lunedì 7 novembre 2016

The key to Reserva: short di Hitchcock, Scorsese o solo geniale spot?

La mia indole curiosa (da “indagatore” e non certo da “pettegolo”) mi porta a spesso a fare scoperte interessanti, partendo da minimi particolari seguo labili piste che talvolta terminano nel nulla, ma in tanti altri casi giungo a piacevoli sorprese come in questo caso. Sabato, alla ricerca di film fra i banchetti del mercadillo, mi è caduto lo sguardo su un bel pacchetto di dvd in custodia quadrata di cartoncino - fra i quali trovo spesso rarità - li ho “sfogliati” (non hanno dorso ..) uno ad uno, rapidamente ma con attenzione e mi sono bloccato notando un titolo bilingue: The key to ReservaFra parentesi c'era quello spagnolo (La clave Reserva), l'immagine di copertina altrettanto inusuale, senza nomi di attori, ma al centro, pur non essendo molto evidente, si leggeva “DIRIGIDA POR MARTIN SCORSESE”. 
L’ho girato sperando di trovare credits, mini-trama o altro di significativo, ma niente ... solo una scritta dorata su fondo nero “Freixenet 2007”.
L’ho comprato senza esitare, anche perché per 50 centesimi valeva la pena di rischiare un bidone, ma il nome del regista era quasi una garanzia. E di un bidone ho avuto la sensazione quando, giunto a casa e fatta la dovuta ricerca su IMDb, ho scoperto che si trattava di uno short di neanche 10 minuti, ma allo stesso tempo mi ha consolato il fatto che avesse l’ottimo rating di 8,0. L’ho quindi subito guardato e sono rimasto estremamente soddisfatto del mio “investimento” da mezzo euro, soprattutto per i pochi minuti di vero cinema. Il resto è proposto come un’intervista nella quale Scorsese mostra al cronista un cimelio da cinefilo: tre pagine e mezza di una sceneggiatura di Hitchcock. I fogli sono gelosamente protetti in buste di plastica che Scorsese non vuole neanche che si tocchino ed egli stesso le maneggia con i guanti. Potrebbe essere un grande film, ma c’è un gran problema ... mancano delle pagine. 
   
Il regista a questo punto solleva un argomento originale e molto stuzzicante: se è facile preservare un film girato, come se ne preserva uno non girato, non esistente? Lui vorrebbe girare le scene descritte come lo avrebbe fatto Hitchcock all'epoca (o come lo farebbe oggi?) e non come lo immagina egli stesso, ma ci riuscirà? Quale sarebbe il risultato? E infine ... quali sono gli avvenimenti descritti nelle pagine mancanti?
Sono passati già 3 minuti dei 9’24” totali quando Martin Scorsese si siede sulla sua sedia da regista e pronuncia la fatidica parola: Action!

Seguono circa 4 appassionanti minuti veramente hitchcockiani nei quali non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo per non perdere alcun minimo particolare e assolutamente non si sente la totale assenza di dialoghi (ci sono solo un paio di esclamazioni). Le immagini dicono tutto, o quantomeno ciò che si vuol far sapere allo spettatore.

   
Improvvisamente ricompare Scorsese che ci comunica che la sceneggiatura si interrompe lì e quindi si passa al finale descritto nella mezza pagina conclusiva, solo 40 secondi prima degli ultimi commenti di Scorsese visto attraverso i vetri di una finestra mentre la camera zooma indietro con evidentissimo omaggio a The birds (1963, Gli uccelli).
Anche nei minuti precedenti si notano citazioni più o meno evidenti come il poster di Spellbound (1945, Io ti salverò) mostrato in apertura e quello francese di Blackmail (tit. fr. Chantage, 1939, L’ultimo ricatto), la vista attraverso i vetri della stanza nella quale si conclude l’intervista, ossequio a Rear window (1954, La finestra sul cortile), la musica di North by Northwest (1959, Intrigo internazionale) e chissà quanti altri dettagli.
   
In quanto a Freixenet, ho scoperto che si tratta di uno dei più rinomati produttori di cava, (spumante DOC, caratteristico della Catalogna) che ogni anno produce un filmato natalizio, sempre molto atteso, aventi per protagonisti grandi star internazionali, di recente Shakira, Antonio Banderas, Sharon Stone, Demi Moore, Kim Basinger e nel 2007 toccò a Scorsese
Il filmato, in inglese e spagnolo, si trova su YouTube e altri siti, in HD su Vimeo.  Anche se non conoscete una sola parola di queste lingue, vi invito a guardarlo egualmente: ciò che dice Scorsese l’ho riassunto e la parte propriamente hitchcockiana è praticamente muta, solo immagini e musica.

