domenica 13 dicembre 2015

Te piace 'o presepe? ¿Te gusta el belén?

La prima domanda è chiaramente quella di Eduardo (Natale in casa Cupiello), la seconda è la traduzione letterale in spagnolo e non ha niente a che vedere con "la Belen" ... 
Comincio con un po' di etimologia e collegamenti fra le due lingue. Presepe deriva dal latino e significava mangiatoia (o recinto). Tuttavia, già da secoli, in italiano si riferisce alla rappresentazione della scena della natività in quanto, secondo la tradizione, proprio in una di esse (all’interno di una grotta o capanna) fu adagiato il Bambino, poi riscaldato dal bue e dall'asino. In spagnolo invece è diventato pesebre e tutt’oggi significa semplicemente mangiatoia, mentre il presepe si chiama belén in quanto Belén é la "traduzione" spagnola di Betlemme ... non credo siano necessarie ulteriori spiegazioni.
Veniamo ai presepi, in questo caso belenes tinerfeños (di Tenerife). Qui la 
tradizione è molto sentita ed esistono numerose associazioni di belenistas che ogni anno organizzano la loro esposizione che, come ognuna di questo tipo che si rispetti, viene costantemente migliorata e integrata con nuovi pezzi.
Per ora ho visitato questa di Puerto de la Cruz (organizzata dall’Ass. Belenistas San Francisco de Asís) e prossimamente andrò alla vicina Orotava dove esiste addirittura una Ruta de belenes, ben 28 ... vedremo.
Sono stati montati una mezza dozzina di presepi, per lo più con pastori di medie dimensioni, in altrettante sale attorno al patio dell’ex convento. Dato che, come è noto, al di là della parte centrale dedicata alla natività si sogliono rappresentare scene di vita quotidiana, sia domestica che lavorativa, è interessante andare a cercare i particolari che sono propri della cultura spagnola e canaria in particolare.
Nelle immagini raccolte in questo album salteranno subito agli occhi le architetture fra l’arabeggiante e il coloniale, i tipici indumenti canari, la presenza di frutti tropicali, dromedari quali animali da soma, e altro ancora.
Ad una lettura più attenta i buoni osservatori potranno scoprire ulteriori piccoli dettagli di oggetti e azioni come per esempio la presenza di una paella nella taverna (foto anticipata su Google+), il banco esclusivo di jamon iberico, il baro che passa al complice una carta da gioco tenendola fra le dita del piede, lo specchio alle spalle del barbiere, la serie di forbici dell’arrotino, e tanto altro ...
I nostri ben noti “pastori della meraviglia” mancano quasi del tutto, il personaggio non dovrebbe essere quindi classico come nel presepe napoletano e infatti, gli unici dormienti che ho visto (foto sopra con tanto di zampogna)facevano parte di un presepe di numerosi pezzi presentato come belén napolitano e comprato appunto in blocco in Italia. La maggior parte degli altri sono molto più moderni e realizzati per lo più dai soci del club organizzatore molti dei quali si limitano a comprare le teste e le altre parti visibili, per poi costruire il corpo e infine preparare i vestiti. In quest’ultimo campo i sembra si possa affermare che abbiano eseguito un eccellente lavoro così come nel riprodurre miniature di oggetti, mercanzie e alimenti.

Tutte le foto dell’album sono ingrandibili e quindi chi vuole potrà a scoprire molto di più di quanto si possa osservare a prima vista. Anche nelle ultime, relative al presepe più scarno ed essenziale, sono apprezzabili alcuni dettagli interessanti per quanto riguarda architettura, piante e oggetti. 

Come si può mettere sullo stesso livello la tradizione del presepe con quella dell'albero di Natale?

giovedì 10 dicembre 2015

Da Portillo a Punta Brava (Tenerife) ¡Ay mis rodillas!

