l'intervallo di quando ero piccolo durante il quale passava il venditore di gelati e altro - un classico era la “bomboniera” - ma il tutto veniva consumato in pochissimi minuti.
I tempi sono cambiati, all’ingresso quasi sempre c’è un banco bar che vende (spesso a prezzi da aeroporto ... eccessivi) soprattutto secchi di popcorn e secchielli di bibite annacquate con ghiaccio. Indipendentemente dall'intervallo (che interrompe il flusso delle immagini, ma si può occupare il tempo leggendo o facendo altro) quello che sopporto meno è la prima mezz'ora di film rovinata dal rumore dei sacchetti di plastica e dello sgranocchiamento di popcorn, pipocas, palomitas (sinonimi molto diversi in differenti idiomi, stranamente tutti iniziano con p).

Altro grande problema moderno sono i cellulari e smartphone anche se in effetti il problema sono tutti gli scostumati che rispondono a chiamate e conversano (raramente, per fortuna), non li spengono e, anche se li mantengono senza suoneria, continuano a controllare FB, Twitter e WhatsApp - e talvolta a comunicare - con lo schermo quanto più luminoso possibile sparando fasci di luce negli occhi di chi sta dietro di loro o ai lati.
   
Per non parlare di quelli che lasciano la suoneria a tutto volume e che ne fanno ascoltare l’intero motivo prima di trovare l’apparecchio o semplicemente di decidere se rispondere o meno.
Anche il giustissimo invito (da troppi disatteso) che in molte sale appare sullo schermo invitando al silenzio e a scollegare i vari apparati sembra un controsenso se lo stesso management "forza" gli spettatori a comprare enormi secchi (anche se non proprio delle dimensioni di questo a sinistra) di rumorosi popcorn, ma è noto che in particolare in alcuni paesi ricavano più con gli snack e bibite che con l’incasso visto che gran parte di esso va in altre tasche.
Non ci dovrebbe essere necessità di scomodare teorici del cinema per rendersi conto che una visione ideale presupporrebbe silenzio e buio assoluti (per il secondo, seppur potenzialmente utili e obbligatorie, anche le luci di emergenza danno un sacco di fastidio).
Inutile parlare degli spettatori rumorosi e altre scostumatezze ...
Tutto quanto detto mi spinge ad andare al cinema evitando i week-end e prediligendo spettacoli presumibilmente poco affollati, quando possibile. 

venerdì 5 febbraio 2016

Portogallo settentrionale: Porto, Guimarães e Braga

Essendo stato abbastanza fortunato con il tempo (ma non sarei arrivato fin qui se non avessi intravisto buone possibilità) sono riuscito ad effettuare le due escursioni a Braga e a Guimarães in due giornate calde relativamente alle medie invernali, asciutte e soleggiate, con un bel cielo terso. Dopo la parziale delusione di Porto, mi sono forse apparse ancora più piacevoli queste due cittadine a poco più di un'ora di treno (locale, puntuale, pulito e accogliente, solo 3,10 euro a tratta - pensate a come viaggiano i pendolari italiani).
Delle due Guimarães è più piccola, con il suo centro storico di dimensioni molto ridotte attraversato da stradine acciottolate e dominata dal Palacio de los Duques de Bragança (foto a sx) a sua volta poco più in basso del piccolo castello che sorge sulla sommità della collina(foto a dx), attualmente in ottime condizioni essendo giunti quasi al termine i lavori di restauro. La cittadina  è indissolubilmente legata ad eventi fondamentali della nascita della nazione e questo è il motivo per il quale sulle mura di una antica torre all’ingresso del centro storico si legge "Aqui nasceu Portugal", praticamente il motto della città.
   
La maggior parte del tempo di visita si passa fra la visita del castello e quella più approfondita del Palacio de los Duques de Bragança nel quale sono stati perfettamente restaurati tutti gli ambienti interni, arricchiti da arazzi, mobilio pezzi d'arte, armi e suppellettili varie, entrambi molto interessanti.
Al contrario, Braga è quasi una città, molto piacevole e organizzata, ampia area pedonale piena di giovani in quanto è sede della Universidade do Minho e tanti interessanti edifici, sia religiosi che civili, "sparsi" e non concentrati.
   

