mercoledì 15 aprile 2020

Tradizionale spettacolo di marionette acquatiche in Vietnam

La mia passione per i film, specialmente per quelli che io definisco etnici, mi fa scoprire tante interessantissime tradizioni, forme d’arte, riti, cibi e molto altro. 

 
La cinquina che sto per terminare è tutta vietnamita e il film visto ieri sera (Nostalgia for Countryland, 1995, Dang Nhat Minh) è un film realista ambientato in un piccolo villaggio rurale fra risaie e canneti. Verso la metà del film è inclusa una scena di un fantastico spettacolo di marionette acquatiche che mi ha spinto a indagare per saperne di più. 

Sembra che il Water Puppet Show (nome internazionale) sia l’unica variante ufficialmente riconosciuta della forma classica e la sua esistenza è documentata a partire dall’XI secolo. Anticamente, approfittando del momento dell’allagamento delle risaie, le varie figurine di legno laccato che comprendono non solo umani in ogni tipo di attività, ma anche animali domestici e selvatici, draghi e mostri mitologici, venivano mosse da un numeroso staff immerso in acqua fino alla cintola e nascosti alla vista degli spettatori da un sipario semitrasparente, mentre un'orchestra forniva musica e canto dal vivo. Oggi le rappresentazioni in ambiente naturale sono molto più rare, ma in compenso esistono teatri specifici che hanno come palcoscenico un'apposita vasca, così come ci sono compagnie itineranti che si avvalgono di piscine smontabili (per esempio guarda il video in basso).

Se volete solo apprezzare la varietà delle marionette, guardate i video inseriti in questo post avanzando di qualche decina di secondi per volta; se invece avete tempo e pazienza, apprezzateli interamente e vedrete pesci che sputano acqua e draghi che sputano fuoco, pescatori in azione sulla loro barca, file di anatre, contadini che arano con l’aiuto di bufali d’acqua, ballerine, bambini che giocano tuffandosi e facendo piramidi umane, tartarughe, uccelli e una molteplicità di gruppi che si muovono sull’acqua in perfetta coordinazione. Il video in basso contiene molto di tutto ciò e, come è evidente dal titolo, fa parte di una serie di 8 filmati.


Infine, se siete curiosi di vedere come si lavora dietro le quinte, guardate quest’ultimo video che svela quante persone siano necessarie per uno spettacolo, non solo quelli che muovono le marionette, ma anche quelli che forniscono loro i nuovi personaggi che andranno in scena e ripongono quelli che si sono già esibiti. Vedrete come vengono spostati sulla superficie dell’acqua poggiati su canne di bambù e ulteriormente mossi con fili.
In rete potrete trovare tanti altri video e informazioni googlando: Water Puppet Show Vietnam. In basso, gli artisti salutano il pubblico alla fine dello spettacolo.

domenica 12 aprile 2020

Micro-recensioni 116-120: film turchi pluriremiati, 4 di Nuri Bilge Ceylan

Resto in Medio Oriente spostandomi di poco, dall'Iran alla confinante Turchia. Questa nazione ha una lunga tradizione cinematografica, ma molto altalenante e solo raramente ha prodotto film che superano i confini nazionali, come tutti i 5 appena visti. Infatti, solo a partire dal 1997 il cinema turco ha ottenuto vera visibilità nel mondo del cinema d'élite, con l'esplosione del fenomeno Nuri Bilge Ceylan (noto anche con l'acronimo NBC).

Dry Summer (Metin Erksan, Tur, 1963)
Dramma rurale per una classica disputa sull’utilizzo dell’acqua di una sorgente, soggetto che ha fornito spunto per tanti western. In questo caso si tratta di due fratelli (di caratteri molto diversi fra loro) che, andando incontro alla siccità estiva, bloccano il flusso d’acqua verso valle. Ovviamente, tutti gli altri contadini a valle protestano, si comincia con le minacce, poi si passa a un po’ di violenza e si procede per vie legali, finché non ci scappa il morto e il dramma precipita anche all’interno della famiglia dei proprietari della sorgente. Molto ben realizzato, in stile realistico, con un’ottima fotografia b/n. Nel 1964 vinse sia l’Orso d’Oro a Berlino che il premio della Biennale di Venezia, non a caso si trova nella Criterion Collection ed è sponsorizzato da Martin Scorsese.