Escursione assolutamente anomala, almeno per me che preferisco le salite, con dislivello totale in discesa di circa 2.500m: Portillo (1.980m), Cruz de Freguel (2.084m), Punta Brava (10m), ma ungo il tragitto c’erano acese per oltre 400m. Scelta obbligata per questioni logistiche (trasporti) e meteo. Non che il tempo qui sia cattivo, tutt’altro, ma aspetto che le previsioni lascino almeno qualche speranza che anche nel pomeriggio il cielo sia terso come al mattino. Per spiegare meglio ciò che intendo dire guardate il grafico delle temperature de las Cañadas del Teide (a 2.150m). Mediamente di giorno - con il sole - ci sono fra i 15 e i 18 gradi, ma appena arrivano le nuvole la temperatura scende immediatamente di 6-7°, quindi freddino (almeno per i miei gusti), il vento non aiuta e niente foto. Avrei certamente preferito Montaña Rajada e Minas de San José, come preannunciai, ma sono in attesa della giornata più adatta.
Pianificando invece questo percorso per lo più in discesa, sapevo che anche se verso mezzogiorno fossero arrivate le prime nuvole (come è puntualmente accaduto) io sarei stato già a quote più basse. Affrontandolo in salita avrei avuto buone possibilità di arrivare in cima con il freddo e senza buona luce e avrei avuto la preoccupazione di dover arrivare entro le 16.15 per saltare sull'unica guagua (bus) per Puerto de la Cruz.
Dopo questo lungo e noioso preambolo (tuttavia potenzialmente interessante per chi pianifica escursioni) eccoci alla descrizione di questa camminata durante la quale, soprattutto per la variazione altimetrica, ho attraversato ambienti completamente diversi fra loro.
   
Il primo tratto (fino alla Cruz de Freguel, 2.084m) ricalcava il percorso della settimana scorsa, quindi l'ho percorso abbastanza speditamente pur fermandomi varie volte per scattare foto al Teide, ben illuminato e adornato da fantastici cirri che cambiavano disegno continuamente. Uscito dalla caldera e lasciato il semi-deserto di pomici e sabbia, ho percorso i successivi chilometri fra una zona protetta di recupero dopo un incendio e alti pini. 
Successivamente a questi si è aggiunta una flora molto varia, tipo macchia mediterranea, con predominanza di erica, ginestra e corbezzolo, ma non quello che conosciamo noi. Si tratta infatti del Madroño canario (Arbutus canariensis, endemico), in napoletano diremmo “Sovera pelosa canaria”. Le bacche (commestibili) mi sono sembrate molto più dolci e saporite di quelle del nostro Corbezzolo (Arbutus unedo). Mature hanno un bel color arancio (e non rosso), con la parte esterna più liscia ma più consistente (si deve masticare un poco). In compenso la polpa è più morbida, dolce e saporita e personalmente, nel complesso, le ho trovate migliori delle nostre. Le dimensioni degli alberi (tronco e rami rossicci, molto lisci) sono mediamente più grandi, il che complica di non poco la raccolta ....
Sceso fin quasi a 1.200m di altitudine, ho lasciato il crinale per entrare nella parte occidentale della valle di Orotava percorrendo quasi 4km su uno stradone sterrato praticamente in quota, con acquedotto al lato, con vasti panorami sulle terrazze coltivate. In questo tratto, quasi tutto in ombra la vegetazione cambiata di nuovo e pareti di roccia vulcanica a monte diventavano sempre più alte. Giunto nell’area ricreativa di Chanajiga è iniziata la parte più interessante di tutto il percorso: uno stretto, ripido e tortuoso sentiero attraverso una fitta vegetazione di arbusti ed alcune aree di foresta di laurisilva. Questi boschi, una volta caratteristici di tutta la Macaronesia e oggi limitati quasi esclusivamente all’isola di Madeira (dove sono protetti dall'UNESCO) e alle Canarie (soprattutto Tenerife e La Gomera), sono la vegetazione climax per quest’area. 
Nei boschi di laurisilva predominano varie specie di Lauraceae (alberi sempreverdi) che raggiungono anche i 40 metri di altezza. Non avendo avuto modo di scattare foto significative vi propongo questa in alto trovata in rete di un bosco simile, ma ancor più interessante, della vicina isola La Gomera.
Arrivato sul fondo del vallone il sentiero attraversava il piccolo corso d’acqua e risaliva di una settantina di metri e si riportava in un’area più aperta con una predominanza di castagni, come si vede da questa foto con il sentiero completamente coperto da foglie. 
   
