sabato 21 maggio 2016

L'abito non fa il monaco

Come la maggior parte dei detti e proverbi la sua veridicità resiste nei secoli assolutamente inscalfita. Tuttavia in questo post non mi riferisco alla sua interpretazione più comune riferita agli imbroglioni che tentano di circuire ingenui sprovveduti cercando di truffarli in modo da ricavarne illeciti guadagni, ma ai tanti che pensano che semplicemente comprando un'attrezzatura più o meno professionale e all’avanguardia possano diventare esperti a un giorno all'altro. Quindi non a quelli che espongono una falsa laurea ed in camice bianco derubano persone spesso disperate o quelli che si spacciano per ciò che non sono, ma di coloro i quali sono convinti che per raggiungere certi risultati basti avere abbigliamento e strumenti specifici, spesso costosi e il più delle volte inutili agli inesperti.
Sembra che oggigiorno sempre più sono quelli che vogliono fare qualcosa di nuovo (spesso al di sopra dei loro limiti capacità) e pensano che questo gap possa essere facilmente superato con la tecnologia mentre questa in alcuni casi lo rende solo più evidente.
Tutti i giorni in strada si vedono persone su bici da 3.000 euro che non hanno idea di come manovrare il cambio e continuano a mulinare quasi a vuoto senza riuscire a superare i 10km/h; podisti con scarpe da 200 euro con suola il gel all'avanguardia, abbigliamento super tecnologico per risparmiare pochi grammi, cardiofrequenzimetro con calcolo delle kcal bruciate, l’ormai immancabile gps e altro ancora che si trascinano lungo strade trafficate respirando i peggiori fumi dei gas di scarico, per di più indossando plasticoni (giubbini che non consentono l'evaporazione del sudore o addirittura sacchetti per la spazzatura) convinti che quello sia il metodo giusto per dimagrire senza rendersi conto che invece rischiano il colpo di calore o perfino il collasso; pur non essendo frequentatore delle piste da sci, sono certo che anche lì ci siano frotte di sciatori con abbigliamento e attrezzature da migliaia di euro che non sono in grado di andare al di là di un elementare spazzaneve e creano situazioni di pericolo per sé e per gli altri.
Venendo all'escursionismo - fino ad un paio di anni fa mio settore lavorativo - questa sovrabbondanza e invasione di "esperti" è una delle cause principali del mio abbandono della professione. Venti anni fa i gruppi erano mediamente costituiti da sessantenni-settantenni con scarponi in cuoio, ben rodati e collaudati, con abbigliamento essenziale ma comodo e adatto allo scopo, lasciando molto poco spazio alla moda. Questi escursionisti sapevano dove mettere i piedi, erano consci delle proprie capacità e dei propri limiti, si interessavano all’ambiente (nuovo per molti di loro), ascoltavano e facevano domande pertinenti. 
Con il passare degli anni l’età media è diminuita di molto, in modo inversamente proporzionale alla qualità degli escursionisti. Gli scarponi sono quasi del tutto scomparsi ma non sono stati sostituiti da scarponcini adatti bensì da scarpe da jogging o addirittura sandali. Gli “incidenti” (per fortuna quasi sempre semplici cadute e scivolate o tutt’al più una “storta”) sono diventati frequenti. Molti arrivavano con le loro calzature “vergini” e al vederle il primo giorno già prevedevo che vari prima del terzo giorno avrebbero avuto le vesciche. Le domande più frequenti diventarono simili a quelle dei bambini piccioni “Quanto manca?”, “Ci sono altre salite?” e via discorrendo. 
Raramente, al contrario del passato, qualcuno leggeva con attenzione la descrizione dell’itinerario o sapeva valutare i chilometri percorsi o i dislivelli. Pochissimi guardavano la cartina ma tanti consultavano in continuazione il sempre più frequente gps, ... ma senza traccia caricata e senza mappa, a che serviva? A contare i metri percorsi e il dislivello superato? 
In parole povere quello che poteva essere un lavoro molto piacevole diventava sempre più spesso uno strazio. Bastavano pochi escursionisti del tipo appena descritto, a volte anche solo uno se particolarmente tignoso, per rovinare l’intero gruppo in quanto c’erano quelli che mi dicevano “Aspetta, dici a ... di andare più piano” e questi “Dici a ... di muoversi”. Come regola generale quanto più erano "vestiti a festa" tanto più incapaci si rivelavano.

Come mai solo pochi si informano in merito alle varie attività motorie che vanno ad affrontare, seguono corsi, si consigliano o iniziano l’attività con persone esperte? Un'attrezzatura adatta, per quanto cara, è sufficiente per diventare esperti o campioni da un giorno all'altro?

Concludo con un altro dei miei detti preferiti: 
‘a lanterna (o ‘a carta ‘e musica) ‘mman ‘e cecate

mercoledì 18 maggio 2016

Cercate buoni film? Non trascurate quelli del secolo scorso.

