giovedì 12 febbraio 2015

Tracce gps e isoipse spesso non collimano

In attesa di ricevere da Luigi le tracce per aggiornare la cartina di Capri (vedi commento al post precedente) ritorno sull'argomento gps. Come ho già ribadito più volte, questa tecnologia può essere utile, deve essere utilizzata con cognizione di causa, i dati devono essere interpretati, non è il Demonio, ma neanche la Bibbia o sentenza di Cassazione. Nell'aggiornamento dovrò tenere quindi conto degli spazi e della leggibilità, restando quanto più attinente alla realtà.
Chi si occupa di cartografia sa bene che questo moderno problema si va ad aggiungere ai tanti altri che, di fatto, impediscono la realizzazione della carta perfetta, in particolare se derivata. "La carta perfetta non esiste" non è una scusa, bensì di un postulato della cartografia, messo ben in chiaro all'inizio di ogni testo o manuale che tratti la materia. Non volendomi impegolare addentrare in una discettazione senza fine mi limito ad accennare ad un paio di problemi irrisolvibili. 
Accantonata l'idea della terra "piatta" e vedendola come è (sferica o, meglio, un geoide) i cartografi si sono trovati ad affrontare una prima insormontabile difficoltà: rappresentare una superficie sferica su una piana. La topologia (scienza matematica) dimostra, senza lasciar spazio a dubbi o eccezioni, l’impossibilità di dell’operazione, se non rinunciando al rigore scientifico mediante adattamenti. E ciò ancor prima di considerate l'ulteriore problema della geomorfologia, dei rilievi. Le proiezioni potranno essere fedeli solo a determinati parametri, a discapito di altri. Esistono carte equidistanti (mantengono le proporzioni delle distanze), equivalenti (superfici), isogone (angoli), ma per soddisfare uno qualunque dei suddetti criteri si devono per forza non rispettare gli altri.
Anche per il secondo problema, più “filosofico”, si deve effettuare una scelta, o una mediazione, fra tre qualità specifiche delle mappe: completezza, accuratezza e precisione.
Ma torniamo al titolo del post. Ammesso e non concesso che una traccia gps possa essere assolutamente perfetta, non potrà certamente collimare con i dati di una carta non perfetta (come detto, non esiste). Introduco ora un nuovo elemento "destabilizzante": la generalizzazione. Questa tecnica, ineludibile e soggettiva, si accentua con il diminuire della scala. Quando, come è prassi comune, si va a sovrapporre una traccia gps ad un disegno esistente (carta base) si va ad accostare una linea - teoricamente precisa e perfetta - a tante altre (le isoipse) che sono frutto di generalizzazione, quindi non precise per definizione. Ecco due ingrandimenti di carte al 25.000 (I.G.M. e Regione) che pur avendo la stessa base hanno un impatto visivo ben diverso. Immaginate di dovervi sovrapporre una stessa traccia sulle due mappe … oltre ad avere difficoltà a non coprire elementi significativi, passeranno per punti diversi e a quote diverse da quelle reali.
   
Specialmente in territori estremamente scoscesi come quello dei Monti Lattari le curve di livello (isoipse) sono molto ravvicinate e non è possibile tener conto dei brevi tornanti e delle rientranze che invece possono essere registrate dai gps. Dico “possono” in quanto può capitare anche l’esatto opposto con valloni stretti, seppur notevoli, disegnati in mappa ma non rilevati dal gps. Infatti in presenza di valli strette e rocce (p.e. Riserva Ferriere, Passetiello, Crapolla) la precisione è ridotta e talvolta addirittura si perde il segnale. Di conseguenza una sovrapposizione congrua e plausibile risulta estremamente improbabile, praticamente impossibile.
Che fare? La soluzione più semplice (= la meno corretta) è quella di collimare i punti estremi (certi) della traccia senza preoccuparsi del suo andamento e sperare che fra essi non si creino grosse incongruenze. Non volendo procedere in questo modo poco ortodosso, basato solo sul caso, restano due possibilità (combinabili):
  • adattare la traccia al disegno
  • adattare il disegno alla traccia

Sembrano equivalenti, ma in effetti la seconda procedura è praticabile solo avendo la carta base in formato vettoriale. La soluzione migliore, a mio parere, e quella di trovare soluzioni intermedie caso per caso tentando di riferirsi a punti e situazioni cospicue. Lavorando su una carta base in formato raster (jpg, tiff, bmp, ecc.) si potrà intervenire solo sulla traccia gps e ciò è un limite, se non un controsenso, in quanto si va a modificare la linea che (almeno in teoria) è la più precisa. 
Infine, ci sono quelli che, senza crearsi tutti questi scrupoli e problemi, non si avvalgono neanche di una carta base degna di tale nome limitandosi a scaricare quanto serve da Googlemaps, dopodiché tirano qualche linea colorata "a occhio" e hanno la carta bella e fatta senza aver tenuto minimamente conto di dislivelli, transitabilità e qualità dei sentieri.

martedì 10 febbraio 2015

La cartina di Capri in attesa di essere aggiornata

La cartina dell'intera isola di Capri che da poco ho rieditato, migliorandone la qualità e unendo i tre pezzi nei quali era suddivisa, ha oltre 10 anni di vita. Infatti mi fu commissionata nel 2003 dalla guida escursionistica Luigi Esposito nella sua veste di presidente dell'associazione Capri Outdoors.