Lasciato il castagneto sono cominciati i ricoveri per capre e i campi coltivati, i primi dei quali in valloni come questo nella foto a sx, al cui termine c’erano queste strane colonne (a dx) che probabilmente sostenevano un canale per l’acqua. Giunto a Realejos, punto di arrivo ufficiale, non ho voluto aspettare la guagua (bus) e ho proseguito fino a casa (Punta Brava, nella foto) lungo una strada abbastanza panoramica.
Gli oltre 27km non sono stati certamente tutti eccellenti, ma per avere questa varietà è normale che ci si debba sobbarcare anche dei tratti di trasferimento. Stamattina, a differenza di quanto era lecito aspettarsi dopo i 2.500m di dislivello in discesa, non avevo nessun dolore alle ginocchia. Tuttavia ho lasciato l’esclamazione “¡Ay mis rodillas!” nel titolo (che a ciò si riferiva) in quanto mi piaceva e la faccio valere per l'indolenzimento dei quadricipiti e della parte alta dei glutei che stamane erano un po’ “legnosi”. Ho recuperato con riposo attivo, una ventina di km a passo lento e senza tratti ripidi.

martedì 8 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (5) -Bandera

Sentieri attorno Punta Bandera (Faito)

Ultimo percorso in altura, per noi 1000 metri bastano per dire altura ...
Bandera, molti non sanno neanche dove sia esattamente essendo posto poco conosciuto ed ancor meno frequentato, certamente il meno noto dei miei sette percorsi preferiti.
Per illuminare gli escursionisti neofiti dei Lattari e chi non vive in Penisola/Costiera (questi ovviamente giustificati) spero sia sufficiente questa cartina estratta dalla mia carta generale del Faito e Sant'Angelo a Tre Pizzi, debitamente modificata, per spiegare di quale area andrò a parlare. Tecnicamente il toponimo completo dovrebbe essere Punta Bandera e si riferisce allo sperone roccioso, quasi completamente coperto da pini, che si distingue chiaramente da qualunque punto della Conocchia, da S. Maria del Castello e da tante altre zone della parte occidentale dei Lattari. Quando si parla del sentiero omonimo comunemente ci si riferisce invece a quello che si sviluppa al limite superiore della imponente falesia che limita a nord il Vallone (dell’Acqua) del Milo da 500m a nord della Punta fino al margine del vallone di Campo del Pero. Consiglio di percorrerlo nella suddetta direzione, in leggera salita, e quindi così lo descriverò. Considerato che l'ho inserito fra i magnifici 7 dovrebbe essere superfluo sottolineare la sua panoramicità seppur limitata dal correre in costa.
   
E ora una buona e una cattiva notizia.
Buona: al termine del percorso panoramico, come già anticipato, è possibile aggiungere, in continuità, il crinale di Monte Cerasuolo che proprio in quanto percorso di cresta offre visioni più ampie seppur talvolta limitato dagli alberi verso nord, ma non certamente più “entusiasmanti” e quasi meditative di quelle del sentiero Bandera.
Cattiva: la parte più bella è "apparentemente" molto esposta. Ciò significa che, pur non essendo assolutamente sentiero più pericoloso di tanti altri tratti bordati dalla falsa sicurezza conferita da passamano dei quali non ci si dovrebbe fidare o cortine di cespugli che semplicemente mascherano uno strapiombo, per chi ha problemi di acrofobia (vertigini) potrebbe essere più stressante che piacevole o addirittura non percorribile.
Pur essendo il meno noto del gruppo, è uno dei più facili da raggiungere. Infatti si può arrivare in auto fin nei pressi della Latteria e percorrendo solo poco più di 300m di facile sentiero fra castagni si arriva al margine del bosco e all’inizio del sentiero panoramico ... e che panorami! Consiglio di effettuare questa brevissima escursione (circa 700 a/r) anche a chi non vuole o non può percorrere l’intero sentiero ... ne vale la pena.
Da lì ci sono varie tracce da seguire, ma non veri e propri sentieri, i poco esperti o poco sicuri farebbero bene ad andare in compagnia se non vogliono perdere tempo prima di trovare quello giusto.
Come si vede dalla cartina, per 600m si procede in costa in direzione sud per giungere alla Punta e cambiare versante. Fin lì si vede la costa da Vico Equense a Sorrento e le isole del Golfo di Napoli, poi si passerà ad affacciarsi sugli strapiombi del Vallone del Milo e verso il Golfo di Salerno per la rimanente parte di circa un chilometro. In questi 1.600m si guadagnano appena 100m di altitudine, il dislivello complessivo in salita è solo di poco superiore dovendo aggiungere alcuni minimi saliscendi; l’impegno fisico è minimo.
Giunti alla fine del tratto in direzione est si potrà scegliere se tornare direttamente alla strada più vicina (Campo del Pero è distante 600m, attraverso la faggeta) o proseguire nel percorso panoramico portandosi in vetta al Monte Cerasuolo (1.213m) seguendo il limite del bosco all’interno di esso o all’esterno, fra bassi cespugli (puntinato rosso in carta). Non esiste un sentiero vero e proprio, ma dovendo raggiungere il punto più alto e avendo gli alberi come riferimento direi che è veramente difficile perdersi.
Chi giunge in vetta proseguirà lungo una traccia (tratteggio rosso in carta) che percorre il crinale fino ad un piccolo spiazzo molto panoramico (foto sopra) dal quale parte (verso destra, in piano) un sentiero evidente che dopo pochi metri diventa una ampia sterrata carrabile (800m fino a Campo del Pero).
Come per i preferiti precedenti, aggiungo che chi ha gambe e buona volontà ha numerose possibilità per inserire questi sentieri in percorsi più lunghi. Per esempio:
  • da Piazzale dei Capi, Funivia o addirittura da Moiano (via Villaggio Sportivo) si accede al sentiero come descritto (lato Latteria/sorgente Lontra) si prosegue fino a Campo del Pero (includendo o meno il Cerasuolo) e si chiude il giro combinando a proprio piacimento i soliti sentieri (Conocchia, Acqua Santa, Molare) e infine tornando al punto di partenza via Porta di Faito o nel caso di Moiano si scende Conocchia e si torna via Anaro.
  • giri ancora più lunghi da est possono includere Palmentiello per salire o scendere dal Sant’Angelo a Tre Pizzi