Sarà vero ciò che racconta Scorsese o è solo un pretesto per un interessante esercizio cinematografico? 
E' solo un semplice omaggio a Hitchcock o pura finzione a uso e consumo di uno spot? 
Sia come sia, è imperdibile per i cinefili ... e non costa niente, se non 9 minuti della vostra attenzione.

domenica 6 novembre 2016

Come “alleggerirsi” senza scendere dall’auto ... - C2C Express (3)

Il primo a partire, alle 6 del mattino, è stato il 40enne Dmitry Cherkassky, immigrato nel 1990 da quella che oggi è l’Ucraina, alla guida di una Mercedes 300D del 1983, pagata 2,800$. Era l’unico esordiente, evidentemente troppo impaziente per aspettare un momento più opportuno, e si è immerso nel traffico mattutino mentre i più scaltri e previdenti  Blues Brothers sono partiti 14 ore più tardi sfruttando al meglio le ore notturne nella parte più trafficata dell'intero percorso, riuscendo a guadagnare 15kmh di media sugli altri.
I fratelli Propst, Eric and Kevin, erano invece su un attrezzatissimo van Chrysler. Oltre ad un ovvio serbatoio extra e ruota di scorta, a bordo c’erano un fornetto a microonde, un frigorifero, pannelli solari, un sistema di speaker Kenwood, due contenitori pieni di energy drinks, 3kg di caramelle, 30 pacchi di noci assortite, 54 pacchi di patatine, carne secca (tipica dei pionieri, beef jerky), cioccolata, biscotti e merendine da poter sfamare un intero campo estivo. I Propst miravano al puro divertimento fornito dall’avventura e ad arrivare sulla costa del Pacifico in un tempo dignitoso evitando di prendere multe.
La Lincoln Continental 1978 era di gran classe e i tre membri del team erano vestiti come Thurston Howell III noto personaggio di sitcom, un miliardario che anche per una breve passeggiata portava con sé milioni di dollari in contanti. Carl “Yumi” Dietz, già recordman del coast-to-coast in solitario, era al volante affiancato da John Ficarra, che vanta il maggior numero di partecipazioni (8), e Roscoe Anderson viaggiava sul sedile posteriore. Questi, mentre i Blues Brothers sperimentavano l’itinerario migliore per uscire da Manhattan, si è “preparato” comprando due grosse bottiglie di vodka e travasandone il contenuto in bottiglie di acqua, il suo personale serbatoio di carburante e lo poteva fare in quanto il suo ruolo era solo di accompagnatore ed entertainer.
Passare il tempo è la chiave di tutto e per loro, anche se il nastro di Herp Albert si ruppe e Aretha Franklin esplose non fu un problema in quanto avevano una chitarra, varie armoniche e il banjo di Anderson il quale per giunta cantava e raccontava storie e barzellette. Di lui Ficarra ha detto: “è come avere un muppet sul sedile posteriore”.
Il team ha introdotto anche un'altra novità. La maggior parte degli equipaggi prevedono una decina di fermate per i due problemi ineludibili: riempire i serbatoi e svuotare le vesciche e in merito a al secondo sono abbastanza creativi. Dietz, allestendo la Lincoln aveva fatto fare tre buchi nel pianale. Ognuno dei tre viaggiatori è stato poi dotato di un imbuto con relativo tubo che finiva, ovviamente, nel foro. “Funziona a meraviglia” ha detto Dietznon capisco perché non lo facciano anche altri”.
   
Preston aveva invece risolto il problema caricando numerosi pannoloni ultra-assorbenti dei quali si disfacevano alla prima sosta per rifornimento. Con il suo misterioso copilota (l’identità è tenuta nascosta essendo un dipendente federale) ha accolto un neozelandese i cui compagni erano finiti in ospedale 5 giorni prima della partenza. In un tratto nel quale andavano al passo con il normale flusso d’auto sono stati fermati in quanto uno zelante sceriffo si è insospettito per l’aspetto “hippie” di Preston (capelli molto lunghi). Quindi con la scusa della velocità, poche miglia oltre il limite, li ha fermati ma alla ricerca di sostanze illecite. Quindi hanno dovuto aspettare l’unità speciale K-9 che ha perquisito minuziosamente l’intero veicolo con l’aiuto di un cane che ne ha odorato ogni parte. Prima di convincersi che erano “puliti” era passata ben oltre mezz’ora. Oltre a questo contrattempo, dovettero anche cambiare l’alternatore e, nonostante le sole 4 soste per rifornimento (grazie al serbatoio extra) chiusero ben oltre le 40 ore, a 40h55’.
Anche la Bluesmobile ebbe un incidente meccanico: il blocco della pompa. Appena venuti a conoscenza del fatto, gli altri concorrenti (di solito sempre in contatto) cominciarono a dare i consigli più strani e insensati possibili prendendo in giro i Blues Brothers, che però risolsero brillantemente il problema con l’antico e quasi infallibile metodo delle martellate, caldeggiato proprio dall’ingegnere Sibley.

