Gli ultimi 7 film del regista aragonese furono produzioni o co-produzioni francesi, tutte con sceneggiatura dello stesso Buñuel e, tranne Tristana, in collaborazione con Jean-Claude Carrière eccellente autore con oltre 100 film al suo attivo, fra i quali La piscina (1969, Jacques Deray) e Tamburo di latta (1979, Volker Schlöndorff). Il cambio di ambientazioni e soggetti è evidente e, forte dei successi degli anni precedenti con i tanti riconoscimenti ottenuti a Cannes e Venezia, anche nelle sceneggiature ebbe molta più libertà, il che gli consentì di tornare in vari casi al surrealismo, anche se diverso da quello dei suoi primi film con Salvador Dalì (Un chien andalou, 1929, e L'âge d'or, 1930). Li ho guardati in ordine cronologico, saltando però La voie lactée (1969) avendolo visto meno di un anno fa (micro-recensione con altri film a soggettofilosofico-religioso). Ecco i primi 5, elencati però in ordine di mio gradimento e potrete notare che i primi sono quelli privi di importanti riconoscimenti internazionali.
Le fantôme de la liberté (Luis Buñuel, 1974, Fra)
Film geniale ed esilarante, senza né capo né coda, senza un protagonista né alcun filo conduttore se non quello degli incontri casuali fra vari personaggi. Ad ogni incontro si lascia in sospeso la breve storia precedente e si segue il personaggio incontrato per ultimo; considerato che nessuno ricompare in scene successive non si può neanche parlare di film corale. Come Buñuel ha sempre sostenuto parlando del significato dei suoi primi film surrealisti, lo spettatore non deve trovare una spiegazione o dare una interpretazione ad ogni immagine, oggetto o animale che appare sullo schermo. Specialmente in questo film procede seguendo eventi casuali, propone vicende a dir poco assurde come quella geniale della bambina data per scomparsa pur essendo presente (clip in basso, versione italiana). Questa assurda situazione ricorda quella del Doc Daneeka in Catch 22 (film del 1970 diretto da Mike Nichols, dal romanzo di Joseph Heller) che veniva assolutamente ignorato da tutta la truppa essendo stato (erroneamente) dato per morto in incidente aereo.
Ma c’è molto di più e
tutto è sempre sorprendente; Buñuel e Carrière si divertono a
sviare gli spettatori, suggerendo qualcosa e poi mostrando tutt’altro. Appaiono
forse-pedofili, sadomaso, frati che giocano a poker con medagliette e santini
come fiches, militari in carrarmato che vanno a caccia di volpi, galli,
struzzi, un postino in bici che consegna lettere in camera da letto, una
ballerina di flamenco, un cecchino, sdoppiamento di persone, insomma di tutto e
di più. Film da non perdere, ma non sprecante tempo ad analizzarlo e cercare di
comprendere i dettagli, bisogna apprezzarlo così com’è, nel suo complesso.
Le Journal d'une
femme de chambre (Luis Buñuel,
1964, Fra)
Lo definirei un
film di transizione fra i suoi migliori film girati in Messico e la più recente
coproduzione Viridiana (1961, Spa/Mex, Palma d’Oro a Cannes) e il
nuovo corso con la maggior parte di attori francesi molti dei quali presenti in
più film e tutti parlati in francese. Si tratta di un crime, fra storie torbide
e personaggi inquietanti, con tanta sessualità che diventa ancora più esplicita
ma sempre lasciando intendere molto e mostrando poco. La censura francese era
certamente molto più permissiva di quella messicana e soprattutto della spagnola
e quindi anche satira e critiche riferite ad ambienti del clero e militari
divennero più frequenti e palesi. Fra i protagonisti si distinguono Jeanne
Moreau e Michel Piccoli (che ritroveremo in altri 3 film di questo
periodo) mentre fra gli ottimi co-protagonisti e caratteristi si notano
numerosi attori che saranno presenti in quasi tutti i film successivi. Si
contano almeno 4 adattamenti dell’omonimo romanzo di Octave Mirbeau, uno
dei quali diretto da Jean Renoir nel 1946. Questo fu l’ultimo film che Buñuel
girò in bianco e nero; da non perdere.
Belle de jour (Luis Buñuel, 1967, Fra)
Nota storia di
una agiata borghese, felicemente sposata eppure con problemi psichici che sfociano
in difficili rapporti con il paziente marito, sogni/incubi spesso a sfondo
sessuale e infine alla scelta di prostituirsi in una casa d’appuntamento di una
certa classe. Per ottenere una sceneggiatura credibile Buñuel e
Carrière visitarono molti di questi mini-bordelli intervistando tenutarie e
ragazze, informandosi sui gusti, stranezze e manie dei clienti più particolari,
facendosi raccontare aneddoti curiosi e infine andarono anche ad indagare fra
le prostitute di strada. Riuscirono così a mettere in scena un quadro di quell’ambiente
più che realistico e a ben caratterizzare i vari personaggi, tanto che lo
stesso Joseph Kessel (autore del romanzo dal quale era tratto il soggetto) si
complimentò con loro per quanto fossero riusciti a sviluppare i personaggi e come
li avevano presentati per immagini. Estremamente inquietanti i due malavtosi interpretati da Francisco (Paco) Rabal e specialmente Pierre Clémenti. Ovviamente, Buñuel approfitta delle
tante occasioni fornite dal tema per inserire riferimenti libidinosi, raptus passionali
e relazioni morbose continuando anche ad esplicitare per l’ennesima volta la
sua mania (direi feticismo) per le immagini di piedi, scarpe e gambe femminili.
Leone d’Oro e Premio Pasinetti a Venezia, 2° miglior film dell’anno per Cahiers
du Cinéma.
Le Charme
discret de la burgeoisie (Luis Buñuel, 1972, Fra)
Sostanzialmente
una commedia, seppur con tanti tipici elementi buñueliani, che sembra anticipare
la non-struttura del successivo Le fantôme de la liberté (1974).
Infatti, anche se in questo caso i sei personaggi principali sono sempre gli
stessi e presenti dall’inizio alla fine, la serie di avvenimenti fra l’incredibile
e l’improbabile (a volte quasi surreali) che impediscono loro di completare una
cena (spesso non riescono ad andare oltre l’aperitivo) sono praticamente
slegati fra loro pur essendo un pasto conviviale il filo conduttore della trama.
Le situazioni irreali consentono a Buñuel e Carrière di inserire
con nonchalance un vescovo-giardiniere, militari alle grandi manovre,
confessioni di omicidi e omicidi veri e propri, sogni e aneddoti raccontati da
personaggi occasionali che quindi contribuiscono al bailamme generale. Oscar
miglior film straniero e Nomination sceneggiatura.
Tristana (Luis Buñuel, 1970, Fra)
Secondo film con
Catherine Deneuve come protagonista, stavolta al fianco di Fernando
Rey e Franco Nero. Del periodo francese è quello meno convincente,
quello che mi piace di meno e anche quello con il rating IMDb più basso,
comunque un più che buon 7,5 … sarà perché non ci fu la collaborazione di Carrière?
Nomination Oscar miglior film straniero.
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