martedì 6 gennaio 2026

Holbox ... isola misteriosa

Holbox è una piccola isola, una volta semisconosciuta, a una decina di km dalla costa settentrionale della penisola dello YucatánMessico; oggi ci sono resort di lusso con piscina come questo, ma qualche decennio fa era molto differente.

Ebbi la fortuna di sentirne parlare nel 1983 da altri backpackers nel corso del mio primo viaggio in Centroamerica e, essendo un luogo ancora “vergine”, decisi di andarci e, ovviamente, ci andai. Quarantatré anni fa l’isola non era stata ancora scoperta dal turismo di massa, ci si arrivava con difficoltà e in pratica non c’era nessuna struttura ricettiva. Si doveva prima raggiungere il piccolo porto di Chiquilà (Quintana Roo) e di lì ci si imbarcava su un vecchio mezzo da sbarco militare americano adattato a traghetto (simile a quello della foto ma molto più vecchio) che trasportava non più di un paio di veicoli per volta e persone e merci nel poco spazio che restava. Oggi è possibile raggiungere Holbox su moderni traghetti veloci (15 corse al giorno) e perfino con aerei che utilizzano un piccolo moderno aerodromo. 

Ma veniamo al “mistero”. Sembra che quest’isola cambi di forma continuamente, da secoli, tant'è che sulle mappe fu disegnata con forme diverse ed incongruenze anche molto evidenti, tutt’oggi evidenti perfino su Googlemaps. Le seguenti immagini rappresentano esattamente la stessa area, nella versione “map” e “satellite”. Teoricamente, e logicamente, l’isola dovrebbe avere almeno gli stessi contorni e invece la discrepanza è enorme e ciò non è dovuto ad una semplice confusione circa il limite fra barriera corallina con la terra in quanto è più che evidente la striscia di sabbia bianca a nord.

Su mappe d’epoca, oltre a cambiare forma e distanza dalla costa (errori plausibili per quelle più datate) a volte è rappresentata come una sola lingua di terra, altre divisa in due o più parti.

     

Tutto ciò potrebbe essere conseguenza degli uragani che si abbattono su quelle coste con conseguenti spostamenti di sabbia. Ricordo perfettamente le poche notizie che circolavano nell'83 descrivevano Holbox come una striscia di terra bassa, per lo più sabbiosa, lunga circa 15km e larga fra 500 e 1.500 metri; attualmente questa barra è unita a un'altra e risulta essere lunga circa 40km. Lo stesso South American Handbook dedicava solo un paio di righe a Holbox.

Sbarcati sull'isola ci si trovava sulla sabbiosa "strada" principale, che in meno di 1 km arrivava sulla costa nord e, come scritto sulla guida, per dormire bisognava arrangiarsi; chi era a conoscenza di ciò arrivava fornito di amaca e cercava una "stanza", vale a dire un posto con 4 pareti e ganci per appendere le amache ... bagno in comune fuori e acqua solo fredda (ma anche sulla terraferma l'acqua calda era una eccezione). Talvolta in queste zone tuttora si trovano ganci per le amache anche nelle stanze con letti normali ... come constatai pochi mesi fa a Mahahual e Bacalar (Quintana Roo). Chi sa usare un'amaca dormirà certamente più fresco, senza bisogno di aria condizionata.

Il problema più grosso era la cena, poiché la maggior parte dei circa 500 abitanti mangiavano a casa e solo un paio di posti fra quelli che servivano birre proponevano anche qualcosa da mettere sotto i denti, ma chiudevano alle 19. C'era però la possibilità di farsi cucinare dalla padrona di casa un bel pesce intero con qualche verdura, accompagnato da tortillas (a costi irrisori). 

L'economia dell'isola si basava esclusivamente sulla pesca e c'erano solo due grandi edifici in muratura: la fabrica de hielo (ghiaccio) e la empacadora dove si confezionava e congelava il pescato e lo si spediva nelle vicine località turistiche come CancunTulum e Isla Mujeres, all'epoca già famose e affollate. 

