martedì 16 giugno 2020

Nina Paley e i suoi singolari approcci ai miti religiosi

Torno a parlare di questa artista contemporanea, ma soprattutto estemporanea, che si diverte (proprio così, visto che inserisce i suoi lavori fra quelli di pubblico dominio) a produrre film a tecnica mista di soggetto epico-religioso, fra il divulgativo e l’ironico, assolutamente non offensivo per i rispettivi credenti.
Il suo primo lungometraggio è stato Sita Sings the Blues (2008, al quale nel 2014 dedicai post specifico)  nel quale Nina Paley raccontava, seppur per sommi capi, la storia fittissima di avvenimenti e personaggi mitici del Ramayana, fondamentale poema epico dell'induismo, le cui origini sono databili far il VI e il III sec. a.C., scritto in sanscrito. Similmente a quanto poi fatto in Seder-Masochism (2018), la narrazione si sviluppa a partire da dialoghi fra persone che ricordavano (o non ricordavano) gli sviluppi della lotta di Rāma,
principe spodestato, per riconquistare trono e soprattutto sua moglie Sita.
I disegni si rifanno a quelli classici del ‘700 come questi riprodotti in basso.

 

Il film è disponibile in HD fino a 1080p, sia per lo streaming che per il download. Consiglio i sottotitoli anche a chi ha dimestichezza con l’inglese in quanto i narratori parlano volutamente in Indian English (aka Hinglish) con
un fortissimo accento.
Per quanto riguarda Seder-Masochism (2018), riporto l’adattamento della
microrecensione pubblicata pochi giorni fa:
Secondo lungometraggio di Nina Paley, di nuovo a sfondo religioso e anche in questo caso in senso critico e ironico. Si tratta del seder, la cena rituale che gli ebrei tengono in occasione della cosiddetta Pasqua ebraica. Il film viene presentato come un’intervista della regista (sotto forma di una capretta) con suo padre (rappresentato come Dio) parlando sia di religione che della vita personale e dei loro rapporti familiari. Per la maggior parte del tempo, però, rivisitano in maniera critica e sincera la narrazione dell’esodo dall’Egitto come proposto dalla Haggādāh, versione rabbinica dell’Esodo sostanzialmente
simile a quella del libro dell’Antico Testamento. Se una seppur minima
conoscenza di Mosè e del suo bastone, delle piaghe d’Egitto, dell’apertura
delle acque, delle tavole del Decalogo, la manna, eccetera consente di
apprezzarlo meglio, in ogni caso è possibile seguire facilmente l'azione la
narrazione. Questa è proposta in stile musical sia con semplici disegni, spesso
replicati e che si muovono a ritmo, sia con altre tecniche che vanno dalla stop-motion con ricami, al collage di foto, a breve inserti di filmati di cronaca reale, L’ultima cena (di Juan de Juanes, metà XVI sec., esposta al Prado) con personaggi animati e parlanti, tante diverse rappresentazioni della Grande Madre che ballano con animazione semplice ma fluida.

Colonna sonora molto ricca e varia, con particolare attenzione ai testi il che giustifica che di alcuni brani si ascolta una sola frase; si va dal Gospel al Rhythm and Blues, dal Rock al Pop e, in quanto a interpreti, da Louis Armstrong ai Beatles, da Gene Kelly ai Led Zeppelin, da Gloria Gaynor a Herp Albert, da cori bulgari a musica tradizionale ebrea.
Tanto per dare un'idea, ecco il trailer:
La poliedrica artista scrive, disegna e monta i suoi film riuscendo così a
produrre ottimi lavori con cifre ridicole ... per questo film IMDb riporta un
budget di 20.000 dollari! C’è da aggiungere, ed è cosa non da poco,
che Nina Paley è fautrice della Free Culture e pubblica i suoi lavori in rete già alla prima uscita sottolineando che cede i diritti e invita a guardare e diffondere liberamente i suoi filmati, per ognunoo dei quali esiste specifico sito. Da questa pagina è possibile scaricare Seder-Masochism in qualità fino a 4K e accedere a tante altre informazioni.

 

domenica 14 giugno 2020

Micro-recensioni 211-215: cinquina tutta messicana

Quattro dei seguenti sono new entry nella classifica dei migliori 100 film messicani di sempre, aggiornata e integrata dopo 26 anni; la lista originale fu infatti pubblicata dalla rivista Somos nel 1994. Appena ricevuta la notizia, mi sono subito messo alla ricerca dei titoli non visti, molti ovviamente del XXI sec., ma alcuni anche del secolo scorso in quanto per questa nuova edizione sono stati presi in considerazione pure documentari, corti e coproduzioni, precedentemente esclusi. A seguito di ciò sono rientrate in gioco pietre miliari degli anni ’60, come La fórmula secreta (1965, Rubén Gámez, 9°, mediometraggio sperimentale) e Viridiana (1961, Luis Buñuel, 15°, coproduzione) e nella prima dozzina si sono inseriti Tempestad (2016, Tatiana Huezo, 6°, doc.), Amores perros (2000, Alejandro González Iñárritu, 8°) e due di Alfonso Cuarón, cioè Roma (2018, 10°) e Y tu mamá también (2001, 11°). Nonostante questa rivoluzione, il più presente resta l'inimitabile Emilio Indio Fernández con 10 film (fra il 1943 e il 1950), seguito da Ismael Rodríguez e Roberto Gavaldón con 8 ciascuno e Luis Buñuel con 7. 
Articolo con i nomi dei giurati, criteri di scelta e lista integrale.
Dei seguenti, solo Tamara y la Catarina non fa parte della lista.