Fra questi se ne trovano alcuni in ottimo stato, di differenti epoche e spesso abbastanza singolari come questo della foto a destra, ufficialmente Palácio do Raio ma comunemente detto Casa do MexicanoPiù distante, a circa 5 km ma visibile dal centro, si vede il Santuario del Bom Jesus do Monte, con la sua inconfondibile scalinata. 
   

Nel mio tanto camminare a casaccio, anche stavolta ho trovato soggetti, certamente non segnalati su guide o in rete, interessanti o curiosi per le mie foto come per esempio il postino di Guimarães (nella foto a sinistra notate il perfetto abbigliamento con lo stemma del CTT sul giubbotto e sul polsino, logo presente anche sulla borsa laterale e sulla canna della bici elettrica) mentre a Braga ho trovato bambini vestiti con abiti tradizionali per il carnevale e la caffetteria mobile su Ape 50 al centro di Braga (trovata geniale, c'è da pensare che la burocrazia portoghese sia più flessibile di quella italiana ...).
   
Meteo e foto
Appena avrò tempo pubblicherò molte altre foto di Braga, Guimarães e Porto, ma se continuasse ad essere asciutto non sarà questione di pochi giorni e a fine viaggio avrò una caterva di foto da editare e pubblicare. 
Infatti a quelle già in sospeso - anche dell'Algarve - se ne aggiungerebbero tante altre visto che a Sintra ne prevedo varie centinaia della Quinta da Regaleira e del Palacio da Pena
Se invece la settimana prossima il tempo dovesse peggiorare scatterò meno foto e, potendo andare in giro di meno, avrò tempo di ridurre l'arretrato. 
Per ora accontentatevi di queste poche.

mercoledì 3 febbraio 2016

Funicolare a soffietto a Porto

Anticipazione del breve resoconto di viaggio che andrò a scrivere di qui a pochi giorni in merito alla mia prima visita nella parte più settentrionale del Portogallo, dopo aver girato tutto il resto del paese in lungo e in largo “attirato” dalle gare di orientamento. Tante volte, parlando con portoghesi, cito località delle quali non hanno mai sentito parlare essendo paesini più o meno sperduti nel grande territorio dell’Alentejo (sud) o verso il confine con la Spagna e molte voltesi scoprono luoghi affascinanti, mestieri che si avviano alla sparizione, piatti regionali autentici in tascas che sembrano essere rimaste a vari decenni fa. Questo è serendipity ... si ha un obbiettivo e si trova, se si è attenti, qualcosa di ancor più interessanti. Ma l’oggetto di questo breve post interlocutorio è questa funicolare a soffietto, che ovviamente non cercavo. 

Nel corso della mia lunga passeggiata esplorativa per le strade di Porto (o Oporto se preferite), attraversando il ponte Luis I ha attirato la mia attenzione questa strana carrozza di funicolare che saliva parallelamente alla base della Muralha Fernandina. Mi ha incuriosito la sua particolare struttura e quel soffietto che doveva nascondere qualcosa. Osservando meglio e riflettendo, mi sono reso conto che la linea delle rotaie era molto in pendenza alla, partenza dalla riva del fiume mentre a metà strada, prima di entrare in galleria, quasi spianava. Per abduzione (fatto molto probabile, ma non certo) ho immaginato che all’interno del soffietto ci dovessero essere dei martinetti, o altro congegno probabilmente idraulico, che avevano la funzione di mantenere il pavimento della cabina sempre in piano.
Ho quindi aspettato la corsa successiva e, come potete vedere, è proprio così.
   

   
L’alternativa (percorso tradizionale) a questa moderna soluzione sono queste antiche scale (Escadas do Codeçal) in un quartiere quasi del tutto abbandonato e in rovina ... eppure ci sono le parabole!  
   