Come tutte le cartine anche questa ha bisogno di essere aggiornata anche se, per le caratteristiche proprie del territorio, i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni sono minimi e raramente sostanziali. La fitta rete di stradine difficilmente potrà cambiare e il disegno iniziale, essendo derivato dalle mappe catastali, è senz'altro uno dei più precisi fra quelli disponibili.
Considerato che ricevo spesso commenti in merito alle cartine (positivi in particolare per questa di Capri) pare che sia tutt'ora la più affidabile anche per quel che riguarda i sentieri in generale, pur non essendo stati ancora riportati alcuni cambiamenti che interessano Monte Solaro e l'area circostante Villa Jovis, dei quali sono a conoscenza. A breve (nei prossimi mesi) spero di andare a fare un sopralluogo di persona, ma probabilmente prima di allora lo stesso Luigi mi comunicherà con precisione le modifiche da apportare.
Quindi, per quando riguarda le rotabili e pedonali (per la maggior parte delle quali viene anche riportato il nome) non dovreste avere sorprese. Per i sentieri il solito buon senso è sufficiente e ricordate che i percorsi suggeriti (indicati con numero e tratteggio in rosso, elencati nel riquadro a sud di Marina Piccola) hanno tutti segnavia rosso e l'inizio di ciascuno di essi è evidenziato da due barre verticali egualmente rosse.
Sarò grato a chi vorrà segnalarmi ulteriori variazioni necessarie e sostanziali, in particolare per i tratti lontani dai centri abitati.

domenica 8 febbraio 2015

Humphrey Bogart e John Huston a Ravello (1953)

Andando in giro per Ravello si notano varie targhe che segnalano gli edifici nei quali famosi personaggi del passato hanno dimorato. All'inizio della larga scalinata (viale Wagner) che dalla piazza mena alla parte più alta del centro dove molti secoli fa i nobili della Repubblica eressero i loro Palazzi, ora trasformati in prestigiosi alberghi, ne spicca una non legata ad un singola persona bensì un film (Beat the Devil, distribuito in Italia come Il tesoro dell'Africa). Su di essa, però, sono anche riportati i nomi di alcuni celebri personaggi che, in varie vesti, vi parteciparono:
John Huston, regista (Il tesoro della Sierra Madre -vinse l’Oscar-, La regina d’AfricaGiungla d'asfalto)
Humphrey Bogart (CasablancaIl falcone malteseLa regina d’Africa -Oscar)
Jennifer Jones (Bernadette -Oscar-, Duello al sole)
Gina Lollobrigida (essendo italiana è inutile presentarla)

Peter Lorre (M il mostro di DusseldorfCasablancaIl falcone maltese)
Ma oltre a questi 4 ben noti attori facevano parte della troupe anche lo scrittore Truman Capote (In cold bloodColazione da Tiffany), co-autore della sceneggiatura, e Robert Capa, uno dei migliori fotografi dell'epoca.
   
A dire il vero, nonostante il coinvolgimento di tutti questi grandi nomi, il film fu tutt'altro che un successo e si dice che addirittura portò Bogart (co-produttore) a un passo dalla bancarotta. Per dare un'idea del fiasco, posso dire che fra i tanti americani che ho guidato fra le stradine di Ravello nel corso degli ultimi 20 anni, non ne ho trovato uno che lo avesse visto e solo a pochi il titolo non era del tutto sconosciuto.
Da cinefilo e amante delle immagini d'epoca quale sono, nonostante la minima diffusione della pellicola, già un paio di anni fa ero riuscito a trovarla su archive.org essendo di pubblico dominio (e quindi legalmente scaricabile) e da ieri ho anche il dvd. Ora, come potete vedere in basso, si trova anche online a 720p, ma il file originale non è un granché.

Anche a chi non interessa il film in sé, potrà interessare guardarlo per apprezzare scorci della Ravello del 1953Riconoscerete senz'altro la piazza di Ravello con i suoi bar, la terrazza di Villa Cimbrone, ma vi vedono anche Atrani, vari tratti della strada a est di Maiori con la torre Normanna sullo sfondo, Scala vista da Ravello. Chi scorrerà le immagini con tal proposito, sappia però che il film è ambientato in Costiera solo per la prima metà, con molte scene all'interno, e che anche in quelle esterne i protagonisti sono spesso in primo piano oscurando quasi completamente lo sfondo. Mi sono dovuto impegnare per fissare qualche decina di fotogrammi nei quali comparisse qualche elemento interessante o almeno identificabile. 
   
Mi resta la curiosità di sapere se effettivamente esistesse la Pensione Bristol (fotogramma a sinistra ... spero che qualche ravellese risolva il mio dubbio) e chiudo con un altro quesito. Qualcuno vicino alla settantina si riconosce fra le giovani comparse (molto probabilmente anche loro di Ravello) che proprio all'inizio del film seguono i coniugi Chelm, interpretati da Jennifer Jones e Edward Underdown, mentre percorrono via Roma dirigendosi verso la Piazza? Probabilmente, grazie alla chiarezza dell'immagine, anche molti altri potranno identificare i 5 bambini e forse anche quello la cui faccia appare solo a metà in basso a sinistra.

venerdì 6 febbraio 2015

Valle delle Ferriere - avvisi e suggerimenti

Dopo le precisazioni relative al Sentiero degli Dei, tratto ora brevemente della cartina della Valle delle Ferriere a monte di Amalfi che, dal punto di vista escursionistico, è certamente più complessa e ricca di sentieri. Questa sua caratteristica permette l'organizzazione di innumerevoli itinerari, di difficoltà e impegno molto vari, ma conta anche tanti incroci non sempre chiari e bivi che "invitano" a seguire la traccia sbagliata. 
La mappa che ho compilato non comprende tutti i sentieri (impresa impossibile a questa scala), ma fornisce un'idea generale delle distanze, dislivelli (importanti), degli andamenti dei sentieri principali e degli incroci ai quali è necessario prestare attenzione.
I percorsi più frequentati sono quelli che ho sempre indicato come basso, fra Pontone e Amalfi (con deviazione fino alla Riserva), e alto fra Pogerola e Scala (Campidoglio, Minuta o Pontone) e quindi, in questa sede, mi limiterò a parlare di essi. Una analisi, per quanto essenziale, delle numerose varianti, scorciatoie, raccordi e sentieri principali segnati dal CAI che dalla valle conducono a San Lazzaro, Megano, S. Maria ai Monti, Mustaculo, ecc. richiede certamente più spazio e forse più di un post.