Kasaba (Nuri Bilge Ceylan, Tur, 1997)
Uzak (Nuri Bilge Ceylan, Tur, 2002)
Once Upon a Time in Anatolia (Nuri Bilge Ceylan, Tur, 2011)
Winter Sleep (Nuri Bilge Ceylan, Tur, 2014)

Dopo Dry Summer, ho guardato 4 film di Nuri Bilge Ceylan, stella indiscussa degli ultimi 20 anni. Con soli 8 lungometraggi ha ottenuto ben 96 premi, fra i quali Premio Caligari per Kasaba (1997) e Orso d'oro per Clouds of May (1999) a Berlino, poi è diventato ospite quasi fisso a Cannes guadagnandosi il Grand Prix per Uzak (2002) e Once Upon a Time in Anatolia (2011), premio FIPRESCI per Climates (2006), miglior regia per Three Monkeys (2008), Palma d'oro e FIPRESCI per Winter Sleep (2014), tutti anche candidati alla Palma d’oro compreso il suo più recente The Wild Pear Tree (2018). Di tutti i suoi film è sceneggiatore o cosceneggiatore insieme con sua moglie Ebru Ceylan.
Man mano che procedevo nella visione di questi suoi 4 film, notavo sempre più somiglianze (ispirazioni) con stili e tecniche di Tarkovski, Ozu e Bergman e, a conferma di ciò, ho trovato la lista dei suoi 10 film preferiti che contiene – guarda caso – 2 film di ognuno dei suddetti registi e altri due ciascuno di Antonioni e Bresson. Se deciderete di guardare i suoi film, ora sapete cosa vi aspetta.
Vengo ora ai 4 visti, che si vanno a sommare a Clouds of May guardato ad aprile scorso.
Pur essendo sempre focalizzati sui personaggi, sui loro problemi esistenziali e di relazione con familiari ed estranei, i film sono di genere molto diverso; tutti hanno comunque altri tratti comuni come l’attenzione alla natura, agli animali e alla fotografia (NBC è anche un fotografo).
In Kasaba (1997), suo primo lungometraggio, l’unico in b/n, descrive la vita di una intera famiglia, che abbraccia 3 generazioni, in un’area rurale dell’interno, fra i ricordi e la saggezza degli anziani, le indecisioni di un giovane che dovrebbe iniziare una vita indipendente, la pacatezza di una ragazza adolescente e l’irrequietezza di un ragazzino. Lo si potrebbe definire un film bucolico.

Ben diverso è Uzak (2002), l’unico che si svolge a Istanbul ma si basa sul confronto fra due cugini nati e cresciuti in un paesino di campagna. Uno vive già da anni nella capitale ed ha un lavoro stabile come fotografo e ospita l’altro venuto in città in cerca di lavoro. Li unisce solo l’insoddisfazione, e i loro caratteri diversi non troveranno un punto d’incontro.
Un crime al limite della dark comedy è invece Once Upon a Time in Anatolia (2011) che come filo conduttore ha un assassinio con un reo confesso … ma il cadavere non si trova. Diventa quindi quasi un road movie con la piccola carovana di due auto e una jeep militare che si muove (per lo più di notte) alla ricerca del luogo in cui è stato sepolto il cadavere. L’assassino continua a indicare luoghi sbagliati e le tensioni con e fra poliziotti, magistrato, medico legale, operai (che dovrebbero dissotterrare la salma) e militari cresce ad ogni nuova sosta a vuota. C’è tanta interazione e i dialoghi vanno dalle banalità fra colleghi a confessioni di fatti personali e a considerazioni filosofiche.

Ancora diversi sono i tipi di rapporti fra i protagonisti del lunghissimo (3h16’) Winter Sleep (2014, Palma d’Oro a Cannes), ambientato nel caratteristico ambiente delle caratteristiche abitazioni rupestri della Cappadocia. Molto interessanti e profondi alcuni discorsi fra il proprietario dell’hotel ricavato in tali cavità, con un passato da attore teatrale, ora scrittore, sua sorella e sua moglie, nonché con altri personaggi secondari (ma solo per presenza in scena), eppure importanti. Molto ben fotografati sia gli interni che i paesaggi innevati. Senz’altro un ottimo film (attualmente 248° nella classifica IMDb dei migliori film di sempre), ma può mettere a dura prova la resistenza di molti, certamente di quelli che non apprezzano i vari Tarkovski, Bergman e gli altri succitati registi.

Avendo apprezzato (chi più e chi meno) i 5 film di NBC fin qui visti, ora mi metterò alla ricerca degli altri 3: Climates (2006), Three Monkeys (2008) e The Wild Pear Tree (2018).

venerdì 10 aprile 2020

Micro-recensioni 111-115: 5 film iraniani

Torno temporaneamente alle cinquine in quanto sia questa che le prossime saranno monografiche di cinematografie poco distribuite in occidente. Comincio con l’Iran, seguirà la Turchia.
Le sceneggiature dei primi due di questi cinque film, entrambi di Abbas Kiarostami, sono indissolubilmente legate alla cinematografia e al centro del primo c’è la figura del regista del terzo, che ivi compare, seppur brevemente, come sé stesso. Ma andiamo per ordine.