Nonostante questo intoppo e le due multe, la tattica di partire per ultimi e sfruttare due notti diede i risultati sperati e la Bluesmobile fece fermare il cronometro a 34h16’, pari a una media di 132km/h, ma non considerando le soste forzate questa sale a 141,6km/h.
Propst che non era andato riuscito a centrare il suo obiettivo di 40 ore, superandolo di 1h18’, disse ai suo compagni di avventura: 
Sapete che significa questo? L’anno prossimo dovrò riprovarci!

venerdì 4 novembre 2016

Cominciamo con i più folli: i Blues Brothers - C2C Express (2)


Un viaggio e una gara a 130km/h 

5 auto, 13 tizi, innumerevoli energy drinks e 4.600 km di asfalto:
benvenuti alla C2C Express

(rielaborazione di notizie tratte dall’articolo apparso su The Washington Post il 28/10/16
testo di Rick Maese, foto di Katherine Frey - misure convertite e arrotondate)

La genialità di questo viaggio-corsa consiste nel non avere regole (differenziandolo così da una gara) a parte il requisito iniziale relativo all’origine del veicolo: deve essere stato acquistato per non più di 3.000$. Chiaramente ogni equipaggio ne spende molti altri per rimetterlo a posto, essere sicuro che resista a quasi due giorni di moto continuo e per renderlo confortevole e funzionale per “la vita a bordo”.
Ci sono solo alcune disposizioni da rispettare, ma non si possono certo chiamare regole:
  • partenza dal Red Ball Garage di Manhattan, New York
  • arrivo al Portofino Hotel di Redondo Beach, California
  • ognuno può scegliere il suo orario di partenza nell’arco delle 24 ore del giorno stabilito dagli organizzatori.
La maggior parte degli equipaggi partecipano per puro divertimento, con veicoli non certo da competizione (in questa edizione c’era un grosso van e in passato anche un camper), spesso addobbandoli in linea con i loro costumi come se fosse una parata carnevalesca.

Quest’anno hanno partecipato i “Blues Brothers”, ovviamente con la loro “Bluesmobile”, perfetta replica dell’omonima Dodge Monaco 1974 del film-cult del 1980 di John Landis e vestiti come “Joliet” Jake e Elmore Blues (John Belushi e Dan Aykroyd, foto in basso). Non mancava neanche la scritta “We are on a mission from God” sul lunotto posteriore. 
In effetti sull’auto erano in tre: Arne Toman, Forrest Sibley and Ed Bolian. Quest’ultimo è il detentore del record della corsa con 28h50min (2013, molti ritengono impossibile abbassare questo tempo per i maggiori e più sofisticati controlli e per il traffico sempre in aumento), Sibley è un ingegnere che sta preparando un’apparecchiatura che neutralizza gli autovelox (per dirla all’italiana) e Toman ha costruito il più veloce carro funebre (220km/h)!!!
Questo team, a dispetto dell’apparenza, era quindi superpreparato e l’auto superattrezzata. Un concorrente ha dichiarato che era “un’arma nucleare in una sfida al coltello” e che il cruscotto era più complesso della Starship Enterprise (l’astonave di Star Trek). Ogni dettaglio era stato curato con mesi di anticipo: stabilizzatore, binocolo per il passeggero e uno di riserva, telefono sul cruscotto, radar detector su entrambe i lati, 2 “telepass”, cronometro, un Ipad fisso ed un altro telefono, radio spia sulle frequenze della polizia, 2 GPS e un’apparecchiatura per il rilevamento di aerei o elicotteri di controllo al traffico, serbatoio supplementare di 120 litri.

Anche la logistica è stata dettagliatamente pianificata scegliendo le stazioni di servizio dove due di loro, alternandosi, avrebbero riempito contemporaneamente i serbatoi avendo comunque il tempo di andare in bagno, pulire il parabrezza gettare la spazzatura e ricevevano aggiornamenti da amici dislocati lungo tutto il percorso. A proposito delle soluzioni-bagno ce ne sono un paio di altre degne di nota adottate dagli altri team.
Tuttavia, nonostante tutta la tecnologia applicata e l’organizzazione logistica, e pur avendo toccato una massima velocità di 214km/h, Bolian si è beccato una multa per aver viaggiato a 90 mph in un tratto con limite a 55. 
Anche in questo i poliziotti americani si distinguono ... o troppo zelanti, o troppo violenti, o assolutamente imperturbabili come quello che ha elevato la contravvenzione senza fare alcun commento né sull’auto, né su come erano vestiti ... neanche uno sguardo meravigliato o incuriosito e tantomeno una domanda.