Güeros (Alonso Ruizpalacios, Mex, 2014)
Nettamente superiore a tutti gli altri e, a mio modesto parere, meriterebbe di stare più in alto dell’attuale 29° posto. Pur essendo opera prima (premiata a Berlino) e di basso costo, già solo per la cinematografia in b/n non ha niente da invidiare al milionario Roma di Cuarón. Storia di giovani studenti nel periodo dell’occupazione dell’UNAM (Università di Ciudad de Mexico, la stessa dei famosi murales e degli scontri del 1968, l’anno delle Olimpiadi) che a un certo punto cominciano a cercare un fittizio cantautore messicano (Epigmenio Cruz), l’unico che avrebbe fatto piangere Bob Dylan. Storia più che originale e piena di twist, girata in stile degno dei migliori pari della Nouvelle Vague degli anni ’60. Successivamente Alonso Ruizpalacios ha girato solo Museo (2018) con Gael García Bernal, con maggior budget e, come spesso accade, i risultati sono stati inferiori.
Da non perdere, specialmente per chi valuta la cinematografia più della trama. Eccellente anche la colonna sonora, con tanto Agustín Lara. Ad un occhio attento può bastare guadare questo trailer per intendermi. 
Veneno para las hadas (Carlos Enrique Taboada, Mex, 1986)
Regista e sceneggiatore specializzato in film quasi horror e di suspense, Taboada filma questa storia che vede protagoniste due ragazzine evitando di inquadrare i volti degli adulti, pur presenti in scena, dei quali si sentono le voci e si vedono solo spalle, braccia, gambe. Una delle due protagoniste soggioga l’altra facendole credere di essere una strega e di avere poteri soprannaturali. La vittima, seppur scettica, cede alle continue strane richieste ma il gioco si spinge troppo oltre …
Noti film dello stesso regista sono El libro de piedra (1969) e l’ottimo Rapiña (1975), del quale è annunciato un remake.
Buon film di genere, molto ben diretto. Attualmente 49° in classifica.
Días de otoño (Roberto Gavaldón, Mex, 1963)
Film drammatico-romantico de la Epoca de Oro, diretto da un maestro del genere. Certamente più che sufficiente, con numerosi momenti di suspense, ben interpretato. Ora al 17° posto nella suddetta classifica … nettamente sopravvalutato.

Sólo con tu pareja (Alfonso Cuarón, Mex, 1991)
Opera prima dell’oggi famoso e acclamato Alfonso Cuarón (4 Oscar per Gravity e Roma). Si tratta di una commedia degli equivoci, a sfondo sessuale … un giovane donnaiolo impenitente si trova in una situazione imbarazzante per avere troppe amanti vicine, alcune delle quali si conoscono, e una di loro (delusa e contrariata) decide di vendicarsi, dando la stura ad una seria di eventi imprevedibili. Tutta la prima parte si basa su situazioni viste e riviste, con scambi di appartamenti, passaggi sui cornicioni, il protagonista che rimane – nudo – chiuso fuori casa, …
Si intravede qualcosa di buono nelle riprese e nel montaggio, ma niente di più. Il 48° posto mi sembra già troppo.

Tamara y la Catarina (Lucía Carreras, Mex, 2016)
Non mi convinse quanto lessi all’uscita e lo scartai, mi si è ripresentato (e con un 7,5 su IMDb) e ho ceduto … messa in scena lenta e banale di un soggetto che avrebbe potuto avere diverso sviluppo. Non vale la pena di guardarlo.

