venerdì 4 dicembre 2015

A passeggio nel semi-deserto de las cañadas del Teide

L’area nordorientale della caldera, racchiusa fra El Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca già mi affascinò l’anno scorso quando ne attraversai la parte più settentrionale. Avevo quindi in programma una nuova camminata per percorrere altri sentieri e aspettavo una giornata “promettente”. Qui a Tenerife, come nella maggior parte delle isole in mezzo all’oceano, il tempo cambia rapidamente e il fatto di avere una cima di oltre 3.700 metri che “aggancia” grossi nuvoloni contribuisce all’imprevedibilità. Pochi giorni fa, dopo la pioggia della notte, fu nuvoloso fino alle 10 e poi improvvisamente il cielo diventò azzurro e così rimase fino a sera. Altre volte pur essendoci nuvole basse fino a 500m di quota spesso oltre i 1.500m è splendido ... ma è difficile prevederlo. Come in un aereo, si sta al sole ma in basso non si vede altro che nubi. In conclusione ci vuole un po’ di fortuna. 
  
Ieri cielo limpido fino a metà giornata, poi nuvole ... come si vede anche dalle altre foto, caricate in ordine cronologico, dopo le prime 4 introduttive.
Mia prima destinazione è stata Fortaleza, residuo del margine della caldera che si eleva da un mare di sabbia. Dirigendosi poi verso sud si comincia a camminare per lo più su pomici e dopo qualche chilometro, salendo di quota, i pochi cespugli diventano sempre più radi e sembra di essere in un deserto. Il paesaggio, pur rimanendo simile, cambia di continuo per la qualità di lapilli, ceneri e pomici e per la loro dimensione. Parecchi scorci fornirebbero uno scenario perfetto per film western classici.

Camminare in questi luoghi è senz’altro affascinante a prescindere dal tempo, ma certamente i toni dal giallo, all’ocra e al rossiccio, che spesso contrastano con lo sfondo delle lave più recenti completamente nere, sono estremamente più godibili in una giornata luminosa, non dimenticando anche un’altra conseguenza del soleggiamento: la temperatura. Come è noto, in alta quota si sta bene pure in maglietta finché c’è sole, ma nel momento in cui scompare dietro una nuvola, anche per poco, la temperatura cala di colpo.
Nel corso dell’escursione ho avuto modo di notare l’esistenza di altri sentieri (assolutamente tralasciati da guida Rother e un’altra  cartina in mio possesso) e, verificatane l’effettiva percorribilità con il personale del Parco, ho già progettato una nuova escursione circolare che spero di portare a compimento scaldato da un bel sole, dall’inizio alla fine.
Inizierò ripercorrendo in senso inverso la parte finale di ieri (con le nuvole) e ritornerò a El Portillo attraversando altra area semidesertica a est della strada dopo essere salito in cima a Montaña Rajada (a vederla mi sembra interessante) e passando per Las Minas de San José (anche questa aveva già attirato la mia attenzione in passato).
Tutti questi sentieri sono per lo più facili, ma non bisogna sottostimarli in quanto apprezzando la zona nella sua globalità, ai piedi del Teide che da essa si eleva per circa 1.500m, si ha l’idea che sia quasi pianeggiante. A parte in fatto che non lo è, si devono considerare tanti saliscendi e bisogna tener ben presente che camminare su sabbia o pomici non è la stessa cosa che camminare su fondo duro.

Spero di parlarvi, a breve, di Montaña Rajada e Minas de San José.

mercoledì 2 dicembre 2015

El canal de Barranco Seco (Punta del Hidalgo)

Punta Brava, Puerto de la Cruz (Tenerife), 2 dicembre 2015

Abbastanza soddisfatto, ma non contentissimo.
Dopo i tunnel di Waimano, Oahu - Hawaii (a sx) e le levadas di Madeira (a dx) ieri ho sperimentato un altro itinerario in un canale in costa, lungo il ripidissimo fianco di un profondo barranco di origine, manco a dirlo, vulcanica. 
   
