domenica 25 gennaio 2026

Non mancate alla CHARLA 2: si va in Ecuador e Perù!

Pur essendo stata centrata su un viaggio relativo a destinazioni europee attualmente molto conosciute e frequentate quali quelle di Spagna e Portogallo, gli intervenuti alla prima Charla si sono poi sorpresi nel realizzare di conoscere poco o niente di vari degli argomenti trattati. Per mia curiosità, al termine dell'esposizione ho proposto un piccolo test con un elenco di 9 argomenti trattati, seppur velocemente, durante la serata. È risultato che i “viaggiatori più esperti" ne conoscevano non più di 3, altri addirittura nessuno. 

Ciò significa che sono riuscito a portare a conoscenza degli astanti temi poco conosciuti per la loro singolarità o attualmente non replicabili per essere scomparsi nel corso del quasi mezzo secolo intercorso dal 1979 ad oggi. 
Se questo è stato per aree europee oggi facili da raggiungere e fruire, certamente pochissimi sono coloro che hanno avuto esperienze di viaggio in Ecuador e Perù e, quindi, sono certo che venerdì 6 febbraio sarò in grado di aprire la mente a molti facendoli vagare con la fantasia tramite aneddoti, descrizioni e curiosità relative all'Amazzonia ecuadoriana, alle Galápagos molto prima dell'overtourism, alle Ande del Perù meridionale, fra Macchu Picchu, Cuzco e Lago Titicaca


A tutto ciò aggiungerò la navigazione su piroga fra le mangrovie di San Lorenzo e la discesa di 130km sul Rio Napo (affluente del Rio delle Amazzoni), spostamenti inusuali su piccoli bus che corrono su rotaie e e viaggi sul tetto di bus o con piccoli aerei che riescono ad atterrare e decollare utilizzando piste sterrate di poche centinaia di metri. Chiaramente, non tralascerò di menzionare qualche particolarità gastronomica. 

Invito i curiosi, gli aspiranti viaggiatori e quelli che hanno già visitato tali posti in tempi più recenti a venire ad ascoltare per comprendere come si viaggiava una volta ... anche se con molte più difficoltà e certamente meno comodità si procedeva con grande spirito d'avventura, adattamento, apertura mentale e intraprendenza. 

Charla 2: Ecuador e Perù
venerdì 6 febbraio

martedì 20 gennaio 2026

Charlas de Viajes (~ racconti di viaggio)

In spagnolo per charla (pronuncia ciarla) si intende di solito semplicemente chiacchiera, conversazione, colloquio; charlar equivale, quindi, a chiacchierare amichevolmente.

Il secondo significato più comune si riferisce, invece, a una «dissertazione pubblica, senza solennità, né eccessive preoccupazioni formali»; anche sinonimo di conferenza, discorso. (RAE)

In italiano ciarla (da cui ciarlatano) è prevalentemente denigratorio intendendosi come «Notizia falsa, diceria messa in giro con o senza intenzione maligna: c’è una c. in giro; spargere una c.; c’era la c. che stesse per fallire; al plurale, genericamente, chiacchiere inutili, discorsi vani e pettegoli.» (Treccani)


Ho scelto di chiamare Charlas le 5 previste testimonianze riguardanti miei viaggi degli anni ’70 e ’80, preferendo tale termine all’inglese storytelling e all’italiano racconto, vago e più pertinente a testi scritti, e troppo lungo e pomposo, per quanto precisa, l’altra definizione che ho trovato per i nostri discorsi: “narrazioni genuine e autentiche di esperienze di viaggio”.

Dovrebbe adesso essere chiaro che, anche se avranno in comune i viaggi, non si tratterà di monologhi incentrati su un unico tema. Si parlerà di tradizioni, arte, musica, gastronomia, esperienze personali e trasporti lasciando anche aperta la porta a interazioni. Ecco un paio di esempi di eventi simili, abbastanza comuni in Spagna.

 

La Charla 1 inizierà con una descrizione dei modi di viaggiare dei backpackers degli anni ’70, a cominciare dai viaggi itineranti in Europa sfruttando le opportunità fornite dai biglietti ferroviari InterRail, proseguendo con varie trasferte in Francia per poi concludere trattando più approfonditamente il viaggio in auto fino in Portogallo del 1979.

Si parlerà di soupe à l'oignon, haras, capanne celtiche, Real Repúblicas di Coimbra, leitão, fado, torresmos, bacalhau, percebes, forcados, peixe espada preto e branco, al-Andalus, flamenco e altro.

Si comincia alle 18.30 in punto, nella sala multimediale dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. 

martedì 13 gennaio 2026

Alzati e cammina (ossia: Escursionismo e Serendipity)

Articolo redatto per la I ed. di L' infinito viaggiare (Napoli, ottobre 2007)

"Alzati e cammina" non è un ordine, ma un ottimo suggerimento rivolto a chi, pur avendone la possibilità, non si adopera per godere degli innumerevoli piaceri e benefici oggettivi derivanti dal semplice uso delle proprie capacità motorie. Non è necessario che si verifichi un nuovo miracolo (Lazzaro), è alla portata di tutti. È sufficiente una piccola dose di buona volontà supportata da un minimo di intelligenza. Senza dover scomodare evoluzionisti e antropologi di qualsiasi epoca e credo, appare evidente a chiunque che l’essere umano è nato per muoversi a piedi ed è inutile elencare tutte le conseguenze positive derivanti da un’attività deambulatoria giornaliera, suggerita perfino dopo cena da una delle norme più famose del Regimen Sanitatis Salernitanum (XII sec.): “Post prandium aut stabis aut lento pede ambulabis, post coenam ambulabis”.

