sabato 9 gennaio 2016

Cultura per tutti, liberamente accessibile

Notizia molto interessante che potrebbe esservi sfuggita: anche la Biblioteca di New York ha reso disponibili online, e gratuitamente, una gran quantità di opere della propria collezione (esempio a sinistra).
Io sono fra quelli che sostengono che la cultura dovrebbe essere gratis per tutti (nei limiti del possibile) e con internet ciò diventa un obiettivo raggiungibile e tutti i musei e biblioteche dovrebbero rendere visibili le loro collezioni, almeno consultabili ancorché non scaricabili.
Invece esistono ancora musei nei quali è vietato scattare foto, divieto che non capisco in quanto la libera circolazione delle immagini è la migliore pubblicità, a ancor di più se integrata da passaparola o post (chi scatta una foto è stato di persona al museo ed evidentemente la tale opera lo ha favorevolmente impressionato) e, non da ultimo, è assolutamente gratuita! 
Qui in basso ci sono varie mie collezioni relative a musei e non parlo di piccoli musei sconosciuti e di poca rilevanza, ma del Louvre di Parigi, del famoso Museo de Antropologia de Mexico e altri di sicuro pregio anche se non altrettanto conosciuti.
Louvre  Parigi
Museo de Antropologia  Mexico D.F.
Museo de Arte moderna  Mexico D.F.
Capisco il divieto dell'utilizzo del cavalletto e, soprattutto, del flash (che rischia di danneggiare i colori, in particolare delle tele), ma che ci guadagna un museo a non far fotografare? Oltretutto, oggigiorno è impossibile controllare visto che una percentuale altissima di visitatori è dotata di dispositivi capaci di scattare foto più che decenti e sarebbe impensabile "sequestrare" tutti i telefonini e tablet all'ingresso. Un interessante compromesso era già di prassi in alcuni musei messicani 5 anni fa: era consentito fotografare liberamente pagando un minimo sovrapprezzo (mediamente fra il 10 e il 20% dell’ingresso).
La libera circolazione di opere libere da diritti (la quasi totalità di quelle esposte nei musei) dovrebbe essere garantita e le spese non sarebbero eccessive. Per fortuna molto è già stato fatto e l'operazione di condivisione prosegue a pieno ritmo grazie a musei, fondazioni, ministeri, mecenati ecc.
In particolare i progetti riguardanti testi antichi ormai non si contano più, ed è possibile ammirare le edizioni originali senza che queste escano dalle stanze a temperatura e umidità controllata. Certo, i bibliofili diranno che avere un tomo antico fra le mani è tutt'altra cosa (e sono perfettamente d'accordo) ma se si considerano i potenziali danni alle pagine, prenotazioni, liste d'attesa, ecc, non è molto meglio consultarlo da casa a qualunque ora di qualsiasi giorno e senza dover affrontare, oltretutto, un eventuale viaggio e soggiorno?
Un sito molto interessante è quello di LiberLiber dal quale si possono scaricare migliaia di classici e oltre a vari testi moderni concessi dalle case editrici o dagli autori stessi. Altre informazioni sono in questa pagina: "chi siamo" nella quale trovate anche un video esplicativo.
Così come per i libri, esistono già archivi digitali ad accesso gratuito di foto d'epoca, film di pubblico dominio (varie migliaia sono su archive.org, liberamente scaricabili), notiziari, insomma di ogni opera della quale è possibile creare una copia digitale.
Conoscendo la mia passione per la cartografia, non vi meraviglierete se vi cito almeno un sito di mappe antiche: la Kraus Map Collection (con immagini ad alta definizione). Questa sopra che rappresenta Roma nel 1544, per esempio, dopo averla ingrandita con un click, ha ancora due ingrandimenti disponibili (guarda la posizione del cursore dello zoom in alto a sinistra). 
Simile discorso vale per questa rara mappa di Venezia del 1514, in sei fogli (in basso particolare del centro con piazza San Marco e Palazzo Ducale).

Speriamo che si continui così.

giovedì 7 gennaio 2016

I miei sentieri preferiti (8) - crinale di Monte San Costanzo

da Punta Campanella ai sentieri attorno Monte Santa Croce

Ultima descrizione delle mie aree preferite per passeggiare godendo di natura abbastanza incontaminata e vasti panorami, come le precedenti lontana da aree troppo antropizzate (quantomeno non a vista), è probabilmente la più conosciuta delle sette.

Il percorso è quasi completamente visibile dal mare e in buona parte da Punta Campanella, per apprezzarne il profilo il sentiero di Jeranto (zona Sprito, prima di iniziare la discesa) è pressoché perfetto, ma molti lo guardano, si "spaventano" e rinunciano. Eppure, non è niente di impossibile visto che è relativamente breve: appena 1500m fino a Campo Vetavole dove la salita si può considerare conclusa e anche la parte più spettacolare.
Se deciderete di percorrerlo nel migliore dei modi (almeno secondo il mio parere) inizierete dall'area a monte della Torre Minerva, dove finisce la strada. Salendo al limite della falesia giungerete ben presto alla curva a gomito della stradina di cemento (alternativa venendo da Termini): il belvedere di Rezzale (dal quale avrete questa vista). 