Torno a parlare di cinema, soprattutto di buon cinema. Qualche giorno fa ho visto il mio 150° film del 2016, in anticipo rispetto alla media che mi ero proposto di un film al giorno (oggi è il 139° giorno dell’anno,  ho già pubblicato 150 microrecensioni e mi appresto a guardare il 153° film).
La mia videoteca proviene in gran parte dal mercato dell’usato e da ciò che è disponibile legalmente in rete (ci sono un sacco di ottimi film di pubblico dominio da scaricare ... in versione originale, ma per molti ci sono anche i sottotitoli disponibili. 
  
Con le possibilità offerte dalla tecnologia (internet) e con la grande quantità di dvd in circolazione nuovi e a poco prezzo ma anche sul mercato del’usato (ce ne sono migliaia ex-noleggio in ottime condizioni) quasi chiunque ha la possibilità di guardare ottimi in buona definizione anche se non sempre vera HD. Per esempio, dal mio ultimo viaggio sono tornato con 23 dvd fra i quali tre film che cercavo da tempo in quanto sempre presenti nelle liste dei migliori di lingua spagnola (El orfanato, Celda 211 e Los cronocrimenes) e poi Kiss of the spider woman dell’argentino trapiantato in Brasile Babenco, i pluripremiati agli Oscar Million dollar baby e Gladiator, la graditissima sorpresa The last station, la pietra miliare del cinema Citizen Kane, la musica cubana di Buena vista social club e il francese Le mari de la coiffeuse. E non sto parlando di Parigi o altra grande città, ma semplicemente dei mercatini dell’usato di Mahon (Menorca, Baleari) piccola cittadina di meno di 30.000 abitanti.
In passato, in mercatini simili in Portogallo e alle Canarie ho trovato vere perle come Sansho Dayu di Mizoguchi, Intolerance di Griffith, Guerra e Pace (7 ore) di Sergey Bondarchuk, Oktyabr (Ottobre) di Sergei Eisentstein, Bande à part di Jean-Luc Godard, Hiroshima mon amour di Alain Resnais e potrei ancora continuare ... e quasi sempre a un solo euro per dvd!
      
Internet, e-commerce e mercatini sono le più importanti fonti di film della mia videoteca della quale sono più che soddisfatto, così come sono molto soddisfatto della terza cinquantina di visioni. Queste rientrano nella media e, come feci in occasione della centesima visione, tiro le somme proponendo alcuni dati statistici e facendo alcune considerazioni di carattere generale. Anche questo gruppo di film è estremamente vario in quanto a generi, paesi e anni di produzione. Ci sono commedie, vincitori di Oscar, thriller e film di fantascienza, 15 sono precedenti al 1990 e includono un muto, 24 appartengono al periodo 2000-2014, 12 dell’ultimo anno e mezzo. Provengono da 17 paesi diversi, ovviamente con una predominanza USA (19), ma il gruppo di lingua spagnola (inclusa quindi tutta l’America latina) ne conta ben 15.
Fornisco questi dati poiché penso che gli amanti della settima arte, a giudicare da post e commenti su blog e simili e in particolare i giovani che sono ancora al loro primo o secondo migliaio di film, sembrano essere troppo attenti alle novità e cerchino film solo fra le produzioni recenti trascurando le ottime produzioni del secolo scorso, a partire dai muti. 
Tornando ai miei ultimi 50, ho scelti i 12 che più mi sono piaciuti (con una cera elasticità) e mi sono ritrovato con 5 dei 15 “vecchi” (prima del 2000), solo 4 dei 24 degli anni 2000-2014 e 3 dei 12 recentissimi.
Ciò dimostra che non si può e non si deve prescindere dal passato, nel cinema come nella musica, nella pittura o in qualunque altra forma di arte, se si vuole veramente capire e valutare le produzioni più recenti. 
Proprio per questo motivo  ho celebrato il raggiungimento del traguardo dei 150 film con la ri-visione di Citizen Kane  (di Orson Welles, USA, 1941 - distribuito in Italia come Quarto potere), un film eccezionale.

In conclusione, mi sento di suggerire ai cinefili di frequentare i mercatini e di cercare fra i dvd usati film di anni fa, ce ne sono tantissimi di eccelsa qualità, tuttora in circolazione ... attendono solo un acquirente che sappia riconoscerne il valore. 

lunedì 16 maggio 2016

Aumentare i flussi turistici è sempre produttivo?

Qui di seguito espongo una serie di dati e considerazioni e pongo alcuni quesiti ... alla rinfusa in quanto risulta difficile posizionarli in ordine poiché tutti sono collegati e ognuno di essi è importante. La lista, pur essendo lunga, ovviamente non ha la pretesa di essere esaustiva.
  • Qual è il limite del turismo sostenibile, ovverosia quello che non stravolge la vivibilità di un’area?
  • Come si determina la quantità di turisti che si possono accogliere/ospitare senza destabilizzare gli equilibri esistenti (ammesso che ci siano)?
  • Bisogna mirare ad incrementare le permanenze di 3 o più giorni o è più remunerativo aumentare la capacità di turismo giornaliero?
  • Quale carico di traffico extra può assorbire la viabilità esistente?
  • Il noleggio auto, conseguenza di soggiorni settimanali o mensili non sovraccarica i trasporti pubblici, ma crea traffico e problemi di parcheggio.
  • Limitando la mobilità al trasporto collettivo, dalla circolazione di troppi autobus conseguono altrettanti problemi di viabilità (seppur di tipo diverso) e necessità di creare ampi parcheggi adatti alle loro dimensioni.
  • A ciò si deve aggiungere che molti “stranieri” non sono abituati agli stili di guida locali e non conoscono le strade e quindi rallentano ulteriormente il flusso veicolare.
  • La parte di turisti (specialmente i gruppi) che utilizzano linee locali spesso impediscono di fatto la normale fruibilità da parte dei residenti.
  • Qual è la soluzione?
   