Close-Up (Abbas Kiarostami, Iran, 1990)
Abbas Kiarostami è l'autore (regia e sceneggiatura) di questo film strano per quanto geniale, fra documentario e cinema verità, basato su eventi reali e con molti dei veri protagonisti degli eventi narrati. Hossain Sabzian è un giovane più o meno senza ne arte né parte, appassionato di cinema, che viene spesso scambiato per il regista Mohsen Makhmalbaf, che l'anno precedente era diventato famoso in tutto il paese con il suo film Il ciclista. Su un autobus, risponde affermativamente ad una signora che gli chiede se fosse proprio il regista. Presentato alla famiglia, finge di voler utilizzare la casa come location di un suo prossimo film. Ma gli altri familiari, marito e due figli adulti, cominciano ad avere qualche sospetto, coinvolgono un giornalista e il millantatore viene arrestato e mandato a processo. Non è mia abitudine focalizzarmi sulla trama, ma in questo caso è necessario per evidenziare la particolarità del film e comunque ho trattato solo la prima metà della storia.
Delle riprese in tribunale, i primi piani (close-up) dell’imputato e dei querelanti sono quelli veri, solo il giudice (in controcampo) è interpretato da un attore. Questa parte è quindi documentaristica e molto interessante psicologicamente in quanto il finto regista spiega sinceramente le sue sensazioni sentendosi qualcuno ed essendo rispettato e creduto. E si pone la domanda: nel corso delle sue visite alla famiglia, discutendo del futuro film, era regista o attore.? Film scarno, essenziale ma portato avanti molto bene con tanti non professionisti che, avendo il vantaggio di interpretare sé stessi, sono assolutamente credibili. C’è anche lo spazio per il dettaglio cult della bomboletta che rotola.

Through the Olive Trees (Abbas Kiarostami, Iran, 1994)
Il secondo film, anche questo diretto da Kiarostami, si sviluppa secondo due vicende quasi parallele su un set cinematografico. Nel corso delle riprese di un film realistico, con attori scelti fra gli abitanti di in un paesino quasi completamente distrutto da un recente terremoto, i due giovani protagonisti sono sposati ma nella realtà hanno un rapporto molto difficile. Lui la corteggia insistentemente ma con poco successo, lei lo ignora, anche spinta da sua nonna che è nettamente contraria. Ben realizzato, interessanti i rapporti non solo fra i giovani ma anche con il resto della troupe e con gli abitanti. Notevole l’interminabile campo lungo conclusivo. Ennesimo buon film realizzato con quasi niente. IMDb 7,8 * RT 80%, Nomination Palma d’Oro a Cannes.
The Silence (Mohsen Makhmalbaf, Iran, 1998)
Ho poi guardato Il silenzio anche spinto da curiosità per aver apprezzato il precedente Gabbhe (1996) dello stesso regista (quello con il sosia in Close-up). Questo mi ha deluso per avere una sceneggiatura senza né capo né coda e poco plausibile, ma devo riconoscere che la fotografia, i colori e la composizione delle inquadrature sono ottime. Continuo a preferire Gabbhe.

Killing Mad Dogs (Bahram Beizai, Iran, 2001)
Un crime drammatico che non ti aspetti, che vede come protagonista una donna che da sola affronta delinquenti di vario genere per cercare di salvare il marito dalla bancarotta. Succede di tutto e di più in una sequela di inganni, minacce, violenza, pedinamenti e qualche colpo di pistola, fino ai colpi di scena finali. Ritmo serrato, con sorprese e tensione, visto che parte delle trappole tese e degli inganni vengono anticipati allo spettatore ma non sono a conoscenza della ignara protagonista. 

Fireworks Wednesday (Asghar Farhadi, Iran, 2006)
Infine Farhadi, probabilmente il regista più noto e acclamato in occidente, che con About Elly (2009), Una separazione (2011) e Il cliente (2016) ha vinto tanti premi fra i quali vari a Cannes e Berlino, nonché un Oscar e una Nomination per la sceneggiatura.
Chi sperava che prima di questi avesse scritto e diretto film non con le sue solite, ripetitive situazioni di accese controversie coniugali, ma con temi diversi, sappia che non è così. Terza delle sue sole 8 regie, Fireworks Wednesday è un litigio quasi continuo, di una solita coppia della media  borghesia, nella quale si trova coinvolta una ragazza chiamata tramite agenzia per le pulizie, tanto onesta e volenterosa quanto sprovveduta intrigante e bugiarda. Come negli altri film, viene sempre evidenziata l'eterna insoddisfazione di chi vive in modo agiato, opposta alla semplicità dei meno abbienti, più sereni nonostante i loro maggiori problemi, e il contrasto fra chi vive in modo più "occidentale" e quelli che rispettano di più religione e tradizioni. Nessuno dei protagonisti attira su di sé simpatie, né i coniugi che agiscono quasi sempre in preda alla rabbia, fra sospetti, accuse, ripicche e bugie, né la giovane ragazza che, pur avendo più di un’occasione per defilarsi elegantemente, resta al centro della scena peggiorando spesso la situazione. 
Come per gli altri succitati film, si può affermare che si tratta di un buon pezzo teatrale con ottime interpretazioni, ma a questo punto sembra che, visto un Farhadi, li hai visti tutti. 

giovedì 9 aprile 2020

Insolito post musicale … plagio, copia o sono diverse?