Da questo punto dovete lasciare la stradina e non percorrerla fino al temine, seguite invece i segni bianco/rossi del CAI
Assodato che per la prima parte dell'ascesa non avete praticamente scelte, o la fate o non la fate, spenderò qualche parola in più per aiutarvi a scegliere il sentiero per tornare a Termini direttamente o passando per la sella fra Santa Croce e San CostanzoDurante la ineludibile pausa di riflessione-meditazione fra le rocce del punto panoramico a quota 391, avrete tempo di decidere, nel caso non l'aveste ancora fatto, quale sentiero seguire dopo ... ce ne sono ben quattro, tutti interessanti e panoramici, ma ognuno di essi offre il meglio di sé solo in determinate ore o condizioni.
Come dovrebbe risultare ben chiaro osservando la cartina completa, o solo lo stralcio a a destra, risalendo il crinale lungo il CAI300 troverete tre bivi, tutti a sinistra, in quest’ordine:
  • vicinale Vuallariello, quasi perfettamente in quota, perfetto per godersi il tramonto. Vi porterà fino allo spettacolare imbocco della vic. Le Selve percorrendo la quale arriverete a Cercito, a poche centinaia di metri da Termini.
  • sentiero per il belvedere/piattaforma di cemento in cima alla frana di Mitigliano (1973), il più tranquillo per andare alla strada di San Costanzo, anche questo ottimo per apprezzare i tramonti
  • vecchio percorso CAI00 che segue il crinale fino alla recinzione del "radar" e poi poggia a destra seguendo la rete poco più a valle. Forse il più impegnativo, certamente quello con maggior dislivello. Prima di iniziare a costeggiare la rete potrete godere di uno dei migliori panorami su Capri.
Tralasciando queste tre biforcazioni rimarrete sull’attuale CAI 300 e, abbandonato il crinale, procedete praticamente in quota fino alla pineta. Il sentiero è il più esposto dei quattro percorsi possibili, ma certamente non lo definirei pericoloso, anche se chi soffre di vertigini la può pensare diversamente.
   
Sconsiglio di percorrere il crinale in discesa, in particolare ai meno esperti e/o allenati, molto meglio salire con calma tanto sicuramente avrete ottime scuse per fermarvi ad ammirare il panorama (e riprendere fiato) concedendovi anche tempo per scattare fotografie.
video del circuito di Athena completo (escursione del 29 agosto 2012)
Per completare il classico Circuito di Athena (Termini - Campanella - San Costanzo - Termini) si dovrà aspettare la riapertura di via Campanella, ma non dovrebbe mancare molto. Non ho seguito l’andamento dei lavori sono ancora all’estero, ma a quanto ne so, entro la fine del 2015 doveva essere stato completato almeno l’80% dei lavori previsti dal progetto. Pertanto, se non proprio imminente, la riapertura non dovrebbe essere lontana. Spero che, anche se si dovrà aspettare un po’ di più per l’area circostante la Torre Minerva (ulteriori lavori) almeno sia concesso il transito pedonale per Rezzale da dove sarà possibile immettersi su sentiero CAI300.
Spero di fornire informazioni a riguardo nel corso della prossima settimana.

martedì 5 gennaio 2016

Cogli gli indizi, segui le tracce, dovunque ti portino

Post non strettamente cinematografico, pur traendo spunti (tanti, troppi) da Asì en el cielo como en la tierra (1995), di José Luis Cuerda 1995).  Film corale con tanti dei migliori attori e caratteristi del cinema spagnolo: Francisco Rabal, Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, Jesus Bonilla, Chus Lampreave, ...

Interpretata correttamente l’affermazione e seguito il consiglio con le dovute cautele, si avranno quasi sempre soddisfazioni e interessanti risultati, anche a partire da storie assurde. 
Tutto nasce da una visione casuale di un film che cercavo da tempo: Asì en el cielo como en la tierra, conclusione della Trilogia dell’Assurdo di Cuerda, completata da Total (1983) e Amanece, que no es poco (1988). Di quest’ultimo ho già parlato diffusamente in un paio di post, per analizzare, anche solo sommariamente Asì en el cielo ne occorrerebbero molti di più. La maggior parte di coloro che apprezzano l’opera di Cuerda indicano Amanece quale migliore della triade, ma ce ne sono tanti che pongono Asì en el cielo al medesimo livello se non addirittura superiore. Total è fuori dai giochi per essere il primo (praticamente sperimentale) e prodotto per la televisione e quindi anche di durata più limitata (meno di un’ora).
La differenza fra i due è facilmente descritta: Amanece è assurdo nel complesso e nelle varie situazioni, stravolgendo leggi fisiche, temporali e biologiche e quindi non ha un preciso filo conduttore. Al contrario Asì en el cielo ha una sua continuità e la trama, per quanto assurda possa apparire, è semplice e lineare in quanto parte da un presupposto ben preciso: Dio è scontento di come vanno le cose e, con l’aiuto di chi l’affianca, cerca di porvi rimedio. 
sopra: l'arrivo della prima probabile vittima dell'Apocalisse
in basso: le proteste di Norberto, ateo