Da che mondo è mondo l’uomo si è spostato a piedi, ma continua a farlo sempre meno in quanto gli aiuti meccanici (ascensori, auto, moto, treni, ecc.) ne riducono di molto l’effettivo bisogno. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, spesso ulteriormente aggravate da cattiva alimentazione (non nel senso di scarsa, al contrario!) e stili di vita poco salutari. In passato si coprivano a piedi enormi distanze per viaggi e pellegrinaggi, per non parlare delle guerre che comportavano lo spostamento di eserciti di migliaia di uomini, quasi tutti appiedati, per centinaia e centinaia di chilometri; distanze relativamente più brevi venivano coperte per cacciare, per condurre animali ai pascoli, per le migrazioni stagionali, per commerciare beni e prodotti. Oggi purtroppo (o per fortuna?) la cultura del camminare in ambiente naturale con cognizione di causa è molto poco diffusa dalle nostre parti e quelli come me vengono spesso additati come “persone strane” per il solo fatto di muoversi spesso a piedi, senza alcuna reale necessità.

Tutti i camminatori assidui si trovano continuamente di fronte al dilemma di due postulati fondamentali, logici e, purtroppo, inesorabilmente contrapposti:

* camminando più velocemente o più a lungo si coprono distanze maggiori e quindi si ha la possibilità di raggiungere mete lontane e meno frequentate il che spesso equivale a dire luoghi più interessanti e gratificanti;

rallentando, o addirittura sostando in silenzio, si potranno apprezzare il piccolo fiore, la formica, il volo di un rapace (evitando di camminare con il naso all’aria), i rumori più lievi della natura, ma ovviamente non ci si allontanerà molto dal punto di partenza.

Il dilemma è quindi: approfondire o spaziare? Io di solito propendo per lo spaziare anche per il significato intrinseco del termine: il camminatore vero si muove nello spazio che lo circonda, vagabonda, esplora, riparte alla ricerca di nuovi territori a lui sconosciuti, ma non va in profondità (a meno di essere uno speleologo). Per definizione si aggira, talvolta senza meta, sulla superficie terrestre e, muovendosi in habitat diversi, coglie le infinite occasioni che gli si presentano per girovagare fra i vari ambienti della conoscenza e della scienza: storia, archeologia, architettura, antropologia oltre a geologia, botanica e zoologia con tutte le sue branche quali erpetologia, entomologia, ornitologia e via discorrendo.

In ambiente naturale è bello affidarsi a tutti i nostri sensi, ricercando (senza essere mai molesti) l’animale di cui si è percepito il verso fra le frasche o dove lo si è visto nascondere, tentando di localizzare l’uccello del quale si è sentito il canto o l’aromatica di cui si è percepita la fragranza e assaggiando il frutto che colpisce per l’aspetto invitante. A seconda dei propri interessi, esperienze e capacità - e in dipendenza dell’ambiente attraversato e del terreno sul quale si procede - il saggio camminatore adatta la sua velocità cercando di ottimizzarla momento per momento, anche con continue variazioni di ritmo.

L’abilità (acquisibile con l’esperienza) consiste nel procedere con passo felpato per non disturbare la fauna e per riuscire ad ascoltare i rumori più lievi, sicuro e regolare per ottimizzare il consumo di energie, al tempo stesso spedito per raggiungere mete più distanti, vette panoramiche e ambienti non ancora esplorati; tutto ciò con i sensi sempre allertati per non farsi sfuggire occasioni che non si presenteranno una seconda volta. Anche io che spesso percorro oltre 400 km a piedi in un mese, ricordo ancora oggi il momento in cui ho incontrato la mia unica salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata, foto sopra) sotto un’acqua battente o il mio primo cervone (Elaphe quatuorlineata) comodamente allungato attraverso il sentiero, come a sbarrarmi la strada. Nel primo caso il mio occhio, mentre scandagliava rapidamente il sentiero pietroso invaso dall’acqua, inaspettatamente colse una sottile striscia di colore rosso vivo, che risultava essere fuori luogo in mezzo ai rivoletti di acqua terrosa che scorrevano fra le pietre. Aguzzando la vista realizzai che si trattava della parte inferiore visibile della coda di questo piccolo anfibio (raramente supera i 10 centimetri, coda inclusa) molto difficile da incontrare essendo poco comune e avendo abitudini notturne. Al contrario, nel secondo caso il mio incontro fu favorito non dalla vista, ma dall’udito; risalendo un vallone selvaggio alle prime luci del giorno, lungo un sentiero quasi del tutto abbandonato, la mia attenzione fu richiamata da un rumore lieve, un soffio più che un sibilo (che viene di solito associato ai serpenti), ma non tirava un alito di vento e di certo non si trattava di una persona visto che davanti a me c’erano solo cespugli bassi e quasi impenetrabili. Immobile e in silenzio cominciai a esaminare l’area circostante cercando un ulteriore indizio: qualcosa che si muovesse, una traccia nell’erba, un colore diverso e solo dopo alcuni secondi realizzai che quello che sembrava un tronchetto giacente di traverso sul sentiero era in effetti la parte mediana di un grosso cervone (il più lungo serpente italiano, assolutamente innocuo, che può superare i due metri di lunghezza). Purtroppo il pur lieve rumore che provocai per aprire lo zaino bastò per indurlo a scomparire nella vegetazione prima che avessi avuto la possibilità di fotografarlo. 

