giovedì 29 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani - circuito B, domenica 15 ottobre

Sorrento – S. Agata - Torca – Colli di Fontanelle – Casarlano - Sorrento 

Itinerari Tolomeo nn. 25 – 16 – 15 - 300 – 29 – 22 – 11


Dalla centralissima piazza Tasso di Sorrento si segue la prima parte dello storico percorso del Circumpiso (itin. 25) per poi deviare, a circa metà percorso, su una misconosciuta traversa di collegamento con Li Schisani (16), percorso classico fra Sant’Agata e S. Maria del Toro, attualmente interrotto. Quindi lo si segue fin dove possibile e si sale sul Nastro Verde per attraversarlo e immettersi sul 15 che si segue fino a Sant’Agata con tanto sterrato al limite dei boschi misti di Acquacarbone e Olivella. Si supera il centro collinare e si inizia a scendere sul versante salernitano percorrendo la prima parte del Giro dell’Isca (Cafariello, foto in alto ) fino a La Guardia sull’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300). 


Dal punto panoramico di La Guardia (foto sopra) si torna indietro e si segue la suddetta Alta Via fino a Colli di Fontanelle, passando per Torca, Monticello, Marecoccola e Pizzetiello. 
Si prosegue quindi lungo l’itinerario 29 per Sant’Angelo e Gradoni fino a Casarlano, dove ci si immette sul circuito dei Borghi della Valle di Sorrento (22) per seguirlo fino a Piazza Tasso passando per la via delle sciuscelle e Lavaturo. Lo sviluppo dell'anello principale è di circa 17km, ma con maggior dislivello (900m ca.) rispetto all’escursione A del sabato e con gran parte dell’itinerario lungo i pendii su sentieri sterrati fra tanta gariga e macchia mediterranea. Dalla stessa piazza Tasso, ai più volenterosi verrà offerta la possibilità di aggiungere il circuito delle Mura e Porte di Sorrento (itin. 11) per arrivare ad una ventina di chilometri complessivi.

Probabile pausa marenna (picnic) sul Pizzetiello (foto sopra)

Anche in questo secondo giorno si propongono quindi una gran varietà di ambienti, rurali, storici, urbani e naturalistici, lungo vari sentieri panoramici che portano a punti dai quali la vista può spaziare sui 2 Golfi e le loro isole.


Sviluppo circuito B: 17km (+2,8 opzionali) (con dislivello di ca. 900m) 

  • 4,7 km Sorrento – Sant’Agata (4,7 km)
  • 2,6 km Sant’Agata – Guardia (7,3 km)
  • 5,1 km Guardia – Colli di Fontanelle (12,4 km)
  • 4,6 km Colli di Fontanelle - Sorrento (17,0 km)
  • 2,8 km circuito 11 (facoltativo) (19,8 km)

martedì 27 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani - Circuito A, 14 ottobre 2023

Sorrento – Massa - Termini – giro di Santa Croce – Termini – Monticchio – Priora – Sorrento

Itinerari Tolomeo nn. 13 – 37 – 77 – 47/57 – 14 – 16

Questo primo circuito per i Monti Sireniani si estende da Sorrento verso sud-ovest nel territorio lubrense fino a circumnavigare l’ultima altura della Penisola (Monte Santa CroceSan Costanzo), praticamente circondata dalle acque dei golfi di Napoli e di Salerno, a pochi chilometri dall’isola di Capri. Il percorso avrà uno sviluppo complessivo di circa 20km, non ancora valutato con precisione in quanto fra le Tore di Casa e Monticchio ci sono varie possibili soluzioni che saranno valutate in autunno, in base alle condizioni dei sentieri.

La passeggiata inizia a Sorrento da piazza Veniero (area pedonale, a pochi metri dall’ospedale) con l’itinerario 13 che si seguirà fino ai Molini; tramite una breve poco frequentata derivazione si raggiunge il casale di Mortora dove ci si immette sull’itinerario 37 e lo si segue fino a Termini (8 km ca.). Prima di intraprendere il Giro di Santa Croce (circuito 77, che sarà percorso per intero, con oltre 4km di sentieri sterrati naturali), breve pausa per una sosta al bar e/o per rifornirsi di cibo e bevande per lo spuntino sul “Monte”, probabilmente a Vetavole (foto) di lì a un’ora circa.


Tornati a Termini, il percorso del ritorno a Sorrento sarà ben distinto da quello dell’andata sviluppandosi quasi parallelamente a esso a quote maggiori, attraversando i borghi di Monticchio, Acquara e Priora. Come già evidenziato, dalle Tore di Casa (itinerari 47/ 57, coincidenti dalla prima parte) si può raggiungere la Saponera (Monticchio) via Arenaccia e Pontescuro, via Metrano o via Tuoro e Caprile per portarsi poi a Priora/Crocevia seguendo l’itinerario 14 fin poco dopo la selva di Lamia. Ci si collega quindi con il 16 in prossimità di S. Maria del Toro e seguirlo fino alla fine percorrendo le innumerevoli rampe dell’antica mulattiera di Monte S. Antonio, godendo continuamente della vista dall’alto del centro storico di Sorrento, nonché degli altri centri della piana di Sorrento e delle alture alle loro spalle.


Sviluppo circuito A: 21km +o- 300m (700m dislivello ca.)

