lunedì 21 dicembre 2015

Mappe, gps, sentieri e qualche buon consiglio (penso)

Mi ritrovo a scrivere sull’argomento dopo aver accuratamente analizzato il percorso della mia escursione di venerdì scorso, della quale ho trattato nel precedente post. Questo non è descrittivo, è un semplice resoconto delle incongruenze delle varie fonti a mia disposizione per effettuare la camminata in sicurezza, perdendo il minor tempo possibile alla ricerca del percorso pianificato e dei modi nei quali le ho affrontate. Le cose non sono sempre così semplici come si spera che siano ed è bene pensare a dove si va. Seppur indirizzato quasi esclusivamente agli escursionisti, se ne possono trarre conclusioni valide in molti altri campi.
Se il resoconto vi annoia, passate direttamente alla morale-suggerimenti conclusivi (in calce)

Non vi fidate ciecamente di ciò che è scritto, descritto o risulta da uno strumento
Come ho già avuto modo di scrivere, è assodato che la carta perfetta non esiste e non potrà mai esistere se intesa come rappresentazione precisissima di un territorio riprodotto su un piano. A queste difficoltà oggettive vanno aggiunti gli errori che per distrazione o fallace trascrizione possono essere attribuiti al compilatore della carta che non sempre è il cartografo che ha agito su campo. Non é importante sapere come e perché c'è l'errore, né chi l'ha fatto ... non serve a molto quando si sta in escursione; è invece fondamentale saper intendere le incongruenze e gestirle nel miglior modo possibile. Con un po' di esperienza si valutano le età delle varie informazioni, cercando di capire quali sono le più obsolete e quali le più recenti. Sul territorio, similmente, si deve tentare di valutare se un sentiero è storico o è nuovo, tracciato a soli fini escursionistici. A prescindere da tutto ciò si deve tener presente che, parimenti a qualunque tipo di guida, fra il momento delle rilievi e quello della stampa passano vari mesi e fra un’edizione e la successiva (non sempre aggiornata) trascorre ancor più tempo e quindi l’utente finale spesso si ritrova fra le mani descrizioni di vari anni addietro.

Per fortuna nella caldera del Teide è abbastanza facile orientarsi in quanto si cammina fra i 2.000 e i 2.500m e la cima del vulcano (3.718m, foto in alto) è quasi sempre visibile, da qualunque lato. Visto che ho sempre atteso le giornate adatte (con buona visibilità) mi sono potuto avventurare su vari sentieri secondari e parecchie volte fuori sentiero, sapendo dove mi dirigevo e contando sul fatto che dopo varie centinaia di metri mi sarei riportato su un determinato sentiero dei 37 segnati nel Parco Nazionale. Questi, in linea di massima, sono ben tracciati ed evidenti essendo limitati da pietre distanziate fra loro, però i segnavia con il numero dell’itinerario sono rarissimi e poco visibili e quindi è di fondamentale importanza essere sicuri del sentiero che si sta percorrendo ed in quale senso ...
Ho tentato di mettere su carta le informazioni che avevo in partenza e quelle acquisite a fine giornata. Sono partito con la Guida Rother (4^ ed., aggiornata nel 2013) la cui cartina indicava un percorso parzialmente diverso dalla traccia gps fornita dalla stessa casa editrice.  Comunque la mappa indicava l’esistenza di un sentiero lungo tutto il percorso gps che ho rappresentato con puntini verdi, quelli più grandi evidenziati in giallo indicano il sentiero presente in carta, ma non nella realtà. I puntini blu sono il percorso segnato sulla mappa Rother mentre la sottile linea verde evidenziata in giallo indica il tratto di sentiero (rosso, n. 37) presente sulla carta del Parco ma assolutamente inesistente. Quindi tre fonti, tre indicazioni diverse, seppur parzialmente.

Nella carta del parco qui in alto, sulla quale ho aggiunto le varie informazioni, si nota che le linee indicanti i vari sentieri sono molto tremolanti che indicano chiaramente che sono tracce gps sovrapposte alla base. In considerazione del tipo di territorio, della distanza fra i sentieri e della piccola scala in questo caso l'operazione va più che bene. Come vedete la traccia del mio percorso (tratteggio blu, ben 23km rappresentati in pochi cmq) si sovrappone quasi perfettamente (le due discrepanze in basso sono i fuori sentiero effettuati per andare a fotografare i dicchi).
Non ho potuto seguire la traccia (punti verdi evidenziati in giallo) in quanto c’erano varie zone recintate e vietate di rimboschimento sperimentale e varie barriere naturali di vegetazione alta e fitta, ma ho continuato a procedere verso est sicuro che dopo varie centinaia di metri avrei trovato la pista forestale, una strada sterrata impossibile da oltrepassare senza accorgersene. In questo caso era chiaro che le recinzioni erano recenti e la guida non poteva esserne a conoscenza 3 anni fa.
Diverso è il discorso per il tratto con puntini blu in quanto, tornando sui miei passi dopo la deviazione sul 20 fino al Mirador, pensavo di dover attraversare la pista e proseguire diritto, forse spostandomi un po’ a destra. Invece le pietre che limitavano il sentiero mi portavano a sud-ovest (quindi a sx) parallelamente alla sterrata. Percorsi oltre 300m senza che il sentiero accennasse a girare verso ovest o ad allontanarsi dalla pista sono tornato indietro fino all’incrocio per essere sicuro che non ci fossero altra indicazioni o bivi ... niente! Quindi ho ripercorso il tratto per la terza volta e mi sono spinto oltre e solo dopo quasi 500m il sentiero ha preso la direzione giusta.

