giovedì 6 ottobre 2016

Aggiornamenti da via Campanella

Cattive notizie:
1) non c’è ancora nessuna traccia dell’annunciata (da vari mesi) barriera-slalom antimoto che comunque dovrebbe essere superabile dalle carrozzine dei disabili
2)  a seguito delle piogge dei giorni scorsi e del persistente passaggio di motocicli, il fondo stradale si è ulteriormente rovinato (evidente guardando le foto). Se ci saranno ancora acquazzoni prima che qualcuno provveda ad intervenire in modo serio, il deterioramento del sentiero avanzerà rapidamente, i solchi diventeranno ancora più profondi e altre pietre scenderanno verso la Campanella, che quindi resterà comunque non accessibile alle carrozzine ... e nei prossimi giorni sono previsti altri temporali ...

   

   

Buone notizie:
1) come nella parte alta del Monte, anche la vegetazione andata a fuoco a  Rezzale a fine agosto si sta riprendendo e si vede molto verde
   
2) lungo il percorso del crinale Campanella - San Costanzo (parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI 300) sono stati aggiunti vari segnavia in quanto, con la mancanza della vegetazione, ai non conoscitori sembrava di vagare in un mare di rocce e in molti si erano già lamentati di aver avuto difficoltà ad individuare il sentiero che con la vegetazione è inequivocabile ma senza è facile trovarsi fuori tracciato 
   
3) al belvedere di Rezzale è stato anche evidenziato nuovamente il segnavia all’inizio della parte sterrata e il chiaro invito a non proseguire lungo la striscia di cemento che termina dopo un centinaio di metri. Molti di coloro che in passato hanno richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile si “persero” proprio per aver superato l’attacco della salita e, incoscientemente,  tentarono di proseguire arrampicandosi in mezzo alla macchia, in zona di elevata pendenza.

mercoledì 5 ottobre 2016

Un paio di aneddoti hollywoodiani, con Roger Corman, Orson Welles, Robert Mitchum e Otto Preminger

Un paio di giorni fa ho guardato The St. Valentine's Day Massacre (di Roger Corman, USA, 1967, tit. it “Il massacro del giorno di San Valentino") e, preparando la mia micro-recensione 291, mi sono imbattuto in uno dei tanti aneddoti dei quali il mondo del cinema è ricchissimo. In questo è coinvolto Orson Welles, uno dei miei artisti preferiti, sia come attore che come regista.
Come già accennato nella micro-recensione, Corman (indiscusso re dei B-movies a basso costo) aveva richiesto Orson Welles per interpretare Al Capone, ma la produzione pose il veto e Jason Robards (che in un primo momento si prevedeva dovesse interpretare Moran, il rivale di Capone) fu “promosso” a protagonista ed al suo posto fu ingaggiato Ralph Meeker, foto a destra.
 
Questa notizia mi era passata sotto agli occhi ma non ricordavo in quale pagina era inserita e se fosse attendibile e quindi mi sono dato da fare per saperne di più. Con mia sorpresa (e gioia) ho trovato questo video del 6 novembre 2014 - Creative Media Master Class alla University of Hawaii West O’ahu - nel quale lo stesso Corman (all’epoca 88enne, ma ancora in splendida forma) racconta l’aneddoto in modo molto divertente. A beneficio di chi ha scarsa conoscenza dell’inglese, riassumo quanto detto dal regista.
Avanzata la proposta di cast con Welles/Capone e Robards/Moran si sentì rispondere (in tono quasi paternalistico) che era alla sua prima grande produzione e quindi non sapeva come andavano le cose con Welles il quale era solito “impossessarsi” del set che quindi diventava caotico per tutti. Così lo forzarono a spostare Robards (che Corman giudicava perfetto per Moran) nel ruolo di Al Capone per il quale lui invece vedeva perfetto Orson Welles
Continua raccontando che un paio di anni più tardi si trovò a cena con Peter Bogdanovich e lo stesso Welles e, avendoli messi al corrente di quel veto e del commento del produttore, il buon Orson sbottò: “Ma che dici? Io sono la persona più accomodante del mondo! Sarei stato un grande Al Capone!” ... ben sapendo di mentire spudoratamente con la prima affermazione, ma certamente aveva ragione in quanto alla seconda (e qui non ci piove ...).
      