  • 7,9 km Sorrento – Termini (7,9km)
  • 2,1 Termini – Vetavole (10,0km)
  • 2,7 Vetavole – Termini (12,7km)
  • 3,1 Termini – Saponera (15,1km +o- 300m)  
  • 5,2 Saponera - Sorrento (21,0km)

sabato 24 giugno 2023

A piedi per i Monti Sireniani

 2 circuiti da Sorrento lungo gli itinerari del Tolomeo

In concomitanza con la Giornata Nazionale del Camminare 2023 del 14 e 15 ottobre, Camminate e SorrentoWalks propongono una 2 giorni a piedi sui Monti Sireniani, lungo sezioni di una dozzina di diversi itinerari della più recente versione del Progetto Tolomeo di Giovanni Visetti, opportunamente uniti da collegamenti di simile qualità. 


Si tratta di due circuiti di una ventina di km ciascuno, entrambi con inizio da Sorrento, tuttavia ben distinti avendo un unico minimo punto di contatto nella parte urbana. Quello di sabato sl sviluppa verso sud-ovest nel territorio lubrense fino a circumnavigare l’ultima altura della Penisola (Monte Santa Croce – San Costanzo). 
Domenica si andrà invece a sud-est, portandosi sul versante salernitano, percorrere 5 km dell’Alta Via dei Monti Lattari Sentiero Italia e tornare a Sorrento dopo aver toccato le alture santenellesi. Circa 50% degli itinerari si sviluppano su selciati tradizionali e carrabili secondarie fra uliveti, limoneti e giardini, quasi 30% di sentieri sterrati fra boschi misti e macchia mediterranea ed il resto su rotabili e area urbana.

   

Oltre ai complessivi 6,5 km dell’Alta Via dei Monti Lattari, i circuiti comprendono l'intero Giro di Santa Croce con Monte San Costanzo e la parte più panoramica del Sentiero delle Sirenuse. Anche dalle sezioni rurali si potrà godere di ulteriori viste su Capri, Ischia e Procida, la costa napoletana e il Vesuvio; dal versante meridionale, oltre a Li Galli e la Costiera Amalfitana, in caso di buona visibilità lo sguardo potrà spaziare fino al Cilento e Punta Licosa (estremità del Golfo di Salerno, a 60 km).


A breve saranno rese note le descrizioni degli itinerari che, per ora, includono ancora varie opzioni da decidere più in là.

sabato 10 giugno 2023

Musei e sorprese - il Louvre di Parigi

Sono un instancabile ed entusiasta visitatore dei musei di qualunque tipo, basta che siano ben strutturati e organizzati. Anche quelli più piccoli, seppur monotematici o strettamente legati al territorio possono riservare interessanti e piacevoli sorprese. Certo si deve avere un minimo di curiosità, voglia di apprendere e predisposizione ad addentrarsi in campi fino a quel momento inesplorati o totalmente sconosciuti. Tutte attitudini che gioverebbero a chiunque. Ho visitato musei aerospaziali, archeologici, etnologici, navali, antropologici, militari, di scienze naturali, di tecnologia, del mare, di arte moderna e arte antica; sono entrato in sottomarini, mulini ad acqua e a vento, miniere, grotte naturali, catacombe, e non c’è stata volta che non abbia arricchito il mio bagaglio culturale, la mia esperienza e soprattutto la mia capacità di giudizio, nel senso di valutazione ed, in linea di massima, apprezzamento.


Se è normale rimanere incantati nel vedere per la prima volta un bel quadro o un’area archeologica o semplicemente il mare o la neve, vedere cose simili con maggior frequenza non ne diminuisce il valore facendole sembrare tutte uguali, al contrario contribuisce in modo sostanziale a valutazioni più attente e a convincersi sempre di più che la perfezione non esiste. Anche le cose più belle, pur apparendo affascinanti, saranno paragonate ad altre che per certi aspetti le eguagliano o in qualche particolare le superano. Ciò può essere senz’altro condizionato dalla nostra memoria in quanto gli infaticabili visitatori di musei, parafrasando un aforisma relativo ai viaggiatori, “hanno visto più di quanto ricordino, e ricordano più di quanto hanno visto”. E’ comunque indiscutibile che la quantità migliora la loro capacità di giudizio.

 

Lo spunto per questa breve discettazione me l’ha fornito il ritrovamento (finalmente) della cartella con le foto scattate al Louvre nel 2012, ed in particolare quelle di questa statua originalissima, se non altro per essere fra le poche sopravvissuta quasi intatta per circa 4300 anni (che non dimostra assolutamente). La statua di Ebih-Il, nu-banda (alabastro, lapislazzuli, conchiglie e bitume - foto in alto) è infatti datata 2330-2250 a.C. e proviene da Tempio di Ishtar di Mari (città sumera). Pensate che sono dovuti passare quasi 4000 anni prima che varie “culture occidentali” raggiungessero livelli espressivi vagamente simili. Fra le tante opere affascinanti e straordinarie viste al Louvre, questa è quella che più mi colpì e sorprese (la dovreste vedere dal vero). Qui trovate una serie di foto delle opere più originali o particolari che sono riuscito a fotografare nonostante la luce scarsa, i riflessi e i tanti altri visitatori.


Per inciso, passai l’intera giornata al Louvre senza riuscire a visitare gli ultimi due piani (ci feci solo un velocissimo giro dopo che gli altoparlanti cominciarono ad invitare ad uscire). Non ho assolutamente rimpianto di non essere andato a vedere Monna Lisa e aver dato solo un fugace sguardo alla Nike di Samotracia
Se avrete occasione di andarci, vi consiglio di girare fra le sale, visitare le collezioni meno famose e soprattutto di non sottovalutate ciò che non conoscete. Se quelle opere sono esposte al Louvre, ci sarà pure un buon motivo!