Passai 5 giorni molto piacevoli sull'isola, fra nuotate e lunghe passeggiate sulla spiaggia di giorno, interminabili partite di pallacanestro serali nel piccolo parco in piazza (l'unico pavimentato) e ovviamente pesce fresco a volontà, ma il ricordo indimenticabile è quello della serata al “cinema”, proiezione organizzata in una baracca di legno, con un lenzuolo come schermo, tavole poggiate su mattoni come poltrone, bambini seduti a terra nelle prime file. Spettacolo itinerante giunto sull’isola su un camioncino, si proiettava La gran aventura del Zorro (1976), un classico messicano del genere azione e avventura.

 (rielaborazione del post del 14/7/2016)

domenica 4 gennaio 2026

Cabalgata de Reyes Magos

La Cabalgata de Reyes Magos è una sfilata allegorica nata nella seconda metà dell’800, della quale è documentata la sua ininterrotta realizzazione dal 1885 ad Alcoy; oggi è organizzata in tutta la Spagna, quella di Madrid viene trasmessa in diretta dalla rete nazionale RTVE dal 1964. Questa tradizione sta prendendo piede in vari altri paesi di cultura ispanica, come Messico, Venezuela, Andorra e, stranamente, anche in Polonia.

È importante sottolineare che in Spagna il giorno dello scambio della maggior parte dei regali è l’Epifania e non Natale. Di conseguenza, specialmente i più giovani, attendono con ansia l’arrivo dei Re Magi e, assistendo alla parata, consegnano le loro letterine a chi di dovere, aspettandosi di veder esauditi i loro desideri il giorno dopo. Invece delle calze in casa, mettono fuori le scarpe, all'interno delle quali (o vicino ad esse) la mattina seguente troveranno dolci e i doni richiesti. Spesso, come in altri paesi per Natale, lasciano anche dei biscotti e un po' di brandy o un'altra bevanda per i Re e ... un secchio d'acqua per i loro cammelli.

La sfilata dei Reyes Magos ha luogo quindi nel pomeriggio, o sera, del 5 gennaio e anima le strade principali delle città e cittadine spagnole. Consiste in una parata con carri, dai quali Melchor, Gaspar e Baltasar (i 3 Re Magi), attorniati da centinaia di figuranti e bande musicali, salutano la folla e lanciano dolciumi ai bambini. Abbigliati con ricchi vestiti, sfilano pastori, soldati romani, cammellieri, paggi, il cartero real (il postino che raccoglie le lettere dei bambini) e perfino Erode, similmente ai nostrani presepi viventi.

A Madrid la Cabalgata si fuse con la più antica Fiesta de la escalera, durante la quale con le citate scale raggiungevano le mura della città per avvisare la popolazione dell’arrivo di Melchiorre, Gaspare e Baldassare, per poi andare in giro chiedendo vino. A Granada, dalla fine del XIX secolo, si realizzarono anche rappresentazioni teatrali sul tema dell’arrivo e adorazione dei Re Magi; mentre una molto importante si organizza a Siviglia dal 1912. L’arrivo è proposto in modi molto creativi e vari; per esempio, a Logroño los Reyes in elicottero, a Gijón in barca dal Mar Cantábrico, nella zona dei Pirenei sugli sci.