Essendo riuscito ad essere relativamente conciso, aggiungo un altro singolare aneddoto nel quale mi sono imbattuto il mese scorso, leggendo del noir Angel Face (di Otto Preminger, 1952, tit. it. Seduzione mortale) prima di stendere la mia micro-recensione 268In una delle scene del film c’è un alterco fra Robert MitchumJean Simmons, al termine del quale lei gli dà uno schiaffo e lui prontamente glielo restituisce. Il problema sorse in quanto gli schiaffi se li davano veramente e la stazza dei due era ben differente, il robusto Mitchum alto 1,85 e l’esile Simmons 1,63, problema che fu aggravato dal regista al quale non piaceva l’intensità del secondo schiaffo, a suo dire insufficiente. 

Otto Preminger (foto in alto) aveva una pessima reputazione per la sua durezza e, per questo caso particolare, c’è chi mormora che dietro la sua richiesta di ripetere quella scena quasi all’infinito ci fosse lo zampino del famoso produttore Howard Hughes (il magnate di The Aviator, di Scorsese, con DiCaprio) che era stato respinto dalla Simmons. Quando già la guancia dell’attrice era diventata ben rossa ed era spuntata anche qualche lacrima, Robert Mitchum si spazientì (forse anche per prendere la difesa della povera Jean), si avvicinò al regista, gli affibbiò un sonoro schiaffone e poi gli chiese: “Così va bene?”.
   
Le riprese furono sospese e Preminger pretese il licenziamento di Mitchum, ma ciò non avvenne in quanto il film era già quasi completato e Hughes non voleva perdere soldi (temendo oltretutto una causa da parte dell’attore). Per il film fu utilizzato uno dei tanti ciak precedenti.

lunedì 3 ottobre 2016

Sorgente pietrificante della Festola simile a quella del Cerriglio

Ancora serendipity ... sono andato a verificare una segnalazione, ho visto un sentiero più pulito del solito, l’ho percorso fin dove era possibile e ho trovato una bella massa calcarea coperta da muschi, capelvenere e altro, tipico esempio di “sorgente pietrificante”, ovvero che genera travertino (detto anche tufo calcareo). 
Forse qualcuno ricorderà che un paio di mesi fa accennai a questo tipo di formazione in questo post: Cerriglio, una volta sorgente pietrificante,si può recuperare? (foto a sx)
Ciò che mi ha colpito è la grande somiglianza fra le due (Festola e Cerriglio) per dimensioni e forma - profondo canale al centro - e anche per specie presenti fra le quali spicca il capelvenere (Adiantum capillus-veneris, una felce) per essere più evidente dei muschi (anche se per la seconda sorgente vado un po’ a memoria visto che è secca da vari anni).
   

   
Questa è ovviamente ben poca cosa in confronto a quelle enormi, che coprono intere pareti della Riserva della Valle delle Ferriere di Scala, a monte di Amalfi
Fra il minuto 4'20" e 6'00" di questo video sono comprese varie riprese dell'enorme massa che sporge dalla parete calcarea vera e propria anche per più di un metro, creando quasi una specie di tunnel con una parete d'acqua, come si può ben apprezzare da queste foto scattate nel corso del Trek Amalfi - Capri del 2010 (tante altre foto qui
   
   
Per fornire qualche informazione in più in merito a questa ennesima meraviglia della natura, che come tante altre è facile da osservare ma quasi sempre sottovalutata per scarsa conoscenza della materia, riporto qui un paio di brevi testi fondamentalmente scientifici che tuttavia penso sia abbastanza comprensibili ai più.
Sorgenti pietrificanti con formazione di tufi (Cratoneurion)Comunità a prevalenza di briofite che si sviluppano in prossimità di sorgenti e pareti stillicidiose che danno origine alla formazione di travertini o tufi per deposito di carbonato di calcio sulle fronde. Si tratta quindi di formazioni vegetali spiccatamente igro-idrofile, attribuite all’alleanza Cratoneurion commutati che prediligono pareti, rupi, muri normalmente in posizioni ombrose, prevalentemente calcarei, ma che possono svilupparsi anche su vulcaniti, scisti, tufi, ecc. (da http://vnr.unipg.it/)
L’habitat delle sorgenti pietrificanti (CratoneurionL’habitat delle sorgenti pietrificanti è rappresentato da ruscelli, con presenza costante di acqua corrente, in cui avvengono fenomeni di travertinizzazione, cioè di formazione di travertini. I travertini sono una roccia porosa, formata dalla precipitazione del carbonato di calcio (calcare) di cui sono ricche le acque sorgive, che lo acquisiscono durante la permanenza nel sottosuolo. Una volta venute a giorno, le acque tendono a depositare parte del calcare su tutte le strutture con cui vengono a contatto, rivestendo così con patine via via più spesse le rocce, i sassolini, le foglie, i pezzi di legno, i muschi.Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di cascatelle e di muschi, che con meccanismi fisici e biologici accelerano la perdita di anidride carbonica da parte delle acque, e quindi la precipitazione del calcare. (da www.parcocurone.it)
In quest’ultimo sito è anche disponibile un interessante documento specifico di 12 pagine dal titolo Le sorgenti pietrificanti - aspetti vegetazionali, scaricabile in pdf.