sabato 13 giugno 2020

1.000^ "Discettazione", numeri e qualche considerazione

Nel post di presentazione scrissi:
Di argomenti per le mie discettazioni ne avrò a bizzeffe potendo trovare spunti errando non solo lungo sentieri e strade della penisola e del mondo, ma anche in rete seguendo labili tracce e saltando con disinvoltura da un argomento all'altro spinto da mio inesauribile desiderio di conoscere e dalla mia predisposizione alla serendipity.
La varietà di argomenti trattati oggi è dimostrata dal gran numeroo di tag che si possono leggere nella colonna di destra di questa pagina, e già allora aggiunsi:
… chi avrà il tempo e la voglia di tornare in questo blog potrà trovare post relativi a escursioni, piante o animali particolari, stili di vita in altri paesi, idee fantasiose e progetti difficilmente realizzabili, segnalazioni di film e libri, idee gastronomiche, curiosità, divagazioni e chi più ne ha più ne metta ... quindi non potrà mai sapere cosa aspettarsi.
Discettazioni Erranti nacque il 13 agosto 2013, quindi 6 anni e 10 mesi fa. Da allora ho pubblicato quasi 150 post all’anno, contando una media di 458 letture per post.
Il record di visite (6.570) spetta a quello relativo allo Scoppio del faro di Punta Campanella, ricerca che mi prese molto tempo, in tante direzioni, ma che conclusi positivamente con gran soddisfazione (vedi foto sopra). 
Questo è seguito, molto da lontano, da
“Guide”, divieti e controlli sul Sentiero degli Dei (3.732)
e, sorprendentemente, da
Strafalario, lemma che quasi tutti disconoscono (3.629)
che con ogni probabilità a breve passerà al secondo posto non essendo legato a situazioni temporanee, ma di cultura generale.
Nel complesso, i post più letti sono stati senza dubbio quelli di interesse escursionistico e ciò è più che logico viste le mie attività professionali precedenti. Infatti si continua con:
Sinceramente mi dispiace la poca attenzione che riscontro per i post cinematografici (mediamente una settantina di letture per post di micro-recensioni, ma arrivandoci lentamente), ma questo è un noto problema di carattere mondiale. Visto che per mia abitudine tengo traccia di ciò che guardo e butto giù qualche appunto, pur avendo pochi lettori non mi costa molto condividere tali notizie e segnalare film sconosciuti ... a qualcuno potrebbe sempre far piacere. Potete dare un’occhiata a quanto ho visto, a partire da questa pagina dove ci sono i film guardati più di recente
Colgo l’occasione per ribadire che su questo Blogquello che non troverete mai sono pettegolezzi e critiche sterili, fini a sé stesse, senza che proponga un'alternativa o suggerisca azioni da intraprendere.”, come scrissi nel mio 1° post (Benvenuti nel mio Blog) il 13 agosto 2013.

venerdì 12 giugno 2020

2 sentieri poco frequentati ma molto utili, da non far scomparire

Appello alla collaborazione” rivolto ai camminatori con vero spirito FREE, non potendo certo contare su escursionisti improvvisati, su chi pretende di avere il copyright su sentieri e tracce, su guide dell’ultima ora che si spacciano per onniscienti e sciacalli vari che anche se avessero notizie di ostacoli, problemi o pericoli o, al contrario, di situazioni che potessero avvantaggiare altri le tengono strettamente per sé, per non parlare di quelli che saccheggiano idee, mappe e foto altrui attribuendosene i meriti.
Nei giorni scorsi, per motivi diversi, ho considerato l'importanza logistica di due brevi segmenti di sentiero una volta inclusi nei percorsi CAI e successivamente abbandonati, come fu il caso del vecchio 00 su Monte Santa Croce, parte alta del crinale e poi tratto rasente la rete del cosiddetto radar. Più impegnativo dell'attuale tracciato, fu recuperato un paio d'anni fa con gran soddisfazione di molti, e certamente chi ha ancora gambe dopo l’ascesa da Punta Campanella lo percorre con piacere. (leggi post)

I tratti ora in questione sono:
* la cosiddetta bretella FREE fra Crocella e Capo Muro 
* la parte bassa delle Tese di Pimonte, ex CAI 34
Bretella FREE
Tratto di soli 300 metri che tuttavia fa risparmiare quasi 100 m di dislivello e 800 m di distanza a chi lascia il 300 per dirigersi a Capo Muro (leggi il post)
Domenica scorsa i camminanti hanno completato il percorso Santa Maria del Castello - Capo Muro - PalmentielloMoiano che quindi includeva questo tratto. Hanno segnalato tagli ancora in corso e che, oltre al sottobosco, i molti tronchi a terra rendono poco chiara l'individuazione della bretella FREE.
Sono convinto di ricordare che tale sentiero facesse parte dell'Alta Via originaria, ricalcando un vecchio tracciato riportato sulle carte dell’epoca come la CTR e che compare ancora sulle tavolette IGM al 25.000, almeno fino al 1996 (vedi stralcio in basso).
I ciclici tagli dei castagneti, i piccoli smottamenti di terreno, le tracce create dai muli che trascinano i tronchi a valle, lo scarso transito di escursionisti e la vegetazione invasiva resero problematica l’individuazione della traccia fino a farla scomparire. Attualmente il CAI propone il collegamento Crocella - Capo Muro percorrendo il 300 fino al bivio Palmentiello, continuando verso il Catiello per poi scendere ripidamente in una lama piena di pomici.
Penso sia interesse comune rendere visibile e mantenere percorribile la bretella FREE.
Tese di Pimonte, ex CAI 34
Fino a pochi anni fa le Tese di Pimonte si affrontavano a partire dal parcheggio di fronte al ristorante San Michele, lungo la SP 366 di Agerola. La parte bassa dell’ex CAI 34, quella che ci interessa, correva rettilinea per massima pendenza fra una serie di terrazze coltivate ed un fosso. Nell'ultimo aggiornamento di sentieri e numerazione CAI, il percorso origina da Castellammare (334), passa per la sella di Monte Coppola e poi al lato dello stadio di Tralia (frazione di Pimonte) per poi portarsi sulla mulattiera in corrispondenza della prima tesa.
Mi è stato segnalato, ed era presumibile, che il vecchio tracciato essendo ancor meno percorso di prima è ora più soggetto a essere invaso da vegetazione. Tuttavia, per chi arriva con mezzi pubblici, e non a piedi da Castellammare, rappresenta una conveniente alternativa per accedere alle Tese, in quanto inizia presso una fermata SITA e fa risparmiare varie decine di metri di dislivello e varie centinaia di percorso.
Senza voler cambiare niente della situazione attuale (segnatura e carta CAI), penso sia opportuno che i veri camminatori di tanto in tanto percorrano anche il vecchio 34 contribuendo a mantenerlo aperto e segnalando eventuali problemi tramite i soliti tamtam in internet.