Con la “reclusione domiciliare” conseguente alla pandemia del coronavirus, in Spagna è stata riportata alla ribalta la canzone Resistiré (1987, lanciata dal Duo Dinamico), soprattutto per il messaggio incluso nel testo e nel titolo ("resisterò"). Ogni sera alle 19, ognuno dalle proprie case e dai propri balconi, si crea una cacerolada spontanea e c’è sempre qualcuno che con lo stereo a tutto volume suona questa canzone, diventata praticamente l’Inno della Resistenza alla pandemia. A chi non lo sapesse, ricordo che la definizione originale di cacerolada (o cacerolazo) è: protesta collettiva nella quale si fa rumore con le cacerolas (pentole). Per estensione e con il tempo, a tegami, padelle e coperchi, si sono uniti fischietti, tofe, trombe nautiche, sirene e qualunque altra cosa faccia rumore.
I componenti del Duo Dinamico (Manuel de la Calva, 1937, e Ramón Arcusa, 1936) cominciarono ad esibirsi insieme nel 1958 e ancora oggi, pur non esibendosi più, godono di buona fama e la stima generale nei loro confronti è ulteriormente cresciuta dopo che, pochi giorni fa, hanno donato i diritti di Resistiré alla Comunidad de Madrid per la gestione della pandemia. I download della canzone si sono quintuplicati … ma è tutta farina del loro sacco?
Già all’epoca dell’uscita di questa canzone, che resta uno dei loro più grandi successi, si parlò molto della “somiglianza” con I Will Survive (“sopravvivrò”, lanciata una decina di anni prima da Gloria Gaynor) non solo per la parte musicale ma anche per il titolo e il contenuto in generale.
Nel ben riuscito montaggio del video in alto, si sovrappongono le interpretazioni della cantante americana, del duo e di una tale Alaska. Se volete guardare e ascoltare i due pezzi separatamente, ecco i rispettivi video.




A me sembra che Resistiré sia scandalosamente copiata da I Will Survive … voi che ne pensate?
Qual è la vostra opinione in merito?

mercoledì 8 aprile 2020

Per quanto possibile, perseguo i miei progetti e mantengo gli impegni


Nell’ultimo post relativo al FORUM (previsione di discussione de visu), scrissi che, come molti dei più attivi partecipanti, ero disponibile a stabilire data, ora e luogo una settimana prima dell’incontro, ipotizzato nel corso della settimana dopo Pasqua. In quanto all’ultimo elemento (luogo) la discussione è attualmente inutile, ma possiamo tuttavia concordare una riunione via Skype, piattaforma che consente chiamate di gruppo fino a 100 partecipanti, sicuramente molti di più di quanti saremo. Visto che pochi avranno problemi di lavoro, mobilità e reperibilità, non dovrebbe essere difficile trovare un giorno ed un orario abbastanza comodi per i più, nel periodo già previsto (14-18 aprile). 
Pertanto, invito gli eventuali interessati a provvedere a dichiarare la propria disponibilità, possibilmente in tempi brevi, in questo modo:

  1. se non sono già utenti di Skype, (programma gratuito e sicuro come gli altri della Microsoft, giudicate voi se fidarvi) scaricarlo dalla pagina www.skype.com/it/
  2. cercarmi come giuavis o come Giovanni Visetti (ce ne sono 7 ma solo uno indica residenza a Massa Lubrense e oltretutto vi dovrebbe apparire la mia foto),
  3. specificare nel messaggio di saluto (suggerito automaticamente dal programma) di voler partecipare al Forum … con spirito costruttivo!



Fra gli argomenti già proposti direttamente nei post dei vari Topic e/o nei successivi commenti, ne elenco una parte:
  • referenti unici in seno all’Amministrazione Comunale (uno tecnico, uno politico) 
  • registro unico dei “problemi” relativi ai sentieri
  • biglietti a bordo bus SITA
  • bagni pubblici
  • sentieri a pagamento
  • gestione rete sentieristica
  • messa in sicurezza di tutti i sentieri e nuova segnaletica;
  • realizzazione di una guida cartacea e on line;
  • realizzazione di un’applicazione per telefonino con tutti i percorsi con il calcolo delle distanze, grado di difficoltà, informazioni storiche e naturalistiche;
  • copertura telefonica su tutti i sentieri;
  • un sistema di percorsi è “migliore” di un unico grande percorso
  • rivalutazione dei sentieri rurali
  • far comprendere l’importanza del territorio agli alunni sin dalle scuole elementari