La novità è sempre presente e nessuna passeggiata può considerarsi uguale alla precedente anche se effettuata lungo un identico percorso, così come un fiume la cui acqua è sempre diversa pur correndo nello stesso alveo, fra due rive più o meno immutabili. E proprio per questo l’escursionismo è uno dei campi ideali per l’applicazione della serendipità, brutto neologismo italiano per fortuna ancora poco comune in quanto, per ragioni di moda e di originarietà, viene più frequentemente utilizzato il termine serendipity, assai diffuso nel mondo anglosassone già dal secolo scorso. Questo vocabolo inglese fu coniato dal letterato Horace Walpole nel 1754 dopo aver letto la fiaba persiana di Cristoforo Armeno "I tre Principi di Serendippo" (da Serendip, antico nome dell’isola di Sri Lanka). La storia narra delle continue scoperte fatte dai tre principi dovute sì al caso, ma anche e soprattutto alla loro sagacia e alla loro capacità di osservazione. In effetti i tre principi utilizzavano l’abduzione (processo logico, ma quasi un’arte, metodo prediletto da Sherlock Holmes) che permette di giungere a conclusioni molto verosimili ancorché non certe e grazie ad essa salvarono la vita e divennero ricchi. 

Nel corso del tempo, dal significato iniziale si è passati a dar più peso alle conclusioni tratte che al procedimento logico e quindi oggi comunemente per serendipity s’intende sia la capacità, che il processo o l’avvenimento di cogliere dei risvolti utili derivanti da un risultato sbagliato o un evento inaspettato. Viene intesa come la capacità di trovare o creare cose di valore per caso, di identificare pregi e risvolti positivi di un risultato inatteso, scoprire qualcosa di imprevisto mentre si sta ricercando tutt'altro, interpretare correttamente un fenomeno casuale nel corso di un’indagine scientifica diversamente orientata, cogliere al volo le opportunità derivanti dal caso e dalla fortuna, cercare una cosa interessante e, senza volerlo, trovarne una strabiliante. 

Su questi temi si sono scritti apprezzati saggi come The Serendipity Mindset ed è stata anche organizzata una conferenza dal significativo titolo Serendipità: finché non la conosci pensi sia solo fortuna. Infatti, anche se molti associano i due termini, essi non sono assolutamente sinonimi e la maggior parte delle scoperte continuano a nascere dal caso, dalla sagacia e dall'osservazione, i tre elementi basilari della serendipity che può considerarsi non solo un metodo di ricerca, ma anche une stile di vita. Pasteur diceva “Il caso favorisce la mente preparata” e a prova di ciò è utile ricordare che numerose importanti scoperte scientifiche, tecnologiche e mediche fra le quali la legge di gravità (grazie alla famosa mela caduta in testa a Newton), il principio d’Archimede (che gli fece gridare Eureka), il nylon, il teflon, il velcro, il post-it, l’insulina, la penicillina, che ne sono esempi lampanti. Solo applicando i metodi della serendipity il camminatore raziocinante troverà sempre nuovi spunti e nuovi motivi per esplorare territori prima sconosciuti o osservare i continui cambiamenti che si succedono ininterrottamente anche in aree relativamente circoscritte. Il non sapere cosa si stia cercando o la consapevolezza di non cercare niente in particolare inducono nell’escursionista una tensione positiva che quasi mai resta priva di gratificazioni e di nuovi stimoli. Questi a loro volta portano a nuove scoperte solo momentaneamente appaganti e quindi a ulteriori aspettative che diventano incentivi per continuare ad errare in tutti gli ambiti possibili.

Anche se è opportuno partire con un progetto, mira o destinazione, è altrettanto fondamentale essere sempre ed in ogni momento pronti a modificarli, adattarli e variarli in conseguenza di circostanze, eventi, incontri, percezioni e tracce. È importante saper valutare i minimi indizi, anche quelli che ai più possano sembrare assolutamente insignificanti o privi di interesse come una piccola impronta sul terreno, un rumore insolito o semplicemente un colore inaspettato per un certo habitat. In conclusione, per godere appieno di una camminata di qualsiasi lunghezza e impegno, a prescindere dall’ambiente nel quale si sviluppa, si deve procedere con apertura mentale e con la giusta concentrazione non solo sull’avanzamento, ma anche su tutto ciò che ci circonda perché l’insolito, il bello, lo straordinario sono sempre a portata di mano, di occhio o di orecchio e non si deve perdere l’occasione di goderne in quanto sono spesso situazioni pressoché irripetibili.