Per entrambi i casi, già so di poter contare sui soliti Matteo (con i FREE Amalfi), gli amici di Agerola (Ass. Sentieri degli Dei), guide coscienziose come Luigi Esposito e pochi altri, gli stessi attivisti del CAI Stabia, nonché sul gruppo virtuale (e virtuoso) dei Camminanti, ma ben vengano altre collaborazioni.
Certo non ci possiamo affidare a quelli che si dedicano esclusivamente a selfie e foto di gruppo, e che non si sognano neanche lontanamente di portare nello zaino un paio di cesoie né di spostare una pietra in posizione pericolosa. 

giovedì 11 giugno 2020

Ecco perché non si dovrebbe diserbare più del necessario

Oltre ad essere assolutamente inutile (con spreco di tempo, energie e danaro) ed antiestetico (un intorno verde e fiorito è indiscutibilmente più piacevole di margini di sentiero desertificati), influisce negativamente sulle attività milioni di insetti, assolutamente indispensabili per tanti cicli vitali.
Guardando il documentario Microcosmos - Il popolo dell'erba e osservando anche le conseguenze dei semplici eventi atmosferici come semplici gocce di pioggia ci si potrà rendere conto di almeno qualche aspetto della vita degli insetti.
Il video (1h15’) è liberamente fruibile in streaming e anche scaricabile dalla pagina archive.org/details/Microcosmos


Dopo la presentazione al Festival di Cannes di questo noto e apprezzatissimo (almeno fra gli amanti dei documentari naturalistici) lavoro dei francesi Claude Nuridsany e Marie Pérennou (Fra, 1996), Morando Morandini, autore de Il dizionario dei film e del famoso Il Morandini, scrisse: "Tolte poche parole iniziali, tutto è affidato alle immagini, ai suoni, ai rumori e alla musica.” (Il Giorno)
E Maurizio Porro (Il Corriere della Sera): "Una serie di sequenze con una loro logica, una loro poesia, una loro violenza, materiali di un film non didascalico, senza voci fuori campo ma con ottima musica, che svela tutto ciò che accade 'underground' con una tecnica cinematografica portentosa, altro che i soliti effetti speciali hollywoodiani."

La scelta di accompagnarlo con solo commento musicale permette allo spettatore di concentrarsi sulle sole straordinarie immagini che includono macro di insetti e piante, spesso rallentate o in timelapse, come potete apprezzare da questo trailer.
Link a vari altri documentari di gran qualità e ottimi film semisconosciuti li trovate nel mio profilo Twitter twitter.com/GioVisFREE  (non è necessario essere utenti per accedervi). Hashtag  #cinegiovis 

mercoledì 10 giugno 2020

Micro-recensioni 206-210: animazioni molto particolari e la "trilogia marsigliese"