Morale-suggerimenti conclusivi
  • Non iniziate escursioni in territori sconosciuti senza almeno una cartina, una guida (le tracce gps possono essere utili ma vanno sempre abbinate ad una mappa). Per quanto possibile, incrociate almeno due tipi di dati, di fonti diverse.
  • Se non trovate un sentiero non indispensabile procedete egualmente nella direzione giusta (se la conoscete e siete in grado di seguirla) a patto che abbiate davanti a voi - anche a varie centinaia di metri - quella che gli orientisti chiamano una linea d’arresto, vale a dire un elemento trasversale al vostro avanzamento tanto evidente da non poterlo mancare (fiume, strada, crinale, elettrodotto, ...)
  • Se avete dubbi non vi allontanate troppo dall’ultimo punto certo. Percorsi 200-300m tornate indietro, osservate, ragionate e solo se siete sicuri di dove state andando ripartite. Allontanandosi troppo si rischia di non ritrovare il punto certo e di perdere molto tempo (prima o poi fa buio ...).
  • Infine, suggerisco di non andare mai da soli, come è buona norma, e di non imitare me che spesso esploro in solitario.
PS - il sentiero 37 è il più recente, la precedente guida del Parco ne indicava solo 35; è lecito pensare che, fra le tracce dei vari progetti, abbiano riportato quella errata ... domani andrò alla sede del Parco ad “indagare” e a segnalare (su sollecitazione dello staff del Centro de Visitantes)

sabato 19 dicembre 2015

Dicchi a volontà nella caldera del Teide

Punta Brava, Puerto de la Cruz (Tenerife), 19 dicembre 2015

Ennesima escursione in altura attorno al vulcano (Las Cañadas del Teide) con oltre la metà del percorso assolutamente nuovo per me. Decine di coni, colate e colori sempre diversi. Nella foto in basso, da sinistra a destra, si vedono la pressoché nera Montaña Rajada, (2.507m), Montaña Blanca (2.748m), il Teide (3.718m) con le sue nere colate (relativamente) recenti e, più in primo piano, la marroncina Montaña Mostaza (2.248m).




Approfittando della giornata senza una nuvola, dall’alba al tramonto, e senza vento sono tornato a fotografare il dicco che mi aveva già colpito nella scorsa uscita. (album di sole foto del dicco in questione).
Comincio con lo spiegare semplicemente di cosa si tratta. Me lo ha detto in poche parole un mio amico vulcanologo e poi sono andato, come mia abitudine, ad approfondire l’argomento in rete.
DICCO: corpo roccioso, generalmente con andamento subverticale o obliquo, formatosi per il raffreddamento di magma in un condotto di alimentazione o in una frattura. Vasti sistemi di dicchi antichi sono posti in evidenza dai processi di erosione. ... (da vulcan.fis.uniroma3.it)
In parole povere, il magma entra nella frattura e si solidifica. Dopo un po’ di anni (eufemismo) se l’erosione di ciò che lo conteneva avviene più rapidamente di quella del dicco, questo rimane scoperto con forme molto varie. Di frequente appare quasi come un muro lungo, verticali e più o meno sottile (come in questo caso).
   

Questa volta mi sono spinto fin sulla cresta della caldera giungendo fino al Mirador del Corral del Niño dal quale (ieri) si vedeva chiaramente Gran Canaria
Ho attraversato Arenas Negras (dalla foto il perché risulta evidente, eppure riescono a crescere degli Echium) e prima di arrivare alla Degollada de Abreo mi sono imbattuto in un inusuale vallone con entrambe le spalle per lo più di pomici, ma di colori diversi, ed un margine costituito da uno spesso strato roccioso che si sfalda a grossi blocchi (foto in basso).
   
Dall’alto vedevo file di macchine, minibus e taxi lungo la strada, ma sui sentieri ho incontrato pochissime persone, nessuna durante la decina di chilometri nella parte alta. Per mia fortuna (purtroppo per loro) tutti si accalcano in pochi punti (Teleferico, Parador, Roques de Garcia) in prossimità delle rotabili, così come succede in Penisola o a Capri dove il 90% dei turisti non sa neanche cosa si perde per non percorrere qualche chilometro a piedi.

Ripeto il suggerimento: prendete in considerazione i vulcani per le vostre escursioni. Nel Sud non ci mancano di certo ...

mercoledì 16 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (6) e nuova cartina

fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola
passando per Monte Comune, ovviamente ...

Procedendo verso l'estremità della Penisola, della quale tratterò nel prossimo post, c'è un altro percorso quasi completamente in crinale, che può essere percorso in entrambe i versi con medesima (grande) soddisfazione.