venerdì 2 gennaio 2026

Viaggiare per Conoscere



PROEMIO
 
Quanto ho visto, ammirato, osservato e, quindi, imparato!
Dopo oltre 30 anni di viaggi itineranti, soprattutto extraeuropei, nel 2005 cominciai a mettere in pratica quello che già da tempo era un mio progetto: a partire dai miei 50 anni sarei andare a svernare lontano da casa per conoscere altre realtà più approfonditamente, frequentando le comunità locali, passando quindi a soggiorni residenziali.  
In effetti, cominciai a 51, con il mio primo svernamento “di prova” a Marzamemi (Pachino, SR, Sicilia), borgo sul mare quasi deserto d’inverno. Entrai presto in confidenza con i gestori di bar e trattorie che frequentavo regolarmente, partecipavo alle uscite di tre diversi gruppi escursionistici e naturalistici e durante la settimana andavo in giro da solo fra borghi e cittadine delle province di Siracusa e di Ragusa, nonché nelle aree naturali del Parco degli Iblei e fra i tanti siti archeologici della Sicilia sudorientale.
Essendo rimasto molto soddisfatto dell’esperienza di vivere in un nuovo ambiente, frequentando la comunità locale, e avendo constatato la validità della mia idea, negli anni successivi l’ho ripetuta all’estero, anche quasi agli antipodi. Approfittando del fatto di svolgere un’attività stagionale, che mi teneva impegnato solo da aprile ad ottobre, potevo contare su periodi fino a 5 mesi continuativi per le mie esperienze; talvolta li ho interamente trascorsi in uno stesso paese, qualche altra volta ho diviso il periodo invernale in un paio di viaggi. Dal 2007 al 2020 non ho mai più passato un intero inverno in patria.
Inizialmente pensavo di cambiare destinazione ogni anno, ma poi, trovandomi molto bene in alcuni territori e contando sulle numerose amicizie e conoscenze intrecciate, vi sono tornato più volte per ulteriori svernamenti immersivi esperienziali. Per esempio, anche se in anni non consecutivi, sono stato 3 volte a Honolulu (Oahu, Hawaii, USA), una mezza dozzina di volte Portimão (Algarve, Portogallo) e altrettante a Puerto de la Cruz (Tenerife, Canarie, Spagna); l’unico lungo soggiorno (4 mesi) non ripetuto è stato quello a Auckland (North Island, New Zealand).
Fra i viaggi di più settimane, alcuni dei quali replicati con diversi intenti o destinazioni, ne conto una mezza dozzina a Ciudad de México (CDMX) e altrettante in Thailandia (soprattutto per island hopping), tre a Menorca e tanti in Portogallo e Spagna, oltre a visite mirate di breve durata, come quelle motivate da specifici interessi quali i musei di Parigi, Amsterdam, Madrid e, in parte, Istanbul, cinematografici (festival di Huelva, Parigi e CDMX), musicali (flamenco a Jerez de la Frontera e fado a Lisbona e Portimão), snorkeling (Galàpagos, México, Maldive, Thailandia, Malesia e, in precedenza, Sri Lanka e Honduras), escursionismo (USA e Menorca) e Orienteering in centro Europa e Penisola Iberica.
Avendo deciso di ricordare e condividere con testi e immagini le mie esperienze di viaggio di circa mezzo secolo, mi sono reso conto dell’impossibilità di condensare tutto in un solo volume. Per di più, le caratteristiche itineranti dei miei vagabondaggi del secolo scorso sono in molti casi abbastanza diverse da quelle degli anni 2000, le immagini che avrei potuto proporre sarebbero state di qualità molto diversa e ne avrei dovute aggiungere numerose recuperate altrove. Pertanto, in questo volume ho deciso di trattare solo dei viaggi all’estero effettuati nei 13 anni intercorsi fra novembre 2007 e ottobre 2020, dei quali oltre 5 vissuti in terra straniera.
Anche limitandomi a questa dozzina di anni, avrei avuto tanto altro da scrivere e da mostrare ma, per questioni di spazio, ho dovuto limitare i resoconti e scegliere solo un migliaio di immagini fra le circa 40.000 salvate nei miei archivi digitali. Le foto sono soprattutto di tema naturalistico (escursionistico e panoramico), ma ne ho inserite anche numerose di particolari architettonici e opere d’arte poco conosciute, borghi e castelli, tralasciando le “cartoline” turistiche viste e riviste che invadono il web. Per temi ai quali sono comunque molto interessato, ma offrono meno occasioni fotografiche (cinema e Orienteering), mi sono limitato a pochi riferimenti e ancor meno immagini.
Sinceramente, non saprei come definire questa raccolta di foto, memorie e curiosità, per qualcuno, forse, tropo eterogenea e senza senso. La si può interpretare come una semplice condivisione di ricordi personali o un invito a muoversi da soli e in modo indipendente, ad abbinare ad ogni viaggio visite culturali e conoscenza di altri stili di vita o un mero elenco di destinazioni suggerite, come passatempo per viaggiatori virtuali e sognatori o idee per un diverso modo di viaggiare.
Ognuno la potrà interpretare come vuole e valutarla a suo piacimento!

Il volume (216 pagine, circa 1.000 immagini, 32,5x22,5cm) è disponibile presso 
Archeoclub (sede di Massa Lubrene) e Pro Loco di Massa Lubrense

video della presentazione del 22 dicembre, 2025