martedì 12 maggio 2020

Micro-recensioni 156-160: con Pabst, Hugo, Corman e … Joker

Questa eterogenea cinquina comprende tre notevoli film di quasi un secolo fa (due muti, uno purtroppo incompleto, tratti da romanzi di Victor Hugo) si aggiungono la prima collaborazione fra Roger Corman e Vincent Price e un candidato Oscar iraniano.
La tragedia della miniera (G.W. Pabst, Ger/Fra, 1931)
Ottima e significativa co-produzione franco-tedesca, un film basato sul maggior disastro minerario europeo, quello di Courrières del 1906 che causò la morte di 1.099 minatori. Pur non essendo stato girato in miniera, Pabst riesce a rendere la storia molto realistica, di passo rapido e senza indugiare su scene commoventi e strappalacrime.
Ottimi i tempi, il montaggio, le inquadrature e le interpretazioni. I chiari messaggio del film sono fratellanza, pacifismo e internazionalismo. Importante la scelta di mantenere le lingue originali (francese e tedesco) per sottolineare sia gli attriti conseguenti alla precedente guerra, sia la sincera collaborazione fra le squadre di soccorso; del resto, il regista era sostenitore dell’internazionalismo. Per esempio nello stesso anno aveva già realizzato due versioni diverse dell’Opera da tre soldi di Brecht, una con cast tedesco e l’altra francese e l’anno successivo avrebbe diretto ben 3 versioni di L’Atlantide (in tedesco, francese ed inglese).

L'uomo che ride (Paul Leni, USA, 1928)
Noto quasi esclusivamente fra i cinefili, e da questi apprezzato, si tratta di un adattamento di un romanzo di Victor Hugo con un notevole cast internazionale. Infatti, il protagonista del melodramma è il tedesco Conrad Veidt, già molto famoso in patria che molti ricorderanno nei panni di Cesare (il sonnambulo del Dr. Caligari) e, molti anni dopo, nel ruolo del Maggiore Strasser in Casablanca (1942, Michael Curtiz). Al suo fianco due star del muto degli anni ’20, l’americana Mary Philbin che 3 anni prima si era affermata con The Phantom of the Opera (1925, con Lon Chaney) e la russa Olga Baclanova che 2 anni prima aveva abbandonato la sua compagnia in tournee in USA e subito fu adocchiata dai produttori di Hollywood e subito dopo L'uomo che ride apparve in The Docks of New York (1928, von Sternberg), ma il suo ruolo più famoso sarebbe stato quello di Cleopatra in Freaks (1932, Tod Browning). Ottima messa in scena nella quale spicca la bravura di Conrad Veidt che recita con la fronte e gli sguardi, visto che il protagonista era stato sfigurato da bambino ed aveva la bocca fissata in un perenne ghigno … quello che nel 1940 avrebbe ispirato i creatori del personaggio di Joker, l’acerrimo nemico di Batman.
Les Miserables - I Jean Valjean (Henri Fescourt, Fra, 1925)
Purtroppo, dopo aver guardato la prima parte di Les Miserables (film di 6 ore, diviso in 4 capitoli) le tre successive sono state eliminate da YouTube. Peccato, perché a giudicare da quanto ho potuto vedere mi è sembrato un ottimo adattamento, probabilmente uno dei più riusciti, del famoso romanzo di Victor Hugo. Se qualcuno può vedere come uno svantaggio il fatto di essere muto, deve d’altro canto considerare che in sei ore si può rendere molto meglio la complicata trama che si sviluppa nell’arco di parecchi anni senza quindi essere costretti a fare sunti o eliminare di sana pianta delle parti. Ne riparlerò quando riuscirò a recuperare il resto.

House of Husher (Roger Corman, USA, 1960)
Una dei tanti adattamenti del famoso racconto di Edgar Alla Poe, diretto e prodotto da Roger Corman, con protagonista un ottimo Vincent Price, questa volta in un ruolo più realistico, seppur folle, e non da horror classico. Questa dovrebbe essere la quarta versione, la prima a colori, ma continuo a preferire la versione muta diretta da Jean Epstein (1928), con adattamento di Luis Buñuel. Comunque, Corman si avvantaggiò molto bene del colore sia per gli interni che per la scena (reale) dell’incendio, tanto che poi la riutilizzò in altri suoi film. Da produttore e regista di cosiddetti B-movies, aveva fiuto per cogliere tutte le occasioni che gli si presentavano per girare scene reali e risparmiare tanti soldi. Gli esterni li andò a girare in un’area appena devastata da un incendio e, come già accennato, per l’incendio della casa utilizzò un edificio che doveva essere demolito.