La dovizia di sensazioni che si riesce ad accumulare camminando non può essere eguagliata in alcun altro modo. © Giovanni Visetti

lunedì 12 gennaio 2026

Incidente diplomatico fra Spagna e Portogallo per questioni storico-geografiche

Nel 2019 ricorreva il 500° anniversario della partenza di Magellano (portoghese) da un porto spagnolo (Sanlúcar de Barrameda) con 5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla ricerca di una rotta occidentale per raggiungere le Molucche (alias Isole delle spezie), disputate fra spagnoli e portoghesi, e - in subordine - completare la circumnavigazione del globo terrestre.

In Portogallo celebrarono l'evento anche se Fernão de Magalhães (nome originale lusitano, Fernando o Hernando de Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto il 27 aprile 1521 fu ucciso nelle Filippine in uno scontro con indigeni, mentre il comandante dell'unica nave che tornò in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnolo Juan Sebastián Elcano.


Del caso si occuparono storici, geografi ed accademici vari, con conferenze, articoli e interviste. Cosa avessero da commemorare i portoghesi non è chiaro ... forse il progetto di Magellano, prima rigettato dalla corte e poi ostacolato in ogni possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, cominciarono a mettere i puntini sulle i.

Ma sussiste un ulteriore dilemma “filosofico” ... cosa si intende per “giro del mondo”? Ci sono sostanzialmente due punti di vista: c’è chi intende tornare al punto di partenza procedendo sempre nella stessa direzione (verso est o verso ovest non importa) e chi semplicemente attraversare tutti i meridiani, anche in viaggi diversi.

Nel primo caso Elcano e i pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe" essere stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari anni fra India e isole della Sonda, dove ritornò nel ’21 poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe" poiché, proprio in uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva comprato un giovane schiavo, da allora detto Enrique de Malaca (o el Negro) che poi portò sempre con sé utilizzandolo anche come interprete. Questi era di probabile origine filippina e quindi, in tal caso, sarebbe stato lui il primo ad aver attraversato tutti i meridiani nel momento in cui la spedizione giunse nei suo arcipelago natale, a est delle acque più orientali precedentemente solcate da Magellano.

Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di aver chiarito che, pur basandosi su dati certi e prove inconfutabili di date ed eventi, la questione non è di facile soluzione. Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:

  • la scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud della Patagonia che ancora oggi porta il nome di Magellano. Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro esplorativo lungo oltre un mese (21 ott - 27 nov 1520)
  • dimostrazione pratica e definitiva della sfericità del globo terrestre
  • la questione del cambio di data, cioè il guadagnare o perdere un giorno al completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente verso est o verso ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino in speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di effettivo dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie a Verne che lo utilizzò per il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.
  • la temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei secolari contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel sudest asiatico avendo importanti colonie (GoaCeylonMalaccaTimorMacao, ...) mentre gli spagnoli, che allora dominavano nelle Americhe, giungendo da est si impossessarono di tante isole del Pacifico, quali Caroline, Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.

Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. DSanlúcar de Barrameda salparono 5 imbarcazioni di piccola stazza (caracche, mediamente più piccole delle 3 caravelle di Colombo che erano di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239 uomini, fra equipaggio e soldati.

  • Victoria (85t) - unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati. Fra i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta, il quale era giunto alla corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati. Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di esplorazione e conquista, ottenne di potersi aggregare alla spedizione di Magellano come soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi alla navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo. A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista. 
  • Trinidad (110t) - inizialmente l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai portoghesi alle Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
  • San Antonio (120t) - la più grande; l’equipaggio si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia (nov ’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
  • Concepción (90t) - abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
  • Santiago (75t) - naufragata nel 1520

Rielaborazione e aggiornamento di un mio post del 26 marzo 2019.

martedì 6 gennaio 2026

Holbox ... isola misteriosa

Holbox è una piccola isola, una volta semisconosciuta, a una decina di km dalla costa settentrionale della penisola dello YucatánMessico; oggi ci sono resort di lusso con piscina come questo, ma qualche decennio fa era molto differente.

Ebbi la fortuna di sentirne parlare nel 1983 da altri backpackers nel corso del mio primo viaggio in Centroamerica e, essendo un luogo ancora “vergine”, decisi di andarci e, ovviamente, ci andai. Quarantatré anni fa l’isola non era stata ancora scoperta dal turismo di massa, ci si arrivava con difficoltà e in pratica non c’era nessuna struttura ricettiva. Si doveva prima raggiungere il piccolo porto di Chiquilà (Quintana Roo) e di lì ci si imbarcava su un vecchio mezzo da sbarco militare americano adattato a traghetto (simile a quello della foto ma molto più vecchio) che trasportava non più di un paio di veicoli per volta e persone e merci nel poco spazio che restava. Oggi è possibile raggiungere Holbox su moderni traghetti veloci (15 corse al giorno) e perfino con aerei che utilizzano un piccolo moderno aerodromo. 