Sono andato in esplorazione avendo a disposizione due cartine che rappresentavano dati e itinerario diversi fra loro ma, vista l'orografia e conoscendo il tipo di vegetazione che avrei incontrato, sapevo che il sentiero sarebbe stato più che evidente. Dalle numerose foto che potrete vedere in questa collezione vi renderete conto che non c'erano molte scelte e i sentieri erano individuabili da lontano.
Dopo un ripido e noiosissimo inizio su asfalto (pendenza media 20% da 60 a 320m di quota) finalmente si lasciano gli ultimi campi coltivati e i caprili e inizia lo sterrato. Poche centinaia di metri e si imbocca (mai termine più appropriato) l'acquedotto. Per i successivi 1500m si cammina radenti la roccia, in un canale con fondo duro e livellato, largo una quarantina di cm e con due sponde intonacate alte fra i 30 e i 50cm. Da un certo punto di vista ci si sente abbastanza sicuri ma non è per chi soffre di vertigini in quanto spesso al lato non c'è terreno né ci sono piante, al di là del basso muretto c’è lo strapiombo e si vede solo il fondovalle.
Un ulteriore, seppur minore, ostacolo è rappresentato dal poco spazio al livello delle spalle. In molti punti la parete non è stata tagliata verticalmente e superare gli spuntoni sporgenti dal lato ed in alcuni casi anche dall'alto, per giunta con lo zaino in spalla, obbliga a contorsioni varie.
   
Non dimentichiamo che ci sono anche i tunnel, per la maggior parte molto brevi, ma ce n’è uno lungo circa 100m. Questo non è rettilineo e di conseguenza quando se ne percorre la parte centrale non si vede né l’ingresso né l’uscita e quindi non è proprio fra i più adatti ai claustrofobici.
Se nessuno di questi minimi "problemi" vi impedisce di percorrere il canale serenamente ed in modo abbastanza rilassato (seppur sempre con la dovuta cautela) potrete godere di panorami molto interessanti sul profondo barranco le cui pareti sono erose come un pezzo di groviera.

   
L’acquedotto un tempo era parzialmente coperto come si vede nella foto in basso, ma ora è quasi tutto sgombro. In numerose immagini si può notare l'incisione scavata nella roccia proprio per poggiarvi le lastre di copertura e, ancor più evidente, è il tubo metallico nel quale attualmente corre l'acqua.
Come detto in precedenza, ci si sente abbastanza sicuri camminando nel canale artificiale pensando che non potrebbe mai crollare, fin quando ad un certo punto se ne trovato un tratto crollato (già da tempo) ma il problema è stato brillantemente risolto scavando un bypass nella parete rocciosa. Vedi foto.
   
Purtroppo una mattinata molto promettente è diventata una giornata molto grigia e tranne pochi minuti durante i quali il sole ha fatto capolino fra le nuvole mi ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e accontentarmi di fotografie poco entusiasmanti e un po’ piatte. (40 foto dell'escursione) A ciò si è anche aggiunto il disappunto per aver dovuto abbreviare l’escursione. Partito con l'intenzione di effettuare il circuito completo che prevede la salita a Beja via Barranco Seco e ritorno a Punta del Hidalgo via Barranco del Rio, una volta percorso interamente l'acquedotto e avvicinandomi alle prime case di Beja, ormai a vista, il cielo diventava sempre più scuro. Valutata attentamente la situazione, peggiorata da qualche gocciolina di pioggia e da forti raffiche di vento, che prendeva velocità nella valle, ho vutato 'a capa ‘o ciuccio e sono tornato indietro tenendo anche conto che la discesa nel Barranco del Rio viene concordemente descritta come la parte più impegnativa, assolutamente sconsigliata con fondo bagnato, ergo ...

Un fatto che, al contrario, mi ha dato soddisfazione è l’aver trovato due stazioni di Habenaria tridactylites (una delle 4 specie orchidee endemiche delle Canarie, su un totale di sono 9 censite). 
Ciò non solo per averla vista ma anche per averla identificata e ancor di più per aver poi scoperto che si trovava in un posto nel quale gli esperti dicono che non dovrebbe stare. 
Infatti i vari articoli "seri" consultati, a cominciare dalla scheda della red list indicano il limite minimo di altitudine a 400m e specificano che preferisce aree con una certa umidità, all'interno o al margine delle foreste laurisilva
I due gruppi si trovano invece su una parete arida (per giunta in un barranco detto seco) ad una quota di circa 330m. Ciò ne farebbe la stazione più a bassa quota censita nell'isola di Tenerife ...