Children of Heaven (Majid Majidi, Iran, 1997)
Parte bene, si sviluppa in modo un po’ ripetitivo somigliando molto a Il palloncino bianco (1995) di Jafar Panahi, Camera d’Or a Cannes, e si conclude in modo insulso … meraviglia la Nomination all’Oscar, certamente eccessiva. Considerati i tanti buoni film iraniani, questo è certamente evitabile.

venerdì 8 maggio 2020

Micro-recensioni 151-155: altri 5 film sovietici ben quotati

Dopo le commedie di Gaidai sono passato a guardare alcuni dei film ufficialmente più quotati (fra 7,9 e 8,2 su IMDb) prodotti in URSS negli ultimi due decenni della sua esistenza, fra essi il terzo e ultimo Oscar sovietico, secondo me immeritato dopo quelli molto più giusti ottenuti da Guerra e pace (1966, Sergei Bondarchuk) e Dersu Uzala (1975, Akira Kurosawa).
Completano la cinquina un candidato Oscar di genere bellico, uno “spaghetti western” in piena regola seppur sui generis e un paio di film sentimentali, uno tendente al drammatico, l’altro alla commedia.
Si trovano tutti in streaming gratuito in HD.

Il bianco sole del deserto (Vladimir Motyl, URSS, 1970)
Ufficialmente il meno quotato, è quello che mi è piaciuto di più … per la fotografia, i personaggi, l’ambientazione delle sparatorie fra (quasi) uno contro tutti e un gruppo di fuorilegge (classiche degli spaghetti western) all’incredibile e quasi surreale ambientazione sulle rive desertiche del Mar Caspio. I fatti si svolgono alla fine della guerra civile russa e trattano di un militare sulla via del ritorno a casa al quale viene affidato l’incarico di controllare l’harem (9 mogli) di un bandito in fuga. La cosa non rivelerà per niente facile. Altri personaggi oltre ai suddetti sono il responsabile di un museo, un ex doganiere e sua moglie, tre anziani che attendono immobili la morte di un quarto. Un’atmosfera veramente surreale che fa da sfondo alle solite esagerazioni degli spaghetti western. Originale e ben realizzato e interpretato … consigliato.

The Dawns Here are Quiet (Stanislav Rostotsky, URSS, 1972)
Nomination Oscar per questo film inusuale bellico. Basato sull’omonimo romanzo di Boris Vasilyev, narra del caporale Vaskov di stanza in un piccolo villaggio della Karelia, ai confini con la Finlandia, al quale viene rimpiazzata la guarnigione con una squadra di giovani reclute … tutte donne. Superati i primi ovvi problemi pratici oltre a quelli interpersonali, la tranquillità viene interrotta dall’avvistamento di alcuni tedeschi che avanzano nel bosco. Il caporale, insieme con 5 soldatesse, si avventurerà fra boschi e paludi per tentare di fermarli. Belle riprese dell’ambiente nordico, si alternano a scene di azione, dopo aver lasciato alle spalle la parte iniziale, quasi di commedia.

We'll Live Till Monday (Stanislav Rostotsky, URSS, 1968)
Altro film di Rostotsky, ma di genere completamente diverso. La storia narra in modo rapido e conciso una mezza settimana di avvenimenti in una scuola superiore. Una storia romantica fra uno stimato professore e una sua ex allieva, ora collega, si intreccia con i problemi fra studenti e professori e fra i professori stessi. Interessante descrizione psicologica non solo dei due protagonisti ma anche dei numerosi personaggi di contorno. Ben realizzato, buone interpretazioni.

Ed ecco i film di Menshov, il primo è quello premiato con l’Oscar (un autentico furto, scippato a Kagemusha di Kurosawa), comunque serio e ben realizzato, l’altro pende più dal lato della commedia, ma senza mordente.

Moscow Doesn’t Believe in Tears (Vladimir Menshov, URSS, 1980)
Love and Doves (Vladimir Menshov, URSS, 1985)
Mosca non crede alle lacrime (questo il titolo italiano) è propone la storia di tre compagne di studi che prendono strade completamente diverse e poi si ritrovano dopo una ventina d’anni, sostanzialmente divisa in due parti ben distinte. Nella prima appaiono vari degli uomini che poi si rivedranno in seguito ben cambiati. Chi ha scelto la vita apparentemente più semplice e “banale” è stata la più avveduta o fortunata? Le altre due hanno avuto gioie e dolori, alti e bassi. Descritta così sembra una buona sceneggiatura, ma il problema è che tutta l’ultima parte, nella quale una delle tre diventa protagonista assoluta, è di una inconsistenza e scarsa credibilità inusitata. In sostanza mi ha deluso e non poco.

Love and Doves, come detto, si sviluppa sulla falsariga dei problemi coniugali di una coppia di campagna con figli e parenti molto “vivaci”. Sostanzialmente banale, si rianima solo nelle accese e movimentate discussioni fra i protagonisti (qualcuno sempre con una bottiglia di vodka a portata di mano), con atteggiamenti esagerati, urla, strepiti, pianti e minacce di morte. Queste parti sono relativamente divertenti.