Ma veniamo al “mistero”. Sembra che quest’isola cambi di forma continuamente, da secoli, tant'è che sulle mappe fu disegnata con forme diverse ed incongruenze anche molto evidenti, tutt’oggi evidenti perfino su Googlemaps. Le seguenti immagini rappresentano esattamente la stessa area, nella versione “map” e “satellite”. Teoricamente, e logicamente, l’isola dovrebbe avere almeno gli stessi contorni e invece la discrepanza è enorme e ciò non è dovuto ad una semplice confusione circa il limite fra barriera corallina con la terra in quanto è più che evidente la striscia di sabbia bianca a nord.

Su mappe d’epoca, oltre a cambiare forma e distanza dalla costa (errori plausibili per quelle più datate) a volte è rappresentata come una sola lingua di terra, altre divisa in due o più parti.

     

Tutto ciò potrebbe essere conseguenza degli uragani che si abbattono su quelle coste con conseguenti spostamenti di sabbia. Ricordo perfettamente le poche notizie che circolavano nell'83 descrivevano Holbox come una striscia di terra bassa, per lo più sabbiosa, lunga circa 15km e larga fra 500 e 1.500 metri; attualmente questa barra è unita a un'altra e risulta essere lunga circa 40km. Lo stesso South American Handbook dedicava solo un paio di righe a Holbox.

Sbarcati sull'isola ci si trovava sulla sabbiosa "strada" principale, che in meno di 1 km arrivava sulla costa nord e, come scritto sulla guida, per dormire bisognava arrangiarsi; chi era a conoscenza di ciò arrivava fornito di amaca e cercava una "stanza", vale a dire un posto con 4 pareti e ganci per appendere le amache ... bagno in comune fuori e acqua solo fredda (ma anche sulla terraferma l'acqua calda era una eccezione). Talvolta in queste zone tuttora si trovano ganci per le amache anche nelle stanze con letti normali ... come constatai pochi mesi fa a Mahahual e Bacalar (Quintana Roo). Chi sa usare un'amaca dormirà certamente più fresco, senza bisogno di aria condizionata.

Il problema più grosso era la cena, poiché la maggior parte dei circa 500 abitanti mangiavano a casa e solo un paio di posti fra quelli che servivano birre proponevano anche qualcosa da mettere sotto i denti, ma chiudevano alle 19. C'era però la possibilità di farsi cucinare dalla padrona di casa un bel pesce intero con qualche verdura, accompagnato da tortillas (a costi irrisori). 

L'economia dell'isola si basava esclusivamente sulla pesca e c'erano solo due grandi edifici in muratura: la fabrica de hielo (ghiaccio) e la empacadora dove si confezionava e congelava il pescato e lo si spediva nelle vicine località turistiche come CancunTulum e Isla Mujeres, all'epoca già famose e affollate. 

Passai 5 giorni molto piacevoli sull'isola, fra nuotate e lunghe passeggiate sulla spiaggia di giorno, interminabili partite di pallacanestro serali nel piccolo parco in piazza (l'unico pavimentato) e ovviamente pesce fresco a volontà, ma il ricordo indimenticabile è quello della serata al “cinema”, proiezione organizzata in una baracca di legno, con un lenzuolo come schermo, tavole poggiate su mattoni come poltrone, bambini seduti a terra nelle prime file. Spettacolo itinerante giunto sull’isola su un camioncino, si proiettava La gran aventura del Zorro (1976), un classico messicano del genere azione e avventura.

 (rielaborazione del post del 14/7/2016)

domenica 4 gennaio 2026

Cabalgata de Reyes Magos

La Cabalgata de Reyes Magos è una sfilata allegorica nata nella seconda metà dell’800, della quale è documentata la sua ininterrotta realizzazione dal 1885 ad Alcoy; oggi è organizzata in tutta la Spagna, quella di Madrid viene trasmessa in diretta dalla rete nazionale RTVE dal 1964. Questa tradizione sta prendendo piede in vari altri paesi di cultura ispanica, come Messico, Venezuela, Andorra e, stranamente, anche in Polonia.

È importante sottolineare che in Spagna il giorno dello scambio della maggior parte dei regali è l’Epifania e non Natale. Di conseguenza, specialmente i più giovani, attendono con ansia l’arrivo dei Re Magi e, assistendo alla parata, consegnano le loro letterine a chi di dovere, aspettandosi di veder esauditi i loro desideri il giorno dopo. Invece delle calze in casa, mettono fuori le scarpe, all'interno delle quali (o vicino ad esse) la mattina seguente troveranno dolci e i doni richiesti. Spesso, come in altri paesi per Natale, lasciano anche dei biscotti e un po' di brandy o un'altra bevanda per i Re e ... un secchio d'acqua per i loro cammelli.