Tempo permettendo, domani spero di scattare foto migliori nei campi di lava fra el Portillo, Fortaleza e Montaña Rajada

martedì 1 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (4)

Crinale dalla Conocchia verso il Molare

Terza descrizione, ma questa volta più che di un sentiero mi riferisco ad un’area di cresta dove si è abbastanza liberi di spostarsi di qua e di là per raggiungere i punti di osservazione migliori. 
Sto parlando del crinale che va dai pendii a ovest della Croce della Conocchia fino alla vecchia antenna in disuso, caduta qualche anno fa. Come già anticipato nell’introduzione ai "miei sentieri preferiti", chiaramente suggerisco anche di “allungarsi” fino al Molare (Monte San Michele) che con i suoi 1.443,6m è la cima più alta dei Monti Lattari.

Da questa cartina ritagliata da quella Faito-Molare, e appositamente modificata e ingrandita, dovrebbe appari più chiaro quanto detto in precedenza. Ho colorato in verde le zone percorribili (in linea di massima e sempre con buonsenso e con la massima cautela), ho lasciato in rosso i sentieri più battuti come il CAI 300, ho aggiunto linee puntinate verdi giusto per suggerire qualche fuori-sentiero.
L’approccio alla Conocchia da ovest è possibile da quasi qualunque punto, ma i due percorsi più esterni sono senz’altro i più panoramici. Entrambi dominano tutta la parte terminale della Penisola Sorrentina con Capri sullo sfondo, ma quello più a nord (sentiero Casa del Monaco - Conocchia) ha viste privilegiate sulla Valle del Milo e Monte Cerasuolo mentre quello a sud si affaccia vertiginosamente sulla costa fra Positano e Praiano, oltre 1.300m più in basso, ma in pianta distante appena un paio di km.
Procedendo verso il Molare lungo il percorso CAI al margine della faggeta, di tanto in tanto spostatevi verso sud o portatevi in cima a qualcuna delle piccole alture che dal sentiero ostruiscono la visuale. Superata la zona antenna, prima di iniziare la discesa verso l’Acqua Santa è senz’altro un’ottima idea proseguire verso il Molare, che non starò qui a descrivere. Anche quelli che non vogliono andare fino in vetta potranno godere di splendidi panorami, in particolare se non soffrono di vertigini. 
   
A sud del Molare c’è un cocuzzolo (1.398.m, in primo piano nella foto a sx) che è raggiungibile con relativa facilità percorrendo il sentierino indicato in nero nello schizzo e poi raggiungendone la cima arrampicandosi in direzione Molare. Chi non si sente sicuro avrà comunque l’occasione di apprezzare una vista di Positano (foto a dx) e delle ripide balze del versante sud dei Lattari che molti si perdono pur passando a pochi metri di distanza.
L’accessibilità a quest’area è garantita dal sentiero Campo del Pero (strada) - Casa del Monaco - Conocchia e da quello Santuario (strada) - Acqua Santa - Molare. I percorsi, spesso tortuosi, che includano il crinale Conocchia - Molare sono pressoché infiniti e tutti estremamente vari ed interessanti sotto ogni punto di vista.

Ci vediamo a Punta Bandera.

lunedì 30 novembre 2015

Don Antonio Maestro de Trompo (app. al post precedente)

Il protagonista di questo video (del primo tipo) è un vero professionista del trompo, e non solo. Nei primi secondi del filmato c'è addirittura il suo biglietto da visita leggendo il quale si apprende che è tornitore di oggetti di legno tradizionali, non solo di vari attrezzi per passatempi, ma anche utensili da cucina ed altro. Si propone anche per "esibizioni di trompos".