In ciascuna scena, anche quelle con solo un paio di battute, si fanno riferimenti agli scritti sacri e si attualizzano argomenti filosofico-religiosi irrisolti e irrisolvibili. A margine di tutto ciò si tira in ballo con molta ironia la società spagnola (ma per molti versi potrebbe essere di qualunque altro paese) dai politici al clero, dagli imprenditori agli operai. 
Se si è abbastanza attenti e colti (ahimè, molti si perdono almeno la metà di quanto Cuerda ha posto nella sceneggiatura) si supera rapidamente l’impressione che si tratti dell’ennesima favoletta costruita in ambiente “paradisiaco” e ci si impegna a cogliere i tanti riferimenti e citazioni condensati in un film di poco più di un’ora e mezza. 
Per i non spagnoli (come me) c’è da aggiungere la difficoltà di cogliere ed interpretare espressioni colorite e detti, ma allo stesso tempo il piacere di poter successivamente investigare e saperne di più, sia in termine di fatti e che di idioma ed era a ciò mi riferivo nel titolo. Durante la visione di questo film, come detto non programmata, ho dovuto prendere un sacco di appunti in merito a indizi che lasciavano presupporre che ci fosse molto altro da sapere e quindi, seguite le tracce grazie a (Santo) Internet mi sono ritrovato a leggere vari stralci dell’Apocalisse, descrizioni sommarie delle idee di  Nietzsche e Sartre, ho appreso vari modi di dire tipici spagnoli ("Defenderse como gato panza arriba" è quello che mi è piaciuto di più) e non da ultimo ho scoperto la saeta, canto popolare gitano di argomento religioso, palo flamenco fra i meno conosciuti. Viene cantato a cappella nel corso di grandi processioni come, per esempio, quelle della Semana Santa. Persone facoltose ingaggiano cantanti specializzati (spesso famosi) per farli esibire dal proprio balcone al passaggio della processione. Guardando il primo video che ho trovato, questo di Cuca de Granà alla processione della Virgen de los Dolores ad Antigua Guatemalasi potrebbe pensare che sono cose d'altri tempi, residui coloniali in centroamerica. E invece no, infatti il secondo si riferisce alla processione del Cristo Yacente a Madrid, nel 2011! Queste brevissimi di devozione, rigorosamente senza accompagnamento musicale di alcun tipo, sono "a sorpresa" e di solito il cantaor  inizia a cantare senza preavviso. Quelli che dirigono la processione la fanno fermare e ripartono solo quando termina la saeta. 

Tornando alla parte più strettamente religiosa, trattata sempre con molta attenzione e precisione, Cuerda ripropone per bocca dei protagonisti dilemmi e controversie secolari quali la necessità dell’esistenza del Male, parlare (presupponendo presunzione) o non parlare (per falsa modestia), libero arbitrio (avendo libertà di scelta, l’uomo è colpevole dei propri mali), il mistero dell Trinità e tanto altro. In particolare ho trovato affascinante il modo nel quale ha trattato l'Apocalisse (di San Giovanni Evangelista) senza mai cadere nell'offensivo o irriguardoso pur non mancando gli spunti. Addirittura fa dire allo stesso Giovanni (invitato a riguardare il testo) che non si può cambiare, è poesia e non va in alcun modo interpretato alla lettera. Non per niente è concordemente descritto come uno dei testi sacri di più difficile e controversa interpretazione, che include violenze e atrocità a non finire.
Ap 14,10 * "Anch'egli berrà il vino dell'ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira, e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello." (dal Testo completo dell'Apocalisse (approvato dalla CEI nel 2008) fonte BIBBIA.net
La maggior parte dei (pochi) denigratori del film, che ne hanno scritto male in quattro parole senza costrutto, dimostrano di essere bigotti della peggiore razza che non conoscono neanche la propria religione. Fra di loro ci sono anche quelli che si sono sentiti offesi sentendo parlare della “bestia con sette teste e dieci corna, montata dalla Grande Prostituta”. Probabilmente hanno gridando al sacrilegio e blasfemia e attribuito ai satanisti quella che invece è una creazione di San Giovanni, citata in un'opera che fa parte del Nuovo Testamento
Infine (il post sta diventando troppo lungo), mi preme citare la scena geniale nella quale Gesù sorprende il Padre immerso nella lettura di testi di Nietzsche e Sartre alla luce di un lampione della piazza del Cielo. Invitato ad andare a dormire, Dio si giustifica dicendo che sono libri prestati e deve restituirli, e aggiunge che trova molto interessanti le loro idee, in particolare quelle di Nietzsche che, per chi non lo sapesse, è colui che scrisse:
"Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!"
Se qualcuno volesse proprio fare un appunto a Cuerda, potrebbe opinare che ha riassunto in 95 minuti tutti i temi irrisolti e dubbi della religione senza fornire alcuna risposta. Ma come avrebbe potuto portare a termine l’ardua impresa se fior fiore di Santi, Teologi e Filosofi non vi sono riusciti in oltre 2000 anni?