  • Le imposte di soggiorno sono giuste o solo remunerative nell’immediato?
  • Stanno diventando sempre più frequenti anche le tasse di sbarco o di ingresso che vanno a “colpire” il turisti giornalieri, quelli del mordi e fuggi.
  • Le suddette, riescono a coprire effettivamente le spese straordinarie relative a pulizia, sicurezza, controllo traffico, e via discorrendo?
  • Per quanto riguarda le aree costiere, quali sono le reali conseguenze dell’arrivo di navi da crociera?
  • Considerando nel complesso sia le ricadute economiche che ambientali, sono un bene o un male?
  • Quanti danni provocano all’ambiente marino costiero le navi da crociera nel corso del loro avvicinamento ai punti di sbarco e/o navigazione troppo ravvicinata?
  • Lo sbarco di varie migliaia di crocieristi porta senz’altro beneficio immediato al commercio e al settore ristorazione, ma crea enormi problemi di mobilità e “spaventa” i turisti che alloggiano per più giorni in alberghi o altre strutture ricettive.
  • Ho letto che molti proprietari di seconde case, frequentatori da anni di dette località, stanno pensando di "migrare" in posti più tranquilli. Quale sarebbe la ricaduta sul mercato immobiliare locale?
  • L’articolo che ho letto sulla stampa internazionale, e che mi ha spinto a queste considerazioni, si riferiva in particolare alle Baleari ma simili problemi si riscontrano in tante altre isole e aree costiere, mediterranee e non, e fare paralleli è inevitabile.
  • Per esempio, quest’anno a Palma attraccheranno oltre 500 navi da crociera che equivale ad una media di circa 3 al giorno se si considera la limitatezza della stagione turistica.
  • I più timorosi e maniaci della sicurezza sottolineano anche la scarsezza di controlli durante lo sbarco e reimbarco dei crocieristi ... sarebbe estremamente facile far passare qualsiasi cosa da un porto all’altro. Chi conosce la lentezza dei controlli negli aeroporti si rende conto di come sia quasi impossibile effettuare uno screening accurato dovendo trattare con migliaia di persone in tempi limitatissimi.
  • La capacità teorica di 66 voli/giorno per l’aeroporto di Palma è stata superata e si prevede che nel corso di questa stagione turistica atterreranno fino a 100 aerei in un solo giorno.
  • Sempre a Palma ci sono 60.000 (sessantamila!) auto da noleggio che vanno a intasare la già limitata viabilità di Maiorca ed a riempire rapidamente i parcheggi delle località turistiche e delle spiagge.
  • Molti casi di sovraffollamenti in Spagna, Italia, Grecia e sud del Portogallo sono esplosi quasi all’improvviso, dopo un momentaneo minimo calo di presenze, a seguito delle situazioni instabili se non pericolose delle classiche alternative più economiche come Egitto, Tunisia e recentemente anche Turchia. 
  • Qualcuno ha saputo gestire il maggior flusso bene e a proprio vantaggio, altri si trovano in un mare di problemi e la parte di residenti che non è direttamente coinvolta in attività turistiche si è posta sul piede di guerra.

Molti dei suesposti interrogativi hanno risposte o soluzioni semplici (se considerate da un solo punto di vista o una per una) che spesso però sono in contrasto se non del tutto incompatibili con altre.
Il problema turistico, visto nel sua totalità, è estremamente complesso e sfaccettato e la soluzione che soddisfi tutti probabilmente (quasi sicuramente) non esiste.

In conclusione: non è possibile salvare capra e cavoli. 

venerdì 13 maggio 2016

Spiagge bianche e acque cristalline? Anche a Menorca.

Non si deve per forza andare ai tropici per trovarle. Nel Mediterraneo ce ne sono tante che non hanno niente da invidiare a quelle dei Caraibi o del Mar delle Andamane. Certo la temperatura non è la stessa, ma comunque anche qui vicino a noi si può piacevolmente nuotare molti mesi l’anno.
Sono stato per la terza volta a Menorca (Baleari, Spagna) e anche se ho fatto pochi brevi bagni (l’acqua ad aprile è ancora un po’ freddina per i miei gusti) mi “sono fatto gli occhi” passeggiando lungo i sentieri litoranei della costa meridionale dell’isola. 
Di spiagge e spiaggette nascoste in piccole cale ce ne sono tante, attorno ad alcune si sono sviluppati centri turistici (stagionali) ma molte altre sono raggiungibili solo a piedi.
Il tratto secondo me più bello ed interessante e quello a sud-ovest, attorno Cala Galdana. Non esistendo strade costiere, di lì si può camminare per una quindicina di chilometri verso ovest fino a Son Xoriguer e una decina verso est fino a Sant Tomàs senza incontrare strade né spiagge attrezzate.
   