Speriamo di poter rivedere presto l'acqua scorrere al Cerriglio, anche se per vedere muschi e capelvenere certamente si dovrà aspettare qualche anno.

venerdì 30 settembre 2016

Un tasso e un cervone, animali che difficilmente si vedono in giro

Comincio con quello più raro in Penisola Sorrentina, quasi impossibile da incontrare: un tasso europeo (Meles meles). Ne è stato trovato uno nella nottata di ieri 29 settembre a Roncato (Termini, Massa Lubrense), purtroppo morto, quasi sicuramente investito. Ecco la foto, precedentemente annunciata, scattata da Aldo Ercolano, che ieri mi ha segnalato l'evento:
Non mi sembra possano esserci dubbi in merito all’identificazione considerato il suo aspetto pressoché unico, caratterizzato dalla livrea brizzolata e dal muso a strisce bianche e nere, queste ultime sugli occhi. Un esemplare adulto può raggiungere i 70cm di lunghezza e i 12kg di peso. Questa in basso è invece una foto scaricata da internet, di tre simpatici esemplari per loro fortuna vivi e vegeti.
Non è certo il primo tasso censito in Penisola Sorrentina, quindi non è una novità, ma è una conferma del fatto che i tassi sono ancora sono presenti in quest’area. Parlandone al bar un qualcuno mi ha anche raccontato di altri avvistamenti pochi anni fa in zona Santa Maria della Neve, descrivendo l’animale (non conosciuto da tutti) con precisione, prima di aver visto la foto, ... indicazione che reputo affidabile e quindi riporto. Non come le tante segnalazioni di vipere lunghe ben oltre il metro (per molti qualunque serpente è una vipera) anche se gli esemplari adulti raggiungono solo i 60cm circa e solo in casi eccezionali arrivano ad essere qualche centimetro più lunghi.
Gli avvistamenti di tassi (mustelidi assolutamente non pericolosi) sono estremamente rari in quanto sono animali attivi quasi esclusivamente in ore notturne e passano la maggior parte della loro vita nelle gallerie-tana che essi stessi scavano. A chi volesse approfondire la conoscenza dei tassi (abitudini, distribuzione, alimentazione, ...), suggerisco di leggere questo interessante edettagliato articolo specifico pubblicato sul sito altovastese.it

L’altro avvistamento, non raro come il precedente ma senz’altro poco comune (in vita mia, con tutti i chilometri percorsi ne ho visti non più di 10), è quello di un cervone (Elaphe quatorlineata), colubride quasi mitico il zona dove è conosciuto con il nome di scurzunaroL’ho visto io stesso su Monte San Costanzo (Termini, Massa Lubrense) martedì 27 settembre, in zona molto aperta, ma si è subito  “dato alla macchia” (letteralmente). 
Sono riuscito a scattare una foto al volo riprendendo però solo la coda del cervone che scappava. Per quanto pessima possa essere, si distinguono le linee longitudinali, chiaramente simili a quelle della foto “buona” scaricata da internet (in alto). Di conseguenza, anche a freddo, ho avuto conferma della mia prima e immediata identificazione fatta in base al colore brunastro, la lunghezza e , soprattutto, per le distintive striature dorsali dalle quali deriva l’appellativo quatorlineata (con quattro linee).
Viene indicato come il più grande serpente italiano, robusto e talvolta lungo oltre 2 metri. Ha dato adito a numerose leggende fra le quali la più comune era quella che sosteneva che andasse a succhiare latte direttamente dalle mammelle delle vacche. Personalmente l’ho sentita in Penisola, ma ho letto che tale “fantasia” (di fatto impossibile) è diffusa anche in Calabria. Gli erpetologi descrivono il cervone come uno dei serpenti più mansueti che, neanche se infastidito, minaccia, attacca e tantomeno morde.
Non c’è alcun bisogno di ucciderlo!