Avvisi e suggerimenti agli escursionisti
  • L'attraversamento del Canneto (il corso d'acqua che sfocia ad Amalfi) lungo il percorso alto, in località Fic' 'a noce, non è sempre semplice ed in caso di notevole portata d'acqua può risultare difficile non bagnarsi. Passare sulle pietre (spesso scivolose) a fior d'acqua sarà più semplice per chi usa i bastoncini, ma chi non vuole rischiare di camminare per il resto dell'escursione con le scarpe zuppe potrà affidarsi alla tecnica più sicura: levarsi le scarpe e guadare (la profondità è minima, ma a causa della corrente aspettatevi di bagnarvi fin oltre i malleoli).
  • Il bivio più ingannevole è quello che si presenta a chi vuole andare a Pogerola provenendo da Fic''a noce, a nord di Punta Cianfone (indicato dalla freccia rossa nello stralcio a destra). Prestare attenzione! Se si prosegue diritto lungo il sentiero (più largo e in piano, ma solo all'inizio) si finisce nella parte bassa della valle incrociando il percorso Giustino Fortunato fra la Riserva e TavernatePer Pogerola si dovrà invece seguire il sentiero a destra che molti addirittura non notano. Eppure ci sono dei segnavia CAI bianco/rossi che indicano il breve e ripido percorso, stretto fra la vegetazione, che vi condurrà ad un punto panoramico (in carta corrisponde all'indicazione di quota 468).
  • La sezione del succitato percorso Giustino Fortunato fra la Riserva e Tavernate non è consigliata a chi soffre di vertigini e presenta un paio di passaggi che richiedono attenzione, in particolare quando la roccia è bagnata o semplicemente umida, ovviamente ancor di più se percorsi in discesa. Le vostre calzature, in particolare le suole, possono influire molto.
  • Un altro bivio "ingannevole", ma meno del precedente, si incontra andando da Pontone verso la Ferriera. Poco dopo aver terminato il tratto lastricato tralasciate un evidente sentiero che scende in direzione opposta verso la valle e salite invece per qualche decina di metri a destra della piccola costruzione dell'acquedotto. Subito dopo scendete a sinistra percorrendo un paio di tornantini e proseguite in piano attraversando il vecchio ponticello che avrete già notato. Un paio di centinaia di metri vi separano dalla Ferriera.
  • Ricordate che la Riserva è recintata e la visita regolamentata. Informatevi circa le modalità di accesso qualche giorno prima di andarci. Cambiano di anno in anno … non so niente per il 2015.

Per tutto il resto il buonsenso dovrebbe essere più che sufficiente per tenervi lontani dai problemi e non correre inutili rischi.

NB - Questo post, così come il precedente, è chiaramente rivolto a chi ha intenzione di andare in giro autonomamente o con amici, senza affidarsi ad una guida o aggregarsi ad altri e non certo agli esperti frequentatori abituali della Valle. Tuttavia questi ultimi, ove ne ravvisassero l'opportunità, potrebbero integrare i suesposti avvisi portando all'attenzione di tutti eventuali aggiornamenti significativi.

giovedì 5 febbraio 2015

Sentiero degli Dei - approfondimento

Aggiornate le mie cartine più richieste e scaricate, penso sia ora doveroso fornire qualche ulteriore informazione agli escursionisti meno esperti o, quantomeno, a quelli che non conoscendo l'area si devono affidare, giustamente, a una mappa. Comincio con il Sentiero degli Dei e mi soffermo soprattutto sui simboli creati all'uopo per questa cartina consistenti in numeri rossi racchiusi in un quadrato e che aumentano procedendo da Nocelle a Bomerano
Indicano l'ubicazione delle mattonelle che furono posizionate vari anni fa per facilitare la comunicazione (inequivocabile) del luogo dal quale fosse arrivata una richiesta di soccorso. Ottima idea che purtroppo, essendo intelligente, pratica ed economica, nessuno ha pensato di riproporre per altri sentieri. Per di più, le stesse mattonelle del Sentiero degli Dei sono state trascurate tanto che molte di esse sono scomparse (rimosse, cadute o rubate poco importa ... mancano). Un paio di anni fa con amici agerolesi abbiamo pensato bene di "disegnare" le mattonelle mancanti (un semplice quadrato rosso con numero al centro) in modo da dare continuità alla numerazione. Al momento, tuttavia ancora non c’è l'indicazione della numero 1 alla base della prima scalinata "seria" che si incontra partendo da Nocelle (ma si vede un E1 in azzurro). Per facilitare il compito a chi ci vuol far caso ho anche distinto le postazioni con mattonelle vere da quelle "verniciate", (simboli in legenda) almeno uno sa cosa cercare ed una volta trovatene una si sa esattamente dove ci si trova. Come è evidente anche a colpo d’occhio, sono ben distribuite e ciò significa che se per parecchie centinaia di metri non se ne vedono o si è molto distratti o si sta procedendo su un diverso sentiero.
Ricordo a chi non l’ha mai percorso che nella parte centrale del Sentiero si può scegliere fra due percorsi (simili per lunghezza e dislivello) che io indico come opzione alta e bassa. Tornando al tema mattonelle, sappiate che fra la 7 (bivio Cisternuolo) e la 11 (Colle la Serra) i numeri si susseguono regolarmente a monte e a valle con la differenza, però, di essere seguiti dalla lettera a o b. Probabilmente le lettere furono scelte solo per essere le prime due dell'alfabeto, ma si adattano bene anche ad essere interpretate come iniziali di alto e basso.
Concludo affrontando il (grande) problema logistico che sempre si presenta a chi si propone di percorrere il Sentiero degli Dei. A parte il fatto che i trasporti pubblici per raggiungere i punti estremi del (Bomerano e Nocelle) non sono frequentissimi (e qualcuno neanche affidabile) ricordo che il classico uso di due macchine è improponibile in quanto l'alternativa ai 6 km di sentiero sono oltre 30km di strade tortuose e trafficate e in parte strette. Restano quindi due soluzioni:
  • percorrerlo andata e ritorno (con anello sfruttando le due opzioni)
  • includerlo in un più lungo percorso ad anello