Cinquina che si può facilmente dividere in due blocchi: due film d’animazione con tecnica e soprattutto sceneggiature molto particolari e 3 film di derivazione teatrale con gli stessi personaggi ed interpreti, diretti da tre registi diversi ma scritti dalla stessa ottima penna, quella di Pagnol.
Seder-Masochism (Nina Paley, USA, 2018)
Secondo lungometraggio di Nina Paley, di nuovo a sfondo religioso e anche in questo caso in senso critico e ironico. Se nel primo (Sita Sings the Blues, 2008) si riferì all'induismo trattando degli avvenimenti del poema epico Ramayana (che lasciò intendere pochi conoscano a fondo per essere lungo con trama articolata e una miriade di protagonisti), in questo tratta del seder, la cena rituale che gli ebrei tengono in occasione della cosiddetta Pasqua ebraica. Il film viene presentato come un’intervista della regista (sotto forma di una capretta) che intervista suo padre (rappresentato come Dio) parlando sia di religione che della vita personale e dei loro rapporti familiari. Per la maggior parte del tempo, però, rivisitano in maniera critica e sincera la narrazione dell’esodo dall’Egitto come proposto dalla Haggādāh, versione rabbinica dell’Esodo sostanzialmente simile a quella del libro dell’Antico Testamento. Se una seppur minima conoscenza di Mosè e del suo bastone, delle piaghe d’Egitto, dell’apertura delle acque, delle tavole del Decalogo, la manna, eccetera consente di apprezzarlo meglio, in ogni caso è possibile seguire facilmente l'azione la narrazione. Questa è proposta in stile musical sia con semplici disegni, spesso replicati e che si muovono a ritmo, sia con altre tecniche che vanno dalla stop-motion con ricami, al collage di foto, a breve inserti di filmati di cronaca reale, L’ultima cena (di Juan de Juanes, metà XVI sec., esposta al Prado) con personaggi animati e parlanti, tante diverse rappresentazioni della Grande Madre che ballano con animazione semplice ma fluida.
Colonna sonora molto ricca e varia, con particolare attenzione ai testi il che giustifica che di alcuni brani si ascolta una sola frase; si va dal Gospel al Rhythm and Blues, dal Rock al Pop e, in quanto a interpreti, da Louis Armstrong ai Beatles, da Gene Kelly ai Led Zeppelin, da Gloria Gaynor a Herb Alpert, da cori bulgari a musica tradizionale ebrea. 
Tanto per dare un'idea, ecco il trailer:
La poliedrica artista scrive, disegna e monta i suoi film riuscendo così a produrre ottimi lavori con cifre ridicole ... per questo film IMDb riporta un budget di 20.000 dollari! C’è da aggiungere, ed è cosa non da poco, che Nina Paley è fautrice della Free Culture e pubblica i suoi lavori in rete già alla prima uscita sottolineando che cede i diritti e invita a guardare e diffondere liberamente i suoi filmati, per ognunoo dei quali esiste specifico sito. Da questa pagina è possibile scaricare Seder-Masochism in qualità fino a 4K e accedere a tante altre informazioni.

Más vampiros en La Habana (Juan Padrón, Cuba, 2003)
Sequel di Vampiros en La Habana (1985) e come quello pieno di riferimenti politici e storici, alla stregua di un film di propaganda seppur in questo caso l’ironia è chiara. Nel primo la questione era ristretta allo scontro fra varie etnie di vampiri con il gruppo di Chicago diretto da Al Tapone mentre quello di New York si chiama Capa Nostra, i componenti di quello tedesco hanno i baffetti alla Hitler, gli italiani la classica coppola siciliana, ... e così via. Ogni gang ha il suo accento caratteristico e si accentuano anche le varie parlate latine, mentre tutti i locali esaltano la caratteristica cadenza cubana. Qui si ritrova molto di ciò, ma sono passati più di 10 anni e siamo in piena seconda guerra mondiale e quindi fra i protagonisti appaiono Hitler e Mussolini (ovviamente i cattivi), spie russe, soldati, scagnozzi di Batista e tanti cubani che invece continuano a suonare, cantare e ballare. Cala molto nel finale ma resta comunque divertente e originale.
La Trilogia marsigliese di Marcel Pagnol
Marius (Alexander Korda, Fra, 1931)
Fanny (Marc Allégret, Fra, 1932)
Cesar (Marcel Pagnol, Fra, 1936)

Marcel Pagnol fu commediografo famosissimo in Francia e la gente si precipitava al teatro al solo sapere che si trattasse di un suo lavoro. I primi due lavori della trilogia contavano già un paio d’anni sui palcoscenici teatrali prima di essere adattati per il cinema, la sceneggiatura del terzo fu scritta direttamente per il grande schermo e l’autore volle dirigerlo personalmente.
L’origine teatrale della storia, specialmente per Marius e Fanny, è ben evidente, con pochi personaggi che parlano tanto, sempre in ambienti limitati, e sono in stretta continuità … il terzo si svolge quasi 20 anni più tardi e quindi compare un nuovo personaggio (e ovviamente interprete), vale a dire il figlio di Marius e Fanny.
Si tratta di tre commedie drammatiche che si svolgono presso le banchine del porto di Marsiglia dove Cesar gestisce il Bar de la Marine con suo figlio Marius, lì davanti Fanny e sua madre Honorine vendono pesce e frutti di mare, a poca distanza c’è il negozio del ricco vedovo Panisse, velaio. Questi sono i personaggi principali ai quali si affiancano 3 avventori fissi del bar e pochi altri secondari, ognuno con un mestiere e carattere diverso, regolarmente deriso a turno dagli altri che quindi inventano storie e maldicenze apparentemente bonarie, in pratica un bel gruppo di bugiardi matricolati anche se in molti casi sono convinti di mentire a fin di bene, se non altro per evitare guai peggiori.
I personaggi, con le loro personalità molto varie, sono ben descritti e nei loro conflitti amichevoli (seppur accompagnati da terribili minacce) danno luogo a situazioni indubbiamente divertenti per quanto reali. Parallelamente si sviluppano i drammi amorosi, ma anche questi vengono proposti in modo abbastanza ironico. C’è da sottolineare che, anche se in un primo momento i produttori del primo film della trilogia (Marius) avevano in mente di scritturare attori cinematografici di grido, una volta guardata la commedia al teatro decisero di scritturare l’intera compagnia e quindi per quasi tutti loro, attori navigati e apprezzati, tecnicamente si trattò di un esordio.
Questi film meritano senz’altro una visione ma, per apprezzarli appieno, è importante guardarli tutti e tre e nel giusto ordine.