Devo purtroppo dire che molte aree del centro storico e di quelle vicino alle rive del Douro si trovano in pessime condizioni.

domenica 31 gennaio 2016

Uccelli a Ferragudo e il "pipa" cinese

Qual è il nesso? Il mio ultimo giorno in Algarve.
Dopo essere andato ieri a percorrere le spiagge di Portimão nella loro interezza approfittando della bassa marea, stamattina accompagnato da un bel sole ed aria tersa mi sono dedicato a fotografare gli uccelli che popolano numerosi il porto-canale di Ferragudo, al di là dell'Arade (il fiume di Portimão).
Cormorani (Phalacrocorax carbo) e gabbiani (Larus michahellis ) sostavano insieme pacificamente sulla sabbia lasciata scoperta dalla bassa marea, sulla banchina dal lato opposto solo gabbiani, in mezzo barche e boe colonizzate dai cormorani

Gli unici ad essere attivi erano le gavine (forse ... Larus canus? vi farò sapere) uccelli più piccoli dei gabbiani reali (qui grandi in quanto molto ben nutriti) e abbastanza veloci e agili da sfuggire ad essi. Solitarie, sorvolano velocemente le acque scrutandone la superficie per poi fermarsi quasi improvvisamente ad una discreta altezza e quindi tuffarsi entrando in acqua verticalmente. La velocità e l’angolazione permettono di scomparire completamente sotto la superficie per uscirne poi immediatamente scrollandosi l'acqua di dosso. Nella foto a sinistra si intravede l'uccello appena immersosi e a destra la sua ripartenza.
   
I cormorani sembrano molto più tranquilli e non hanno attriti con i gabbiani che, al contrario, sono aggressivi nei confronti di molti altri uccelli e estremamente litigiosi fra di loro, specialmente contro quelli che riescono a procurarsi un buon boccone. Per esempio, nella foto in basso si nota il  gabbiano a destra con qualcosa in bocca e molti altri che, con grandi schiamazzi e agitazione, si erano subito alzati in volo e posti al suo inseguimento.

In questa galleria trovate molte altre foto che, seppur di non eccelsa qualità, permettono di osservare varie posizioni che prendono le ali durante il volo. Anche i meno esperti, purché dotati di un po’ di spirito di osservazione, potranno notare i differenti stili di volo. Guardate questo cormorano ...
Fra gli uccelli di una certa dimensione, oltre alle tre specie suddette si deve annoverare la presenza delle coppie di cicogne (Ciconia ciconia) i cui grandi nidi occupano tutti i punti più alti: ciminiere, tralicci, lampioni, vertici di tetti spioventi. Il classico  rumore che provocano battendo il lungo becco si sente quasi dovunque, a qualunque ora del giorno.

Prima di cena sono poi andato al Tempo (teatro municipale di Portimão) dove, in occasione del capodanno cinese, si esibiva la compagnia artistica di Chongqing. Spettacolo molto piacevole e vario che comprendeva danze tradizionali (in quella di apertura si sono esibite ragazze con abiti tradizionali tibetani con maniche lunghissime, come nel film “La foresta dei pugnali volanti” di Yimou Zhang, 2004 - video in alto), acrobati-ginnasti, giocolieri e vari musicisti che si sono esibiti in assolo con strumenti tradizionali abbastanza inusuali: lo sheng (una specie di organo a bocca), erhu e banhu (strumenti a due corde simili fra loro) e infine il pipa (chitarra a 4 corde), veramente notevole. 
L'artista è differente, ma il pezzo è lo stesso: Sorgente nei Monti Tian Shan (classica danza dell'etnia Yi)

venerdì 29 gennaio 2016

Un giro al mercato prima di pranzo

Da buon viaggiatore trovo che i mercati, a parte l’interesse antropologico, siano anche estremamente interessanti per chi è interessato alla gastronomia in quanto possono vedere ortaggi, pesci, spezie, carni, cibi salati o conservati in altro modo, frutti esotici, insaccati, legumi e chi più ne ha più ne metta. Più ci si avvicina all’equatore e la loro aria è pervasa da aromi, profumi e odori, talvolta forti, che qualcuno definisce puzze.
Quelli che amano provare nuovi piatti ne ricevono un doppio vantaggio:
  • visto un menù e letti gli ingredienti esplicitati nel nome sanno cosa aspettarsi nel piatto.
  • visto, assaggiato o odorato qualcosa di particolare potranno andare alla ricerca del ristorante o trattoria che lo proponga.
Ai suddetti vantaggi i frequentatori dei mercati aggiungono la possibilità di ampliare il proprio vocabolario e, in caso di patire di allergie o intolleranze o più semplicemente avere vizi alimentari o limitazioni ideologiche o religiose, sapranno cosa dover evitare.
Il mercato alimentare di Portimão è diviso in due sale delle quali la più piccola (comunque abbastanza grande) dedicata quasi esclusivamente pesci, crostacei, molluschi, eccetera. Nella più grande prodotti della terra, carni, formaggi, pani, dolci, spezie, ... ma in questo post parlerò solo di quanto si vede poco o niente nei mercati italiani.  