Nel primo caso, partendo da Nocelle si può anche semplicemente arrivare fino a Colle la Serra e allungarsi solo fino al pinnacolo prima di tornare limitando a il percorso a soli 9 km. 
Partendo da Bomerano se ci si limita all'anello fino a Cisternuolo si percorrono circa 6,5km, ogni ulteriore metro verso Nocelle dovrà, ovviamente, essere percorso due volte … a voi la scelta.
Includendo invece il Sentiero in un anello, distanze e dislivelli saranno almeno raddoppiati (itinerari di 12-16km) e la scelta dell'itinerario dovrà essere basata sul proprio stato di forma. Le alternative secondo me migliori partendo da Nocelle sono:
salita Vagnulo e poi verso la frana
salita Vagnulo e poi sentiero che costeggia il rivolo
andare verso Montepertuso e, dopo aver oltrepassato il ponte, portarsi sul sentiero Forestale – frana
In tutti i casi, una volta giunti in quota, si potrà scegliere di raggiungere Bomerano via Capo Muro, Tre Calli o Paipo. Ci sarebbe anche una scorciatoia fra Paipo e Civitella, ma la sconsiglio a chi non è esperto.
Trattandosi di circuiti, si potrà partire da una qualunque località tenendo però presente il senso di percorrenza che determina quali tratti in pendenza si vogliono affrontare in salita e quali in discesa, all'inizio o alla fine dell’escursione.

Oltre al PLANNER (in alto) eccovi qualche link altro utile:

lunedì 2 febbraio 2015

Codici QR per le 8 cartine fondamentali

Pur non essendo certamente interessato all’essere all’avanguardia per quanto riguarda i dispositivi elettronici, è altrettanto vero che mi piace sfruttarne le possibilità per comunicare (con contenuti) e per fornire dati e informazioni, in questo caso inerenti in particolare all’escursionismo e quindi alla cartografia.
Pochi giorni fa ho cominciato ad interessarmi ai codici QR e ho continuato durante il week-end ottenendo, penso, un buon risultato. Consapevole dell’aumentata velocità media di trasferimento dati e della capacità di gestire grandi immagini anche su dispositivi di dimensioni ridotte, ho provveduto a creare nuovi file delle mie cartine producendoli in qualità migliore e unendo quelle che prima ero costretto a proporre in più pezzi. Considerato che viviamo in un mondo sempre meno cartaceo e che si usano sempre di più e-book, giornali online, plastic money (carte di credito), navigatori e via discorrendo, perché non proporre anche cartine virtuali da scaricare e poi utilizzare in escursione? Visto che oltretutto il download è assolutamente gratuito penso che residenti, escursionisti, turisti e addetti del settore non dovrebbero perdere l’opportunità di scaricare (o far scaricare) e memorizzare le mappe sui loro Smartphone, iPhone o tablet.
Fra tutte quelle già compilate, ho aggiornato e modificato 8 cartine dei sentieri e delle aree più frequentate includendo quella dell’intera isola di Capri, non solo con i sentieri ma anche con i nomi della maggior parte delle strade, tutta l’area coperta dal Progetto Tolomeo (Sorrento e Massa Lubrense in una mappa unica e non più in 5 fogli) e anche il centro di Sorrento con toponomastica completa. Le altre 5 carte rappresentano sia singole escursioni come il Sentiero degli Dei e quello delle Sirenuse, sia aree ricche di sentieri come il comprensorio Monte San Costanzo, Campanella e Jeranto, Monte Faito e il Molare e ovviamente la Valle delle Ferriere (o dei Mulini che dir si voglia) di Amalfi.
Gli 8 singoli codici QR si possono copiare dalla pagina dedicata sul mio sito sulla quale troverete anche altri due QRcode che indirizzano rispettivamente alla homepage di www.giovis.com e alla pagina iniziale in inglese dello stesso, ciò a beneficio di quelli che saranno interessati ad acquisire altre informazioni, guardare foto o video, scaricare ulteriori mappe.
Per facilitare il compito di chi vuole solo fornire un servizio a terzi (p.e. alberghi, B&B, uffici turistici, Pro Loco) ho anche prodotto un file .pdf in formato A4 orizzontale contenente i suddetti 10 codici e le miniature delle 8 cartine. Una volta stampato potrà essere esposto in modo che gli interessati possano utilizzare i codici autonomamente. Chiaramente, i più creativi e interessati potranno sfruttare e proporre i codici con adesivi, piccoli cartoncini o foglietti plastificati o in mille altri modi.