Carnaval de Santa Cruz de Tenerife


Pur coinvolgendo migliaia di persone è una festa ordinata, molto piacevole, organizzata per il godimento di protagonisti e spettatori, ariosa, allegra, colorata e rumorosa al punto giusto. Ma la cosa più bella è che effettivamente è una festa per tutti e di tutti e traspare chiaramente l’enorme lavoro, fatto con passione, che c'è alle spalle. Ed è ancora più bello vedere la partecipazione convinta e sentita di persone di ogni genere e professione che probabilmente in tante altre parti del mondo sarebbero forse più "riservate".

Sfilavano tipi di tutte le età, razze, peso, sesso, stazza, avvenenza o bruttezza, altezza, dai ballerini acrobatici ai portatori di handicap, dagli ottuagenari ai lattanti (comunque in costume) in passeggino. Molti, a giudicare dal portamento e dalla considerazione nella quale erano tenuti, davano l'idea di essere nella vita stimati professionisti o persone di successo, ma a Carnevale a Santa Cruz sono tutti uguali.

 

I gruppi in costumi molto colorati - in maggioranza “sontuosi” e ottimamente realizzati, di livello teatrale - si alternavano con ballerini che eseguivano coreografie di tutti i generi, gruppi infantili, scolastici, corali con musicisti al seguito, gruppi di tercera edad. E nessuno si preoccupava del proprio aspetto fisico, peso, età, altezza o forma; ognuno dei partecipanti era assolutamente a suo agio nel costume carnevalesco che indossava con gran disinvoltura.

Non era presente né la volgarità né l'ostentazione del travestimento. Tutti si miscelavano alla perfezione: ballerine ampiamente sovrappeso, drag queen ottuagenarie, infanti e adolescenti, immigrati, distinti esponenti della terza età e signore raffinatissime che procedevano con un incedere sicuro dal quale traspariva il gran numero di sfilate alle quali avevano partecipato.

 

 

Oserei definirli professionisti del Carnevale, ma riferendomi esclusivamente alla professionalità con la quale ricoprono il proprio ruolo e non certo perché percepiscono un compenso, al contrario quasi sicuramente ci rimettono di tasca propria. 
E si può essere certi che fra poco già cominceranno a pensare al carnevale 2015, se non lo stanno già facendo.

Scorrendo le oltre 50 foto di questo album, suggerisco di osservare i particolari e anche i protagonisti che sono ai margini dell’inquadratura, meritano tutti.

lunedì 5 giugno 2023

La sindrome dell’eterno viaggiatore (rilancio post)

Iniziai a scrivere qui quasi 10 anni fa (13 agosto 2013), con un classico Benvenuti nel mio blog e motivai la scelta del nome con la doppia possibile interpretazione di erranti, che si può riferire sia a " chi ha una animo da girovago, errabondo", sia a chi forse "sbaglia, devia dal vero, si inganna …" entrambi, con una certa ironia, calzanti a pennello. Elencai svariati temi che avrei potuto trattare saltando con disinvoltura da un argomento all'altro spinto dalla mia predisposizione alla serendipity e dal mio inesauribile desiderio di conoscere e quindi trattare di tradizioni, musei, viaggi, musica, cucina, natura, curiosità e chi più ne ha più ne metta.

Scorrendo i post dei primi anni, ho notato che alcuni contenevano alcuni link a pagine, immagini o video ormai cancellati e ho pensato di riproporre quelli (a mio parere) più interessanti correggendoli, integrandoli e aggiungendo immagini di qualità migliore di quella disponibile all’epoca. Procedendo in ordine cronologico inizio quindi con la rielaborazione di un post/panegirico relativo al viaggiare, una vera e propria dipendenza per alcuni con mentalità da viaggiatori, ben diversa da quella dei semplici turisti. 

El sindrome del eterno viajero (La sindrome dell’eterno viaggiatore) è un piacevole e interessante cortometraggio del 2013 che ne illustra abbastanza chiaramente sintomi e conseguenze e ci informa che a tutt’oggi non c’è cura conosciuta ma, tranquilli, “E’ una malattia … che ti salva la vita” e, per esperienza diretta, posso certamente confermare.

Pur essendo in spagnolo con sottotitoli in inglese credo che fra l’uno e l’altro tutti potranno capire abbastanza e, anche perdendo parte del contenuto, restano le esplicative immagini che scorrono in modo molto fluido e piacevole. Vale la pena di guardarlo ... ecco qualche frase tradotta in italiano:

  • Il bello dello stare lontano da ciò che conosco è che ad ogni passo mi aspetta qualcosa di nuovo.
  • ... perdere la nozione del tempo, ogni giorno della settimana sembra lo stesso, non sapere che mese è. È incredibile, ma succede.
  • Sono qui in questo posto alieno e probabilmente non ci tornerò più. Devo assaporare ogni momento e ricordarlo per molti anni.
  • La Sindrome è la sensazione di non essere a proprio agio in nessun posto perché si vorrebbe essere da un’altra parte.
  • Abitudini diverse che al principio mi sorprendono, le stesse alle quali mi abituo in poco tempo e faccio mie.
  • La mia casa è qui, dove sono adesso. Non ho bisogno di vivere tanto tempo nello stesso posto per potermi integrare
  • Parlo di più con i miei amici stando a 10.000km di distanza che stando a due isolati

Sono in generale abbastanza d’accordo sulla descrizione della Sindrome avendo una 50ina di anni di viaggi sulle spalle e mi rendo conto che i sani (nel senso di non infetti) non ci capiscono, probabilmente non ci possono capire. Non comprendono la nostra facilità ad adattarci a ritmi, climi, culture, cibi diversi e a sentirci a casa (= dove dormirò stanotte) in qualunque parte del mondo.