mercoledì 28 settembre 2016

Alcuni proverbi e modi di dire, in qualche modo collegati fra loro

Comincio con un espressione molto napoletana: “perdere Filippo e ‘o panaro” (perdere Filippo e il cesto). Potrebbe essere assimilata in alcuni casi a “Oltre il danno, la beffa”, ma più comunemente è usato nelle occasioni nelle quali si aspetta invano e per ore ... anche semplicemente un amico che non dovrebbe portarci niente, che è solo in gran ritardo.
I più citano quale origine del detto una scena di una farsa di Antonio Petito, nella quale tale Pancrazio affida al suo servitore Filippo un cesto pieno di cibarie da portare a casa, ma lì non arriveranno mai né Filippo, né le cibarie. Questo è un fatto certo, anche se forse era già noto e Petito si è limitato ad adattare l’aneddoto ed inserirlo nella sua commedia. Infatti, esiste altro modo di dire (ma solo marinaresco) di identico significato che sostituisce tale Domenico a Filippo e una barca al cesto: “S’è perso Dumminico e ‘a varca”, tuttavia molto meno comune del precedente.
Per attinenza (perdere un paio di cose) si passa al più famoso “A lavà 'a capa o' 'ciuccio, se perde ('o tiemp’,) l'acqua e 'o sapone”, che tuttavia ha significato completamente distinto. Infatti, in questo caso la perdita si subisce esclusivamente per propria colpa, ostinandosi ad agire in uno stesso modo o tentare di convincere qualcuno senza ottenere alcun risultato.
Da notare che il tempo non sempre viene menzionato insieme con beni materiali come l’acqua e il sapone e che l’asino (‘o ciuccio) è stato l’animale prescelto proprio per la sua acclamata testardaggine (ma chi è più ostinato, chi tenta di convincere un caparbio, o un cocciuto che non si arrende neanche davanti all’evidenza?).
Qualche settimana fa, guardando il bel film colombiano Cóndores no entierran todos los días (di Francisco Norden, 1984) mi sono imbattuto in un altro modo di dire di simile forma, ma con elementi e significato molto diversi, contenuto in una (poco) velata minaccia: “Si no acepta, se va a quedar sin el pan y sin el queso” (Se non accetta, perderà sia il pane che il formaggio).
Questo modo di dire tipicamente sudamericano (certamente comune in Colombia, Venezuela e Argentina) non deve essere per forza associato ad una minaccia, ma viene usato anche e sopratutto all’indirizzo di quelli che dovendo scegliere fra due offerte o cose o persone, perdono tanto tempo a esaminare, analizzare e valutare, che quando hanno deciso entrambe le opportunità sono sfumate o non sono più disponibili.
In questa accezione, riferendosi agli eterni dubbiosi, ha quindi significato molto simile alla frase che i napoletani dicono per sollecitare qualcuno a prendere una decisione prima che sia troppo tardi  “Mentre 'o miedeco sturéa, 'o malato more” (Mentre il medico studia, il malato muore).

domenica 25 settembre 2016

Fra meno di 8 anni mi sarà vietato percorrere il Sentiero degli Dei?