La sfilata dei Reyes Magos ha luogo quindi nel pomeriggio, o sera, del 5 gennaio e anima le strade principali delle città e cittadine spagnole. Consiste in una parata con carri, dai quali Melchor, Gaspar e Baltasar (i 3 Re Magi), attorniati da centinaia di figuranti e bande musicali, salutano la folla e lanciano dolciumi ai bambini. Abbigliati con ricchi vestiti, sfilano pastori, soldati romani, cammellieri, paggi, il cartero real (il postino che raccoglie le lettere dei bambini) e perfino Erode, similmente ai nostrani presepi viventi.

A Madrid la Cabalgata si fuse con la più antica Fiesta de la escalera, durante la quale con le citate scale raggiungevano le mura della città per avvisare la popolazione dell’arrivo di Melchiorre, Gaspare e Baldassare, per poi andare in giro chiedendo vino. A Granada, dalla fine del XIX secolo, si realizzarono anche rappresentazioni teatrali sul tema dell’arrivo e adorazione dei Re Magi; mentre una molto importante si organizza a Siviglia dal 1912. L’arrivo è proposto in modi molto creativi e vari; per esempio, a Logroño los Reyes in elicottero, a Gijón in barca dal Mar Cantábrico, nella zona dei Pirenei sugli sci.

venerdì 2 gennaio 2026

Viaggiare per Conoscere



PROEMIO
 
Quanto ho visto, ammirato, osservato e, quindi, imparato!
Dopo oltre 30 anni di viaggi itineranti, soprattutto extraeuropei, nel 2005 cominciai a mettere in pratica quello che già da tempo era un mio progetto: a partire dai miei 50 anni sarei andare a svernare lontano da casa per conoscere altre realtà più approfonditamente, frequentando le comunità locali, passando quindi a soggiorni residenziali.  
In effetti, cominciai a 51, con il mio primo svernamento “di prova” a Marzamemi (Pachino, SR, Sicilia), borgo sul mare quasi deserto d’inverno. Entrai presto in confidenza con i gestori di bar e trattorie che frequentavo regolarmente, partecipavo alle uscite di tre diversi gruppi escursionistici e naturalistici e durante la settimana andavo in giro da solo fra borghi e cittadine delle province di Siracusa e di Ragusa, nonché nelle aree naturali del Parco degli Iblei e fra i tanti siti archeologici della Sicilia sudorientale.
Essendo rimasto molto soddisfatto dell’esperienza di vivere in un nuovo ambiente, frequentando la comunità locale, e avendo constatato la validità della mia idea, negli anni successivi l’ho ripetuta all’estero, anche quasi agli antipodi. Approfittando del fatto di svolgere un’attività stagionale, che mi teneva impegnato solo da aprile ad ottobre, potevo contare su periodi fino a 5 mesi continuativi per le mie esperienze; talvolta li ho interamente trascorsi in uno stesso paese, qualche altra volta ho diviso il periodo invernale in un paio di viaggi. Dal 2007 al 2020 non ho mai più passato un intero inverno in patria.
Inizialmente pensavo di cambiare destinazione ogni anno, ma poi, trovandomi molto bene in alcuni territori e contando sulle numerose amicizie e conoscenze intrecciate, vi sono tornato più volte per ulteriori svernamenti immersivi esperienziali. Per esempio, anche se in anni non consecutivi, sono stato 3 volte a Honolulu (Oahu, Hawaii, USA), una mezza dozzina di volte Portimão (Algarve, Portogallo) e altrettante a Puerto de la Cruz (Tenerife, Canarie, Spagna); l’unico lungo soggiorno (4 mesi) non ripetuto è stato quello a Auckland (North Island, New Zealand).
Fra i viaggi di più settimane, alcuni dei quali replicati con diversi intenti o destinazioni, ne conto una mezza dozzina a Ciudad de México (CDMX) e altrettante in Thailandia (soprattutto per island hopping), tre a Menorca e tanti in Portogallo e Spagna, oltre a visite mirate di breve durata, come quelle motivate da specifici interessi quali i musei di Parigi, Amsterdam, Madrid e, in parte, Istanbul, cinematografici (festival di Huelva, Parigi e CDMX), musicali (flamenco a Jerez de la Frontera e fado a Lisbona e Portimão), snorkeling (Galàpagos, México, Maldive, Thailandia, Malesia e, in precedenza, Sri Lanka e Honduras), escursionismo (USA e Menorca) e Orienteering in centro Europa e Penisola Iberica.
Avendo deciso di ricordare e condividere con testi e immagini le mie esperienze di viaggio di circa mezzo secolo, mi sono reso conto dell’impossibilità di condensare tutto in un solo volume. Per di più, le caratteristiche itineranti dei miei vagabondaggi del secolo scorso sono in molti casi abbastanza diverse da quelle degli anni 2000, le immagini che avrei potuto proporre sarebbero state di qualità molto diversa e ne avrei dovute aggiungere numerose recuperate altrove. Pertanto, in questo volume ho deciso di trattare solo dei viaggi all’estero effettuati nei 13 anni intercorsi fra novembre 2007 e ottobre 2020, dei quali oltre 5 vissuti in terra straniera.
Anche limitandomi a questa dozzina di anni, avrei avuto tanto altro da scrivere e da mostrare ma, per questioni di spazio, ho dovuto limitare i resoconti e scegliere solo un migliaio di immagini fra le circa 40.000 salvate nei miei archivi digitali. Le foto sono soprattutto di tema naturalistico (escursionistico e panoramico), ma ne ho inserite anche numerose di particolari architettonici e opere d’arte poco conosciute, borghi e castelli, tralasciando le “cartoline” turistiche viste e riviste che invadono il web. Per temi ai quali sono comunque molto interessato, ma offrono meno occasioni fotografiche (cinema e Orienteering), mi sono limitato a pochi riferimenti e ancor meno immagini.
Sinceramente, non saprei come definire questa raccolta di foto, memorie e curiosità, per qualcuno, forse, tropo eterogenea e senza senso. La si può interpretare come una semplice condivisione di ricordi personali o un invito a muoversi da soli e in modo indipendente, ad abbinare ad ogni viaggio visite culturali e conoscenza di altri stili di vita o un mero elenco di destinazioni suggerite, come passatempo per viaggiatori virtuali e sognatori o idee per un diverso modo di viaggiare.
Ognuno la potrà interpretare come vuole e valutarla a suo piacimento!