Percebes (Pollicipes pollicipes), crostacei e non molluschi, caratteristici del Portogallo, Galizia e Marocco. Prelibati e, ovviamente relativamente cari (ieri a 15 Euro/kg). Li provai per la prima volta nel 1979 a Sagres (estrema punta sudoccidentale dell’Algarve, Portogallo) senza avere la benché minima idea di cosa fossero esattamente, né di come si mangiassero ma, come si fa in questi casi, guardai gli altri e appresi rapidamente. Solo pochi piccoli ristoranti e qualche trattoria li servono e di solito non sono sul menù. Se li volete provare occhio ai cartelli scritti a mano esposti all’ingresso ed  affrettatevi a entrare in quanto spesso prima delle 14 già scompaiono.   
   
Pata-roxa (Scyliorhinus canicula), gattuccio. Piccoli pescecani che si vendono già privati della loro durissima e più che ruvida pelle (zigrino, da cui zigrinato, zigrinatura) propria dei pescecani ed altri pesci come le razze e che si cucinano in modo simile ai Cazòn (canesca) in Spagna peninsulare e alle Canarie.
Santola (Maja squinado), granceola che in Italia, quando si trova (quasi solo in Veneto), costa quanto l’aragosta. Ieri a Portimão erano a soli 12 Euro/kg.
   
Garoupa (nome generico per molti diversi tipi di cernie). Al contrario cherne si riferisce solo alla Cernia di fondale, che appartiene ad altra famiglia. Queste della foto in alto a destra sono di pezzatura media, una dozzina di chili. Sembra che proprio da garoupa derivi il termine inglese grouper riferito alle cernie in generale. Di queste me ne sono “fatto una pancia” alle Canarie, dove sono comunissime e proposte a grossi tranci encebollado o più semplicemente a la plancha.
   
Peixe espada (Trichiurus lepturus). Si deve chiarire che non ha niente a che vedere con il pescespada (espadarte in portoghese) trattandosi di specie simile al pesce sciabola, ma più grande. Si cucina in vari modi e si trova in quasi tutti i menù, ma seconde me rende al meglio fritto (foto in alto a destra, a sinistra l'ultimo da vendere). 
Esiste anche il peixe espada preto (Aphanopus carbo) più pregiato, nero, pescato soprattutto a Madeira dove scattai le deu foto in basso. 
   

mercoledì 27 gennaio 2016

Mölkky (gioco di mira)

Varie volte a Tenerife, anche nelle mie visite degli anni scorsi, avevo notato gruppi di nordici che si divertivano (spero per loro) a lanciare un bastoncino di legno, corto e tozzo, contro altri posizionati in piedi a pochi metri di distanza. Pensavo fosse un gioco tradizionale, molto antico, risalente a quando non avevano ancora scoperto come costruire le bocce ... e invece il Mölkky è un gioco recentissimo, inventato appena 20 anni fa, nel 1996. 
Ho letto che ricorda il molto più antico kyykkä, ma al contrario di quello non richiede grande sforzo ed è quindi adatto a tutti a prescindere da età e forma. Considerato che non richiede nemmeno alcuna attrezzatura o abbigliamento particolare, il Mölkky ha avuto subito un grande successo e nella sola Finlandia ne sono stati venduti circa 200.000 set.