Anche se talvolta torno negli stessi luoghi so che è impossibile ritrovare la stessa atmosfera (persone, luce, suoni, odori, …); non posso certo mettere a confronto le sensazioni vissute a Ciudad de México nel 1983 con quelle del 2018, o paragonare la Parigi degli anni ’70 e quella del 2012. Fra le tante affinità di pensiero con gli autori del video, mi hanno particolarmente divertito i commenti in merito all'impellenza di evitare i connazionali … come se fossero degli appestati, in particolar modo se sono turisti e non viaggiatori. Non si va a migliaia di chilometri di distanza per parlare delle stesse cose e nella propria lingua! I viaggiatori non sono quelli che mangiano pizza o pasta alla carbonara (che quasi dovunque all'estero è proposta con la panna e senza pecorino) per poi lamentarsi della scarsa qualità. Questo vale similmente per gli americani che si fiondano nei McDonalds e Starbucks, per i tedeschi che ordinano wurstel, gli inglesi con i loro sandwich e, ovunque nel mondo, a fine pasto un cappuccino!!! ignorando tutte le delizie del palato locali, fresche e ben preparate che non troveranno mai da nessuna altra parte. E anche per quanto riguarda il voler essere in un altro posto sono d’accordo, ma ci tengo a sottolineare che non è perché si è scontenti, bensì perché si pensa già alla prossima meta.

mercoledì 31 maggio 2023

1° Gran Tour Sorrento Walks - 17 giugno 2023

Come luogo di ritrovo, partenza e arrivo la scelta è caduta su piazza Veniero al termine del corso Italia (lato ospedale di Sorrento) in quanto in piena area pedonale, abbastanza ampia e in prossimità di fermate bus SITA ed EAV, nonché di un capiente parcheggio.

Come già annunciato, il percorso inizia con la storica via 'e miezo (itin. 13), quindi trav. Capo, via Capodimonte, via Pantano e via Fontanella in territorio sorrentino, poi, superato il rivolo Spartimiento, l’antica strada comunale da San Montano al Ponte Sia Popa, via San Montano e via Molini fin quasi al centro di Massa Lubrense. Considerata anche la chiusura per lavori dell’ultimo tratto, ci si porta direttamente sull’itin. 23 passando per Visigliano e un brevissimo tratto della rot. Massa – Turro. Dopo questi primi 4 chilometri circa, che dopo la salita iniziale presentano solo vari saliscendi, si imbocca quindi via Bagnulo che sarà percorsa nella sua interezza fino all’incrocio con via Arorella e via Montecorbo (km 5,3), dove si abbandona l’itin. 23 del Progetto Tolomeo 2021 e ci si incammina verso Priora passando per Prasiano, con lo spettacolare panorama dai pressi della cappella di San Giuseppe (vedi sotto).


Attraversato il Nastro Verde si torna così in territorio sorrentino e in corrispondenza della chiesa di Sant’Attanasio (km 6,2), si intercetta l’itin. 15 che da qui in avanti ricalca quello che era il collegamento principale con Sant’Agata prima della realizzazione del Nastro Verde verso la metà del secolo scorso (trav. Priora, via Acquacarbone, via Olivella). Per circa 2 chilometri questo storico itinerario si sviluppa ancora in buona parte fra uliveti e boschi misti con pendenza abbastanza regolare e include lunghi tratti sterrati.

via Acquacarbone

Giunti al centro di Sant’Agata (km 8,6), è prevista un'opportuna sosta per rifocillarsi (innumerevoli le possibilità) e poi si riprenderà il cammino percorrendo per intero il panoramico itin. 26 (Zatri), passaggio unico e oggi semisconosciuto verso i borghi collinari di Sorrento. Al termine dell’unico breve tratto di discesa ripida (km 10,6), ci si immette sul circuito dei Borghi della valle di Sorrento (itin. 22) e se ne segue il percorso ondulato fino a Baranica. Qui inizia la discesa verso il centro percorrendo la panoramica e poco trafficata rotabile di Casarlano fino all’omonimo belvedere (km 12,2) dove ha inizio la caratteristica via delle sciuscelle.

Si è ormai alle porte del centro urbano e, dopo essere passati per Lavaturo (toponimo derivante dagli antichi lavatoi pubblici) e a monte dello storico cimitero di Sorrento, via Marziale conduce fino all’attraversamento di via degli Aranci nei pressi della stazione della Circumvesuviana. Raggiunta in poche centinaia di metri piazza Tasso (km 14,0), l'anello del Gran Tour si completa con la parte nord del circuito delle Mura e Porte di Sorrento (itin. 11) fino a tornare a piazza Veniero (km 15,7).

Scarica la mappa HD con il percorso del Gran Tour

Scarica i profili altimetrici (mattina e pomeriggio)

Coordinamento di SorrrentoWalks, Pro Loco Due Golfi e Camminate

giovedì 25 maggio 2023

Gran Tour SorrentoWalks - sabato 17 giugno 2023

Sto completando la definizione del percorso del I Gran Tour SorrentoWalks di sabato 17 giugno, una passeggiata ad anello di una quindicina di chilometri che unisce tratti più o meno lunghi di sei diversi itinerari del Progetto Tolomeo 2021, già sistemati e segnalati da Penisolaverde oltre un anno fa. 


In partenza da Sorrento si affronta la storica via 'e miezo (itin. 13) fin quasi al centro di Massa Lubrense per poi passare all'altro classico collegamento di Montecorbo (itin. 23). Sfruttando la bretella di Prasiano si torna in territorio sorrentino e si raggiunge Priora da dove si andrà a Sant'Agata seguendo il tracciato della vecchia pedonale di Acquacarbone (itin. 15), collegamento principale fra le due frazioni prima della realizzazione del Nastro Verde verso la metà del secolo scorso. 