In questo filmato, girato all'esterno di una stazione della metropolitana di Medellin (Colombia) Don Antonio Dìaz mostra varie "figure acrobatiche" del trompo, specificandone il nome una per una. 
Nel corso della mia ricerca ho constatato che la maggior parte delle clip riguardano acrobazie e non sfide fra più persone. Inoltre per questo tipo di uso dello strummolo si usa una cordicella molto più lunga di quella che si utilizzava per lanciarlo nell'intento di colpire quello dell'avversario.
Godetevi il video.  

domenica 29 novembre 2015

Trompomanìa = Strummolomania

Di tanto in tanto, purtroppo non abbastanza spesso, si può celebrare con estremo piacere un “ritorno al passato”. Il fatto è ancora più apprezzabile in quanto in questo caso si tratta di un passatempo molto più economico delle playstation e derivati, non crea dipendenza, aiuta a socializzare ed invita a stare all’aria aperta. 
Trompos boliviani pronti all'uso.

Da pochissimo a Tenerife è scoppiata la mania del trompo, identico al famoso strummolo napoletano, non so se trottola sia termine italiano preciso, a me sembra troppo ampio e mi dà più l’idea di un passatempo solitario per bambini piccoli. Al contrario, con lo strummolo si gareggiava, in vari modi, secondo regole ben precise, variabili però da luogo a luogo. Si tratta di un attrezzo più che un giocattolo certamente vecchio di oltre 2.000 anni essendo citato sia in testi greci che latini (perfino da Catone). Oltre questa “estensione temporale” è notevole la sua estensione geografica vista la diffusione in oriente fino al Giappone e, chiaramente in secoli più recenti, diffusissimo in America Latina introdotto dai conquistadores. In questo primo video vedrete cosa si può fare con un trompo, ma è ovviamente solo una prova di abilità.
NON VI PERDETE QUESTO FILMATO  (2'06")
  
Nel secondo video si vede un incontro a squadre in occasione di una festa tradizionale nel nord dell’India. Nei primi 40" si vedono solo le teste e parte del busto di alcuni "strummolieri", ma poi la sfida si fa interessante ed è ben visibile.
In quest'ultimo, invece, dei ragazzini cinesi (quello con la camicia a quadri e quello con i pantaloncini celesti sembrano i migliori del gruppo)giocano e si esibiscono “liberamente”.

Potrete trovare un'infinità di video del genere utilizzando, per esempio le parole chiave "trompo tradicional" o "traditional spinning top". Io ne ho trovati, ed in parte visto, di Messicani, giapponesi, cileni e coreani ma certamente ce ne saranno anche di altre nazionalità. 
Come qualcuno sa, nel 1992 scrissi Barracca 'o rutunniello, cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto e altri giochi dimenticati, libro nel quale descrivevo i passatempi più diffusi che si praticavano in strada fino ad una cinquantina di anni fa e fra essi era ovviamente compreso lo Strummolo
Qui al lato, copertina della I edizione.
Nel 2011 ne ho prodotto una seconda edizione virtuale in pdf (80 pagg.) scaricabile gratuitamente da questa pagina che contiene anche una breve introduzione. Il capitolo dedicato allo Strummolo inizia a pag. 53 e vengono descritte le caratteristiche del gioco nostrano e di alcune varianti.
Plaza del Charco, Puerto de la Cruz: tutti ad arruta’, ragazzine e ragazzini


Tuttavia, fra i trompos attualmente in giro a Puerto de la Cruz, non ne ho visto nessuno in legno. Ce ne sono di gomma, di metallo leggero, di plastica, alcuni trasparenti e parzialmente riempiti d'acqua. Anche le corde per avviarlo sono "fuori norma" essendo esageratamente lunghe anche se è meglio così che troppo corte. 
A proposito della lunghezza della funicella vale la pena di ricordare un modo di dire molto significativo: s'aunesciono 'o strummolo a tiritippete e 'a funicella corta (si uniscono lo strummolo a tiritippete e la corda corta). Uno strummolo veniva definito a tiritippete (o tiriteppola) quando non era ben bilanciato e quindi roteava poco ed in modo irregolare e traballante. Di conseguenza l'espressione si usava riferendosi a cose o persone con più di un difetto grave.

venerdì 27 novembre 2015

Foto, curiosità e “scoperte” a Puerto de la Cruz

Punta Brava, Puerto de la Cruz - 26 novembre 2015

Stamattina un po' a sorpresa, il cielo era limpido ed è apparso il Teide (3.718m), che gli spagnoli pubblicizzano come “vulcano più alto d’Europa” sorvolando sul fatto che, geograficamente, è praticamente africano ...
Non potendomi allontanare troppo da casa (poi dirò il perché), ma volendo profittare della bella luce, ho percorso la mia decina di km mattutini a vista mare, scattando foto a piante, pietre e cannoni. Avete letto bene, cannoni.
   