Ieri a Praia da RochaPortimão (Algarve, Portugal) c'era un nutrito gruppo impegnato in una partita e ne ho approfittato per scattare un paio di foto.
È un gioco molto "sociale" in quanto si può praticare in spazi ristretti e senza un numero determinato di partecipanti. Possono partecipare fino a 6 giocatori per ognuna delle due squadre che non necessariamente devono avere lo stesso numero di “atleti”. Essendo quasi statico, è molto praticato dai tanti pensionati (in particolare finlandesi) che svernano in sud Europa.
Ecco gli attrezzi necessari e le regole basilari, molto semplici:
12 bastoncini di legno di sezione circolare, con una delle due teste tagliate a 45°, sulle cui facce sono scritti i numeri da 1 a 12. Un tredicesimo bastoncino (il Mölkky, senza numero) ha invece facce perpendicolari e viene lanciato per (tentare di) colpire e abbattere gli altri. Tutti hanno un diametro di circa 5,5cm ma il Molkky è lungo circa 22cm contro i 10-15cm degli altri 12.
Stabilito il turno di lancio, i giocatori delle due squadre si alternano alla linea di battuta dopo aver posizionato i 12 legni ad una distanza di compresa fra 3 e 4 metri, raggruppati, esattamente nella disposizione della foto a sinistra.
Si ottengono un numero di punti pari al numero scritto sul pezzo abbattuto, se unico. In caso di due o più bastoncini caduti si ottiene solo un punto per ogni bastoncino. Per essere considerati abbattuti devono rimanere in posizione orizzontale, vale a dire che non valgono quelli che restano poggiati su altri o sul Mölkky stesso. I bastoncini colpiti vengono rialzati e posizionati nello stesso posto nel quale si trovano quindi man mano si allontanano dalla linea di tiro visto che ad ogni caduta vanno un po’ più avanti. Nella foto in basso (e anche nella prima in alto) si vede come dopo i primi colpi si sparpaglino a varie distanze.

Obiettivo del gioco è quello di raggiungere esattamente 50 punti, se si “sballa” si riparte da 25. Il giocatore che per tre volte consecutive manca il bersaglio viene estromesso da quella partita.


Anche se la ditta finlandese Tuoterengas è quella che ha inventato e brevettato il Mölkky, in altri paesi ne sono state prodotte altre versioni. Se la cosa può interessare, si può comprare in Internet dai 15 Euro (versione mini) ai 50 Euro. 

Nel 2014 è stato organizzato il primo Campionato del Mondo a Tampere, Finlandia. 

lunedì 25 gennaio 2016

Fatti pecora e il lupo ti mangia

Animali che mangiano altri animali, sono tanti dai più grandi a quelli a mala pena visibili. La maggior parte delle persone “fanno il tifo” per le prede dimenticando che i predatori qualcosa devono pur mangiar e che a loro volta sono prede di qualcun altro. 
Pochi giorni fa su Repubblica - Ambiente è stata pubblicata questa foto con titolo "Yellowstone, la tragica fine del topo: questa foto racconta una storia". 
Tutti i benpensanti rincitrulliti dal buonismo irrazionale si dispiaceranno per il topolino, ma la povera aquila (o altro rapace) come dovrebbe sopravvivere? Perché non titolare "Yellowstone, anche oggi l'aquila è riuscita a mangiare qualcosa"?
In rete ci sono tanti i video (e altri passano in TV) di leoni o ghepardi che cacciano gazzelle o altri mammiferi e, indipendentemente da come vada a finire, quasi tutti si dispiacciono per la preda. 
Quando vediamo una lucertola con in bocca una farfalla i più si dispiacciono per la farfalla, ma anche i tanti che provano addirittura ribrezzo per tutti i rettili sono poi grati ai gechi che mangiano ragni e zanzare e perfino ai pipistrelli altri poveri animali storicamente molto mal visti e sui quali si sono costruite leggende inverosimili.