A tale “Ordine del Giorno” potrebbero senz’altro essere aggiunte le classiche “varie ed eventuali”, ma prevedo che, a prescindere da quanti saremo, gli argomenti sono tali e tanti che una riunione di un paio d’ore non basterà di certo ed esaurirli.

martedì 7 aprile 2020

Micro-recensioni 101-110: ancora francesi d'epoca e teorici del cinema russi

Continuando il viaggio in Francia ho guardato altri due lungometraggi (sonori) di Epstein e un programma di 4 suoi corti, seguiti da tre film di Marcel L'Herbier (altro notevole regista dell’avant-garde degli anni ’20); ho concluso il tema francese con un film di Genina che vede la diva di allora Louise Brooks quale protagonista. Infine, ho completato la decina con 3 film russi di due registi che, con Eisenstein e Vertov, furono i pilastri del cinema sovietico non solo come autori ma anche come teorici, le cui idee in merito a riprese e montaggio sono state alla base della cinematografia moderna.
L'or des mers (Jean Epstein, Fra, 1932)
L'homme à l'Hispano (Jean Epstein, Fra, 1933)
Le Tempestaire (Jean Epstein, Fra, 1947) e altri 3 corti (1927-30-31)
Il primo è quasi una parabola, ambientato in un piccolo e desolato villaggio di pescatori della Bretagna, con molti temi simili a quelli dei corti: onde, vento, povertà, fari, pesca, soccorso in mare, …; a volte incluso nei documentari pur avendo una ben precisa trama, fu girato muto ma successivamente sonorizzato.
L'homme à l'Hispano si svolge invece in tutt’altro ambiente, quello della ricca élite francese, fra Parigi e (soprattutto) Biarritz, ed è di genere indefinibile … fra dramma, commedia romantica e affari, adattato da un romanzo di Pierre Frondaie dallo stesso Epstein. Fu il primo vero sonoro del regista, piacevole e ben interpretato anche ben diverso dai muti di avant-garde.
L'inhumaine (Marcel L'Herbier, Fra, 1924)
Feu Mathias Pascal (Marcel L'Herbier, Fra, 1926)
L' Αrgent (Marcel L'Herbier, Fra, 1928)
L'Herbier fu il quarto cineasta di spicco degli anni ’20 francesi, insieme con Gance, Epstein e Dulac. Quelli che ho guardato sono i più famosi, penso giustificatamente. Sono tutti e tre molto ben messi in scena anche se hanno molto poco in comune. L'inhumaine è quello che cinematograficamente ho preferito per tecnica e scenografie fra espressionismo tedesco e cubismo, ma la sceneggiatura è troppo fantasiosa e pretestuosa. Il secondo è ovviamente basato sull’omonimo romanzo di Pirandello e, come spesso accade per gli adattamenti cinematografici, non è fedelissimo all’opera originale. 
L' Αrgent è il più “violento” dei tre, con personaggi molto aggressivi, tutti mossi quasi esclusivamente dall’adorazione per il denaro. Migliore dei tre per rating IMDb, mi sono piaciute le interpretazioni e anche il montaggio.

Prix de beauté (Augusto Genina, Fra, 1930)
Primo film in Francia dell’italiano Genina, con la diva/antidiva americana Louise Brooks (pessimo il suo rapporto con Hollywood), con sceneggiatura di René Clair e G. W. Pabst che l’aveva diretta negli altri suoi due film europei: Diario di una donna perduta e Il vaso di Pandora (aka Lulù), entrambi del 1929. Inizia come una commedia romantica, si trasforma in dramma e termina come crime. Miss Europa (titolo italiano) si lascia guardare ma da tutti questi grandi nomi ci si sarebbe aspettato di più.
Secondo la legge (Lev Kuleshov, URSS, 1926)
La fine di San Pietroburgo (Vsevolod Pudovkin, URSS, 1927)
Tempeste sull'Asia (Vsevolod Pudovkin, URSS, 1928)
Se Eisenstein è indubbiamente il più conosciuto regista sovietico degli anni ’20 (La corazzata Potëmkin, 1925 e Ottobre, 1928), a livello di tecnica, innovazione e teoria cinematografica Kuleshov e Pudovkin non sono certamente da meno. Stranamente, Secondo la legge è un adattamento del racconto The Unexpected (1906, di Jack London), è ambientato sulle rive dello Yukon in Alaska e conta su soli 5 personaggi (cercatori d’oro) che ben presto diventano tre. Svolgendosi per lo più nella rustica baracca e nelle immediate vicinanze ha una struttura quasi teatrale, piena di tensioni. Il finale è da vera short story, inaspettato, come anticipato anche dal titolo.
Al contrario, i due film di Pudovkin sono ciò che chiunque si sarebbe aspettato … film quasi di sola propaganda, il primo più che dichiaratamente visto che fu prodotto in occasione del decennale della Rivoluzione. Le trame sono quindi scontate e, in parte, esagerate, ma la tecnica, specialmente quella dei rapidi montaggi è senz’altro di altissimo livello. 