Già conoscevo la Bateria de Santa Barbara, situata su un bastione fra il piccolo porto e l’Ermita de San Telmo e ricordavo anche i vari pezzi di artiglieria, alcuni dei quali lavorati finemente, almeno considerato che l’estetica non era qualità principale o necessaria per il loro utilizzo. Fotografandoli, come al solito quando si osserva con maggiore attenzione, mi hanno incuriosito alcuni particolari che mi hanno anche spinto ad una successiva indagine in rete. 
I due cannoni più grandi si possono dire gemelli (identico stampo) pur essendo nati in anni diversi, el Hipomenes (Ippomene, o Melanione, figura della mitologia greca) è del 1732, el Iupiter del 1733. E sì, i pezzi più importanti venivano battezzati ed il loro nome proprio, almeno in questo caso, era inciso su un fregio in altorilievo sulla canna, verso la bocca, ma più in basso di Viola, fulmina, regis che era il motto ricorrente riportato sulla maggior parte delle bocche da fuoco all’epoca di Filippo V. Più indietro, verso la culatta, sporgono gli stemmi e i nomi dei reali di Spagna dell'epoca, vale a dire Felipe V Hispani Rex e Elisabetia Farnesia Hisp. Regina.
Filippo V, il Coraggioso (el Animoso), primo della dinastia Borbone a salire sul trono di Spagna, ed Elisabetta Farnese, più comunemente citata in Spagna come Isabel de Farnesio. Infatti in spagnolo è variante molto più comune, quasi esclusiva, di Elisabetta, originatasi dalla stessa radice ebraica cambiando  la terminazione da -bet in -bel diventando prima Elisabel e infine Isabel. Anche se tuttavia esistono i due distinti posso citare un esempio attuale: Elisabetta II del Regno Unito = Isabel II del Reino Unido
Sul bordo della culatta é invece inciso il nome del fonditore, seguito da luogo e anno della fusione. Stranamente el Hipomene è firmato da Francus Mir, el Iupiter da Franciscus Mir, ma con tutta probabilità si tratta della stessa persona visto che entrambi i cannoni furono fusi a Barcellona. Anche da questa incisione ho appreso qualcosa di nuovo, Barcelona veniva abbreviata Bar.na e, pronunciata,è diventata Barna nome tuttora utilizzato in alcuni ambienti catalani.
   
Per concludere le scoperte, nel corso di una conferenza di argomento botanico, per lo più trattando di specie endemiche Canarie ed in particolare di Gomera, ho appreso che le crassulente viste e fotografate a Pejes Reyes (guarda tutte le foto) tecnicamente non sono cactus (Cactaceae) come li avevo chiamati, bensì Euforbiaceae: Euphorbia canariensis ... faccio pubblica ammenda.

mercoledì 25 novembre 2015

I miei sentieri preferiti (3)

Caserma Forestale - frana da Monte Catiello (4 gennaio 2002)

Terza puntata, terzo tratto fra i miei sentieri preferiti; il secondo tratto, crinale Conocchia - Molare, sarà oggetto del prossimo post in modo da rimanere poi in zona Faito per il quarto: Bandera.
Come nel caso precedente, e come spesso accade, i percorsi più spettacolari non hanno origine nelle immediate vicinanze di una strada. Ognuno potrà scegliere come raggiungere il punto di partenza (uno o l’altro capo) e l’itinerario per tornare alla propria auto/moto o raggiungere un luogo dove poter usufruire di un trasporto. A chiusura del post elencherò vari suggerimenti in merito.