Cala Macarella
   
Cala Macarelleta
   
Cala en Turqueta
A ponente ci sono la cale Macarella, Macarelleta, en Turqueta, des Talaier e infine le lunghe spiagge di Son Saura. (foto in alto)
A levante Mitjana, Trebalùger, Fustam, Escorxada e infine le spiagge di Binigaus e di Binicodrell prima di quella di Sant Tomàs(foto in basso)
   
 Cala Mitjana
   
 Cala Trebalùger
   
Cala Fustam      e      Cala Escorxada
I dislivelli sono limitati e i sentieri alternano parti esposte al sole ad altre fresche e ombreggiate attraverso pinete e altri alberi e arbusti della macchia mediterranea, tratti su sabbia, su roccia, su terra battuta.
Queste poche foto sono solo un’anticipazione dei vari album che pubblicherò a breve, appena avrò tempo di sceglierle e sistemarle, dopo che avrò terminato con le macro dei fiori ...

Per ora accontentatevi e ... fateci un pensiero. 

mercoledì 11 maggio 2016

Via Campanella è aperta ... resoconto della mia visita

Dall’inizio di maggio la strada è di nuovo liberamente percorribile fino al faro (a piedi) e quindi dopo pochi giorni dal mio rientro sono andato finalmente a rendermi conto dei lavori che hanno sollevato tanto polemiche, anche da parte di chi non è mai stato sul posto. Ora quelli che non ci sono ancora andati possono almeno cominciarsi a fare un’idea della consistenza e della qualità dei lavori, comunque li si voglia vedere.
   
Il nuovo muretto di protezione (lato valle) lungo via Campanella inizia appena dopo il  bivio di via Mitigliano e prosegue, quasi ininterrotto, fino alla punta. Costruito in pietra calcarea e (visto che lo scopo è quello di garantire la sicurezza) consolidato con malta cementizia. 
Al contrario, i muri e muretti a monte sono discontinui, ce ne sono di vecchi, recenti e del tutto nuovi, pochi con cemento, quasi tutti a secco. 
Alcuni dei più antichi (a secco) sono in cattive condizioni (spanciati = abbuffati) e pronti a cadere. La strada è quasi completamente lastricata, dico quasi in quanto nei casi in cui a monte non è limitata da un muro, esiste una sottile striscia di terra battuta.
In questo album trovate 46 foto, incluse le poche inserite in questo post, esattamente nell’ordine nel quale le ho scattate procedendo in direzione di Punta Campanella. Per maggior precisione ho aggiunto anche qualche commento chiarificatore.
Tornando alla strada, si può dire che fino a poco oltre Cancello non è cambiato molto il quanto è stato solo sostituito l’asfalto con la nuova pavimentazione in pietra e parte del muretto a valle in pietra e cemento era già stato costruito con un precedente intervento nel quale si provvide anche a lastricare un centinaio di metri poco a valle dell’edicola di Cancello, nei pressi della quale è stato apposto un secondo cartello di divieto di transito.
Si prosegue per il lungo tratto quasi pianeggiante sempre accompagnati da muretti (pietre e cemento a valle, solo pietre - a secco - a monte) interrotti solo per mantenere gli accessi ai vari fondi. Per quelli solo pedonali a monte sono stati costruiti alcuni scalini in pietra calcarea.
   
Come si vede dalle foto sono state preservate tutte le pietre antiche (lavorate e mediamente ben più grandi delle moderne) e quelli che già conoscevano il percorso alla loro prima visita noteranno che quelle adesso visibili (e calpestabili) sono aumentate considerevolmente. Inoltre ne sono state scoperte alcune al lato della strada (lato mare) in corrispondenza del bivio per Rezzale dove, per questo motivo, il muretto si interrompe e la protezione è garantita da balaustra in pali di castagno. (vedi foto in basso)
   
Già da vari anni, dove non c’erano le pietre, si era creato un profondo solco che in taluni punti creava qualche problema ai meno agili e a quelli con passo poco sicuro (e non sono mancati gli incidenti). Tutti questi tratti sono stati riempiti e coperti con cemento che va ad affiancarsi al basolato romano nei punti in cui questo è parziale (di solito solo lato mare).
La precedente pavimentazione in pietra esistente già da un paio di decenni nel tratto finale non è stato toccata e una volta giunti lì si vede finalmente la Torre Minerva e l’isola di Capri senza più la bruttura dell’edificio fatiscente che fu costruito d’urgenza dopo l’esplosione del vecchio faro (foto in basso), ed è per questa demolizione che fu portata la ruspa a Punta Campanella e non per altri motivi come capziosamente suggerito da alcuni.

Anche se mi sarebbe piaciuto un percorso più “arioso”, senza il continuo muretto a valle (personalmente sono contrario anche ai passamano in legno a meno di pericolosità effettiva), non mi è apparso un gran disastro, almeno fino all’inizio della discesa finale. Questa se da un lato ha “guadagnato” superficie lastricata originale a vista, riempiti i profondi solchi e livellati i vari salti (anche oltre mezzo metro) dall’altro ora presenta lunghe strisce di cemento a vista che così come appaiono adesso sono veramente orrende. Tuttavia, mi è stato detto che sembra si stia pensando ad una soluzione per migliorarne l’aspetto ... e spero che sia così.
Infine, ho notato che i pali di sostegno delle linee aree ENEL/Telecom sono molto diminuiti di numero, ma non saprei valutare il numero esatto, e ora ne rimangono relativamente pochi ancora in piedi.