Dopo un'opportuna sosta nel centro collinare, si sfrutterà per intero il panoramico itin. 26 (Zatri), passaggio unico e oggi semisconosciuto verso i borghi collinari di Sorrento. Si seguirà quindi il relativo circuito (itin. 22) fino al centro passando per Baranica e le sciuscelle per chiudere infine l'anello con la parte nord del giro delle mura e porte (itin. 11).
In attesa della definizione degli ultimi dettagli, cominciate a segnare la data sul calendario. A breve sarà data notizia di orari, distanze e dislivelli, e sarà pubblicata la mappa con il percorso evidenziato di questa nuova proposta curata da Penisola Verde in collaborazione con SorrrentoWalks, Pro Loco Due Golfi e Camminate.

scarica la nuova mappa del Progetto Tolomeo 2021/23 in HD

mercoledì 25 gennaio 2023

Oscar … e questi sarebbero i migliori film del 2022?

Se la commedia grottesca – demenziale in ambiente metaverso Everything Everywhere All at Once è il film che ottiene più Nomination (11) significa che si sta perdendo il concetto classico del cinema. Non che sia malvagia, ma pur essendo ben realizzata e sorprendente si dovrebbe dedurre che tutti gli altri siano di qualità complessiva inferiore. Le previsioni sono state quindi rispettate e gli altri pluricandidati che seguono sono certamente buoni ma non per questo memorabili:

  • All Quiet on the Western Front (9)
  • The Banshees of Inisherin (8)
  • Elvis (8)
  • The Fabelmans (7)
  • TÁR (6)
  • Top Gun: Maverick (6)

  
Alcuni, anche questi come previsto, sono stati scelti solo per alcuni aspetti e quindi in specifiche categorie (Living, Triangle of Sadness, The Whale, …). La vera sorpresa sembra essere il drammatico All Quiet on the Western Front terzo adattamento di un romanzo del 1929, dopo l’originale del 1930 ed il primo remake del 1979. Le aspettative di varie altre megaproduzioni (Avatar, Babylon, …) sono andate (giustamente) deluse così come quelle di film certamente meno promossi che avrebbero meritato qualcosa di più. Non capisco le Nomination di Glass Onion: A Knives Out Mystery e quelle dei vari fantasy e ancor meno quella di Paul Mescal per Aftersun (molto lodato dalla critica, secondo me veramente scadente) mentre ho notato che vari film non in lingua inglese hanno i loro bravi meriti. Oltre ad All Quiet on the Western Front (Germania), si distingue Argentina, 1985 (Argentina) mentre è stato stranamente lasciato fuori Bardo, False Chronicle of a Handful of Truths di Iñárritu (Mexico) pur avendo ottenuto la Nomination per la fotografia. Altro film che meritava di essere preso in considerazione fra gli stranieri è Last Film Show (India) un vero omaggio al cinema (proiezioni, non produzioni) senza dubbio più avvincente di A Quiet Girl (Irlanda), ma non ho ancora visto Close (Belgio) ed EO (Polonia).

  
Altra nota generale è quella della tendenza ad allungare troppo (e spesso inutilmente) le durate: la media (dico la media) della quindicina che ho guardato più quelli che non ho alcuna intenzione di guardare come Maverick, Avatar, Elvis, Babylon e Black Panther è di 2h25’ … un’esagerazione, spesso non giustificata dalla qualità.

 
In conclusione, fra le dark comedy grottesche consiglierei Everything Everywhere All at Once e Triangle of Sadness ma non Glass Onion; fra i drammatici The Banshees of Inisherin (un poco dark), All Quiet on the Western Front e TÁR. Aggiungete The Fabelmans e gli stranieri Bardo, False Chronicle of a Handful of Truths (molto visionario e surreale, necessaria una seppur minima conoscenza della storia e della situazione politica e sociale messicana), Argentina, 1985 e senz’altro Last Film Show, seppur non candidato.

lunedì 2 gennaio 2023

Microrecensioni 366-370: chiusura con 5 film di qualità (almeno sulla carta)

La media dei rating di questa cinquina di fine 2022 su RT è di 95%, e tre di essi sono ambientati nel sud-ovest americano ma in epoche e ambienti sostanzialmente diversi e, con una certa elasticità, possono essere inquadrati fra i western revisionisti; Nomination Oscar per Jeff Bridges in due di essi. Completano il gruppo una pietra miliare dell’horror e un recente candidato Oscar cinese (di Hong Kong).

 
True Grit (J. Coen & E. Coen, USA, 2010)

Uno dei famosi flop Oscar … 10 Nomination, ma nessuna statuetta! Qualcuno l’avrebbe meritato sicuramente. Remake dell’omonimo del film del 1969 diretto da Henry Hathaway, con John Wayne (che nell’occasione vinse l’Oscar come protagonista), uno dei rari esempi di un buon remake, forse addirittura migliore dell’originale. Qui i protagonisti maschili sono i più che affermati Jeff Bridges e Matt Damon e la testarda e intraprendente (spesso indisponente) ragazzina è interpretata dall’allora 14enne Hailee Steinfeld, brava e candidata Oscar nell’occasione, poi praticamente persa in produzioni poco importanti. I fratelli Coen sono certo una garanzia e anche stavolta non deludono, ma molti meriti per la qualità e il successo del film devono essere riconosciuti anche al resto del cast, dai coprotagonisti ai tecnici. Da non perdere.