"Il sentiero va vietato ai malati di cuore, agli ultra settantenni ..."
La foto in basso è del TREK Amalfi - Sorrento (oltre 100km in 5 giorni), nel corso del quale
un 70enne (alpinista, orientista agonista, scalatore, ...) lasciò indietro molti giovincelli
A conclusione della breve cronaca, apparsa su un giornale locale online, del recupero di un escursionista tedesco (L'uomo ha avuto un malore, probabilmente un infarto,lungo il sentiero e poteva lasciarci la pelle”) che percorreva il Sentiero degli Dei in compagnia della moglie, dalla quale ho estrapolato la frase in alto, l’autore ha aggiunto (notare il neretto e la conclusione con caratteri maiuscoli):
Questa proposta-diktat include un concetto giusto (forse) ed un cumulo di illogicità, caratteristiche degli articoli scritti da chi non è pratico (non sto dicendo esperto ... ma appena “pratico”) della materia.
Apporre un segnale che ricordi che si tratta di un sentiero di montagna (sconnesso, a tratti esposto, ecc.) potrebbe essere opportuno ed è un suggerimento ricorrente, non solo per questo sentiero, che però raramente è stata recepita e messa in pratica. Nel 2016 si vuole ancora dire a persone adulte cosa fare, dove andare e come vestirsi per affrontare una semplice passeggiata in ambiente naturale? 
Comunque la si pensi, per il Sentiero degli Dei, la cui fama attira  un incredibile numero sia di escursionisti che di sprovveduti, il discorso dovrebbe essere affrontato in modo molto differente. Un cartello all’estremità del Sentiero serve a poco, pochissimo. Ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, dopo essere arrivato a Bomerano o Nocelle (cosa non facile, né rapida e spesso neanche economica), questi certamente non rinunceranno al loro progetto di escursione. La verità è che la maggior parte dei camminatori assolutamente impreparati sono quelli mandati (con o senza accompagnatore e/o guida) da agenzie, crociere, alberghi, B&B o tassisti che, per scarsa conoscenza o solo per vendere un servizio o per una commissione, decantano la bellezza del percorso e soprattutto sottolineano che è:
  • facilissimo
  • alla portata di chiunque
  • tutto in discesa
  • fattibile anche con i sandali
Durante i miei oltre 20 anni di frequentazione del Sentiero (ma specialmente negli ultimi anni) ho visto calzature incredibili, non solo flip-flop, ma tacchi quasi a spillo, mocassini con suola di cuoio e per di più persone non grasse ma obese e altri con gravi problemi deambulatori. Quelli più in difficoltà spesso chiedevano “Quanto manca?”, “Ma è tutto così?”, “Ci sono altre salite?” e ascoltata la mia risposta, invariabilmente commentavano “Eppure xxx mi aveva garantito che ... (leggi sopra)”
Il resto del neretto è follia pura, a cominciare dalla prima “proposta”.
Malati di cuore” che significa? A parte il fatto che ognuno è responsabile della propria salute, per numerosi tipi di cardiopatie il camminare non è assolutamente vietato e spesso è addirittura consigliato come terapia. Non so quanti escursionisti con bypass ho portato in giro e chissà quanti non me l’hanno neanche detto. Basta procedere ad un passo adeguato.
Passando all'età, anche in questo caso per esperienza diretta, le persone che in un gruppo creano più problemi sono quelli fra i 40 e i 50 anni, talvolta anche i più giovani. La maggior parte dei 70enni, ma bastano anche 60 anni o meno, hanno perfetta cognizione di cosa vanno a fare e nello specifico molti hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. I più giovani pensano “Se ce la fanno questi vecchi, certamente ce la faccio anche io, sarà una passeggiata!”, dimenticando che non sanno destreggiarsi su un sentiero di montagna e che da anni passano il tempo seduti dietro una scrivania o in auto, mentre  “quei vecchi” hanno camminato regolarmente per tutta la loro vita.
Foto scattata sul Sentiero degli Dei durante la I MaraTrail Agerola - Termini, alla quale 
partecipò anche un 70enne percorrendo i 42 km con 2.000m di dislivello insieme agli altri
All’autore suggerirei di andare a percorrere il Sentiero (siamo sicuri che lo conosca? o riporta solo gli incidenti?) e rendersi conto di quanti ultrasettantenni attrezzati, capaci, in buona forma e con ottimo equilibrio frequentano questo famoso tratto fra Bomerano e Nocelle, sia in discesa che in salita. Per di più è accertato (ma sembra che l’autore dell’articolo non lo sappia) che il “rischio infarto” si calcola su una serie di fattori, alcuni dei quali come fumo, pressione e sovrappeso, contano anche di più del semplice dato anagrafico. 
Può essere ipotizzabile controllare l’età e certificato medico degli escursionisti all’inizio del Sentiero? Per quanto ne sappia, la legge prevede il certificato medico-sportivo solo per gli agonisti e si sappia che nei campionati Master di qualunque disciplina sportiva ci sono tante categorie per gli ultra settantenni (atleti che farebbero arrossire di vergogna tanti giovincelli, se questi avessero un po' di amor proprio). 
Essendomi già dilungato abbastanza, non approfondirò altri argomenti più che discutibili come quello della “mancanza di parapetti e di sicurezza”, oltretutto già trattati in passato, limitandomi a porre qualche quesito (ovviamente ozioso):
  • che nesso ha un infarto con un parapetto? (sono morti più turisti a Pompei o sul Vesuvio che sul Sentiero)
  • quante persone sono “precipitate” dal Sentiero? La maggior parte degli incidenti sono conseguenza di semplici cadute “sul Sentiero” e non “dal Sentiero
  • perché qui si sponsorizzano tanto i “parapetti”, che in montagna praticamente non esistono? Altrove se ne vedono solo in pochi posti e per brevissimi tratti. Certo è che per qualcuno sarebbe un buon business ...
  • a quale App si riferisce? Cartografica, di navigazione gps ... o ne esiste una con defibrillatore?
Infine, ammesso e non concesso che i criteri siano giusti, la ghettizzazione di “malati di cuore e ultrasettantenni dovrebbe essere estesa quantomeno al crinale di San Costanzo, all’ascesa al Molare o al Passetiello, tanto per restare in zona, tutti ben più impegnativi del Sentiero degli Dei
Questa proposta-diktat ha anche una non lieve parvenza di razzismo che, oltre ad essere assolutamente campata in aria (per essere gentili), è ovviamente ingiustificata come qualunque altro tipo di discriminazione.

venerdì 23 settembre 2016

THE GREAT TRAIL ... cicloturisti, non vi fate abbindolare, non è solo per voi!