Ulteriore sopralluogo
Approfittando della bellissima giornata e trovandomi già a Punta Campanella ho deciso di tornare via Rezzale, Vetavole, Vuallariello, Selva, Cercito anche per vedere quale impatto avesse avuto il passaggio dei circa 200 partecipanti alla gara di domenica 8 maggio (Trail Ieranto - Campanella).
Risalendo quindi lungo il sentiero CAI 300 del crinale, superato il belvedere di Rezzale ho trovato un paio di nastri di segnalazione bianco/rossi a una certa distanza fra loro e ho pensato che distrattamente li avessero dimenticati lì.
Proseguendo ne ho trovati invece molti altri e fino alla fine del secondo tratto ripido (in prossimità del belvedere dal quale la Baia di Jeranto appare come un lago a forma di cuore, foto in alto) ne ho contati e rimossi almeno 30. Di lì in poi, fino all’inizio del sentiero Vuallariello, solo altri 2 e ho pensato ad una mancanza di organizzazione o di comunicazione nella pianificazione della ripulitura del percorso avvalorato dal fatto che lungo via Campanella ne avevo notato solo uno e successivamente nella discesa della vicinale Selva assolutamente nessuno.

Sapendo che gli organizzatori sono attenti alla rimozione dei nastri ho chiesto ad alcuni e mi hanno riferito che l’avrebbero fatto mercoledì (oggi) e che anche in altri tratti del percorso non erano stati ancora recuperati. Sono certo che sarà così e che non vogliano lasciare alcun ricordo negativo di una bella gara che ha richiamato tanti amanti della corsa in ambiente naturale nella zona. Tuttavia non capisco il motivo per il quale non si sia provveduto immediatamente visto che dopo la conclusione della gara c’erano  ancora molte ore di luce e che sarebbero bastate un paio di persone per ripulite tutto in meno di tre ore. Ma gli stessi “assistenti/controllori”, lasciando le loro postazioni, avrebbero potuto eseguire il lavoro rientrando a Termini sempre che non fosse previsto il cosiddetto “fine-corsa” che senza percorrere un metro in più avrebbe risolto comunque il problema.
Spero che il vento di oggi non porti in giro plastica bianco/rossa. 

martedì 10 maggio 2016

Prendiamoci in giro!

La presa in giro di persone, atteggiamenti, abitudini, difetti di amici, nemici, vicini, avversari e via discorrendo è una pratica inveterata che talvolta può dare magra soddisfazione o sfociare addirittura in scontri fisici ... dipende da come la si pone e dalla suscettibilità dei destinatari.
Se non si è direttamente coinvolti, più probabilmente risulta divertente e spesso, avendo comunque e sempre un fondo di verità, può far riflettere su manie, vizi e mode degli altri ma anche sulle nostre.
Romain Seignovert, ventinovenne francese che ha studiato in Spagna e Germania e ora vive in Belgio, avvantaggiandosi della sua esperienza di vita in vari paesi europei, ha raccolto una serie di battute e freddure a sfondo nazionalistico. Molte si adattano a più popolazioni, altre sono assolutamente internazionali e, come quasi sempre accade, pur essendo abbastanza dirette ed esplicite, di rado sono veramente cattive.
Ne ho trovate una lunga serie riportate sul quotidiano inglese The Guardian e ne ho liberamente tradotte varie:
i belgi amano scherzare sulla parsimonia (avarizia?) degli olandesi:
* come iniziano le tutte le ricette olandesi? Prendete in prestito 6 uova, 200g di farina, ...
* perché gli olandesi fanno tante battute sui belgi? perché non costano.
marito olandese alla moglie: “Cara, mettiti il cappotto” “Perché, usciamo?” “No, io sto uscendo e quindi spengo il riscaldamento”
gli stessi belgi sui francesi:
come si suicida un francese? Sparandosi esattamente 15cm al di sopra della testa, giusto al centro del suo complesso di superiorità.
perché hanno scelto il galletto come simbolo? è l’unico animale che canta anche quando sta nella merda fino al ginocchio
gli estoni sui timidi finlandesi:
come si riconosce un finlandese estroverso? Guarda le tue scarpe e non le sue.
finlandesi nei confronti degli invadenti svedesi:
la differenza fra svedesi e finlandesi? Gli svedesi hanno dei bravi vicini.
ancora sugli svedesi, ma visti dai danesi:
la migliore cosa che ci può arrivare dalla Svezia? un traghetto vuoto. 
portoghesi che deridono l’arroganza degli spagnoli:
in un recente sondaggio, 11 spagnoli su 10 hanno dichiarato di sentirsi superiori agli altri.
figlio al padre: “Quando sarò grande voglio essere proprio come te” “Bravo, e perché?” “Per avere un figlio proprio come me”
3 amici britannici organizzano un party:
irlandese: "io porto 6 pinte di Guinness (birre)
inglese: "io porto 6 pinte di bitter"
scozzese: "io porto 6 amici"
irlandesi che prendono in giro la flemma britannica:
* la definizione dell’eccitazione inglese? Mangiare un After Eight (cioccolatino alla menta, letteralmente “dopo le 8”) alle 7.30.
i polacchi quasi sempre tirano in ballo i tedeschi:
i calciatori tedeschi sono come il cibo tedesco: se non sono importati dalla Polonia non sono buoni.
macedoni che scherzano sui greci per la poca mascolinità e per la corruzione:
marito “Se sapessi cucinare e pulire non avresti bisogno di una camereiera”, moglie “Se tu fossi bravo a letto, non avrei bisogno di un amante macedone”
un automobilista parcheggia davanti al parlamento ad Atene. Un poliziotto “Non può parcheggiare, qui è dove lavorano i nostri politici”. “Non importa, ho l’antifurto”.
passando ai paesi dell’est, i rumeni sugli ungheresi:
“ho fatto tutte le analisi, il dottore dice che senza dubbio sono xenofobo. Questa è un’altra malattia che gli ungheresi mi hanno mischiato”
gli ucraini vedono i russi come schifosamente ricchi, ma stupidi:
“Ho appena comprato questa cravatta per 3.000$” “Idiota! Avresti potuto comprarla proprio qui all’angolo per 5.000$!”
Degli italiani parla quasi bene dicendo che amiamo scherzare su noi stessi ed in parte è vero, forse perché abbiamo tanto da “divertirci” con le nostre differenze culturali, gli stereotipi e i regionalismi.
avviso su autobus: “Non parlare al conducente, le mani gli servono per guidare.” (ma questa è senz’altro straniera o di settentrionali che riferiscono a noi meridionali)
Chiudo con questa che spero non sia bollata come blasfema essendo solo una arguta critica ai bamboccioni e all’italianissimo mammismo:
Gesù era certamente italiano, per tre motivi:
  1. solo un italiano vivrebbe con la madre fino a 30 anni, 
  2. solo un italiano penserebbe che sua madre sia vergine, 
  3. solo una madre italiana penserebbe che suo figlio sia Dio.