lunedì 6 aprile 2020

Non rinunciamo all'idea del TREK 2020 da Amalfi a Capri

Un mese fa scrissi questo post nel quale confermavo il progetto della settimana di Trek, ma anticipavo che saremmo stati soggetti alle disposizioni del Governo. Visto come sono andate e stanno andando le cose, considerata l'incertezza dei tempi di ritorno alla "normalità" e prevedendo che fra poco più di due mesi già comincerà a fare troppo caldo per godersi delle belle lunghe camminate (sempre che sia già consentito), non ci resta che attendere l'estate.
A seconda di come si metteranno le cose e anche tenendo conto dell'andamento meteorologico estivo (ormai non si può più contare sulle stagioni) le prime e quasi uniche date utili per il 2020 restano le settimane centrali di settembre. Dopo si comincia a rischiare più pioggia e (fatto certo) le giornate diventeranno rapidamente sempre più corte. Per esempio il 26 settembre il sole già tramonta alle 18.53 ma dal versante del golfo di Salerno scompare alla vista ore prima.
Pertanto, invito gli escursionisti che si erano interessati al programma a non perdere le speranze, tenersi in forma per quanto possibile e pronti per aggregarsi al gruppo dei trekkers, anche se solo per alcuni percorsi. 
Ripropongo per l'ennesima volta la mappa generale, in modo da poterla tenere sott'occhio e ma sottolineo che tutte le decisioni saranno prese solo last minute e gli itinerari saranno comunicati tramite questo blog, il mio sito giovis.com e FB Camminate.

In linea di massima le sette escursioni saranno confermate, ma variate al meglio e senza alcun ordine prestabilito, interessando comunque le mie aree preferite evidenziate in questo quadro d'unione. Qui lo trovate in versione interattiva e, cliccando nei rispettivi riquadri, potrete scaricare le mappe HD e memorizzarle sui vostri dispositivi in modo da poterle poi utilizzare offline anche quando saremo in zone senza copertura.

Potete anche a dare uno sguardo alla pagina che contiene i link a tutti i post (uno per escursione) pubblicati in precedenza e nella quale è ben descritto l'itinerario originale, poi modificato in qualche punto e oggi privo di date certe.

Le condizioni e raccomandazioni sono quelle di sempre:
  • la partecipazione è del tutto gratuita; costi e prenotazioni per trasporti, vitto e alloggio e qualunque altra spesa sono a carico dei trekkers;
  • è di fondamentale importanza essere assolutamente indipendenti ed autosufficienti ... non è previsto alcun tipo di guida o assistenza;
  • chi vuole intraprendere queste escursioni deve essere in grado di percorrere almeno 20km al giorno, anche con oltre 1.000m di dislivello in salita;
  • i sentieri presentano fondo vario e spesso accidentato, alcune salite e discese ripide, tante scale e brevi tratti esposti, alcuni classificati dal CAI come difficili o EE;
  • a pranzo colazioni al sacco, la sera si vedrà di organizzare cene conviviali (vedi foto in basso); 
  • in caso di condizioni meteo poco favorevoli, avverse o addirittura rischiose, una o più escursioni potranno essere ridotte, variate o anche annullate del tutto, fermo restando che chi volesse incamminarsi comunque sarà liberissimo di farlo; 
  • ma soprattutto, si tenga presente che il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

domenica 5 aprile 2020

Gli Orientisti Meridionali (1991-2006), punto di riferimento al Sud

Su sollecitazione di un’aspirante orientista (tema foto di qualche decennio fa), ho messo mano al recupero delle pagine ORME, già su sito proprio e poi su massalubrense.it.
Chiaramente le foto sembreranno piccole, ma a cavallo del millennio gli schermi erano più piccoli e la velocità della rete era estremamente minore di quella odierna e quindi pagine con varie foto “pesanti” non si sarebbero mai aperte.
http://www.giovis.com/orme/ormestory.htm
Nella pagina iniziale ormestory.htm (come anticipato nel titolo)  c’è un succintissimo report del primo decennio di attività, dalla mia “scoperta” dell’esistenza dello Sport Orientamento (Orienteering) alle prime gare, la costituzione della Società, le gare internazionali, produzione mappe, l’organizzazione gare, l’attività giovanile nelle scuole. L’altra decina di pagine si riferiscono agli anni successivi e/o ad alcune gare internazionali, in Francia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovenia.
Per chi non avesse idea di cosa stia parlando, riporto la breve presentazione generale dell’Orieentering, così come appare sul sito ufficiale F.I.S.O. (Fed. It. Sport Orientamento):
Chi partecipa ad una prova di Orientamento, utilizza una carta topografica realizzata appositamente per questo Sport, con segni convenzionali unificati in tutto il mondo.
Si gareggia individualmente od in squadra, transitando dai diversi punti di controllo posti sul territorio.
Raggiunto il punto di controllo si dovrà registrare il passaggio sul proprio testimone di gara.
Vince chi impiega il tempo minore; in questo Sport non vince sempre il più veloce, ma colui che é in grado di orientarsi più rapidamente e di fare le scelte di percorso migliori.