Ennesima bufala, ripresa da varie testate nazionali (La Repubblica,La Stampa, ...) e innumerevoli siti e blog.
Sembra che la ricerca dei record e delle grandi cifre attiri sempre l'attenzione di un certo tipo di "giornalismo" e che, fra superficialità e cattive traduzioni, si propongano notizie errate o "numeri al lotto".
Nei giorni scorsi ho letto del Great Trail e, da viaggiatore e sportivo, mi sono incuriosito e ho ritenuto opportuno saperne un po' di più, ma già sospettavo la "bufala". Infatti vari l'hanno presentato come un coast-to-coast di 24.000km, ma fra Atlantico e Pacifico non ci sono più di 8.000km procedendo nei territori meridionali del Canada
Il percorso ciclabile più lungo del mondo? È il Great trail canadese: 24 mila chilometri di pista ininterrotta e libera dalle macchine, che collega fra loro 15 mila comunità, dal Labrador a Vancouver, dall’Oceano Pacifico al Mar Glaciale Artico. Ci sono voluti 25 anni di lavoro per realizzarlo e verrà ufficialmente inaugurato nel 2017, in occasione del 150° anniversario della fondazione della Canada.(La Stampa, 22/9/16)
Non èuna pista ininterrotta”, non èesclusiva per le due ruote” e neanche condividendo la strada con mezzi a motore è possibile completarne il percorso in bici considerato che oltre 6.000km sono su acqua! Nonostante quanto affermi La Stampa

Anche La Repubblica non esita ad etichettarlo come "la pista ciclabile più lunga del mondo", a definirlo "un sentiero" (cosa che non è, includendo tante strade minori, tratti urbani e vie d'acqua) e ad affermare che sia "un percorso dedicato esclusivamente alle due ruote" (invece viene pubblicizzato anche come percorso escursionisticoequestre, per sci di fondo e slitte ... siamo in Canada, per non parlare dei tratti su acqua, per kayak e canoe).

Osservando la mappa in alto (dal sito ufficiale thegreattrail.ca) dovrebbe essere evidente a chiunque che non si tratta di un percorso unico e lineare. Inoltre, si può notare che l'itinerario è riportato in tre colori diversi:
  • verde = sezioni al momento già fruibli
  • rosso = collegamenti da completare (circa 3.000km, il 13% del totale)
  • azzurro = vie d'acqua (quindi niente bici) per oltre 6.000km

In effetti nel 1992 fu presentato il progetto del Trans Canada Trail per le celebrazioni del 125imo anniversario del Canada con la mira di divenire la più estesa rete di percorsi ricreativi, che includeva “itinerari sia su terraferma che su acqua, attraverso ambienti urbani, rurali e selvaggi”. Avrebbe unito sotto uno stesso nome/logo tutti i grandi percorsi canadesi già realizzati e, entro l’anno prossimo, dovrebbe riuscire a connetterli tutti fra di loro oltre ad inglobarne alcuni minori, per un totale di circa 500 singoli itinerari. 
Dal 2016 il Trans Canada Trail viene pubblicizzato con il nuovo nome/logo The Great Trail. Quando sarà completato raggiungerà uno sviluppo complessivo di quasi 24.000km, dei quali circa il 26% (oltre 6.000km) su acque interne (laghi e fiumi). Il punto di partenza "Mile zero" si trova presso l’ingresso del Railway Coastal Museum di St. John's, Newfoundland, sulla costa del nord Atlantico.

A prescindere dalle inesattezze riportate, il progetto è eccellente, sarà tutto ben segnalato, al di fuori delle aree urbane prevede punti di sosta (tipo rifugi) e offre a tutti gli sportivi, in particolare a quelli amanti dell'outdoor, infinite possibilità di svago e divertimento in ambiente naturale.