(fra un paio di giorni il terzo post su C2C Express)

mercoledì 2 novembre 2016

Dalla “Cannonball Run” alla “C2C Express” ... epopee americane (1)

Quelli interessati ad aspetti particolari e strani della cultura (o sub-cultura o "mitologia") americana e non conoscono questa corsa devono assolutamente leggere questo post introduttivo e poi approfondire l’argomento consultando almeno parte del materiale presente in rete. Molti sostengono che ognuno, almeno una volta nella vita, dovrebbe attraversare gli Stati Uniti da costa a costa, su strada. Per alcuni è un rivivere i momenti dell'espansione verso ovest, il viaggio dei pionieri, la costruzione delle prime strade ferrate, la cosa all'oro ecc. storie che tutti noi, bene o male, conosciamo per averle viste e riviste in tanti film.
Forse è proprio per questo che la maggioranza di quelli che intraprendono il viaggio, se non prevedono un'andata e ritorno, procedono dall'Atlantico al Pacifico, alla conquista del West.
A partire dagli anni '20 già in molti percorsero le strade americane in auto o moto e, seppur non ufficiale, esiste un albo dei record, ma solo nel novembre 1971 viene organizzata la prima corsa dal pilota di auto Brock Yates, il quale a maggio dello stesso anno aveva completato il coast-to-coast con suo figlio, un giornalista della rivista Car and Driver e un suo amico.
La gara fu denominata The Cannonball Baker Sea-To-Shining-Sea Memorial Trophy Dash, più semplicemente nota come Cannonball Baker or Cannonball Run. Il nome della corsa si riferisce a Erwin George "Cannon Ball" Baker che nel 1933 guidò da costa a costa una Graham-Paige model 57 Blue Streak 8 (foto a sx) in 53 ore e mezza a una media di oltre 80 km/h, record che resistette per quasi 40 anni.
La gara era chiaramente illegale e per questo veniva chiamata “corsa” (run a non race, sottile ma sostanziale differenza) e voleva anche essere una specie di protesta contro la legge da poco introdotta del limite di 55mi/h (88km/h). Per questo fin dalla prima edizione l’abilità degli equipaggi nel condurre doveva essere necessariamente affiancata dalla loro capacità di sfuggire ai controlli della polizia.
Da appassionato di cinema, devo ovviamente sottolineare che l’aspetto spettacolare di questa gara attirò l'attenzione dei produttori hollywoodiani che avevano subito preso atto dell’enorme interesse suscitato dai resoconti e brevi articoli che i vari equipaggi pubblicavano su giornali e riviste. Ma prima che lo stesso Yates riuscisse a completare la sceneggiatura del film che aveva in mente, ne furono prodotti altri due (Cannonball and The Gumball Rally) ed infine arrivò l'ufficiale Cannonball Run (tit. it. “La corsa più pazza d’America”, con Burt Reynolds, Roger Moore, Dean Martin, Dom DeLuise, ...) che ebbe anche un seguito con altri due film, ancora con Reynolds come protagonista.

Negli anni ’70 furono organizzate 5 edizioni della corsa finché Yates non decise che era troppo pericoloso (legalmente) continuare ad esserne il promotore. Dopo vari anni di abbandono, sono state riproposte varie versioni della Cannonball seppur con nomi diversi. Il più recente è C2C Express dove l’acronimo C2C sta per Coast-to-Coast, la cui edizione 2017 si è svolta poche settimane fa, ma di ciò parlerò nel prossimo post riprendendo varie notizie e aneddoti dal lungo e divertente articolo apparso su The Washington Post il 28 ottobre.
Se siete interessati, e conoscete abbastanza bene l’inglese US, vi suggerisco di leggere l’articolo originale, senza aspettare i miei riassunti e commenti, accompagnati da qualche precisazione, altrimenti tornate su Discettazioni Erranti fra un paio di giorni.

domenica 30 ottobre 2016

Il turismo salva, uccide o sfrutta le tradizioni?

Questo post non è una “discettazione” (ammesso che le altre lo siano), ma un semplice input, il rilancio di una “sollecitazione” avanzata nel corso di un incontro presso l’Instituto de Estudios Hispánicos de Canarias. L’occasione era fornita dalla presentazione del breve documentario “Cabreros” (caprai o caprari che dir si voglia) incentrato soprattutto sul tradizionale baño de las cabras che si effettua il giorno di San Giovanni (24 giugno) al muelle di Puerto de la Cruz (Tenerife, Canarie).
   