Sono certo che una seconda visione di Asì en el cielo como en la tierra mi fornirà ulteriori spunti di riflessione e mi condurrà a "scoperte straordinarie"!

domenica 3 gennaio 2016

Musica in piazza! Puerto de la Cruz

Ieri sera c’erano ben tre gruppi in Plaza del Charco, centro vitale di Puerto de la Cruz (Tenerife). Ciò è cosa abbastanza comune, in particolare nei week-end e nel corso delle festività.
Il primo nel quale mi sono imbattuto è stato il Grupo musical Amatista, composto da tre ragazzi tinerfeños molto bravi (almeno a parer mio) che eseguivano solo pezzi strumentali con violino, chitarra e cajón flamenco. Si erano sistemati nel parco giochi al centro della piazza. Mai visti finora, li ho ascoltati per un poco e, assodato che il loro genere mi piaceva, sono rimasto. Ho effettuato una brevissima ripresa (qui in basso, giusto per mostrarveli) e sono andato a cenare. Dopo oltre un’ora erano ancora lì, il pubblico era aumentato di molto e gridava “Otra! Otra! ...” (bis).

Ci sono molti altri loro video in rete, migliori di questo fatto ieri sera (2 gennaio 2015) e hanno appena aperto un loro canale YouTube. Nella loro semplicità, secondo me meritano.
Al solito incrocio all’inizio di calle Quintana si era sistemata invece la Parranda el Ratito (quasi gli stessi componenti di quella che l’anno scorso si chiamava “Falta uno”) e si esibiva nel suo solito piacevolissimo repertorio di musica canaria e centroamericana. Peccato che continuano ad amplificare solo alcuni strumenti e non le voci ...
Infine c’era il gruppo itinerante di Pasacalles che girava per tutte le strade del centro in costume tradizionale canario cantando soprattutto pezzi natalizi a cominciare dal classicissimo “Los peces en el rio” (breve pezzo nel video in basso). In rete troverete mille altri video della canzone completa e anche i testi. Appartiene ad un genere musicale e poetico ben preciso, popolare in Spagna e Portogallo a partire dal XV secolo: il villancico.
Più distanti dalla piazza, ma si faceva sentire egualmente, provava un gruppo di batucada che, battendo furiosamente sui  tamburi, si preparava al Carnevale (ecco un brevissimo esempio) 

A tutto ciò aggiungete i tanti solisti “girovaghi” o stanziali presso alcuni dei tanti ristoranti e cafeterias all’aperto, come anche qualche duo e trio. Uno dei miei preferiti suona ogni sera al ristorante El Arado (dove si mangia un'ottima carne di cabra, l’unica che può competere con quella di Casa Tata) e si tratta de Los  Soles de Paraguay. Ovviamente musica sudamericana ed uno dei due suona la classica arpa paraguaya. Per chi non la conoscesse ho inserito questo video (in basso) del maestro Alcides Ovelar che esegue uno dei pezzi per arpa più famosi: Pajaro Campana.

Penso che abbiate capito che di sera a Puerto de la Cruz non ci si annoia, è piacevole girovagare ascoltando musiche dal vivo di vari generi e non importa se cantanti e musicisti non sono i migliori al mondo e l'acustica non è perfetta.

venerdì 1 gennaio 2016

"Ho visto film che voi umani non potreste immaginare ..."