Il tratto del quale vado a scrivere, che si è meritato uno posto fra i magnifici 7, è quello fra la Croce di Capodacqua e la sella di Arola, a monte della Selva dei Morti. In mezzo, come molti di voi ben sanno, c'è Monte Comune che, con i suoi 881,7 metri s.l.m., è la maggiore altura a ovest del Faito. Quello che forse pochi sanno è che i suoi pendii meridionali sono i più ripidi dei Lattari infatti dal ciglio del pianoro a pascolo (870m) in pianta il mare si trova a un solo chilometro.

Come dicevo, non ci sono alture neanche lontanamente simili a ponente e quindi la vista in quella direzione può spaziare liberamente sulla serie di vette gradualmente minori: Vico Alvano (641m), Tore (526m) e San Costanzo (più esattamente Santa Croce, 495m) per poi risalire ai 587m del Solaro, ma questo si trova sull'isola di Capri.
La suddetta estrema pendenza a sud fa sì che a ponente di Capodacqua non ci siano traverse percorribili in sicurezza da quel versante (e addirittura non ci siano nemmeno sentieri in costa, se non qualche traccia poco sicura) e, visto che l'antica mulattiera fra il cancello di Arola e Tordigliano è da anni impraticabile, per tornare sulla statale amalfitana si deve arrivare fino a Colli San Pietro, dopo aver valicato monte Vico Alvano.
A nord, al contrario c'è modo di collegarsi con via Bosco (che unisce le frazioni alte di Vico Equense) ad Anaro (Moiano), Ticciano, Preazzano, Arola. Pertanto chi non ha intenzione di percorrerlo in ambo le direzioni (soluzione da non scartare, assolutamente non peregrina) potrà chiudere sul circuito utilizzando i mezzi pubblici della linea Sorrento - Amalfi (SITA) o quelli della circolare di Vico Equense (EAV).
Per uniformità con la successione dei percorsi precedentemente descritti, procederò verso i Colli. L'inizio è una breve salita che escluderei dal tratto, ma purtroppo è necessaria. Sembra facile e poco ripida, ma la battuta è in pendenza e per assurdo, preferisco la salita della Conocchia, ben più ripida. Per fortuna è breve e subito si passa su un sentiero estremamente piacevole egualmente pendente, forse di più, che ben presto si avvicina al margine della falesia e si affaccia sulla costa da Positano a Capo Sottile (Praiano). Di tanto in tanto voltatevi per apprezzare l’ampio valico di Santa Maria del Castello, dominato dalla Conocchia e Sant’Angelo a Tre Pizzi.
   
A metà ascesa non dimenticate di effettuare una brevissima deviazione panoramica sul piccolo promontorio che non potete non vedere. In prossimità della fine della salita si attraversa un boschetto di querce e, subito dopo aver superato una prima recinzione, si inizia a camminare in una distesa pressoché pianeggiante, inusitata per la penisola, fra erba e fiori. Si procede all’esterno di una seconda recinzione prima per un paio di centinaia di metri verso sud e poi altri 200m verso ovest prima di scavalcare un’ennesima recinzione.
   
Prima di iniziare la discesa una sosta è d’obbligo per ammirare il panorama, in particolare verso Capri, anche se sarebbe inutile suggerirlo in quanto non se ne può fare a meno. Fino al cancello di Arola il panorama sarà quasi uguale ma questo è il migliore per essere il più alto.
Se nel corso della prima parte della discesa perdeste i segnavia, non vi preoccupate più di tanto ... dirigetevi verso l'unico rudere che vedete. Segue un breve tratto quasi in piano, non sempre evidente a causa della vegetazione invasiva, se avete dubbi mantenetevi vicini al margine dei campi, spesso coltivati. Iniziata la discesa su un sentiero ben evidente ricordatevi di lasciarlo dopo pochi metri spostandovi ancora una volta verso sinistra (cercate i segnavia bianco-rossi).
   
Il resto della discesa è facile da individuare ed essendo stato segnato più volte in epoche diverse non vi meravigliate se troverete segni discordanti e un mare di tracce. Avvicinandovi alla sella di Arola avrete modo di notare che ci sono due passi divisi da una piccola altura (584m). Fra essi ci sono vari sentieri, il più panoramico è ovviamente quello di crinale (marcato in rosso). Comunque arriviate alla seconda, vi consiglio di portarvi sullo sperone di roccia viva (541m) e sul piccolo promontorio successivo (544m) che si protendono verso il mare, punti di vista unici. (le due foto qui sopra)
Lungo tutto il percorso la macchia è estremamente varia, in qualunque stagione ci sono fiori e in primavera si possono osservare anche orchidee numerose sia per varietà che quantità.
   