La Corsa Orientamento è la "regina" tra le quattro discipline dell'Orienteering, la più praticata e la più diffusa in tutto il mondo. Si può praticare su qualunque terreno, ovunque sia possibile accedere di corsa o camminando.
Le gare di C-O si svolgono principalmente in ambiente naturale (da cui il nome "lo sport dei boschi") ma sempre più frequentemente, e con uguale divertimento, si disputano eventi nei parchi cittadini e nei centri storici, più o meno intricati, di città grandi e piccole.

Nel sito della I.O.F. (International Orienteering Fed.) si sottolinea che: 
il Foot Orienteering è uno sport di resistenza che include una grande componente mentale. Non c’è alcun percorso marcato, l’orientista deve “navigare” con il solo ausilio di mappa e bussola. Per essere fra i migliori, un orientista deve avere un’eccellente capacità di lettura mappa, concentrazione assoluta e l’abilità di prendere decisioni rapide senza rallentare la corsa. La preparazione fisica può considerarsi un misto fra quelle dei 3000 siepi, le campestri e le maratone.

sabato 4 aprile 2020

Post breve, che tuttavia può essere utile in tempo di reclusione

Riporto in evidenza vari post relativi a musei di vario genere e di varie parti del mondo nei quali menzionavo anche i siti ufficiali che permettono la visita virtuale le loro collezioni (o almeno parte sostanziali di esse) tramite immagini spesso in alta definizione e in più casi scaricabili. Per esempio, nei seguenti post trovate qualche dettaglio, qualche foto e il link al sito ufficiale (riportati anche a dx).  



Giardino delle delizie (1490-1500, trittico di Hieronymus Bosch) - Museo del Prado 

Nel post Cultura per tutti, liberamente accessibile, affrontai il tema generale, spaziando dalle collezioni di pubblico dominio della New York Public Library alla biblioteca/mediateca del sito Liber Liber dal quale si possono scaricare gratuitamente libri (e-book), audiolibri e musica, così come (a livello internazionale) l’enorme sito archive.org/ dove sono catalogate milioni di opere di pubblico dominio consultabili e scaricabili gratuitamente fra libri, film, software, musica e altro; infine, visto che il mio interesse noto per la cartografia, nessuno si meraviglierà del fatto che segnalo anche la collezione di mappe antiche della Kraus Map Collection del Ransom Center di Austin, Texas.

Urbis Romae descriptio, 1557, Fabio Licinio
Aggiungo a questa breve lista qualche altro museo che mi sento di consigliare per preziosità o particolarità delle loro collezioni:
Fiumana (1895-96) Pellizza da Volpedo (clicca per altissima definizione)
Ovviamente, questi sono solo una minima parte di quelli che mettono a disposizione degli utenti dell’intero pianeta quanto di meglio si puossa trovare in rete nel campo dell’arte e della cultura. Per nostra fortuna, sono sempre più quelli che intraprendo questa strada e, grazie alla tecnologia che si migliora continuamente, molte volte virtualmente si riesce ad apprezzare un’opera meglio che dal vivo eliminando distanze, folla, vetri e altro. Anche se l'essere sul posto trasmette certamente sensazioni diverse. Non da ultimo, c’è da considerare che in rete si trovano anche opere non esposte, sia per essere in prestito ad altro museo, in restauro o nei depositi, e quindi impossibili da ammirare nel corso di una visita tradizionale.

mercoledì 1 aprile 2020

Micro-recensioni 91-100 del 2020: l'avanguardia francese degli anni '20, fra surrealismo e innovazione