MaraTrail Lubrense, praticamente alla portata di qualunque "camminatore"

Ed ecco un’altra proposta di MaraTrail ridotta (neanche 30 km …), molto più facile da realizzare rispetto alla già annunciata Amalfi - Colli San Pietro in quanto si tratta di un circuito e quindi non si sarà soggetti a trasporti fra partenza e arrivo. In effetti, più che di un circuito vero e proprio, si tratta di tre anelli che hanno due punti di contatto a Sant’Agata e Termini e quindi offrono anche parecchie possibilità di ridurre l’itinerario percorrendolo solo in parte.

Come evidenziato in mappa, la partenza avverrà da Massa centro e si salirà a Sant'Agata per il piacevole e mai troppo ripido percorso della Passeggiata Rurale, vale a dire via Bagnulo, Prasiano, Priora, Acquacarbone e Olivella. Chi vuole evitarsi questi primi circa 250 m di dislivello (e quasi 5 km di cammino), o anche chi ha trovato traffico venendo a Massa o chi si è svegliato tardi, potrà quindi aspettare a Sant'Agata il gruppo dei Camminanti e aggregarvisi per percorrere il Sentiero delle Sirenuse in senso antiorario, cioè via Nula, Torca, Monticello, Marecoccola, Pizzetiello (489 metri, sosta picnic), San Martino, pineta Tore, Pontone e rientro a Sant'Agata dove è prevista una breve pausa caffè, dopo aver coperto già 13,8 km, quasi metà percorso.
Nei 5 km successivi si procede lungo una serie di saliscendi senza alcuna salita degna di considerazione, scendendo dai 495m ai 324m di Termini e poi ancor più giù a Cercito (290m) da dove inizia l’ultima vera salita della MaraTrail, quella che porta al Vuallariello.
Si continua quindi percorrendo l’intero Giro di Santa Croce godendo di panorami a 360° e, dopo la deviazione d’obbligo fino alla cappella di San Costanzo, si torna a Termini e si prosegue per via Li Padri.
Giunti a Santa Maria, dopo aver già percorso 25,8km, a chi avrà ancora gambe e tempo si proporrà di tornare a Massa via Annunziata e San Liberatore (3,4km) … gli altri potranno accorciare per S. Aniello vecchio e Mortora percorrendo solo 1,3km.
Essendo molto facile da organizzare e meno impegnativa della Amalfi - Colli San Pietro, sarà probabilmente la prima MaraTrail del dopo-Covid, appena si potrà camminare senza mascherine e se i tempi (meteo e ore di luce) lo permettono. Sarà un buon allenamento per le successive scarpinate (ce ne sono altre oltre a quella già annunciata).

Anche se non ce ne dovrebbe essere più bisogno, si ricorda che per e MaraTrail vigono Decalogo FREE ed Eptalogo Camminanti.
Si sottolinea inoltre che la partecipazione è del tutto gratuita (in autosufficienza) sotto la propria responsabilità e che sono necessari abbigliamento e calzature adatte, con suola antisdrucciolo.
Si ricorda che i sentieri presentano fondo vario e spesso accidentato, salite e discese ripide, tante scale e brevi tratti esposti.

giovedì 7 maggio 2020

Chi scrive “trekking” sa di cosa parla?

Da stamattina sono stato “bombardato” da inoltri della risposta (oserei dire priva di fondamento) della Regione Campania ad un quesito posto in modo certamente vago.
I due autori hanno idea di cosa sia il "trekking"?
A meno che uno dei due faccia il finto tonto (domanda a trabocchetto o risposta volutamente equivoca, ma ne dubito) penso sia bene chiarire vari aspetti della situazione, con dovute citazioni, ove possibile. Cominciamo con la definizione della parola riportata dalla Treccani (che si suppone abbia miglior conoscenza sia dell’italiano che dell’inglese dei due soggetti in questione):
Ne consegue che è evidente che non si parla di escursionismo e tantomeno di passeggiate naturalistiche o finalizzate alla fotografia. I trekker vanno in montagna con un grande zaino (min. 60 litri) caricato con tenda, cibo, sacco a pelo e quanto altro serva per l’autosufficienza. Questo è l'elemento distintivo tra un trekker e semplici escursionisti o camminatori ai quali basta uno zainetto di una ventina di litri o anche un marsupio. Del resto la stessa Treccani definisce così l'escursionismo (ho sottolineato "carattere turistico, a scopo ricretivo"):
Per di più, lo stesso CAI (Club Alpino Italiano), che è punto di riferimento nazionale in quanto alle attività in montagna classifica i sentieri in Turistici, Escursionistici, ecc. e in questi primi due gruppi ricadono la quasi totalità dei sentieri segnalati in Campania.
Secondo il funzionario regionale anche il turismo è attività sportiva?
Ma c’è di più … le attività sportive sono regolamentante dal CONI che le controlla e determina se e quali visite mediche siano necessarie. A quanto mi è dato di sapere la Federazione Italiana Escursionismo (FIE) non è riconosciuta dal CONI, neanche per la marcia di regolarità in montagna (correggetemi se sbaglio). 
Ma si aggiunge la mancanza di logica … pur essendo i sentieri i percorsi lungo i quali si corrono meno rischi, si continuano a permettere assembramenti di decine se non centinaia di persone in ambito urbano e si impedisce agli escursionisti di andare a passeggio lungo itinerari assolutamente non affollati, se non del tutto deserti? 