In questo tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI300) solo una minima parte del cammino è costituito da sentieri pubblici e storici. Aggiungendo la carenza di rocce, alberi e muri sui quali marcare i segnavia si capisce perché talvolta è difficile individuare la tracce. Non da ultimo, a causa della poca evidenza di un percorso certo e della possibilità di andare quasi dovunque, nel corso degli anni gli escursionisti sono passati qua e là lasciando un’infinità di tracce. La vegetazione spesso ha coperto i vecchi segni bianco/rossi e chi li andava a ripassare, non trovandoli, li posizionava differentemente e quindi, come già detto, se ne trovano parecchi discordanti.
Per facilitare l’orientamento dei non conoscitori dell’area descrivo il percorso per punti salienti, rendendo quasi non necessari i segnavia (ma di tanto in tanto è comunque meglio prestarvi attenzione):
  • dalla croce di Capodacqua sentiero e, appena termina la staccionata a destra, iniziare a salire (segnavia evidenti)
  • lungo la salita mantenevi a sinistra, al margine dei pendii più ripidi
  • dopo aver scavalcato la prima recinzione (con comoda scala in legno) mantenetevi all’esterno della successiva fino all’inizio della discesa (a metà strada angolo retto verso destra)
  • usciti dalla recinzione dirigetevi verso il rudere (unico a vista) al margine di un boschetto
  • dal rudere, proseguire quasi in piano fra gli alberi, poi mantenersi a sinistra
  • all’inizio della nuova discesa, attenti a non farvi ingannare dal sentiero che gira verso la valletta a destra; lasciatelo subito e proseguite mantenendovi sul crinale, fino a trovare qualche segno in prossimità dell’inizio di un pendio più  ripido
  • arrivati nella prossima sezione pianeggiante, su una cresta rocciosa, poggiare a sx passando fra le due piccole alture di pari quota (647m)
  • di lì in poi è impossibile sbagliare essendo il sentiero ben evidente ed in buona parte limitato da staccionata in legno.
Ho unito le cartine già pubblicate su www.giovis.com del percorso Santa Maria del Castello - Colli San Pietro (sezione dell’Alta Via dei Monti Lattari - CAI300) in una sola che, ovviamente, è un po' più difficile da gestire. In compenso, l’ho ampliata a nord e a sud in modo che anche chi non conosca l’area si possa rendere conto di come si possa tornare su una strada. A chi la vorrà stampare consiglio di dividerla almeno in due A4 orizzontali (per il solo sentiero) o verticali (per la mappa completa), mentre sarà molto più comoda per chi la vorrà caricare su tablet, smartphone o simili dove potrà ingrandirla e farla scorrere a proprio piacimento. 

lunedì 14 dicembre 2015

Caldera del Teide? Niente da vedere, solo pomici e pietre. (???)

Montaña Rajada y Minas de San José 

Quelli nel titolo sono i commenti frettolosi (e non aggiungo altro) di coloro che non sanno osservare la natura, similmente a quanto accade a chi non apprezza un viaggio per mare (tutta acqua) o una passeggiata in un bosco (solo alberi ed erba) o negli ancora più uniformi e apparentemente monotoni ghiacciai, deserti e distese innevate. 

Neanche il fatto di non percorrere nessuno dei ben 37 sentieri segnati all’interno del Parque Nacional del Teide giustifica questa superficiale valutazione in quanto dalla stessa strada che attraversa la caldera (ben 15 km dal Portillo al Parador) si possono ammirare panorami fantastici con cambiamenti continui di colori e tipi di materiale vulcanico.

Tornando alla mia escursione di sabato 12 dicembre (Portillo - Montaña de los Tomillos - Montaña Rajada (2.508m) - Minas de San José - Risco Verde - Portillo), non vedendo come possa descriverla nel dettaglio, tenterò di dare un'idea generale dei panorami e delle sensazioni che sono più o meno valide per tutta la caldera, chiamando a testimone parte delle circa 200 foto scattate, raccolte in questo album Google+
Mi rivolgo in particolare a chi non ha mai avuto occasione di attraversare campi di lava o comunque distese di materiali misti di origine vulcanica e a costoro consiglio assolutamente di provvedere a colmare al più presto questa grave lacuna. Il suggerimento è valido per tutti, ma in particolare per gli escursionisti i quali saranno senz'altro in grado di percorrere più km senza doversi limitare ad allontanarsi solo qualche centinaio di metri dalla strada.
Quanto più si cammina, tanto più si potranno apprezzare continui cambiamenti di paesaggio, superare varie colate laviche dalle caratteristiche completamente diverse, trovarsi davanti a distese pressoché pianeggianti di sabbia, ceneri, pomici e scorie varie, osservare fiumi di grosse rocce quasi impossibili da attraversare. In alcuni casi a tutto ciò si aggiungono vasti panorami spesso dominati dal cono del Teide (3.718m contro i 2.000-2.300m medi de Las Cañadas) o le imponenti pareti della caldera, alte dai 300 ai 700 metri, nelle quali anche il più inesperto potrà leggere avvenimenti e sconvolgimenti geologici di secoli e secoli. Nella foto a sinistra, osservate la stranissima e strettissima parete rocciosa (dovrebbe essere un dicco) che scende verticalmente nella parete della caldera