Dopo la proiezione del filmato, che includeva non solo i momenti nei quali le capre venivano portate in mare, è iniziata un’interessante discussione in merito ai problemi che i pastori incontrano nello spostare le greggi da un pascolo all’altro dovendo attraversare aree abitate e talvolta strade o luoghi turistici.
Molti si oppongono e chiamano la polizia che in alcuni comuni è molto fiscale e crea mille ostacoli, in altri consente il passo degli animali che, ovviamente, lasciano “scie profumate”. 
Per avere un’idea di ciò che avviene, guardate questo breve filmato:
Ma l’argomento, anticipato nel titolo, non è neanche questo. 
Una guida escursionistica tedesca ha candidamente chiesto “Io guido i miei gruppi in programmi di due settimane, per tutta l’isola, e raramente vediamo capre. La domanda più frequente che i clienti mi pongono è: dove sono le capre dal cui latte si producono tutti i formaggi?”. Per esperienza diretta, devo dire che quasi tutti i formaggi (ottimi) prodotti a Tenerife sono caprini o quanto meno misti.
Dopo aver brevemente discusso dell’opportunità di favorire “l’incontro fra escursionisti, capre e pastori” uno degli astanti (isolano e attento alle tradizioni), riferendosi in particolare al baño, ha detto: “Non lo fate diventare uno spettacolo, se lo diventasse, morirebbe la tradizione!”.
   
Chiaramente, a questa richiesta/grido di allarme, estendibile a tanti casi di vario genere ed in ogni parte del mondo, non è possibile fornire una risposta univoca e definitiva, eppure reputo il quesito estremamente interessante. Ad ognuno di noi possono venire in mente una quantità pressoché infinita di feste popolari modernizzate in modo quasi osceno, cibi e piatti tradizionali travisati, processioni e riti spettacolarizzati e allo stesso tempo svuotati di ogni significato religioso, e si potrebbe continuare ancora per molto.
Certamente è vero che in molti casi ne è derivato un notevole ritorno economico derivante da nuovi flussi turistici anche se talvolta limitati a determinate date.
  • Si dovrebbe salvaguardare la tradizione senza alcun adattamento o farla conoscere attraverso repliche non proprio fedeli? 
  • Di ogni festa se ne potrebbe organizzare una originale per soli locali e/o fedeli e una moderna e “pagana” ... turistica?
Pensateci, ma, come già detto, sono sicuro che nessuno sarà in grado di fornire una risposta valida che vada bene per tutti, in ogni paese, per qualunque religione, per qualsiasi ambiente umano.
  
Commenti con considerazioni, idee e, perché no, critiche saranno più che mai apprezzati. 

PS -  Prima di pubblicare questo post ho per caso dato un’occhiata a La Repubblica e guardate quale titolo ha attirato la mia attenzione: Bergamo, centinaia di pecore invadono la città: lo spettacolo della transumanza
Mai coincidenza è stata più opportuna!

venerdì 28 ottobre 2016

2 nuovi film, 3 giovani promesse

Negli ultimi due film che ho visto (“A Monster calls” di Bayona e “Little Men” di Sachs), entrambi appena arrivati nelle sale ma non ancora in quelle italiane, ci sono ragazzi che in futuro potrebbero avere un notevole successo nel mondo del cinema seppur, almeno a prima vista, in campi diversi. 
Lewis MacDougall, inglese è il protagonista dell'ottimo film di Bayona Un monstruo viene a verme (tit. or. spagnolo) che fra qualche mese dovrebbe giungere anche in Italia, distribuito dalla Lucky Red.
Come ho già scritto nella mia micro-recensione pubblicata al n. 320 della raccolta 2016, un film al giorno, il quattordicenne MacDougall, appena alla sua seconda prova dopo Pan (2015) sembra già essere sicuro di sé e straordinariamente bravo per la sua età.
Ai ragazzi della sua età spesso si affidano ruoli minori e raramente tragici nel vero senso della parola, come in questo caso. Nonostante si tratti ufficialmente di film del genere “fantastico” c’è veramente molto dramma e penso che tanti navigati attori non sarebbero riusciti ad essere così credibili. 
Nel 2017 lo potremo valutare di nuovo in un altro film drammatico (almeno così sembra a leggere la trama) che lo vedrà protagonista: “Boundaries” di Shana Feste. Spero per lui che non rimanga troppo legato a ruoli tragici ... staremo a vedere.
In “Little Men” di Ira Sachs (micro-recensione pubblicata al n. 319 della raccolta 2016, un film al giorno), il i giovani protagonisti sono due: Michael Barbieri (classe 2002) e Theo Taplitz (2003). Nettamente più bravo il primo che si avvantaggia anche di una fisionomia particolare, incisiva. Il secondo, invece, pur bravo, soffre del confronto con il giovane collega, ma sembra avere le carte in regola per avere successo in altro settore cinematografico. 
Curiosamente, ma probabilmente non tanto, i due interpretano personaggi molto simili a loro stessi, Barbieri (Tony) aspira a diventare attore e spera di essere ammesso alla scuola di recitazione, Taplitz (Jake) disegna e crea storie.
Entrambi sono alla loro prima esperienza cinematografica vera e propria, Barbieri (a destra nella foto) solo con uno short alle spalle ma con due film in post-produzione (“The Dark Tower” e “Spider-Man: Homecoming” della Marvel/Columbia, roba non da poco), mentre Taplitz a soli 13 anni ha già all’attivo sette apprezzati short dei quali è stato regista e spesso interprete curandone anche riprese, sceneggiatura e montaggio, ma è l’unico dei tre a non aver girato altro e non sembra esserci niente in vista al momento. 
A giudicare da questi loro primi passi, sembra più che probabile che Lewis MacDougall e Michael Barbieri proseguiranno brillantemente nella loro carriera di attori, mentre Theo Taplitz cercherà affermazioni come sceneggiatore e/o regista. 