Altre foto le trovate in questo album di immagini assortite estrapolate da vari set relativi ad escursioni dal 2009 al 2013, effettuate in occasione delle MaraTrail del Faito, Trek Amalfi-Capri o con i FREE.

domenica 6 dicembre 2015

Sahara occidentale (ex -spagnolo) e bonsai

Puerto de la Cruz (Tenerife), 6 dicembre 2015
  
Non cogliete il nesso? Semplicemente sono gli ultimi due argomenti dei quali ho avuto occasione di saperne un po' di più, continuando la mia istruzione (casuale) nei campi più svariati.
Venerdì manifestazione pro ex Sahara spagnolo (alias Sahara occidentale) ora Repubblica Democratica Araba dei Sahraui  con governo in "esilio" in un campo profughi in Algeriaabbandonato dal Generalisimo Francisco Franco poco prima della sua morte, quando era considerato provincia (e non colonia) spagnola e successivamente diviso fra Mauritania e Marocco che prese possesso di buona parte del territorio con un'azione pacifica/militare conosciuta come "marcia verde", con una promessa pendente di referendum di autodeterminazione, impegno ostacolato da ormai 24 (ventiquattro!) anni dal Marocco che ha addirittura costruito un MURO di 2600km nel deserto!!!(linea rossa in mappa). 
   
A tutto ciò aggiungete la presenza del Frente Polisario (abbreviazione di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y o de Oro) e di una forza di pace dell'ONU e vi renderete conto che è impossibile chiarire in un post fatti passati, recenti, situazione attuale e prospettive
L'incontro, che comprendeva una presentazione dell'argomento (sconosciuto ai più anche qui alle Canarie, quasi di fronte ai territori) la proiezione del documentario Mares de risa. Barco de piedra (23', in HD su Vimeo), di un corto e una successiva discussione con testimonianze dirette è stato estremamente interessante e pertanto invito chi ha qualche minuto di tempo a cercare di saperne di più senza che io tenti di fare riassunti a base di impossibili copiaincollaAl di là della questione politica, due aspetti in particolare hanno colpito e sorpreso la maggior parte degli astanti:
  • a causa delle loro tradizioni nomadi per moltissimi anni non hanno avuto moschee anche se adesso, diventati quasi del tutto stanziali nel campo profughi, pare che ce ne sia una. Fino a poco tempo fa le pratiche religiose si svolgevano praticamente nelle case del campo o nelle jaimas, le tipiche tende dei nomadi del deserto.
  • anche l’interpretazione del Corano è diversa, non sono né estremisti né fondamentalisti e la loro società è addirittura matriarcale, altra grande anomalia rispetto agli standard dell'Islam, per lo più maschilista.
Il tutto era coordinato da Ivan Prado fondatore e promotore del gruppo Pallasos (o Payasosen Rebeldía che con loro opera attivamente in territori "non riconosciuti" (oltre che nel Sahara, hanno operato in Chiapas Palestina) organizzando spettacoli per i bambini e successivamente portano le loro testimonianze in Europa e raccolgono fondi.
Ivan ci ha anche aggiornato in merito all’eccezionale maltempo di poche settimane fa che ha alternato tempeste di sabbia con diluvi eccezionali (nel deserto!) distruggendo buona parte dell'accampamento.
Articoli correlati: su MeltingPot - su Repubblica
E passiamo ora ai bonsai, argomento più leggero e di puro svago che tende all'arte, dei quali chiaramente già conoscevo l'esistenza e ne sapevo qualcosa avendone ammirati di bellissimi in vari giardini botanici. Ieri e oggi è stato possibile visitare il chiostro del Convento Santo Domingo nel quale era organizzata la XX Esposizione di Bonsai di Puerto de la Cruz
Avendo il privilegio di conoscere (per interposta persona) uno degli espositori ho avuto modo di apprendere molto dalla sua viva voce nel corso di una "visita guidata personale". Per esempio: 
  • in base all'altezza vengono classificati in 10 categorie che vanno dalla 3-5cm alla 1,5-2 metri, 
  • tendenzialmente il loro aspetto complessivo deve rappresentare un triangolo, il tronco deve essere spesso alla base e rastremarsi rapidamente, 
  • hanno un "verso" nel senso che non ci dovrebbero essere rami verso l'osservatore ma solo ai lati e nella parte posteriore,
  • nel sito bonsaiempire.it potrete saperne molto di più oltre a trovare video e tante altre particolarità e immagini
Pur non essendoci luce diretta ho scattato varie foto "esemplificative" delle quali ne anticipo qui qualcuna.
   

