mercoledì 2 febbraio 2022

Microrec. 36-40 del 2022: varie produzioni molto inusuali

Fra i film presenti su MUBI e con un po' di ricerca sono tornato a girovagare fra cinematografie e film poco comuni. I tre più soddisfacenti sono legati in un modo o nell'altro all'Unione Sovietica, i due occidentali (benché premiati) sono stati molto deludenti.

 
Contest (Sostyazaniye) (Bulat Mansurov, 1964, Tkm/URSS)

Tratta di una famosa disfida musicale tenutasi un paio di secoli fa fra il virtuoso turkmeno Shukur Bakhshy e il musicista della corte persiana Ghulam Bakhshy (bakhshy = suonatore di dutar); il dutar è un liuto con manico sottile e con sole due corde (di seta), lungo da 1 a 2 metri, diffuso con nomi diversi in tutto il medio oriente, strumento nazionale dei turkmeni, kirghisi e kazaki. L’incontro è motivato da nobilissimi motivi che, nel film, vengono svelati sono nel finale. Ad alcuni potrebbe sembrare lento ma, tenendo conto dei contenuti (morali e filosofici), dell’epoca, dell’ambiente e, non ultima, della musica che richiama quella sufi, il ritmo è perfetto per questo lavoro fra lo storico e l’etnoantropologico. Fu il primo film prodotto in Turkmenistan (allora parte dell’Unione Sovietica) ad avere apprezzamenti internazionali.

Eisenstein in Guanajuato (Peter Greenaway, 2015, Mex/Net)

A partire dal documentato breve soggiorno (una decina di giorni) del regista russo nella splendida cittadina di Guanajuato, il regista-provocatore Greenaway costruisce una storia basata su un’ipotetica, assolutamente non confermata, omosessualità del creatore dei caposaldi del montaggio cinematografico, validi ancora oggi. Purtroppo, a fronte delle magnifiche immagini del Teatro Juarez (interni ed esterni) con grande utilizzo di grandangoli e fisheye, delle riprese nei peculiari passaggi sotterranei, dei primi piani delle famose mummie (cadaveri disseccati), delle panoramiche sui coloratissimi edifici, delle bi- e tri-partizioni dello schermo con inserimento di immagini di repertorio e talvolta spezzoni dei film di Eisenstein sullo sfondo, ci sono lunghe pause di tipo teatrale o erotico con dialoghi poco convincenti e recitazione esageratamente sopra le righe. Vale assolutamente la pena adi guardarlo per la fotografia e montaggio, da evitare per la sceneggiatura. Certamente più godibile per chi ha familiarità con la filmografia del regista russo e con nomi e volti di rivoluzionari e artisti messicani (tutti dovrebbero almeno riconoscere Frida Kahlo).

  
The Dazzling Light of Sunset (Salomé Jashi, 2016, Geo)

Fra documentario e cinéma-vérité, girato in una piccola comunità rurale della Georgia. Produttore e giornalista dell’unica emittente locale informano costantemente e dettagliatamente la cittadinanza di piccoli avvenimenti come il ritrovamento di un gufo, elezioni con litigi, spettacoli musicali, improponibili sfilate di moda e si occupano anche di necrologi. Tutto più che credibile e realistico, ma con una evidente vena di ironia e humor nero. Alcune situazioni non sembrano molto diverse da quelle che si vivono in altri paesi. Socialmente interessante, ma niente di più.

First Cow (Kelly Reichardt, 2019, USA)

Gode di buona critica (miglior film dell’anno per Cahiers du Cinéma e Nomination Orso d’Oro a Berlino) ed è certamente un western di pionieri (in Oregon) originale, ma la storia, le interpretazioni e la narrazione lasciano molto a desiderare. La statistica di 25 riconoscimenti e 154 nomination suggerisce che è stato presentato dappertutto ma senza grande successo. Manca la continuità, spesso i dialoghi sono fra persone fuori campo e procedono anche se cambia la scena, molti avvenimenti appaiono come poco plausibili o irrazionali; la prima decina di minuti è assolutamente inutile e neanche la location convince. Consiglio di non perderci tempo.

L'enfant d'en haut - Sister (Ursula Meier, 2012, Swi)

Inspiegabilmente (a mio modesto parere) premiato con l’Orso d’Argento (premio speciale … perché?) e Nomination Orso d’Oro a Berlino; è stata anche la candidatura svizzera per gli Oscar. Dramma sulla relazione molto particolare dei soli due giovani componenti di una famiglia che vive in un appartamento di case popolari, in una valle ai piedi di rinomata località sciistica in Svizzera. Vivono soprattutto dei proventi dei furti perpetrati dal ragazzino, ma senza alcuna organizzazione né logica e tantomeno morale. Bah …

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