domenica 7 giugno 2020

Micro-recensioni 201-205: un capolavoro di Ford, 3 francesi e …

Cinquina di presunta alta qualità (mediamente IMDb 7,5 e RT 94%), ma con alti e bassi.  Due eccellenti sorprese, entrambe del 1935, un onesto film di una dozzina di anni fa (più che buono) e due visioni deludenti. 
The Informer (John Ford, USA, 1935) 4 Oscar e 2 Nomination
Come anticipato, si tratta di un ottimo film di John Ford, trovato per caso. E’ ambientato a Dublino nei primi anni ’20, in piena guerra civile (o di indipendenza) irlandese, durante la quale si affrontarono i paramilitari inglesi Black and Tans e i partigiani dell'IRA.
Veramente eccellente nel complesso, è ottimamente interpretato sulla base di una interessante sceneggiatura che non mostra scontri fra i due bandi, ma ruota attorno alla relazione tra il protagonista e una prostituta che sogna di andare in America e alle indagini svolte dai patrioti irlandesi che devono necessariamente scoprire chi sia il delatore … se lasciato in circolazione, potrebbe portare alla disintegrazione dell'intera cellula. Un crescendo di tensione tra bugie e false accuse, con un improvvisato processo in un sotterraneo e una resa dei conti più lunga di quanto ci si potesse aspettare. In italiano il titolo è diventato Il traditore, traduzione che mi sembra una forzatura … un delatore (o informatore) è abbastanza differente da un traditore pur essendolo certamente.
Il personaggio principale Gypo è molto bene interpretato dal massiccio Victor McLaglen (ottenne l'Oscar come protagonista) che molti ricorderanno in tanti altri film seppur ma quasi sempre in ruoli secondari.
Veramente un ottimo film, consigliatissimo.

Toni (Jean Renoir, Fra, 1935)
Altra scoperta casuale è stata quella di Toni, dramma sceneggiato e diretto da Jean Renoir, nell'ambiente degli immigrati italiani e spagnoli nel sud della Francia, in ambito sostanzialmente rurale e povero nel quale, però, l’onestà e la solidarietà vengono corrotte da gelosie, tradimenti e questioni economiche. Tutto questo porterà inevitabilmente ad azioni violente che in più casi colpiranno, come spesso accade, anche deboli e innocenti. 
Da guardare.
Dialogue avec mon jardinier (Jean Becker, Fra, 2007)
Altro film francese di questo gruppo, molto ben pensato e realizzato, ricorda molto quelli di Eric Rohmer, nei quali - agli occhi dei superficiali - succede poco o niente essendo l'attenzione rivolta soprattutto alle sensazioni, alle idee e allo stile di vita di persone assolutamente “normali”, alle prese con la vita “comune”. I dialoghi sono scorrevoli e spesso arguti e possono suggerire interessanti argomenti per discussioni filosofiche, morali e sociologiche. Non è eccezionale, ma senza dubbio piacevole e ben messo in scena ed interpretato.
Merita una visione, specialmente da parte di chi apprezza Rohmer.

Masculin féminin (Jean-Luc Godard, Fra, 1966)
Probabilmente il più conosciuto fra i 3 francesi di questo gruppo, certamente il più deludente. Guardo i film di Godard più che altro per completezza e quasi sempre rimango stupito dagli ottimi rating di cui tuttora godono i suoi film. Se era ed è comprensibile l’elogio dello stile di rottura della Nouvelle Vague francese (della quale Godard fu uno degli esponenti più arditi), non capisco perché si continui a dire che tutti i film appartenenti a tale genere sono buoni. L'idea poteva essere pregevole ed è giusto lodare alcune innovazioni, ma ciò non è sufficiente per osannare qualunque film di tale genere. Come altri risulta ripetitivo, essendo caratterizzato da lunghe inquadrature fisse, talvolta con chi parla fuori campo, dialoghi più o meno insensati, commenti relativi al socialismo e ai suoi oppositori reazionari, libertà dei giovani e via discorrendo.
Sceneggiato dallo stesso Godard e vagamente ispirato a scritti di Guy de Maupassant, è diviso in 15 scene che trattano dei rapporti personali in un gruppo di giovani parigini, con un protagonista dall’atteggiamento arrogante e privo di logica, che non si capisce come sia sopportato dagli altri. Nel film vedo ben poca arte cinematografica e quindi non ripeto le lodi degli altri.