Come avevo anticipato in chiusura del post precedente, l’ultimo del 2015, inauguro la serie di quest’anno presentando una novità che forse qualcuno avrà già notato sul mio sito. 
Si tratta di una serie di pagine dedicate al buon cinema, o almeno a quello che reputo tale, e che mi piace sotto il titolo "il Cinema secondo GioVis (Jean Lumière)"
Dalla homepage di questa sezione si accede a tutte le altre notizie, alle liste di film e ai link ai post in tema già pubblicati su questo blog, che sono anche stati ricaricati in una nuova raccolta Google+ che si andrà ad arricchire con cadenza quasi giornaliera. Spero che qualcuno le trovi interessanti e che successivamente possano stimolare qualche discussione di un certo spessore. 
Il titolo del post è chiaramente una citazione, parafrasata, dell'inizio del monologo di Rutger Hauer/Roy Batty nel famoso film di fantascienza Blade Runner (1982, diretto da Ridley Scott).
Non sono né sono mai stato un “critico cinematografico”, ma mi posso permettere di affermare che la varietà e quantità di film visti mi rende quantomeno un più che buon “esperto”. Quelli che sanno di cinema potranno valutare da soli le mie scelte in quanto ho elencato in 3 file circa un migliaio di film visti da metà 2012 ad oggi, evidenziando quelli che mi sono piaciuti, per un qualunque motivo. I più attenti noteranno anche che ho quasi tutti i film di Luis Buñuel (me ne mancano solo 2) e tanti di Kurosawa, Hitchcock, Orson Welles, Berlanga, Emilio Fernandez "El Indio", f.lli Coen, ... che sono chiaramente fra i registi che apprezzo di più.
Ho evitato però di stilare classifiche in quanto sono convinto che non sia giusto, che sia veramente difficile e, come ho già evidenziato trattando “dei miei sentieri preferiti”, che anche fra i migliori ci sono quelli giusti per specifiche occasioni o da guardare con determinate compagnie.
Ho ritenuto opportuno riportare il mio curriculum cinematografaro  per fornire una seppur vaga idea del mio background e di conseguenza delle motivazioni di alcune mie valutazioni, critiche, passioni.
Ho citato i miei trascorsi pratici e attivi nel mondo del cinema raccontando di quando comprai un proiettore più o meno come questo della foto a destra (e in simili condizioni precarie) e cominciai un’attività “imprenditoriale” ufficiale con tanto di registrazione SIAE, locandine, inserzioni e stelloncini a pagamento sul quotidiano Il Mattino e agendo da cassiere, operatore e montatore delle pizze.
Questa sezione cinema di giovis.com è ancora in evoluzione e quindi aspettatevi vari cambiamenti a breve. Ho già in progetto di pubblicare regolarmente su una raccolta Google+, creata all'uopo, brevi post con i dati dei film che vedo, link a IMDb o altro sito e un succinto giudizio. Allo stesso tempo continuerò ad aggiornare le locandine ai lati della pagina iniziale come appare adesso. 
Per ora ho elencato solo pochi link, in particolare verso i siti più completi (e quindi più utili) che raccolgono soprattutto dati ma anche qualche recensione. Altri compaiono nel testo del curriculum e si riferiscono a cineteche e festival, lista che in futuro potrei incrementare in modo sostanziale e creare una pagina a parte. Ciò secondo me è importante per sapere cosa esiste, conoscere nomi nuovi, scoprire film quasi dimenticati anche se non si può assistere alle proiezioni, parimenti ai bibliofili che vanno a spulciare i cataloghi delle librerie antiquarie.
Come scrivevo in apertura (e ho riportato nella pagina web) saranno graditi commenti pubblici su Google+ ma chi vorrà chiedere informazioni in merito ai film elencati fra quelli che ho visto (link alle liste in fondo alla pagina), suggerire film da vedere, indicare luoghi o siti dove poter recuperare film, segnalare rassegne e manifestazioni potrà anche contattarmi in privato inviando email a giovis@giovis.com e, nel caso fosse opportuno, provvederò a pubblicare la notizia.
   
Avevo concluso il 2014 con l’ottimo The night of the hunter (di Charles Laughton, 1955, con Robert Mitchum e Shelley Winters) passato nelle sale italiane come La morte corre sul fiume (e che ne parliamo a fare ...) e iniziato il 2015 con Touch of evil (di e con Orson Welles, 1958). Per dare l’addio al 2015 ho scelto Tabu (di F.W. Murnau, 1932) e mi accingo a guardare The window (di Ted Tetzlaff, 1949) ... un grande noir sconosciuto ai più, ma ben noto ai cinefili. 
   
Anche semplicemente citandoli, può essere che a qualcuno venga la voglia di guardarli ... e non rimarrà deluso.

mercoledì 30 dicembre 2015

Nuova escursione nella caldera, nuove meraviglie

Certamente ultimo post del 2015 e anche ultimo, probabilmente, dedicato a  Las Cañadas per questo soggiorno canario. Sono tornato in una delle aree più frequentate del Parque del Teide per ripercorrere il circuito abbastanza semplice e breve (3,5km) attorno a los Roques de García.
Queste sono la parte rimanente del margine della caldera di Ucanca, attualmente una pianura desertica di oltre un km di larghezza,con solo un paio di rilievi isolati. Un bravo vulcanologo può raccontare la storia millenaria di questo cratere osservando la grande varietà di emergenze, rocce, colori e forme completamente differenti le une dalle altre pur trovandosi a poche decine di metri le une dalle altre o addirittura incastrate fra loro.
Ma anche il semplice osservatore attento non potrà fare a meno di rimanere incantato di fonte a tale spettacolo che, oltretutto, ha come sfondo il Teide a nord e il margine de Las Cañadas del Teide a ovest, al di là del Llano de Ucanca.
Delle 35 foto di questo album, qui ve ne propongo alcune. Fra le tre strutture caratteristiche del gruppo, oltre a La Catedral e La Cascada, c'è el Roque Cinchado (a destra), senz'altro il più significativo, strano, fotografato e famoso in quanto è uno dei simboli del Parque ed ancor più famoso fra tutti gli spagnoli ultratrentenni. Il disegno di questo pinnacolo, insieme con una ridottissima mappa delle Canarie, era molto evidente e riconoscibile sulle banconote da MIL pesetas, in circolazione fino all'avvento dell'euro quando furono"trasformate" in 6,01 euro (cica 11.635 lire), quindi taglio molto comune.

La grande varietà di rocce comprende anche piccole colate che oggi appaino come nere cascate pietrificate, grosse torri composte da rocce quasi geometricamente regolari o a scalini e altre artisticamente modellate dagli agenti atmosferici, affioramenti di lava cordata (a sx) e fra tutto ciò enormi Echium Wildpretii (nella foto a dx, ormai secchi).
   