domenica 8 maggio 2016

Tariffe roaming più economiche? Non per tutti!

Le tanto attese nuove norme e tariffe per il roaming europeo per molti utenti si sono rivelati essere solo un abnorme aumento di costi
Se avete amici che viaggiano in Europa metteteli al corrente di ciò!
Vari operatori hanno fatto scomparire le vecchie tariffe a consumo (per le quali si pagava per le effettive chiamate) e hanno lasciato come sole opzioni pacchetti a costi esorbitanti per chi usa poco il cellulare ... o quanto meno propongono solo questi.
Nella fattispecie a chi, come me, aveva TIM Full in viaggio (16cent/min per chiamare o ricevere, 16cent per SMS inviato - e risulta ancora attiva) la tariffa è stata cambiata senza che io lo sapessi e pertanto senza averla accettata in TIM Full in viaggio NEW per la quale alla prima chiamata effettuata o alla quale rispondo, o al primo SMS inviato mi addebitano la bellezza di 4,00 (quattro) Euro!!! Quindi un messaggio che prima pagavo 16 centesimi ora mi costa 4 Euro ... con la stessa somma ne avrei potuti inviare ben 25!
Come se non bastasse, il messaggio nel quale mi si comunicava il cambio di tariffa è giunto solo dopo che ho inviato il mio SMS.

La convenienza può valere solo per quelli che usano tanto il cellulare in quanto a partire da quel momento si può parlare per 200 minuti (100 chiamando e 100 ricevendo) e si hanno anche 100 sms, ma ... ATTENZIONE! : questo pacchetto scade alle 23.59 dello stesso giorno!
Ciò significa che se uno “deve” rispondere ad una chiamata o inviare un SMS, per esempio dopo le 23, non resta neanche il tempo materiale per sfruttare detti minuti ... almeno avrebbero potuto concedere 24h.
Ieri sono andato a lamentarmi al mio negozio TIM di riferimento (dove ho scoperto che neanche loro sapessero esattamente cosa stesse accadendo con le tariffe “estero”) e, dopo una chiamata al 119 effettuata da loro stessi mi è stato detto che non è possibile disattivare la tariffa! ... atteggiamento a dir poco vessatorio.
Non mi dilungo in quanto sarebbe un discorso senza fine, ma suggerisco a chiunque si rechi all’estero di leggere con estrema attenzione le condizioni del suo piano tariffario , e una volta uscito dall’Italia, controllare frequentemente gli effettivi addebiti.
Da una rapida ricerca, sembra che solo WIND Postemobile propongano in modo chiaro l’Eurotariffa, probabilmente anche gli altri operatori ce l’hanno (almeno dovrebbero) ma è molto difficile trovarla sui loro siti e quindi chi è interessato dovrà darsi da fare per ottenerla.