Hell or High Water (David Mackenzie, USA, 2016)

C’è chi lo ha definito un western moderno, chi un crime-thriller e chi lo ha accostato a Non è un paese per vecchi, ma io penso che sia un film a sé e che non lo può né deve essere inserito per forza in un genere specifico. Entra subito nel vivo dell’azione, senza inutili preamboli, e termina al punto giusto al contrario di tanti film che si autodistruggono negli ultimi due o tre minuti con finali pressoché assurdi. A tratti può sembrare quasi una commedia, ma i personaggi che interagiscono con i fratelli Howard e con i due rangers sono assolutamente credibili. I dialoghi sono taglienti, a volte cattivi, ma purtroppo abbastanza veritieri, specialmente in merito al razzismo; ottimo anche il dialogo-sfida-duello finale. Qualche pecca fra inseguimenti e sparatorie senz’altro c’è, ma non rovina certamente il film e quale acclamato western o poliziesco non ha mostrato tiratori infallibili e/o protagonisti che escono indenni da sparatorie? La fotografia non è memorabile, ma gli scenari e il fascino dei paesaggi sconfinati sopperiscono ampiamente. 4 Nomination (miglior film, Jeff Bridges non protagonista, sceneggiatura e montaggio). Suggerirei di non perderlo!

   
Slow West (John Maclean, UK/NZ, 2015)

La strana coppia di protagonisti vede Michael Fassbender (Nomination protagonista per Steve Jobs, 2015, e non protagonista per 12 Years a Slave, 2013) insieme con Kodi Smit-McPhee, agli inizi della carriera, appena maggiorenne, oggi noto soprattutto per l’interpretazione in The Power of the Dog (2021, Nomination come attore non protagonista). Western revisionista ambientato nel west americano di fine ‘800, ma girato fra Scozia e Nuova Zelanda, con una singolare trama: un giovane aristocratico scozzese si avventura da solo nel selvaggio west per raggiungere la sua amata e lì si affida ad un avventuriero che gli farà da guida e scorta. I fini poco chiari del personaggio interpretato da Fassbender e tutti gli sviluppi di quello che è in effetti un road trip mantengono un continuo clima di suspense, un po’ come nel sopra citato True Grit, vista la mancanza di fiducia fra i giovani e inesperti protagonisti e i loro accompagnatori. Interessante e certamente originale, non un capolavoro ma certamente vale la pena guardarlo.

Dracula (Tod Browning, USA, 1931)

Capostipite di una lunghissima serie di film con il personaggio creato da Bram Stoker, non contando il Nosferatu (1922) di Murnau (che, nonostante il cambio dei nomi dei protagonisti, fu condannato a ritirare e distruggere le pellicole), un Drakula ungherese del 1917 (del quale restano solo pochissime immagini) e un fantomatico film russo di cui si vocifera, ma del quale non si conoscono né regista, né interpreti, né trama (quasi sicuramente una fake news). Inoltre fu il primo Dracula parlante, che inizialmente doveva interpretato da Lon Chaney (grande attore trasformista, specializzato in personaggi horror) che però morì nel 1930. Gli subentrò così Bela Lugosi che, grazie a questo ruolo, divenne un’icona degli horror hollywoodiani. In effetti le sue apparizioni sul grande schermo iniziarono prima degli anni ’20 in Ungheria; emigrato negli Stati Uniti, nel 1927 fu protagonista a Broadway di una versione teatrale di Dracula (non fedelissima al romanzo di Bram Stoker) che ebbe tanto successo da contare ben 268 repliche prima di andare in tour per gli Stati Uniti e quindi fu la prima scelta essendo venuto a mancare Chaney. La sceneggiatura fu adattata da detto lavoro teatrale, che aveva trama e personaggi non fedelissimi al romanzo, e si notano così varie differenze con le versioni successive più note. Per esempio, è Renfield ad andare in Transilvania per la firma del contratto e non Harker che è invece pretendente di Mina e non già marito come nei Nosferatu. Personalmente preferisco la trama di questi ultimi (Murnau, 1922, e Herzog, 1979), il primo secondo me migliore di tutti, forse equiparato solo dal remake con Klaus Kinski. Comunque, questo di Tod Browning (che l’anno successivo avrebbe girato il suo capolavoro Freaks) merita senz’altro una visione. Prima o poi dovreste guardarlo.

Better Days (Derek Tsang, Cina, 2019)

Candidato all’Oscar fra i miglior film stranieri e inopinatamente ritirato dalla selezione ufficiale di Berlino (pare per censura cinese), affronta palesemente il problema del bullismo scolastico con affermazioni in merito alla sua diffusione in qualunque parte del mondo sia nei titoli di testa che di coda. Fa scoprire che anche nell’organizzatissimo sistema dell’istruzione superiore cinese è presente tala piaga ma, come in tanti altri casi, il merito di affrontare temi scottanti dei quali poco si parla non equivale ad avere conseguenti meriti di ottimo film (vedi per esempi Spotlight, Oscar come miglior film e sceneggiatura nel 2016). Certo non so come ragionano e si comportano i giovani cinesi, ma mi sembra che i loro comportamenti (e quelli della polizia) abbiano spesso poco di razionale. In sostanza lo definirei un discreto film, certamente sopravvalutato.

sabato 31 dicembre 2022

Microrecensioni 361-365: intrattenimento con commedie, sci-fi e buona musica

Come intermezzo, prima di chiudere l’anno con altri film di qualità, ho messo insieme tre   commedie grottesche abbastanza originali spesso al limite del demenziale e certamente non superlative, uno sci-fi di oltre 20 anni fa che sembra anticipare l’attualissimo metaverso e un dvd musicale (fra biografia e spettacolo) di un cantaora di flamenco appartenente a una grande famiglia di artisti.