mercoledì 26 ottobre 2016

Umani, cani e serpenti

Post non certo contro i cani, ma contro i falsi animalisti e soprattutto contro un certo tipo di stampa asservita al business legato ai pets (animali da compagnia). I cani sono semplicemente tirati in ballo come esempio - spesso a sproposito - e la loro immagine viene sfruttata essendo gli animali domestici più comuni, con una popolazione di varie decine di milioni in Italia. Per questo quasi smodato amore nei loro confronti, sono tante la pubblicità che fanno apparire i cani nei loro spot anche se non hanno alcun nesso con il prodotto reclamizzato. Ci sono cani in auto (mai tenuti come prescrive il codice e alcuni addirittura affacciati al finestrino), quelli che reclamizzano assicurazioni (non relative a loro) e poi quelli che perdono peli ed in questo sono accomunati ai gatti per proporre panni antipolvere e chi guarda spesso la televisione potrà notare decine di altri esempi. Qualcuno si è mai chiesto quanto costano al kg i "deliziosi manicaretti" preparati apposta per i nostri amici? Probabilmente no in quanto si è soggetti ad un lavaggio del cervello continuo "giustificato" da un enorme business.
Ogni giorno nelle homepage di giornali online ci sono storie di cani, spesso lacrimevoli ma tante volte anche opportune per sottolineare la crudeltà nei loro confronti. I cani sono anche stati sfruttati per “combattere” i botti, adducendo il motivo che li terrorizzano e, secondo i promotori di queste iniziative, molti muoiono di infarto. Quindi il fastidio che provocano alla popolazione, a quelli che a mezzanotte hanno diritto di dormire dovendo andare a lavorare presto il mattino seguente, agli infermi ecc. non conta, lo si fa per i cani, ma se ciò serve a limitare il frastuono oltre il limite di legge ... che ben venga.
Ma questo è solo un abbondante cappello per un’altra considerazione in merito ai rapporti uomini/animali ed, ovviamente, i cani sono tirati in ballo anche stavolta, anche se marginalmente. 

Pochi giorni fa per caso ho letto La Stampa e un titolo ha attirato la mia attenzione: “Nel giardino della materna ci sono i serpenti” che ho letto e quindi sono passato al successivo articolo titolato “Sono serpenti innocui, lasciamoli fra i bambini”.
Per chi non li volesse leggere riassumo i fatti: sono stati visti e fotografati alcuni serpenti nel giardino di una scuola di Mirafiori (Torino), molti genitori hanno organizzato una “crociata” contro i rettili ma si sono trovati di fronte ad una dirigente che (giustamente) non la pensava come loro. La parte più divertente (tragica) è stata la lettura dei commenti nei quali si scontravano quelli che vedevano pericoli imminenti di soffocamenti e avvelenamenti di bambini da parte dei serpenti, oltretutto portatori di malattie (quanta ignoranza ancora esiste nel 2016!) e quelli che tentavano di spiegare come non ci fosse pericolo e, al contrario, la loro presenza poteva divenire un ottimo approccio alla conoscenza della natura, senza preconcetti irrazionali.
Molti di questi crociati non si scaldano tanto per il continuo aumento dei ratti (in campagna accade anche perché si è preferito uccidere i serpenti ...) che possono mordere e certamente possono trasmettere malattie serie così come i piccioni - numerosissimi in tante città - che oltretutto con i loro escrementi causano tanti altri danni. 
Ed i giornali continuano a mantenere questa netta distinzione fra il bene e il male santificando tutti i cani (anche se solo pochi giorni fa un bambino di un anno e mezzo è stato ucciso da un cane, e non è certo la prima vittima dell’anno) e continuando a vedere il Diavolo e il Male nei poveri serpenti che, in Italia, non hanno mai ucciso nessuno, non avendone neanche la possibilità (anche il morso di vipera non è letale come molti pensano e senza una concausa non conduce a morte certa).
Si potrebbe allargare il discorso e risalire al perché di tutto ciò, andando fino al serpente tentatore nell’Eden e a quello al quale la Madonna ha schiacciato il capo, ma qualunque siano i motivi ci si dovrebbe rendere conto che bisce, biacchi e natrici sono serpenti innocui, oltre che utili per l’equilibrio dell’ambiente, e sono protetti dalla legge alla pari dei cani.  