Sembra che la maggior parte degli animalisti (falsi) parteggino sempre ed unicamente per il soccombente dimenticando (o non conoscendo assolutamente) l'esistenza della catena alimentare. In natura ci sono un sacco di predatori che possono sopravvivere solo mangiando altri animali. Perché parteggiare per gli uni a discapito degli altri? Giusto per fare qualche esempio, leoni, tigri, tonni, libellule e altri insetti carnivori non possono diventare vegetariani da un giorno all'altro! Questa è un'idea accettata solo da ambientalisti dementi! 
Il buonismo insensato si basa spesso solo sulla (presunta) simpatia dell'animale. 
Si tollera la foca che mangia una gran quantità di pesci, ma meno l'orca o l'orso che mangia una foca, quanti sanno che il protettissimo e quasi idolatrato delfino mangia vari chili di pesce e/o molluschi al giorno? Qualcuno si dispiace per le centinaia di sardine, alici, moscardini e seppioline che scompaiono fra le loro fauci?
Molti dimenticano che è nell'ordine naturale delle cose (ripreso anche nel detto “pesce grande mangia pesce piccolo” ... proverbi saggezza dei popoli, ma pochi li tengono nella giusta considerazione) e così si sono evolute e perfezionate le specie che dipendono ovviamente dai "sopravvissuti" per riprodursi. 
Questo concetto è mirabilmente riassunto nel famoso proverbio africano:
"Ogni mattina, in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina, in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più in fretta della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: L'importante è che cominci a correre...".
Le gazzelle lente o poco agili non vivono a lungo, parimenti ai leoni che non sono in grado di cacciare e quindi di procurarsi cibo.
Vi invito a leggere questo lungo post della naturalista Eletta Revelli, interessantissimo seppur limitato alle specie acquatiche, che sfata molte credenze comuni prive di qualsiasi base scientifica.
Vita vissuta (foto dreamstime.com)
Una trentina di anni fa, del tutto involontariamente, interferii nella caccia di un biacco (serpente) ad una rana e il fatto mi dispiacque in quanto penso che il più rapido fra i due avesse diritto alla sopravvivenza e non il più "simpatico" (molti avrebbero tifato par la rana).
Nell'occasione il rettile, sorpreso dalla mia presenza, si fermò per un attimo mentre l'anfibio continuò a saltellare allontanandosi rapidamente dal greto del torrente. 
Come sarebbe andata a finire? Nessuno lo saprà mai, anche se probabilmente la rana sopravvisse a quella e a qualche altra caccia e il biacco sarà riuscito a mangiarne qualcun'altra ... o forse proprio la stessa? 
Sono dell'opinione che, come "fra moglie e marito", non dovremmo parteggiare per gli uni o per gli altri e lasciare che altri esseri viventi se la sbrighino da soli, come hanno fatto per millenni.

sabato 23 gennaio 2016

Differenti modi di andare in vacanza

Viaggiare senza la frenesia del turista "forzato"

In particolare chi ama viaggiare e per qualunque motivo ha tempi ridotti, o anche lunghi ma con date obbligate, comprenderà immediatamente e perfettamente il senso di questo post.

