domenica 1 novembre 2026

"Chesta è Massa", dicette Sardella

Per voler risparmiare, fu turlupinato da Sardella

Aneddoto o leggenda metropolitana (marinara), pura fantasia o storia vera che sia, ecco il breve resoconto di un (mezzo) viaggio via mare fra Sorrento e Massa. Su questa mappa di epoca borbonica (inizio '800) ho evidenziato in rosso il viaggio richiesto e in blu quello ottenuto.


Come si può vedere, la  marina di Puolo (demanio di Massa Lubrense, ma all’estremità orientale pertinenza di Sorrento) si trova quasi esattamente a metà strada fra la Marina Grande di Sorrento e la Marina della Lobra (Massa L.) e relativamente a quell'approdo si narra(va) un aneddoto che qui vorrei rinverdire. Protagonista principale fu un pescatore sorrentino soprannominato Sardella il quale, per arrotondare le sue misere entrate, non disdegnava di fungere da Caronte per i viaggiatori che, una volta giunti a Sorrento (un tempo vi si arrivava quasi esclusivamente via mare) avessero voluto proseguire alla volta di Massa in barca, senza dover affrontare a piedi la sconnessa mulattiera o essere trasportati a dorso d’asino o di mulo, o in carrozza, mezzo di trasporto più caro. 


L'altro protagonista, suo malgrado ma per sua colpa (l'avarizia), fu un viaggiatore che un giorno non meglio precisato della seconda metà dell’800 sbarcò a Marina Grande. Volendo evitare il percorso terrestre, cominciò a cercare un passaggio via mare e si imbatté in Sardella che per tale servizio gli chiese una lira, somma che lui non era assolutamente disposto ad accettare di pagare, considerandola esagerata.

Il viaggiatore, per il passaggio fino a Massa, pretendeva invece di pagarne solo la metà, ma 50 centesimi per andare (e tornare) a palelle (remi) fra le due marine, su un lanzino (a poppa quadra) o, più probabilmente, su una varchetta (piccolo gozzo con prua e poppa a punta) lunga circa 4m (16 palmi), al contrario, erano reputati del tutto insufficienti da Sardella. 

In un modo o nell'altro, dopo una lunga ed estenuante contrattazione, il pescatore "cedette" alle insistenze del passeggero, intascò i soldi, lo fece salire in barca e incomin­ciò a vogare verso Massa. 

Marina della Lobra (Massa Lubrense)

Però, essendosi in precedenza reso conto che il viaggiatore non conosceva per niente quei luoghi, appena doppiato il Capo di Sorrento si diresse verso la spiaggia di Puolo proferendo la fatidica frase “Chesta è Massa ...” (Questa e Massa ...) facendogli credere che si trattasse della Marina della Lobra (approdo principale  di Massa). Aiutò quindi il passeggero a sbarcare con i suoi bagagli e se ne tornò tranquillamente alla Marina Grande. Metà tariffa, metà viaggio!

Di qui nasce la tradizione, che ormai solo pochi mantengono viva, di ripetere ad ogni passaggio nelle acque antistanti la Marina di Puolo: 

"Chesta è Massa", dicette Sardella

Marina di Puolo (Massa Lubrense)

Come mia abitudine, quando se ne presenta l'occasione, mi piace aggiungere curiosità etimologiche e questa relativa al verbo che ho voluto utilizzare nel catenaccio del post mi sembra particolarmente meritevole, data la sua singolarità, penso sconosciuta ai più.

  • Turlupinare * v. tr. (dal fr. turlupiner) prob. connesso con il nome della setta dei turlupins che passò a indicare «chi scherza sulle cose di religione, o che ama fare beffe di cattivo gusto» – Raggirare, ingannare beffando la buona fede o l’ingenuità altrui
  • Turlupini * s. m. pl. (dal fr. turlupins) – nome degli appartenenti a una setta ereticale medievale che nella seconda metà del 14° secolo si diffuse specialmente nella Savoia, nel Delfinato e nei dintorni di Parigi; furono condannati nel 1372.

(da treccani.it)

Nessun commento:

Posta un commento