Ma perché è tanto interessante? Di tutto il percorso da Santa Maria del Castello a Capo Muro, questa è la parte più varia in quanto è la più alta, passa ai piedi di imponenti falesie, attraversa (in quota) profonde forre che pur essendo esposte a sud ricevono molta poca luce, in particolare nella porzione occidentale comprende tratti aperti che aprono allo sguardo ampi panorami ed in quella orientale viste dell’impressionante frana del 2002 da diverse angolazioni. Come se tutto ciò non bastasse, proprio a causa di questa varietà di ambienti anche la vegetazione cambia spesso e di molto: dalla gariga al bosco, dai cipressi alle querce, e non mancano orchidee ed altre specie non proprio comuni.
   
Il percorso non presenta difficoltà di sorta e solo volendo attraversare la frana i timorosi e quelli meno agili o con pochissimo equilibrio potranno incontrare problemi (foto sopra). Tuttavia, anche per loro c’è la possibilità pi percorre il tratto limitandosi al minimo indispensabile, vale a dire andare da S. Maria del Castello al margine della frana e ritorno. Questa non è certo la soluzione perfetta per chi ha gambe e tempo ma riduce al minimo distanza complessiva e dislivello. Un paio di chilometri per la Forestale.(bivio Conocchia), 700m per traversa che si ricongiunge al sentiero che dalla Forestale scende alla strada Montepertuso-Nocelle e altri 1200 per la frana. In totale circa 4km “buon peso” con circa 300m di dislivello.

Questa cartina, seppur essenziale, può fornire varie idee per comporre circuiti o comunque non limitarsi al solo suddetto tragitto andata/ritorno.
In sostanza ci sono tre punti relativamente comodi raggiungibili in auto e anche con trasporto pubblico:
  • S. Maria del Castello (pochi bus fin lì, ma frequenti poco più in basso - scendere ad Anaro, fra Moiano e Ticciano)
  • strada fra Montepertuso e Nocelle (linea bus Positano-Nocelle, quasi ogni ora)
  • Bomerano (bus), in auto si può arrivare fin oltre Paipo.
Da qualunque posto si voglia partire la cosa più logica è quella di includere il Sentiero degli Dei, quasi parallelo al tratto in questione, ma dai 300 ai 400m più in basso. Aiutandosi ancora una volta con il planner si potranno scegliere le bretelle (chiaramente abbastanza ripide) che uniscano i due tratti che i buoni camminatori considerano quasi in piano vista le loro limitate pendenze.
Volendo limitare la distanza si rinuncia al Sentiero degli Dei e dalla frana ci si collega direttamente a Nocelle passando per Vagnulo. Il tratto basso in quota necessario per chiudere l'anello è lungo poco più di 1 chilometro, ed è su strada o lungo il sentiero completamente cementato che si immette sulla rotabile in prossimità del ponte. 
In teoria, partendo da più distante, esistono tanti altri circuiti ma senza allontanarsi troppo chi ha buone gambe potrebbe prendere in considerazione il giro attorno al Sant’Angelo a Tre Pizzi

Parte alta del crinale della Conocchia, fuori sentiero percorso da pochi

Partendo da qualunque posto della zona Faito si può scendere per Palmentiello, nei pressi di Crocella svoltare verso Capo Muro, proseguire fino alla Forestale via frana e risalire per la Conocchia. Si può anche percorrere in senso inverso ma la Conocchia se è tosta in salita, in discesa distrugge le ginocchia di parecchi!
Questo sarebbe l’optimum come spettacolarità in quanto si può includere anche il prossimo tratto della mia lista, vale a dire crinale Conocchia - Molare, ma anche tutto il resto merita.

martedì 24 novembre 2015

Querce a San Costanzo (ultima puntata) e risposte a quesiti capziosi

Come si evince dal titolo, con questo post lascio il tema e, pur non essendo giunto ad alcuna conclusione certa, spero almeno di aver fatto riflettere qualcuno. E ancor più perplesso che per l'intervento in sé e per sé lo sono per il fatto che nessuno abbia "rivendicato" a posteriori il (mis)fatto. Resta pertanto in piedi l'ipotesi che il WWF Penisola Sorrentina in collaborazione con i "ragazzi del Progetto MARE" abbiano promosso e annunciato l'operazione, ma nulla e nessuno conferma che l'abbiano poi realizzato personalmente.