Comincio da chi ha poco tempo e viaggia per "staccare", molti di loro sono i "forzati delle ferie". Molto spesso si trovano in uno dei due casi estremi e in un certo modo opposti:
  • non mirano assolutamente a niente altro che a giacere al sole, dormire ed eventualmente mangiare e bere oltre il necessario. Per esempio quelli che vanno nei "villaggi" e per una settimana si spostano dal buffet della colazione alla spiaggia, poi al buffet pranzo per tornare immediatamente in spiaggia; dopo una breve pausa per doccia e cambio abbigliamento, sono pronti per l'ovviamente abbondante cena con sufficiente vino seguito da dolci e gli immancabili superalcolici. Questi “grandi viaggiatori” racconteranno poi di essere stati in Tunisia, Turchia o Egitto senza mai aver messo piede fuori del resort, senza aver imparato una parola di idioma del posto, senza mai aver provato vero cibo locale. Ho lavorato per una stagione intera al Villaggio Valtur di Kérkyra (Corfù) e vi assicuro che so cosa dico.
  • cercano disperatamente di concentrare in una settimana (per esempio) la visita di tutti i musei, monumenti e attrazioni di un luogo e dei suoi dintorni nel raggio di 50 o 100km, o addirittura di una regione intera, passando la maggior parte del tempo saltellando da un posto ad un altro, non godendosi niente e avendo sempre la preoccupazione di fare tardi per il successivo "impegno".
Ammetto che questi due modi di affrontare un viaggio possano essere esattamente il loro obiettivo e che si sentano del tutto soddisfatti e appagati di come affrontano le vacanze pur sempre con il rimpianto di non poterle prolungare ulteriormente (chi non lo vorrebbe fare?). Tuttavia, dal mio punto di vista, con minimo sforzo e poche rinunce potrebbero migliorare di molto le loro esperienze di viaggio.
Il secondo grande gruppo comprende invece quelli che sono obbligati a prendere le ferie, anche lunghe, in determinati mesi (di solito estivi). Questi nella maggior parte dei casi sono condannati a pagare di più (alta stagione), ad affrontare il peggio del traffico, a trovare tutti i posti affollati. Nel caso possano viaggiare solo in estate e aspirino ad andare in altre aree climatiche, dovranno sempre escludere quelle regioni che in quel periodo sono soggette a monsoni, tifoni o si trovino in pieno inverno se nell'altro emisfero. Per anni mi sono trovato in questa situazione potendomi muovere solo fra novembre e marzo (come molti del settore turistico stagionale), ma da ormai oltre 10 anni ho perfezionato il mio modo di viaggiare.
Talvolta mi sono avvicinato alla seconda tipologia con giornate molto piene, ma mai frettolose. Sono sempre stato dell'opinione che città e genti si conoscano vagando a casaccio, frequentando i mercati municipali, viaggiando utilizzando i trasporti pubblici e soprattutto parlando, per quanto possibile, con i locali, attività che è enormemente facilitata dal viaggiare da soli. In questo modo si riesce a comprendere veramente lo spirito di un luogo e dei suoi abitanti e, se si ha la possibilità e la voglia di ritornarci si sarà sempre più ripagati riuscendo a destreggiarsi al meglio fra eventi, luoghi e persone.

Per esempio, avendo previsto di rimanere una decina di giorni a Portimão, ieri ho dedicato la giornata ad una ricognizione (foto) vagando fra cinema, teatro, mercati, controllo trasporti, cicogne al loro posto sulle ciminiere dismesse (foto) e, manco a dirlo, tascas e ristoranti preferiti.
Prima di lasciare l'albergo ho controllato gli orari delle maree ed ho rinviato la mia lunga passeggiata lungo tutte le spiagge di Portimão (circa 4km) in quanto è possibile solo con la bassa marea (fra martedì e venerdì sarà l’optimum). Stamane dall’alto della falesia ho visto varie persone che pur di non tornare indietro si sono bagnate quasi fino alla cintola, alcuni come questi della foto che hanno atteso il momento giusto e se la sono cavata con poco danno e altri che, più saggiamente, hanno rinunciato. 
   
La prima tappa è stata A nossa casa, mio ristorante preferito con clientela quasi esclusivamente locale, che sta ancora lì e sempre abbastanza pieno di clienti quasi fissi (ottimo segno!). La senhora dopo 4 anni di mia assenza mi ha comunque subito riconosciuto e, sua sponte, mi ha detto che avrebbe cercato pescadinhos para fritar. La mia fama di mangiatore di pesce fritto é senza confini. 
Poi ho incontrato Tio Raul (tifoso sfegatato dello Sporting) con il quale ho scambiato quattro chiacchiere "calcistiche" anche se non sono il mio argomento preferito. Ho comprato il biglietto per spettacolo di circo cinese al Teatro Municipale, sono andato al cinema a vedere The revenant (micro-recensione nella raccolta Google+ Un film al giorno), oggi è il turno di The Big Short (altro candidato agli Oscar con 5 nomination). In queste occasioni si possono commentare film e spettacoli con altri spettatori a patto di conoscere, seppur a livello di base, qualche altro idioma ... meglio quello locale.
   
Tutto quanto sopra descritto si può fare solo se si ha tempo e si allungano le permanenze, ma si ottiene il vantaggio di sentirsi più o meno parte della comunità e si viaggia senza “ansia da prestazione” (di viaggiatore, ovviamente).
Potendo, sono convinto che questo sia il miglior modo di arricchire i propri orizzonti culturali.