Il prossimo argomento (molto ben conosciuto dalle nostre parti) sarà il Presepe visto che proprio stasera si è inaugurata la tradizionale mostra nella quale si possono ammirare presepi abbastanza grandi fra i quali uno di oltre 10 metri e questo Presepe Napoletano, brevemente illustrato in questo video 

venerdì 4 dicembre 2015

A passeggio nel semi-deserto de las cañadas del Teide

L’area nordorientale della caldera, racchiusa fra El Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca già mi affascinò l’anno scorso quando ne attraversai la parte più settentrionale. Avevo quindi in programma una nuova camminata per percorrere altri sentieri e aspettavo una giornata “promettente”. Qui a Tenerife, come nella maggior parte delle isole in mezzo all’oceano, il tempo cambia rapidamente e il fatto di avere una cima di oltre 3.700 metri che “aggancia” grossi nuvoloni contribuisce all’imprevedibilità. Pochi giorni fa, dopo la pioggia della notte, fu nuvoloso fino alle 10 e poi improvvisamente il cielo diventò azzurro e così rimase fino a sera. Altre volte pur essendoci nuvole basse fino a 500m di quota spesso oltre i 1.500m è splendido ... ma è difficile prevederlo. Come in un aereo, si sta al sole ma in basso non si vede altro che nubi. In conclusione ci vuole un po’ di fortuna. 
  
Ieri cielo limpido fino a metà giornata, poi nuvole ... come si vede anche dalle altre foto, caricate in ordine cronologico, dopo le prime 4 introduttive.
Mia prima destinazione è stata Fortaleza, residuo del margine della caldera che si eleva da un mare di sabbia. Dirigendosi poi verso sud si comincia a camminare per lo più su pomici e dopo qualche chilometro, salendo di quota, i pochi cespugli diventano sempre più radi e sembra di essere in un deserto. Il paesaggio, pur rimanendo simile, cambia di continuo per la qualità di lapilli, ceneri e pomici e per la loro dimensione. Parecchi scorci fornirebbero uno scenario perfetto per film western classici.

Camminare in questi luoghi è senz’altro affascinante a prescindere dal tempo, ma certamente i toni dal giallo, all’ocra e al rossiccio, che spesso contrastano con lo sfondo delle lave più recenti completamente nere, sono estremamente più godibili in una giornata luminosa, non dimenticando anche un’altra conseguenza del soleggiamento: la temperatura. Come è noto, in alta quota si sta bene pure in maglietta finché c’è sole, ma nel momento in cui scompare dietro una nuvola, anche per poco, la temperatura cala di colpo.
Nel corso dell’escursione ho avuto modo di notare l’esistenza di altri sentieri (assolutamente tralasciati da guida Rother e un’altra  cartina in mio possesso) e, verificatane l’effettiva percorribilità con il personale del Parco, ho già progettato una nuova escursione circolare che spero di portare a compimento scaldato da un bel sole, dall’inizio alla fine.
Inizierò ripercorrendo in senso inverso la parte finale di ieri (con le nuvole) e ritornerò a El Portillo attraversando altra area semidesertica a est della strada dopo essere salito in cima a Montaña Rajada (a vederla mi sembra interessante) e passando per Las Minas de San José (anche questa aveva già attirato la mia attenzione in passato).
Tutti questi sentieri sono per lo più facili, ma non bisogna sottostimarli in quanto apprezzando la zona nella sua globalità, ai piedi del Teide che da essa si eleva per circa 1.500m, si ha l’idea che sia quasi pianeggiante. A parte in fatto che non lo è, si devono considerare tanti saliscendi e bisogna tener ben presente che camminare su sabbia o pomici non è la stessa cosa che camminare su fondo duro.