Lilja 4-ever (Lukas Moodysson, Sve/Den, 2002)
L'ultimo di questo gruppo è una coproduzione dano-svedese, ma tratta di una ragazza russa circuita e inviata in Svezia dove, invece di trovare la sognata nuova vita e un lavoro, sarà costretta a prostituirsi. La parvenza di analisi sociale, sia di quella degradata di un piccolo paese russo che quella della benestante borghesia svedese, risulta superficiale e poco convincente. Il finale, se ha il merito di essere a sorpresa, viene proposto in modo confuso e poco soddisfacente. Visione evitabile.

sabato 6 giugno 2020

#cinegiovis – (old) news cinematografiche, per cinefili

Avviso ai cinefili, navigati o alle prime armi che siano

D’ora in poi nel mio account Twitter.com/GioVisFREE pubblicherò non solo i link ai post di micro-recensioni appena pubblicati, ma anche tante raccomandazioni di titoli, complete di credits, rating e, per quanto possibile, da link per streaming o download legali, indicandone qualità e idiomi audio/sub. Ovviamente, nei casi in cui sia possibile il download, ognuno potrà aggiungere i sottotitoli che gradisce.

Pian piano scorrerò il mio database dei 3.000 film guardati negli ultimi 8 anni e segnalerò quelli secondo me più notevoli, per essere ottimi, o particolari, o pressoché sconosciuti in Italia, o sperimentali, o semplicemente singolari nel loro genere, a partire da quelli disponibili in streaming gratuito.

Per facilità di consultazione, tutti i prossimi post riguardanti la cosiddetta settima arte (in particolare cinematografie poco conosciute e film d’epoca) saranno contrassegnati con l’hashtag #cinegiovis.



A titolo di esempio, ecco le prime due segnalazioni.

Potrete guardare la singolare dark comedy Cabaret Balkan (di Goran Paskaljevic, Yug, 1998, IMDb 7,8 RT 85p, qui la microrecensione) su YouTube, in versione originale sottotitolata in inglese, a 480p. Questo trailer può dare un'idea del film ...


E in campo completamente diverso …

Guardate le spettacolari riprese del documentario sul difficile rapporto uomo-natura TERRA (di Yan Arthus-Bertrand, 2015, IMDb 8,4), in alta o altissima definizione, fino a 2160p, versione originale francese, con sottotitoli in inglese … anche se bastano le sole immagini. 

venerdì 5 giugno 2020

Micro-recensioni 196-200: tre commedie grottesche slave e …

Due film americani (che inseguivo da tempo) con tanti nomi altisonanti, ma non all’altezza delle potenzialità, e tre semisconosciute dark comedy slave.
Who's Singin' Over There? (Slobodan Sijan, Yug, 1980)
Road movie che narra di un viaggio su uno sgangherato bus di linea, lungo le strade sterrate della campagna iugoslava, nelle ore in cui le truppe tedesche occupavano Belgrado (6 aprile 1941). Loro malgrado, dovranno convivere una coppia di novelli sposi in fuga, un cacciatore, un filonazista, un sacerdote, un cantante, un anziano militare, due suonatori girovaghi “zingari”, padre e figlio che si alternano fra guida e assistenza passeggeri (preparando anche una grigliata) e tre maialini vivi. Succederà più o meno di tutto e le scene grottesche si alternano a dialoghi taglienti … il politically correct, per fortuna, non era stato ancora inventato. Personaggi ben descritti e interpretati e cast scelto alla perfezione ne fanno quasi un antesignano delle commedie di Kusturica, ma con protagonisti meno esagerati.

Cabaret Balkan (Goran Paskaljevic, Yug, 1998)
Anche in questo caso la linea temporale è molto limitata ed è “quasi” un road movie che si svolge in una lunga notte con tanti personaggi che vengono introdotti in scene diverse (per lo più violente o potenzialmente violente) e che poi, nel loro girovagare, si ritrovano in altre situazioni in altri luoghi. Goran Paskaljevic, che gode fama di essere fra i migliori registi serbi, riesce a dare continuità e suspense a scene al limite del surreale, con persone apparentemente “normali” che si devono confrontare con personaggi per lo più fuori di testa (almeno uno per ciascuna situazione). Si susseguono vorticosamente litigi, un tentato linciaggio, aggressioni sessuali, irragionevoli scontri che vanno da quelli semplicemente fisici, all’uso di bottiglie rotte, coltelli, armi da fuoco e perfino una bomba a mano. In vari punti mi ha ricordato molto Storie pazzesche (di Damián Szifron, 2014, Nomination Oscar). Penso di aver dato l’idea, riuscendo allo stesso tempo ad evitare spoiler.
Optimisti (Goran Paskaljevic, Ser, 2006)
Quest’altro film di Goran Paskaljevic è dichiaratamente diviso in 5 storie che non hanno niente a che vedere fra loro se non il vago concetto di ottimismo a tutti i costi; quello definito da Voltaire nel suo Candido, “… sostenere che tutto va bene quando tutto va male." Molto meno convincente rispetto a Cabaret Balkan, in questo caso protagonisti e situazioni tendono più alla stupidità che alla follia, tuttavia non mancano le scene violente che sembrano confermare lo stereotipo della perenne litigiosità delle etnie slave … innata o storica? Appena sufficiente nel complesso, solo in alcuni episodi ci sono situazioni notevoli, per il resto procede lentamente con pochi spunti arguti.