Gli stessi colori delle onnipresenti pomici cambiano dal quasi bianco al giallastro, all’ocra, al rossiccio e fra esse affiorano rocce anch’esse di varie tonalità fino a quelle nerissime che includono parti di ossidiana. Nella foto al lato vedete come in pochi centimetri quadrati si trovino pomici e rocce di varie dimensioni e colori.
Penso di aver detto abbastanza, ma certamente non tutto in quanto impossibile. Nella foto in alto, invece, scattata dal versante ovest di Montaña Rajada (colore dominante nero) si vede una distesa di pomici di diverse tonalità con la parte più alta e chiara che costituisce Montaña Blanca, a sinistra emerge una striscia di rocce prevalentemente marroni, sullo sfondo si vedono le nere lave relativamente recenti del Teide.
Per rendervi conto di quanto detto, vi invito a guardate con calma, ingrandendole al 100%, le 38 foto del già citato album che comunque certamente non rendono il giusto merito a questa caldera di oltre cento kmq.

Bando alle ciance, nella prossima vacanza includete un vulcano nel vostro itinerario.

domenica 13 dicembre 2015

Te piace 'o presepe? ¿Te gusta el belén?

La prima domanda è chiaramente quella di Eduardo (Natale in casa Cupiello), la seconda è la traduzione letterale in spagnolo e non ha niente a che vedere con "la Belen" ... 
Comincio con un po' di etimologia e collegamenti fra le due lingue. Presepe deriva dal latino e significava mangiatoia (o recinto). Tuttavia, già da secoli, in italiano si riferisce alla rappresentazione della scena della natività in quanto, secondo la tradizione, proprio in una di esse (all’interno di una grotta o capanna) fu adagiato il Bambino, poi riscaldato dal bue e dall'asino. In spagnolo invece è diventato pesebre e tutt’oggi significa semplicemente mangiatoia, mentre il presepe si chiama belén in quanto Belén é la "traduzione" spagnola di Betlemme ... non credo siano necessarie ulteriori spiegazioni.
Veniamo ai presepi, in questo caso belenes tinerfeños (di Tenerife). Qui la 
tradizione è molto sentita ed esistono numerose associazioni di belenistas che ogni anno organizzano la loro esposizione che, come ognuna di questo tipo che si rispetti, viene costantemente migliorata e integrata con nuovi pezzi.
Per ora ho visitato questa di Puerto de la Cruz (organizzata dall’Ass. Belenistas San Francisco de Asís) e prossimamente andrò alla vicina Orotava dove esiste addirittura una Ruta de belenes, ben 28 ... vedremo.
Sono stati montati una mezza dozzina di presepi, per lo più con pastori di medie dimensioni, in altrettante sale attorno al patio dell’ex convento. Dato che, come è noto, al di là della parte centrale dedicata alla natività si sogliono rappresentare scene di vita quotidiana, sia domestica che lavorativa, è interessante andare a cercare i particolari che sono propri della cultura spagnola e canaria in particolare.
Nelle immagini raccolte in questo album salteranno subito agli occhi le architetture fra l’arabeggiante e il coloniale, i tipici indumenti canari, la presenza di frutti tropicali, dromedari quali animali da soma, e altro ancora.
Ad una lettura più attenta i buoni osservatori potranno scoprire ulteriori piccoli dettagli di oggetti e azioni come per esempio la presenza di una paella nella taverna (foto anticipata su Google+), il banco esclusivo di jamon iberico, il baro che passa al complice una carta da gioco tenendola fra le dita del piede, lo specchio alle spalle del barbiere, la serie di forbici dell’arrotino, e tanto altro ...
I nostri ben noti “pastori della meraviglia” mancano quasi del tutto, il personaggio non dovrebbe essere quindi classico come nel presepe napoletano e infatti, gli unici dormienti che ho visto (foto sopra con tanto di zampogna)facevano parte di un presepe di numerosi pezzi presentato come belén napolitano e comprato appunto in blocco in Italia. La maggior parte degli altri sono molto più moderni e realizzati per lo più dai soci del club organizzatore molti dei quali si limitano a comprare le teste e le altre parti visibili, per poi costruire il corpo e infine preparare i vestiti. In quest’ultimo campo i sembra si possa affermare che abbiano eseguito un eccellente lavoro così come nel riprodurre miniature di oggetti, mercanzie e alimenti.

Tutte le foto dell’album sono ingrandibili e quindi chi vuole potrà a scoprire molto di più di quanto si possa osservare a prima vista. Anche nelle ultime, relative al presepe più scarno ed essenziale, sono apprezzabili alcuni dettagli interessanti per quanto riguarda architettura, piante e oggetti. 

Come si può mettere sullo stesso livello la tradizione del presepe con quella dell'albero di Natale?

giovedì 10 dicembre 2015

Da Portillo a Punta Brava (Tenerife) ¡Ay mis rodillas!