Nel mio precedente post citavo i milioni di stranieri che arrivano ogni anno in Italia a camminare. Sapete come vengono promossi e venduti i pacchetti turistici? Come Walking Tour o Hiking Tour … non si parla di Trekking visto che è tutt’altra cosa come sanno (quasi) tutti nel mondo intero.
Molti evidentemente continuano a deliberare senza sapere né pensare a quello che dicono, scrivendo corbellerie senza senso, creando problemi e sconcerto e poco importa se si coprono di ridicolo. Questo è un caso lampante dei rischi dell’uso inappropriato di anglicismi, pensano di essere all'avanguardia e scrivono baggianate.
Ci sarebbe tanto altro da scrivere, sottolineare e contestare, ma per il momento mi fermo qui e aggiungo solo un semplice consiglio per limitare eventuali problemi (anche se non si sa mai con chi si ha a che fare): 
portate con voi macchina fotografica e scattate tante foto … passeggiare per fotografare non è certo vietato e non è attività sportiva. Penso che qualunque tutore dell'ordine con un minimo di buon senso riesca a cogliere la differenza e, comunque, le foto potrebbero anche essere utili in fase di contestazione ed eventuale ricorso ad una sanzione.


Visto che novità e marce indietro sono all'ordine del giorno, si spera che già domani questa situazione venga chiarita.