sabato 22 ottobre 2016

Cerriglio, sorprese e misteri

 
***  Ultim'ora: l'acqua sta scorrendo! 
 Ecco i primi zampilli!  ***
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Gli annunciati lavori di ripristino del flusso d'acqua al Cerriglio sono ormai terminati da alcuni giorni, ma prima di riattivarlo si è, giustamente, proceduto alla pulizia della vasca (già completamente asciutta da vari anni) e alla rimozione di parte dello strato di calcare bucherellato. Tuttavia, l'acqua ancora non scorre in quanto, dopo aver rimosso detriti, immondizia e incrostazioni dalle pareti del bacino, sono apparse cinque colonnine in materiale misto, soprattutto tufo, un tempo intonacate, che quindi dovevano sostenere qualche cosa prima che questa fosse coperta dal travertino a sua volta rivestito dalla coltre di muschi e capelvenere che proliferava grazie al continuo flusso d'acqua e l’ambiente umido. 
Se era facilmente ipotizzabile l’esistenza di una qualche struttura, certamente nessuno si aspettava questo che vedete nella foto!
Leggendo queste poche righe appare chiaro che la terminologia non è accurata e che le valutazioni non sono quelle di un esperto, sono solo le impressioni che ho avuto nei giorni scorsi visitando il Cerriglio durante l'effettuazione della pulizia, ogni volta che percorrevo il tragitto fra casa mia e la piazza. Prima di arrivare a questa piacevolissima sorpresa, rimuovendo lo strato di tufo calcareo che rivestiva la fontana erano man mano apparsi elementi sorprendenti, di generi molto diversi.
   
   
Prima è affiorato un pezzo di terracotta che di primo acchito ha dato adito a varie illazioni e teorie, ma che si è subito rivelato essere parte di un coppo che ne copriva un altro ed era sormontato da un doccione, il tutto completamente ostruito, posizionati in epoca relativamente recente sui depositi calcarei. La non appartenenza alla struttura originaria è apparsa evidente dal fatto che riceveva l’acqua dal solco centrale scavato nella massa coperta dai muschi e dalla mancanza di una qualunque traccia di un ovvio elemento simmetrico dall’altro lato. La certezza definitiva la si è avuta poco dopo, quando sotto al suddetto solco è apparso un tubo in PVC bianco! 
   
Nella foto si nota bene anche lo spesso strato di calcare compatto al suo interno e il cemento nero che lo circondava. Rimuovendo tubo e cemento si è creato un foro che ha evidenziato una cavità e appena è stato possibile infilarci una mano, al semplice tatto si è percepita la sagoma del fondo, liscio e ondulato, quasi senza calcare. Pertanto è stato facile rimuovere la “volta” di travertino estremamente poroso, che quindi si sbriciolava senza sforzo, e in poco tempo è apparsa la conchiglia e subito dopo la piccola nicchia che la limita verso monte. 


C’è ancora tanto da rimuovere, specialmente nei lati, e chissà quanto altro da scoprire. Molti non si rendono conto della velocità con la quale queste “sorgenti pietrificanti” fanno aumentare il volume dei depositi calcarei (travertino o tufo calcareo che dir si voglia). Basti pensare che nella spalla sinistra, dopo aver rimosso già vari centimetri dello strato poroso nel quale si notavano ancora tanti steli di capelvenere, è addirittura apparso un cucchiaino di plastica, di quelli piatti per gelato, ... certamente di poche decine di anni fa.
Se da un lato può dispiacere il fatto che non rivedremo più quel tappeto verde dalla forma indefinita che ha caratterizzato per tanti anni il Cerriglio, certamente tutti dovremmo essere ben lieti che sia stata riportata alla luce la vaschetta a forma di conchiglia e che complessivamente ci sia ora molta più aria e luce attorno alla sorgente che ci consente di immaginare meglio lo splendore che doveva avere in origine. Nelle colonne laterali e nella volta della nicchia-abside di fondo si vedono numerose conchiglie (vere) decorative ed è facile dedurre che doveva essere quasi tutta a vista e non certo coperta dal calcare. 
Ora si dovranno attendere le decisioni degli esperti che dovranno stabilire se e quanto procedere nell’opera di rimozione del calcare, in modo da poter mostrare il “monumento” almeno con un’esteriorità abbastanza simile a quella originaria.
Certamente resta da sapere da dove scorresse effettivamente l’acqua (quel buco, non centrato, nella parte alta dell’abside è certamente posticcio), cosa ci fosse fra la vaschetta-conchiglia e l’abside, come fosse decorata quest’ultima e tanto altro che non sto qui ad elencare.
   