martedì 20 settembre 2016

Gli incredibili esordi di Stanley Kubrick e Francis Ford Coppola


Torno a parlare della settima arte trattando di due opere prime, una dubbia (potrebbe essere la seconda), entrambe quasi rinnegate dai rispettivi registi che successivamente sono divenuti pietre miliari della storia del cinema e pertanto non mi soffermerò sulle loro carriere colme di successi, essendo note a tutti. Mi riferisco alle opere prime di Stanley Kubrick (Fear and desire, 1952, tit. it. Paura e desiderio) e di Francis Ford Coppola (Tonight for sure, 1962). Parafrasando il titolo di un famoso (fra i cinefili) film di Herzog si potrebbe dire “anche grandi registi hanno avuto sciagurati inizi”.
Andiamo in ordine cronologico. Fear and desire fu scritto, prodotto, filmato, montato e diretto da Kubrick il quale, pur investendo tutti i suoi soldi, dovette arrangiarsi con un budget molto ridotto. Egli stesso successivamente lo definì: “un maldestro esercizio filmico dilettantesco, scritto da un poeta fallito, affiancato da pochi amici e con astrusità assolutamente inetta”.
Il film ebbe scarso successo sia di critica che di pubblico ed ebbe scarsa e breve circolazione solo negli States. Una notizia non documentata, ma pare sia quasi certa, riporta che il regista “pentito” avrebbe tentato di comprare e/o far sparire tutte le copie e i negativi della pellicola e sembrava che ci fosse quasi riuscito. Per anni si è pensato che ne fossero rimaste solo due copie, una nelle mani di Kubrick e un’altra pressoché inutilizzabile per essere di pessima qualità. Purtroppo per lui, ma non per i suoi fan e gli storici e appassionati di cinema, nel 2010 - comunque dopo la sua morte -, in un laboratorio cinematografico di Puerto Rico fu trovata  inaspettatamente un’altra copia. Vista la fama ormai universale di Kubrick, la pellicola fu prontamente restaurata e l’anno successivo la TCM la mandò anche in onda e a fine 2012 la Kino Video lo mise in commercio su DVD e Blu-ray. Su YouTube è disponibile la versione restaurata in HD (720p) preceduta da qualche notizia in merito al film e dall’audio di un’intervista di circa 5 minuti rilasciata da Kubrick a Jeremy Bernstein il 26 novembre 1966 e rientra nel “pubblico dominio” per scadenza dei diritti.
Della pellicola in sé e per sé ho appena pubblicato la micro-recensione accompagnata da numerose foto al n. 277 della raccolta 2016: un film al giorno
Venendo ai rating attuali, sempre interessanti ma da interpretare correttamente, c’è da notare che su IMDb (sensibile quasi esclusivamente ai giudizi degli spettatori) non raggiunge la sufficienza, fermandosi ad un misero 5,6 (su 10), mentre va molto meglio su RottenTomatoes (% di recensioni positive) con un 83. Questo tuttavia è il risultato di solo 12 opinioni, ovviamente scritte negli ultimi 4 anni mentre solo il 37% di quelli che l’hanno visto gli hanno dato la sufficienza. Quanti di quei 12 “critici” avrebbero scritto le stesse cose nel 1953, non conoscendo i lavori successivi di Kubrick come Spartacus, 2001: a Space Odyssey, Arancia meccanica, The Shining,...?
Da grande regista quale è stato Kubrick aveva ragione nel suo severo giudizio, ma umanamente avrebbe potuto essere più flessibile e consentire agli appassionati di guardare Paura e desiderio (questo il titolo italiano) ... chi di noi non ha fatto errori dovuti a un po’ di presunzione? L’importante è rendersene conto e migliorarsi e il regista newyorkese c’è indubbiamente riuscito.
Discorso ben diverso per Francis Ford Coppola che iniziò in modo molto più scanzonato e assolutamente senza pretese. Nel 1962, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, uscirono in sala due suoi film: The Bellboy and the Playgirls e Tonight for sure. Il primo, tuttavia, non può essere considerato un vero film di Coppola in quanto questi si limitò a ri-montare una commedia tedesca del 1958 e ad aggiungervi vari inserti girati da lui (per lo più nudi). Per questo motivo nei credits al suo nome viene affiancato quello di Fritz Umgelter, regista dell’originale Mit Eva fing die Sünde. Quindi si tende a considerare Tonight for sure il suo primo vero film essendone sceneggiatore, produttore e unico regista.
Se nel film d’esordio di Kubrick si potevano apprezzare alcune inquadrature e sequenze, in questo di Coppola non c’è veramente niente sa salvare. Senza né capo né coda, con due improbabili protagonisti che chiacchierano delle loro idee strampalate e si raccontano le proprie (ridicole) avventure, le scene delle loro conversazioni vengono intervallate con inquadrature di spogliarelliste che ballano o di giovani e prosperose ragazze a seno nudo nel deserto del Nevada.
Negli anni 60’ proliferava questo genere conosciuto come nudie che non ha prodotto niente di memorabile e che ha visto il suo massimo esponente in Russ Meyer (Vixen!, Supervixens e Faster, Pussycat! Kill! Kill!) ovviamente ben conosciuto e ammirato da Tarantino il quale l’ha anche citato e ringraziato ufficialmente nei titoli di Death Proof.
   
Forse si salva la musica ... composta ed eseguita da Carmine Coppola, padre del regista, il cui nome nei titoli però, come in altri film dell’epoca, risulta essere Carmen Coppola.
Curiosità: nelle scene iniziali, quelle che fungono da sfondo per i lunghi titoli di testa (3’, lunghissimi se si considera che l’intero film è di 65’) appare un’auto rossa con tettuccio apribile che somiglia tanto ad una Fiat 600 ... che ci faceva nelle strade di Las Vegas? Autocelebrazione delle proprie origini da parte di Coppola?
   