Dopo aver "perso" un sacco di tempo fra queste meraviglie geologiche, ho dovuto affrettare il passo per completare il mio giro e non perdere la guagua (bus). 
Certamente non interessante come la prima parte sia l'attraversamento del Llano de Ucanca, sia il circuito Roque del PinosanatorioMontaña Majúa e Cañadas Blanca, hanno comunque offerto nuovi punti di vista e tante occasioni di foto che potete vedere in questo album.




All'anno prossimo, che sarà inaugurato con un post di presentazione di una novità, prima di concludere la serie "i miei sentieri preferiti" con il crinale Campanella - Santa Croce (San Costanzo).

lunedì 28 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (7) - Monte Solaro e dintorni

Monte Solaro, crinali a est e ad ovest
Guardia - Cocuzzo - Solaro - Cetrella

Nuova inversione nell'ordine della descrizione dei miei sentieri preferiti, anticipo Monte Solaro sull'isola di Capri a discapito di Monte San Costanzo. Come è noto ai più, via Campanella è ancora chiusa per lavori e di conseguenza il modo ideale di percorrere il crinale dalla punta al monte risulta poco convenente (si dovrebbe scendere da Vetavole almeno fino a Rezzale e poi risalire lungo lo stesso percorso).
L’itinerario che mi accingo a descrivere (combinazione dei sentieri 65 e 4 della mappa in basso) segue il ciglio della imponente falesia meridionale dell'isola di Capri fra la Guardia e l’Eremo di Cetrella, passando per MiglieraCocuzzo e Solaro

Quindi, saltiamo sullo scoglio, andiamo ad Anacapri e proseguiamo fino alla Torre di Guardia (circa 200m s.l.m.) su tipiche stradine capresi per andare finalmente ad imboccare il sentiero 6 che ci guiderà fino alla Migliera. Chi vuole risparmiare circa 700m di camino ed un centinaio di metri di salita può saltare questo tratto andando direttamente al Belvedere della Migliera, ma si perderà vari interessanti panorami. Infatti al lato del sentiero che corre all’interno della pineta all’ombra e mai sul ciglio vero e proprio (nessun problema per chi soffre di vertigini) sono stati creati vari belvedere, questi sì sul ciglio, ma dotati di ringhiera metallica.

Solaro - Cocuzzo - Guardia (in discesa)  (trek Amalfi-Capri 2013)

Intraprendiamo ora il percorso 5 che ci porterà fino a Monte Solaro, vetta dell’isola con i suoi 587m di quota. Con i suoi quasi 2km di sviluppo è il più lungo dei tre, presenta una parte centrale molto ripida ed un dislivello complessivo di quasi 300 metri. L’ascesa a Monte Cocuzzo, vista dalla zona del Pisco (non vi dimenticate di affacciarvi per vedere il duomo sui quale incredibilmente proliferano i pini - foto a sx) è impressionante e sembra quasi impossibile da affrontare (foto a dx) ... ma dopo essere giunti in cima (in effetti ci vuole meno di quello che si possa pensare) non rimpiangerete certo l’arrampicata.
   
Pro e contro di Monte Solaro: troverete molti turisti (saliti in seggiovia, probabilmente le prime persone che vedrete dopo aver lasciato la Migliera), ma in compenso c’è il bar (chiuso d’inverno) situato al punto giusto per una birra, un caffè o altro. 
   
Monte Cocuzzo con Faraglioni e sentiero 5 da Monte Solaro 

Da qui e fino a raggiungere l’Eremo di Cetrella lungo il semplice e piacevole sentiero 4 (700m circa) avrete uno splendido colpo d’occhio sulla parte orientale di Capri (Faraglioni e Villa Jovis inclusi) con la Penisola Sorrentina sullo sfondo, dalla vicina Punta Campanella fino al Molare. Visibilità permettendo, a sinistra si apre tutto il Golfo di Napoli con le altre isole ed il Vesuvio e a destra il Golfo di Salerno con Li Galli e ancora più lontano Punta Licosa.
Sarebbe bene che, a questo punto, aveste già deciso come ritornare a valle in quanto i tre percorsi (segnati) più frequentati hanno caratteristiche molto diverse. Quello più semplice e tranquillo è la ben battuta antica mulattiera che vi riporta ad Anacapri ma volendo, prima di arrivare al centro, potrete anche svoltare direttamente per la Scala Fenicia che vi conduce al porto. Le altre due discese (1 Passetiello e 2 Anginola) sono molto più avventurose e dovrebbero essere affrontate solo da chi ha una certa esperienza e buona attrezzatura. Da evitare con pioggia, ghiaccio (d’inverno capita, sono esposte a nord-est) o con terreno molto umido. Ricordo infine che l’Anginola ha un tratto quasi verticale che, per fortuna, diventa più semplice e sicuro sostenendosi ad alcune catene e corde metalliche sistemate all’uopo da qualche anima pia. Per rendervene conto date uno sguardo a questo video
Anginola - Cetrella (in salita) (trek Amalfi-Capri 2013)

L’itinerario si può fare ovviamente al contrario (suggerito se si vogliono percorrere Passetiello o Anginola), ma utilizzando la stradina comunale fra Cetrella e Anacapri trovo che sia molto meglio percorrerlo come appena descritto. Tutti i sentieri numerati in mappa sono facilmente individuabili sia per essere abbastanza battuti che per avere segnavia di vernice rossa.