Il volume (216 pagine, circa 1.000 immagini, 32,5x22,5cm) è disponibile presso 
Archeoclub (sede di Massa Lubrene) e Pro Loco di Massa Lubrense

video della presentazione del 22 dicembre, 2025

lunedì 14 aprile 2025

1.000.000 di letture!

Questo mio blog Discettazioni Erranti, nonostante ultimamente l'abbia molto trascurato, solo 4 post nell’ultimo anno e mezzo, stamattina ha superato il milione di visualizzazioni ... 1.000.000!!!

Come scrissi nel post di presentazione, il primo in assoluto, negli anni ho trattato tanti temi diversi, errando soprattutto fra escursionismo e gastronomia, antropologia e cinema, musei e Orienteering, viaggi e cartografia. Per mia curiosità, mi sono preso la briga di andare a scoprire quali siano stati i post più letti. 


Inspiegabilmente, in prima posizione si trova quello relativo al lemma Strafalario, che quasi tutti disconoscono, che sembra aver interessato gli internauti con una certa costanza per molti anni, raggiungendo le 8.622 visualizzazioni, e non sono ancora riuscito a capire tramite quali piattaforme, social e siti continui ad avere tutta questa attenzione. Al contrario, le 7.598 relative allo Scoppio del faro di Punta Campanella, furono registrate in gran parte (quasi 6.000) nei primi mesi dopo la pubblicazione in quanto la notizia fu ripresa in numerosi articoli in rete e a stampa, in conseguenza di ciò questo post "storico" resiste in seconda posizione. 

 

mercoledì 29 gennaio 2025

Sabato santo 2025, torna la Camminata dei 23 Casali

In occasione del 25imo anniversario della prima edizione della Camminata dei 23 Casali (22 aprile 2000, sabato santo), sollecitato da un paio di amici camminanti, ho elaborato un percorso da proporre il 19 aprile 2025, sabato santo.

Avrei gradito replicare, per quanto possibile, l'itinerario del 2000 ma, a causa di vari impedimenti sorti nel corso degli anni (in rosso sulla mappa originale qui in basso), ho dovuto ripiegare su altra soluzione. Inoltre, ho dovuto scartare i percorsi lineari poiché solo per i primi anni l’Amministrazione coprì le spese di trasporto in navetta dei partecipanti, permettendoci di realizzarli non essendo obbligati a proporne di circolari. Per esempio, dopo l’itinerario del 2000 da Torca a Schiazzano, nel 2001 si andò da Torca a Massa, nel 2002 da S. Agata a Puolo e nel 2003 da Termini a Marina del Cantone (passando prima per Sant’Agata.

I dettagli dell’itinerario della Camminata dei 23 Casali del venticinquennale sono ancora in fase di definizione, ma posso anticiparne l’origine e conclusione a Sant’Agata e un congruo tempo a disposizione per rifocillarsi a Massa centro, dove chi non ha la propria marenna potrà scegliere fra numerosi locali che somministrano cibo. Nel pomeriggio si rientra al punto di partenza, completando così un circuito di circa 18km, come per l’edizione del 2000.

Assodata l’impossibilità di ricalcare il percorso del 2000, ho comunque cercato di programmarne uno vagamente simile, confermando i limiti territoriali e lo sviluppo complessivo della passeggiata. Torca (punto di partenza nel 2000), frazione spesso trascurata per essere fuori mano ed avere pochi collegamenti, sarà il casale più orientale, a sud lambiremo Termini e a ovest l’Annunziata (non essendoci comodi passaggi per spingerci fino a Marciano); dopo la sosta a Massa, ci spingeremo fino al limite nord dell’anello, come per la prima edizione rappresentato da Priora, già casale lubrense. L'itinerario della Camminata 2025, al contrario di altre edizioni, effettivamente attraversa o lambisce i territori di 23 antichi casali.