Questo che vedete sopra è lo screenshot del testo che si poteva leggere fino a qualche giorno fa su Telestreetarcobaleno.tv, pagina successivamente non più disponibile (rimossa?) ma, a detta dello smanettone che me l'ha inviata, ancora in rete tramite "cache di Google" (non mi chiedete cosa sia ...).
Inoltre, sollecitato da varie persone che mi hanno inviato messaggi diretti, sono andato a leggere anche i commenti su FB ai quali avevo già accennato e mi sono reso conto che il sig. Terminiello probabilmente ce l'ha con me "a prescindere" (ma perché), è convinto di conoscere le destinazioni ed itinerari delle mie uscite e mi attribuisce certezze mai espresse ("per quanto ne so" e una frase che si conclude con un "?" stanno a significare tutt'altra cosa). 


Arturo Terminiello: "visto che sarà passato spesso per Punta campanella, probabilmente avrà notato quelle piante segate lungo la strada..."November 19 at 12:04pm
Anche se non devo certo rendere conto al sig. Arturo Terminiello di dove vado e dove non vado, né di ciò che vedo e ciò che mi potrebbe anche sfuggire, non ricordo di aver fatto escursioni in primavera oltre a quella del 2 aprile per scattare queste macro e sicuramente non ho mai oltrepassato il cancello del cantiere apposto a luglio scorso in località Cancello. Suppongo che le piante alle quali si riferisce siano state “segate” a lavori iniziati e quindi non avrei avuto modo di vederle. 
Ergo, illazione/insinuazione gratuita ed assolutamente campata in aria!
Arturo Terminiello: "Scusate, ma come fa Visetti a sapere che le querce a San Costanzo non sono MAI cresciute naturalmente?"
November 19 at 2:02pm 
Mai affermato di esserne certo e comunque sarebbe stato più logico chiederlo a me. Questo è quanto avevo scritto nel post del 17/11:
per quanto ne so, lungo i pendii di Monte San Costanzo da secoli sono stati eretti muretti a secco in modo da creare terrazzamenti da utilizzare a fini agricoli. Una volta che i campi sono stati abbandonati, una notevole varietà di arbusti ed erbacee della macchia mediterranea ha “naturalmente” provveduto a ricoprire tutto di verde. Sono mai esistite querce sul Monte? Si sta “ripristinando lo stato dei luoghi” o si (e)seguono le idee - per me balzane - di qualcuno?
Il sig. Arturo Terminiello ha per caso chiesto anche al WWF (rappresentato da Claudio d'Esposito che firmò il comunicato) o ai "ragazzi del Progetto Mare" se fossero certi dell'esistenza delle querce su Monte San Costanzo? Loro ne dovrebbero sapere più di me visto che hanno promosso e (probabilmente) realizzato l'intervento.
Da parte mia posso solo aggiungere che probabilmente vari secoli fa anche il Monte vantava una sua lecceta (bosco di lecci, Quercus ilex, quindi querce). Tuttavia già nell'800 i terrazzamenti creati con la costruzione di innumerevoli muretti a secco erano senz'altro destinati ad uso agricolo ... solo un pazzo si sarebbe spaccato la schiena ammassando tante pietre per spianare il terreno attorno ad una quercia.
Con questo spero di aver chiuso il discorso e sono certo che la Natura (anche se molto più lentamente rispetto agli interventi umani) farà ricrescere le piante giuste al posto giusto. 

domenica 22 novembre 2015

Quando la realtà supera la fantasia

Molte volte, io per primo, guardando un film d'azione si è portati a pensare che la storia sia piena di esagerazioni. Spesso ciò e vero ma altre volte anche le situazioni più incredibili rispecchiano la realtà o sono addirittura repliche di fatti realmente avvenuti. Comincio con le fiction, in fondo l'incredibile realtà. 
Ieri sono andato a vedere Sicario, film di Denis Villeneuve, con Emily Blunt, Josh Brolin, Benicio Del Torouscito a settembre dopo la prima al Festival di Cannes (nomination per la Palma d’Oro). Pur non essendo assolutamente amante di questo genere di film d'azione, devo riconoscere che sono rimasto più che soddisfatto essendo ben girato e montato e avvalendosi di una trama molto interessante. Qualcosa del narcotraffico Mexico-USA già sapevo avendo visto vari film che ne trattavano, ma solo marginalmente, ed essendo a conoscenza delle mattanze di Ciudad Juarez e dell'incredibile mondo dei narcocorridos. Pur avendo argomento simile a Traffic (di Soderbergh, 2000, 4 Oscar) non è assolutamente un remake, né un doppione e per molti critici addirittura migliore. In 15 anni sono cambiate tante cose e ne ho avuto certezza in quanto ho profittato del momento per guardare un documentario sullo stesso tema Narco Cultura (2013, pluripremiato).
 