Senza volermi atteggiare a “critico”, mi permetto di dire che Tonight for sure è sul serio indecente e non certo per i tanti seni al vento, ma per essere assolutamente improponibile. Non per niente questa sua prima produzione (certa) su IMDb vanta un eccezionale 3,3 (su 10), mentre in RottenTomatoes addirittura non è neanche menzionato.
Il film è disponibile su YouTube e, anche se la qualità è molto scadente, penso che i cinefili debbano degnarlo almeno di uno sguardo, anche se saltellando da una scena all’altra.
Della pellicola in sé e per sé ho appena pubblicato la micro-recensione accompagnata da tante foto al n. 275 della raccolta 2016: un film al giorno

domenica 18 settembre 2016

Pianificare un'escursione senza affidarsi a chi non ci conosce (3 - conclusione)

Terzo e ultimo post  relativo alla pianificazione di un itinerario senza doversi affidare a giudizi estemporanei di altri ma basandosi su dati certi come distanze e dislivelli, seppur tenendo conto dei tempi teorici indicati ... assolutamente soggettivi. Questi ultimi tuttavia, se forniti da persone/associazioni affidabili, possono essere utilizzati comparandoli fra loro e, se rapportati alle distanze possono mettere in evidenza possibili difficoltà nell’avanzamento. I siti, o guide, che riportano un solo tempo per percorsi lineari con dislivello significativo NON SONO AFFIDABILI! Anche al più sprovveduto degli escursionisti principianti apparirà chiaro che è più che plausibile che all’atto pratico i tempi in salita e i tempi in discesa di uno stesso tratto risultino diversi, spesso non di poco.
Di conseguenza, preferisco sempre basarmi sulle distanze ogni volta che queste siano disponibili, da abbinare a dislivelli e pendenze, invece di fidarmi dei tempi di percorrenza suggeriti.
Tornando all’esempio che avevo preannunciato, mi sono concentrato sulla parte nord-orientale del Parco, zona molto interessante e varia, ricca di sentieri segnati. In alto vedete la cartina, abbastanza confusa per i troppi simboli ma utile per rendersi conto dell’andamento dei sentieri, mentre in basso vi propongo uno schema essenziale adattata a grafo, nella quale ho riportato le distanze in km e i numeri dei sentieri, per un rapido riferimento alla mappa e alla segnaletica.
Il triangolo indica la partenza (fermata bus M. Blanca) e i due cerchi concentrici fermata di Portillo. Ognuno, in base a quanti chilometri ha deciso di percorrere, potrà facilmente confrontare numerosi itinerari sommando le distanze dei vari tratti. Scegliendo percorsi brevi, si possono aggiungere varie escursioni a/r come quella facile di Fortaleza (36) o quella più impegnativa di Montaña Blanca (dir. 7). 
Restando a ovest della strada ci sono più possibilità, ad est praticamente solo una che nella seconda parte offre, a quelli più in forma, la variante del percorso 2 (si allunga di 4,3 km, ma soprattutto ci sono 250m di dislivello in più).
Il completamento dell’escursione così pianificata è facilitata dal fatto che a ciascuna estremità dei sentieri c’è una tabella come questa, che fornisce l’esattamente posizione nella quale ci si trova e, oltre la cartina, c’è anche l’altimetria del percorso, il grado di difficoltà e altre informazioni.

In corso d’opera, se ci si trova troppo in anticipo o in ritardo rispetto alla tabella di marcia stilata in precedenza, con cartina e schema alla mano si penserà ad un extra o si potrà cercare una scorciatoia, o in caso di piccole differenze ci si prenderà un po’ più di tempo o si aumenterà un poco il passo.
Una buona programmazione e l’utilizzo di una mappa (che non esclude l’uso anche del gps in combinazione con essa, mai da solo) mette chiunque in condizione di effettuare una piacevole e tranquilla escursione, riducendo al minimo il pericolo di “perdersi”.
Io stesso utilizzerò lo schema (dopo averlo arricchito con quote e dislivelli) per organizzare le mie prossime escursioni sul Teide, fra poco più di un mese. 
In questa pagina del sito ufficiale del Parco sono riportati i dati salienti di ciascun sentiero (inizio, fine, tipo di percorso, tempo, grado di difficoltà, lunghezza, dislivello e connessioni con altri sentieri) e, cliccando su Leer más, tante altre informazioni sul sentiero e l'area attraversata.