In rete troverete un cumulo di post, forum, discussioni e articoli, ma nessuna delle principali testate nazionali che hanno solo sbandierato i grandi vantaggi per gli utenti basandosi probabilmente su comunicati stampa degli operatori di telefonia mobile, senza verificare le notizie e fare un minimo di indagine che un qualunque giornalista dovrebbe effettuare prima di scrivere.
Probabilmente fra qualche settimana o mese le cose saranno più chiare, qualche operatore dovrà rivedere le sue tariffe, qualcuno sarà multato (forse), ma pochi utenti otterranno rimborsi.

giovedì 5 maggio 2016

Fantapolitica? La realtà è più appassionante e sorprendente.

Qualcuno ricorderà che a settembre dell'anno scorso scrissi che la corsa presidenziale americana sarebbe stata molto interessante e piena di sorprese e finora così è stato. (leggi il post del 16/9/15)
Trump che inizialmente veniva visto come un buffone che aveva creato un momentaneo interesse è ormai a un passo dall'essere investito quale candidato repubblicano pur essendo in effetti indipendente. Ciò sta praticamente mettendo in crisi l'intero sistema politico americano, finora solidamente bipolare. Alla straordinaria e per molti inaspettata performance di Trump, si aggiunge quella di Sanders (anche lui praticamente al margine del partito) che sta creando non pochi problemi alla Clinton.
Nel corso del mio recente soggiorno statunitense, ho avuto occasione di "intervistare" molti americani che, pur non costituendo assolutamente un campione statistico affidabile, hanno confermato l'idea che mi ero fatto e che ora che la stampa sta allentando il suo assedio a Trump sta venendo fuori.
Nell'era di Twitter è significativo che gli hashtag più diffusi siano quelli negativi come #nevertrump e #neverHillary e non quelli a favore dei propri candidati. Ciò è il risultato del fatto che, da quanto ho potuto personalmente rilevare, pochi sono quelli che avevano idee chiare su chi votare, ma quasi tutti sapevano a chi volevano fare una guerra spietata, spesso a prescindere dallo schieramento politico; vale a dire che sono numerosi i democratici che hanno dichiarato che non voteranno mai per la Clinton così come repubblicani sarebbero disposti a votare per i democratici pur di non favorire Trump. La cosa che mi sorprese ancora di più (evidentemente vera visti gli ultimi eventi), ma che non era ancora evidenziata dalla stampa europea in genere, fu quella di scoprire che Cruz era ancor più mal visto di Trump, anche all'interno del partito stesso. John Boehner, ex segretario del Partito Repubblicano ha ufficialmente dichiarato che Cruz è Lucifer in the flesh (il diavolo in carne ed ossa) e un miserable son of a bitch (miserabile figlio di ...) e un paio di giorni fa un altro senatore repubblicano ha detto che non avrebbe mai votato Cruz ha aggiunto: "piuttosto mi butto da un ponte!" ... compagni di partito!
A seguito dell'inaspettata rinuncia di Cruz dopo la sconfitta in Indiana nonostante il tentato "voto di scambio"con Kasich la strada sembra sia ora in discesa per Trump il quale potrà concentrarsi nell'attaccare senza alcun ritegno la Clinton (che all'inizio sembrava essere vincitrice sicura delle primarie guadagnandosi la candidatura certa ben prima del suo omologo repubblicano che doveva uscire da un lotto di 16) mentre questa ha ancora il problema Sanders.
Con questo scenario completamente nuovo, gli analisti si trovano a dover pianificare strategie assolutamente nuove e qualcuno sta già pensano ad un movimento in massa (o quasi) dei ben 500 superdelegati (che  tutt'oggi vengono attribuiti alla Clinton, ma sono liberi da qualunque vincolo e possono cambiare idea in qualunque momento) verso Sanders. Infatti, ritenendo ormai quasi inevitabile che Trump sarà il candidato repubblicano, molti sono convinti che per il già citato criterio di votare contro e non pro, Sanders avrebbe maggiori possibilità di Hillary.

Guardate queste due previsioni dinamiche dell'Huffington Post
Come spero di aver concisamente illustrato, niente è ancora deciso e si prevedono ancora tante, probabilmente incredibili, sorprese.
Qualcuno ha consigliato ai perdenti di cominciare a pensare al 2020 poiché, d'ora in poi, i modi, se non le regole, saranno diversi. Trump con il suo approccio diretto, spesso volgare, attira l’attenzione e coinvolge più di quelli che fatto discorsi di miglior livello linguistico e politicamente corretti. I soliti ricercatori hanno effettuato uno studio sul discorsi di Trump e hanno classificato il suo linguaggio come quello di uno studente del 6th grade (I media), gli altri mediamente si esprimono come quelli di III media. Ciò, che sia voluto o dovuto a limiti culturali, ha fatto sì che la gente comprendesse meglio i punti salienti sbandierati da Trump che dagli altri. Anche su queste valutazioni si è accesa una polemica ed oltre a ricordare che il 40% degli americani sono illetterati o non padroneggiano a sufficienza la lingua, è stato sottolineato che il romanzo di Hemingway Il vecchio e il mare è di livello di IV elementare, il che dimostra che un ottimo racconto, con coinvolgenti descrizioni, così come una buona comunicazione, prescindono da una grammatica perfetta e da parole "da 10 dollari l'una". Leggete questo articolo del Washington Post se avete dimestichezza con l'inglese americano. 
Trump è riuscito a trovare un soprannomi per ciascuno dei suoi avversari capaci di sminuirli e ridicolizzarli e facili da ricordare. I giornali, pur continuando a criticare pesantemente questo modo di fare (molti di essi sono chiaramente schierati), ci hanno marciato ma conti fatti invece di rendere odioso Trump ne hanno fatto un eroe popolare. Probabilmente little Marco" Rubio, "lyin' Ted" Cruz, "crooked Hillary" Clinton, low energy” Jeb Bush, "1 for 38” Kasich sono nomignoli che i protagonisti di queste primarie non si toglieranno più di dosso. 
Sono convinto che i fuochi d'artificio debbano ancora cominciare e man mano che ci si avvicina alle convention per le investiture ufficiali le scorrettezze, i colpi bassi e gli insulti aumenteranno esponenzialmente. A ciò seguiranno i dibattiti fra i 2 candidati che saranno senz'altro uno spettacolo da non perdere se uno dei due contendenti sarà Trump (cosa molto probabile).