PS – ai neofiti (come me fino a un paio di giorni fa) ricordo che per utilizzare i QRcode dovete avere una apposita App (scaricabile gratuitamente) sul vostro dispositivo Android. Attivata l’App, ed essendo collegati, centrate il codice nel riquadro che compare sul vostro schermo. Attendete qualche secondo finché il disegno non sia messo a fuoco e sia completata la sua scansione. A questo punto comparirà sullo schermo una finestra di conferma prima di procedere all’apertura della pagina linkata (in questo caso la cartina). Se la volete utilizzare, ricordatevi di salvarla …

sabato 31 gennaio 2015

Codici QR per cartine (veramente) HD

Un gentile Anonimo stamattina ha postato un commento facendomi notare che la cartina che si scaricava non era HD avendo dimensioni di appena 1600x1511pixel, anche aprendola in una nuova finestra. Ho quindi provveduto a caricare la cartina su www.giovis.com in tre formati diversi, vale a dire di 2000, 3000 e 4000 pixel di altezza. 
Ma sempre nell’ottica della promozione dell’escursionismo, ed in particolare degli itinerari del Progetto Tolomeo che attraversano in lungo e in largo i territori dei comuni di Massa Lubrense e Sorrento, ho fatto anche di più.
Ho creato i codici QR (per chi non li conoscesse sono quei quadratini ormai quasi onnipresenti, costituiti da strani disegni simili a labirinti) che permettono l’accesso diretto ai file. In questa pagina ho quindi raggruppato, oltre ai tre link testuali per i navigatori da PC, i corrispondenti 3 codici QR per gli utenti Android e simili (sistemi operativi di Smartphone, iPhone e tablet).
Come suggerisco nella stessa pagina tutti i gestori di strutture ricettive, in particolare quelli che offrono la connessione wifi, potranno copiare i codici, stamparli ed esporli nei luoghi coperti da segnale (reception, sala ristorante, bar, piscina, giardino, stanze ecc.).
Il solo costo (veramente insignificante) sarà quello di una stampa in nero su normale carta bianca. Gli ospiti potranno così ottenere (in qualunque momento e senza dover chiedere a nessuno) la cartina delle dimensioni più adatte al loro dispositivo, salvarla e quindi andare in giro facendola scorrere a loro piacimento. In teoria dovrebbe anche diminuire il consumo delle mappe sul classico supporto cartaceo e quindi risparmiare.
Spero che Comuni, Pro Locoassociazioni di categoria vogliano approfittare di questo servizio assolutamente gratuito. Potrebbero addirittura stampare un certo numero di codici e distribuirli a negozianti, affiggerli alle fermate degli autobus ecc.
Ai meno esperti del settore ricordo che il link è indirizzato ad un file in rete e quindi, anche in caso di futuri aggiornamenti, provvedendo a sostituire il file e lasciando lo stesso indirizzo, il codice QR resta sempre valido.

Visto che è la prima volta che utilizzo questa tecnologia, sarò grato a chi vorrà segnalarmi malfunzionamenti e/o suggerirmi migliorie.

venerdì 30 gennaio 2015

Cartina di Massa Lubrense e Sorrento in alta definizione

Nella speranza di fare cosa gradita, e dopo averne discusso anche con le altre persone coinvolte nel non facile compito di miglioramento della rete sentieristica dei comuni di Massa Lubrense e Sorrento, ho deciso di mettere online l’intera carta del territorio di Massa Lubrense e Sorrento, con gli itinerari escursionistici segnalati aggiornati, possiamo ormai dire, a febbraio 2015.

Anche per questa nuova edizione, similmente a come si è fatto in occasione di ciascuna ristampa, si è tentato di migliorare e ottimizzare gli itinerari, anche se talvolta non si è potuto fare a meno di eliminare tratti divenuti più o meno impraticabili. Rispetto al progetto iniziale del 1991, che forse alcuni ricorderanno, negli anni si sono dovuti abbandonare svariati percorsi che, seppur belli e interessanti, erano in effetti assolutamente impraticabili. Giusto per citare un esempio vi ricordo che già una quindicina di anni fa si dovette rinunciare al collegamento fra la piazzetta di Santa Maria e Sant’Anna che per un tratto costeggiava il Rivo Grande dell’Annunziata e passava nelle vicinanze di un vecchio mulino, visitabile in quanto quasi integro.
Come già dettagliatamente descritto nel precedente post, le poche modifiche apportate alla cartina nel 2015 consistono in un paio di cambi di itinerari (a monte della Guardia) e la segnalazione delle deviazioni (temporanee, si spera per il minor tempo possibile) necessarie per aggirare la frana a monte del Capo di Sorrento e a Capodarco.
La cartina che vi propongo è scaricabile e stampabile e penso di aver trovato un giusto equilibrio fra qualità del disegno e leggerezza del file. Oltre ad essere linkata a www.giovis.com nella sezione cartine, a breve sarà disponibile anche sul sito del Comune e sulle pagine delle Pro Loco.
Penso che possa essere altresì utile a tutti gli operatori turistici (in particolare per il settore accoglienza) ai quali spesso i clienti richiedono cartine anche prima del loro arrivo.

mercoledì 28 gennaio 2015

Aggiornamenti percorsi e cartine (Massa e Sorrento)

In vista della produzione e stampa di una cartina aggiornata da utilizzare per nuovi poster da sistemare su tabelloni nei principali centri abitati, sono state apportate alcune modifiche al disegno concordate con i responsabili comunali e, per quanto di loro interesse, anche con il CAILe novità principali consistono nella segnalazione delle deviazioni resesi necessarie per aggirare  le interruzioni causate da frane (un paio, non sanabili in tempi brevi), delle pessime condizioni del già noto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) fra Monte di Monticchio e Recommone e qualche altra piccola variante al progetto originale. Ma andiamo per ordine.