lunedì 4 maggio 2020

La problematica interpretazione dei limiti per praticare attività motorie

La gestione della pandemia non è stato certo compito facile e nessuno può dire, neanche con il senno di poi tranne che in pochi casi, se differenti approcci avrebbero potuto produrre migliori risultati. Di certo non invidio i governanti che, loro malgrado, hanno dovuto prendere decisioni drastiche e fare scelte spesso impopolari, ma non sono assolutamente d’accordo con i modi con i quali hanno comunicato con i cittadini. Ma non è un problema esclusivamente italiano … dalla stampa internazionale si apprende che oltre ad avere critiche dalle rispettive opposizioni, la maggior parte dei governi hanno dovuto rispondere a centinaia di domande di chiarimento in quanto ben poche disposizioni erano chiare ed inequivocabili.
Visto il mio interesse per l’escursionismo, ci tengo a condividere e a fare mia (per quanto possa contare) la sacrosanta richiesta di chiarimenti avanzata dal Presidente del CAI (Club Alpino Italiano) a Conte.
Due definizioni per niente precise sia in sé e ancor più se si devono comparare e separare, forse ancor più vaghe dei concetti di "congiunti" e "prossimità". Essendo chiaramente interessati, gli escrusionisti si staranno già chiedendo:
il CAI riceverà una risposta chiara e definitiva?
Ad aumentare la confusione generale del pubblico ci hanno pensato vari Governatori regionali in Italia, i Presidenti delle Comunidades Autónomas (CCAA) in Spagna e i loro omologhi inglesi, tedeschi, americani e via discorrendo, che hanno emanato direttive discordanti, sia migliorative che riduttive. Trovandomi in Spagna, seguo con attenzione la situazione di tale paese e posso fornire qualche esempio in merito a quanto detto. Da sabato 2 ci è consentito andare a passeggiare e praticare attività sportiva per fasce orarie a seconda dell’età, ma non è chiaro quali siano gli sport consentiti e porto un esempio. Qui alle Canarie, le Hawaii europee per il surf, questo sport è molto praticato, ci sono scuole di surf e kitesurf, si disputano campionati e non pochi sono gli stranieri che frequentano l’arcipelago per tale motivo. Il Cabildo de Tenerife (governo dell’isola) ha specificato che è consentito, altri della stessa C.A. de Canarias, hanno disposto diversamente, ma non è finita qui. Nell’ambito di una stessa isola alcuni Ayuntamientos (Comuni) hanno proibito il surf e chiuso le spiagge (che per disposizione del Governo dovrebbero riaprire fra 2 settimane). Altri hanno seguito il Cabildo, disattendendo il Governo, altri ancora hanno permesso il surf ma mantengono chiuse le spiagge (e i surfisti come arrivano al mare?). Rimanendo in tema spiagge, a Puerto de la Cruz (Tenerife) si può andare in spiaggia, ma non sostarvi; si può quindi correre o passeggiare o attraversarla per andare in acqua … ma con il surf! Inoltre le spiagge sono accessibili solo in presenza dei socorristas (addetti al salvamento) che sono in servizio dalle 7.30 alle 16, ma gli adulti (14-70 anni) possono praticare sport solo dalle 6 alle 10 (o dalle 20 alle 23) il che riduce l’unica fascia oraria consentita a due ore e mezza: dalle 7.30 alle 10.00. Per fortuna non c’è l’obbligo di mascherina, queste sono solo consigliate. 
Chiaramente seguo anche gli sviluppi di ciò che accade in Italia ed in particolare in Campania dove dovrei già essere. Con i suoi tanti comunicati, il Presidente De Luca cambia disposizioni di ora in ora, si esce da casa rispettando un’ordinanza e si ritorna mentre ne vige un’altra. In quella del 1° maggio si stabiliva
Ma il 2 maggio era già cambiata in
Infine c'è da dire che tale caos si riflette anche sui controlli visto che praticamente dovunque i controllori sono tanti e rispondono ai propri diretti superiori. Quindi la Polizia Municipale fa osservare le disposizioni del Sindaco che potrebbero essere in contrasto con quelle della Regione o del Governo fatte rispettare, per esempio, da Carabinieri, PS e GdF. 
Sono ben noti i recenti casi della Calabria che riapre bar e ristoranti e della processione con Sindaco e vigili in testa. Sono o sarebbero stati sanzionabili dalle Forze dell'ordine statali?
Concludo con una esperienza personale. Qualche settimana fa, andando al supermercato (attività consentita) incrociai un'auto della Policia Nacional e, notata la borsa che avevo con me, mi fu chiesto "Va a fare la spesa?", risposi affermativamente e i due proseguirono dopo avermi augurato una buona giornata. Al ritorno (pur avendo la borsa evidentemente piena) fui fermato da un altro poliziotto (Policia Local) che minacciò di multarmi di 1.000 euro per non fare la spesa nei pressi del mio domicilio come, secondo lui, era chiaramente stabilito dal Decreto che io non avrei capito e rispettato. A nulla valse la mia spiegazione che i due minimercados di Punta Brava non vendono carne e quello dal quale stavo tornando era il più vicino e che, per di più, i suoi colleghi che mi avevano intercettato in andata non avevano sollevato obiezioni. A questo punto lui, forse rendendosi conto di aver torto, se ne uscì con un'affermazione che giudicherete da voi: "Ogni collega interpreta il Decreto come vuole!".

Confusione di tutti i tipi, a qualunque livello, in qualunque paese ... 

domenica 3 maggio 2020

Micro-recensioni 146-150: Leonid Gaidai, “re della commedia sovietica”

Gruppo monografico composto da 5 commedie di Leonid Gaidai è il più celebrato regista sovietico del genere; il suo The Diamond Arm, campione di incassi e di vendite di dvd, fu visto in sala da quasi 80 milioni di spettatori.
In questo caso, ritengo quindi necessaria un’introduzione più lunga del solito, seguita da previ note in merito ai singoli film.
La comicità dei film di Gaidai si basa soprattutto sulla fisicità, sulle situazioni da gag dell’epoca dei muti e molto meno su dialoghi e battute. I riferimenti ai film di Buster Keaton sono numerosi, ma si devono riconoscere al regista qualità certamente non improvvisate ma derivante dai suoi studi presso il Moscow Institute of Cinematography. Infatti, pur in questo genere fra commedia dell’assurdo e slapstick, Gaidai riesce a non sbagliare un tempo e ad inserire particolari come animali e oggetti significativi e al momento e posto giusto. Inoltre, anche uno spettatore non russo, ma attento, potrà notare la costante e sottile satira politica che causò non pochi problemi al regista nel corso della realizzazione dei suoi film, anche se in effetti solo il suo secondo fu ridotto quasi della metà della durata, da oltre un’ora e mezza a 48 minuti. In seguito ebbe la mano più leggera e probabilmente i censori furono anche più tolleranti visto il suo enorme successo (i proventi andavano nelle casse dello Stato, al regista toccava solo una minima percentuale).
Molti personaggi sono caricaturali eppure sempre realistici, fornendo una buona descrizione di quelli che dovevano essere i rapporti fra lavoratori, controllori e forze dell’ordine, tutti (teoricamente) guidati dal Partito. Dicevo reali in quanto non mancano alcolizzati, ladri, truffatori, dediti al mercato nero, adulteri, corruttori e facilmente corrompibili, quindi ben diversi dai cittadini modello che comparivano in alcuni film di propaganda. In quanto alla tecnica, si notano vari montaggi paralleli allusivi ben congegnati, un frequente utilizzo di animali (soprattutto gatti) e le tante gag accelerate. Per molti versi, la comicità dei film di Gaidai ricorda spesso quelli dei Monty Python con bravi attori che con tutta la serietà possibile affrontano situazione assurde.
E a tal proposito, si deve sottolineare che i cast sono sempre di ottimo livello; tanti sono gli attori che compaiono almeno i tre o quattro dei film di questo gruppo, e si alternano in ruoli da protagonisti e secondari, questi presenti solo in poco scene, quasi come un cameo. Ma anche nelle parti più ridotte offrono sempre buone prove, senza mai risultare esagerati o sopra le righe. Ed eccoci brevemente ai film, tutti con rating fra 8,3 e 8,6 su IMDb. Tutti si trovano in rete in 720p e anche 1080p, sottotitolati in inglese.
The Diamond Arm (Leonid Gaidai, URSS, 1969)
In questa commedia si intrecciano i temi della commedia coniugale con quelli del contrabbando internazionale di gioielli. Il legame è un tranquillo e onesto che, oltre a dover aver a che fare con la moglie sospettosa, è tartassato dalla “dirigente” (del Partito) del moderno condominio in cui abita e dai banditi che ambiscono a recuperare dei preziosi gioielli. Sostanzialmente ben congegnato e ottimamente interpretato, pieno di sorprese e gag che si susseguono a buon ritmo durante un’ora e mezza.