Escursione assolutamente anomala, almeno per me che preferisco le salite, con dislivello totale in discesa di circa 2.500m: Portillo (1.980m), Cruz de Freguel (2.084m), Punta Brava (10m), ma ungo il tragitto c’erano acese per oltre 400m. Scelta obbligata per questioni logistiche (trasporti) e meteo. Non che il tempo qui sia cattivo, tutt’altro, ma aspetto che le previsioni lascino almeno qualche speranza che anche nel pomeriggio il cielo sia terso come al mattino. Per spiegare meglio ciò che intendo dire guardate il grafico delle temperature de las Cañadas del Teide (a 2.150m). Mediamente di giorno - con il sole - ci sono fra i 15 e i 18 gradi, ma appena arrivano le nuvole la temperatura scende immediatamente di 6-7°, quindi freddino (almeno per i miei gusti), il vento non aiuta e niente foto. Avrei certamente preferito Montaña Rajada e Minas de San José, come preannunciai, ma sono in attesa della giornata più adatta.
Pianificando invece questo percorso per lo più in discesa, sapevo che anche se verso mezzogiorno fossero arrivate le prime nuvole (come è puntualmente accaduto) io sarei stato già a quote più basse. Affrontandolo in salita avrei avuto buone possibilità di arrivare in cima con il freddo e senza buona luce e avrei avuto la preoccupazione di dover arrivare entro le 16.15 per saltare sull'unica guagua (bus) per Puerto de la Cruz.
Dopo questo lungo e noioso preambolo (tuttavia potenzialmente interessante per chi pianifica escursioni) eccoci alla descrizione di questa camminata durante la quale, soprattutto per la variazione altimetrica, ho attraversato ambienti completamente diversi fra loro.
   
Il primo tratto (fino alla Cruz de Freguel, 2.084m) ricalcava il percorso della settimana scorsa, quindi l'ho percorso abbastanza speditamente pur fermandomi varie volte per scattare foto al Teide, ben illuminato e adornato da fantastici cirri che cambiavano disegno continuamente. Uscito dalla caldera e lasciato il semi-deserto di pomici e sabbia, ho percorso i successivi chilometri fra una zona protetta di recupero dopo un incendio e alti pini. 
Successivamente a questi si è aggiunta una flora molto varia, tipo macchia mediterranea, con predominanza di erica, ginestra e corbezzolo, ma non quello che conosciamo noi. Si tratta infatti del Madroño canario (Arbutus canariensis, endemico), in napoletano diremmo “Sovera pelosa canaria”. Le bacche (commestibili) mi sono sembrate molto più dolci e saporite di quelle del nostro Corbezzolo (Arbutus unedo). Mature hanno un bel color arancio (e non rosso), con la parte esterna più liscia ma più consistente (si deve masticare un poco). In compenso la polpa è più morbida, dolce e saporita e personalmente, nel complesso, le ho trovate migliori delle nostre. Le dimensioni degli alberi (tronco e rami rossicci, molto lisci) sono mediamente più grandi, il che complica di non poco la raccolta ....
Sceso fin quasi a 1.200m di altitudine, ho lasciato il crinale per entrare nella parte occidentale della valle di Orotava percorrendo quasi 4km su uno stradone sterrato praticamente in quota, con acquedotto al lato, con vasti panorami sulle terrazze coltivate. In questo tratto, quasi tutto in ombra la vegetazione cambiata di nuovo e pareti di roccia vulcanica a monte diventavano sempre più alte. Giunto nell’area ricreativa di Chanajiga è iniziata la parte più interessante di tutto il percorso: uno stretto, ripido e tortuoso sentiero attraverso una fitta vegetazione di arbusti ed alcune aree di foresta di laurisilva. Questi boschi, una volta caratteristici di tutta la Macaronesia e oggi limitati quasi esclusivamente all’isola di Madeira (dove sono protetti dall'UNESCO) e alle Canarie (soprattutto Tenerife e La Gomera), sono la vegetazione climax per quest’area. 
Nei boschi di laurisilva predominano varie specie di Lauraceae (alberi sempreverdi) che raggiungono anche i 40 metri di altezza. Non avendo avuto modo di scattare foto significative vi propongo questa in alto trovata in rete di un bosco simile, ma ancor più interessante, della vicina isola La Gomera.
Arrivato sul fondo del vallone il sentiero attraversava il piccolo corso d’acqua e risaliva di una settantina di metri e si riportava in un’area più aperta con una predominanza di castagni, come si vede da questa foto con il sentiero completamente coperto da foglie. 
   
Lasciato il castagneto sono cominciati i ricoveri per capre e i campi coltivati, i primi dei quali in valloni come questo nella foto a sx, al cui termine c’erano queste strane colonne (a dx) che probabilmente sostenevano un canale per l’acqua. Giunto a Realejos, punto di arrivo ufficiale, non ho voluto aspettare la guagua (bus) e ho proseguito fino a casa (Punta Brava, nella foto) lungo una strada abbastanza panoramica.
Gli oltre 27km non sono stati certamente tutti eccellenti, ma per avere questa varietà è normale che ci si debba sobbarcare anche dei tratti di trasferimento. Stamattina, a differenza di quanto era lecito aspettarsi dopo i 2.500m di dislivello in discesa, non avevo nessun dolore alle ginocchia. Tuttavia ho lasciato l’esclamazione “¡Ay mis rodillas!” nel titolo (che a ciò si riferiva) in quanto mi piaceva e la faccio valere per l'indolenzimento dei quadricipiti e della parte alta dei glutei che stamane erano un po’ “legnosi”. Ho recuperato con riposo attivo, una ventina di km a passo lento e senza tratti ripidi.