lunedì 2 maggio 2016

Musiche, rumori, sottofondo ... quanto sono utili?

Forse sono io ad avere problemi di udito,  più probabilmente alcuni esagerano con jingle, rumori di fondo o di ambiente e colonne sonore.
Andiamo per ordine. I jingle intesi come musichette che dovrebbero fare da sottofondo alla lettura di notizie o previsioni meteo (trasmesse sia via tv sia in radio) spesso ne limitano la comprensione. Potrebbe attribuirsi semplicemente alla scarsa capacità del tecnico di regolare i volumi, ma a prescindere da ciò qual è il vantaggio o lo scopo? Anche nei film a volte ci sono scene nelle quali i rumori coprono del tutto le voci dei protagonisti. Se ciò è la precisa volontà del regista che in questo modo vuole dare l'idea che nessun altro in quell'ambiente può ascoltare detta conversazione la cosa è perfetta, altrimenti è un grave errore.  Altre volte invece si riescono a cogliere solo poche parole del dialoghi e lo spettatore resta con il dubbio: mi sono perso qualcosa di importante o vale l'ipotesi precedente? Una cosa simile accade in molte situazioni nelle quali sono in tanti a parlare nello stesso momento e le voci si accavallano ... qual è il messaggio per lo spettatore? Quando tutto ciò non è necessario per lo sviluppo della trama diventa solo un disturbo.
Tento ora di chiarire una sottile differenza che spesso è più rilevante di quanto possa apparire.
  • Film score = musica originale (detto anche commento musicale) composta specificamente per il film, allo scopo di sottolineare determinate scene o avvenimenti (simile alla musica di scena di alcuni spettacoli teatrali).
  • Soundtrack = colonna sonora che include canzoni e pezzi indipendenti dal film, spesso utilizzati solo parzialmente e non nella loro interezza. Non sempre sono strettamente legati agli avvenimenti, talvolta si riferiscono solo all'epoca o ai luoghi nei quali è ambientata la scena o neanche a questi.
   
Il commento musicale nasce insieme al cinema stesso in quanto, come è noto, durante la prima trentina di anni era assolutamente muto e l'accompagnamento (il commento) veniva eseguito dal vivo da solisti o piccoli gruppi fino ad orchestre sinfoniche complete per le grandi produzioni proiettate in teatri importanti (foto in alto). Poi si cominciarono a incidere dischi che si tentava di riprodurre in modo sincronizzato con la proiezione ed infine si trovò il metodo di avere l’audio sulla stessa pellicola, al lato dei fotogrammi.

Recentemente ho molto apprezzato (e l’ho sottolineato nelle mie micro-recensioni) alcuni film nei quali il commento musicale - se e quando c’è - resta di sottofondo con volume ragionevolmente basso. Un esempio per tutti è Son of Saul (Oscar 2016 miglior pellicola straniera) la cui “colonna sonora” che accompagna i movimenti del protagonista in luoghi affollati da disperati e soldati, è costituita per lo più delle grida di dolore e paura dei primi e di comando e minaccia dei secondi. 
Parimenti il fruscio delle foglie, il gorgoglio dell'acqua e le voci della selva amazzonica (uccelli e sopratutto insetti) di El abrazo de la serpiente, o il ritmo dei colpi di machete che tagliano le canne, il crepitio del fuoco che divora le distese di piante secche e il canto degli uccelli in La tierra y la sombra (4 premi a Cannes 2015) calano lo spettatore nell'ambiente come non potrebbe farlo alcuna musica originale. In questi casi un buon Dolby Surround è un enorme vantaggio.

Interessante intervista al compositore del commento originale 
del film El abrazo de la serpiente (in spagnolo, sub. inglese) 
  
Estremizzando il concetto secondo il quale un film dovrebbe essere soprattutto immagini, corredate da dialoghi e rumori naturali - e anche "silenzi" che tante volte sono molto significativi - si dovrebbe fare a meno della colonna sonora e se proprio si volesse aggiungere un commento musicale questo dovrebbe essere veramente di sottofondo senza essere in alcun modo intrusivo. 
Avvalendosi dei mezzi moderni dovrebbe essere realizzabile senza troppe difficoltà, ma è sempre importante avere la giusta dose di rumori originali di sottofondo ... il silenzio assoluto è estremamente raro.