Ciudad Juarez, città di confine, separata da El Paso (Texas, USA) da una recinzione supercontrollata, è la location principale sia di Sicario che di Narco Cultura. Ma la differenza è enorme in quanto a vivibilità e all'epoca del documentario El Paso era per il terzo anno consecutivo la città con oltre mezzo milione di abitanti più sicura degli USA (meno di 10 omicidi per anno), mentre Juarez nello stesso periodo contava oltre 3.000 omicidi accertati, ma considerando gli "scomparsi" si arrivava a circa 10 morti al giorno!
Continuando a parlare di morti, quasi tutti legati al narcotraffico, una parte del documentario è dedicata al recentissimo cimitero monumentale di Culiacan: il Panteón Jardines del Humaya. Per farvene un'idea guardate questo video e anche la serie di foto linkate alla fine del clip (lato sinistro).
Si vedono gli onnipresenti mariachi che cantano narcocorridos anche ai funerali e si apprende che vari jefes (capi, boss) si sono fatti seppellire con le loro armi e addirittura con la camioneta (van o mega pick-up, classico veicolo dei narcos). Dei narcocorridos già parlai in questo post ma, se non lo volete leggere vi ricordo che ormai sono banditi da radio, televisione e commercio ufficiale il che non impedisce che siano estremamente diffusi, non solo in Messico ma anche negli Stati Uniti, e che continuino a proporre concerti.
I cantanti si presentano spesso sul palco armati non solo del "comune" cuerno de chivo (letteralmente corno di capra, soprannome del Kalashnikov AK-47) ma anche di bazooka! come in questa foto in basso scattata per un poster (si tratta di una delle band più conosciute: i Buknas di Culiacàn). 


   
Altri, come El Komander (all'anagrafe Alfredo Rios), l'AK-47 l'hanno fatto inserire nel loro logo. Il cuerno de chivo è un "gadget" che non manca mai e qualcuno ne ha richiesto anche la versione in oro.

Concludo accennando al famoso Joaquin Guzman "El Chapo", inserito per parecchi anni nella lista degli uomini più ricchi del mondo dalla rivista Forbes e la sua posizione nell'altra classifica dei più potenti è arrivata ad essere addirittura nei primi 50. La pagina Wikipedia in spagnolo, molto candidamente riporta: "Ocupación: NarcotraficanteLíder de la organización criminal "El Cártel de Sinaloa""
Arrestato il 22 febbraio 2014, dopo 13 anni di latitanza, l’11 luglio 2015 è evaso attraverso un tunnel lungo 1km e mezzo. Le autorità messicane hanno riconosciuto che Chapo Guzmán (tuttora latitante) è l’unico ad essere scappato due volte da carceri di massima sicurezza (la prima volta nel 2001). Nell’organizzazione della fuga sono state coinvolte oltre 70 persone delle quali almeno 10 guardie del carcere. Gli Stati Uniti hanno posto una taglia fino a 5milioni di dollari, e il governo messicano poco meno: 60mln di Pesos (rispettivamente 4,7 e 3,5 milioni di Euro). Pertanto, chi fornirà notizie determinanti per la sua cattura riceverà l'equivalente di oltre 8 milioni di Euro.
Il quotidiano spagnolo El Pais ha una sezione dedicata esclusivamente a lui e alla sua attuale latitanza. Ci sono migliaia di uomini di vari corpi di polizia (sia messicani che statunitensi) alle sue calcagna e pare che al momento El Chapo sia ferito.
Per essere sempre aggiornati sappiate che esiste il blog-del-narco.com.
E tutto quanto detto nella seconda parte del post non fa parte della trama di un film, ma è l'incredibile realtà.