 
eXistenZ (David Cronenberg, Can/UK, 1999)

Non fu tanto ben accolto da critica e pubblico questo sci-fi scritto e diretto da David Cronenberg, eppure mi piacque (pur non essendo il mio genere) e l’ho guardato di nuovo con piacere. Si sviluppa quasi completamente nella realtà virtuale e in una ulteriore realtà virtuale a partire da questa. Tante situazioni futuristiche (poco reali) e personaggi dal comportamento molto strano costituiscono l’ambiente che vede contrapposti i produttori di giochi in ambienti virtuali e i loro feroci oppositori che vogliono solo la realtà; tutti pronti ad eliminare gli avversari in maniera violenta. Alcune scene possono risultare sgradite per chi è di stomaco debole, ma nel complesso hanno una loro giustificazione per la funzionalità della contorta e sorprendente trama. Oltre ai protagonisti Jude LawJennifer Jason Leigh, si apprezzano anche Ian HolmWillem Dafoe in parti secondarie. Orso d’Argento a Berlino, 4° miglior film dell’anno per Cahiers du Cinéma.

Casacueva y Escenario (Morente, Spa, 2008)

Ottimo dvd che raccoglie tre diverse esibizioni di Estrella Morente, per una durata totale di oltre 2 ore. Quasi la metà è montaggio dei pezzi interpretati nel corso di un concerto tenutosi nel Patio del Aljibe De La Alhambra di Granada nel 2004; le altre due parti sono invece informali, praticamente riunioni familiari con pochi amici intimi, ovviamente tutti artisti del flamenco. Pezzi estemporanei e qualche passo di danza oltre alla protagonista vedono impegnati noti chitarristi come Juan Habichuela e Miguel Carmona, varie cantaoras fra le quali spicca l’ineffabile Isabel la Golondrina. Queste due parti furono registrate in una cueva originale del Sacromonte di Granada (abitazione rupestri del quartiere tipicamente gitano) e nella casa del padre di Estrella, il famoso Enrique Morente, regista del dvd. Partecipano anche i germani di Estrella (Soleá e Kiki), nonché Aurora Carbonell, madre dei tre, già bailaora conosciuta come la Pelota. Tutto si svolge quindi in una atmosfera rilassata, cordiale e scherzosa, palesemente genuina.  

  
Be Cool (F. Gary Gary, USA, 2005)

Commedia crime grottesca, realizzata da un eclettico regista/produttore, che è riuscito anche in questo caso a coinvolgere tanti volti noti di Hollywood (attori e commedianti bravi e meno bravi) in un progetto confuso, satirico e a volte divertente includendo ridicole morti e violenze fra numerosi stereotipi del mondo delle produzioni cinematografiche e musicali, fra usurai, mafiosi russi, aspiranti attori, bande di ipermuscolosi afroamericani che vanno in giro con potenti Hummer, grosse pistole ben in evidenza e musica a tutto volume. Vale la pena di citare almeno i più conosciuti elementi del cast che si sono prestati a questo pastiche: John Travolta, Uma Thurman, Harvey Keitel, The Rock, Danny DeVito, James Woods, Steven Tyler, Vince Vaughn. In quanto a F. Gary Gary, ha iniziato dirigendo video musicali pluripremiati e di grande successo, solo successivamente si è cimentato in vari film d’azione (e di cassetta) fra i quali The Negotiator (1998), The Italian Job (2003) e Straight Outta Compton (2015), il suo più quotato, Nomination Oscar per la sceneggiatura. Be Cool fu stroncato dalla critica americana e ha ancora rating bassi, tuttavia ha incassato il doppio di quanto speso per la produzione.

Rocknrolla (Guy Ritchie, UK, 2008)

Terzo film a tema malavita londinese, fra balordi e mafia russa, con tanta violenza, truffe e spargimenti di sangue, dopo Lock Stock (che fece conoscere Guy Ritchie e lanciò Jason Statham) e Snatch con Brad Pitt e Benicio del Toro. Non vale gli altri due che almeno erano una novità; la violenza (per quanto palesemente finta) è esagerata e le vicende dei due russi indistruttibili a metà film è del tutto ridicola. Peccato perché l’intricata struttura di minacce, collusioni e tradimenti poteva essere sceneggiata molto meglio.

Promettilo (Zavet) (Emir Kusturica, Ser, 2007)

Altro film al di sotto degli standard del regista. Qui Kusturica non riesce ad incidere, storia troppo surreale anche se alcune trovate possono essere viste come geniali e divertenti, passi che diventino una specie di tormentone. La musica balcanica è piacevole come al solito e la brass band commenta tutto in modo appropriato l’intero film. Come scritto nel preambolo, anche questa è una commedia leggera, senza pretese, adatta per il clima festivo di questo periodo. Guardabile.

martedì 27 dicembre 2022

Microrecensioni 356-360: cult che non hanno quasi niente in comune

 Mettendo in ordine cronologico le ultime visioni programmate per il 2022, sono capitati insieme per puro caso. Paesi di produzione ben diversi, generi di molto differenti, solo le date ne accomunano tre (anni ’80). La cinquina è composta da un kolossal epico giapponese, una commedia grottesca che in Argentina tutti conoscono, un cult maledetto americano, una produzione internazionale tratta da un romanzo di Umberto Eco, il famoso film di Herzog girato fra Ande e Amazzonia. Media rating IMDb di questo gruppo: 7,8!

