giovedì 3 settembre 2015

Il rapporto fra umani e animali varia continuamente. Come andrà a finire?

Questo post non vuole essere né pro né contro gli uni o gli altri, parti di essi o specie particolari. Si basa, per quanto possibile, su dati oggettivi e osservazioni. L’intento è meramente quello di proporre interrogativi e non di trovare soluzioni (questo dovrebbe spettare ad altri). Indubbiamente i rapporti fra uomini e animali e fra le diverse specie animali, sia in termini numerici che “sociali”, sono stati in continua evoluzione ab initio e lo saranno sempre, non essendo plausibile una condizione di equilibrio statico.
In principio l'uomo ha dovuto affrontare animali e li ha cacciati non solo per difendersi, ma anche per nutrirsi e per ricavarne indumenti e utensili. Successivamente ha fatto il possibile per liberarsi di alcune specie pericolose o dannose e spesso ci è riuscito. Contemporaneamente ha cominciato a domesticare alcune specie per fini vari: nutrimento (con o senza uccisione dell'animale), compagnia, lavoro, difesa, materiali (cuoio, lana, pelli, ...). In anni recenti è cresciuta notevolmente la sensibilità nei confronti degli animali e il protezionismo alterando vari temporanei equilibri, sui quali hanno avuto il loro peso anche l'aumento di vegetariani e vegani. Come evidenziato in post precedenti, in alcuni casi l'eccessivo protezionismo ha causato il proliferare oltre le aspettative (anche se la previsione non era tanto difficile) di specie pericolose con conseguenti eventi fatali (per gli umani). 
Pur esponendomi a innumerevoli critiche, ho già avuto modo di esprimere le mie idee in merito e comunque prendo atto delle idee degli uni e degli altri (animalisti integralisti e cacciatori, per esempio). Quanti, nei gruppi opposti, hanno valutato in passato e valutano oggi le conseguenze delle loro teorie? Da un lato si registrano sempre più specie a rischio di estinzione e dall’altro casi di sovrappopolamento fuori controllo. Come trovare un punto di equilibrio e quale dovrebbe essere? Come sempre accade, ognuno propone e ribadisce i concetti etici, storici, antropologici e filosofici a sostegno delle proprie convinzioni, tutti a loro modo validi.
Oltre ai “fondamentalisti”, che sono in qualche modo più facili da capire anche se si dissente, ci sono tanti altri gruppi i cui comportamenti lasciano spesso perplessi in quanto agiscono in modo almeno apparentemente contraddittorio. Per esempio quelli che sono contro la caccia eppure vanno a pesca. La differenza consiste nel mirare alla preda o prendere ciò che abbocca? Ma la caccia è veramente pratica peggiore della pesca visto che alcune agonie di pesci durano molto più a lungo di quelle di un uccello? Quali e quante specie sopravvivranno?
Fra le contraddizioni che molti sembrano non notare, eppure sono sotto gli occhi di tutti, ci sono anche quelle degli amanti degli animali che agiscono in modo a dir poco singolare facendo l'esatto contrario di ciò che predicano, non essendo evidentemente sinceri. Mi riferiscono non solo a quelli che li maltrattano o abbandonano, ma anche alla maggior parte di coloro che "detengono" animali. Il verbo, assolutamente corretto, ha il doppio significato di possedere e tenere in cattività. Non metto in dubbio la loro buona fede e "l'amore" che nutrono per i loro beniamini, ma non capisco come possano non comprendere che un cane su uno stretto balcone cittadino, un canarino in una piccola  gabbia o un camaleonte in un angusto terrario, non vive una vita assolutamente felice. Oltre alle considerazioni dal punto di vista degli animali, si rendono conto delle alterazioni che producono? Molti di loro sono nati in cattività così come i loro genitori e ormai, anche liberandoli, non sarebbero in grado di sopravvivere autonomamente. Forse qualcuno di voi ricorderà il caso dell'ippopotamo liberato nottetempo da un circo e morto poco dopo a causa di un "frontale" con un'auto. Anche se avesse evitato l'impatto (che ha messo a rischio la vita degli assolutamente incolpevoli passeggeri dell'auto che certo non si aspettavano di trovare un ippopotamo sulla loro strada, per giunta "a fari spenti") non vedo come potesse cavarsela da solo, nelle campagne romagnole.
Questi ultimi paragrafi potrebbero sembrare di parte, ma l’attento lettore avrò notato che ho per lo più proposto interrogativi e espresso perplessità in merito ai suddetti comportamenti che, in un verso o nell’altro, influiscono sull’equilibrio instabile oggetto della discussione. Necessarie calendarizzazioni e limitazioni relative a caccia e pesca sono in atto da anni, ma un aspetto a mio parere assolutamente sottovalutato è quello dell’aumento incontrollato di animali da compagnia e immissioni a dir poco azzardate di specie non autoctone. Per i primi è evidente che, in quanto al numero, si parli soprattutto dei cani che sono diventati un business colossale sospinto da una potente lobby. Infatti, oltre alla ovvia conseguente proliferazione di negozi, cibi e accessori specifici siamo bombardati tutti i giorni da notizie, foto e spot nelle quali i cani c’entrano come il cavolo a merenda, ma evidentemente risultano essere un ottimo messaggio pubblicitario. Ieri a metà pagina di Repubblica online, colonna di destra, c’era questa sequenza di titoli non tutti specificamente canini, ma significativi:
  • Il cane in posa con il padrone la somiglianza è davvero curiosa
  • Il dottor Mike e l'husky Roxy - La coppia che piace a Instagram
  • Serenata all'elefantino che dà bacio a Damon Albarn
  • Dal mare alla montagna - In vacanza con gli animali 

Dato per assodato che si stanno immettendo sul mercato (bruttissima espressione, ma di questo si tratta) un numero abnorme di animali la cui popolazione di conseguenza sta aumentando con un tasso di crescita allarmante, qualcuno si è chiesto come si pensa di gestirli nel prossimo futuro? Tutti quelli che posseggono cani (in particolare quelli che li comprano invece di adottarli) sono sicuri di agire nell’interesse dei loro cuccioli? Visto che fra i tanti cani abbandonati (dagli “affezionatissimi” padroni) ce ne sono di tutte le razze, ci sarà un giorno una razza meticcia unica? Già l’anno scorso fu calcolato che in Italia il numero degli animali da compagnia (censiti) avevano pareggiato quello dei residenti e visto il quasi inesistente incremento demografico c’è da aspettarsi che fra qualche anno cani e gatti saranno il doppio degli abitanti. 
Ovviamente già qualcuno è uscito allo scoperto proponendo idee molto varie quali tasse (produrrebbero un notevole gettito), cominciare a farne cibo, permetterne la caccia e altre più assurde. Di serio e realizzabile non si è sentito ancora niente, l'unica consolazione è quella di sapere che qualcuno cominci almeno a percepire e valutare questo tipo di problemi.
   
Concludo ricordando, giusto per fare qualche esempio, che in Italia ci sono troppi cinghiali, troppi gabbiani, troppi cani randagi e tutte le suddette esplosioni demografiche sono state causate da uomini senza alcun criterio, a volte per interessi economici e senza la benché minima previsione di come limitare gli ovvi conseguenti rischi.