Kidnapping, Caucasian Style (Leonid Gaidai, URSS, 1967)
Stavolta lo studente Shurik si allontana, e di molto, dalla moderna Mosca per andare in un paesino del Caucaso per studiarne le tradizioni originali. Si dovrà confrontare con un sistema corrotto, con un dispotico sindaco e con tradizioni sì, ma di stampo quasi medievale, come l’acquisto di una sposa in cambio di bestiame. Singolari i personaggi e le situazioni, divertenti e originali i modi di dire che cli abitanti insegnano allo studente bevendo fiumi di vodka.
Ivan Vasilievich Changes Profession (Leonid Gaidai, URSS, 1973)
Il soggetto è tratto da una commedia scritta per il teatro da Bulgakov fra il 1934 e il ’36, ma mai messa in scena né pubblicata, se non dopo la sua morte, come del resto la maggior parte dei suoi lavori. Ancora una volta c’è Shurik fra i protagonisti ma lascia il posto di protagonisti ad altri. In questo caso lo studente ha costruito una macchina del tempo e il responsabile del condominio (che si lamenta sempre di lui per i suoi esperimenti che provocano continui e che vanta una incredibile somiglianza con Ivan il Terribile) viene “spedito” nel XVI secolo alla corte dello Zar, mentre questi viene “trasportato” nel XX secolo.

Operation Y and Shurik's Other Adventures (Leonid Gaidai, URSS, 1965)
Guardando i film in ordine cronologico, questo è fondamentale poiché (pur essendo diviso in effetti in 3 episodi) introduce il personaggio di Shurik (Aleksandr Demyanenko), giovane studente sempre armato da buone intenzioni. In questo appaiono anche la maggior parte degli attori del suo gruppo. Alcune idee sono divertenti, molte sono invece sciocche; procede di buon ritmo sullo stile delle comiche mute, specialmente il primo episodio che potrebbe guardarsi anche senza voci, ma solo con pochissimi cartelli.

The Twelve Chairs (Leonid Gaidai, URSS, 1971)
Rispetto agli altri di questo gruppo, risulta quasi noioso sia per avere una trama scontata sia perché la stessa è sostanzialmente priva di sorprese risultando inutilmente estesa ed (2h40’). La trama è tratta dal noto romanzo del 1928 di Ilf e Petrov e conta una decina di adattamenti cinematografici, fra i quali il più famoso in occidente è senz’altro quello di Mel Brooks (1970), pur non essendo dei suoi più divertenti.

mercoledì 29 aprile 2020

Micro-recensioni 141-145: mix di arretrati asiatici … Iran, Jap, Kor e Taiwan

Avendo organizzato la visione delle precedenti cinquine asiatiche in modo abbastanza omogeneo, mi erano rimasti vari scampoli. Nonostante la generale buona fama dei titoli, vari di essi mi sono sembrati deludenti, certamente al di sotto delle mie aspettative. Quello che ho gradito di più è il più "povero".