Spero di parlarvi, a breve, di Montaña Rajada e Minas de San José.

mercoledì 2 dicembre 2015

El canal de Barranco Seco (Punta del Hidalgo)

Punta Brava, Puerto de la Cruz (Tenerife), 2 dicembre 2015

Abbastanza soddisfatto, ma non contentissimo.
Dopo i tunnel di Waimano, Oahu - Hawaii (a sx) e le levadas di Madeira (a dx) ieri ho sperimentato un altro itinerario in un canale in costa, lungo il ripidissimo fianco di un profondo barranco di origine, manco a dirlo, vulcanica. 
   
Sono andato in esplorazione avendo a disposizione due cartine che rappresentavano dati e itinerario diversi fra loro ma, vista l'orografia e conoscendo il tipo di vegetazione che avrei incontrato, sapevo che il sentiero sarebbe stato più che evidente. Dalle numerose foto che potrete vedere in questa collezione vi renderete conto che non c'erano molte scelte e i sentieri erano individuabili da lontano.
Dopo un ripido e noiosissimo inizio su asfalto (pendenza media 20% da 60 a 320m di quota) finalmente si lasciano gli ultimi campi coltivati e i caprili e inizia lo sterrato. Poche centinaia di metri e si imbocca (mai termine più appropriato) l'acquedotto. Per i successivi 1500m si cammina radenti la roccia, in un canale con fondo duro e livellato, largo una quarantina di cm e con due sponde intonacate alte fra i 30 e i 50cm. Da un certo punto di vista ci si sente abbastanza sicuri ma non è per chi soffre di vertigini in quanto spesso al lato non c'è terreno né ci sono piante, al di là del basso muretto c’è lo strapiombo e si vede solo il fondovalle.
Un ulteriore, seppur minore, ostacolo è rappresentato dal poco spazio al livello delle spalle. In molti punti la parete non è stata tagliata verticalmente e superare gli spuntoni sporgenti dal lato ed in alcuni casi anche dall'alto, per giunta con lo zaino in spalla, obbliga a contorsioni varie.
   
Non dimentichiamo che ci sono anche i tunnel, per la maggior parte molto brevi, ma ce n’è uno lungo circa 100m. Questo non è rettilineo e di conseguenza quando se ne percorre la parte centrale non si vede né l’ingresso né l’uscita e quindi non è proprio fra i più adatti ai claustrofobici.
Se nessuno di questi minimi "problemi" vi impedisce di percorrere il canale serenamente ed in modo abbastanza rilassato (seppur sempre con la dovuta cautela) potrete godere di panorami molto interessanti sul profondo barranco le cui pareti sono erose come un pezzo di groviera.

   
L’acquedotto un tempo era parzialmente coperto come si vede nella foto in basso, ma ora è quasi tutto sgombro. In numerose immagini si può notare l'incisione scavata nella roccia proprio per poggiarvi le lastre di copertura e, ancor più evidente, è il tubo metallico nel quale attualmente corre l'acqua.
Come detto in precedenza, ci si sente abbastanza sicuri camminando nel canale artificiale pensando che non potrebbe mai crollare, fin quando ad un certo punto se ne trovato un tratto crollato (già da tempo) ma il problema è stato brillantemente risolto scavando un bypass nella parete rocciosa. Vedi foto.
   
Purtroppo una mattinata molto promettente è diventata una giornata molto grigia e tranne pochi minuti durante i quali il sole ha fatto capolino fra le nuvole mi ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e accontentarmi di fotografie poco entusiasmanti e un po’ piatte. (40 foto dell'escursione) A ciò si è anche aggiunto il disappunto per aver dovuto abbreviare l’escursione. Partito con l'intenzione di effettuare il circuito completo che prevede la salita a Beja via Barranco Seco e ritorno a Punta del Hidalgo via Barranco del Rio, una volta percorso interamente l'acquedotto e avvicinandomi alle prime case di Beja, ormai a vista, il cielo diventava sempre più scuro. Valutata attentamente la situazione, peggiorata da qualche gocciolina di pioggia e da forti raffiche di vento, che prendeva velocità nella valle, ho vutato 'a capa ‘o ciuccio e sono tornato indietro tenendo anche conto che la discesa nel Barranco del Rio viene concordemente descritta come la parte più impegnativa, assolutamente sconsigliata con fondo bagnato, ergo ...