Sentiero con segnavia rosso fra Massa Lubrense e Sorrento (per evitare fraintesi quello più a valle che passa per Pantano e Vigliano). Come è noto a tutti, l’anno scorso si verificò un notevole smottamento di terreno che da tale itinerario arrivò fin sulla strada provinciale che di conseguenza fu chiusa per varie settimane. La “voragine” lasciata nel punto dal quale si staccò la frana ha inghiottito buona parte del tratto di strada fra l’incrocio con via Pantano e l’inizio di via Fontanella rendendo assolutamente impraticabile il transito lungo il vecchio itinerario. Nello stralcio al lato la zona è evidenziata con reticolo rosso e la deviazione per via Li Simoni e via Paradisiello è indicata con cerchietti, anch’essi rossi.

Una situazione simile, seppur di molto minore entità, è quella all’inizio di via Fontana di Nerano, attacco da via Capodarco. In questo caso il blocco creato dal crollo delle scale è molto più facilmente aggirabile percorrendo solo pochi metri in più lungo la rotabile per Marina del Cantone e riportandosi sul percorso con segnavia azzurri.

Molti ricorderanno certamente il post relativo al percorso fra Monte di Monticchio e Recommone (oltre questo, ce ne sono anche altri due sullo stesso tema) e quindi non mi ripeto, ma chi non conoscesse la problematica è invitato ad andarlo a leggere, compresi i relativi commenti. Si è quindi scelto di indicare (a preferenza) l’uscita dal sentiero CAI in prossimità dell’inizio della pineta percorrendo la via vicinale (recuperata un paio di anni fa) che conduce facilmente a via Spina. Il tracciato dal bivio fino a Recommone è indicato con un nuovo simbolo (spiegato in legenda) che anche alla semplice vista dà l’idea di un peggioramento del sentiero.
* Lungo lo stesso sentiero CAI 300 è stata concordata una modifica per i collegamenti con Crapolla e la Guardia (bivio per il Monte di Monticchio). Finora l’Alta Via e il sentiero azzurro Sant’Agata - Crapolla avevano il tratto via Nula – Guardia in comune. 
D’ora in poi il collegamento con Torca sarà consigliato lungo un percorso più facile e breve per via Casalvecchio mentre quello con Sant’Agata utilizzando via Crapolla, stradina cementata e quindi sempre praticabile.
Guardando la cartina si nota anche che queste due varianti sono anche le più logiche e per questo già utilizzate da chi conosce il territorio.

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Questi pochi nuovi simboli sono stati aggiunti sotto alla già esistente legenda in italiano ed inglese in un riquadro separato e con caratteri in rosso con il titolo AVVISI * WARNINGS
Penso che sia chiaro a tutti che si tratta di avvertimenti relativi allo stato attuale dei sentieri (inizio 2015) e che le situazione potrebbero evolversi positivamente (almeno si spera) ma, visto che alla stagione escursionistica mancano solo un paio di mesi, è presumibile che almeno per quest'anno questi problemi di transitabilità resteranno così come sono al momento.
Per quanto ne so, a breve sia queste deviazioni (seppur temporanee) che i cambiamenti di itinerari dovrebbero essere opportunamente segnalati con i soliti segnavia e, nei casi necessari, con tabelle. 
Tutti coloro che distribuiscono le cartine dei sentieri fra Massa Lubrense e Sorrento sono invitati a far notare gli AVVISI a chi le chiede con l'evidente intenzione di effettuare queste escursioni. 

domenica 25 gennaio 2015

I 5 (per ora) tralicci di via Jeranto

Portata a termine ieri la prima parte dell'Operazione Tralicci, stamattina sono andato a fare un breve sopralluogo verso Jeranto per poi poter sollecitare chi di dovere avendo la situazione ber chiara. Il problema, come avevo già anticipato, è più complicato di quello della Campanella, dimostratosi relativamente semplice, come previsto.
Per ora ho contato 5 tralicci, dei quali due in piedi e tre abbattuti, e due di questi si trovano in luoghi abbastanza impervi. Non escludo che ce ne possano essere altri non a vista. 
Ho anche preparato una semplice cartina sulla quale ho indicato la loro posizione approssimativa e li ho anche numerati da 1 a 5 riportando i numeri sia in mappa che sulle foto caricate su Google+.
Mi sembra di aver indicato chiaramente che il primo ed il terzo sono quelli eretti. Il secondo è visibile solo dopo averlo oltrepassato e si trova in posizione abbastanza precaria, ma per fortuna a valle del sentiero.
Il quarto è visibile sul ciglio di una piccola falesia, ma chi vuole vedere il quinto (la foto è di un precedente sopralluogo, si nota anche dalla luce) deve abbandonare il sentiero per Jeranto e deviare verso la Grotta dei Crapari. Come si vede, il traliccio si trova a traverso del poco frequentato sentierino. 
Le dimensioni di questi piloni sono ben maggiori di quelli della Campanella il che non è un gran problema per quelli a terra, ma certamente il lavoro di smantellamento degli altri due si prospetta abbastanza complicato. 
Spero di convincere l'Amministrazione Comunale a rilasciare al più presto autorizzazione al taglio di quelli già a terra in modo da poter cominciare a procedere con la rimozione. Come dimostrato ieri,  trovare volontari, gente di buon senso e con spirito di collaborazione, non è un problema. L'importante è avere il permesso per operare e iniziare a portare via i pezzi, anche pochi alla volta.
Nel frattempo si studierà anche il modo migliore per smantellare i due tralicci in piedi, nella massima sicurezza sia per le persone che per l'ambiente.

sabato 24 gennaio 2015

Tralicci a via Campanella...missione compiuta!

Come avevo ottimisticamente previsto (evidentemente non sbagliavo) la questione tralicci arrugginiti e abbandonati ai lati di via Campanella è stata brillantemente e velocemente risolta.
   