A moment of Innocence (Mohsen Makhmalbaf, Iran, 1996) IMDb 7,9 RT 89%
Ancora una volta un film in un film iraniano, come quelli della trilogia di Koker di Kiarostami in uno dei quali Makhmalbaf interpretava sé stesso e si basava su un altro singolare evento della sua movimentata vita. Qui il regista dirige e interpreta di nuovo sé stesso e, da regista/sceneggiatore (anche nel film), mostra la produzione di un film che dovrebbe duplicare un episodio avvenuto 20 anni prima quando, da studente 17enne, pugnalò un poliziotto nel tentativo di disarmarlo … e dopo si fece anche 4 anni di carcere. Si comincia dal casting con l’aiuto del poliziotto accoltellato (non più in servizio, entusiasta per partecipare alle riprese, ma piuttosto riottoso) ognuno si deve scegliere, e quindi istruire, il suo interprete da giovane. Quindi ognuno ha un suo doppio, le scene vengono ripetute, così come i dialoghi, sia nella finzione che nella realtà della preparazione alle riprese.
Con una sceneggiatura sottile e brillante, cast striminzito composto da non professionisti, con regista e operatore spesso in campo (ma in questo caso giustificatamente), suppongo un budget ridicolo, Makhmalbaf realizzò un altro piccolo capolavoro di cinema minimalista ed essenziale.
Geniale e con un perfetto finale da short story.

The Housemaid (Ki-young Kim, Kor, 1960)  IMDb 7,3
Girato in modo egregio in bianco e nero e quasi tutto in interni, purtroppo si basa su una sceneggiatura (dello stesso Ki-young Kim) molto poco convincente ed un finale ridicolo. In particolare le riprese nella casa a due piani (che ha il suo elemento centrale nelle scale inquadrate da angolazioni sempre diverse) con alternanza di primi piani e riprese attraverso finestre e spiragli di porte, rendono molto bene un’atmosfera da dramma-thriller. Peccato però che i comportamenti dei protagonisti sono insulsi e poco credibili e le interpretazioni a dir poco scadenti, a cominciare dal primo attore veramente pessimo. Andando a cercare i motivi che giustificassero le buone critiche, ho visto che molti commenti concordano in linea massima con la mia opinione e ho anche scoperto due trivia interessanti: il ridicolo e completamente fuori tono finale fu aggiunto in postproduzione in quanto la vera conclusione fu reputata troppo scioccante e all’esordiente attrice che interpretò la squilibrata cameriera non furono più proposti altri ruoli (in effetti comparve in altri due film minori) si dice a causa del ruolo ricoperto in The Housemaid, ma penso anche perché non valeva un granché. Il film (restaurato grazie alla World Cinema Foundation di Martin Scorsese) si trova su YouTube a 720p e vale la pena guardalo per regia, fotografia e riprese, ma sappiate che molto probabilmente sarete delusi da sceneggiatura e interpretazioni.
Yi Yi (Edward Yang, Taiwan, 2000)  IMDb 8,1 RT 96%
Troppo lungo, lento e con troppa carne a cuocere, di conseguenza risulta discontinuo e dispersivo. Presenta una famiglia che comprende tre generazioni, con i problemi dei più giovani e di coppie evidentemente mal assortite anche a causa di vecchi amori che ritornano (non sempre graditi). Inoltre, finanza, malattia, religione, matrimoni e nascite si combinano – male – in questo film nel quale tutti sembrano scontenti e insoddisfatti mentre recriminano per il loro passato e per le loro azioni … e il regista/sceneggiatore Yang non riesce neanche a dargli la consistenza di un film corale. Nonostante sia stato premiato a Cannes per la miglior regia e in corsa per la Palma d’Oro, penso che sia ampiamente sopravvalutato e certamente le 3 ore di durata sono troppe per un film descrittivo. Anche questo è disponibile su YouTube a 720p.

Afraid To Die (Yasuzô Masumura, Jap, 1960)
Di Masumura ho parlato (bene) già varie volte ed anche il questo caso si conferma ottimo artigiano in grado di affrontare con successo qualsiasi genere, con solide messe in scena. Non ricordo suoi film eccezionali, ma non ce n’è uno che non sia ben realizzato.
In Afraid To Die si cimenta in un crime thriller in ambiente yakuza. Il protagonista Takeo, interpretato dallo scrittore Yukio Mishima (preso in considerazione per il Nobel, sui suoi lavori sono basati oltre 30 film), sa che appena uscito di prigione i suoi rivali tenteranno di ucciderlo. Un film ben congegnato, lineare ma non banale, con vari colpi di scena. Buon film di genere.