Un fatto che, al contrario, mi ha dato soddisfazione è l’aver trovato due stazioni di Habenaria tridactylites (una delle 4 specie orchidee endemiche delle Canarie, su un totale di sono 9 censite). 
Ciò non solo per averla vista ma anche per averla identificata e ancor di più per aver poi scoperto che si trovava in un posto nel quale gli esperti dicono che non dovrebbe stare. 
Infatti i vari articoli "seri" consultati, a cominciare dalla scheda della red list indicano il limite minimo di altitudine a 400m e specificano che preferisce aree con una certa umidità, all'interno o al margine delle foreste laurisilva
I due gruppi si trovano invece su una parete arida (per giunta in un barranco detto seco) ad una quota di circa 330m. Ciò ne farebbe la stazione più a bassa quota censita nell'isola di Tenerife ...




Tempo permettendo, domani spero di scattare foto migliori nei campi di lava fra el Portillo, Fortaleza e Montaña Rajada

martedì 1 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (4)

Crinale dalla Conocchia verso il Molare

Terza descrizione, ma questa volta più che di un sentiero mi riferisco ad un’area di cresta dove si è abbastanza liberi di spostarsi di qua e di là per raggiungere i punti di osservazione migliori. 
Sto parlando del crinale che va dai pendii a ovest della Croce della Conocchia fino alla vecchia antenna in disuso, caduta qualche anno fa. Come già anticipato nell’introduzione ai "miei sentieri preferiti", chiaramente suggerisco anche di “allungarsi” fino al Molare (Monte San Michele) che con i suoi 1.443,6m è la cima più alta dei Monti Lattari.

Da questa cartina ritagliata da quella Faito-Molare, e appositamente modificata e ingrandita, dovrebbe appari più chiaro quanto detto in precedenza. Ho colorato in verde le zone percorribili (in linea di massima e sempre con buonsenso e con la massima cautela), ho lasciato in rosso i sentieri più battuti come il CAI 300, ho aggiunto linee puntinate verdi giusto per suggerire qualche fuori-sentiero.
L’approccio alla Conocchia da ovest è possibile da quasi qualunque punto, ma i due percorsi più esterni sono senz’altro i più panoramici. Entrambi dominano tutta la parte terminale della Penisola Sorrentina con Capri sullo sfondo, ma quello più a nord (sentiero Casa del Monaco - Conocchia) ha viste privilegiate sulla Valle del Milo e Monte Cerasuolo mentre quello a sud si affaccia vertiginosamente sulla costa fra Positano e Praiano, oltre 1.300m più in basso, ma in pianta distante appena un paio di km.
Procedendo verso il Molare lungo il percorso CAI al margine della faggeta, di tanto in tanto spostatevi verso sud o portatevi in cima a qualcuna delle piccole alture che dal sentiero ostruiscono la visuale. Superata la zona antenna, prima di iniziare la discesa verso l’Acqua Santa è senz’altro un’ottima idea proseguire verso il Molare, che non starò qui a descrivere. Anche quelli che non vogliono andare fino in vetta potranno godere di splendidi panorami, in particolare se non soffrono di vertigini. 
   
A sud del Molare c’è un cocuzzolo (1.398.m, in primo piano nella foto a sx) che è raggiungibile con relativa facilità percorrendo il sentierino indicato in nero nello schizzo e poi raggiungendone la cima arrampicandosi in direzione Molare. Chi non si sente sicuro avrà comunque l’occasione di apprezzare una vista di Positano (foto a dx) e delle ripide balze del versante sud dei Lattari che molti si perdono pur passando a pochi metri di distanza.
L’accessibilità a quest’area è garantita dal sentiero Campo del Pero (strada) - Casa del Monaco - Conocchia e da quello Santuario (strada) - Acqua Santa - Molare. I percorsi, spesso tortuosi, che includano il crinale Conocchia - Molare sono pressoché infiniti e tutti estremamente vari ed interessanti sotto ogni punto di vista.