 
Freaks (Tod Browning, USA, 1932)

Tod Browning, dopo aver lasciato l’agiata famiglia a 16 anni per unirsi (per amore) ad una compagnia di circensi, entrò nel mondo del cinema come attore apparendo in una cinquantina di corti fra il 1913 e il 1915, ma la svolta ci fu con la partecipazione allo storico Intolerance (1916) di D. W. Griffith; lasciò definitivamente la recitazione per dedicarsi alla regia preferendo i generi crime, mistery e horror. I suoi pochi film muti che ebbero un vero successo furono quelli con il formidabile Lon Chaney (The Unholy Three, 1925, e The Unknown, 1927 – meritano entrambi una visione) e poi divenne famoso per il suo Dracula (1931, il primo americano su tale personaggio), con Bela Lugosi. Forte della fama ottenuta si imbarcò nel folle progetto di Freaks, in origine lungo 1h40’ ma quasi immediatamente ridotto a un’ora circa a seguito delle proteste e dello scandalo suscitato non solo per aver mostrato tanti deformi (che impersonavano i buoni) opposti alla bellezza e alla forza dei cattivi, ma anche per aver inserito torture e addirittura vivisezioni (nelle parti tagliate). Praticamente da allora sparì dalla circolazione lavorando pochissimo ed in incognito, così come del film se ne persero quasi le tracce fino alla riproposizione 30 anni più tardi. Nel 1962, infatti, cominciò a circolare di nuovo ricevendo soprattutto il plauso delle nuove correnti europee e diventando di fatto un cult.

Aguirre, furore di Dio (Werner Herzog, Ger, 1972)

Altro film diventato una pietra miliare, sia per l’ambientazione, che per qualità nonostante il ridottissimo budget, per come fu realizzato in ambiente naturale ostile con una troupe tecnica di sole 8 persone, per l’incontro/scontro fra il regista e Klaus Kinski … due geni fuori di testa che avrebbero lavorato insieme in vari altri film fuori della norma. L’essenza della trama è tratta da una relazione di metà ‘500 relativa alla ricerca del mitico El Dorado; Herzog elaborò la trama estrapolando solo la parte in cui Lope de Aguirre, nel 1561, decise di ribellarsi a Filippo II re di Spagna e conquistare gran parte dell’America meridionali per sé. Spettacolari le scene sulle Ande, nella foresta amazzonica e sulle zattere discendendo i corsi d’acqua, tutte più o meno improvvisate, adattandosi alle situazioni. Per fornire una minima idea della follia del progetto (brillantemente portato a termine, con buona dose di fortuna), sottolineo che il budget fu di appena 370.000 dollari, di cui un terzo era la paga di Kinski. La troupe dormiva sulle zattere o accampamenti di fortuna, il bagno era la piccola capanna che si vede nel film, non c’erano controfigure; per le riprese fu utilizzata la mitica cinepresa rubata da Herzog alla scuola di cinema di Monaco … altro che megaproduzioni e effetti speciali generati da CGI!

  
Il nome della rosa (J. Jacques Annaud, Ita/Fra, 1986)

Questa megaproduzione richiese 5 anni di preparazione, la costruzione di una replica dell’abbazia di Rocca Calascio su un colle presso Fiano Romano (il più grande set esterno dopo Cleopatra, 1963), lunghissime selezioni per il cast per cercare attori dai volti inquietanti. Gli interni furono invece girati in una vera abbazia fondata nel XII secolo, quella di Eberbach in Germania. Basato sul primo romanzo di Umberto Eco (l’unico ad avere un adattamento cinematografico) non soddisfece l’autore perché non riuscì a proporre tutti i complessi temi trattati nel libro, ma questo è quello che succede normalmente (e ovviamente) quando si tenta di concentrare in un paio d’ore i contenuti di centinaia di pagine che trattano argomenti vari, dal potere temporale della Chiesa alla persecuzione dei presunti eretici, fra filosofia e Inquisizione, senza dimenticare la ricerca degli autori di misteriosi omicidi. Film certamente intrigante, che certamente avvince la maggior parte del pubblico più per il lato crime che per quello puramente culturale.

Esperando la carroza (Alejandro Doria, Arg, 1985)

Commedia grottesca classica argentina che ruota attorno ad un’anziana signora che nessuno dei figli vuole in casa propria e le nuore ancora meno. La coppia che all’inizio del film la ospita è in ristrettezze finanziare e con una figlia di pochi mesi da accudire. In crisi isterica, Susana (che è la nuora più giovane) si precipita quindi a casa dei cognati che aspettano anche gli altri cognati per un pranzo domenicale per implorare (o costringere) una delle altre coppie a farsi carico della suocera e alle accesissime discussioni si aggiunge la comunicazione di una tragica notizia. Da apprezzare in lingua originale (castigliano rioplatense). Tratto da un lavoro teatrale di successo, non fu immediatamente ben accolto ma col passare degli anni è diventato un vero cult anche perché propone uno spaccato sociale degli anni ’70-’80. Continua ad essere proposto in tv e ci sono addirittura gruppi di fan che periodicamente si riuniscono per replicare i dialoghi del film, vestiti come i suoi personaggi, nei luoghi in cui fu girato.

Kagemusha (Akira Kurosawa, Jap, 1980)

Pur essendo grande estimatore di Kurosawa, devo dire che i suoi kolossal non valgono i suoi noir, né i suoi film di samurai, pur essendo comunque molto superiori alla media. Si perde un po’ nelle tante riprese delle masse di soldati in continuo movimento, sempre con i loro bravi vessilli attaccati sulle spalle. Certamente spettacolari sono i costumi ma, al contrario, sembra ci sia poca cura per gli interni e spesso il ritmo della narrazione rallenta a tal punto da considerare che forse le tre ore di durata non fossero strettamente necessarie. Nomination Oscar miglior film straniero e scenografia, Palma d’Oro a Cannes.