martedì 8 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (5) -Bandera

Sentieri attorno Punta Bandera (Faito)

Ultimo percorso in altura, per noi 1000 metri bastano per dire altura ...
Bandera, molti non sanno neanche dove sia esattamente essendo posto poco conosciuto ed ancor meno frequentato, certamente il meno noto dei miei sette percorsi preferiti.
Per illuminare gli escursionisti neofiti dei Lattari e chi non vive in Penisola/Costiera (questi ovviamente giustificati) spero sia sufficiente questa cartina estratta dalla mia carta generale del Faito e Sant'Angelo a Tre Pizzi, debitamente modificata, per spiegare di quale area andrò a parlare. Tecnicamente il toponimo completo dovrebbe essere Punta Bandera e si riferisce allo sperone roccioso, quasi completamente coperto da pini, che si distingue chiaramente da qualunque punto della Conocchia, da S. Maria del Castello e da tante altre zone della parte occidentale dei Lattari. Quando si parla del sentiero omonimo comunemente ci si riferisce invece a quello che si sviluppa al limite superiore della imponente falesia che limita a nord il Vallone (dell’Acqua) del Milo da 500m a nord della Punta fino al margine del vallone di Campo del Pero. Consiglio di percorrerlo nella suddetta direzione, in leggera salita, e quindi così lo descriverò. Considerato che l'ho inserito fra i magnifici 7 dovrebbe essere superfluo sottolineare la sua panoramicità seppur limitata dal correre in costa.
   
E ora una buona e una cattiva notizia.
Buona: al termine del percorso panoramico, come già anticipato, è possibile aggiungere, in continuità, il crinale di Monte Cerasuolo che proprio in quanto percorso di cresta offre visioni più ampie seppur talvolta limitato dagli alberi verso nord, ma non certamente più “entusiasmanti” e quasi meditative di quelle del sentiero Bandera.
Cattiva: la parte più bella è "apparentemente" molto esposta. Ciò significa che, pur non essendo assolutamente sentiero più pericoloso di tanti altri tratti bordati dalla falsa sicurezza conferita da passamano dei quali non ci si dovrebbe fidare o cortine di cespugli che semplicemente mascherano uno strapiombo, per chi ha problemi di acrofobia (vertigini) potrebbe essere più stressante che piacevole o addirittura non percorribile.
Pur essendo il meno noto del gruppo, è uno dei più facili da raggiungere. Infatti si può arrivare in auto fin nei pressi della Latteria e percorrendo solo poco più di 300m di facile sentiero fra castagni si arriva al margine del bosco e all’inizio del sentiero panoramico ... e che panorami! Consiglio di effettuare questa brevissima escursione (circa 700 a/r) anche a chi non vuole o non può percorrere l’intero sentiero ... ne vale la pena.
Da lì ci sono varie tracce da seguire, ma non veri e propri sentieri, i poco esperti o poco sicuri farebbero bene ad andare in compagnia se non vogliono perdere tempo prima di trovare quello giusto.
Come si vede dalla cartina, per 600m si procede in costa in direzione sud per giungere alla Punta e cambiare versante. Fin lì si vede la costa da Vico Equense a Sorrento e le isole del Golfo di Napoli, poi si passerà ad affacciarsi sugli strapiombi del Vallone del Milo e verso il Golfo di Salerno per la rimanente parte di circa un chilometro. In questi 1.600m si guadagnano appena 100m di altitudine, il dislivello complessivo in salita è solo di poco superiore dovendo aggiungere alcuni minimi saliscendi; l’impegno fisico è minimo.
Giunti alla fine del tratto in direzione est si potrà scegliere se tornare direttamente alla strada più vicina (Campo del Pero è distante 600m, attraverso la faggeta) o proseguire nel percorso panoramico portandosi in vetta al Monte Cerasuolo (1.213m) seguendo il limite del bosco all’interno di esso o all’esterno, fra bassi cespugli (puntinato rosso in carta). Non esiste un sentiero vero e proprio, ma dovendo raggiungere il punto più alto e avendo gli alberi come riferimento direi che è veramente difficile perdersi.
Chi giunge in vetta proseguirà lungo una traccia (tratteggio rosso in carta) che percorre il crinale fino ad un piccolo spiazzo molto panoramico (foto sopra) dal quale parte (verso destra, in piano) un sentiero evidente che dopo pochi metri diventa una ampia sterrata carrabile (800m fino a Campo del Pero).
Come per i preferiti precedenti, aggiungo che chi ha gambe e buona volontà ha numerose possibilità per inserire questi sentieri in percorsi più lunghi. Per esempio:
  • da Piazzale dei Capi, Funivia o addirittura da Moiano (via Villaggio Sportivo) si accede al sentiero come descritto (lato Latteria/sorgente Lontra) si prosegue fino a Campo del Pero (includendo o meno il Cerasuolo) e si chiude il giro combinando a proprio piacimento i soliti sentieri (Conocchia, Acqua Santa, Molare) e infine tornando al punto di partenza via Porta di Faito o nel caso di Moiano si scende Conocchia e si torna via Anaro.
  • giri ancora più lunghi da est possono includere Palmentiello per salire o scendere dal Sant’Angelo a Tre Pizzi