LINK: 

venerdì 25 dicembre 2015

Due giorni passeggiando in ambito urbano + cenone!

La Orotava (23 dicembre) e La Laguna (24 dicembre)

Sono salito a La Orotava, una volta città più importante dell’area, che dà in nome a tutta l’enorme valle e una volta anche a Puerto de la Cruz il cui nome originale, prima della costituzione in comune autonomo, era appunto Puerto de Orotava. Non da ultimo, mentre i vari versanti della caldera del Teide sono ripartiti in più comuni, Las Cañadas ricadono interamente nel suo territorio e quindi, di diritto, ospita la sede del Parque Nacional.
   
Come vedrete scorrendo le foto di questo albumLa Orotava conserva numerosi palazzi d’epoca, dallo stile coloniale al liberty, chiese di un certo pregio, giardini molto ben curati e, in questo periodo, numerosi presepi.
Devo dire che in merito a questi ultimi sono rimasto un po’ deluso essendo nettamente inferiori a quelli esposti a Puerto de a Cruz, dei quali ho già detto in un precedente post. Tuttavia ho trovato delle scene molto ben rappresentate ed in particolare quella dei passatempi. 
Ci sono un sacco di giocattoli in miniatura, dal trenino di legno al cavallo a dondolo e bambini che giocano con lo strummolo (trottola), il cerchio (di ferro) e alla cavallina. Queste azioni dinamiche sono molto ben descritte, ma i pastori sono veramente orrendi, per non dire osceni. Qualche spunto originale era presente anche nel grande presepe a grandezza naturale allestito nel Plaza del Ayuntamiento.

Il nome completo ed ufficiale è San Cristóbal de La Laguna (città fondata nel 1496, capitale di Tenerife da allora fino al 1723), ma tutti la chiamano semplicemente La Laguna.
Per lo più pianeggiante, il centro storico è attraversato da ampie strade quasi tutte pedonalizzate ed è ricco, come qualunque altra cittadina coloniale dell’epoca della Conquista, di edifici nobiliari con delle belle corti interne a giardino, balconi in legno coperti, chiese e conventi. Al margine nordorientale del centro si trova il Mercado Municipal, ieri più affollato del solito sia in quanto giorno semifestivo sia perché in tanti dovevano approvvigionarsi per i vari pranzi e cene. 
Foto del centro e del mercato
Anche qui a Tenerife la tradizione prevede la cena della vigilia di Natale (Nochebuena) per lo più a base di pesce, crostacei e molluschi (a tal proposito guardate le foto della mia cena a Casa Tata, con la famiglia).
Dalle foto dei banchi del mercato vedrete che molto del pesce era già stato venduto mentre evidentemente non c’era stata una corda al baccalà e verdure. Notate la grande varietà di tipi di patate che qui hanno un ruolo basilare nell’alimentazione (arrugadas, fritte o bollite comunque sono a tavola), in quasi qualunque banco di frutta e verdura occupano uno spazio notevole.
Della cena della vigilia alle quale sono stato invitato ho particolarmente apprezzato le navajas a la plancha con mojo verde ... una delizia.  Sono dello stesso genere (Ensis) dei nostri cannolicchi, ma un po’ più grandi e pieni. Foto a sinistra
Anche le gulas con gambas erano notevoli. Attenti a non confondere le gulas con le angulas ... le prime sono un succedaneo delle seconde e furono inventate a causa dei prezzi proibitivi (fino a quasi 1.000 Eur/kg) delle angulas che sarebbero gli avannotti di anguilla. Sono fatte di pasta di pesce, assolutamente salutare. Foto a destra
  

giovedì 24 dicembre 2015

2 film in 2 giorni, assolutamente diversi

Ieri ho visto Star Wars: The Force Awakens (J. J. Abrams, 2015)
Colori in 3D * IMAX 12-Track Digital Sound Dolby Atmos, Surround 7.1 * 2,35:1 cinemascope

Se nel 1970 il film di George Lucas segnò una svolta epocale nel cinema, almeno nel campo della fantascienza, questa versione 3D sembra più un remake con nuovi effetti speciali e la riesumazione di vecchi personaggi e interpreti (p.e Harrison Ford) che non contribuiscono certo al successo della pellicola. 
Sono convinto di quanto appena detto ma, pur essendo vero che non sono un appassionato del cinema fantastico né un fanatico degli effetti speciali, posso dire che visto in 3D in un’ottima sala con ottima acustica è un film spettacolare e in varie scene sembra di stare effettivamente al centro dell’azione (a un certo punto sono stato quasi speronato da un’aeronave...). Tuttavia resta solo un gran videogioco costato circa 250mln di dollari, ottimo investimento per i produttori visto che nel solo primo week-end nelle sale ne ha incassati 238!. Trama, dialoghi e interpretazioni sono tutt’altro che memorabili.
    