Rancho Notorius (Fritz Lang, USA, 1952)
Strano western diretto da Fritz Lang, con Marlene Dietrich (ad Hollywood nel 1930 sull’onda del successo in L’angelo azzurro, e Oscar l’anno seguente per Morocco, entrambi diretti da Josef von Sternberg) e Arthur Kennedy, che quell’anno ottenne la seconda delle sue 5 Nomination. Il soffre non solo di una debole sceneggiatura ma anche e soprattutto di scenografie di quart’ordine … completamente girato negli studios di Hollywood, con pessimi fondali. I classici campi lunghi, gli ampi panorami e le cavalcate sono del tutto assenti. Lo stimato regista fa quello che può ma non riesce a salvare Rancho Notorius.

The Fugitive (John Ford, USA, 1947)
Sorprendentemente, The Fugitive ha risultati ancora peggiori del suddetto film di Lang, nonostante la combinazione di tanti ottimi artisti (nei vari campi) che non ha prodotto che un film mediocre. La sceneggiatura è adattamento di uno di più celebrati romanzi di Graham Greene (The Power and the Glory), messa in scena da 2 registi di indiscussa fama (John Ford e Emilio “Indio” Fernández, il secondo uncredited), conta su tre star internazionali come protagonisti quali Henry Fonda, Dolores del Rio e Pedro Armendáriz e, come se non bastasse, la fotografia è affidata all’ottimo Gabriel Figueroa, un maestro del bianco e nero. In effetti l’unico all’altezza dei suoi trascorsi è quest’ultimo, anche se l’unico riconoscimento al film fu il Premio Internazionale attribuito a John Ford a Venezia. La croce di fuoco (questo il pessimo titolo italiano) è lento, basato su stereotipi, su poche scene prolungate, discontinuo e spesso illogico in quanto a tempi e luoghi, con il carattere del prete in fuga (Henry Fonda) proditoriamente stravolto rispetto al personaggio creato da Greene

giovedì 4 giugno 2020

Libero accesso all’approdo (aka fiordo) di Crapolla

Del diritto di libero accesso alle aree del Demanio Marittimo ho già parlato nel post precedente e quanto esposto ovviamente vale anche per Crapolla, considerato che anche tale spiaggia è demaniale (foglio 10, Part. 518). Questa situazione però differisce da quella di Ieranto per essere raggiunta direttamente tramite la lunga scalinata, gli oltre 700 scalini della parte inferiore della strada comunale da Sant’Agata a Crapolla.
Quindi, fermo restando che non si possa imporre un pedaggio per il transito, anche in questo caso il cosiddetto sentiero per Crapolla è certamente più utilizzato da escursionisti-non-bagnanti che da coloro che scendono fino alla spiaggia. Infatti, il tratto che va dal ponticello sul rivo Iarito alla Guardia (dove inizia la scalinata) fa parte dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) e di conseguenza anche del Sentiero Italia (SI S21S
) e perciò utilizzato dai tanti che ne percorrono l’ultima tappa, da Colli di Fontanelle a Termini, passando per Torca, Recommone, Cantone, Nerano, San Costanzo, Campanella


Nella mappa in basso il dettaglio del tratto Torca – Cantone, sopra la tappa completa del Sentiero Italia, progetto di livello europeo che raggruppa quasi 7.000km di percorsi ad accesso gratuito che attraversano tutte le 20 regioni italiane e include anche brevi estensioni in Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.


C’è da aggiungere che quei circa 450 metri fra il ponticello e la Guardia sono inclusi anche in vari itinerari più brevi (di solito anelli) che utilizzano i vicini percorsi di Cafariello, Corbo, vic. Monti per via Spina, mentre altri si spingono oltre San Pietro, fin quasi alla spiaggia ma senza necessariamente raggiungerla, per poi risalire verso Torca passando per la torre e il Monte di Torca. Fra i succitati circuiti c’è anche il recentemente proposto Giro dell’Isca, al quale dedicai specifico post, e questo breve foto-video di presentazione.
Al di là del pagamento (come visto non ammissibile), anche il contingentamento non dovrebbe interessare la strada comunale, ma i controlli dovrebbero essere limitati alla spiaggia per non bloccare gli escursionisti non interessati alla balneazione. Considerati il notevole dislivello e l’esposizione a sud che nelle giornate calde rende la scalinata (assolutamente senza zone d’ombra) un forno, a mio parere i controllori dovrebbero giungere via mare.

Non si dovrebbero mai confondere i diritti dei bagnanti con quelli degli escursionisti e, di conseguenza, anche disciplina ed eventuali limitazioni dovrebbero essere ben distinte.