venerdì 10 luglio 2020

Micro-recensioni 236-240: Fernando de Fuentes e Gabriel García Moreno

Cinquina dedicata a soli 2 registi messicani, costituita dalla celebre Trilogia della rivoluzione del primo, il più famoso dei due, reputato uno dei migliori registi non solo dell’epoca, e un paio di film muti ritrovati dopo un lungo oblio e restaurati negli anni scorsi.
  
Ho approfittato della recente disponibilità online dei tre film di Fernando de Fuentes (anch’essi restaurati ed in 1080p) per ri-guardare gli ultimi due e apprezzare anche il primo, il meno noto dei tre ed una assoluta novità per me.

El prisionero 13 (Fernando de Fuentes, Mex, 1933)
Meno conosciuto degli altri due, si basa su una storia con un numero limitato di personaggi, alcuni dei quali completamente al di fuori delle vicende rivoluzionarie. Visto l’antefatto, risulta chiaro che il bambino separato dal padre ritornerà in scena da grande, ma per giungere a quel momento bisogna aspettare l’ultimo quarto d’ora, che include vari colpi di scena. Trama singolare, della rivoluzione (intesa come scontri a fuoco) non c’è assolutamente niente, ma se ne vedono solo gli effetti su alcuni cittadini della capitale, dove si svolge l’intera storia.

El compadre Mendoza (Fernando de Fuentes, Mex, 1933)
Senza dubbio il più famoso della Trilogia, apprezzato dai critici ed amatissimo dal grande pubblico tanto che fu scelto per l’inaugurazione della Cineteca Nacional México (17 gennaio 1974). Al centro della singolare trama c’è Rosalio Mendoza, ricco proprietario della tenuta Santa Rosa, commerciante e traffichino, che con varie “acrobazie” riesce a restare in buoni rapporti sia con i rivoluzionari di Zapata che con le forze di governo. Anche in questo caso di sparatorie e battaglie non c’è quasi nulla.

Vamonos con Pancho Villa (Fernando de Fuentes, Mex, 1935)
Terzo e conclusivo film della Trilogia della rivoluzione, di nuovo focalizzato sui partecipanti, con un non troppo entusiasmante presentazione di Pancho Villa. De Fuentes ancora una volta narra di uomini, sia giovani che maturi, che abbracciano gli ideali della rivoluzione con passione, coraggio ed entusiasmo … e per più di uno di loro finisce male. Non cono sono i classici eroi ma gente semplice, con le loro paure, le loro fanfaronate e ideali di solidarietà e onore. Questo è l’unico dei tre nei quali si vedono scontri a fuoco, feriti e morti … praticamente girato sui campi di battaglia. I protagonisti sono sei amici che, quasi per gioco, si arruolano nelle fila rivoluzionarie.
 
Come anticipato, i film di Gabriel García Moreno sono tornati alla luce in tempi e modi diversi e sono stati restaurati, ri-montati e musicati, uno addirittura in Polonia. Non sono completi ma le ultime ricostruzioni sono decisamente più lunghe di quelle precedentemente disponibili. Dei pochi altri noti, si sa qualcosa di El Buitre (1925) e pare che varie scene di esso siano state riutilizzate in El puño de hierro (1927). Il regista ebbe una certa fama e seguito durante gli ultimi anni dell’epoca del muto, tant'è che i cartelli dei suoi film erano anche in inglese.

El tren fantasma (Gabriel García Moreno, Mex, 1927)
In poco più di un’ora è concentrata una trama molto articolata, fra furti, rapimenti, inseguimenti, travestimenti e storie d’amore. Si percepisce la mancanza di varie scene, il montaggio manca di continuità, spesso ignorando distanze e tempi, ma senza dubbio era un prodotto destinato ad un grande pubblico che non andava tanto per il sottile e certamente rimaneva incantato da tanta rapida azione e rovesciamento di situazioni.

El puño de hierro (Gabriel García Moreno, Mex, 1927)
Di quest’altro film 7 pizze riapparvero negli anni ’60 e da quelle furono montate 2 edizioni. Ne ho guardato terza ricostruita nel 2001 (e restaurata nel 2016) grazie a integrazioni di altri negativi e positivi e, soprattutto, sulla base del soggetto dettagliato e delle indicazioni di Hortensia Valencia, fra le protagoniste del film e moglie del regista.
Approfittando del restauro, entrambi i film sono stati opportunamente musicati e sono stati aggiunti cartelli. Certamente più articolato e complesso del precedente, combina varie storie diverse che tuttavia hanno qualche personaggio comune e gran parte è legato all'uso e commercio di droga.

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