L’altrieri ho visto Blancanieves (Pablo Berger, 2012) in b/n * muto * Academy standard 1,37:1 (nello schema in basso si vede chiaramente la differenza fra il classico formato Academy standard e il Cinemascope)
Pochi ne avranno sentito parlare e ancor di meno avranno visto questo film spagnolo del 2012 che, similmente a The Artist (dell’anno precedente), è in bianco e nero e con solo commento sonoro più cartelli ma che ha ben poco a che vedere con il suo più famoso e acclamato collega.
La trama, che solo vagamente segue la storia della Biancaneve dei Grimm, viene ambientata nell’Andalusia degli anni ’20 ed è infarcita di citazioni cinematografiche - p.e. Freaks (T. Browning, 1932) e Faust (F. W. Murnau, 1926) - e di riferimenti ad altre favole (p.e. Pinocchio e Cenerentola).
Fotografia e montaggio assolutamente superlativi, e non solo  secondo me. Ottima anche la colonna sonora.
Precisa e nitida ricostruzione di un’epoca e di alcuni ambienti sia attraverso ritratti di semplici comparse (complimenti anche a chi a diretto il casting) sia soffermandosi su ambienti, oggetti e, ovviamente sui rituali e superstizioni legate alla corrida.  
Anche la colonna sonora è stata molto apprezzata ed ha conseguito numerosi premi, in particolare per la canzone originale No te puedo encontrar (Silvia Pérez Cruz, voce, Juan Gómez "Chicuelo", guitarrista) che potete ascoltare guardando la scena del film in questo video.

La trama ha vari sviluppi inaspettati, fino al termine ... e non dico oltre, e le scene di suspense in stile classico con lunghi primi piani sfociano spesso in un montaggio frenetico che non sempre descrive ciò che ci si aspetta. Anche se non fedele alla storia originale, sono presenti e ben descritti tutti gli elementi sostanziali di una favola classica: innocenza, ingenuità, bontà e coraggio avversate da perfidia, invidia, gelosia e avidità.
In un’intervista il regista Pablo Berger ha dichiarato che l’idea l’ebbe oltre 20 anni prima di realizzare Blancanieves subito dopo aver visto per la prima volta un film muto (Greed  - in Italia titolato Rapacità, di E. Von Stroheim, 1925) oltretutto con commento sonoro dal vivo di orchestra sinfonica al Festival San Sebastian dove era presente nelle vesti di cronista. Il film ha ottenuto ben 47 Premi su 97 nomination, è arrivato in Italia nel 2012 (Festival di Torino) e poi nelle sale nel 2013, ed è il secondo lungometraggio di Berger (il primo, Torremolinos 73) lo diresse ben 9 anni prima.
Nel 1988 diresse il suo primo (e unico) cortometraggio e a seguito del successo ottenuto gli fu assegnata una borsa di studio per un master di cinema a New York. Terminato il dottorato rimase nella Grande Mela ad insegnare regia presso la New York Film Academy (NYFA). 
Chissà se e quando vedremo il prossimo film (probabilmente di tutt’altro genere) di Berger visto che in 25 anni anni ha prodotto solo un corto e due lungometraggi, ma lui è uno che mangia pane e film e non si può essere sicuri di niente. Oltretutto non ha bisogno di grandi budget visto che ha girato un piccolo capolavoro con circa 6mln contro i 250mln di dollari di Guerre Stellari ed ha ottenuto recensioni migliori (anche se due generi così diversi non possono essere comparati). 
Un’ultima precisazione rivolta a quelli che si sono “impressionati” al solo leggere la parola corrida. E’ vero che è ambientato al margine del mondo della tauromachia, ma vi posso assicurare che non si vede nessuno scontro torero/toro nel quale sia sparsa una sola goccia di sangue taurino e quelli che hanno scritto che per girare il film sono stati uccisi 9 tori sicuramente non hanno visto il film, ma semplicemente letto la trama (io comunque e ne ricordo solo 7, gli altri non erano tori e comunque non vengono uccisi tutti neanche nella finzione ...). Esempio: plaza de toros, entra il torero, entra il toro, il torero viene acclamato, entra il toro successivo ... si lascia intendere che il primo toro sia stato ucciso. Non ci sono banderilleros, né picadores. Questi stessi benpensanti si scatenano su una semplice parola e poi lasciano che i loro figli guardino ogni tipo di violenza, droga, torture, guerra e sesso in televisione ... bah!
Questo è il trailer e, se vorrete, potete guardare il film in streaming su RTVE

Blancanieves è un film sulle favole, sulla corrida o sul cinema? 
Senz’altro l’ultima.

PS - dei film 2015 che ho visto vi consiglio senz’altro Sicario (del quale ho già parlato) e Bridge of spiesHo trovato pessimi The Homesman e In the heart of the seaDue più che onorevoli commedie con risvolti drammatici sono Truman e il giapponese An (titolo it. Le ricette della signora Toku). E se il vostro genere è la fantascienza, devo dire che a Star Wars ho preferito Hunger Games: Mockingbird 2, anche se meno spettacolare.
  
Resto in trepidante attesa di The Hateful Eight (Tarantino), The Revenant (Iñárritu), Spotlight (McCarthy) e, perché no, di Joy (Russel).