Invece di andare a scavare fra le carte per capire di chi fossero, chi li avesse già sezionati ma non recuperati, chi li avrebbe dovuti rimuovere già da tempo, chi è passato tante volte di lì ma non si è attivato in alcun modo (me compreso … fino a qualche settimana fa) ho preferito la via della persuasione e del dialogo senza pensare all'appartenenza politica, attività e residenza dei miei interlocutori.
Ho trovato, come mi aspettavo, tanta gente disponibile a fare la loro parte (chi burocraticamente e chi manualmente) e in sole due settimane è stata portata a termine la prima parte dell’Operazione tralicci abbandonati.
La seconda è certamente più complicata in quanto quelli presenti lungo via Jeranto sono tutti interi ed uno di essi si erge ancora al lato del sentiero. Si dovrà quindi prima provvedere a ridurli in pezzi più piccoli in modo che siano facilmente trasportabili e poi si penserà al trasporto a spalla fino a Nerano. Quindi ci potrà volere un po' più di tempo, ma spero che entro Pasqua sarà risolta anche quest'altra questione. 
   
Si spera che nel frattempo non compaiano “scienziati”, di quelli che capziosamente sollevano problemi e ostacoli e cercano cavilli per impedire di portare a termine operazioni motivate esclusivamente dal buon senso e possibili grazie alla buona volontà di alcuni.
Come scritto nel breve testo introduttivo dell’album da poco pubblicato su Google+ , il trasporto dei tralicci che giacevano abbandonati da anni lungo via Campanella, effettuato poche ore fa, è stato possibile grazie la collaborazione (gratuita) di una dozzina di cacciatori di Termini (circolo ANUU), alcuni escursionisti FREE provenienti anche da altri comuni, un paio di rappresentanti della Protezione Civile e altri volontari fra i quali c'era anche l'Assessore responsabile della sentieristica.

venerdì 23 gennaio 2015

Las Pinturas de Castas

Riguardando con maggiore attenzione lo schema delle caste ho notato una significativa differenza che fa supporre che gli spagnoli non considerassero negros e indios allo stesso livello, ma “preferissero” questi ultimi. Infatti i nipoti di un mestizo potevano tornare ad essere españoles purificandosi in due sole generazioni. Osservate le due sequenze iniziali e comparate la discendenza di una india
1. Español con india: mestizo
2. Mestizo con española: castizo
3. Castizo con española: español
con quella di una negra
4. Español con negra: mulato
5. Mulato con española: morisca
6. Morisco con española: chino
Pur aggiungendo “sangue castigliano”, da una negra non poteva discendere un español … almeno in due sole generazioni. Non sono riuscito a scoprire quante ne sarebbero state necessarie, ammesso che fosse possibile.
Oltre alle caste già citate nel post precedente il cui nome era in effetti una brevissima frase con tanto di verbo, penso sia significativo quest’altro caso elencato al numero 7Chino con india: salta atrás (salta indietro). Oltre a sembrare una disposizione del Gioco dell’oca o di Monopoli è molto simile al 16 (torna atras = torna indietro) ed in entrambe i casi è evidente che da quell’incrocio derivava una perdita di rango.
Una ultima osservazione prima di abbandonare questo intricatissimo argomento. In particolare lungo le coste atlantiche sono state molto comuni le coppie composte da un coniuge di etnia africana (detto in modo generico negro) e l'altro appartenente ad una delle tante etnie native delle Americhe (indigena india). I loro figli, indipendentemente dall'essere il padre o la madre di origine africana) erano gli zambo, appellativo molto poco gentile e certamente non "politicamente corretto", come si direbbe oggi, in quanto zambo è il nome di un tipo di scimmia, l'aluatta dal mantello (Alouatta palliata, foto a sinistra). 
In altre aree erano però indicati anche con altri nomi come garifuna nel Caribe e lobo in Messico anche se lì lo stesso termine era attribuito anche ai figli di un Salta atrás con mulataA dimostrazione del doppio significato di lobo vi propongo, in contrapposizione con quella inserita nell'altro disegno, una ulteriore e specifica “pintura de castas”. Questa mi sembra particolarmente notevole, oltre che per lo stile pulito e naif (ricorda un certo tipo di ex-voto), anche per la dovizia di particolari come i ceppi con le catene, il mulino, il trasporto del legname, il corral, il bambino trasportato dalla madre nel modo tradizionale (tutt'oggi molto utilizzato) che le consentiva di avere le mani libere per poter lavorare.   




Al principio del XVIII secolo lo stile pittorico della Pintura de castas riscosse un certo successo e si dice che perfino Carlo III (re di Spagna dal 1759 al 1788, già Re di Napoli 1734-1759) si interessò molto a questa tendenza. Le composizioni rappresentanti in genere una famiglia composte da genitori di razza (o casta) diversa con uno o più figli secondo la classificazione razziale venivano spesso integrate con un breve testo che specificava le origini dei genitori e la casta del figlio. Ma un ulteriore grande interesse (per i posteri) è rappresentato dal fatto che molte pinturas descrivevano dettagliatamente la vita familiare e le attività più comuni e si possono quindi osservare vari tipi di abbigliamento, utensili, cibi, mobilia, abitazioni. In effetti i disegni, singoli o raccolti in pannelli, avevano proprio questo obiettivo: far conoscere in Europa gli abitanti della Nueva España del ‘700 e i loro costumi.
Come già accennato, i nomi delle caste, la discendenza e la sequenza non sono sempre uguali e delle tante liste nessuna è definitiva. Solo le prime 5 (nel classico schema di 16) coincidono.
Concludo con qualche link che spero troverete interessante
 

  

   

giovedì 22 gennaio 2015

Caste, razze e colori della pelle (e breve seguito post precedente)