Gli ostacoli insuperabili che oggi impediscono il transito lungo il percorso originale sono indicati in rosso e reputo che alcuni di essi siano, purtroppo, definitivi. Nel 2000 fummo in grado di percorrere via Festola (volendo, facilmente recuperabile, parte della strada comunale da Mortora all’Arorella), via Filichito (risanamento un po’ più complicato), via San Liberatore a Marciano (interrotta da una frana e, mi dicono, addirittura sdemanializzata) e via Metrano (strada comunale inopinatamente interrotta dai lavori per l’area PIP di Monticchio). Quest’ultimo caso è il più incredibile ed eclatante, in quanto l’impedimento è esclusivamente conseguenza di lavori pubblici, evidentemente progettati senza molto criterio o buonsenso … a uocchio (l’abilità e la qualità di tali masti è ben nota a tutti). Eppure basterebbe una semplice scaletta per ripristinare almeno il collegamento pedonale Pontescuro (Taverna) - Metrano senza costringere chi si muove a piedi a passare per Monticchio; soluzione personalmente proposta più volte ai geniali progettisti, tecnici e politici di turno.

A breve saranno pubblicati i nomi dei gruppi e associazioni (del settore escursionistico, turistico e/o culturale) che partecipano a vario titolo ed in vari modi alla gestione della Camminata 2025, nonché ulteriori notizie relative al percorso, ad eventuali proposte collaterali e alla logistica. 

mercoledì 24 aprile 2024

Religioni e tanto altro ... dove andremo a finire? (riedizione)

A chi a tempo da perdere (ma siete sicuri che sia tempo perso?) ripropongo la riedizione (con link aggiornati) di un mio post di una decina di anni fa, scritto dopo aver letto sul 
Corriere l'articolo Con lo scolapasta in testa: così giura il primo politico pastafariano, ripreso da quello originale, più dettagliato e quindi ancor più divertente, apparso sul Dunkirk Observer.
Chiaramente, data la sua bizzarria, ho voluto approfondire l’argomento e ho aperto il sito ufficiale della Chiesa Pastafariana Italiana, non i Rastafariani di Bob Marley, del reggae e della marijuana, ma proprio i Pastafariani della Church of the Flying Spaghetti Monster (FSM, tradotto come Prodigioso - o Mostruoso - Spaghetto Volante, il cui Libro Sacro è stato tradotto anche in italiano e pubblicato dalla Mondadori).
La pagina di wikipedia.it ci informa che il Pastafarianesimo è un movimento religioso fondato nel 2005 da Bobby Henderson, un laureato in fisica presso l'Oregon State University, per protestare contro la decisione del consiglio per l'istruzione del Kansas di insegnare il creazionismo nei corsi di scienze come alternativa alla teoria dell'evoluzione e fornisce alcune informazioni, ma del tutto insufficienti a comprendere il fenomeno sociale e l’essenza del messaggio che va al di là delle religioni, delle libertà di culto e della comunicazione. Molti suggeriscono che The Flying Spaghetti Monster sia l’evoluzione della ben più seria metafora della Teiera di Russel (Bertrand Russel, 1872–1970, filosofo, logico, matematico e saggista gallese, autorevole esponente del movimento pacifista e divulgatore della filosofia).
Sulla pagina Wikipedia in inglese (molto più dettagliata) si legge che vari Pastafariani in Austria, Rep. Ceca e Stati Uniti hanno ottenuto di poter avere la loro foto su documenti ufficiali con il colapasta in testa in quanto considerato copricapo religioso. 
L’ironica teoria del FSM si basa su rigorosi procedimenti logici prossimi alla demenzialità e mina alla base evoluzionismo, scienza, creazionismo e religioni in genere. Eppure, questa evidente provocazione non ha impedito a numerosi “veri geni” di inviare non semplici brevi testi di minacce o insulti, ma lunghe discettazioni tentando di discutere “logicamente” con uno che è molto più bravo di loro in materia e probabilmente è capace di dimostrare tutto e il contrario di tutto e non per proprio tornaconto, ma giusto per puro gusto dialettico. Agli anglofoni suggerisco di leggere una raccolta di hate-mail (messaggi di odio, insulti,  minacce, …) postate sul sito ufficiale dei PastafarianiLa maggior parte sono veramente deliranti e ricevono puntuali geniali risposte.
Addirittura il Consiglio Europeo si è occupato del Pastafarianesimo già nel 2007 definendolo "a parody on religion” e conclude il paragrafo affermando “Full of irony, this pseudo-religion is setting a trend and the cult is spreading” nel documento The dangers of creationism in education (vedi par.52) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Ma secondo voi dovremmo essere più preoccupati di una possibile grande diffusione del Pastafarianesimo o di quello di cui sono senz'altro capaci i fondamentalisti di qualunque credo che perdono il loro tempo a insultare o a tentare di riportare alla “ragione”(?) il profeta Bobby Henderson, trentenne laureato in fisica, probabile genio della comunicazione che sostiene idee che rasentano assurdo?
Meditate gente, meditate, ma con il colapasta in testa … favorisce la concentrazione.