Considerata la somiglianza con le decorazioni dei ninfei di epoca romana, dall’alto della mia ignoranza chiedo: “è possibile che si tratti di qualcosa di più antico della data riportata sulla fronte dei due mascheroni marmorei laterali?” ... prendetela come una semplice provocazione ...

martedì 18 ottobre 2016

Torna la “Camminata” del sabato santo a Massa Lubrense

Dopo le 21 edizioni della Camminata dei 23 Casali proposte in 14 anni consecutivi, fra il 2000 ed il 2013 (talvolta è stata replicata il 25 aprile), ecco la Camminata fra i Casali di Massa Lubrense, ed. 2017, che si effettuerà il prossimo 15 aprile, sabato santo, lungo un percorso con vari tratti assolutamente inediti per questa manifestazione.

Questa è la mappa con l’itinerario proposto, che prevede ritrovo, partenza e arrivo a Sant’Agata, pausa caffè a Termini e sosta per pranzo o colazione al sacco a Massa. In linea di massima si partirà come di consueto fra le 9.30 e le 10.00 (l’orario sarà stabilito tenendo conto degli orari bus SITA) ed il rientro è previsto entro le 17.00. 
L’originale percorso di circa 14km, un poco meno della media delle passate edizioni, comprende molte novità e punti di particolare interesse nei quali i camminatori avranno quindi un po’ più di tempo per scattare foto e ricevere informazioni.
Pur sviluppandosi interamente su strade vicinali e comunali che collegano le tante frazioni lubrensi (parte dell’ultimo tratto in territorio sorrentino), varie stradine si presentano ancora oggi come piacevoli e originali sentieri sterrati o selciati, come per esempio Calella, Cannone, Li Padri, San Giuseppe, Acquacarbone, Olivella e, soprattutto, il tratto di via Sant’Anna fra la cappella omonima ed il centro di Santa Maria, interrotto per oltre 20 anni a causa di uno smottamento. Lo spettacolare passaggio al lato del Rio Grande dell’Annunziata (questo il nome con il quale era indicato sulle mappe antiche) sarà un’assoluta novità per quasi tutti i partecipanti. 
in basso due scorci: vista del ruscello da via Sant'Anna e il
tratto nel quale attraversa un "boschetto" si giovani piante di sambuco
 
Oltre all’attraversamento di tante aree rurali e naturali, poco frequentate anche dai massesi, si toccheranno tanti punti e tratti panoramici: Colarusso, Tuoro, Tore di Casa, Cannone, Termini, Li Padri, Pietrapiana, Pennino, Prasiano, Acquacarbone e Olivella, nell’ordine.
Non mancano emergenze di interesse storico, architettonico, antropologico: Sant’Agata, lavatoi di Canale, Monticchio, mulino di Santa Maria (accessibilità da verificare), Santa Maria, Torrione e Quartiere, Vescovado, Cerriglio.
Toccando i tre centri principali (per gli escursionisti), vale a dire Sant’Agata, Termini e Massa Vescovado, i partecipanti potranno avere accesso a servizi di vario genere, rifornirsi di cibo e bevande o consumare qualcosa negli esercizi pubblici, arrivare o ripartire con bus di linea nel caso volessero percorre solo parte dell’itinerario previsto.
La Camminata 2017, organizzata dal Comune di Massa Lubrense, sarà coordinata e condotta da esperti escursionisti FREE (Free Ramblers, Escursionisti Epicurei) ai quali non è detto che non si possano aggiungere altri esperti del territorio.
Prossimamente fornirò ulteriori dettagli ed eventuali integrazioni e variazioni.

domenica 16 ottobre 2016

Via Campanella, aggiornamenti del 16 ottobre 2016

Alcune delle cattive notizie, per fortuna non tutte, sono ulteriormente peggiorate; in compenso le buone sono sempre migliori.
Andiamo per ordine, come nel precedente post di 10 giorni fa.
La sbarra è finalmente abbassata (anche se quando sono passato non c’era il catenaccio), ma lo stato del fondo stradale nella ripida discesa finale è sempre più disastroso!
   

   
In compenso, del nero del dopo-incendio non c’è quasi più traccia, almeno ad uno sguardo generale. Risalendo il crinale, il verde dei nuovi germogli è nettamente predominante e solo osservando più attentamente si notano alcuni arbusti e cespugli con le parti inferiori.
Seguire il sentiero è ora di nuovo semplice, sia perché è meglio delimitato dal nuovo verde, sia perché volenterosi volontari (ma non esperti pittori) hanno ripassato i vecchi e sbiaditi segnavia CAI e ne hanno aggiunti altri.
   
Alla fine della salita più impegnativa, si giunge a Campo Vetavole verde come non mai. 
   

   
Accettate un consiglio? Approfittando del buon tempo previsto per le prossime settimane, se avete buone gambe andate a percorrere il Sentiero di Athena (circuito Termini, Campanella, Rezzale, Vetavole, San Costanzo, Termini); se volete qualcosa più soft, ripiegate sul Circuito di Santa Croce (Termini, Cercito, Vuallariello, crinale, San Costanzo, Termini).