Appendice al post sul multitasking: articolo apparso sul Corriere della Sera (quindi in italiano) che ricalca abbastanza fedelmente quello in inglese che vi avevo proposto ieri.
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Caste, razze e colori della pelle
Tutto è cominciato guardando un film di Spike Lee nel quale venivano pronunciate in varie occasioni le parole quadroon e octoroon. Dato il contesto era abbastanza facile capire di cosa si parlasse pur non conoscendone l’esatto significato. La sera successiva i due termini venivano di nuovo citati in un’altra pellicola dello stesso regista e quindi al termine del film sono andato a verificarne il senso. Come era logico supporre erano riferiti alla razza, e benché in entrambe i casi a parlare fossero afroamericani newyorkesi dei nostri tempi, l'origine risale a molti secoli fa, all’epoca della colonizzazione delle Americhe. Il criterio per attribuire  questi "titoli" era rigoroso e si basava sulla percentuale di sangue “indigeno” o “africano” che scorreva nelle vene.
I figli di genitore europeo e di uno “di colore” erano mulatti i cui eventuali figli avuti con un marito o moglie europei venivano definiti quadroon in quanto avevano 1/4 di sangue indio o africano. I figli di un/una quadroon con coniuge bianco erano invece octoroon, con solo 1/8 di sangue non europeo.
Per citare un esempio famoso, ricordo che il generale della Rivoluzione Francese Alexandre Dumas è stato l’uomo di colore (in effetti era mulatto) più alto in grado fra tutti gli eserciti europei. Nacque a Santo Domingo da un nobile spagnolo e una schiava di origine africana. Portato dal padre in Francia divenne automaticamente uomo libero essendo lì la schiavitù già stata abolita da vari secoli. Studiò e successivamente si arruolò diventando in seguito un famoso generale stimato dallo stesso Napoleone e temuto dai nemici che a causa della sua carnagione probabilmente unica fra gli ufficiali dell'epoca lo soprannominarono il Diavolo Nero. Il figlio, suo omonimo e conosciuto come Alexandre Dumas padre, superò di gran lunga la fama del padre, per ben altri motivi, essendo l’autore di romanzi come Il Conte di Montecristo e I tre Moschettieri. Anche questo famoso quadroon chiamò suo figlio Alexandre Dumas (figlio), ovviamente un octoroon, anch’egli scrittore ma che si interessò più di teatro scrivendo tra l’altro La signora delle camelie, adattata poi nell’opera La Traviata (Verdi). I tre omonimi Sarebbero stato quindi possibile distinguerli anche come A. D. il mulatto (il generale), A. D. il quadroon (padre) e A. D. l'octoroon (figlio).
I termini derivano da simili parole castigliane (terceróncuarterónquinterón) che però seguivano un criterio leggermente differente. Infatti: 
  • blanco (europeo) + negro = mulato
  • blanco e mulato = cuarterón
  • blanco e cuarterón quinterón
  • blanco quinterón (finalmente) = blanco
In America Latina, in luoghi e periodi diversi, questi termini venivano usati in modi differenti e tercerón attribuito a una terza generazione era quindi sinonimo di octoroon (in inglese) e di quinterón di altri paesi, tanto per aumentare la confusione ... 
Ma torniamo alle denominazioni più precise (almeno per i sedici casi più frequenti) così come erano definite dal sistema coloniale delle caste stabilito dagli spagnoli (niente a che vedere con il sistema indiano), che con minime varianti venne adottato anche dai colonizzatori portoghesi e francesi. Per gli spagnoli si presentava anche la necessità di distinguere di quale etnia fosse la coniuge di un europeo (chiaramente questo era il caso più comune per la scarsezza di europee) vale a dire una india (indigena) che partoriva mestizos o una negra che generava invece mulatosHo cercato in rete una delle classiche rappresentazioni pittoriche di questa classificazione delle quali ero a conoscenza per averne viste in Messico e ho reperito questa riproduzione di ottima qualità che qui vi propongo  (cliccare sull'immagine per ingrandirla).
Nello schema, nella sua semplicità molto chiaro, troverete caste probabilmente mai sentite nominare, ma sappiate che esistevano ulteriori nomi attribuiti a successivi "incroci". Per esempio: 
  • mestizo + mulato = apiñonado 
  • indio + mestizo = cholo o coyote.
C'è anche da sottolineare che i nomi delle ultime caste elencate fra le 16 principali hanno un loro significato e addirittura includono un verbo, pur lasciando il senso molto vago ... come per esempio No te entiendo (non ti capisco) che con una india avrebbe generato un torna atrás (torna indietro)! Da notare anche che il figlio di un morisco e di una spagnola veniva detto chino ma certamente non era un cinese (che si dice egualmente chino in spagnolo).
La necessità delle distinzioni derivava dal fatto che i diritti di ciascun gruppo erano diversi anche se alcune erano nello stesso livello della piramide. In cima c'erano chiaramente gli spagnoli peninsulari (provenienti dalla madre patria) subito seguiti dai criollos (creoli) che non erano di sangue misto e pur essendo figli di genitori europei la loro "inferiorità" derivava dall'essere nati oltreoceano. Le disuguaglianze e i conseguenti attriti fra “europei”, in particolare gli spagnoli peninsulari, e creoli erano tali da essere in buona parte causa della rivoluzione messicana di inizio ‘800. In particolare in Messico gli intrecci fra le varie caste sono sempre state molto comuni tant'è che la popolazione del XXI secolo è composta per l’80% di cittadini di sangue misto con il restante 20% diviso più o meno egualmente fra indios e caucasici.
Per finire cito un’ulteriore classificazione (abbastanza insensata e inutilizzabile) proposta nel secolo scorso dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica e basata esclusivamente sul colore della pelle, valutazione chiaramente soggettiva e suscettibile di infinite contestazioni per la grande varietà di colori non scientificamente definiti. In questa pagina (in inglese) potete leggere i nomi delle 134 tonalità proposte (in brasiliano e inglese) ... una vera follia!