Ci vediamo a Punta Bandera.

lunedì 30 novembre 2015

Don Antonio Maestro de Trompo (app. al post precedente)

Il protagonista di questo video (del primo tipo) è un vero professionista del trompo, e non solo. Nei primi secondi del filmato c'è addirittura il suo biglietto da visita leggendo il quale si apprende che è tornitore di oggetti di legno tradizionali, non solo di vari attrezzi per passatempi, ma anche utensili da cucina ed altro. Si propone anche per "esibizioni di trompos".


In questo filmato, girato all'esterno di una stazione della metropolitana di Medellin (Colombia) Don Antonio Dìaz mostra varie "figure acrobatiche" del trompo, specificandone il nome una per una. 
Nel corso della mia ricerca ho constatato che la maggior parte delle clip riguardano acrobazie e non sfide fra più persone. Inoltre per questo tipo di uso dello strummolo si usa una cordicella molto più lunga di quella che si utilizzava per lanciarlo nell'intento di colpire quello dell'avversario.
Godetevi il video.  

domenica 29 novembre 2015

Trompomanìa = Strummolomania

Di tanto in tanto, purtroppo non abbastanza spesso, si può celebrare con estremo piacere un “ritorno al passato”. Il fatto è ancora più apprezzabile in quanto in questo caso si tratta di un passatempo molto più economico delle playstation e derivati, non crea dipendenza, aiuta a socializzare ed invita a stare all’aria aperta. 
Trompos boliviani pronti all'uso.

Da pochissimo a Tenerife è scoppiata la mania del trompo, identico al famoso strummolo napoletano, non so se trottola sia termine italiano preciso, a me sembra troppo ampio e mi dà più l’idea di un passatempo solitario per bambini piccoli. Al contrario, con lo strummolo si gareggiava, in vari modi, secondo regole ben precise, variabili però da luogo a luogo. Si tratta di un attrezzo più che un giocattolo certamente vecchio di oltre 2.000 anni essendo citato sia in testi greci che latini (perfino da Catone). Oltre questa “estensione temporale” è notevole la sua estensione geografica vista la diffusione in oriente fino al Giappone e, chiaramente in secoli più recenti, diffusissimo in America Latina introdotto dai conquistadores. In questo primo video vedrete cosa si può fare con un trompo, ma è ovviamente solo una prova di abilità.
NON VI PERDETE QUESTO FILMATO  (2'06")
  
Nel secondo video si vede un incontro a squadre in occasione di una festa tradizionale nel nord dell’India. Nei primi 40" si vedono solo le teste e parte del busto di alcuni "strummolieri", ma poi la sfida si fa interessante ed è ben visibile.
In quest'ultimo, invece, dei ragazzini cinesi (quello con la camicia a quadri e quello con i pantaloncini celesti sembrano i migliori del gruppo)giocano e si esibiscono “liberamente”.

Potrete trovare un'infinità di video del genere utilizzando, per esempio le parole chiave "trompo tradicional" o "traditional spinning top". Io ne ho trovati, ed in parte visto, di Messicani, giapponesi, cileni e coreani ma certamente ce ne saranno anche di altre nazionalità. 
Come qualcuno sa, nel 1992 scrissi Barracca 'o rutunniello, cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto e altri giochi dimenticati, libro nel quale descrivevo i passatempi più diffusi che si praticavano in strada fino ad una cinquantina di anni fa e fra essi era ovviamente compreso lo Strummolo
Qui al lato, copertina della I edizione.
Nel 2011 ne ho prodotto una seconda edizione virtuale in pdf (80 pagg.) scaricabile gratuitamente da questa pagina che contiene anche una breve introduzione. Il capitolo dedicato allo Strummolo inizia a pag. 53 e vengono descritte le caratteristiche del gioco nostrano e di alcune varianti.
Plaza del Charco, Puerto de la Cruz: tutti ad arruta’, ragazzine e ragazzini


Tuttavia, fra i trompos attualmente in giro a Puerto de la Cruz, non ne ho visto nessuno in legno. Ce ne sono di gomma, di metallo leggero, di plastica, alcuni trasparenti e parzialmente riempiti d'acqua. Anche le corde per avviarlo sono "fuori norma" essendo esageratamente lunghe anche se è meglio così che troppo corte. 
A proposito della lunghezza della funicella vale la pena di ricordare un modo di dire molto significativo: s'aunesciono 'o strummolo a tiritippete e 'a funicella corta (si uniscono lo strummolo a tiritippete e la corda corta). Uno strummolo veniva definito a tiritippete (o tiriteppola) quando non era ben bilanciato e quindi roteava poco ed in modo irregolare e traballante. Di conseguenza l'espressione si usava riferendosi a cose o persone con più di un difetto grave.