Altre foto le trovate in questo album di immagini assortite estrapolate da vari set relativi ad escursioni dal 2009 al 2013, effettuate in occasione delle MaraTrail del Faito, Trek Amalfi-Capri o con i FREE.

domenica 6 dicembre 2015

Sahara occidentale (ex -spagnolo) e bonsai

Puerto de la Cruz (Tenerife), 6 dicembre 2015
  
Non cogliete il nesso? Semplicemente sono gli ultimi due argomenti dei quali ho avuto occasione di saperne un po' di più, continuando la mia istruzione (casuale) nei campi più svariati.
Venerdì manifestazione pro ex Sahara spagnolo (alias Sahara occidentale) ora Repubblica Democratica Araba dei Sahraui  con governo in "esilio" in un campo profughi in Algeriaabbandonato dal Generalisimo Francisco Franco poco prima della sua morte, quando era considerato provincia (e non colonia) spagnola e successivamente diviso fra Mauritania e Marocco che prese possesso di buona parte del territorio con un'azione pacifica/militare conosciuta come "marcia verde", con una promessa pendente di referendum di autodeterminazione, impegno ostacolato da ormai 24 (ventiquattro!) anni dal Marocco che ha addirittura costruito un MURO di 2600km nel deserto!!!(linea rossa in mappa). 
   
A tutto ciò aggiungete la presenza del Frente Polisario (abbreviazione di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y o de Oro) e di una forza di pace dell'ONU e vi renderete conto che è impossibile chiarire in un post fatti passati, recenti, situazione attuale e prospettive
L'incontro, che comprendeva una presentazione dell'argomento (sconosciuto ai più anche qui alle Canarie, quasi di fronte ai territori) la proiezione del documentario Mares de risa. Barco de piedra (23', in HD su Vimeo), di un corto e una successiva discussione con testimonianze dirette è stato estremamente interessante e pertanto invito chi ha qualche minuto di tempo a cercare di saperne di più senza che io tenti di fare riassunti a base di impossibili copiaincollaAl di là della questione politica, due aspetti in particolare hanno colpito e sorpreso la maggior parte degli astanti:
  • a causa delle loro tradizioni nomadi per moltissimi anni non hanno avuto moschee anche se adesso, diventati quasi del tutto stanziali nel campo profughi, pare che ce ne sia una. Fino a poco tempo fa le pratiche religiose si svolgevano praticamente nelle case del campo o nelle jaimas, le tipiche tende dei nomadi del deserto.
  • anche l’interpretazione del Corano è diversa, non sono né estremisti né fondamentalisti e la loro società è addirittura matriarcale, altra grande anomalia rispetto agli standard dell'Islam, per lo più maschilista.
Il tutto era coordinato da Ivan Prado fondatore e promotore del gruppo Pallasos (o Payasosen Rebeldía che con loro opera attivamente in territori "non riconosciuti" (oltre che nel Sahara, hanno operato in Chiapas Palestina) organizzando spettacoli per i bambini e successivamente portano le loro testimonianze in Europa e raccolgono fondi.
Ivan ci ha anche aggiornato in merito all’eccezionale maltempo di poche settimane fa che ha alternato tempeste di sabbia con diluvi eccezionali (nel deserto!) distruggendo buona parte dell'accampamento.
Articoli correlati: su MeltingPot - su Repubblica
E passiamo ora ai bonsai, argomento più leggero e di puro svago che tende all'arte, dei quali chiaramente già conoscevo l'esistenza e ne sapevo qualcosa avendone ammirati di bellissimi in vari giardini botanici. Ieri e oggi è stato possibile visitare il chiostro del Convento Santo Domingo nel quale era organizzata la XX Esposizione di Bonsai di Puerto de la Cruz
Avendo il privilegio di conoscere (per interposta persona) uno degli espositori ho avuto modo di apprendere molto dalla sua viva voce nel corso di una "visita guidata personale". Per esempio: 
  • in base all'altezza vengono classificati in 10 categorie che vanno dalla 3-5cm alla 1,5-2 metri, 
  • tendenzialmente il loro aspetto complessivo deve rappresentare un triangolo, il tronco deve essere spesso alla base e rastremarsi rapidamente, 
  • hanno un "verso" nel senso che non ci dovrebbero essere rami verso l'osservatore ma solo ai lati e nella parte posteriore,
  • nel sito bonsaiempire.it potrete saperne molto di più oltre a trovare video e tante altre particolarità e immagini
Pur non essendoci luce diretta ho scattato varie foto "esemplificative" delle quali ne anticipo qui qualcuna.
   

Il prossimo argomento (molto ben conosciuto dalle nostre parti) sarà il Presepe visto che proprio stasera si è inaugurata la tradizionale mostra nella quale si possono ammirare presepi abbastanza grandi fra i quali uno di oltre 10 metri e questo Presepe Napoletano, brevemente illustrato in questo video