Decina quasi monotematica, con i film muti di due soli registi dell’avant-garde francese degli anni ’20, Germaine Dulac e Jean Epstein, veri innovatori soprattutto nel campo del montaggio e delle riprese, con tanti primissimi piani dei protagonisti e un ottimo uso delle doppie esposizioni che rivelano i loro pensieri, sogni e ricordi. Queste furono peculiarità dell’impressionismo (cinematografico) francese che centra gran parte dell’attenzione sui protagonisti ottenendo una narrazione chiarissima, che non avrebbe neanche bisogno dei sottotitoli (comunque molto pochi).
La souriante Madame Beudet (1923, 43’)
La coquille et le clergyman (1928, 41’)
Comincio con questi due film (restaurati e ricostruiti, con alcuni minuti in più delle versioni che circolavano in precedenza) di Germaine Dulac, seconda regista nella storia del cinema francese, critica teatrale e cinematografica, impegnata nel movimento delle suffragette, teorica del cinema. Il primo è un classico esempio dell’impressionismo francese e oltretutto uno dei primi film etichettati come femmisti, mentre il secondo è certamente surrealista (da molti considerato il primo di tale genere) e precede di oltre un anno la pietra miliare del cinema Un chien andalou, opera di Buñuel e Dalì. Certamente non è paragonabile a questo né al loro successivo L’age d’or (1930), ma gli si deve oggettivamente riconoscere l’originalità della messa in scena, le varie interessanti scenografie che richiamano l’espressionismo tedesco, l’associazione di sensualità e libidine con il prete in abito talare, gli artifici con la pellicola (antesignani degli effetti speciali).
Ho poi proseguito con una serie di medio- e lungometraggi di Jean Epstein, teorico e regista emblematico dell’avant-garde francese, rinviando a data da destinarsi i suoi vari short e documentari (altrettanto ben quotati) disponibili in rete. Questi sono i titoli (anno, durata) degli 8 film guardati, che trattano ambienti ed epoche molto diversi ma in sostanza c’è sempre una parte melodrammatica predominante.
L'auberge rouge (1923, 72’) (poster nella fila sotto) 
Dramma ambientato a cavallo dell’800, con due episodi nettamente distinti, con un protagonista comune. Nel corso di una cena in una ricca residenza, uno dei commensali narra (così come gli fu riportato) un fatto di sangue avvenuto 20 anni prima in una locanda di campagna nel corso di un nubifragio. Le scene si alternano e la tensione viene ben mantenuta nel corso dell’intero film.
Coeur fidèle (1923, 87’)
Ambientato nei bassifondi, quasi realistico, ben proposto e interpretato. Storia d’amore interrotta dalla prepotenza di un piccolo criminale malvagio, violento e alcolizzato. Uno dei migliori di questo gruppo.
La belle Nivernaise (1924, 69’)
Vita su una peniche lungo i canali del nord della Francia; il titolo è il nome della chiatta e ciò non può non far pensare al famoso L’Atalante (1934) di Jean Vigo. Pur essendo questo solo il suo terzo film, Epstein si autocita mostrando un poster del suo primo lungometraggio L’auberge rouge (1923) sulla parete del cinema dove vanno i due giovani protagonisti.
Le lion des mogols (1925, 102’)
Anche in questo quasi kolossal (scene di massa e ricchi costumi per rappresentare una reggia del tiranno di un paese esotico non meglio identificato) c’è un riferimento cinematografico e ben più importante. Due ambientazioni ben distinte con l’altra sui set e teatri francesi. Il protagonista è interpretato da Ivan Mosjoukine (qui anche cosceneggiatore), famosissimo in patria fino al momento della rivoluzione; condannato a morte, riuscì a sfuggire all’Armata Rossa e ebbe un discreto successo anche in Europa, ma solo fino alla rivoluzione del sonoro.
Le double amour (1925, 103’)
Interessante melodramma psicologico condizionato dal gioco d’azzardo compulsivo con corsi e ricorsi a distanza di 20 anni.
Six et demi, onze (1927, 84’)
Sarebbe apparso molto migliore se si fosse evitato il pesantissimo, eccessivo e ingiustificato trucco dei fratelli (medici) protagonisti … solo per loro. Faccia bianca, contorno degli occhi e palpebre scurissime, labbra molto marcate, praticamente clown bianchi in questo ennesimo melodramma nel quale tutti gli altri appaiono “normali”.
La glace à trois faces (1927, 45’)
Mediometraggio quasi a episodi (punti di vista, ricordi e speranze di tre donne rispetto ad uno stesso (fatuo) ricco giovane. Ciò che dà valore al film, che per questo è apprezzato, è la tecnica; sceneggiatura debole, riduzione (forse eccessiva vista la durata del film) un romanzo di Paul Morand.
La chute de la maison Usher (1928, 63’)
Probabilmente il più famoso dei film di Epstein, basato sul famoso omonimo racconto di Edgar Allan Poe, adattato da Luis Buñuel che fu anche suo assistente regista come lo era già stato per Mauprat (1925). In questo terror classico si può facilmente ipotizzare la mano di Buñuel per alcuni dettagli non strettamente pertinenti alla trama. La seconda parte del film è un vero esercizio di montaggio e riprese. Parafrasando il titolo di un commento (che condivido): guardatelo sotto ogni aspetto tranne che per la trama e lo troverete ottimo.


In conclusione, questa incursione fra i 13 muti di Epstein evidenzia la sua continua ricerca tecnica ed espressiva, nei vari generi affrontati seppur tutti hanno in comune una parte melodrammatica. Grande importanza ai primissimi piani dei volti, ai dettagli e alla recitazione con le mani. Come punti deboli, vedo l’indugiare troppo a lungo su singole scene (anche quando è perfettamente chiaro il significato) e la scelta (ma solo nei primi film) di far muovere estremamente lentamente i protagonisti, quasi come automi, assolutamente in modo irreale e poco plausibile, inutilmente teatrale.