Mattone e specchio (Ebrahim Golestan, Iran, 1965)
Per quanto abbia apprezzato tanti film mediorientali, ho notato che vari di essi si basano su liti continue, discussioni senza fine e spesso senza senso, ripetitive e prevedibilmente prive di soluzioni (vedi i vari Farhadi, ma anche L’insulto), lasciando pensare che questo è il carattere di quelle popolazioni (ma non mi risulta). Sarà questo il loro modo di sviluppare una trama drammatica? La considerazione, già latente in mente mia, viene riportata in ballo per questo film, secondo me sopravvalutato, i cui dialoghi sono una litania di battibecchi, “consigli” scambiati aspramente fra sconosciuti, critiche filosofeggianti, accuse e ripicche. Inoltre, al contrario dell’appena citato The Housemaid, non è neanche particolarmente interessate dal punto di vista cinematografico.
Non comprendo la buona critica di cui gode … forse perché è l’antesignano del genere “litigioso”?

lunedì 27 aprile 2020

In vista dell'amnistia, preparatevi per la MaraTrail Amalfi - Colli S. Pietro

Nell’ambito degli incontri virtuali per approfondire di cartografia e orientamento in relazione all’escursionismo, i partecipanti (loro i profili altimetrici del percorso) hanno elaborato i percorsi di due MaraTrail ridotte al 75%, quindi poco più di una trentina di km, entrambe lineari ma quasi ad anello in quanto partenza e arrivo sono collegati da linea bus. In attesa di conoscere le condizioni di Palmentiello (tratto fondamentale per la Faito – Moiano via Capo Muro) ci siamo concentrati sulla Amalfi - Colli San Pietro, di 31km con circa 1.800m di dislivello, 1.100 dei quali nelle prime tre ore … poi sarà una vera passeggiata!
Infatti, si sale subito a S. Maria dei Monti (1.040m) passando per la Ferriera, San Marciano, sentiero alto Valle Ferriere, Scalandrone. Lasciata la piana del rifugio, si prosegue per oltre 10km fra falsipiani e brevi discese e salite, toccando il punto minimo a (935m) e il massimo a Capo Muro (1.079); l’unica breve salita degna di nota e quella per oltrepassare a nord Colle Sughero (circa 600m al 18%). Qui si potrebbero trovare dei rovi, ma niente di serio. Egualmente ce ne dovremo aspettare nel breve tratto della bretella FREE fra Crocella e Capo Muro e, molto più avanti a metà discesa da Monte Comune, subito dopo il noto rudere a 790m. Certamente molto dipenderà da quando ci sarà consentito di andare in giro liberamente.
Superata la frana, si affronta una lunga discesa pressoché continua ed in gran parte poco acclive, 4 chilometri da fare a passo allegro, prima della pausa caffè da Zi’ Peppe a Santa Maria del Castello.
Da qui solo 7,4km ci separano da Colli San Pietro, con più discesa che salita (-350m circa) ma questo tratto comprende l’ascesa a Monte Comune (1 km al 21%) che, con quasi 25km e 1.400m di dislivello nelle gambe, potrebbe sembrare più faticosa del solito. Prima della conclusione resta solo la breve e comoda salita dalla sella di Arola alla sella di Monte Vico Alvano, ma si tratta di appena 500m al 15%.
La salita mediamente più ripida di questa MaraTrail Amalfi - Colli San Pietro è quella fra sella San Marciano e Punta d’Aglio (900m al 24%), la più impegnativa sarà la lunga ascesa continua dello Scalandrone (3km al 17,5%) per andare dai 515m di Minuta ai 1.040 di S. Maria dei Monti.
In quanto alla logistica dipenderemo dall’orario del primo bus utile fra Sorrento ed Amalfi. Infatti, ai maratoneti della Penisola e probabilmente anche chi proviene dal lato di Napoli converrà raggiungere con mezzi propri Colli San Pietro, da dove andranno in bus ad Amalfi (dove troveranno i colleghi amalfitani) per poi tornare lì a piedi. In alternativa, con un congruo numero di sicuri partecipanti, si potrebbe anche organizzare un trasporto privato collettivo dai Colli fino a Amalfi. Gli Amalfitani avranno ovviamente bisogno del trasporto Colli – Amalfi a fine MaraTrail.
Anche se, chiaramente, i 31 km si possono fare in molto meno tempo, per goderci una MaraTrail comoda (sosta picnic, pausa caffè e foto) e sicura avremo bisogno di una decina di ore a disposizione. Altro elemento vincolante sarà il calar del sole, passato giugno ogni giorno sarà più corto ed avremo meno ore di luce. Pertanto, al momento non è possibile stilare una tabella di marcia precisa, non sapendo a che ora si potrà partire né entro che ora si dovrà concludere.


Anche se non ce ne dovrebbe essere più bisogno, si ricorda che per le MaraTrail vigono Decalogo FREE ed Eptalogo Camminanti.
Si sottolinea inoltre che la partecipazione è del tutto gratuita sotto la propria responsabilità e che sono necessari abbigliamento e calzature adatte, con suola antisdrucciolo.
Inoltre, è di fondamentale importanza essere assolutamente autosufficienti ed in grado di percorrere la distanza prevista (non sottovalutare i circa 1.800m di dislivello).
Si ricorda che i sentieri presentano fondo vario e spesso accidentato, salite e discese ripide, tante scale e brevi tratti esposti.